Visualizzazione post con etichetta Bici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bici. Mostra tutti i post

martedì 21 novembre 2023

Vogliamo la bicicletta, vogliamo PEDALARE!

In tutte le città importanti dell'Unione Europea le piste ciclabili consentono spostamenti veloci e sicuri sull'intero territorio. Lasciando da parte i casi di Amsterdam e Copenaghen, dove le biciclette hanno ovunque la precedenza e i trasporti pubblici sono più che efficienti, si può dare uno sguardo a località più vicine.

A Linz in Austria, città 7-8 volte più grande di Gorizia, dalla periferia si può arrivare al lavoro ovunque in bici, il centro storico è conteso tra piste ciclabili e tram elettrificati, poche automobili, traffico sostenibile. Salzburg offre la medesima impressione, con ciclabili molto belle che perforano la montagna sotto il castello, permettendo di raggiungere il centro senza vedere una sola automobile. La vicina Ljubljana, come del resto buona parte della Slovenia, dimostra una spiccata attenzione nei confronti dei ciclisti, anche se alcune criticità vengono rilevate, è presente perfino un informale "sindaco dei ciclisti" che ha lo scopo di tenere alta l'attenzione delle amministrazioni intorno ai diritti dei ciclisti. In questo caso lasciano a desiderare i trasporti pubblici, con conseguente intasamento, nelle ore di punta, delle vie che dalla periferia conducono verso il cuore della città. L'inquinamento dell'aria non rende certo felici i ciclisti che arrancano a lato di strade invase da veri e propri fiumi di automobili. Trieste è un po' particolare, ci sono numerosi tracciati di ciclabili, la maggior parte di essi finisce nel nulla, lasciando sconcertato l'utente che non sa da che parte andare e quali siano i suoi diritti rispetto a quelli dei pedoni. La pista sulle Rive non sarebbe una cattiva idea, se non fosse che in alcuni tratti debba essere ancora finita, in altri il selciato di pietra grezza irregolare mette a dura prova camere d'arie e copertoni, quando arrivano le Grandi Navi (in certi periodi ogni giorno), il tratto migliore della ciclabile viene chiuso per lasciare spazio alle corriere che vengono a raccogliere i turisti. C'è un discreto servizio di bike sharing, non sempre tecnicamente impeccabile, ma con un ottimo personale di riferimento pronto ad affrontare e risolvere eventuali problemi. Verona eccelle, da parecchi anni, con un servizio ai ciclisti di buona qualità, ciclabili sulle carreggiate delle strade principali, può nascere qualche controversia con i pedoni soprattutto in centro. Ottimo è il servizio di bike sharing, funzionale e con postazioni diffuse e ben servite in tutte le zone importanti della città. Normali i mezzi pubblici, senza lode né infamia.

E la Capitale europea della Cultura 2025?

Detto dei nuovi percorsi, culminanti nel ponte ciclabile di Solkan e nella bella kolesarka fino a Plave, le dolenti note vengono dai centri città. Non esiste un sistema di trasporto pubblico coordinato tra le due/una città, se si eccettua il servizio del pionieristico autobus transfrontaliero avviato ancora all'inizio degli anni 2000. A Nova Gorica le ciclabili ci sono, ma non sempre sono funzionali, con frequenti sparizioni in occasione dei principali incroci. Notevole la Nova Gorica-Šempeter, costruita ancora negli anni '50 sul tracciato del mai realizzato secondo binario della ferrovia Transalpina, è ancora oggi un bellissimo percorso di collegamento, indispensabile un tempo per i lavoratori che da casa dovevano raggiungere le fabbriche o gli uffici, non potendo più attraversare il confine. Il centro di Gorizia è buon ultimo in questa pseudo classifica. La dorsale principale, quella che alcuni vorrebbero giustamente chiamare la "ciclovia della cultura", dalla stazione centrale a quella, in Slovenia, di Trg Evrope, è totalmente sprovvista. Il tentativo di portare la pista sulla carreggiata è stato cassato dagli stessi proponenti, con il risultato che oggi percorrere Corso Italia è diventata esperienza abbastanza pericolosa. Altrove si è risolto con pittogrammi, a volte sensati, nella maggior parte risibili, se si vuole rimanere nell'ambito dell'eufemismo. Perfino una parte del centro storico, il Corso Verdi pedonalizzato, è precluso dai segnali di divieto alle bici. Tutto converge a scoraggiare i più convinti, figurarsi coloro che cercano delle buone motivazioni e che si rendono conto di una situazione difficile e delicata, soprattutto per i  bambini.

