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martedì 21 novembre 2023

Vogliamo la bicicletta, vogliamo PEDALARE!

In tutte le città importanti dell'Unione Europea le piste ciclabili consentono spostamenti veloci e sicuri sull'intero territorio. Lasciando da parte i casi di Amsterdam e Copenaghen, dove le biciclette hanno ovunque la precedenza e i trasporti pubblici sono più che efficienti, si può dare uno sguardo a località più vicine.

A Linz in Austria, città 7-8 volte più grande di Gorizia, dalla periferia si può arrivare al lavoro ovunque in bici, il centro storico è conteso tra piste ciclabili e tram elettrificati, poche automobili, traffico sostenibile. Salzburg offre la medesima impressione, con ciclabili molto belle che perforano la montagna sotto il castello, permettendo di raggiungere il centro senza vedere una sola automobile. La vicina Ljubljana, come del resto buona parte della Slovenia, dimostra una spiccata attenzione nei confronti dei ciclisti, anche se alcune criticità vengono rilevate, è presente perfino un informale "sindaco dei ciclisti" che ha lo scopo di tenere alta l'attenzione delle amministrazioni intorno ai diritti dei ciclisti. In questo caso lasciano a desiderare i trasporti pubblici, con conseguente intasamento, nelle ore di punta, delle vie che dalla periferia conducono verso il cuore della città. L'inquinamento dell'aria non rende certo felici i ciclisti che arrancano a lato di strade invase da veri e propri fiumi di automobili. Trieste è un po' particolare, ci sono numerosi tracciati di ciclabili, la maggior parte di essi finisce nel nulla, lasciando sconcertato l'utente che non sa da che parte andare e quali siano i suoi diritti rispetto a quelli dei pedoni. La pista sulle Rive non sarebbe una cattiva idea, se non fosse che in alcuni tratti debba essere ancora finita, in altri il selciato di pietra grezza irregolare mette a dura prova camere d'arie e copertoni, quando arrivano le Grandi Navi (in certi periodi ogni giorno), il tratto migliore della ciclabile viene chiuso per lasciare spazio alle corriere che vengono a raccogliere i turisti. C'è un discreto servizio di bike sharing, non sempre tecnicamente impeccabile, ma con un ottimo personale di riferimento pronto ad affrontare e risolvere eventuali problemi. Verona eccelle, da parecchi anni, con un servizio ai ciclisti di buona qualità, ciclabili sulle carreggiate delle strade principali, può nascere qualche controversia con i pedoni soprattutto in centro. Ottimo è il servizio di bike sharing, funzionale e con postazioni diffuse e ben servite in tutte le zone importanti della città. Normali i mezzi pubblici, senza lode né infamia.

E la Capitale europea della Cultura 2025?

Detto dei nuovi percorsi, culminanti nel ponte ciclabile di Solkan e nella bella kolesarka fino a Plave, le dolenti note vengono dai centri città. Non esiste un sistema di trasporto pubblico coordinato tra le due/una città, se si eccettua il servizio del pionieristico autobus transfrontaliero avviato ancora all'inizio degli anni 2000. A Nova Gorica le ciclabili ci sono, ma non sempre sono funzionali, con frequenti sparizioni in occasione dei principali incroci. Notevole la Nova Gorica-Šempeter, costruita ancora negli anni '50 sul tracciato del mai realizzato secondo binario della ferrovia Transalpina, è ancora oggi un bellissimo percorso di collegamento, indispensabile un tempo per i lavoratori che da casa dovevano raggiungere le fabbriche o gli uffici, non potendo più attraversare il confine. Il centro di Gorizia è buon ultimo in questa pseudo classifica. La dorsale principale, quella che alcuni vorrebbero giustamente chiamare la "ciclovia della cultura", dalla stazione centrale a quella, in Slovenia, di Trg Evrope, è totalmente sprovvista. Il tentativo di portare la pista sulla carreggiata è stato cassato dagli stessi proponenti, con il risultato che oggi percorrere Corso Italia è diventata esperienza abbastanza pericolosa. Altrove si è risolto con pittogrammi, a volte sensati, nella maggior parte risibili, se si vuole rimanere nell'ambito dell'eufemismo. Perfino una parte del centro storico, il Corso Verdi pedonalizzato, è precluso dai segnali di divieto alle bici. Tutto converge a scoraggiare i più convinti, figurarsi coloro che cercano delle buone motivazioni e che si rendono conto di una situazione difficile e delicata, soprattutto per i  bambini.

Eppure Gorizia e Nova Gorica potrebbero essere il territorio ideale per sviluppare un piano del traffico che penalizzi le automobili e favorisca gli spostamenti "a misura d'uomo". Chi va in bicicletta (o a piedi) aumenta la qualità della propria vita, vive la città con maggior attenzione, costruisce più facilmente relazioni sociali, fa salutare movimento e se non ci fosse il traffico motorizzato, respirerebbe aria pura. Il ciclista fa del bene anche agli altri, non consuma combustibili fossili, contribuisce a diminuire l'inquinamento atmosferico. E' un cittadino consapevole e responsabile, anche nelle sue scelte di vita, generali e quotidiane.

Perché non avere il coraggio di un'autentica innovazione, valorizzando le ciclabili ovunque e potenziando il servizio di trasporto pubblico? Perché non disincentivare comportamenti assurdi? Basta andare davanti a una scuola, in particolare in un giorno di pioggia, per vedere con tristezza l'intasamento delle auto di genitori innervositi che scaricano i figli esattamente davanti al cancello. Oppure notare che per andare al posto di lavoro, distante meno di un chilometro, molti tirano fuori l'auto dal garage e passano mezz'ora nel cercare parcheggio più vicino possibile alla porta d'ingresso. Perfino i pensionati usano tanto l'auto, per andare a comprare il giornale sostando esattamente davanti all'edicola o per raggiungere il bar e giocare una partita di carte. Si dice questo non per giudicare, ma per constatare. La battaglia per una città pulita e a misura di bambino si deve combattere tutti insieme, le istituzioni per ciò che è di loro competenza, ogni residente per ciò che concerne gli stili di vita quotidiani.

E se qualcuno ha tempo e volontà, la "ciclovia della cultura" propone per la prossima domenica una bella pedalata, tutta in pianura, lungo la ciclabile sul confine, visitando Miren, Vrtojba e Šempeter. "Andemo di là", propongono gli organizzatori riproponendo un titolo già sperimentato con successo con "Il libro delle 18.03". Ma sì, dài, andiamoci di là, ma in piedi o in bicicletta! Partenza al valico del Rafut, domenica 26 novembre, ore 10.

lunedì 10 luglio 2023

Una domenica sera, a Šebrelje...

 

Tramonto a Šebrelje
Quando finisce il giorno, mentre il Sole scompare dietro ai monti, le voci degli amici si affievoliscono nel piacere dello stare insieme, il cielo si riempie di infinite sfumature. Le nuvole disegnano paesaggi immaginari e contemplano dall'alto il quotidiano affaccendarsi dei viventi.

La temperatura scende lentamente e gli animali rintanati fanno capolino dai loro nascondigli. I cervi e i caprioli brucano felici, i gatti si producono in slanci avventurosi cacciando a loro modo i calabroni. Il ronzio dei piccoli insetti si accompagna al frinire delle cicale e al concerto degli uccelli che marcano con determinazione il loro territorio.

L'armonia dei suoni e dei colori non cancella la lotta per la sopravvivenza, mentre la Bellezza del tramonto suscita i più dolci e romantici pensieri, ogni frammento di vita cerca di mantenersi succhiando agli altri l'energia, in una lotta permanente nella quale nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma. E' la maestà dell'Essere che si manifesta nella sua pienezza, affascinante e tremenda, nei suoi minimi particolari e nella dimensione universale.  

