lunedì 20 settembre 2021

20 settembre 1870 - 20 settembre 2021: fine del potere temporale della Chiesa?

E' il 20 settembre. Un tempo in Italia era una festività civile, ricordando la breccia di Porta Pia, un passo importante verso la definitiva unità d'Italia e la conquista di Roma, alla vigilia della proclamazione della nuova Capitale dello Stato.

Tuttavia l'anniversario è importante anche per la storia universale, in particolare per quella della Chiesa. E' terminato di fatto in quel giorno il potere temporale, quello dei Pontefici che - secondo gli arguti sudditi toscani - amavano molto la musica, soprattutto quella con sole due note, sol-do, sol-do...

Pio IX, che tante speranze aveva suscitato nei giovani del primo Risorgimento italiano, fugge ignominiosamente a Gaeta e lascia la città eterna nelle mani delle forze che hanno guidato il riscatto del Regno dei Savoia. Si conclude in fretta e furia anche un importante Concilio, il Vaticano I, durato due anni. Nel corso dell'assise, si erano prodotti due documenti importanti, la Costituzione Dei Filius, una specie di squalifica dell'intero pensiero moderno, inficiato dalla colpa di non affermare la conoscenza razionale di Dio e la Costituzione Pastor Aeternus, con la quale il Papa, prima di abbandonare la città dove fu martirizzato Pietro, dichiara il vescovo di Roma "infallibile", quando, dichiarando esplicitamente la sua intenzione, parla ex cathedra, vincolando tutti i cattolici (secondo lui anche i non cattolici) in materia di fede e di morale.

Il 20 settembre di 151 anni dopo la situazione sembra molto cambiata, almeno in apparenza e i pontefici attuali ribadiscono spesso l'estraneità del potere spirituale rispetto a quello temporale. Eppure, non solo formalmente, il potere temporale esiste ancora, la Città del Vaticano è una monarchia assoluta a tutti gli effetti, uno Stato autonomo e ,  del quale il Papa è capo assoluto. Checché ne dica Francesco, esistono ancora le banche vaticane e gli intrallazzi finanziari in tutto il mondo, esistono i nunzi apostolici e gli interessi politici della Chiesa, esistono i Concordati che garantiscono proprietà private (tante!!!) e privilegi.

Dopo aver sottolineato l'aspetto finanziario, relativo all'8 per mille del gettito da devolvere alla Conferenza Episcopale Italiana (vedi post dello scorso sabato), come non ricordare la questione della formazione e dell'idoneità degli Insegnanti di Religione Cattolica. L'ovvia constatazione secondo la quale il cattolicesimo ha avuto un ruolo culturale importante nella storia europea, come pure del resto altre grandi religioni mondiali, dovrebbe portare a due sviluppi naturali. Il primo è l'istituzione di Università teologiche e Istituti di Scienze Religiose autonomi rispetto alla Chiesa, in modo da formare filosofi della teologia indipendenti dall'appartenenza alla comunità cattolica. Il secondo, di conseguenza, è il riconoscimento dell'Insegnamento della Religione, in alcuni istituti umanistici anche curriculare, al fine di preparare insegnanti per le scuole svincolati dal "controllo" ecclesiastico.

Infatti, se attualmente è vero che gli insegnanti vengono nominati dallo Stato, è altrettanto vero che per poter svolgere il loro lavoro devono ricevere una specie di certificato di idoneità, dottrinale e addirittura morale, da parte dell'autorità ecclesiastica. Veramente, con totale rispetto degli attuali IRC, gran parte dei quali competenti in materia e provati docenti, non si può pensare ancora che, nel 2021, un insegnamento proposto e retribuito dalla scuola di stato, debba soggiacere agli umori di un vescovo o di un qualsivoglia ordinario diocesano.

Francesco, se vuoi davvero una Chiesa libera, liberala dai troppi pesanti residui di quel potere temporale che si sperava finito, una volta per sempre, il 20 settembre 1870.

domenica 19 settembre 2021

Uno scrigno d'arte a Crngrob

San Cristoforo (XV secolo)
Sulla strada principale che unisce Škofja Loka a Kranj, un segnale indica un paese a un paio di chilometri di distanza, verso le colline che sovrastano la pianura della Sava. 