Eppure Gorizia e Nova Gorica potrebbero essere il territorio ideale per sviluppare un piano del traffico che penalizzi le automobili e favorisca gli spostamenti "a misura d'uomo". Chi va in bicicletta (o a piedi) aumenta la qualità della propria vita, vive la città con maggior attenzione, costruisce più facilmente relazioni sociali, fa salutare movimento e se non ci fosse il traffico motorizzato, respirerebbe aria pura. Il ciclista fa del bene anche agli altri, non consuma combustibili fossili, contribuisce a diminuire l'inquinamento atmosferico. E' un cittadino consapevole e responsabile, anche nelle sue scelte di vita, generali e quotidiane.

Perché non avere il coraggio di un'autentica innovazione, valorizzando le ciclabili ovunque e potenziando il servizio di trasporto pubblico? Perché non disincentivare comportamenti assurdi? Basta andare davanti a una scuola, in particolare in un giorno di pioggia, per vedere con tristezza l'intasamento delle auto di genitori innervositi che scaricano i figli esattamente davanti al cancello. Oppure notare che per andare al posto di lavoro, distante meno di un chilometro, molti tirano fuori l'auto dal garage e passano mezz'ora nel cercare parcheggio più vicino possibile alla porta d'ingresso. Perfino i pensionati usano tanto l'auto, per andare a comprare il giornale sostando esattamente davanti all'edicola o per raggiungere il bar e giocare una partita di carte. Si dice questo non per giudicare, ma per constatare. La battaglia per una città pulita e a misura di bambino si deve combattere tutti insieme, le istituzioni per ciò che è di loro competenza, ogni residente per ciò che concerne gli stili di vita quotidiani.

E se qualcuno ha tempo e volontà, la "ciclovia della cultura" propone per la prossima domenica una bella pedalata, tutta in pianura, lungo la ciclabile sul confine, visitando Miren, Vrtojba e Šempeter. "Andemo di là", propongono gli organizzatori riproponendo un titolo già sperimentato con successo con "Il libro delle 18.03". Ma sì, dài, andiamoci di là, ma in piedi o in bicicletta! Partenza al valico del Rafut, domenica 26 novembre, ore 10.

venerdì 12 maggio 2023

Una Giornata in bicicletta, da Palmanova a Grado

San Marco e la duna preistorica
Se avete una giornata libera, raggiungete Palmanova con il treno, muniti di una semplice bicicletta. Chi ha più tempo o non abita tanto lontano, può arrivarci anche in sella, anche se il sistema ciclabile, verso Gorizia, deve essere un po' migliorato. Potrete entrare in un'ininterrotta serie di meraviglie.

Non si può perdere l'avventuroso giro delle mura della città fortezza, prima di lanciarsi lungo la splendida ciclabile AlpeAdria che offre soltanto l'imbarazzo delle scelte.

Chi ama l'arte passa per Strassoldo dove, tra atmosfere medievali, può visitare la piccola chiesa di santa Maria in Vineis, con spettacolari affreschi del XIV e XV secolo, forse con influenze di Vitale da Bologna. Poi non ci si può perdere l'antica chiesa "madre" di san Michele a Cervignano e, successivamente, la stupenda San Martino a Terzo, situata al terzo miglio da Aquileia. Anche in questo caso, gli affreschi sono di diverse epoche, soprattutto tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo,

Chi ama la natura e le curiosità può passare invece per Aiello, il paese delle meridiane, godersi le risorgive che alimentano gli antichi mulini e raggiungere Aquileia tramite Perteole e Ruda, senza "mancare" la "cimiteriale" di Sant'Andrea, con ben tre strati di affreschi datati nella prima metà del secondo millennio e la templare della frazione di San Niccolò, ricca di testimonianze antiche.