Le campane suonano l'Ave Maria della notte, ma potrebbero essere i muezzin che annunciano l'ultima preghiera o anche i cori che nella piazza grande di una Capitale intonano l'inno alla gioia di Schiller al termine dell'indimenticabile Nona sinfonia di Beethoven. Si ascolta, si attende il sopraggiungere furtivo del silenzio. Tutto sembra per un istante immobile, sospeso in una speranza ineffabile. Prima di rendersi conto di come tutto continui a muoversi in una rotazione universale, la terra intorno al Sole, alla folle velocità di oltre 107.000 chilometri orari (30 chilometri al secondo).

giovedì 18 maggio 2023

Venerdì a Gorizia, si parla di Isonzo Soča

Venerdì 19 maggio, alle ore 17.15 presso la sede di Gorizia dell'Università di Udine (via Santa Chiara 1), si terrà un interessante incontro sul "flumen nostrum", Isonzo Soča. Promosso da Legambiente, sarà introdotto da Luca Cadez e proporrà poi alcuni approfondimenti sui contratti di fiume (Francesco Visentin), sulla narrazione degli spazi transfrontalieri (Anja Medved) e sulla problematica bellezza del fiume (Andrea Bellavite). Condurrà l'incontro la brava giornalista, osservatrice attenta dell'ecosistema del territorio centro europeo.

Sarà un'ottima occasione per "fare il punto" sulla situazione del corso d'acqua unico, che attraversa culture, lingue, storie antiche e contemporanee. Che ruolo può rivestire una riflessione sull'Isonzo Soča, in vista dell'appuntamento del 2025?

Un'occasione da non perdere!

domenica 14 maggio 2023

Perché il Sabotino si chiama così?

Il Sabotino - Sabotin in sloveno -  è un monte sorprendente. La sua posizione di barriera fra il mare e le catene alpine favorisce lo sviluppo di una flora e di una fauna del tutto originali. L'altezza relativa (m.609) non impedisce lo sguardo su tutte le Giulie e, dalla parte della pianura, fino al mare. I numerosi, bellissimi sentieri e le strade carrozzabili consentono a ogni escursionista di raggiungere la cima o almeno i rifugi sottostanti. Da qualche anno è diventato un punto di riferimento quasi quotidiano per sloveni, italiani e friulani che qui si incontrano, si conoscono, intessono preziosi rapporti. Le memorie storiche non si contano, dagli antichi e suggestivi ruderi dell'eremo di San Valentino alle trincee e baraccamenti della prima guerra mondiale, fino ai segni ormai consolidati di tempi ormai trascorsi, la scritta Tito formata con candide pietre carsiche in territorio sloveno e la bandiera italiana illuminata di notte, accanto a quella che fu la più alta caserma del Goriziano, nei tempi in cui il confine faceva ancora paura.

Sì, bene tutto questo, se ne è già parlato mille volte.

Ma perché il "Sabotino" si chiama così?

Con i tempi che corrono, quando nessuno sa offrire una risposta plausibile, ci si rivolge al computer e a quella che per il momento pomposamente viene chiamata "intelligenza artificiale". Non si può dire che le prove finora affrontate abbiano offerto grandi emozioni, dalla collocazione della montagna nelle Alpi Venete alla conquista italiana di Gorizia "durante la seconda guerra mondiale". Lo si nota solo per ricordare di prendere con le molle qualsiasi risultato, per quanto apparentemente convincente possa essere.

Ebbene, secondo la professoressa virtuale i.a. (intelligenza artificiale) Sabotino deriverebbe da "sabot", parola francese che definisce un particolare "zoccolo", particolarmente simile - sempre secondo i.a., al profilo della montagna. Pur suscitando qualche perplessità la presunta somiglianza del Sabotino con uno zoccolo, è un'ipotesi suggestiva e può essere supportata dal fatto che i francesi effettivamente occuparono il territorio goriziano all'inizio dell'800, una presenza tuttora ricordata da alcuni toponimi e da molti cognomi. Dalle cartine geografiche finora reperite risulta inoltre che prima del XIX secolo l'altura era chiamata "Monte di San Valentino", come tuttora noto nella tradizione friulana, in ricordo della chiesa e del luogo sacro tuttora riconoscibile sulla spalla est.

Un'altra possibilità, sempre secondo i.a., è "Monte del Sabato". Non ci sono ulteriori spiegazioni, tuttavia forse il suggerimento potrebbe essere colto per avviare una ricerca sulle frequenti intitolazioni a Santa Sabida che caratterizzano molte chiese e luoghi del Friuli e della Slovenia e che - sembra - siano collegate alla radice alessandrina della chiesa aquileiese. E' un'ipotesi molto avvincente, chiamando in causa le diatribe tra giudeo cristiani e cristiani provenienti dal cosiddetto paganesimo, ma in realtà - a parte l'etimologia - nessun elemento storico o archeologico sembra legare il monte a tali tradizioni.

Ordunque?

Ordunque così si vuole semplicemente aprire il dibattito. Forse qualcuno è in grado di confermare le proposte di i.a. oppure di smontarle definitivamente proponendo magari qualche altra soluzione?

venerdì 12 maggio 2023

Una Giornata in bicicletta, da Palmanova a Grado

San Marco e la duna preistorica
Se avete una giornata libera, raggiungete Palmanova con il treno, muniti di una semplice bicicletta. Chi ha più tempo o non abita tanto lontano, può arrivarci anche in sella, anche se il sistema ciclabile, verso Gorizia, deve essere un po' migliorato. Potrete entrare in un'ininterrotta serie di meraviglie.

Non si può perdere l'avventuroso giro delle mura della città fortezza, prima di lanciarsi lungo la splendida ciclabile AlpeAdria che offre soltanto l'imbarazzo delle scelte.

Chi ama l'arte passa per Strassoldo dove, tra atmosfere medievali, può visitare la piccola chiesa di santa Maria in Vineis, con spettacolari affreschi del XIV e XV secolo, forse con influenze di Vitale da Bologna. Poi non ci si può perdere l'antica chiesa "madre" di san Michele a Cervignano e, successivamente, la stupenda San Martino a Terzo, situata al terzo miglio da Aquileia. Anche in questo caso, gli affreschi sono di diverse epoche, soprattutto tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo,

Chi ama la natura e le curiosità può passare invece per Aiello, il paese delle meridiane, godersi le risorgive che alimentano gli antichi mulini e raggiungere Aquileia tramite Perteole e Ruda, senza "mancare" la "cimiteriale" di Sant'Andrea, con ben tre strati di affreschi datati nella prima metà del secondo millennio e la templare della frazione di San Niccolò, ricca di testimonianze antiche.

Di Aquileia non si può parlare, se non citando, una dopo l'altra, le infinite perle alle quali dedicare una bella passeggiata circolare: Monastero con l'incredibile museo paleocristiano, la casa (forse) di Augusto, il foro romano e il suggestivo decumano di Aratria Galla, le antiche Grandi Terme, l'imperdibile Sepolcreto, lo stupendo piccolo ma ricchissimo Museo Archeologico, i magazzini, per finire in bellezza con il sistema basilicale più antico del mondo, i mirabili mosaici dell'inizio del IV secolo e gli affreschi del XII. Resta il tempo per una breve ricognizione del battistero esterno, della domus del vescovo Teodoro e infine, di quella del romano Tito Macro. Si può pensare anche all'assurdità di ogni conflitto, visitando il minuscolo cimitero di guerra, un inno all'assurdità della morte in battaglia di milioni di soldati massacrati in Europa dall'inutile strage.

