domenica 31 gennaio 2021

Nuovo vento (di pace e giustizia) dal Sabotino


Da quando sono stati chiusi i confini dei Comuni, per evitare i contagi da coronavirus, un bellissimo luogo è diventato un nuovo punto di riferimento per molti goriziani, sloveni, friulani e italiani. Il Sabotino, o Sabotin o San Valantin comunque lo si voglia chiamare, da nome simbolo della prima guerra mondiale è diventato sinonimo di pace, amicizia fra popoli, amore.

Per chi ha buone gambe, non è difficile da raggiungere. Dalla Slovenia, chi non vuole affrontare uno dei meravigliosi sentieri che salgono da est e da nord, si può arrivare con l'auto - meglio ancora e senza eccessivo sforzo con la bicicletta - fino ai rifugi, dove ci sono le trincee e un piccolo ma molto interessante museo. Da lì alla vetta ci sono pochi passi, al massimo un quarto d'ora di cammino. Dall'Italia si può salire fino alla suggestiva chiesetta e all'abitato di San Mauro, poi o tramite strada asfaltata ex militare oppure (meglio!!!) su splendido sentiero tra le rocce e nella boscaglia, si risale fino alla cresta. Passati accanto alla O della scritta TITO, facendo slalom tra i cippi di confine che segnano una divisione sempre meno significativa, si raggiungono i resti dell'eremo di san Valentino, restituiti alla luce e alla contemplazione dall'opera straordinaria del compianto Mario Muto. Poi si percorre la lunga cresta, con vista mozzafiato sulla valle dell'Isonzo/Soča e si raggiunge la cima.

Due, fra tante, sono le impressioni che consentono di comprendere perché molti "goriziani" salgono come minimo una volta la settimana, attuando così quell'"attività fisica" consentita dalle varie norme.

La prima è che quassù, soprattutto dalla primavera 2020, ci si ritrova in tanti e senza realizzare alcun assembramento, diventa possibile conoscersi, stimarsi e gioire insieme della bellezza della natura e del fascino della storia. Si sentono parlare tutte le lingue del territorio, anche quelle di nuovi migranti dall'est e dal sud del mondo, attualmente residenti nel territorio.

La seconda è che lo sguardo dall'alto consente di abbracciare un'inequivocabile verità. Il "Goriziano" è unico, nella valorizzazione della sua diversità. I nuovi quartieri della giovane Nova Gorica prolungano le antiche case dominate dal colle del castello della vecchia Gorizia. Architetture recenti si intrecciano con antiche emozioni, in un contesto che racconta, anche soltanto a prima vista, l'epopea del Novecento, dai - presunti o reali - fasti imperiali alla tragica vicenda della prima guerra e del funesto fascismo, dalla terribile esperienza della seconda guerra al lungo, faticoso ma anche fruttuoso cammino di ricostruzione di un'identità multipla e multiculturale.

Dall'alto risulta evidente l'intelligenza e l'originalità della scelta di Nova Gorica/Gorizia capitale europea della Cultura nel 2025. In pochi ambiti del Vecchio Continente, forse anzi soltanto qua, è possibile respirare quella "comunione nella ricchezza delle diversità" che costituisce o almeno dovrebbe costituire - uno dei pilastri teorici dell'edificio dell'Unione Europea.

Allora, auguri a questo meraviglioso e drammatico territorio, arrivederci a presto, possibilmente... sul Sabotino, Sabotin, Mont di san Valantin. 

giovedì 28 gennaio 2021

Sul covid 19, a livello locale, si danno i numeri...

Non per essere disfattisti, ma la domanda su quali siano i "numeri" riguardanti il covid che giungono sul tavolo dei decisori, è sicuramente legittima. Un sindaco non meglio identificato di un piccolo paese del F-VG riceve via mail due elenchi distinti, ciascuno riportante quante persone risultano isolate perché contagiate e quante in quarantena prudenziale. C'è inoltre il dato della Protezione Civile che normalmente viene riportato anche dai quotidiani locali. Ebbene?

Ebbene, per rimanere alla data odierna, il risultato è il seguente: la prima fonte recita 32 riconosciuti positivi e quindi isolati e 9 quarantene prudenziali, per un totale di 41 persone sotto osservazione. la seconda fonte riconosce invece soltanto 5 "positivi" e 9 quarantene per un totale di 14 persone. Ci si mette poi la Protezione Civile con il dato di 22 persone "positive" e 0 quarantene. 

A chi credere? E soprattutto, quali di questi dati sono in uso al Comitato Tecnico Scientifico e, tramite esso, al Ministero della Salute che deve determinare il colore delle varie regioni d'Italia? Nel primo caso il paese in questione registra circa 16 casi di positività ogni mille abitanti, numeri da zona rossa; nel secondo caso si scende a meno di 3 casi ogni 1000 abitanti, da zona gialla insomma; nel caso che i numeri corrispondano a quelli della Protezione Civile si risale a oltre 21 casi ogni 1000 abitanti, ci si meriterebbe sì e no la zona arancione.

Non c'è motivo di ritenere che la situazione descritta sia isolata, è molto probabile anzi che sia abbastanza generalizzata, il che significa: a) che i dati inviati non sono costantemente aggiornati (sì, ma quali dei tre?) b) che esistono diverse fonti di informazione nell'ambito dello stesso territorio c) che in realtà la situazione generale non è sotto controllo. Sarà possibile trovare una soluzione, in modo da poter intervenire efficacemente relativamente alla prevenzione e alla cura?

martedì 26 gennaio 2021

Auschwitz, 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2021

La Giornata della Memoria riapre ogni anno una ferita profonda. Milioni di esseri umani sterminati, una crudeltà infinita, l'orrore istituzionalizzato. Ebrei, rom, disabili, omosessuali, testimoni di Geova, oppositori politici e tanti tanti altri sono stati annientati con l'unico obiettivo di cancellarli dalla storia e dal ricordo. Per questo è indispensabile che la "Giornata" si celebri ogni anno, quasi per un microscopico risarcimento alle vittime del mastodontico genocidio. E' stato un qualcosa di unico, almeno nell'evo moderno, imparagonabile con qualunque altra tragedia, l'orrendo frutto del razzismo.
Non basta celebrare, occorre anche pensare, lasciarsi toccare dal pensiero di ciò che è accaduto. Nel cuore della "civile" Europa, due popoli, quello tedesco e quello italiano, consentono a due criminali, Hitler e Mussolini, di diventare "fuhrer" e "duce". Come non rabbrividire guardando i film del tempo e vedendo le masse entusiaste inneggiare a chi proclamava la guerra, a chi teorizzava la "soluzione finale"? Come autorevoli scrittrici e scrittori hanno detto, è terribile ma vero, ci si può abituare alla quotidianità del Male e questa abitudine, passo dopo passo, porta alla catastrofe dell'umanità.
In altre parole, ci si può non accorgere di ciò che si sta verificando sotto i nostri occhi e la sofferenza, anche quella immane, può passare inosservata, in una sorta di immunità esistenziale che rende impossibile il contagio della solidarietà e della compassione.
Per questo lo sguardo oggi deve andare in tanti luoghi del mondo dove i genocidi sono ancora all'ordine del giorno, interi villaggi vengono cancellati dalla violenza assassina, centinaia di milioni di persone sono costrette a fuggire dalle guerra, dalle persecuzioni razziali e ideologiche, dalla fame. Forse tra qualche decennio sarà istituita una Giornata della Memoria (o come la si vorrà chiamare) per ricordare le decine di migliaia di morti nel Mare Mediterraneo, sulle rotte balcaniche verso l'Eldorado Europeo o su quelle centro americane verso i muri innalzati dai vari Trump e seguaci. 
E la gente ci chiederà: "Ma dove eravate mentre accadeva tutto questo?" E noi risponderemo: "E come potevamo saperlo?". E domanderanno ai capi: "Perché avete fatto così poco per evitarlo?". Ed essi risponderanno: "Abbiamo solo obbedito agli ordini". 
Parole già sentite, drammi ripetuti... In ogni caso, un esame cui sottoporre la coscienza, se non si vuole che la Giornata della Memoria non sia solo una celebrazione annuale, ma l'occasione per riflettere, per aprire gli occhi e per cambiare.

sabato 23 gennaio 2021

Fantasia del cammino

Bella domanda, in un'intervista, l'altra sera: tu sei un buon camminatore, ma uno che sta sempre nella parte sinistra della strada!