Di Aquileia non si può parlare, se non citando, una dopo l'altra, le infinite perle alle quali dedicare una bella passeggiata circolare: Monastero con l'incredibile museo paleocristiano, la casa (forse) di Augusto, il foro romano e il suggestivo decumano di Aratria Galla, le antiche Grandi Terme, l'imperdibile Sepolcreto, lo stupendo piccolo ma ricchissimo Museo Archeologico, i magazzini, per finire in bellezza con il sistema basilicale più antico del mondo, i mirabili mosaici dell'inizio del IV secolo e gli affreschi del XII. Resta il tempo per una breve ricognizione del battistero esterno, della domus del vescovo Teodoro e infine, di quella del romano Tito Macro. Si può pensare anche all'assurdità di ogni conflitto, visitando il minuscolo cimitero di guerra, un inno all'assurdità della morte in battaglia di milioni di soldati massacrati in Europa dall'inutile strage.

Lasciata Aquileia, dopo un lauto pranzo "friulano", c'è ancora molto da scoprire. Uno dei luoghi più incredibili è la pineta di San Marco, con le dune che si sono costituite ventimila anni fa e con la chiesetta barocca, nel cuore del cimitero, che ricorda il leggendario sbarco dell'evangelista che avrebbe avviato la gloriosa storia della chiesa aquileiese. Arrivarci in bici, su strada sterrata, è particolarmente emozionante.  

Non resta che riprendere la ciclabile e attraversare la Laguna, cinque chilometri di pura bellezza, contemplando da una parte le solitarie isole che emergono dall'acqua molto bassa e dall'altra il santuario di Barbana, uno dei più antichi del mondo, almeno per ciò che concerne la sua dedicazione a una presunta apparizione, nel lontano sesto secolo, a un tizio che si chiamava Barbano.

Grado è la meta di Giornata, con le sue spiagge, le sue calli e soprattutto con le basiliche paleocristiane, sant'Eufemia e santa Maria delle Grazie. Mosaici, affreschi, plutei, colonne e capitelli, pulpiti arabeschi, tutto a testimoniare una storia avvincente di incontri e di scontri tra popoli, di calma e di inquietudine nella relazione con il mare incombente.

Si gira il mondo, si percorrono strade e autostrade, si va con l'aereo in ogni angolo del mondo. ma la bellezza che riempie tutto di sé si trova a pochi passi - o meglio a poche pedalate - dalla propria casa. Se abitate in Friuli Venezia Giulia e non ci credete, provate e poi mi direte se non è vero! 

martedì 4 aprile 2023

Incroci pericolosi. E se si imponesse lo stop alle auto?

 

Aquileia, pista ciclabile Alpe Adria. 

Si suppone che le strisce ciclabili garantiscano la precedenza al ciclista, per analogia con le strisce pedonali che salvaguardano il diritto di attraversare la strada al pedone.

Certo, in questo caso la segnaletica verticale è chiara, c'è uno stop e il segnale di fine ciclabile, la precedenza "dovrebbe essere" dell'automobilista. Ma, se è così, perché lasciare ben tracciate le strisce ciclabili?

La domanda, rivolta agli esperti in materia, ma anche agli amministratori giustamente preoccupati, sembra di lana caprina (chissà poi perché si dice così, quando la lana caprina è pregiata e tutt'altro che inutile?), ma se ci si trova a passare o sulla direttrice Villa Vicentina Aquileia o (ancora di più) su quella San Lorenzo di Fiumicello Aquileia, incrociando la frequentatissima Alpe Adria, non c'è giorno in cui non si assista a un balletto. L'auto si ferma vedendo arrivare il ciclista, quella dietro frena di colpo mandando colpi al predecessore, il ciclista si guarda smarrito di qua e di là senza capire cosa sia meglio fare, l'automobilista lo invita - pensando di essere gentile - a passare per primo, mentre sulla corsia opposta giunge sfrecciando un'altra auto.