Lasciata Aquileia, dopo un lauto pranzo "friulano", c'è ancora molto da scoprire. Uno dei luoghi più incredibili è la pineta di San Marco, con le dune che si sono costituite ventimila anni fa e con la chiesetta barocca, nel cuore del cimitero, che ricorda il leggendario sbarco dell'evangelista che avrebbe avviato la gloriosa storia della chiesa aquileiese. Arrivarci in bici, su strada sterrata, è particolarmente emozionante.  

Non resta che riprendere la ciclabile e attraversare la Laguna, cinque chilometri di pura bellezza, contemplando da una parte le solitarie isole che emergono dall'acqua molto bassa e dall'altra il santuario di Barbana, uno dei più antichi del mondo, almeno per ciò che concerne la sua dedicazione a una presunta apparizione, nel lontano sesto secolo, a un tizio che si chiamava Barbano.

Grado è la meta di Giornata, con le sue spiagge, le sue calli e soprattutto con le basiliche paleocristiane, sant'Eufemia e santa Maria delle Grazie. Mosaici, affreschi, plutei, colonne e capitelli, pulpiti arabeschi, tutto a testimoniare una storia avvincente di incontri e di scontri tra popoli, di calma e di inquietudine nella relazione con il mare incombente.

Si gira il mondo, si percorrono strade e autostrade, si va con l'aereo in ogni angolo del mondo. ma la bellezza che riempie tutto di sé si trova a pochi passi - o meglio a poche pedalate - dalla propria casa. Se abitate in Friuli Venezia Giulia e non ci credete, provate e poi mi direte se non è vero! 

martedì 4 aprile 2023

Incroci pericolosi. E se si imponesse lo stop alle auto?

 

Aquileia, pista ciclabile Alpe Adria. 

Si suppone che le strisce ciclabili garantiscano la precedenza al ciclista, per analogia con le strisce pedonali che salvaguardano il diritto di attraversare la strada al pedone.

Certo, in questo caso la segnaletica verticale è chiara, c'è uno stop e il segnale di fine ciclabile, la precedenza "dovrebbe essere" dell'automobilista. Ma, se è così, perché lasciare ben tracciate le strisce ciclabili?

La domanda, rivolta agli esperti in materia, ma anche agli amministratori giustamente preoccupati, sembra di lana caprina (chissà poi perché si dice così, quando la lana caprina è pregiata e tutt'altro che inutile?), ma se ci si trova a passare o sulla direttrice Villa Vicentina Aquileia o (ancora di più) su quella San Lorenzo di Fiumicello Aquileia, incrociando la frequentatissima Alpe Adria, non c'è giorno in cui non si assista a un balletto. L'auto si ferma vedendo arrivare il ciclista, quella dietro frena di colpo mandando colpi al predecessore, il ciclista si guarda smarrito di qua e di là senza capire cosa sia meglio fare, l'automobilista lo invita - pensando di essere gentile - a passare per primo, mentre sulla corsia opposta giunge sfrecciando un'altra auto.

Insomma, nella speranza che nel frattempo che gli angeli veglino dall'alto campanile medievale e non succeda niente di grave, non sarebbe prudente risolvere la questione, per esempio con un semaforo a chiamata come in altri passaggi delicati della FVG1, oppure prevedendo lo stop per le auto, che sarebbe molto più logico e meno pericoloso, oppure (peggiore soluzione) cancellando i quadrati bianchi delle strisce ciclabili evitando così qualsiasi ulteriore equivoco?

domenica 2 aprile 2023

A te, caro, piccolo fiume...

 

E' un fiume sfortunato.

Controllato fin dalla sorgente, frenato da una diga sotto il colle, incanalato tra argini nella pianura paludosa per impedirgli di disturbare la costruzione della nuova città, collettore di scarichi industriali e agricoli d'ogni sorta, sepolto - si dice tombato - sotto chilometri di piazze e strade cittadine, risorto tra le piante superstiti di interminabili lavori nella piccola valle da lui stesso scavata, di nuovo irreggimentato tra squallidi argini di cemento prima della quasi invisibile foce, nel fiume maggiore. 

E' un fiume sfortunato, breve ma molto tormentato.

Eppure anche lui, scorrendo verso il tramonto, riesce a portare un proprio contributo alla grande Bellezza, consente alle anatre selvatiche di riposarsi nelle loro migrazioni e suscita un sospiro di romantica emozione.

Grazie caro ruscello, hvala dragi potok!

domenica 26 marzo 2023

Dal Gorgazzo alla Santissima, la 25ma via crucis di pace

 

Si è svolta oggi (domenica 26 marzo) la 25ma edizione della Via Crucis, proposta dai Beati i costruttori di pace e da molte altre realtà associative della Regione Friuli-Venezia Giulia.

L'inizio è stato impressionante. Tutti i partecipanti avevano sentito parlare del Gorgazzo, la più affascinante delle sorgenti del fiume Livenza. Ci si aspettava di contemplare uno specchio d'acqua profondo e misterioso, ascoltando il fragore delle acque che scaturiscono dalla roccia, una prorompente nascita dal grembo ospitale della montagna. Lo spettacolo non è stato deludente, ma preoccupante, un minuscolo specchio di acqua stagnante, coperta dalle foglie degli alberi circostanti. La risorgiva sembra essersi quasi inaridita e quello che era un arcano invito ai più coraggiosi ed esperti speleologi si è trasformato in una pozza evanescente. Come non pensare ai cambiamenti climatici, a un'estate nella quale si sono potuti attraversare all'asciutto fiumi un tempo impetuosi, a un inverno con la poca neve caduta sui monti soltanto dal mese di gennaio in poi? L'acqua, che è condizione perché la vita sia, sembra inabissarsi verso il centro della terra, lasciando all'asciutto domande inevase sugli attuali criteri e sistemi esistenziali.

Si è poi camminato, per raggiungere la piazza del sorprendente bel paese di Polcenigo. Si è riflettuto su come l'acqua, in particolare del mare, sia anche una memoria di morte, in particolare delle decine di migliaia di migranti che sulle rotte del Mediterraneo e dei Balcani, cercano di raggiungere l'eldorado dell'Unione europea per poter sopravvivere alle guerre e alla fame. La causa di tali tragedie non è ovviamente nella grandezza affascinante del mare, ma nelle politiche planetarie che dividono i pochi straricchi dalle moltitudini immense dei poveri e che impediscono di pensare all'altro come una sorella o un fratello da accogliere e non come una minaccia dalla quale difendersi.

Si sono poi attraversati i campi dei dintorni, ammirando i paesaggi e le architetture rurali, per arrivare al santuario della Santissima (santissima chi e che cosa non si è capito bene...), ritrovando finalmente le acque correnti del Livenza, la cui seconda risorgiva si trova qualche centinaio di metri più avanti. In questo caso, la fuoriuscita di un intero fiume dalla roccia è veramente magnifica e finalmente si sente il caratteristico fragore di ogni sorgente. Il luogo è letteralmente punteggiato da chiese e cappelle, certamente cristianizzazioni più o meno sostenibili dell'ancestrale sacralità che permea luoghi così carichi di energia, non del tutto soffocata dal traffico della statale incipiente.

Il rito della via crucis si svolge dell'interno della chiesa, si alternano le preghiere e le testimonanze, le parole incrociano una musica potente e coinvolgente. Si parla di pace, nei termini forti e indimenticabili di don Lorenzo Milani, della testimonianza della donna nella società contemporanea, delle straordinarie esperienze di nonviolenza e obiezione di coscienza degli ucraini e dei russi coinvolti nell'attuale conflitto. Si ascolta con il fiato sospeso la storia della fuga dall'Afghanistan di un giovane amico. Ci si invita reciprocamente alla gratitudine, all'impegno, all'amore al fratello, anche al "nemico". Riecheggiano potenti le beatitudini evangeliche, quelle di Luca, beati i poveri, gli affamati, i piangenti, i perseguitati, ma anche guai!, sì, guai ai ricchi, ai sazi obesi, a coloro che troppo ridono e a coloro dei quali tutti parlano bene. 

