giovedì 28 dicembre 2023
Verso il convegno del 30 dicembre: Nova Gorica e Gorizia Laboratorio internazionale di Pace. Le radici, i semi, i germogli...
martedì 21 novembre 2023
Vogliamo la bicicletta, vogliamo PEDALARE!
A Linz in Austria, città 7-8 volte più grande di Gorizia, dalla periferia si può arrivare al lavoro ovunque in bici, il centro storico è conteso tra piste ciclabili e tram elettrificati, poche automobili, traffico sostenibile. Salzburg offre la medesima impressione, con ciclabili molto belle che perforano la montagna sotto il castello, permettendo di raggiungere il centro senza vedere una sola automobile. La vicina Ljubljana, come del resto buona parte della Slovenia, dimostra una spiccata attenzione nei confronti dei ciclisti, anche se alcune criticità vengono rilevate, è presente perfino un informale "sindaco dei ciclisti" che ha lo scopo di tenere alta l'attenzione delle amministrazioni intorno ai diritti dei ciclisti. In questo caso lasciano a desiderare i trasporti pubblici, con conseguente intasamento, nelle ore di punta, delle vie che dalla periferia conducono verso il cuore della città. L'inquinamento dell'aria non rende certo felici i ciclisti che arrancano a lato di strade invase da veri e propri fiumi di automobili. Trieste è un po' particolare, ci sono numerosi tracciati di ciclabili, la maggior parte di essi finisce nel nulla, lasciando sconcertato l'utente che non sa da che parte andare e quali siano i suoi diritti rispetto a quelli dei pedoni. La pista sulle Rive non sarebbe una cattiva idea, se non fosse che in alcuni tratti debba essere ancora finita, in altri il selciato di pietra grezza irregolare mette a dura prova camere d'arie e copertoni, quando arrivano le Grandi Navi (in certi periodi ogni giorno), il tratto migliore della ciclabile viene chiuso per lasciare spazio alle corriere che vengono a raccogliere i turisti. C'è un discreto servizio di bike sharing, non sempre tecnicamente impeccabile, ma con un ottimo personale di riferimento pronto ad affrontare e risolvere eventuali problemi. Verona eccelle, da parecchi anni, con un servizio ai ciclisti di buona qualità, ciclabili sulle carreggiate delle strade principali, può nascere qualche controversia con i pedoni soprattutto in centro. Ottimo è il servizio di bike sharing, funzionale e con postazioni diffuse e ben servite in tutte le zone importanti della città. Normali i mezzi pubblici, senza lode né infamia.
E la Capitale europea della Cultura 2025?
Detto dei nuovi percorsi, culminanti nel ponte ciclabile di Solkan e nella bella kolesarka fino a Plave, le dolenti note vengono dai centri città. Non esiste un sistema di trasporto pubblico coordinato tra le due/una città, se si eccettua il servizio del pionieristico autobus transfrontaliero avviato ancora all'inizio degli anni 2000. A Nova Gorica le ciclabili ci sono, ma non sempre sono funzionali, con frequenti sparizioni in occasione dei principali incroci. Notevole la Nova Gorica-Šempeter, costruita ancora negli anni '50 sul tracciato del mai realizzato secondo binario della ferrovia Transalpina, è ancora oggi un bellissimo percorso di collegamento, indispensabile un tempo per i lavoratori che da casa dovevano raggiungere le fabbriche o gli uffici, non potendo più attraversare il confine. Il centro di Gorizia è buon ultimo in questa pseudo classifica. La dorsale principale, quella che alcuni vorrebbero giustamente chiamare la "ciclovia della cultura", dalla stazione centrale a quella, in Slovenia, di Trg Evrope, è totalmente sprovvista. Il tentativo di portare la pista sulla carreggiata è stato cassato dagli stessi proponenti, con il risultato che oggi percorrere Corso Italia è diventata esperienza abbastanza pericolosa. Altrove si è risolto con pittogrammi, a volte sensati, nella maggior parte risibili, se si vuole rimanere nell'ambito dell'eufemismo. Perfino una parte del centro storico, il Corso Verdi pedonalizzato, è precluso dai segnali di divieto alle bici. Tutto converge a scoraggiare i più convinti, figurarsi coloro che cercano delle buone motivazioni e che si rendono conto di una situazione difficile e delicata, soprattutto per i bambini.
Eppure Gorizia e Nova Gorica potrebbero essere il territorio ideale per sviluppare un piano del traffico che penalizzi le automobili e favorisca gli spostamenti "a misura d'uomo". Chi va in bicicletta (o a piedi) aumenta la qualità della propria vita, vive la città con maggior attenzione, costruisce più facilmente relazioni sociali, fa salutare movimento e se non ci fosse il traffico motorizzato, respirerebbe aria pura. Il ciclista fa del bene anche agli altri, non consuma combustibili fossili, contribuisce a diminuire l'inquinamento atmosferico. E' un cittadino consapevole e responsabile, anche nelle sue scelte di vita, generali e quotidiane.
Perché non avere il coraggio di un'autentica innovazione, valorizzando le ciclabili ovunque e potenziando il servizio di trasporto pubblico? Perché non disincentivare comportamenti assurdi? Basta andare davanti a una scuola, in particolare in un giorno di pioggia, per vedere con tristezza l'intasamento delle auto di genitori innervositi che scaricano i figli esattamente davanti al cancello. Oppure notare che per andare al posto di lavoro, distante meno di un chilometro, molti tirano fuori l'auto dal garage e passano mezz'ora nel cercare parcheggio più vicino possibile alla porta d'ingresso. Perfino i pensionati usano tanto l'auto, per andare a comprare il giornale sostando esattamente davanti all'edicola o per raggiungere il bar e giocare una partita di carte. Si dice questo non per giudicare, ma per constatare. La battaglia per una città pulita e a misura di bambino si deve combattere tutti insieme, le istituzioni per ciò che è di loro competenza, ogni residente per ciò che concerne gli stili di vita quotidiani.
E se qualcuno ha tempo e volontà, la "ciclovia della cultura" propone per la prossima domenica una bella pedalata, tutta in pianura, lungo la ciclabile sul confine, visitando Miren, Vrtojba e Šempeter. "Andemo di là", propongono gli organizzatori riproponendo un titolo già sperimentato con successo con "Il libro delle 18.03". Ma sì, dài, andiamoci di là, ma in piedi o in bicicletta! Partenza al valico del Rafut, domenica 26 novembre, ore 10.
domenica 1 ottobre 2023
Domenica 1 pomeriggio: Aquileia, San Martino del Carso, Transalpina: le radici, le ferite, la rinascita.
Si conclude oggi pomeriggio, domenica 1 ottobre, la quattro giorni del Convegno "Scònfinati o Sconfìnati" del Centro Culturale d'accoglienza Ernesto Balducci di Zugliano.
L'appuntamento, nel segno dell'avvicinamento all'EPK/CEC2025, è alle 14 davanti alla Basilica di Aquileia. Si rifletterà sulle Radici storiche e spirituali di un territorio caratterizzato per millenni dall'incrocio tra popoli e culture, a volte realizzato nella pace, altre volte reso incerto dai conflitti identitari.
Ci si recherà poi a San Martino del Carso, dove Marko Marinčič aiuterà i partecipanti a contemplare le terribili ferite inferte dalla prima guerra mondiale a un territorio, diventato suo malgrado memoria di tanto sangue versato e inizio di quella che Luisa Contin ha opportunamente chiamato "La frontiera inaspettata", nel suo ultimo bel romanzo che sarà presentato giovedì 7 ottobre alle 18.03 presso il Kulturni dom di Gorizia.