Insomma, nella speranza che nel frattempo che gli angeli veglino dall'alto campanile medievale e non succeda niente di grave, non sarebbe prudente risolvere la questione, per esempio con un semaforo a chiamata come in altri passaggi delicati della FVG1, oppure prevedendo lo stop per le auto, che sarebbe molto più logico e meno pericoloso, oppure (peggiore soluzione) cancellando i quadrati bianchi delle strisce ciclabili evitando così qualsiasi ulteriore equivoco?

mercoledì 8 giugno 2022

Il dito e la Luna... (da pagina facebook "Sì, ciclabile in Corso Italia")

Si propone oggi un'approfondita riflessione di Nevio Costanzo, tratta dall'interessante pagina facebook "Sì, ciclabile in Corso Italia" (https://www.facebook.com/groups/siciclabileincorsoitalia/). E' un modo delicato per cogliere l'occasione di una gusta polemica contingente e trasformarla in una più ampia e urgente considerazione. La foto rappresenta gli alberi del giardino dl Municipio, uno dei tanti spazi verdi della bella città di Gorizia. (ab)

C’è una giusta discussione che si è aperta sui due Olmi siberiani di via dei Cordaioli che, per realizzare la ciclopedonale progettata con i fondi del GECT, dovrebbero essere sacrificati.

Sia per la ciclopedonale che per i due alberi spendo due parole.

 

Le ciclopedonali, appartengono ad una modalità superata di realizzazione causa la poca reciproca attenzione dei due utilizzatori quali pedoni e ciclisti. A norma del C.d.S. il ciclista, in caso di affollamento di pedoni sulla ciclopedonale, dovrebbe scendere dalla bici e condurla a piedi o spostarsi sulla strada accanto. Tra l’altro, non avrebbe l’obbligo di percorre la ciclopedonale in quanto tale. E’ a sua discrezione. Una ciclopedonale, che sarà da testare sia per la sua scorrevolezza del fondo che dalla soluzione che verrà adottata all’incrocio con via dei Torriani (la ciclopedonale è bi-direzionale).

 

La ciclabile interseca i due Olmi, accanto ad un fondo privato perimetrato, da molto tempo, con una rete che delimita uno scavo, forse per edificare un edificio (interessante guardare il profilo geologico ove si notano soprattutto ciottoli di fiume). Tra gli alberi e la rete, allo spazio dedicato alla ciclopedonale  manca meno di un metro: era stato preso in considerazione, per pubblica utilità, espropriare una sezione adatta? Probabilmente il proprietario del fondo potrebbe apprezzare di avere questi due alberi per le ragioni di cui in seguito.

 

Quindi, abbatterli, non abbatterli?

 

Ogni albero assorbe una quota parte della CO2 immessa nell’atmosfera, ove una buona percentuale (15 - 20 %) è prodotta dal traffico automobilistico. Ed per ogni albero, per ogni essenza, esistono dei parametri per calcolare il valore intrinseco sia in termini economici che quantitativi sull’assorbimento degli inquinanti. Quindi, meglio salvarli anche se, immagino, sia stata fatta una richiesta alle Autorità competenti, in primis alla Forestale. Mi risulta, che nella realizzazione di questa rete di ciclabili, non solo per questo tratto, non sia stato abbattuto alcun altro albero.

 

Siamo in campagna elettorale e mediaticamente (social) si è messo in risalto questo problema. Giusto apprezzare la sensibilità per gli alberi. Per questi Olmi siberiani.

 

L’aforisma del titolo.

 

Non è stato messo sotto la luce dei social, invece, cha anche altri Olmi siberiani sono stati tolti in via Michelstaedter e sostituiti con tre piccoli Prunus; tolti ma non sostituiti in via dei Catterini, nel corso dei lavori di rifacimento del Corno, sia il solito Olmo siberiano che uno Spino di Giuda e, a memoria, anche altri. 