Che tacciano ovunque le armi e al posto dei fucili si imbraccino le falci e i martelli, che ogni essere umano accolga ed abbracci ogni suo simile, che la madre terra sia rispettata in ogni sua dimensione, che ritornino le acque a irrorare e fecondare la terra.

A via crucis conclusa, salutata con gratitudine dal placido scorrere del Livenza già adulto, è scesa copiosa la pioggia.

domenica 22 gennaio 2023

La Luna è vicina

 

Questa notte la Luna sarà distante dalla Terra 356.568 km. La distanza media è di 382.500 km.

Embè?

Non è mai stata così vicina da 997 anni (dal 1030, quando stava per essere consacrata la nuova Basilica Patriarcale di Aquileia, 24 anni prima dello scisma tra Oriente e Occidente, ecc.) e non lo sarà fino al 2368, quando si spingerà fino a soli 356.359 km da noi.

A me 'sta cosa fa pensare, non so a voi?

sabato 14 gennaio 2023

Un laghetto in inverno...

 

E' bello fermarsi un attimo, sedersi su un tronco abbandonato e contemplare i giochi d'acqua. Il canneto vorrebbe soffocare il laghetto, togliere spazio vitale alle anatre che si rincorrono, almeno apparentemente allegre. Ma non ci riesce, lo specchio è profondo e resiste.

Quanta vita, visibile e nascosta, celebra il proprio rituale. Uccelli, insetti, qualche capriolo smarrito, tutti trovano un istante per riposare, per lanciarsi in arditi giochi d'amore sulla superficie o semplicemente per bere. Non ci sono pericoli, non c'è da attendersi il coccodrillo che risale improvviso e inghiotte in un solo boccone un cigno imprudente. 

Voci di bambini distraggono i pensieri e lasciando da parte per un po' il mistero dell'esistenza che come un lampo si consuma lungo il fiume e sull'acqua, si concentrano sulla frenesia di un tempo che scorre rapidissimo, senza concedere nulla all'approfondimento e alla riflessione. La tecnica procede a passi spediti, l'informazione celebra ogni secondo miliardi di miliardi di notizie messaggi persuasioni, la comunicazione paradossalmente tra gli esseri umani langue, oppressa dall'interpretazione di sé stessa.

Rinchiusi nella solitudine di un computer o di un telefonino, sbattiamo contro al vicino come un tempo i distratti incocciavano contro il palo oppure ricostruiamo le antiche paratie dei treni, autoisolandoci con lo sguardo fisso su uno schermo, cercando di carpire, nell'oceano pressoché infinito dell'informazione globale, un frammento disperso di verità.

Eppure la coscienza sembra rispondere a impulsi ancestrali ed arcani, la gioia apre ancora le labbra a un semplice sorriso e il dolore - oh sì, il dolore soprattutto - è lo stesso di Edipo e Antigone, di Siddartha e Confucio, della vittima e del carnefice, del fedele e del non credente, del soldato e dell'innocente. E' il dolore di una madre in Mozambico, che alza le braccia al cielo alla ricerca di risposte, guardando il suo decimo figlio annichilito dalla fame. E' il dolore del padre che vede la propria bimba travolta dalle acque del fiume Mirno (già, proprio pacifico), a pochi passi dall'arrivo nella terra di un'effimera speranza. E' il dolore che attraversa il volto emaciato di chi ha il destino segnato da una malattia e sa che il big ben sta per dire stop. 

Cosa c'entra tutto questo con il laghetto, le anatrelle, il canneto ondeggiante al vento di gennaio? Non lo so, forse niente, forse tutto. Forse soltanto perché questi momenti di bellezza invitano a riprendere il ritmo della Natura, anche di quella umana. E a riscoprire la semplice felicità di un incontro, di una stretta di mano, di una parola buona. O anche, semplicemente, di guardare l'acqua e dire "che bello!". Prima di alzare lo sguardo e capire dove ci si trova.

martedì 3 gennaio 2023

Koren/Corno, un fiume sfortunato

 

Il Koren/Corno nella Valletta
Quanti fiumi possono essere sfortunati quanto il Koren/Corno?

Fino a un secolo fa, scorreva limpido e gioioso. Le due sorgenti - una sul Monte San Gabriele, l'altra nel bel bosco del Panovec - alimentavano freschi ruscelli, nei quali era possibile perfino pescare i gamberoni. Dopo la loro confluenza, il corso d'acqua diventava più grande e, quando la pioggia lo rendeva minaccioso, era libero di spaziare negli ampie praterie che costeggiavano l'antico cimitero di Gorizia. Poi si restringeva docilmente e attraversava le zone più belle della città, offrendo scorci romantici e soprattutto consentendo alle donne di lavare i panni sulle sue rive. Formava una bella valle e saltellando tra i sassi levigati si gettava fiducioso tra le braccia dell'Isonzo/Soča, dai colori di smeraldo.

Poi gli è capitato di tutto. Le esigenze urbanistiche della "vecchia" Gorizia hanno portato al suo "tombamento". Il termine è un po' sinistro, ma rende l'idea. Una lunga galleria di cemento, dall'attuale confine di via san Gabriele fino alla "Valletta", sostituisce i riflessi argentei. L'asfalto prende possesso di ogni metro e dei fasti antichi non resta più nulla, se non una statua di San Giovanni Nepomuceno in via Brass, dove c'era un ponte ormai dimenticato da tutti. Nel frattempo la vegetazione rigogliosa ha reso impraticabile qualsiasi comodo accesso, fatto sta che quasi nessuno abitante ha più potuto avvicinarsi, respinto da liane e piante infestanti. 

Del resto, anche la storia ci ha messo del suo. La ridefinizione dei confini. dopo la seconda guerra mondiale, ha portato alla fondazione di Nova Gorica, una straordinaria opera di popolo, dove lavoratrici e lavoratori provenienti da tutte le repubbliche della Jugoslavija, hanno orgogliosamente realizzato la profezia di Celentano, "là dove c'era l'erba, ora c'è una città". Ed è una città bellissima, esempio ante litteram di convivenza tra diverse lingue e culture, oltre che custode di inattese ricchezze culturali e artistiche che - si auspica - diverranno sempre più patrimonio comune, avvicinandoci alla fatidica scadenza del 2025. Il povero Koren/Corno ha versato il suo tributo alla nuova città. Una piccola diga ha ridotto le sue piene a più miti consigli e profondi argini erbosi lo hanno reso innocuo e inoffensivo, rendendo possibile la vita della nuova comunità nascente. Certo, non è la triste copertura di cemento che lo attende appena valicato il confine, ma la libertà di scorrere nelle paludi sotto Kostanjevica è ormai solo un ricordo.