Si arriverà infine alla piazza della Transalpina/Trg Evrope - una piazza, due nomi, segno di permanete divisione o affermazione dell'unità nella diversità? Si ascolteranno riflessioni e testimonianze sulla possibile rinascita di un territorio e delle persone che lo abitano. Igor Komel, del Kulturni dom e don Alberto De Nadai spiegheranno il senso dell'incontrarsi sulla piazza che ha visto lo smantellamento della rete confinaria che aveva diviso il territorio per quasi sessanta anni. Il filosofo Mirt Komel offrirà una vera e propria Lectio Magistralis sul concetto di identità nel mondo e a Gorizia, proponendo un'originale e avvincente lettura di Hegel. Eva Susnik e Yuliya Furiv racconteranno il presente e il futuro di un'"architettura di confine". Alcuni testimoni porteranno un contributo di buone prassi, Majda Smrekar, responsabile del centro umanitario Kid di Nova Gorica, Massimo e Tamara, volontari impegnati ogni notte nell'assistenza ai profughi nella stazione ferroviaria di Gorizia, Elisabetta Tofful, referente della Marcia internazionale della Pace che si terrà tra Gorizia e Nova Gorica il prossimo 31 dicembre 2023.
Accompagneranno gli interventi le note musicali della Scuola di Musica San Paolino di Aquileia, diretta dal Maestro Flavio Sgubin. Il presidente del Centro Balducci Paolo Iannaccone proporrà l'introduzione e la conclusione dei lavori. Al termine è previsto un breve, simpatico rinfresco presso la storica stazione della ferrovia Transalpina.
Davvero un pomeriggio straordinario, da non perdere!
sabato 16 settembre 2023
Lunedì 18 settembre, ore 11, presidio davanti alla Prefettura di Gorizia
Il Comitato per la pace di Gorizia e Nova Gorica propone un breve momento di sensibilizzazione della cittadinanza lunedì 18 settembre, alle ore 11 in Travnik (piazza Vittoria), davanti alla Prefettura.
In particolare si desidera richiamare la necessità di un tetto e di un minimo di conforto per le centinaia di persone che transitano ogni giorno oltre il confine, per presentare la domanda d'asilo.
E' una richiesta alle autorità competenti di un'attenzione umanitaria urgente e indispensabile, per tutelare la salute dei migranti come quella dei residenti.
L'iniziativa si svolge contemporaneamente a quella analoga, davanti alle prefetture di Trieste, Udine e Pordenone. I contenuti della proposta sono presentati nel volantino pubblicato nella parte destra del blog.
La città dei Gusti di Frontiera sappia aprirsi alla vita e all'accoglienza di chi ha superato tante frontiere per poter trovare una nuova possibilità di andare avanti, lontano da guerre, persecuzioni e fame.
Tutti coloro che possono e lo desiderano sono invitati a partecipare.
domenica 3 settembre 2023
Arcivescovo Redaelli: in cammino verso la "capitale della Pace"
E' molto ricca di spunti la bella intervista di Francesco Fain all'Arcivescovo di Gorizia Carlo Maria Redaelli, pubblicata sul Piccolo di sabato 2 settembre.
Raccogliendone solo alcuni, si sottolinea l'importanza di cogliere l'occasione del 2025 per trasformare Gorizia (intendendo ovviamente Nova Gorica e Gorizia insieme) in una "Città della Pace". Il vescovo sottolinea l'opportunità storica di dimostrare come un luogo in cui tanto sangue è stato versato può diventare un punto di riferimento a livello europeo di cosa significhi valorizzare le diversità nell'unità. Interpretando altri suoi interventi precedenti, la scelta di portare su questo territorio senza più confini l'annuale "marcia della pace" promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana per il 31 dicembre 2023 va proprio in questa direzione. Così come è da ricordare il convegno internazionale di Pax Christi, che si svolgerà contestualmente il 30 e 31 dicembre e sarà dedicato all'intelligenza artificiale in rapporto alla costituzione dei Corpi Civili di Pace europei. Istituti di approfondimento scientifico, università e centri culturali interpelleranno il mondo politico locale, per promuovere la costituzione in Gorizia/Nova Gorica un centro di preparazione dei giovani europei che desiderano partecipare all'avventura dell'interposizione nonviolenta nei (troppi) conflitti planetari. Interessante e del tutto condivisibile è anche la proposta di non rinchiudere tali prospettive nel recinto degli addetti ai lavori, ma di renderle volano di sviluppo e promozione turistica, con tutto l'indotto che da ciò può derivare anche per la complessiva crescita delle "Gorica".
Le riflessioni sulle migrazioni evidenziano la competenza di mons. Redaelli, non a caso presidente nazionale della Caritas. Sostanzialmente, divide in tre passaggi la necessità dell'intervento pubblico a favore delle persone che raggiungono l'Italia attraverso i vari canali, in particolare la nuova rotta balcanica "da Belgrado attraverso l'Italia e poi verso la Svizzera e la Germania". La prima fase è quella della primissima accoglienza, con la necessità di un piano d'emergenza, in particolare per l'autunno e l'inverno. In altre parole, il vescovo sostiene le richieste di numerosi cittadini goriziani che invocano almeno un tetto sulla testa per centinaia di richiedenti asilo che sono costretti a dormire all'addiaccio nei dintorni della Casa Rossa e della Stazione Centrale. Alla domanda di Fain sui rapporti con il sindaco Ziberna, Redaelli risponde laconicamente di aver chiesto più volte di intervenite, ma "non si è riusciti a farlo". La seconda fase è quella dell'attesa del riconoscimento dello status dei rifugiati che non può essere vissuta nei grandi hotspot, ma deve essere capillarmente diffusa nei diversi Comuni, in termini proporzionali. La Chiesa fa quello che può - si aggiunge in questo contesto, insieme ad altre realtà laiche quotidianamente impegnate, quasi sempre in forma di volontariato - nell'alleviare i disagi dei nuovi venuti, in particolare nei centri del Nazareno e del San Luigi. La terza fase è quella dell'inserimento degli stranieri nei processi di reciproca integrazione con i territori, possibile solo con una coerente politica del lavoro, della casa e dei ricongiungimenti familiari, da attuare a livello nazionale e internazionale.
Insomma, la "capitale europea della Cultura" potrebbe e dovrebbe essere anche "capitale europea della Pace", come pure dell'Accoglienza. Senza dimenticare chi - in Slovenia e in Italia - da qualche anno lavora per indirizzare il grande evento del 2025 e sollecitando con forza chi ancora non si è pienamente immesso nella giusta carreggiata, questa intervista all'Arcivescovo Redaelli è un bicchiere di acqua fresca nella calura estiva. Non è l'unico a sollecitare un percorso entusiasmante verso Nova Gorica con Gorizia "città insieme", ma certamente la sua voce autorevole è una forza in più per tutti coloro che ci credono e vogliono "restare umani".
lunedì 28 agosto 2023
Casa Rossa, profughi sotto il diluvio
Premessa indispensabile. Sul tema delle migrazioni la si può pensare in tanti e diversi modi e questo blog è sempre stato e continuerà a essere schierato. Ma in questo caso non c'entrano il parere personale o l'appartenenza politica, non si entra in merito alla validità o meno delle politiche dell'accoglienza, ma si vuole evidenziare l'assoluta necessità di rispondere a un preciso e praticissimo problema esistente. E' una questione che non è di destra o di sinistra, ma riguarda alcune centinaia di persone costrette a dormire all'addiaccio, come pure i cittadini che abitano nei pressi del confine.