Sì, è vero, quando cammini devi sempre stare dalla parte sinistra, perché così puoi vedere le automobili che ti sfrecciano contro e puoi così marciare più spedito, con prudenza, possibilità di evitare i pericoli, decisione.

Certo, non è vietato camminare sulla destra, ma in questo caso non sai mai che cosa ti possa capitare e la marcia è sicuramente meno sicura e più rallentata dalla paura di un qualcosa che non puoi conoscere.

Bisogna anche dire che se il viandante "a sinistra" passa il suo tempo a guardare quelli che procedono dalla parte opposta e non fa altro che criticarli, fa sì che questi si indispettiscano e accelerino il passo per distanziare il noioso interlocutore.

Se invece il marciatore "sicuro" si guarda in giro solo per vedere la bellezza del paesaggio e dimostra convinzione, decisione e anche la caratteristica gioia che scaturisce dagli occhi di coloro che da tempo si sono avventurati sul percorso, allora anche chi sta andando "a destra" comincia a interessarsi, valuta la possibilità di cambiare parte e spesso attraversa la strada, seguendo con curiosità e simpatia l'interlocutore.

Importante è non fermarsi mai, perché parafrasando il classico dei classici Chatwin, la meta non è altro che il cammino. Ciò vale per la storia dell'umanità, da quando si è scesi sugli alberi per affrontare con coraggio la tigre dai denti a sciabola fino alle soglie della scoperta dell'elisir dell'immortalità. Ciò vale anche per la vita di ogni essere umano, un percorso attratto e nel contempo respinto dalla tensione a un equilibrio il cui raggiungimento significa di fatto la fine della vicenda, cioè la morte.

Bene camminare un po' squilibrati sul lato sinistro, un po' più equilibrati - possibilmente non troppo - sulla destra. Se poi si hanno buone scarpe, è ancora meglio calpestare la terra, oltre i paracarri e i limiti della carreggiata. Importante è, in ogni caso, non fermarsi mai.

Chi ha orecchia per intendere, intenda (e chi non le ha, in roulotte)... 

giovedì 21 gennaio 2021

Il Ministero dell'Interno condannato, le "riammissioni in Slovenia" sono illegali!

Se a volte sembra che tutto sia inutile e nulla si possa cambiare, la notizia di oggi alimenta al contrario la speranza e la certezza che - batti e ribatti - con l'insistenza si possano ottenere grandi risultati.
Ieri il tribunale di Roma ha dato ragione a un migrante pakistano che ha raccontato gli orrori della rotta balcanica e ha stabilito che il comportamento del Ministero degli Interni, con le "riammissioni" in Slovenia, "viola contemporaneamente la legge italiana, la Costituzione, la carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e lo stesso accordo bilaterale Italia/Slovenia". 
Si tratta di una grande vittoria giudiziaria che apre la strada a un nuovo modo di guardare non soltanto agli scandalosi respingimenti voluti dalla ministra Lamorgese in accordo con il governo cosiddetto giallorosso, ma anche alla tragica situazione del nord della Bosnia e del sud della Croazia, da dove cominciano a filtrare terribili notizie di tante persone che hanno perso la vita sulla rotta balcanica.
Ma si tratta anche di una vittoria della perseveranza di chi da anni, fino a un mese fa senza molto ascolto, ha denunciato le gravi situazioni. La moltiplicazione degli appelli, le manifestazioni, i viaggi nel cantone di Una Sana, anche il digiuno staffetta e i convegni internazionali, hanno aperto il vaso di Pandora e ora la "scorta mediatica" ha supportato efficacemente l'iter giudiziario.
Certo, è un piccolo tassello nel mosaico della giustizia. La realtà dei campi di Lipa, Bihač, Velika Kladuša, Sarajevo non consente né sorrisi compiaciuti, né allentamento delle pressioni sull'Europa e sui Governi dei paesi sulla rotta balcanica. I morti, i torturati, i feriti, i dimenticati sono donne, uomini e bambini che hanno lo stesso diritto alla Vita di ogni altro essere umano e non possono essere condannati a perdere o comunque rischiare la vita nello squallido "game", per loro speranza di futuro, per chi li intercetta occasione per manifestare crudeltà, inutile violenza e disumanità.
Non si può dimenticare che l'incredibile violenza della polizia croata e le minacce di quelle slovena e italiana non sono solo il frutto di inaudita cattiveria, ma anche "obbedienza agli ordini" di "difesa dei confini" - o meglio "degli interessi" - dei governi locali ma anche dell'Unione Europea nel suo insieme.

martedì 19 gennaio 2021

TUTTE LE VITE VALGONO #rottabalcanica #norespingimenti

Oggi è giornata di digiuno, nell'ambito della staffetta proposta da rete DASI del FVG. Con questa iniziativa, che ha suscitato interesse ovunque e ha raccolto centinaia di adesioni, si vuole richiamare l'Europa su ciò che sta accadendo sulla rotta balcanica e chiedere al governo italiano l'immediato stop agli odiosi respingimenti dall'Italia alla Slovenia.
La situazione nel cantone di Una-Sana, nel nord della Bosnia, è sempre più grave, ma da ogni parte giungono notizie drammatiche, di bambini, donne e uomini che muoiono di freddo e di fame. Sono esseri umani, il cui diritto alla Vita dovrebbe essere riconosciuto, sempre e ovunque. Il solo pensiero a ciò che sta accadendo nelle isole greche, ai confini tra Turchia e Grecia, tra Bosnia e Croazia, suscita molti dubbi sul presunto grado di "civiltà" e "umanità" raggiunto dall'Europa, o almeno dagli Stati che la compongono.
Quello che oltre a tutto stupisce è la mancanza di iniziativa e di proposta politica. Quello che, insieme alla pandemia, dovrebbe essere il tema centrale dell'attuale momento, viene portato ogni tanto all'attenzione per poi essere rigettato nell'oblio, lasciando tutto nella stessa situazione.
La realtà è che non esiste una politica di accoglienza condivisa, né a livello europeo né a quello italiano. Le destre populiste e razziste propongono un impossibile teorema del respingimento, di fatto inattuabile se non provocando vere e proprie guerre violente contro i più poveri del mondo. Le cosiddette sinistre, dall'alto della da esse presunta superiorità, danno lezioni degne dei migliori maestri di morale, ma in pratica non muovono un dito per predisporre progetti e programmi sostenibili sulla linea della "libera circolazione delle persone" che dovrebbe esserne la ovvia conseguenza. Anzi, l'"invenzione" del sistema delle "riammissioni" in Slovenia è "targato" governo Conte II, quello "buono". A pensarci vengono i brividi. Persone inermi raggiungono con enormi sacrifici e rischi il nostro Paese, per essere rigettati al di là del confine sulla base di una legge bilaterale del 1996, superata dall'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea e nell'area Schengen. Ciò significa essere poi ricondotti in Croazia e da lì, dopo incredibili torture ormai documentate dagli organismi internazionali, riportati al punto di partenza, nel gelido nord della Bosnia.
C'è un modo di andare oltre allo stallo attuale. E' possibile immaginare che davvero "tutte le vite valgono" e improntare su tale consapevolezza un percorso politico nazionale e internazionale? Potrebbe essere possibile, eccome! Procedendo da un principio sacrosanto ribadito anche nella dottrina socaiel della Chiesa. Se esiste una liceità etica nella proprietà privata (e nel possesso di ricchezze materiali o spirituali), è solo ed esclusivamente in quanto finalizzata alla destinazione universale dei beni, alla giustizia retributiva e alla solidarietà universale.