Da alcuni anni, impegnativi lavori sembrano voler restituire ai cittadini almeno una parte dell'antico corso del fiume, quello che attraversa la Valletta a lui dedicata. Se lo merita davvero e ci sia augura che l'impresa sia conclusa entro tempi decenti. Un breve tratto potrà tornare a vivificare un parco ordinato, che inviterà gli abitanti a cercare in esso momenti di pace e di contemplazione. Quando? Speriamo presto, sarà bello rivedere alla luce del Sole un fiume che nel passato è stato tanto importante per Gorizia e per il suo territorio.

giovedì 15 dicembre 2022

Una nota del Comitato Sì Ciclabile in Corso Italia

Una razionale pista ciclabile nel centro di Mestre: meno auto più bici.
Ecco qua oggi, il comunicato stampa integrale pubblicato sull'interessante pagina facebook del Comitato "Sì Ciclabile in Corso Italia" (https://www.facebook.com/groups/siciclabileincorsoitalia/), relativo alla prossima costruzione del parcheggio per automobili di Via Manzoni a Gorizia. Sono elencate alcune valide ragioni, perché riparta subito il progetto esecutivo di "ciclabile" in Corso Italia, svanito nel nulla a causa delle "sperimentazioni" dello scorso anno e da realizzarsi urgentemente, come imposto dal piano del traffico cittadino. Buona lettura. (ab)

Il parcheggio di via Manzoni costerà € 3.976.000, da come riportato dal quotidiano locale, per avere 200 posti auto. Uno stallo costerà ai cittadini € 19.880! Anche a quelli che non usano l’auto, ma si muovo a piedi, in bici, coi mezzi pubblici. Che poi, non saranno 200 posti tutti nuovi, ma solo indicativamente 100 (100 attuali+100 nuovi). Quindi il costo per ogni stallo nuovo non è € 19.880, ma il doppio! Sicuramente più del valore di ogni singola automobile che attualmente occupa lo stesso spazio. Quante lamentele sui costi si sono levate per fare e disfare la ciclabile in strada su corso Italia? Buttare soldi per riempire ancora di più il centro città di auto invece va bene? E, comunque, sostenere che ci sia la necessità di parcheggi, quando in centro città molti stalli esistenti sono inutilizzati perché occupati dalle attività commerciali, dimostra ambiguità. Creare nuovi parcheggi aggiuntivi purtroppo invoglia a utilizzare l’auto soprattutto quando la tariffazione delle zone blu è più bassa in centro, diversamente dal resto del mondo, dove avviene proprio il contrario. Un nuovo parcheggio in via Manzoni, anche di dimensioni maggiori di quello previsto, avrebbe senso solo se a saldo zero. Se cioè i nuovi posti auto fossero compensati dalla rimozione di altrettanti stalli a raso, a cominciare da Corso Italia, per ricavarne spazi di fruizione per i cittadini e gli esercenti: percorsi ciclabili e pedonali separati e sicuri, spazi di socializzazione e intrattenimento nei dehors sui controviali. E favorendo, con una tariffazione adeguatamente differenziata, l’utilizzo del nuovo parcheggio a scapito delle superfici pubbliche sulle strade. Da considerare anche il sottoutilizzo di parcheggi esistenti, uno per tutti quello della Casa rossa, sottoutilizzati proprio a causa dei troppi parcheggi in centro. Manca una visione precisa su come affrontare il cambiamento climatico nella quotidianità, che passa anche attraverso l’uso troppo disinvolto dell’automobile. Del resto, essa, non è oggettivamente del tutto sostituibile, fino a quando non verranno realizzati parcheggi scambiatori con i bus e, soprattutto, non venga rivisitato e rafforzato il servizio (anche internazionale) dei mezzi pubblici (linee che, nell’impianto generale della rete, risale agli anni ’90). Tutto ciò sarebbe poco efficace, senza favorire con convinzione l’uso della bici, con una moderna rete di ciclabili, dotate anche di moderni parcheggi coperti per bici (ad esempio nei pressi della stazione ferroviaria). A questo proposito, visto che siamo in zona EKP-CEC 2025, si è considerato che ci saranno cicloturisti che arriveranno a Gorizia utilizzando anche il servizio treno+bici?

giovedì 8 dicembre 2022

In bici da Aquileia a Tallin, sulla via dell'ambra

 

Molto interessante è stato mercoledì sera il racconto di Roberto Tomat ad Aquileia. Chi è Roberto Tomat? E’ un simpatico signore di 71 anni che nella vita ha fatto molte cose, tra esse il custode nel Museo Archeologico Nazionale, nonché anche il sindaco di Aquileia. Dopo il raggiungimento della pensione, ha iniziato a dedicarsi allo sport da sempre amato ma raramente praticato. E così ha iniziato a correre, a piedi e in bicicletta. Si è talmente impegnato da diventare un campione nazionale della sua categoria d’età, si è dedicato alla maratona e alle corse con lunghe distanze, con risultati straordinari. In bicicletta, ormai da nove anni, percorre distanze e dislivelli incredibili, con un lungo viaggio ogni anno, con sempre lo stesso punto di partenza, la sua abitazione ad Aquileia. Ha iniziato ad andare fino alla Puglia per partecipare alla festa della taranta, poi si è fatto in bici il cammino di Santiago, il giro della Grecia, la Sicilia e ha raggiunto tante altre mete, portando con sé il messaggio di pace, di unità nella diversità delle lingue e delle culture, si amicizia tra i popoli che deriva dalla lunga storia della città friulana.

Quest’anno Roberto ha voluto percorrere la Via dell’Ambra, alla ricerca dei luoghi di origine di questo prezioso materiale fossile che ha consentito la realizzazione di tanti meravigliosi gioielli custoditi nel museo aquileiese. Inforcata la sua bicicletta, preparato un carico del peso che si addice a chi vuole percorrere tanta strada fidandosi della forza delle proprie gambe, è partito verso la sua meta, Tallin, la capitale dell’Estonia, sul lontano mare Baltico. I primi giorni sono stati faticosi, prevedendo il superamento di alcune catene di montagne, quelli successivi meno impegnativi dal punto di vista delle salite, ma sempre molto per ciò che concerne le distanze. Il “cammino” è stato costellato di incontri, favoriti dal carattere molto estroverso del bravo corridore, capace di farsi capire e di dialogare con il linguaggio delle mani e con le espressioni degli occhi con chiunque. Del resto, come non essere ben disposti nei confronti di chi viaggia munito soltanto di una bicicletta e di uno zainetto, tanto più se con una barba bianca che inevitabilmente fa pensare a Babbo Natale. Le porte sono sempre aperte e lo scambio di pensieri, di racconti e di complimenti è quasi inevitabile.

Il Tomat si è sciroppato ben nove Stati, attraversando contesti linguistici, culturali, religiosi, storici alquanto diversificati. Partito dall’Italia, ha oltrepassato di seguito i confini con la Slovenia, con l’Austria, con la Slovacchia, con la Repubblica Ceca, con la Polonia, con la Lituania, con la Lettonia, infine con l’Estonia, oltre duemila chilometri di sforzo fisico, relazioni interpersonali, piccole e grandi avventure, memorie storiche, monumenti bellissimi e architetture diversificate. Nove frontiere, senza mai mostrare una carta d’identità, sarebbe molto bello se questo privilegio non fosse riservato solo ai cittadini dell’Unione europea e se chi arriva da altre parti del mondo, fuggendo fame, guerre e persecuzioni, non fosse rifiutato e rinviato senza complimenti nel Paese d’origine.

Nella serata aquileiese c’è stato lo spazio anche per la generosità. Roberto non corre soltanto per sé stesso, ma anche per promuovere la conoscenza e il sostegno di iniziative umanitarie, in particolare quelle dell’associazione “Gli amici di Federico” che aiuta famiglie in difficoltà. Oltre a ciò, diffonde un importante certezza. Ognuno, se lo vuole, può raggiungere gli obiettivi che si prefigge, in armonia con il proprio stato fisico. Non ci si deve fermare davanti alle inevitabili difficoltà e occorre uno sguardo sempre simpatetico nei confronti di un’umanità che, nella sua essenza, è accogliente e aperta all’incontro con l’altro. Ciò non significa dimenticare, al contrario vuol dire intensificare l’attenzione nei confronti di tutti, soprattutto di chi soffre nella povertà o in qualche guerra, come quella assurda che si combatte in Ucraina, “sfiorata” da Tomat nella sua lunga corsa. Un grazie a Roberto per aver reso tutti compartecipi della sua intensa esperienza.

martedì 18 ottobre 2022

Il dado è tratto, il Giro d'Italia salirà sul Lussari

E così, come previsto, la tappa a cronometro sul Monte Lussari si farà. Anche solo a vederla sulla mappa del Giro d'Italia è una forzatura, un brevissimo frammento totalmente isolato, ci si arriva con un lungo trasferimento stradale e si va via addirittura con l'aereo, per la passerella finale ai Fori Imperiali di Roma.