Si tratta di Crngrob, un piccolo paese dalle etimologie incerte. L'edificio più alto è la Chiesa, una splendida architettura che unisce stili che vanno dal XIII al XIX secolo.

Gli affreschi all'esterno valgono da soli una gita. Siamo nel XV secolo e i pittori hanno rappresentato un tradizionale gigantesco San Cristoforo, con pesci e gamberi di fiume sotto i piedi e un originalissima "Domenica". Con un sottile umorismo, sono stati affastellati dei veri e propri piccoli quadretti, nei quali si possono riconoscere i lavori svolti dalla gente in quel tempo e il destino terribile che attende chi invece di santificare la festa decide di sudare arando i campi o vendemmiando. Si tratta di una miniera di informazioni sulla situazione sociale, culturale e religiosa di quel periodo.

Se poi si ha la fortuna di trovare la chiesa aperta, le sorprese si succedono l'una all'altra. Gli affreschi interni non destano immediatamente attenzione, dal momento che gli sguardi sono attratti dai sontuosi e numerosi altari barocchi. In realtà le pitture sono interessanti, in particolare una Natività - sempre del XV secolo - nella quale Giuseppe viene disegnato in vesti orientaleggianti, sotto la forma di un buon marito e padre che prepara il pranzo a Maria e al figlio neonato. 

Gli altari lignei, tutti rilucenti grazie alla fin troppo pesante doratura, raccontano tutta la storia della Chiesa, in particolare quella dei santi. Le esigenze controriformiste riempiono gli altari di ogni antico eroe cristiano e non si finisce mai di cercare i tratti caratteristici delle varie iconografie, per poter riconoscere l'uno o l'altro. Si contemplano l'Annunciazione, alla quale è dedicato l'edificio, poi naturalmente il Cristo in croce e poi le Sante Lucia, con gli occhi nel piatto e Agata, con i seni offerti al persecutore. Si vedono sant'Acazio e naturalmente san Rocco che protegge dalle malattie. ovviamente c'è san Floriano, con il secchio d'acqua per spegnere gli incendi. E tanti tanti altri...

Tra gli archi gotici ci si aggira con circospezione, soprattutto se si ha la fortuna di trovare l'organista del luogo che accompagna i visitatori con dei meravigliosi brani di Bach e dei migliori compositori dell'800. La musica entra nel cuore, mentre lo sguardo indugia sulla bellezza dell'arte pittorica e si lascia incantare dalle architetture che riflettono le varie distruzioni operate dalla Natura e dalla Storia. 

Infine, un'ultima sorprendente presenza. Un grande osso ricurvo attrae inevitabilmente l'attenzione. Una vertebra di balena? o di mammuth? Interessante, è lo stesso quesito che c si pone di fronte all'osso che campeggia in alto a Verona, nel passaggio tra la Piazza delle Erbe e quella dedicata a Dante Alighieri. Secondo la leggenda del luogo, è una parte addirittura di una gigantessa antica che, pur essendo pagana, ha contribuito con la sua incredibile forza a costruire velocemente la chiesa. Più probabile è la versione, secondo la quale si tratta di un dono portato dal Nord da un gruppo di pellegrini. Alcuni tra i tanti che da quasi mille anni vengono a cercare pace e a pregare in questo luogo.

Pace fino a un certo punto, perché anche in questa landa lontana dai grandi percorsi stradali c'è stata la guerra e i partigiani della Gorenjska ricordano qua l'ennesimo, terribile eccidio nazista. Ancora una volta, la bellezza dell'arte e la complessità della storia si mescolano celebrando ancora una volta il Mistero dell'Uomo e della Vita.

sabato 18 settembre 2021

Chiesa cattolica, l'anomalia dell'8 per mille

Parliamo di 8 per mille alla Chiesa cattolica. Ne dovrebbe parlare anche il buon Francesco (il vescovo di Roma), apparentemente sensibile alle questioni riguardanti la giustizia, anche all'interno della struttura eccelsiastica.