domenica 17 gennaio 2021

Iniziato il digiuno-staffetta proposto da Rete Dasi per i migranti in Bosnia

Di turno martedì 19.01
E' iniziato oggi, domenica 17 gennaio, il digiuno-staffetta che vedrà astenersi dal cibo per una giornata donne e uomini di tutta Italia e non solo, per richiamare i temi contenuti nel volantino di invito che viene qui riproposto. Il gesto, che ha ottenuto una straordinaria risonanza anche fuori dai confini nazionali, vuole richiamare l'Europa alle proprie responsabilità su ciò che sta accadendo in Bosnia e contestare gli odiosi respingimenti dei migranti, dall'Italia alla Slovenia, alla Croazia e alla Bosnia. Ecco il testo: 


In Bosnia migliaia di migranti, in cammino lungo la Rotta balcanica, rischiano di morire per stenti e assideramento mentre vengono respinti ai diversi confini


In questo rigido inverno, nel mezzo di una drammatica pandemia che colpisce soprattutto i più poveri e deboli, si consuma, a poche centinaia di chilometri dal confine orientale italiano, l'ennesimo fallimento della politica che dovrebbe tutelare la vita di ogni essere umano. Da settimane, nell'area di Bihać, in Bosnia, dopo la chiusura e l'incendio della tendopoli di Lipa, migliaia di giovani afghani, iracheni, pachistani, siriani, africani, da anni bloccati lungo la Rotta balcanica, vagano nei boschi e nelle campagne, rischiando la morte per stenti e assideramento. Nel rimpallo delle responsabilità tra il governo centrale della Bosnia e quello cantonale, nessuna soluzione è stata ancora individuata. I migranti abbandonati di Lipa si aggiungono alle migliaia di uomini e donne precariamente sistemati nei diversi campi della Bosnia nord occidentale, dove è in atto un'emergenza umanitaria.
Denunciamo le responsabilità dell'Europa e del nostro Paese nell'attuazione dei respingimenti a catena, chiamati “riammissioni informali”, messi in atto da Italia, Slovenia e Croazia nei confronti dei migranti. Si tratta di dispositivi illegittimi, attivati dalle polizie di frontiera, finalizzati a ricondurre in Bosnia uomini, donne e minori che aspirano a una protezione umanitaria, dopo aver tentato, a volte per anni, di attraversare i Balcani. Questi migranti, spesso rappresentati come possibili propagatori del Covid-19, sono deliberatamente esclusi dall’Europa, che stanzia cospicui finanziamenti (quasi 100 milioni di euro) per tenerli fuori dai propri confini anziché attuare, nei loro confronti, politiche di accoglienza, integrazione e tutela sanitaria.

Di fronte a tale situazione, oltre alla raccolta di fondi per interventi umanitari, sentiamo il bisogno di un coinvolgimento più profondo nelle vicende che riguardano migliaia di persone bloccate lungo la Rotta balcanica.

Rifacendoci ai principi ispiratori dell'azione politica nonviolenta
da domenica 17 gennaio ci alterneremo in un digiuno
che coinvolgerà ogni giorno più persone per:

- chiedere a tutti i Governi dell'Unione Europea e in primis al Governo italiano di porre immediatamente fine ai respingimenti tra Italia, Slovenia e Croazia, a causa dei quali migliaia di persone vengono rigettate in Bosnia, dopo aver subito violenze e vessazioni ampiamente documentate, in aperta violazione delle leggi europee e della Costituzione della nostra Repubblica che tutelano il diritto d’asilo;

- attuare un piano di ricollocamento tra tutti i Paesi UE dei rifugiati bloccati in Bosnia che permetta una effettiva protezione e alleggerisca la Bosnia, Paese con risorse limitate ed ancora diviso al proprio interno, delle responsabilità che la UE non vuole assumersi;

- aiutare la Bosnia a realizzare un progressivo programma di accoglienza e protezione dei rifugiati adeguato alle sue possibilità, escludendo la creazione, finora invece favorita, dei campi di confinamento nei quali isolare i rifugiati in condizioni indegne.

Il digiuno coinvolgerà ogni giorno donne e uomini che da diverse località si alterneranno nell'arco delle settimane. Ci auguriamo che lo sciopero, avviato in Friuli Venezia Giulia, possa essere condiviso da persone, associazioni, movimenti, che in Italia sono impegnati nella difesa dei diritti umani nell'area balcanica e ovunque in Italia e nel mondo.

Per partecipare al digiuno inviate la vostra adesione aretedirittifvg@gmail.com

indicando il Comune di residenza, la professione o il ruolo sociale/istituzionale, allegando una vostra foto con cartello e scritta #rottabalcanica #norespingimenti o un video di max 30 secondi in cui esporre il motivo della vostra partecipazione. I materiali raccolti verranno pubblicati sul sito e le pagine FB della Rete DASI FVG.

Rete DASI FVG: http://sconfini.net/

Giorgio Camauli, un grazie profondo


E' passato tanto tempo da quando è stata scattata questa foto, un'estate, nella vecchia casa del caro amico Vito Dalò (al centro). Ma la voglio riproporre per ricordare Giorgio Camauli (nella foto, a sinistra).

Quella della "partenza" di Giorgio è una notizia che non si sarebbe mai voluta sentire e che ha fatto in un istante il giro di Gorizia. Hai sentito di Giorgio? Mi hanno chiesto da ogni parte, perfino dalla Puglia e dalla Moldavia!

Io l'ho appresa da Maria, sul sempre importante gruppo wathsapp "Punto pace" e sono rimasto letteralmente senza parole. Sì, si sapeva che era in corso una malattia, dall'esito probabilmente letale, ma non si era e non si è preparati a vivere la città senza di lui.

Con la sua simpatia riusciva a contagiare di serenità i tanti ambienti e le tante situazione da lui frequentati, portando una ventata di autentica gioventù, con la sua passione per la musica, per la fotografia, soprattutto per la fattiva e costante presenza nei mondi della solidarietà e dell'impegno a favore dei più deboli. 

Con Maria è stato sempre presente nei luoghi che in questi ultimi anni hanno creato la storia dell'attuale Gorizia, dal tunnel sotto il castello alle mense per i dimenticati fino a una concretezza di apertura e accoglienza senza dubbi o ritrosie. Insieme hanno generato, coltivato e realizzato molti sogni, intrisi di bellezza e di umanità. E insieme, anche se in modo diverso, continueranno attraverso di lei il loro progetto di vita, autenticamente, come avrebbe detto don Milani, "dalla parte dell'ultimo".

Grazie Giorgio, per la tua saggezza e amicizia, per la tua passione per la bellezza e per la vita, per la tua discrezione e per il tuo impegno, per il tuo costante e coinvolgente sorriso... 

sabato 16 gennaio 2021

Gianna Nannini e "L'aria sta finendo", un video musicale che aiuta a pensare

Con i tempi che corrono, c'è il tempo per una polemica nei confronti di una delle più brave e note cantanti italiane. Gianna Nannini racconta il tempo presente con un video musicale dal titolo "L'aria sta finendo", un'impegnativa canzone commentata da un cartone animato. Si attira un fiume di improperi per aver rappresentato, sotto la forma di maiali in divisa, squadre di poliziotti che picchiano persone indifese.