La febbre del consumo ha così contagiato anche questo luogo meraviglioso, questa reliquia di un ambiente che fino a pochi anni fa era ancora incontaminato.

Ci si può immaginare quella giornata di maggio. Automobili, elicotteri, motociclette, pedoni assiepati. E sotto il santuario, la piazza dell'arrivo, le interviste, gli autografi, il processo alla tappa. E ci si può immaginare che cosa resterà. Una strada di cemento che, nonostante i divieti, invoglierà tanti a domandare permessi, un'area un tempo occupata da un laghetto trasformata in parcheggio, rumori di motori di veicoli che arrancano in salita, emissioni da tubo di scappamento al posto delle fragranze boschive. E' l'addio alla tranquillità di un luogo tanto caro a tutte le genti che abitano ai piedi del monte, sloveni, austriaci, italiani e friulani.

E' un addio che vale anche per i veri amanti della bicicletta. Molti, inforcando la mountain bike, hanno già raggiunto il Lussari, la strada sterrata è da anni un buon banco di prova per chi ha gambe e polmoni. si sono fatte anche gare, di velocità in salita, anche con molto concorso di pubblico. Poteva bastare, anche per rilanciare l'uso della bicicletta come mezzo che unisce cultura, economia, umanità e salute. Nessuno aveva mai neppure immaginato un simile consumo di suolo, la cementificazione di una stradina di montagna, il lancio nel circo del turismo globale. E' vero, le avvisaglie c'erano tutte. La funivia aveva riempito i fine settimana d'inverno di sciatori innamorati della stupenda pista Di Prampero, mi aveva consentito anche a chi non ha il dono o la forza per camminare di sperimentare la spiritualità dell'ambiente. C'era stata una lunga battaglia per evitare la trasformazione dell'antica via dei pellegrini in pista da sci. E pensare che fino agli anni '80 del XX secolo era ancora possibile vedere alcuni tratti del selciato di pietre lisce sulle quali molti pellegrini salivano in ginocchio per ore!

Insomma, il Monte Lussari è uno scrigno di storia, di fede, di bellezza paesaggistica e anche di arte. E' un luogo che è rimasto nei secoli così affascinante anche per la fatica richiesta per raggiungerlo. Forse per questo, la tappa del Giro d'Italia sembra a molti - certo, non a tutti - più che una provocazione, un'inutile profanazione di un tempio della Natura e dell'Umanità. 

Sono consapevole che ciò non interesserà a nessuno, ma da appassionato ciclista e da abbastanza fedele spettatore della corsa rosa, quest'anno non seguirò le sue tappe, meno che meno la diciannovesima, la cronoscalata da Valbruna al Monte Lussari.

sabato 17 settembre 2022

Non siamo Atlantide. Un festival da non perdere, ad Aquileia, 24 e 25 settembre.

Un evento da non perdere! Il festival "Non siamo Atlantide" è un evento di due giorni che si svolgerà nel prossimo fine settimana ad Aquileia.

Si parlerà di Pianeta, di Natura, di Giovani e dell'Agenda ONU 2030. Il programma è molto articolato e lo si può leggere, nella sua versione definitiva, sul sito internet  www.nonsiamoatlantide.it

Ci saranno molti personaggi noti, protagonisti  dell'ambientalismo italiano e internazionale, tra essi Cristina Lambiase, Nicolò Anesa, Andrea Maroè, Tatiana Espinosa, Emilio Rigatti, Maurizio Fermaglia, Joice Preira, Ann-Kathrin Neureuther, Silvia Piranomonte, Marco Anzovino, Rita Auriemma e Deisa Centazzo, solo per citarne alcuni dei tanti. Ma ci saranno soprattutto tante persone, dai bambini agli anziani, che avranno il desiderio di parlarsi, confrontarsi, cercare insieme percorsi verso un futuro autenticamente possibile. Lo potranno fare nei numerosi workshop previsti, nei momenti di pausa e di amichevole scambio, nelle performance artistiche e musicali, nelle esperienze di incontro con i principali luoghi dell'antica e meravigliosa città di Aquileia.

Sono previste infatti le visite guidate al Museo Archeologico, sabato alle 18.30 con la direttrice Marta Novello; domenica alle 6 del mattino, alla Basilica, con una speciale "full immersion" nella bellezza culturale e spirituale del sito, all'alba di uno dei giorni immediatamente successivi all'equinozio, con il direttore; sempre domenica alle 9.30 alla Casa di Tito Macro con il direttore di Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi.

Un festival davvero da gustare, non solo per ascoltare, ma per contribuire a non trasformare il nostro Pianeta in un continente sommerso.

Il ponte di Napoleone a Dolenje

Ecco un bel ponte, a Dolenje, una manciata di chilometri da Ajdovščina. 

E' uno dei tanti "ponti di Napoleone", ma in questo caso la firma è sicura. No, non è direttamente del signor Bonaparte, che forse non l'ha mai neppure visto. Ma è stato fatto costruire, in pietra, su manufatti precedenti in legno, intorno al 1812.

Il fiume sottostante è la Vipava, che gli italiani chiamano il Vipacco. Le sorgenti sono poco più a est, nel paese omonimo. Ce ne sono ben sette che scaturiscono dagli anfratti del Monte Nanos. Le rive sono lussureggianti di vegetazione, alcune specie sono autoctone, come si premurano di far sapere numerosi e interessanti pannelli informativi.

Cosa ci sta a fare un ponte "a schiena d'asino", così grande e così armonico, nel cuore della valle, in mezzo a dolci vigneti e campi coltivati?

La risposta è veramente interessante ed è possibile grazie alle accurate ricerche dell'esperto e competente Gorazd Humar. Il ponte è stato voluto dall'Imperatore dei Francesi per consentire il trasporto dei minerali ricavati dalle miniere di Idrija fino al porto di Trieste. In particolare, il mercurio veniva caricato sulle navi e portato in America, utilizzato per sciogliere le rocce e ripulire l'oro dalle scorie.

In questo modo "uscivano" tanti minerali, trasportati sui cari trascinati dai cavalli dalle montagne al mare ed "entravano" tanti soldi, direttamente nelle tasche di Napoleone, che li usava liberamente per "lisciare" qualche collaboratore e arricchire qualche momentaneo amore. Sembra che una delle beneficiarie di tanta generosità fosse proprio una donna di Idrija.

Ecco, è un piccola storia, nel contesto di quella universale, da assaporare contemplando il fiume che da chissà quanti secoli scorre non soltanto sotto questo, ma anche sotto tanti altri ponti. Sic transit gloria mundi!

Ah sì, come arrivarci? Autostrada o statale fino alla circonvallazione di Ajdovščina, strada verso Planina fino all'abitato di Dolenje, svolta a sinistra tra i campi, breve discesa su strada sterrata e voilà, il ponte è servito.

domenica 11 settembre 2022

Una (bella) Giornata sul Sabotino

 

Si potrà dire che quella di oggi sul Sabotino "è stata una gran bella giornata", se i semi sparsi lungo il cammino si trasformeranno in germogli di accoglienza, pace, legalità e giustizia.

