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| Da un disegno di Tone Kralj |
Sì, perché è difficile presentare in un modo così enorme e coinvolgente l'orrore. I soldati - tecnici informatici, aviatori, agenti dei servizi segreti - raccontano con dovizia di particolari la scelta di assassinare impunmente decine di migliaia di civili. donne, uomini e bambini. C'è un sospetto terrorista? Abbattiamo il grattacielo e se ciò comporta 500 Naza (= vittime collaterali), peggio per loro. Distruggiamo interi quartieri per indurre gli abitanti a trasferirsi al sud? Bene, non c'è problema, se il 50% e il 70% non ce l'ha fatta a mettersi in salvo, colpa loro. C'è la possibilità di avere una scodella di minestra? Bene, che se la guadagnino sfidando il tiro delle pallottole quesi sempre preciso dei cecchini. E i bambini? E le donne? E le 70 e più mila vittime innocenti? Colpa di Hamas...
La distruzione sistematica della vita di migliaia e migliaia di famiglie, delle quali viene cancellata anche la memoria, procede di pari passo con la testimonianza della quotidianità delle famiglia di Tel Aviv, "spiate" dall'obiettivo del regista, che dimostra quanto sia facile, nell'era della tecnologia informatica, che i comandi militari conoscano ogni minimo particolare della vita di ognuno di noi.
Da una parte, dopo aver visto il film, è impossibile stare dalla parte di Israele e dei suoi criminali governanti. Bisogna fare di tutto perché siano completamente isolati da tutte le Nazioni del Pianeta, assai bene hanno fatto le delegazioni all'ONU a lasciare l'aula nel momento in cui iniziava a parlare il boia Netanyahu. Risulta che siano usciti anche i rappresentanti della Slovenia, forse un ultimo sussulto prima della clamorosa normalizzazione dei rapporti voluta dal neopremier Janez Janša. Non ci può essere alcuna giustificazione etica e politica a un massacro sistematico finalizzato - come esplicitamente affermato - alla completa distruzione di Gaza. Se non è genocidio questa volonta di annientamento è difficile capire cosa altro possa significare questa parola!
Ma c'è un ulteriore pensiero e riguarda ciascuno di noi. Se il governo israeliano e chi lo ha votato, cioè una parte dei discendenti delle vittime della più orrenda strage della storia, la Shoah del popolo ebraico (e dei rom e di tutte le altre categorie per le quali era stata prevista la cancellazione dalla faccia della Terra), si comportano nello stesso modo dei nazisti, la domanda sull'orrore assoluto si trasferisce su ognuno di noi.
La Arendtiana "banalità del male" trabocca dalle pacate parole con le quali i soldati israeliani parlano dei droni e dei missili che procedono nella loro azione devastante contro vecchi e bambini. Riecheggiano le parole dei capi nazisti a Norimberga, "abbiamo solo obbedito agli ordini" e assumono un rilievo ancora più sinistro nel racconto asettico dell'ingegniere informatico che "non ha ucciso nessuno, solo fornito delle coordinate suggerite dagli algoritmi da lui stesso inventati". E' proprio questa squallida quotidianità degli assassini e delle vittime a colpire particolarmente. Da un giorno all'altro chiunque può diventare vittima indifesa di una potenza militare inarrestabile e forse incontrollabile. Ma attenzione! Chiunque, sempre da un giorno all'altro, può diventare uno spietato omicida, pronto a riconoscere proprio sacrosanto dovere quello di cancellare dalla storia chi egli ritenga essere diverso da lui. Sì, occorre una permanente e costante vigilanza, perché quel "chiunque" potresti essere tu oppure, certamente, potrei essere anch'io. Il sonno della ragione continua a generare mostri.
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