In realtà, più che da arrabbiarsi, ci sarebbe da riflettere su una serie di scene che riguardano l'omologazione politica, la propaganda religiosa, la distruzione sistematica dell'ambiente, la violenza e la guerra, con l'inquietante selfie finale davanti all'innalzarsi del fungo atomico.

Perché la polizia non dovrebbe affatto ritenersi offesa dall'artista, che rappresenta un paio di "squadroni" non di per sé cattivi, ma massificati e ridotti a burattini di un Potere spersonalizzante?

Prima di tutto perché il video non denuncia tutte le forze di polizia, come non irride tutta la popolazione umana perché una minima parte di essa è asservita al consumismo imperante e si dedica all'unico sport della digitazione sul telefonino rinunciando a vivere e a relazionarsi con il prossimo. Il pestaggio di manifestanti o semplicemente di esseri umani inermi, soli o in gruppo, non è certo un'eccezione. Nell'anno appena trascorso si sono viste contestazioni di piazza represse con violenza, in Cile, Ucraina, Stati Uniti, solo per portare qualche esempio. Si sono visti singoli o gruppi di poliziotti accanirsi su poveracci al di là di ogni possibile giustificazione, senza dimenticare il trattamento dei profughi ai confini tra Turchia e Grecia, tra Bosnia e Croazia. Come dimenticare il terribile destino di Giulio Regeni e le torture in atto nelle carceri di mezzo mondo? Anche in Italia ci sono stati molti casi di violenza ingiustificata, basti pensare alla caserma Diaz (Genova 2001) e al caso Cucchi, solo per fermarsi ai casi più eclatanti. Tutto ciò per dire che un cartone animato che condanna l'uso unilaterale della forza da parte di chi dovrebbe tutelare l'ordine è semplicemente un modo per deplorare certe frequenti azioni, senza alcuna volontà di generalizzazione.

Ma la polizia, o chi in essa se la prende per il video, rischia anche di essere tacciata di ignoranza. La Nannini non è certo la prima a utilizzare un'allegoria raccolta dal mondo animale per comunicare i propri messaggi. Gli esempi sono innumerevoli, tra essi due sono universalmente noti ed eclatanti e caso vuole che in entrambi i maiali svolgano un ruolo importante. Il primo proviene da "Animal Farm", la fattoria degli animali di George Orwell dove i maiali guidano la rivolta contro gli umani, poi ne ricalcano le orme grazie alla violenza e all'inganno prima di trasformarsi nei loro precedenti aguzzini. Forse che si dovrebbe mettere al bando il celebre testo perché equipara gli umani ai maiali, anzi, peggio, perché sembra voler offendere i suini perché desiderano essere come gli uomini? Il secondo viene dallo straordinario fumetto "Maus" di  Art Spiegelman, un complesso, psicoanalitico racconto della Shoah e delle sue conseguenze sui sopravvissuti, dove accanto ai gatti tedeschi sono co-protagonisti i polacchi, rappresentati sotto le sembianze dei maiali (gli ebrei dei topi, gli inglesi pesci e così via...). Forse si dovrebbe censurare uno dei più noti fumettisti mondiali per aver contribuito a far conoscere al grande pubblico alcuni risvolti della più terribile tragedia del XX secolo?

Suvvia, perché dimostrarsi così gretti e non accogliere invece una profonda lezione che, al di là della simpatia o antipatia suscitate dalla cantante, invita a una profonda meditazione su dove stiamo andando, troppo poco consapevoli del fatto che "L'aria sta finendo"?   

giovedì 14 gennaio 2021

Dall'u-topìa all'eu-topìa, considerazioni sulla crisi

Senza di lui, probabilmente, il governo Conte II non sarebbe neppure nato. E senza di lui, forse, il governo Conte II non sarebbe nella situazione nella quale si trova.

Sì, lui è Matteo Renzi, nel male più che nel bene protagonista degli ultimi sette anni di politica italiana. E da ieri sera è diventato l'ennesimo personaggio-bersaglio del cosiddetto centro sinistra, dopo Berlusconi e più recentemente soprattutto Salvini.

E' lungi, ma molto lungi da queste note l'intento di riabilitare in alcun modo chi ha portato il Paese a una situazione imbarazzante, dal punto di vista culturale e istituzionale. Ma se chi si definisce di centro sinistra o di sinistra pensa di poter far crescere il proprio consenso soltanto attraverso la demonizzazione sistematica degli "avversari", allora ne vedremo presto davvero delle belle, anzi delle molto brutte!

Molti dicono che è da irresponsabili provocare una crisi di governo o addirittura prospettare delle elezioni in una situazione drammatica come quella provocata dalla diffusione del coronavirus. E perché poi? Se un governo appare inadeguato o anche semplicemente se una parte della maggioranza che lo sostiene decide di sfilarsi perché non si ritrova più, non c'è niente di strano che possa essere sostituito. 

Forse piuttosto la difficoltà del momento potrebbe portare a due sbocchi, entrambi da guardare non come tragedie ma opportunità. 

La prima è la possibile scelta, da parte del Capo dello Stato, di una personalità di alto profilo attorno a cui riunire un Governo tecnico, con un mandato a tempo, per affrontare con il necessario bagaglio di esperienza la sfida del coronavirus, sia dal punto di vista sanitario che socio-economico, per posizionarsi in modo corretto a livello europeo e più in generale internazionale e per preparare le nuove elezioni da tenersi entro il prossimo anno.

La seconda è quella di andare subito a votare e prospettare l'unica strada possibile per concorrere con le Destre populiste, che stanno diventando di giorno in giorno più forti, almeno stando a tutti gli istituti di statistica, compreso quelli tradizionalmente meno influenzati dagli umori dei partiti.

Cosa significa ciò? Significa partire da una constatazione oggettiva, l'assurda totalmente squilibrata distribuzione delle ricchezze che ci sono nel mondo. Lasciando ad altre strutture sociali il compito di delineare i principi ,morali e rinunciando a porsi come "ospedali da campo del capitalismo", la sinistra e il centro sinistra dovrebbero proporre con grande forza e convinzione la redistribuzione equa della ricchezza, la trasformazione degli arsenali militari in laboratori di pace, l'assoluta libera circolazione degli esseri umani ovunque, la riconversione delle industrie inquinanti, la scienza e la medicina beni comuni dell'umanità, la cultura come fondamento di ogni azione politica, il superamento del volontariato istituzionalizzato a favore del progetto "lavorare meno lavorare tutti", il riconoscimento e la valorizzazione di tutti i diritti individuali e della comunità e così via...

Se ci fosse un'autentica convergenza su questi orientamenti e un forte lavoro di concretizzazione nel presente, una coalizione di centro sinistra e sinistra affronterebbe le elezioni con due possibilità, quella di vincerle e quella di perderle. Nel primo caso inizierebbe un processo rivoluzionario e nel contempo democratico. Nel secondo (possibile e forse probabile caso), si potrebbe iniziare una "lunga marcia" per dilatare il consenso, in vista delle elezioni successive, tenendo presente anche la situazione di gravissima crisi economica e sociale che attende il Pianeta nei prossimi anni e le evidenti crepe nel sistema che nessun governo più o meno liberale potrà affrontare con serena determinazione, senza dover chiedere immensi sacrifici ai cittadini. Costruire con pazienza e convinzione un'autentica e radicale alternativa, potrebbe essere quindi un obiettivo sostenibile e raggiungibile.

U-topìa o Eu-topìa?

martedì 12 gennaio 2021

Tutte le cure sono un bene pubblico

Per concessione del blog forumgoriziablog.it si pubblica questo importante appello europeo, proposto e firmato da Martina Luciani. Da leggere e, possibilmente, aderire... 

FIRMA L’INIZIATIVA DEI CITTADINI EUROPEI.