Da oltre un mese, ogni notte, decine di persone si assiepano nello stretto corridoio della Polizia di Frontiera, in attesa di presentare la propria richiesta d'asilo. Provengono da tante parti del mondo, hanno attraversato enormi disagi per arrivare fino a Gorizia, al confine della Casa Rossa e molti di loro dormono su una rudimentale coperta, qualcuno è riuscito anche a innalzare qualche semplice tenda. Chi va a "fare il pieno" li ha sicuramente notati, forse qualcuno ha anche portato qualcosa da mangiare, una pezza per ripararsi dall'umidità o semplicemente un imbarazzato saluto di benvenuto.Finora era andata bene, se non fosse per il caldo umido e per le infinite zanzare. Ma questa mattina, sotto il diluvio mattutino, non hanno fatto neppure in tempo a trovare un povero riparo e si sono inzuppati completamente d'acqua gelida, una situazione a dir poco disastrosa per la salute già precaria di chi ha camminato per mesi, sfuggendo a ogni sorta di pericoli e minacce. No, non sono soli. Ci sono i volontari che in qualche modo riescono a portare molte gocce di solidarietà nell'Oceano del bisogno.
Ma le istituzioni cosa fanno? Per il momento niente, bofonchiano qualcosa in relazione alla difficoltà di rispondere all'"emergenza". Un'"emergenza" che dura da oltre dieci anni non è più tale, così come una situazione di sovraffollamento che da più di un mese viola i più elementari diritti della persona non può essere definita una sorpresa imprevedibile. Se non ci fossero i volontari, ogni notte nella stazione sud della città e negli angusti prati antistanti la Casa Rossa, ci troveremmo di fronte a un totale abbandono di esseri umani che - al di là di qualsiasi posizione politica o ideologica che ciascuno può avere - esercitano il loro diritto di chiedere di poter ospitati, affermando di fuggire a situazioni di guerra o di persecuzione.
Non capita spesso di criticare direttamente chi svolge il difficile compito di amministrare una città - si comprendono bene le difficoltà di rispondere in modo concreto e sostenibile ai problemi - ma in questo caso non si può evitare un'eccezione. Il sindaco Ziberna, che in campagna elettorale si è vantato di aver ricevuto in consegna una città "piena di profughi che abitavano nella Galleria Bombi" e di averla trasformata nella "capitale europea della Cultura", interpellato ieri sul tg5 smette il tono trionfalista pre elettorale e scarica la responsabilità sull'Europa, invocando niente meno che l'esercito europeo (ma c'è un esercito europeo?) a presidiare le coste del Mediterraneo e la Rotta Balcanica. Non è stato certo lui a "liberare" Galleria Bombi, anzi fu anche sua responsabilità averla "riempita". E non sarà certo lui a convincere l'"esercito europeo" o qualsiasi altra forza armata a entrare in guerra contro decine di migliaia di poveri inermi e indifesi, colpevoli di cercare soltanto un futuro migliore.
E' sua diretta responsabilità, invece, come sindaco di Gorizia, di preoccuparsi di centinaia di esseri umani che - piaccia o meno - stazionano nella sua città. Non si chiede molto, forse uno spazio confortevole per la prima accoglienza - una palestra, una parte di caserma riadattata ad hoc, un tetto sotto il quale ripararsi, una cucina da campo, la disponibilità di un medico per le prime cure, una visita rassicurante del primo cittadino, tutto qua o poco più. Invece per ora, niente di nuovo sul fronte orientale, solo parole al vento, se non addirittura accenti critici nei confronti di chi, spinto semplicemente dalla propria umanità, cerca con fatica e convinzione di esprimere gesti di autentica solidarietà e, per quanto possibile, di amicizia.
giovedì 22 giugno 2023
Mesto v malem. Una bella mostra presso la "Frnaža" di Nova Gorica
| Z. POSEGA, Monumento ai costruttori di Nova Gorica (particolare), 2008 |
In effetti l'esposizione - documenti e fotografie d'epoca - racconta la storia di uno dei luoghi più interessanti del XX secolo goriziano.
Forse tutti conoscono la fotografia, scattata probabilmente dal colle della Kostanjevica, di Nova Gorica prima di Nova Gorica. Si vede un grande prato, qualche casolare contadino sparso qua e là e al centro una fabbrica con un'alta ciminiera.
E' questa la "fornace", costruita e avviata nel 1922. La mostra ne racconta la breve ma intensa storia, culminata nell'immediato dopoguerra, quando le brigate di giovani e adulti provenienti da tutta la Jugoslavija per costruire tutti insieme la nuova città, hanno trovato in essa l'alloggio, la mensa, il luogo della socializzazione.
Anche dopo l'avventura della costruzione ex novo della nuova Gorizia, la fornace svolge un compito importante. E' sede di negozi, di attività al servizio della persona, anche di un supermercato chiamato scherzosamente "Standa", forse per richiamare il parallelo centro commerciale presente nella parte rimasta sotto l'Italia. Insomma, per molti anni è davvero "mesto v malem", una città in miniatura.
Come sempre, tutto ha un inizio, una crescita e una fine. Così, progressivamente, anche la "frnaža" ha dovuto lasciare lo spazio alla crescita di Nova Gorica, il cui piano regolatore iniziale prevedeva due sole vie principali, la "magistrala", attorno alla quale avrebbero dovuto condensarsi i condomini e l'Erjavčeva, collegamento diretto con la via San Gabriele in Italia, in profetica previsione di un miglioramento delle relazioni tra i due Stati confinanti. In realtà ben presto alla "magistrala" si è aggiunto l'asse viario attualmente denominato Delpinova e Gradnikova ulica, poi è stata realizzata la Kidričeva e infine la Prvomajska. Negli spazi incastonati tra queste quattro strade si è andata allargando la città.
Prima è stata demolita la caratteristica ciminiera, poi è stato raso al suolo l'intero complesso, dove ora sorgono il moderno palazzo con gli uffici della Capitale europea della Cultura 2025, una parte di quelli dell'Hit Casinò e, oltre un ampio piazzale, il centro studi con tutte le scuole di Nova Gorica.
Come memoria storica dell'antica destinazione, rimane solo la palazzina collocata all'ingresso dello stabilimento e del cortile, peraltro molto ben restaurata e ristrutturata, divenuta centro di aggregazione, sede di numerose associazioni nonché appunto, Galleria d'arte e di divulgazione culturale.
La mostra sarà aperta fino al 30 giugno, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 15. Vale veramente la pena di passarci, per conoscere un tassello importante e interessante della storia del territorio goriziano.
giovedì 8 giugno 2023
La salita (o la discesa) verso Kostanjevica
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| Fino a "ieri" (foto Nevio Costanzo) |
Si arriva in questo punto salendo dalla Via della Cappella, passando davanti alla casa dove i fratelli Rusjan iniziarono la loro avventura di pionieri dell'aviazione, alla scuola elementare Fumagalli e incrociando la via del Molino, toponimo che racconta di acque e di mugnai che hanno lavorato da queste parti prima che l'asfalto prendesse possesso dell'intero territorio. Continuando a salire sul più bel selciato di pietre della zona, ci si lascia sulla destra una casa "datata" 1922, con i simboli stellati del Regno d'Italia e, sull'incrocio con la bella via del Poligono che conduce fino al bosco del Panovec, si trova una splendida edicola mariana, forse opera di Giovanni Pacassi, padre del più noto Niccolò, datata 1705. Prega, adora, affinché Dio "ti liberi", esorta la scritta che l'accompagna.
E si arriva alla siepe interrotta dal sentiero. Ai tempi della Jugoslavia c'era anche un filo spinato. Quando si arrivava in questo punto ci si doveva fermare e, come davanti a una specie di barriere leopardiana, ci si immaginava, al di là, misteriose nazioni e sovrumani silenzi. Qualcuno cercava di sfidare le guardie di confine, finendo a volte tra le braccia delle polizia, i ragazzi se la cavavano con un rimprovero arcigno e con una sberla dei genitori imbarazzati, ma anche con un'avventura da raccontare agli amici nelle lunghe serate invernali.