Una cinquantina di persone, provenienti da diverse parti della Regione, hanno marciato dall'abitato di San Mauro fino al rifugio sloveno nei pressi della cima. Hanno interrotto il ripido percorso, fermandosi in quattro punti, per ascoltare alcune importanti testimonianze sulla situazione del mondo e del nostro territorio. E' stato un gesto di preparazione alla "Giornata" di memoria delle vittime delle migrazioni, che sarà celebrata a livello nazionale a san Dorligo della Valle (Dolina), il prossimo 2 ottobre. 

Alla partenza hanno parlato Gianfranco Schiavone di ICS e Beppe Caccia di Mediterranea. Hanno consentito di rivivere la situazione drammatica dei migranti, lungo la rotta balcanica e sulle vie del Mediterraneo. Come poter vivere tranquilli la propria quotidianità, pensando a centinaia di migliaia di persone in cammino, dimenticate dal mondo, quando non vendute da squallidi interessi ai sinistri potentati e ai lager libici e turchi? Come non pensare alla crisi di una democrazia che pensa di sopravvivere attraverso il rifiuto, il respingimento, la difesa dall'incontro con persone portatrici di valori, di speranza, di desiderio di condivisione e di solidarietà?

Dal tema dell'accoglienza si è passati a quello della Pace, con gli interventi di Sonia di Pax Christi e di Lisa Clark dei Beati i costruttori di pace. Hanno parlato di educazione e formazione alla pace e alla nonviolenza. Lisa ha accompagnato i presenti nella conoscenza delle esperienze di resistenza nonviolenta che si stanno realizzando in Ucraina e in Russia, segnali di speranza in una situazione di conflitto sempre più assurda e incomprensibile.

Ormai vicini alle trincee del Sabotino, hanno preso la parola tre esponenti di Libera, Francesca, Davide e Alessandro. Hanno raccontato dell'illegalità dominante, anche nella terra friulana. E hanno testimoniato la forza di resistenza di donne e uomini che mettono a repentaglio la propria vita per sconfiggere le mafie e la camorra, per poter dire che solo nel rispetto della legalità ci può essere vera libertà. E' stata presentata anche l'esperienza del Kulturni dom di Gorizia, una realtà nella quale la consapevolezza della propria identità non soltanto non chiude, ma spalanca all'accoglienza e all'amicizia con l'altro. La Casa della Cultura Slovena è la casa di ogni cultura.

Le conclusioni sono state tratte da Anna Di Gianantonio, presidente dell'ANPI di Gorizia e da Mateja Sattler, rappresentante di EkoAnhovo. Anna ha tracciato una bellissima e profonda riflessione sul significato della parola giustizia, rilevandone anche gli aspetti di ambiguità e ricordando come i combattenti per la libertà dal nazifascismo hanno dovuto compiere una scelta di parte, per la quale hanno messo a repentaglio la loro vita. Mateja, parlando in lingua slovena, ha fatto conoscere la difficile situazione di Anhovo, dove il cementificio che già in passato ha creato non pochi e gravi problemi di salute alla popolazione locale, ora è divenuto un co-inceneritore che provoca inquinamento dell'aria e dell'acqua, anche grazie a legislazioni compiacenti e del tutto disinteressate alla salute delle persone.

Ha colpito molto la correlazione tra i diversi argomenti trattati, non può esserci autentica pace senza capacità di accoglienza e di riconoscimento della dignità di ogni persona. Non ci può essere giustizia senza lottare per cambiare un sistema che produce iniquità e devastazione dell'ambiente naturale e delle relazioni interpersonali. Non può esserci giustizia senza piena adesione a una legalità democratica che riconosca l'uguaglianza di diritto a tutti i cittadini che abitano in un determinato Stato. Non ci può essere cittadinanza attiva senza una convinta ed efficace educazione alla pace e alla nonviolenza attiva.

Erano presenti anche molte compagne e amici di Legambiente. La loro "parola" è stata molto concreta, impegnati a raccogliere in appositi sacchetti i (peraltro pochi) rifiuti "dimenticati" dai tanti viandanti che ogni giorno camminano verso questo piccolo gioiello che è la cima del monte. 

Tornando alla frase iniziale, in una splendida giornata di sole, in un luogo dove tanto sangue è stato versato ma che oggi diventa riferimento culturale per l'intera Europa, la bellezza dell'essere insieme a ragionare di questi temi non deve far dimenticare quanta strada ci sia ancora da percorrere perché le speranze e gli auspici oggi espressi si possano finalmente realizzare. Qui e ovunque.

E se Nova Gorica e Gorizia Capitale della Cultura 2025 fosse semplicemente la traduzione operativa di questi spunti e la/le città diventasse laboratorio internazionale di pace, centro di accoglienza e di solidarietà fattiva, faro di legalità e scuola di giustizia?

martedì 6 settembre 2022

Camminata sul Sabotino, Pohod na Sabotin, 11.09.2022

Anche se non sembrano essere all'ordine del giorno della maggior parte delle forze politiche in campagna elettorale, c'è chi non si dimentica di alcuni dei più delicati e importanti eventi del momento.

Il movimento Pax Christi, insieme al Comitato per la pace di Gorizia e Nova Gorica e del Gruppo di lavoro regionale che organizza la Giornata nazionale di memoria delle vittime dell'immigrazione, organizza una camminata sul monte Sabotin. 

In quattro tappe ci si inerpicherà lungo i tornanti della strada che da San Mauro sale verso la cime, sconfinando nell'ultimo chilometro per raggiungere i rifugi presso le trincee. Lungo il cammino, otto testimoni racconteranno la loro esperienza riguardo a quattro temi.

Il primo punto di riflessione sarà dedicato all'accoglienza dei migranti, ricordando la rotta balcanica in uno dei punti di passaggio dalla Slovenia all'Italia e pensando alle ripetute tragedie nelle strutture per il respingimento (CPR) e nelle carceri italiane. Il secondo sarà dedicato alla pace, in particolare all'auspicio che ovunque, non solo in Ucraina, si lotti con l'intelligenza della diplomazia e mai con la tentazione del commercio, della vendita e dell'invio delle armi. Il terzo pensiero sarà dedicato alla legalità, sul piano della denuncia e su quello della formazione. L'ultimo appuntamento, presso i rifugi del Sabotino, sarà incentrato sulla giustizia, sull'impegno a raggiungerla anche a costo della vita e sulla constatazione di quanto la sua assenza sia deleteria per l'umana convivenza e per la salvaguardia dell'ambiente.

Hanno dato la loro adesione le realtà appartenenti al Comitato, mentre parleranno i rappresentanti di ICS, Mediterranea, Pax Christi, Beati i costruttori di pace, Libera, Kulturni dom, ANPI ed EkoAnhovo.

Si parlerà in italiano e in sloveno, dato il carattere internazionale della manifestazione, senza dimenticare naturalmente il senso di una marcia proprio su un monte tristemente famoso per le sue battaglie e per le decine di migliaia di giovani che hanno perso la vita nel corso della prima guerra mondiale. Là dove è stato versato tanto sangue, passa oggi un confine ormai invisibile e lo spazio un tempo intriso di terrore offre oggi la bellezza dell'amicizia e lo spettacolo di un panorama stupendo. Ai piedi del Sabotino, sulla riva sinistra dell'Isonzo/Soča, si vede la Gorica, quella antica e quella nuova e si comprende perché, almeno dal punto di vista geopolitico, l'Unione europea l'ha scelta come capitale europea della cultura 2025.

Appuntamento quindi domenica 11 settembre alle 9 presso la chiesa di Pevma, per organizzarsi e recarsi insieme al punto di partenza, il parcheggio all'inizio della salita, poco più avanti di Villa Vasi. 

sabato 27 agosto 2022

Per non dimenticare il Lussari...