Una iniziativa dei cittadini europei per essere sicuri che la Commissione europea faccia tutto quanto in suo potere per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte: a questo serve la firma sul sito dell’Unione Europea, nella sezione Diritto alle cure, che ha titolo NO PROFIT ON PANDEMIC.EU, (https://noprofitonpandemic.eu/it/) a pretendere universalità del diritto alla salute.

In una pandemia, la ricerca e le tecnologie dovrebbero essere condivise ampiamente, velocemente, in tutto il mondo.

L’Unione Europea ha concluso accordi con varie case farmaceutiche per rendere disponibili a tutti i cittadini europei i vaccini contro il Coronavirus e i Paesi membri hanno messo a disposizione delle aziende farmaceutiche ingenti risorse di denaro pubblico: in altre parole sono i contribuenti che hanno pagato per la ricerca e lo sviluppo di vaccini e dei nuovi trattamenti di cura ( non dimentichiamoci di quanto siano importanti anche i farmaci e le corrette terapie).

Nonostante questo, e nonostante l’enorme pressione internazionale, partita fin dall’inizio della pandemia, nei confronti dell’Organizzazione mondiale per il commercio, affinchè sia attuata con urgenza una moratoria sugli accordi TRIPS sulla proprietà intellettuale relativamente a tutti i trattamenti riferibili al Covid, dai farmaci ai vaccini, succede che le regole non sono cambiate e una volta conclusi i trial clinici e approvato il prodotto, questo rimane di proprietà privata delle aziende produttrici che per vent’anni avranno il monopolio del brevetto, limitando la disponibilità e aumentando i costi del prodotto stesso. Ma non è evidente che così non può funzionare, che una minaccia collettiva richiede solidarietà, non profitti privati?

Ecco perché un gruppo di personalità europee, ricercatori e attivisti – tra i quali, solo per citarne alcuni, Gino Strada, Silvio Garattini, Don Luigi Ciotti,  Monica di Sisto – ha presentato un’ICE, Iniziativa dei Cittadini Europei, strumento istituzionale con cui viene proposta una modifica legislativa alla Commissione Europea:  raggiunto 1 milione di firme, la Commissione è obbligata a prendere un’iniziativa in materia.

I brevetti forniscono ad una singola azienda il controllo monopolistico sui prodotti farmaceutici essenziali. Questo limita la loro disponibilità, rende impossibile pretendere abbiano costi controllati ed economici, costituisce una fonte di profitto smisurata per le aziende farmaceutiche, esercita una pressione insostenibile sui sistemi sanitari pubblici e di assistenza sociale.

Per cosa si firma: per i diritti alla salute e alle cure, che altro non sono se non diritti umani universali, per la condivisione della conoscenza e delle tecnologie, per la trasparenza sui dati economici e scientifici, per imparare la lezione della pandemia e avviare l’inversione delle regole della globalizzazione e far sì che il sistema del profitto  dipenda dalle esigenze di tutela delle persone, della società, dell’ambiente e non sia più il criterio prevalente dell’attuale ordine economico.

Nel dettaglio, questo significa:
– introdurre obblighi giuridici per i beneficiari di finanziamenti dell’UE per quanto riguarda la condivisione di conoscenze in materia di tecnologie sanitarie, di proprietà intellettuale e/o di dati relativi alla COVID-19 in un pool tecnologico o di brevetti;

– introdurre obblighi giuridici per i beneficiari di finanziamenti dell’UE per quanto riguarda la trasparenza dei finanziamenti pubblici e dei costi di produzione e clausole di trasparenza e di accessibilità insieme a licenze non esclusive.”

L’indirizzo web della proposta d’Iniziativa dei cittadini europei dove firmare, esercitare il proprio diritto di cittadinanza ed iniziare a cambiare le regole è: https://eci.ec.europa.eu/015/public/#/screen/home, oppure https://noprofitonpandemic.eu/it/.

Forum Gorizia aderisce a No profit on pandemic e parteciperà il 13 gennaio all’incontro on line delle associazioni e movimenti che sostengono la campagna. Ma le firme sono individuali, e quindi ognuno deve attivarsi singolarmente sul sito indicato. La raccolta in tutta l’UE è stata lanciata il 30 novembre e abbiamo un anno per raccogliere 1 milione di firme nei 27 stati dell’Unione Europea: non è poco ma non è nemmeno tanto tempo per diffondere, spiegare e sollecitare l’azione dei cittadini e fare in modo che il Covid 19 produca qualcosa di positivo e sano per ognuno e senza distinzioni, a cominciare dall’Europa. Martina Luciani

Tutte le vite valgono: con la Bosnia nel cuore (Rete DASI)

Sulla situazione in Bosnia interviene la Rete DASI del Friuli-Venezia Giulia, con una proposta di raccolta fondi e con un gesto significativo finalizzato a richiamare la Politica. Ecco il comunicato, con le indicazioni da seguire per chi desidera compartecipare alla staffetta digiuno: 


In Bosnia migliaia di migranti, in cammino lungo la Rotta balcanica, rischiano di morire per stenti e assideramento mentre vengono respinti ai diversi confini


In questo rigido inverno, nel mezzo di una drammatica pandemia che colpisce soprattutto i più poveri e deboli, si consuma, a poche centinaia di chilometri dal confine orientale italiano, l'ennesimo fallimento della politica che dovrebbe tutelare la vita di ogni essere umano. Da settimane, nell'area di Bihać, in Bosnia, dopo la chiusura e l'incendio della tendopoli di Lipa, migliaia di giovani afghani, iracheni, pachistani, siriani, africani, da anni bloccati lungo la Rotta balcanica, vagano nei boschi e nelle campagne, rischiando la morte per stenti e assideramento. Nel rimpallo delle responsabilità tra il governo centrale della Bosnia e quello cantonale, nessuna soluzione è stata ancora individuata. I migranti abbandonati di Lipa si aggiungono alle migliaia di uomini e donne precariamente sistemati nei diversi campi della Bosnia nord occidentale, dove è in atto un'emergenza umanitaria.
Denunciamo le responsabilità dell'Europa e del nostro Paese nell'attuazione dei respingimenti a catena, chiamati “riammissioni informali”, messi in atto da Italia, Slovenia e Croazia nei confronti dei migranti. Si tratta di dispositivi illegittimi, attivati dalle polizie di frontiera, finalizzati a ricondurre in Bosnia uomini, donne e minori che aspirano a una protezione umanitaria, dopo aver tentato, a volte per anni, di attraversare i Balcani. Questi migranti, spesso rappresentati come possibili propagatori del Covid-19, sono deliberatamente esclusi dall’Europa, che stanzia cospicui finanziamenti (quasi 100 milioni di euro) per tenerli fuori dai propri confini anziché attuare, nei loro confronti, politiche di accoglienza, integrazione e tutela sanitaria.

Di fronte a tale situazione, oltre alla raccolta di fondi per interventi umanitari, sentiamo il bisogno di un coinvolgimento più profondo nelle vicende che riguardano migliaia di persone bloccate lungo la Rotta balcanica.

Rifacendoci ai principi ispiratori dell'azione politica nonviolenta
da domenica 17 gennaio ci alterneremo in un digiuno
che coinvolgerà ogni giorno più persone per:

- chiedere a tutti i Governi dell'Unione Europea e in primis al Governo italiano di porre immediatamente fine ai respingimenti tra Italia, Slovenia e Croazia, a causa dei quali migliaia di persone vengono rigettate in Bosnia, dopo aver subito violenze e vessazioni ampiamente documentate, in aperta violazione delle leggi europee e della Costituzione della nostra Repubblica che tutelano il diritto d’asilo;

- attuare un piano di ricollocamento tra tutti i Paesi UE dei rifugiati bloccati in Bosnia che permetta una effettiva protezione e alleggerisca la Bosnia, Paese con risorse limitate ed ancora diviso al proprio interno, delle responsabilità che la UE non vuole assumersi;

- aiutare la Bosnia a realizzare un progressivo programma di accoglienza e protezione dei rifugiati adeguato alle sue possibilità, escludendo la creazione, finora invece favorita, dei campi di confinamento nei quali isolare i rifugiati in condizioni indegne.