Il sentiero continua tra gli ulivi, con sguardi sempre più aperti sull'intera conca Goriziana. E dopo un po' si raggiunge la vetta, con la candida chiesa e l'austero monastero. E' un luogo talmente affascinante da aver sollecitato nel re Carlo X e negli ultimi dei Borboni il desiderio di riposare per sempre tra quelle mura.
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| "Oggi" (archivio personale) |
Insomma, così procede la storia, tra le tenebre della violenza e dell'ignoranza e la luce della pace e della solidarietà. Tutto si mescola in una fascinosa alternanza, il gallo e la tartaruga non combattono, ma si confrontano sui piatti di un'immensa bilancia, prevalendo or l'uno or l'altra in un eterno pendolo che non sempre è facile contemplare. E' bello o è brutto? E' giusto o è ingiusto? E' buono o cattivo? Chi lo sa... Anche il breve cammino dalla via Cappella al santuario di Kostanjevica induce alla questione decisiva, l'urgenza filosofica di riunire le apparentemente inconciliabili esigenze dell'assolutismo medievale con quelle del relativismo moderno e postmoderno.
lunedì 8 maggio 2023
Una panchina internazionale
Non so chi abbia avuto l'idea, ma è indubbiamente una bella idea, una panchina internazionale, nel cuore dell'Europa.
In mezzo a tante buone prospettive, questo punto di incontro, offerto al riposo di pedoni e ciclisti, mi sembra un piccolo grande segno, di amicizia e collaborazione.
Non potendo mancare una puntina polemica, certo che se qualcuno tagliasse l'erba non sarebbe male!
sabato 6 maggio 2023
Meglio un lavoro puntualmente chiuso che mille avviati e mai finiti
Quello dei Giardini è l'ultimo caso della serie. La foto a lato è stata scattata il 25 febbraio, poco dopo l'inizio dei lavori. Oggi, 6 maggio, la situazione è identica, salvo l'erba cresciuta sui cumuli di terra scavati nei primi giorni. Il cartello indicatore assicura che la fine dei lavori è prevista per l'1 maggio. Da tre mesi tutto è fermo. E' disfattismo chiedere "perchè?". Lo stesso vale per tutte le altre frequenti segnalazioni. Il castello è chiuso da prima del Covid, i suoi bei bastioni sono impraticabili da almeno tre anni. La strada del Calvario è bloccata poco prima della cima e la necessaria deviazione per Lucinico è un autentico colabrodo. Il decantato Central park in salsa goriziana - da tutti molto atteso come splendido polmone verde e opportuna valorizzazione del fiume Koren/Corno - è in ritardo di oltre due anni sulla tabella di marcia. Il dislivello di 60 metri (!) non è ancora stato superato dagli ascensori al castello, progettati 25 anni fa e non ancora partiti, dopo 15 anni dall'inizio dei lavori. E' fin quasi impietoso affondare il coltello nella piaga ricordando che "l'avevamo detto noi!" (anche in Consiglio Comunale, con i compagni del Forum, mille volte tra il 2007 e il 2012), anche chi non è laureato in storia o geologia avrebbe potuto prevedere il ritrovamento di centinaia di ordigni bellici in una collina bombardata per oltre un anno durante la prima guerra mondiale. Così come chiunque avrebbe potuto immaginare di trovare reperti archeologici interessanti nel terreno del colle o avrebbe potuto scommettere sulla necessità di riempire di tonnellate di cemento nascosto un terreno composto da argilla, subito messo a dura prova già dalle prima giornate di lavoro. Ci sono poi gli edifici storici, in completo abbandono, il progetto di casa Fogar e della cosiddetta Gorizia beach in pausa permanente. Non si devono dimenticare le strade di periferia e alcune centrali (tra esse, anche in questo caso da anni, Via Bellinzona e Via Crispi), in condizioni davvero penose. E' disfattismo chiedere "perché?" Oppure, proprio perché si ama questa città e piacerebbe a tutti mostrarla all'Europa come un modello di convivenza che comprenda anche l'urbanistica, l'architettura, la gestione degli spazi, è proprio necessario porre a chi l'amministra le classiche domande: cosa dove quando come e - appunto - perché?
I Giardini Pubblici di Gorizia sono un autentico gioiello, nel cuore della città, sono tenuti ababstanza bene, sarebbe di sicuro bastata una semplice manutenzione ordinaria. Ci sono i vialetti ombreggiati, con le statue dei personaggi che hanno costruito la cultura "goriziana" negli ultimi due secoli, dagli italiani Bombi e Favetti agli sloveni Max Fabiani e Simon Gregorčič, dal mondo ebraico rappresentato da Graziadio Isaia Ascoli a quello friulano con Pietro Zorutti. Ci sono le strade parallele, dedicate a Dante e Petrarca (Boccaccio completa la triade al di là del complesso del mercato coperto). Si possono ammirare i palazzi circostanti, l'antico Comune, l'elegante Trgovski dom, il palazzo "veneziano", la sede della Libreria Editrice Goriziana, l'antico cinema che chi supera gli "anta" ricorda come rinomato barbiere...Al centro c'è la monumentale fontana del Gyulai e vicino la suggestiva centralina meteorologica, entrambe testimonianze del tempo che fu, quello che con un bel po' di retorica viene ricordato con la nostalgia della "Nizza austriaca". Il settore occidentale del Giardino è occupato da meravigliosi alberi storici, tra essi un'incredibile magnolia che si è sviluppata in altezza e larghezza, superando due guerre mondiali e resistendo alle bizze del cambiamento climatico globale. Insomma, una meraviglia...
Tutta questo è per dire che non si vuole denigrare Gorizia, meno che meno in questa fase di preparazione all'evento straordinario di Nova Gorica con Gorizia Evropska Prestolnica Kulture 2025. Ma "chiedere per un amico" sì. Anche davvero, perché sono tanti che si pongono le stesse domande preoccupati di non trovare risposte. Non si tratta di interrogativi tecnici - gli uffici e i tecnici del Comune di Gorizia, come pure i professionisti del territorio sono assolutamente all'altezza della situazione. La questione è politica. Non c'è giorno in cui gli amministratori non annuncino qualche nuova mirabolante impresa, ma i ritardi nelle realizzazioni di quelle già in corso non si contano più. La domanda più ovvia è: non sarebbe meglio portare a termine ciò che già si è avviato, piuttosto che aprire nuovi cantieri che gravano i tecnici al di sopra delle loro forze, privano per lunghi periodi i cittadini di spazi che a loro appartengono e costituiscono pozzi senza fondo nei quali i soldi pubblici vengono inghiottiti senza pietà?
Non si può andare avanti così, è obbligatorio voltare a sinistra!
Al tempo in cui le ciclabili sono state pensate e poi realizzate, l'intero Corso Verdi a Gorizia era aperto al traffico motorizzato. Per questo erano state pensate due corsie, sui due marciapiedi, caratterizzate da un pavimento di marmo scuro, destinate al transito dei ciclisti.
Nella zona ancora occupata dal traffico automobilistico tali "ciclabili", contrassegnate anche da apposita segnaletica verticale, sono scarsamente utilizzabili, dato che il marciapiede è relativamente stretto e la presenza dei pedoni è molto numerosa. Inoltre c'è da notare che il selciato in porfido, anche se rifatto in toto non più di dieci anni fa, è alquanto sconnesso e pieno di buche. Il povero ciclista che procede da sud verso nord è costretto a scegliere tra lo slalom in mezzo ai passanti che lo apostrofano con ogni epiteto e l'avventura delle mini montagne russe nel centro della strada.