 

Questa fotografia, scattata il 18 giugno dalla cima del Monte Lussari, presenta uno degli scenari più incantevoli delle Alpi Giulie. A sinistra c'è il gruppo dello Jof Fuart (m.2666), con le cime Madri dei Camosci e la piccola Innominata. A destra lo Jof di Montasio (m.2753), con  la sua lunga e compatta cresta. In primo piano ci sono le dorsali alberate, alla base della rocciosa Cima Cacciatore (m.2081), tagliate dalla strada sterrata che sale dalla Val Saisera. Come si può vedere, è un manufatto che attraversa un terreno abbastanza franoso. La strada non è accessibile alle autovetture private, chi vuole salire senza fatica può usufruire della comoda e moderna ovovia che sale da Camporosso. Rende possibile l'accesso a land rover o auto 4x4 ai lavoratori negli esercizi turistici che circondano il Santuario, come pure ai preti della parrocchia. Alcuni anni fa, il sacerdote responsabile della chiesa, forse a causa di un malore, era uscito di strada e aveva perso la vita. In ogni caso, la strada richiede una costante manutenzione, dati anche gli sbalzi notevoli di temperatura tra i rigidi inverni e le calde estati. 

Così come era, almeno fino alla data della foto, consentiva anche qualche attività sportiva. Se è vero che i pellegrini e gli escursionisti hanno sempre preferito salire da Borgo Lussari contemplando la bella Via Crucis, i cultori della mountain bike non si sono lasciati intimorire dai quasi mille metri di dislivello, raggiungendo a suon di pedalate l'agognata vetta.

Ora, nonostante tutte le proteste e le perplessità, c'è da prendere atto del fatto compiuto. Con la scusa ufficiale della necessità di "mettere in  sicurezza" la strada, grazie a un cospicuo finanziamento iniziale di oltre un milione e mezzo di euro, una colata di cemento ha trasformato in parcheggio l'area tra l'arrivo della funivia e la scalinata della chiesa ed è stata riversata come un fiume lungo tutto il percorso fino a valle. Molti, soprattutto chi è più coinvolto nella vita quotidiana del piccolo borghetto che circonda il tempio, hanno applaudito all'iniziativa ritenendola consona alle loro aspettative. A nessuno è tuttavia sfuggito un aspetto legato alla civitas dello spettacolo. Sembra infatti ormai certo l'arrivo della penultima tappa (a cronometro) del prossimo Giro d'Italia sulla cima del Lussari, "vetrina" per lanciare il turismo di massa e occasione per portare nel cuore delle montagne friulane il grande carrozzone che accompagna la più importante corsa a tappe nazionale.

Per molti motivi queste due scelte non piacciono al mondo ambientalista, ma anche a quello degli amanti della montagna. C'è davvero bisogno di una così impattante cementificazione di uno dei più bei luoghi delle Giulia? Non bastano i già fin troppo numerosi impianti di risalita e sciistici? Non è una specie di profanazione di un mondo ancora relativamente incontaminato, un inserirsi a gamba tesa in una zona dove è ancora possibile godere - soprattutto all'alba - degli incontri con i camosci e gli stambecchi? Ha senso - sia pure per una sola giornata - portare migliaia di persone a vedere i corridori preceduti dai loro mille sponsor, dalle rombanti moto e sovrastati dagli elicotteri della televisione? Il Lussari ha proprio bisogno di un simile battage pubblicitario, non rischia piuttosto di perdere quell'aura di bellezza e spiritualità che lo rendeva meta preferita di tanti camminatori entusiasti? 

Non si tratta di impedire la realizzazione di una manifestazione importante e avvincente come è il Giro d'Italia, meno che meno di penalizzare l'invito ad andare in bici, soluzione tanto semplice quanto ovvia per risolvere i problemi di traffico e salute dentro e fuori dalle città. Ma perché cementificare la strada del Lussari, quando in Friuli Venezia Giulia e nelle vicine Slovenia e Carinzia ci sono tante bellissime salite, già belle e pronte senza dover devastare il Monte dei tre popoli, sacro alla pace, al dialogo e alla convivenza tra le diverse culture? Perché investire tanti soldi per un solo "giorno da leone" quando il turismo in bicicletta richiede con urgenza il completamento del tracciato dell'Alpe Adria, in particolare tra Udine e Moggio Udinese, nonché la realizzazione convinta dei nuovi piani del traffico all'interno dei capoluoghi?

Personalmente ho percorso il sentiero del pellegrino più di cinquanta volte, raggiungendo quasi sempre anche Cima Cacciatore. Ho visto i cambiamenti che di volta in volta, dal lontano 1975 a oggi, hanno trasformato il percorso, sempre meno selvaggio, sempre più asservito alle necessità degli sciatori e all'indotto da esse derivato. Tuttavia finora le trasformazioni hanno intaccato, ma non del tutto cancellato la meraviglia del luogo. Certo, le ferite inferte a boschi per allargare le piste non si contano, l'interramento del laghetto che si incontrava un tempo poco prima dell'arrivo al santuario ha tolto di mezzo uno dei punti più romantici e affascinanti dell'intero cammino. Comunque sia, nonostante ciò, il fascino e la spiritualità del Lussari hanno resistito finora all'assalto. Ma ora, il consumo del suolo coperto dal cemento e il grande businnes portato nelle alte quote, offriranno forse un momentaneo locale boom economico, ma certamente allontaneranno i veri appassionati della montagna, i pellegrini spirituali e anche, certamente, i ciclisti, al primo posto tra gli amanti della Natura e delle cose belle.

sabato 13 agosto 2022

Musica sull'acqua, a Kanal ob Soči

 

La sera del 12 agosto si è svolto un concerto straordinario, in grado di coinvolgere in un abbraccio emozionante la vista e l'udito di almeno un migliaio di spettatori.

Procedendo dal luogo, come non restare a bocca aperta davanti allo spettacolo del borgo di Kanal ob Soči? La delicata illuminazione evidenzia le forme armoniche del famoso ponte sull'Isonzo, mentre dalle case più  antiche saldamente ancorate alla roccia spunta l'originale campanile della chiesa dedicata a Santa Maria Assunta. Al termine dello spettacolo ha voluto rendersi presente anche la Luna, infondendo un ulteriore tocco magico a un panorama già di per sé mozzafiato.

Ma veniamo alla musica. Su una piattaforma ancorata al centro del fiume, al pianoforte siede un ottimo musicista. Si tratta di Ivan Skrt. Prima che inizi a suonare, si fa sentire con la sua dolce cantilena anche l'Isonzo/Soča, nello scorrere continuo delle acque increspate dal vento, tra i sassi levigati dal tempo.

Si inizia con un brano del compositore sloveno Marij Kogoj (1892-1956), "pezzo" d'obbligo, omaggio a un autore che ha vissuto gli anni della crescita proprio a Kanal. Le note vivificano il ricordo di un genio irrequieto e complesso. Non può mancare Fryderyk Chopin (1810-1849), anche le onde sembrano fermarsi ad ascoltare. Jules Massenet (1842-1912) tiene tutti con il fiato sospeso, accompagnando lo sguardo verso l'alto. Irrompe poi Sergej Rahmaninov (1873-1943), con la potenza trascinante dei suoi accordi. Conclude la serata Maurice Ravel (1875-1937), quasi un delicato augurio di buona notte, seguito da un applauso entusiasta e caloroso, quasi in contrasto con una temperatura esterna sorprendente, un freddo inatteso nel cuore di una delle più calde estati degli ultimi decenni.

Un grazie a chi ha organizzato questa straordinaria "lungo il fiume se sull'acqua". Arrivederci di sicuro al prossimo anno.