Il digiuno coinvolgerà ogni giorno donne e uomini che da diverse località si alterneranno nell'arco delle settimane. Ci auguriamo che lo sciopero, avviato in Friuli Venezia Giulia, possa essere condiviso da persone, associazioni, movimenti, che in Italia sono impegnati nella difesa dei diritti umani nell'area balcanica e ovunque in Italia e nel mondo.

Per partecipare al digiuno inviate la vostra adesione aretedirittifvg@gmail.com

indicando il Comune di residenza, la professione o il ruolo sociale/istituzionale, allegando una vostra foto con cartello e scritta #rottabalcanica #norespingimenti o un video di max 30 secondi in cui esporre il motivo della vostra partecipazione. I materiali raccolti verranno pubblicati sul sito e le pagine FB della Rete DASI FVG.

Rete DASI FVG: http://sconfini.net/

domenica 10 gennaio 2021

La vergogna d'Europa nel nord della Bosnia

Dopo il "game", Bosnia 2018
Gli straordinari servizi giornalistici di Nello Scavo su Avvenire nelle domeniche di dicembre, l'appello delle rete DASI del Friuli-Venezia Giulia, il lavoro costante - da quasi tre anni - tra i profughi a Trieste portato avanti da Linea d'Ombra, ICS, Caritas e altre associazioni, hanno portato alla luce e alla ribalta mediatica ciò che sta accadendo da tanto tempo nel cantone di Una-Sana, in Bosnia Erzegovina.

L'incendio e la chiusura del campo di Lipa ha portato qualche migliaio di persone a trascorrere il periodo natalizio senza un riparo, con poco cibo, sotto la neve e in mezzo al ghiaccio. Ma anche coloro che continuano a essere "ospitati" a Bihac e Velika Kladusa non se la passano meglio, asserragliati in enormi edifici fatiscenti, aiutati, per quanto possibile, soltanto dalle organizzazioni internazionali, anch'esse in difficoltà data la crescente situazione di tensione nello Stato Balcanico.

Una decina di migliaia di persone vive in questa situazione. Molte di loro, forse tutte, hanno tentato l'avventura dell'attraversamento del confine. Dopo aver passato tutti i pericoli e i disagi possibili e immaginabili, essere stati derubati di tutto da gente senza alcuno scrupolo morale, cercano di fuggire dalla fame e dal congelamento passando per i boschi. vengono quasi sempre rintracciati, picchiati e torturati prima di essere rispediti in Bosnia. Alcuni, pochi, riescono a raggiungere la Slovenia, quando vi entrano chiedono subito agli abitanti quanti chilometri manchino per arrivare in Italia, provando grande delusione nel sentirsi rispondere 100, 150 o più di 200. quasi sempre anch'essi vengono presi dalla polizia slovena, condotti nei campi per il rimpatrio e rispediti in Croazia e da lì in Bosnia. Pochissimi riescono ad arrivare in Italia, stremati, curati dai volontari nelle piazze triestine. Ma anch'essi - almeno un numero notevole - vengono riaccompagnati oltre il confine. Si dice "riammessi", ma si tratta di "respinti", sulla base di una legislazione risalente alla metà degli anni '90 e superata dall'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea e nell'area Schengen. In altre parole, nell'anno 2021, centinaia di esseri umani sono stati rigettati indietro, ben sapendo quale destino li attendesse nel drammatico viaggio di ritorno attraverso la Slovenia e la Croazia.

L'esplosione mediatica di questo ultimo periodo ha avuto il pregio di smuovere le alte sfere dell'Unione Europea che sembrano ora muoversi verso una rinnovata attenzione nei confronti della Bosnia, anch'essa in ginocchio a causa del disinteresse internazionale e della Croazia, dove non si fa mistero sulle violenze di frontiera, implicitamente e a volte esplicitamente richieste proprio per "difendere" i limiti dell'Unione. Sarà così, si produrrà qualche cambiamento, cesseranno almeno i respingimenti dalla Slovenia e dall'Italia, le torture presso i valichi di Bihac e Velika Kladusa? 

Questa volta sembra che il grido che si innalza da quelle attualmente gelide contrade sia stato almeno ascoltato! Ma quanto tempo è passato... La situazione di quella zona non è di oggi, ma perdura da almeno tre anni. Migliaia e migliaia di esseri umani - anche donne e bambini - hanno calpestato quella terra, hanno tentato quello che essi chiamano il game, sono stati colpiti, feriti, sprofondati nella più nera delle disperazioni. Molti giornalisti ne hanno parlato e scritto, non varcando le porte di piccoli bollettini di associazione o giornale di provincia, senza ottenere alcun risultato. Forse la tragedia di Lipa con la catastrofe umanitaria conseguente può finalmente aver aperto gli occhi ai ciechi. O forse ancora no...

Verso il Decreto Legge prossimo venturo

Con lunedì riprende la storia d'Italia a colori, cinque regioni in arancione e tutte le altre in giallo, almeno fino al 16 gennaio, quando entrerà in vigore un nuovo Decreto Legge che sostituirà il precedente. Sono ovviamente in pieno svolgimento la considerazione delle statistiche, l'ascolto del Comitato scientifico, le lunghe trattative tra Governo, Regioni, referenti di attività produttive, Sindacati. 

I "numeri" non sono incoraggianti, i casi di contagio crescono, le istituzioni sanitarie sono in sofferenza, il numero dei decessi non diminuisce in modo significativo. Le attività commerciali e industriali sono in una situazione sempre più drammatica. Le vaccinazioni sono partite sostanzialmente bene, ma ci vorrà molto tempo non soltanto per coinvolgere tutta la popolazione, ma anche per convincerla, in particolare chi esprime dubbi sull'efficacia e sulla pericolosità, ma anche chi ha già superato la malattia provocata dal virus e si ritiene per ciò automaticamente immune.

Non è facile per un Presidente del Consiglio districarsi in questo ginepraio, tanto più in un momento delicato per il Governo come quello attuale. Non è neppure giusto dire che la difficoltà attuale debba impedire una crisi di governo. Se si riscontrasse una qualche responsabilità nella situazione italiana, gravata forse dalle più rigide "serrande chiuse" del mondo (il mese primaverile di reclusione in casa pare non avere riscontri da nessuna altra parte) e ai vertici planetari per numero di contagi rispetto agli abitanti e di morti rispetto ai contagiati, ci potrebbe anche stare l'auspicio di un ricambio al vertice. Invece si prospetta il proseguimento di un già troppo lungo tira-molla che ha come posta in gioco non certo il benessere degli italiani, bensì la conquista di qualche poltrona "che conta" e la speranza di acquisire in qualche modo qualche frammento di punto in più nei sondaggi. Davvero penoso!

C'è un altro auspicio, ma è giusto per dire, tanto il "gioco" è già iniziato. E' la speranza che ci sia risparmiata per una volta la teoria di previsioni su come sarà il prossimo Decreto. E' da mesi che le pagine dei giornali sono riempite di "certezze" regolarmente smentite nel momento della pubblicazione dei documenti. Forse, prima di prevedere e di scrivere miriadi di articoli sulle previsioni, sarebbe meglio attendere il risultato finale, magari - questo sì! - offrendo ai decisori elementi e spunti in grado di presentare alla loro attenzione i vari punti di vista delle diverse categorie.