Nella zona pedonale, come rilevato anche dai quotidiani locali, la questione è ancora più complicata. Gli esercenti si lamentano per l'eccessiva velocità delle biciclette che a loro dire sfidano il buon senso passando in mezzo ai tavolini degli esercizi. Il protendersi delle zone occupate per le del tutto legittime necessità dei baristi, rende tuttavia arduo attraversare le strettoie rimanendo in sella. Inoltre, i segnali collocati all'inizio e alla fine della zona pedonale non sono affatto chiari. Anzi, lo sono, ma suscitano perplessità. Il divieto di passaggio non ammette eccezioni, né per i mezzi senza motore, né per le auto dei frontisti, neppure sarebbe permesso il carico e scarico, in nessuna ora del giorno. A rigore di logica e di legge, nessuno - escluso i pedoni - potrebbe affrontare la zona che non è ztl, ma proprio ed esclusivamente "pedonale".
Nessuno può credere che sia effettivamente così, che cioè gli abitanti della zona non potrebbero rientrare con i loro mezzi e che i ciclisti non dovrebbero pedalare su quel tratto.
E allora? Allora è necessario aggiungere subito al cartello di divieto un'altra indicazione con segnalate le eccezioni previste (compresi i mezzi di soccorso e di garanzia dell'ordine pubblico). Ed è altrettanto indispensabile che non si fomentino guerre di poveri, tra esercenti che hanno il diritto di svolgere al meglio il proprio lavoro e ciclisti che devono essere valorizzati e non penalizzati perché indicano a tutti il modo migliore di vivere la città. Ci si adoperi invece per trovare una soluzione equa e sostenibile per tutti. Non dovrebbe essere poi così difficile, in una città come Gorizia!
martedì 11 aprile 2023
Passi controvento, la mattina del 16 aprile
Davvero interessante è la seconda passeggiata lungo le vie di Gorizia, alla ricerca dei luoghi dell'antifascismo.
Sarà una passeggiata per chi parteciperà, avvincente e piacevole, ma tutt'altro che passeggiata possono essere definite le storie che si ascolteranno e che aiuteranno a riflettere.
Si partirà dalla Sinagoga e dal ricordo degli ebrei deportati nei campi di sterminio e quasi tutti mai più ritornati. In Via Malta e Via San Giovanni saranno rievocati episodi legati alla nascita del TIGR e alla fondazione dell'associazione Sokol, nonché le vicende accadute negli spazi della locanda d'angolo e nella contigua via Carducci.
Si rievocherà la storia della presenza culturale ed economica slovena nei primi trent'anni del XX secolo, approfondendo la nascita, la crescita e la perdita del Trgovski dom in pieno ventennio.
Si toccheranno inoltre luoghi dove sono state praticate la detenzione e la tortura, durante il regime e durante la seconda guerra mondiale, in Largo Culiat, Via Roma e Via Crispi. Sono storie che hanno rischiato di perdersi nei vuoti della memoria e che gli studi recenti, come pure iniziative come quella della prossima domenica, vogliono rinverdire e riportare alla giusta attenzione dei cittadini.
Gli accompagnatori sono stati scelti per la loro competenza e le loro conoscenze, in particolare Anna Di Gianantonio, presidente ANPI di Gorizia, Luciano Patat, storico, uomo di grande cultura ed ex sindaco di Cormons e Gorazd Humar, esperto polivalente e presidente attuale del TIGR (Trst Istra Gorica Rjeka). Da non perdere!
domenica 19 marzo 2023
Viva i mercati, i mercati vivano! (Quelli di Gorizia e di Nova Gorica, per esempio...)
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| Tržnica v Novi Gorici |
C'erano anche i mercati, quelli quotidiani nei centri più grandi, quelli settimanali nei paesi, dove spesso tuttavia era possibile comprare direttamente verdure, uova e pollame dai produttori del luogo.
Sono sempre meno gli esercizi di questo tipo, soppiantati un po' alla volta dai medi e grandi centri commerciali. Una volta, insieme al cartoccio da inserire nella borsa della spesa, si aggiungevano sempre un saluto, un sorriso, una parola buona. Erano luoghi di incontro tra vicini di casa, ma anche forme naturali di ordinaria attenzione, soprattutto nei confronti delle persone più sole o maggiormente in difficoltà. Si poteva chiedere un consiglio, informarsi e discutere sulle notizie ascoltate la sera prima alla radio oppure raccontare una propria esperienza o anche protestare bonariamente per un prezzo troppo alto o per un prodotto consigliato, rivelatosi poi di scarsa qualità. Insomma, venendo meno progressivamente i piccoli negozi, viene meno anche una sorta di presidio umano e sociale, non incentrato su teorie, ma sulla quotidiana pratica della conoscenza e sulla non semplice ma affascinante arte dell'incontro.
Un pensiero a chi è riuscito a resistere a una concorrenza praticamente invincibile. I grandi network e le multinazionali del commercio sono come squali che inghiottono ogni giorno i pesci più piccoli, innalzando gli idoli della comodità, del (presunto) risparmio e dell'anonimato. Le vie centrali si svuotano e si riempiono i villaggi virtuali, che perfino nelle loro effimere architetture si presentano come una moderna alternativa ai paesi nei quali, per acquistare qualcosa di indispensabile, non occorrevano gli ampi bagagliai delle auto della postmodernità.
L'altro luogo di commercio ancora a dimensione umana, con i prodotti venduti a chilometro zero o comunque su bancarelle che favoriscono efficace aggregazione e simpatetica integrazione, è il mercato.
Sì, proprio lui, il vecchio caro mercato, con i suoi profumi, i suoi rumori, la passione del vendere ciò che si è prodotto dal nulla e dell'acquistare sulla base della parola e della fiducia. Il mercato della clientela quasi fissa, della richiesta del "solito" immediatamente compresa, della stretta di mano e dell'interessamento sulla salute dei figli e degli amici. Il mercato dove è bello camminare osservando le merci dispiegate sui banconi con armonia, dove si compra con la certezza di prepararsi ad assaporare qualcosa di buono e di sano. Vale la pena di spendere qualche spicciolo in più - a volte anche meno! - risparmiato sulla benzina necessaria per la corsa fino all'ipermercato fuori città, pur di salvare la qualità e la bellezza di un commercio, dove al centro non sta anzitutto l'interesse, bensì la relazione tra il venditore e il suo cliente.
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| Mercato coperto di Gorizia |
Sono da salvare i mercati di Nova Gorica e Gorizia, da valorizzarli senza esitazione, luoghi di incontro e di cultura popolare - vera Cultura con la C maiuscola - senza i quali i capoluoghi non sarebbero altro che contenitori senza anima di mille iniziative scollegate tra loro, come frutti generati all'improvviso, senza alcun collegamento con le radici, i fusti, le foglie e i fiori degli alberi che avrebbero dovuto produrli.
sabato 11 marzo 2023
La gioiosa testimonianza del card. Zuppi a Gorizia
Venerdì sera, presso un affollato Kulturni dom di Gorizia, si è assistito alla conferenza intervista con il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Dopo gli interventi introduttivi dell'Arcivescovo Redaelli e del Sindaco Ziberna, ha portato un suo saluto, in lingua slovena (unico nella serata, alla quale erano invitati anche i responsabili della diocesi di Koper, a parte un dober dan iniziale del parroco della Cattedrale) e italiana, il direttore del Kulturni dom Igor Komel, che con poche parole ha saputo condensare la vocazione dell'istituzione ospitante e, più in generale, dell'intero territorio "goriziano". Ha detto che non è solo la "casa della cultura" slovena, ma il luogo di incontro e di incrocio aperto a tutti gli sloveni, italiani e friulani (ma si potrebbe aggiungere asiatici, americani, africani, ecc.).
