mercoledì 1 luglio 2026

Il condizionatore non è una soluzione, ma una delle cause del caldo urbano

Sembra che la prima ondata di calore estiva stia per concludersi. Era ora, mai si sarebbe pensato a più di 40 gradi nella vecchia Nizza austriaca!

Nonostante i deliri di un presidente d'oltreoceano e di qualche importante rappresentante della politica nazionale, il cambiamento climatico è sotto gli occhi e sulla pelle di tutti. Chi ama la montagna, ha visto in pochi anni il disfacimento di enormi ghiacciai. Ieri la parete del Cervino era una cascata alimentata dallo sciogliersi delle nevi a oltre 4000 metri di quota. I minighiacciai, perle delle Giulie, del Montasio, del Canin (alla quota più bassa d'Italia) e del Triglav, sono ormai poco più di un ricordo, per chi, non più di quaranta anni fa, li risaliva nel pieno dell'estate, trepidante con i ramponi calzati ai piedi. 

Soprattutto intere popolazioni povere sono costrette a subire le conseguenze dell'impennata del calore e se anche nei Paesi europei i tassi di mortalità si sono elevati ovunque, si può  solo immaginare cosa stia accadendo e cosa ancora accadrà nelle zone meno opulente della Terra... senza contare i fenomeni collaterali dell'innalzamento dei mari, già facilmente riscontrabili anche alle nostre latitudini.

Al di là degli ancora molto poco convinti sforzi internazionali e nazionali, là dove si ha l'impressione che a ogni passo in avanti se ne compiano due indietro, cosa può fare il singolo cittadino per non alimentare questa catastrofica deriva?

Alcune soluzioni, se fossero adottate massivamente, potrebbero immediatamente migliorare la situazione.

Per esempio, quanti in questi giorni utilizzano i condizionatori d'aria, come si suol dire "a manetta"? Tantissimi e l'effetto non è indifferente. Il condizionatore, lo si sa, rinfresca l'interno proiettando un forte calore all'esterno. In una città come Gorizia, moltiplichiamo per 15.000 l'effetto serra e immaginiamo cosa possa succedere. E se pensiamo a città con un maggior numero di abitanti, dobbiamo riconoscere che la comodità dei 24-26 gradi non è l'unica, ma è una causa significativa delle decine di bollini rossi di questo periodo.

Oppure, altro esempio, l'utilizzo dell'automobile per qualsiasi anche breve spostamento. Le emissioni sono notevoli e contribuiscono al riscaldamento degli agglomerati urbani. Il paradosso sta nel fatto che non si usa la bicicletta perché c'è troppo caldo e andando in macchina si ottiene il risultato di incrementare fortemente il calore. E' indispensabile riscoprire la bellezza dell'andare in bici. Certo, occorrono politiche locali illuminate, piste ciclabili efficienti, forti tutele per l'incolumità dei ciclisti. Ma ci vuole anche la volontà, da parte di ogni persona, di mettere da parte il mezzo - sia elettrico che a benzina o a gasolio - per avere in cambio salute individuale e collettiva, gusto dell'incontro con gli altri e rapidità negli spostamenti, soprattutto urbani.

Nel caso non si voglia - o per ragioni mediche non si possa - usare la bicicletta, ci sono sempre i mezzi pubblici. Anch'essi sono evidentemente da rafforzare, a livello di scelte politiche. Ma è anche vero che, sempre esemplificando, tra Gorizia e Nova Gorica, c'è un servizio autobus attualmente alquanto frequente e utile. L'impressione è che non molti abitanti conoscano questa opportunità e che l'utilizzo dei mezzi sia ancora molto al di sotto delle potenzialità.

Ecco, senza la pretesa di risolvere problematiche planetarie, qualche piccola ricetta per contribuire al miglioramento delle cose, senza grandi sacrifici, semplicemente non pensando esclusivamente alla propria immediata comodità, ma soprattutto al bene e ai ben comuni.