Insomma, si è ancora in mezzo al guado, il che significa da una parte l'attesa di nuove e più o meno rigide restrizioni, dall'altra la ricerca urgente di convergenze sulla costruzione - post pandemia - di quello che ai lontani tempi di Genova 2001 veniva preconizzato come "un altro mondo possibile". 

sabato 9 gennaio 2021

La Politica, tra teoria e prassi

La Politica è nello stesso tempo teoria e prassi della convivenza. In quanto animale sociale, ogni essere umano non può che contribuire alla costruzione dell'ambiente in cui vive, sia esso una famiglia, un paese, una nazione o il mondo intero. Anche chi ritiene di non partecipare, di fatto decide la particolare responsabilità politica di colui appunto che ritiene di astenersi e di lasciare pertanto agli altri il compito di decidere al posto suo. Dunque, tutti, nessuno escluso, siamo politici e facciamo politica, non soltanto perché elettori, ma essenzialmente perché siamo semplicemente umani.

La teoria della convivenza si chiama anche morale sociale. E' la visione del mondo e dell'essere umano, la prospettiva eminentemente culturale che fonda qualsiasi azione nell'ambito sociale. Tale prospettiva trova la sua radice e il suo riconoscimento nelle ideologie, nelle filosofie e nelle visioni religiose. Normalmente a tali concezioni si aderisce - con le dovute integrazioni da parte di ogni soggetto libero - in modo integrale, esse sono delle vere e proprie convinzioni che impregnano tutte le sfere della vita, ovviamente anche quella individuale. Il senso del nascere e del morire, dell'amare o dell'odiare, dell'edificare o del demolire, dell'accogliere o del rifiutare, dipende totalmente da questo orizzonte il cui limite può essere di due ordini di grandezza. In un contesto democratico il confine dell'appartenenza ideologica è determinato dalla legge, frutto di un bilanciamento tra diverse forze che assumono maggiore o minore peso sulla base di un consenso elettorale. In un regime assolutista è il dittatore a stabilire la liceità d'espressione di alcune visioni ideologiche e l'assoluto divieto di professare altre "fedi".

La prassi della convivenza deriva dalla specifica teoria e si traduce in proposta concreta di azione. Le proposte, contenute in percorsi progettuali e programmatici che richiedono precisi tempi e complesse modalità di attuazione, possono a volte riscontrare convergenze in rapporto a visioni ideologiche diverse o divergenze rispetto a concezioni del mondo simili. Lo spazio del dibattito politico è l'istituzione, che ovviamente riveste diversi caratteri in ambiti pluralisti o assolutisti. Se tutti - consapevolmente o meno - hanno una visione teorica della propria e altrui presenza nella società, non tutti sono tenuti a fornire precise risposte alle concrete problematiche da affrontare ogni giorno. nello Stato democratico dovrebbe comunque esistere uno spazio di partecipazione assembleare, dove ogni cittadino potrebbe e dovrebbe esprimere il proprio parere e la propria proposta e uno spazio di rappresentatività, in ambienti specifici dove gli "eletti" sono chiamati a prendere delle decisioni che riguarderanno non soltanto i decisori, ma anche tutti gli altri membri di una determinata società.

Per esemplificare, l'idea di "pace" può essere declinata teoricamente in molte maniere, supponendo che quasi tutti desiderano ciò che il concetto esprime. E coloro che non rientrano nel "quasi" molto probabilmente potrebbero essere banditi sia da una società assolutista che da una democratica. Ma quando si passa all'attuazione della teoria in una prassi politica, la situazione cambia e occorre districarsi tra soluzioni alquanto diversificate, veleggiando dalla  nonviolenza attiva gandhiana agli interventi umanitari di Giovanni Paolo II, dalla guerra preventiva di Bush al sorprendente interventismo di D'Alema in Bosnia, fino alla legittimazione della seconda guerra in Iraq di Blair e alla definizione della guerra come "follia" da parte di Francesco nello stesso momento in cui stringe le mani ai capi militari italiani.

Fino a quando il dibattito politico riguarda la prassi, è difficile che esca dai binari di una costruttiva diversità che cerca una mediazione unitaria per rispondere nel miglior modo possibile ai problemi che si devono affrontare. Se invece la virulenza del disaccordo si sposta sul piano morale, la delegittimazione dell'altro in quanto "immorale" o "ignorante" o "incolto" o "disumano" diventa molto pericolosa, in quanto foriera di quelle tremende guerre ideologiche o di religione che hanno insanguinato l'Europa e il mondo. Ed è anche controproducente, perché la ridicolizzazione degli "avversari" convince maggiormente i "propri", aumenta il divario dai "loro" e soprattutto - il che in un regime democratico fondato sull'acquisizione del consenso è deleterio - rende perplessi gli incerti, cioè quella grande parte della popolazione che con il proprio voto determina colta per volta gli equilibri delle rappresentanze.

Tutto ciò per dire che se il centro sinistra vorrà continuare a combattere il centro destra, demonizzandolo e sostenendone sul piano teorico la presunta mancanza di morale e di competenza, non riuscirà a raggiungere altro obiettivo che quello di rendere più accalorati i propri "supporter", innalzando inutilmente la tensione politica e allontanando gli indecisi. E' necessario invece che ci sia un forte investimento sul piano concreto, in modo che chi andrà a votare lo possa fare sulla base di programmi e progetti chiaramente distinguibili da quelli degli altri. Ma di ciò, in un altro post...

venerdì 8 gennaio 2021

Abitare la Distanza

E' un periodo nel quale è raccomandata la distanza, almeno un metro gli uni dagli altri per diminuire il pericolo di contagio.

E' uno degli elementi che hanno cambiato maggiormente il procedere ordinario della Vita e la qualità delle relazioni. Ma nell'evitare gli assembramenti esiste anche una valenza simbolica profonda che richiama una concezione non sempre sana dei rapporti interpersonali.

Quali sono infatti i due maggiori "nemici" di un'autentica relazione interpersonale? Il rifiuto e l'invasione. Ci si può infatti isolare quanto più possibile dal mondo circostante, creando situazioni di volontaria solitudine ed estraneazione dalla realtà, ma si può anche invadere il territorio dell'altro o essere in sua completa balìa, come accade nei rapporti determinati dal narcisismo patologico.

La lezione di Franco Basaglia scopre invece la necessità della "distanza" per consentire relazioni autentiche e costruttive. Tale esigenza nasce dall'apparente ovvia constatazione che nessuno può conoscere fino in fondo l'altro, anzi nessuno può conoscere pienamente neppure sé stesso.

La persona è un'"enigma", ovvero un insieme infinito di segni che attendono di essere pazientemente decifrati, attraverso la continua "uscita da sé" verso l'altro e il corrispondente "rientrare in sé". In questa progressiva azione di reciproca conoscenza assume un valore fondamentale il riconoscimento della "distanza".

La distanza non deve essere incrementata, rifiutando la maestà dell'Incontro e del conseguente condizionamento, ma non deve neppure essere totalmente riempita, impedendo così l'indispensabile mantenimento della libertà individuale.

La distanza, in altre parole, deve essere "abitata", ovvero riconosciuta come uno spazio che deve essere progressivamente arricchito e abbellito da tutto ciò che tutti coloro che sono coinvolti nell'avventura della relazione porteranno, come i doni di Oriente offerti dai re magi nella grotta di Betlemme, prima del loro ritorno alle loro dimore.

Non c'è quindi da brontolare troppo contro l'imposizione della distanza interpersonale, c'è piuttosto da dare a essa un significato diverso rispetto a quello legato alla diffusione del virus. Più la distanza è abitata, più diventa luogo di corrispondenza e di intensità verbale e gestuale. Appunto, non immediatamente, ma attraverso il tendenzialmente inesauribile gioco della complicità e della biblica conoscenza del bene e del male.