Da queste parole ha preso le mosse l'incontro, con un'appassionata richiesta rivolta ai presenti, fisicamente e idealmente: "Aiutateci a comprendere e a vivere questa capacità di coniugare unità e diversità, tanto più in un luogo dove si è molto sofferto a causa delle divisioni e delle guerre e dove oggi siete chiamati a essere faro di cultura e di civiltà". Insomma, un vero mandato e un affidamento di responsabilità alle genti che vivono "su una cerniera che unisce l'est all'ovest" (bel concetto, già espresso a suo tempo, nel lontano 1992, da papa Giovanni Paolo II in visita a Gorizia).
Sollecitato dalle domande del giornalista Mauro Ungaro, direttore del settimanale Voce Isontina, mons. Zuppi ha intrattenuto per oltre un'ora e mezza i presenti, con profondità e intelligenza, ma anche con arguzia e simpatia. Si è parlato di ospitalità e di accoglienza fraterna, di dialogo tra le diverse componenti della società, si impegno nella comunità civile ed ecclesiale, anche di giovani che decidono di intraprendere la strada della Politica, "sempre a partire dall'attenzione nei confronti dei più deboli".
Insomma, si è trattato di un bell'incontro, anzi, per non essere politicamente corretti, si può dire forse "anche troppo bell'incontro". Era infatti straordinaria l'occasione di poter incontrare il responsabile della Chiesa cattolica italiana in un momento delicato e difficile come quello che stanno vivendo l'Italia, l'Europa e il Mondo, ma anche la stessa "inseparabile coppia" Nova Gorica e Gorizia che si apprestano a divenire capitale europea della Cultura. Forse molti interrogativi che albergano nel cuore di tanti, anche frequentatori abituali della comunità cristiana, avrebbero potuto trovare non tanto risposta quanto conforto.
La pagina della serata dedicata ai migranti, con il toccante ricordo dei funerali di alcune vittime e della tragedia dei caduti di Cutro, avrebbe potuto essere contestualizzata a Gorizia. La presenza delle autorità civili avrebbe potuto essere valorizzata, anche ricordando che i migranti transitati in città qualche anno fa, sono stati costretti a vivere per più di un mese in un'umida e fatiscente galleria a causa dell'impotenza delle istituzioni e che decine di altri hanno trascorso questo inverno dormendo all'addiaccio nei pressi della stazione ferroviaria perché "non c'era posto per loro negli alberghi".
L'ovvia condanna della guerra avrebbe potuto essere accompagnata da una parola più chiara sulle possibili soluzioni del drammatico conflitto in Ucraina, almeno con un pronunciamento personale del cardinale - la cui posizione è stata altre volte esplicita - sull'invio delle armi o meno nel martoriato Paese dell'est europeo. Si sarebbe potuto legare il caso Russia/Ucraina alle tensioni nazionaliste che hanno oppresso e poi insanguinato il territorio del confine orientale d'Italia e occidentale di Slovenia nella prima metà del XX secolo e capire meglio il ruolo della/e città chiamate a essere faro di cultura nel vecchio continente.
E sarebbe stato interessante anche affrontare alcuni elementi delicati per la Chiesa stessa, cominciando dalla folkloristica posizione di alcune frange tradizionaliste che sostengono l'illegittimità dell'elezione a pontefice di Jorge Bergoglio per arrivare ai ben più seri "casi vaticani", Emanuela Orlandi ed Estermann, le lussuose case a Londra e il ricorrente rilancio della questione della pedofilia del clero. Non da ultimo, davanti a un'assemblea composta da almeno una metà di persone che hanno conosciuto e per molti versi seguito il gesuita Marko Rupnik, non sarebbe stato male sentire una parole chiarificatrice e rasserenante, non certo per giudicare una persona, ma per aiutare la comprensione di un problema ampiamente pubblicizzato sui giornali di tutto il mondo.
Certo, questi e altri temi sono molto scomodi da affrontare in una serata di avvio della celebrazione della festa dei patroni di Gorizia Ilario e Taziano. Forse si è scelta la strada di proporre un momento di condivisione nella fede e nella gioia, piuttosto che rompere le uova nel paniere costringendo tutti ad andarsene con l'inquietudine nel cuore. In effetti, forse non è stata una decisione sbagliata, in fondo si è tornati a casa davvero con serenità e pace interiore... ma anche chiedendosi che cosa effettivamente si sia imparato di nuovo.
giovedì 2 marzo 2023
Un pomeriggio in compagnia dell'Isonzo/Soča
Venerdì 3 aprile, alle ore 17 nella sala Dora Bassi di Gorizia, si parlerà di Isonzo/Soča. Lo si affronterà con le parole introduttive degli organizzatori, con le fotografie di vari autori che si potranno poi ammirare anche da via Garibaldi, con la spiegazione della giornalista Cristina Feresin e con un'ampia rassegna di immagini, dalla sorgente alla foce.
Il fiume racconterà la bellezza dei suoi paesaggi, il colore straordinario delle sue acque, la voce dei poeti che hanno vissuto sulle sue rive, il fragore dei temporali e il rombo dei cannoni nelle guerre. Parlerà della gioia dei suoi visitatori, gli alpinisti e i canoisti, i bagnanti e gli amanti dei picnic. E con tristezza parlerà anche di sfruttamento, delle troppe dighe che ne hanno modificato gravemente il corso, delle industrie e degli inceneritori che inquinano l'acqua, l'aria, la terra e il fuoco, delle siccità che ormai troppo spesso ne desertificano il corso, della morìa dei pesci. E dirà anche la soddisfazione di contemplare tanti suoi difensori, da una parte e dall'altra di un confine che per fortuna non esiste praticamente più. Suggerirà tante idee perché il suo corso non sia visto come puro oggetto di sfruttamento, ma se ne colgano anche le potenzialità, sul piano del turismo, della conoscenza della strabiliante storia che si è vissuta intorno alle sue rive, delle opere d'arte gelosamente nascoste tra i suoi meandri, della avventure inverosimili e affascinanti degli staroverci. Guerra e pace, delitto e castigo, potere e gloria... Insomma, chi può non se lo perda!
sabato 25 febbraio 2023
A Gorizia, un anno dopo...
Non si era in tanti questa mattina, davanti al teatro Verdi di Gorizia.
Non si era in tanti perché il sistema organizzativo del locale Comitato per la pace deve ancora essere un po' oliato, soprattutto per ciò che concerne il coinvolgimento della parte della città di Gorica in territorio sloveno. Anche la presenza dei giovani deve essere in qualche modo incentivata.
Tuttavia è stato importante incontrarsi, a un anno dall'inizio della guerra fra Russia e Ucraina, unico momento di aggregazione a favore della pace, della giustizia e della nonviolenza in città. Come è stato rilevato, nel cuore di tutti i presenti c'erano anche le popolazioni di decine di altri Paesi nel mondo, dove ancora purtroppo infuria la guerra.
In ogni caso, il conflitto nell'Europa orientale ha un valore emblematico, perché dimostra quanti interessi di ogni tipo siano nascosti dietro alle bombe e ai missili che seminano morte tra tutti i contendenti. Il senso della manifestazione è stato quello di alzare la voce, insieme a decine di migliaia di italiani e a milioni di europei, contro l'invio delle armi in Ucraina, ritenendo che l'appoggio a Zelensky non sia una soluzione, ma l'aggravamento del problema. E' stato rilevato anche il ruolo dell'informazione "a senso unico", dove i pochi giornalisti - anche molto esperti e assai competenti in materia di presenza in luoghi di guerra - che hanno osato cercare di comunicare notizie diverse da quelle filtrate dalla stampa di potere, sono stati censurati ed emarginati.