 

Inoltre, la valletta del Corno, sotto via Nievo, ha subito un bel repulisti, forse di infestanti come l’Acacia e l’Ailanthus (si, purtroppo sono infestanti perché tolgono lo spazio ad altri alberi causa la loro la rapida crescita) come la stessa sorte è capitata anche nel Parco Basaglia: Cedri del Libano, mi risulta…

 

Ecco perché è necessaria una visione globale del verde cittadino, al di là di operazioni di giardinaggio, che vanno anche bene, e adottare subito un piano del verde che ricomprenda anche gli alberi in ambito privato, perché anch’essi, devono “lavorare” per assorbire la CO2 e altri inquinanti e produrre ossigeno, per mitigare il calore ed il rumore, fare da condominio per insetti e uccelli, migliorano il paesaggio urbano, fungono dafrangivento, le radici depurano le acque.

 

Una ciclabile e due Olmi quindi possono convivere, ma pare, mi vorrei sbagliare, che sia sempre colpa dei ciclisti e delle loro ciclabili che occupano spazi.


Nevio Costanzo

giovedì 12 maggio 2022

Il "giro del Sabotin", una bella pedalata!

Per chi ama i percorsi in bicicletta, vive a Gorizia e non ha molto tempo a disposizione, tra i tanti possibili si consiglia senz'altro il "tour du Sabotin". E' un anello di circa 32 chilometri e 550 metri complessivi di dislivello, che possono diventare 47 e 870 metri di dislivello se si aggiunge la splendida deviazione verso i rifugi e la cima del monte, come indicato nella cartina.

Si sale da Pevma, attraversando Oslavia e le colline vinifere di San Floriano, si entra in Slovenia a Hum, dopo breve discesa si risale a Kojsko, poi a Gonjače. La strada sale non troppo ripidamente fino alla "cima Coppi" del passo di Vrhvolje, a circa 400 metri slm. Segue una lunga discesa tra i boschi, fino a un bivio, qualche centinaio di metri a monte dell'abitato di Prilesje pri Plavah. Inizia in quel punto la ciclabile ufficiale della Soča che con molti saliscendi "taglia" tutto il versante nord del Sabotino, sempre con lo sguardo attratto dal fiume vicino o dal Santuario di Sveta Gora che si affaccia, alto sulla valle. Si passa accanto al famoso ponte ferroviario con l'arco di pietra più grande del mondo e sotto il ponte della cosiddetta strada di Osimo. Un'ultima ripidissima salita e si è a Solkan, da dove, passando per la piazza della ferrovia Transalpina, in brve tempo si chiudo l'anello.

Molte sono le memorie importanti che il percorso offre, ben sottolineate nei vari passaggi, soprattutto dagli ottimi cartelli della "Pot miru - Via della pace". Tante sono le possibilità di fermarsi a scambiare qualche parola con gli abitanti dei paesi attraversati, gustando un bicchiere di vino o qualche ciliegia appena raccolta dall'albero. Molte sono le opere d'arte, soprattutto luoghi di culto e memorie difensive dai turchi. Da non perdere senz'altro sono l'antica chiesa della Santa Croce a Kojsko e il gioiello che è la chiesa cimiteriale di Sv. Ahac a Prilesje.

Tra tanti ricordi storici e artistici, c'è anche lo spazio per le curiosità. Una di queste si trova davanti alla chiesa parrocchiale di Kojsko, nel centro del paese. Fino a poco tempo fa c'era una colonna addossata alla parete esterna, ora smantellata e riposta per terra, presso un alberello. L'iscrizione recita: columna infamiae furibus calumniatoribus meretricibus destinata. Non ho trovato riferimenti storici e bibliografici, per cui non mi è stato possibile risalire all'epoca in cui è stata realizzata, se si tratti effettivamente dei tempi cupi in cui le categorie citate venivano additate in modo umiliante al pubblico ludibrio o solo di un ricordo reperito chissà dove. Sulla facciata della parrocchiale c'è inoltre una lunga lapide che ricorda la sosta a Kojsko addirittura di un papa, Pio VI in viaggio da Gorizia a Vienna lungo la vecchia strada maestra.

Insomma, tante suggestioni, tutte da incontrare e da scoprire. Buona pedalata!