L'amore, l'amicizia, la solidarietà, la compassione, la fraternità universale, la Politica con la P maiuscola, la vera Cultura... tutto è reso possibile proprio dall'accettazione della distanza e dalla decisione di abitarla.  

giovedì 7 gennaio 2021

Lamerica

Dopo un doveroso pensiero alle vittime dell’irruzione dei trumpisti nel Campidoglio e dopo l’ovvia condivisione delle più cupe denunce di inaudito attentato alla democrazia, fine della libertà, colpo di coda del Caimano e così via, è necessario cercare di individuare risposte che vadano al di là del contingente.
La prima domanda riecheggia eventi accaduti in altre parti del mondo e frequentemente “risolti” proprio dagli Stati Uniti d’America o da quelli meno uniti d’Europa. Cosa accade quando un corpo elettorale elegge democraticamente una persona, un partito o una coalizione esplicitamente antidemocratici? Come porsi di fronte a regimi autoritari e dittatoriali, ma sostenuti con evidenza dalla maggior parte della popolazione? Lo si è visto in passato, con due pesi e due misure, a seconda della potenza del Paese in questione. Se si tratta di grandi potenze, si brontola un po’ stando bene attenti a non superare i limiti del pericolo di uno scontro reale. Se invece sono Stati “abbordabili”, come l’Algeria, la Libia o altri Paesi dell’Africa o del Medio Oriente, si interviene con i mezzi militari, in modo diretto o indiretto, deponendo il tiranno e destabilizzando totalmente il territorio. Questa volta sono gli stessi “guardiani del mondo” ad affrontare direttamente il problema, non soltanto per il più o meno tollerato attacco al Campidoglio, quanto per un malcontento generale che potrebbe sfociare in una vera e propria guerra civile. Come uscirne? Cosa dovrebbero fare i “democratici”, anche quelli di casa nostra? Prima di tutto dovrebbero comprendere che Trump non è tanto una causa, quanto una conseguenza di un sistema malato, dove il consenso viene determinato dal possesso e dalla gestione dei mezzi di comunicazione, controllati per lo più dai grandi network multinazionali.  
Il secondo interrogativo, conseguente al precedente, riguarda appunto la qualità del consenso. In questo contesto, la situazione statunitense è particolarmente significativa, dal momento che la posta in gioco è con un’evidenza mai precedentemente così esplicita, la pura gestione di un Potere, indipendentemente da qualsiasi considerazione di ordine ideale o ideologico. Nel caso in questione la controversia non riguarda neppure quella parvenza di diversità che va sotto il nome di “democratici” e “repubblicani”, dal momento che perfino questi ultimi hanno abbandonato il “loro” presidente. In una situazione nella quale il potere reale della democrazia rappresentativa è fortemente indebolito e non esistono più visioni ideali o più in generale culturali in grado di dare spessore alla Politica, che cosa accade? Che la maggior parte delle persone non crede più in nulla, non partecipa più neppure al momento elettorale e, nel momento della difficoltà e della crisi, il disagio si trasforma in esplosione di violenza difficile da controllare.
Ecco allora la grande sfida che non riguarda solo Biden che comunque avrà un compito assai delicato fin dai primi passi della sua presidenza. Interessa infatti tutti, da una parte e dall’altra dell’Atlantico, ed è quella di rimettere in discussione l’intero sistema del Capitale, “aiutati” in questo senso dal particolare momento del Pianeta. Come accaduto dopo la prima e la seconda guerra mondiale, le grandi crisi hanno provocato enormi sofferenze e distruzioni, ma anche tanti cambiamenti, a volte drammatici, a volte indispensabili. Il coronavirus, come gli eventi del Campidoglio e quelli che accompagneranno l’indiscutibile ma anche tanto sofferta ascesa alla Casa Bianca del nuovo Presidente, devono essere il segnale della necessità di un immenso risveglio delle coscienze. Tali realtà, che hanno in comune la crescita della povertà e del disagio esistenziale, possono orientare verso la prospettiva balducciana dell’”uomo planetario” oppure essere il prodromo di un’ulteriore, pericolosissima deriva, controllata e incentivata dai pochissimi, transnazionali Padroni del vapore (e dei media).  

martedì 5 gennaio 2021

Riflessioni epifaniche

Nella notte della vigilia e in quella dell'Epifania si accendono ovunque, in particolare in Friuli, i fuochi che secondo la tradizione dovrebbero orientare i magi verso la grotta di Betlemme. E' anche l'occasione per liberarsi di tanti ingombri inutili che - più o meno simbolicamente - vengono bruciati generando luce, calore, faville e il fumo dalla direzione del quale gli "esperti" traggono i presagi per il nuovo anno.
Una specie di nebbia avvolge i paesi e le città, un intenso odore di legno si diffonde ovunque e il cuore si riempie di una dolce malinconia, nella memoria di un passato che non può ritornare e nel desiderio di un futuro che non si può, in realtà, prevedere.
Niente di tutto questo accade quest'anno. Si è tutti rinchiusi nelle case e i fuochi epifanici sono per questa volta soltanto un ricordo. Non si ha neppure molta voglia di interpretare la direzione della fiamme, perché si è fin troppo determinati dalle preoccupazioni del presente. Finirà questa pandemia? Chi ha perso il lavoro riuscirà a sopravvivere? Cosa ci aspetta in questo nuovo anno? Il vaccino funzionerà, raggiungerà il suo scopo?
Forse allora stasera è importante accendere idealmente un fuocherello dentro la propria mente e il proprio cuore. Dovrebbe portare un po' di luce per affrontare con maggior serenità e impegno ciò che accade. Dovrebbe farci sentire parte di un'unica umanità, in uno straordinario sussulto di solidarietà, di condivisione, di fiducia nelle nostre e altrui potenzialità. Non si è chiamati solo a ricostruire ciò che è andato in quest'anno distrutto, ma a edificare un mondo migliore. Il coronavirus ha evidenziato alcuni aspetti che avevamo dimenticato. Il ricordo dei tanti, troppi che ci hanno lasciato, come l'augurio di guarigione a tutti coloro che sono ancora nel mezzo della malattia, non ci devono lasciare indifferenti e ci devono permettere di constatare alcune "verità oggettive" che questo periodo ha evidenziato. La Natura non è più in grado di reggere un ritmo di consumo e di cosiddetto sviluppo come quello che ha caratterizzato il mondo - o meglio, una piccola parte di esso - in questi ultimi anni. La mole di rifiuti che si producono rischiano di soffocare i mari e i monti, oltre che le grandi distese dei Continenti poveri che devono ricevere le scorie del Nord del mondo. Tutte e tutti siamo sulla stessa barca e il morbo - come una volta - non distingue tra ricchi e poveri, tra potere e sudditanza. Allora è necessario ripensare a un'attenzione al sociale che ponga tutti sullo stesso piano, cancellando l'incredibile disparità tra "privato" e "pubblico" e garantendo a ogni essere umano l'accesso alla "cura". I soldi ci sono e ce ne sono tanti, ma sono mal distribuiti. Occorre da subito un intervento potente per equilibrare l'incredibile divario tra pochissimi straricchi e la moltitudine immensa degli strapoveri. Ciò potrebbe consentire a tutti di lavorare e di avere il tempo per la formazione e la cultura, in una crescita globale dell'unica consapevolezza che tutti ci dovrebbe accomunare, quella di appartenere al Pianeta Terra e di essere chiamati a custodirlo con rispetto e amore.
L'oro dell'uguaglianza dei diritti, l'argento della condivisione e dell'accoglienza, la mirra della solidarietà attiva e fraterna, siano i doni d'Oriente di questa strana Epifania 2021.