Sembra proprio di assistere a un nuovo capitolo del ricorrente pericolo assolutista, questa volta incarnato nella mancata volontà di ascoltare la voce dei cittadini, i quali, secondo i sondaggi, sarebbero almeno per il 52% del tutto contrari all'impegno di inviare armi in territorio di guerra, in violazione dell'articolo 11 della Costituzione che recita il ripudio della guerra come strumento di risoluzione dei problemi internazionali.
C'è indubbiamente, sullo sfondo, la paura di un tremendo vortice di violenza, scatenato dalla più volte retoricamente ribadita "certezza di vittoria" da parte di tutte le forze in campo. Si sa bene dove possa condurre una spirale di violenza determinata dalla volontà di vincere e non di risolvere ogni questione attraverso il dialogo e la trattativa. Tutti auspicano che gli sforzi di sostegno armato a Zelensky si trasformino in forza di mediazione fra le parti e che le proposte ragionevoli come quella della Cina possano essere almeno prese in considerazione, prima che sia troppo tardi.
Un'ultima aggiunta, personale. Sarebbe opportuna una presa di posizione pubblica, politica, da parte dei rappresentanti dei cittadini, anche di coloro che si presentano come candidati alle prossime elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia. Chi è preoccupato per una prossima possibile deriva planetaria e nucleare del conflitto in corso, difficilmente voterà partiti o persone che non dichiareranno pubblicamente la propria contrarietà non genericamente alla guerra, ma specificamente all'invio delle armi e al tentativo di risolvere con la violenza una controversia che solo la diplomazia potrebbe gestire con i mezzi consoni alla natura umana, ovvero il dialogo e la ragione.
sabato 18 febbraio 2023
Capitale della Cultura e Capitale della Pace
Non certo lo sarà per i monumenti o per le memorie storiche, né per il Castello o il monastero della Kostanjevica.
Lo sarà grazie ai "Goričani", la gente che vive su questo territorio rivelerà all'Europa intera la propria vita, saranno gli abitanti, tutti, nessuno escluso, la Capitale europea della Cultura.
Certo, si indagherà il passato, per comprendere le radici antropologiche e filosofiche che affondano nella più che bimillenaria vicenda aquileiese, la crescita della consapevolezza della bellezza di essere uniti nella diversità di lingue e di culture, la tragedia dei nazionalismi che hanno cercato di soffocarla, il lento e costante percorso di ricostruzione di ciò che sembrava, ma non era irrimediabilmente perduto.
Si sottolineerà il presente, cercando di raccontare al mondo come sia stato possibile che in una zona dove è stato sparso tanto sangue a causa delle guerre, ora si desideri essere insieme, lavorare insieme, costruire insieme un'idea di città e di cittadinanza. In un tempo in cui sembrano risorgere i conflitti su base nazionale e nel quale si guarda con grande preoccupazione agli sviluppi della terribile guerra tra Russia e Ucraina, un intero Continente osserva il Goriziano per capire come trasformare l'odio e la diffidenza in amicizia e fraternità. E' una grande responsabilità quella che viene affidata, da esercitare e vivere a tutti i livelli, da quello individuale e familiare, a quello sociale e politico. Al di là delle necessarie iniziative strutturali e infrastrutturali, è indispensabile sostenere in ogni modo il protagonismo di ogni cittadina e cittadino, perché l'"attrattiva" del 2025 sarà direttamente proporzionale al coinvolgimento diretto di ogni soggetto, delle associazioni e delle categorie di rappresentanza. Il visitatore che giungerà da lontano comprenderà il senso della parola "Cultura" se incontrerà persone capaci di comunicare immediatamente, con la parola, il sorriso e il sostegno, sentimenti di pace, di giustizia, di splendida accoglienza.
E si guarderà al futuro. Che cosa potrà restare di una capitale della Cultura dopo l'anno di celebrazione? L'intensificazione delle relazioni, in modo che dalla vicinanza si passi alla compenetrazione, cosicché ci si possa realmente e concretamente sentire parte della stessa città, ma anche la realizzazione del laboratorio di pace e giustizia al servizio del dialogo e del confronto planetario. Potrebbe rimanere la formazione dei corpi civili di pace europei, la base per i primi livelli di trattativa tra rappresentanti di popoli in guerra. Potrebbe perdurare la volontà di non cancellare le sofferenze lasciate dalla Storia, ma di trasformarle in occasione di condivisione della ricerca della verità e di slancio verso la concordia nella diversità. Potrebbe crescere il desiderio di creare uno spazio di intensa accoglienza per tutti coloro che bussano alle porte dell''Unione Europea per chiedere sostegno e protezione.
Insomma, la Capitale della Cultura dovrebbe essere davvero la Capitale della Pace, della Giustizia e dell'Accoglienza, costruita da tutti e offerta a tutti coloro che la vorranno visitare o anche abitare.
domenica 22 gennaio 2023
La fine di Let'sGo?
La "finestra sul cielo" è la mappa su vetro collocata davanti al Municipio, comprende opportunamente la vecchia città, la Nova Gorica e la zona di Šempeter/Vrtojba. Il titolo dell'opera è riportato soltanto in italiano, inglese e tedesco, mentre il link rinvia all'app del Comune di Gorizia Let'sGo, offerta esclusivamente in lingua italiana. I punti nevralgici delle città sono scritti in italiano, tedesco e inglese, mentre solo la pagina esplicativa riporta un testo in lingua slovena, peraltro aggiunto - bene! - dopo diverse segnalazioni di cittadini. In tale testo si parla ancora di "candidatura" di Nova Gorica e Gorizia a capitale europea della cultura, ormai fatto acquisito da un bel po' di tempo. Tutti gli altri totem diffusi in città, compreso addirittura quello collocato nella piazza della Transalpina, sono in italiano, tedesco e inglese.
Ergo.
Supponendo che la questione sia già in studio da parte sia italiana che slovena, in ogni caso occorre integrare o ancor meglio superare del tutto il logo Let'sGo. E' tempo di sostituire immediatamente tutti i totem legati a tale logo, immaginando di collocare una nuova significativa segnaletica condivisa a livello inter-nazionale, nell'intero territorio. I nuovi cartelli dovranno necessariamente essere aggiornati e ovviamente scritti in sloveno, italiano, inglese, tedesco e, perché no?, anche friulano. Non è da dimenticare il braille, per consentire anche ai non vedenti l'accesso ai siti più importanti.
domenica 15 gennaio 2023
Fantasie estive in pieno inverno...
Non ricordo chi lo avesse scritto, ma al termine dell'iniziativa mi ero fatto consegnare il testo. Non era male, vagamente fantascientifico, ma anche un po' profetico, tenuto conto della proclamazione della Capitale europea della Cultura 2025, avvenuta un bel po' di tempo dopo. In ogni caso, prescindendo dai Giardini pubblici e dalla bella iniziativa delle "Kaplice" ("Gocce" di cultura, promosse dai circoli culturali sloveni di Gorizia) estive del 2018, non sarebbe male se le cose andassero più o meno così. Quindi, a chi non avesse nulla di meglio da fare in questa uggiosa domenica invernale, auguro buona lettura... (ab)
La calda
serata di inizio agosto aveva favorito la presenza di molte persone nei
vialetti dei Giardini Pubblici. Le kulturne kaplice si alternavano alle gocce
di culture e alli gottis de kultura. Tutti i presenti seguivano lo svolgersi
delle varie performance in un religioso silenzio interrotto soltanto dagli
applausi scroscianti.
Le luci
erano molto forti e così soltanto pochi si resero subito conto di un fenomeno
che si stava verificando nel cielo sopra i Giardini. In effetti sembrava che un
astro luminoso si avvicinasse sempre più velocemente. Quando raggiunse
l’altezza degli alberi un rumore assordante rovinò l’atmosfera carica di
interesse e tutti trascurarono le gocce di cultura per volgere lo sguardo verso
l’alto. Una nave spaziale – così almeno sembrava essere quello strano oggetto
metallico dalla classica forma di disco – stava rumorosamente atterrando nella
fontana al centro dei giardini.
Inutile dire
che tutti i presenti, compresi gli organizzatori dell’evento culturale estivo,
si divisero in due gruppi. Una parte di folla, terrorizzata, cercò di
allontanarsi quanto più velocemente possibile. Un’altra parte, più curiosa, si
dispose in cerchio intorno all’oggetto metallico letteralmente piovuto dal
cielo, in attesa dello svolgersi degli eventi.
In effetti
non dovettero aspettare molto. Un tremendo cigolìo accompagnò l’apertura di una
specie di porta che nessuno prima aveva notato, al posto del rumore assordante
dei motori si scatenò una musica travolgente, più simile a una samba brasiliana
che a un pezzo di classica mozartiana. Passò parecchio tempo e non accadde
nulla, soltanto cigolii sinistri e musica avvolgente.
Si sentirono
i passi. Un colpo dopo l’altro, quasi come una serie di battiti del cuore, ma
non si vedeva ancora nulla e nessuno. Tump tump, tump tump, tump tump. Poi,
improvvisamente, più nulla. La porta si rinchiuse nell’assoluto silenzio e il
disco volante ripartì, esattamente come era venuto, ma questa volta sparì quasi
subito, o risucchiato dalla velocità della luce o perché diventato trasparente.
Tutto tornò
come prima. I partecipanti alle kaplice ritornarono ai loro posti per seguire
le ultime performance e anche coloro che erano fuggiti non ebbero problemi a
ritrovare la strada dei giardini. Qualcuno pensò a un geniale trucco
illusionista realizzato da qualche artista della serata, qualcun altro a un
improvviso sogno collettivo.
Lo
spettacolo riprese e fu il turno di un lungo racconto in lingua slovena. Era
una storia avvincente e tutti la seguivano con passione. Allo scadere del
decimo minuto uno dei collaboratori, originario di Bari, si rese conto, con
grande stupore, di comprendere tutto ciò che veniva detto. Per farsi apprezzare
sapeva dire sì e no doberdan, con un accento che rendeva subito evidente la
provenienza. Si guardò in giro e vide che anche gli altri italiani provavano lo
stesso stupore, la lingua slovena sembrava essere diventata patrimonio di
tutti. Non ci fu il tempo di approfondire l’evento, toccava al famoso poeta
friulano e molti erano venuti da lontano per ascoltarlo. Un gruppo di sloveni,
venuti apposta da Maribor per portare il loro contributo alle kaplice,
restarono stupefatti: comprendevano perfettamente il difficile friulano del
Poeta e ne gustavano le minime pieghe lessicali e sintattiche. Un gruppo di
pakistani e afghani che sostavano sulle panchine del parco, si avvicinarono
attratti dalle parole che ascoltavano e perfettamente comprendevano. In lingua
pastuun uno di loro domandò se c’era la possibilità di offrire un canto della
loro tradizione. Gli organizzatori, comprendendo tutto ciò che veniva chiesto,
acconsentirono volentieri e – ormai non vi stupirete più – tutti capirono le
lingue dell’Afghanistan e del Pakistan…
Quella sera
tutti parlavano la propria lingua e tutti comprendevano quella dell’altro, era
il miracolo del polilinguismo passivo. Nessuno fece caso a un puntino nero,
esattamente sotto il lobo dell’orecchio. Se ne fossero accorti, avrebbero
certamente pensato a qualcosa di simile a un’epidemia, anche se quel puntino
non dava alcun fastidio, neppure un pizzico di prurito.
Cosa era
accaduto? In un mondo ormai travolto dal razzismo e portato alle soglie della
guerra globale, proprio a Gorizia e proprio nella sera delle Kaplice, era
atterrata l’astronave del popolo dei puntini neri. Molti di questi pacifici
invasori erano scesi nel parco, mentre l’astronave se ne era ripartita. Si
erano attaccati subito agli esseri umani, fissandosi dietro al lobo
dell’orecchio. Avevano iniettato il farmaco Babbeel che aveva disseminato nei
cuori e nelle menti sentimenti di reciproca comprensione, gioia di vivere e
autentica pace.
Era iniziata una nuova era, quella dell’uomo planetario e del mondo senza confini. E i primi testimoni, come i puntini neri venuti dagli spazi divini, erano partiti entusiasti dai Giardini di Gorizia, la sera del primo agosto 2018, al termine della terza serata di “gocce di cultura”.
martedì 3 gennaio 2023
Koren/Corno, un fiume sfortunato
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| Il Koren/Corno nella Valletta |
Fino a un secolo fa, scorreva limpido e gioioso. Le due sorgenti - una sul Monte San Gabriele, l'altra nel bel bosco del Panovec - alimentavano freschi ruscelli, nei quali era possibile perfino pescare i gamberoni. Dopo la loro confluenza, il corso d'acqua diventava più grande e, quando la pioggia lo rendeva minaccioso, era libero di spaziare negli ampie praterie che costeggiavano l'antico cimitero di Gorizia. Poi si restringeva docilmente e attraversava le zone più belle della città, offrendo scorci romantici e soprattutto consentendo alle donne di lavare i panni sulle sue rive. Formava una bella valle e saltellando tra i sassi levigati si gettava fiducioso tra le braccia dell'Isonzo/Soča, dai colori di smeraldo.
Poi gli è capitato di tutto. Le esigenze urbanistiche della "vecchia" Gorizia hanno portato al suo "tombamento". Il termine è un po' sinistro, ma rende l'idea. Una lunga galleria di cemento, dall'attuale confine di via san Gabriele fino alla "Valletta", sostituisce i riflessi argentei. L'asfalto prende possesso di ogni metro e dei fasti antichi non resta più nulla, se non una statua di San Giovanni Nepomuceno in via Brass, dove c'era un ponte ormai dimenticato da tutti. Nel frattempo la vegetazione rigogliosa ha reso impraticabile qualsiasi comodo accesso, fatto sta che quasi nessuno abitante ha più potuto avvicinarsi, respinto da liane e piante infestanti.
Del resto, anche la storia ci ha messo del suo. La ridefinizione dei confini. dopo la seconda guerra mondiale, ha portato alla fondazione di Nova Gorica, una straordinaria opera di popolo, dove lavoratrici e lavoratori provenienti da tutte le repubbliche della Jugoslavija, hanno orgogliosamente realizzato la profezia di Celentano, "là dove c'era l'erba, ora c'è una città". Ed è una città bellissima, esempio ante litteram di convivenza tra diverse lingue e culture, oltre che custode di inattese ricchezze culturali e artistiche che - si auspica - diverranno sempre più patrimonio comune, avvicinandoci alla fatidica scadenza del 2025. Il povero Koren/Corno ha versato il suo tributo alla nuova città. Una piccola diga ha ridotto le sue piene a più miti consigli e profondi argini erbosi lo hanno reso innocuo e inoffensivo, rendendo possibile la vita della nuova comunità nascente. Certo, non è la triste copertura di cemento che lo attende appena valicato il confine, ma la libertà di scorrere nelle paludi sotto Kostanjevica è ormai solo un ricordo.
Da alcuni anni, impegnativi lavori sembrano voler restituire ai cittadini almeno una parte dell'antico corso del fiume, quello che attraversa la Valletta a lui dedicata. Se lo merita davvero e ci sia augura che l'impresa sia conclusa entro tempi decenti. Un breve tratto potrà tornare a vivificare un parco ordinato, che inviterà gli abitanti a cercare in esso momenti di pace e di contemplazione. Quando? Speriamo presto, sarà bello rivedere alla luce del Sole un fiume che nel passato è stato tanto importante per Gorizia e per il suo territorio.

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