Nel 2021 sono stati distribuiti i proventi dell'8 per mille relativi ai redditi del 2017 dichiarati nel 2018. I dati sono molto interessanti. La somma da distribuire ai diversi enti corrisponde a circa  un miliardo e 500 milioni di euro. I contribuenti che hanno scelto di devolverla alla Chiesa cattolica (oltre l'80%) o agli altri enti accreditati (circa il 20%) sono nel complesso meno del 42%. Quindi, rispetto a tutti i contribuenti, a scegliere la chiesa cattolica sono stati intorno al 33%.

Voi penserete, come sembrerebbe ovvio, che alla chiesa cattolica siano devoluti circa 500 milioni, ovvero un terzo dell'intero gettito indicato dai contribuenti. 

Invece no! Alla chiesa cattolica giungono ben un miliardo e 136 milioni di euro. Perché? Perché nel conto complessivo non vengono considerati solo i facenti parte del 42 per cento che hanno indicato l'opzione, ma anche i restanti 58% che non hanno indicato nessuna opzione, ritenendo - presumibilmente? - di lasciare così il proprio contributo allo Stato.

Dovrebbe essere la chiesa cattolica a segnalare tale anomalia. Lo farà, acquistando prestigio spirituale e stima da parte dei cittadini, a fronte della perdita di circa 600 milioni di euro? Ai posteri l'ardua sentenza!


Medioevo Goriziano

 

Il dibattito "in Corso" a Gorizia intorno alla pista ciclabile sulla carreggiata o sui controviali, coinvolge una questione che sta a cuore a ogni viandante e ciclista. Si tratta della mobilità urbana e di una visione urbanistica capace di valorizzare l'ambiente, il rapporto tra le persone, la città a misura di ogni abitante. Per questo da molti era stata salutata come una coraggiosa novità, sia pur con alcune criticità da superare come gli assurdi e pericolosi parcheggi per le auto al centro della strada, quella di istituire il senso unico automobilistico e di utilizzare lo spazio a uso delle biciclette. Il dietrofront annunciato sui quotidiani ha sorpreso perfino coloro che si erano pronunciati contro la modifica. In questo contesto, sembra giusto riproporre anche in questo blog dal titolo ammiccante ai "cammini", l'articolo di Marko Marinčič, pienamente in linea con il nostro percorso. (ab)

MEDIOEVO GORIZIANO
Che tristezza vivere nello Zibernistan!
Per mesi ci siamo chiesti se il sindaco Ziberna sarebbe stato capace di mantenere la schiena dritta di fronte agli attacchi strumentali contro la ciclabile in Corso Italia. Non credevamo possibile che tornasse indietro mentre l’Italia, l’Europa, il mondo intero procedono verso una mobilità sostenibile, sana, piacevole, in grado di incidere sugli effetti ormai devastanti del riscaldamento climatico. “No, non è così stupido”, ci siamo detti, “al massimo cercherà un compromesso, toglierà una fila di parcheggi, ma una ciclabile nel 2021 non si toglie”.
Lo ha fatto! Caso più unico che raro nel mondo, Gorizia cancella una ciclabile, grazie alla quale in pochi mesi è almeno raddoppiato se non triplicato il numero di cittadini che usano la bici per spostarsi in città. E non raccontiamoci storielle: qualsiasi cosa si faccia sui controviali, non sarà una ciclabile adeguata a spostarsi in modo rapido e sicuro. La pavimentazione in pietra è da mountain bike biammortizzata, lo slalom tra pedoni, bambini, passeggini e cani al guinzaglio sarà da brivido, l’impatto coi gazebo dei bar ancora tutto da scoprire, quello con le auto provenienti dalle laterali potenzialmente mortale.
Il tutto perché un sindaco senza la benché minima visone strategica della mobilità urbana si muove a tentoni, come una banderuola che si riposiziona al minimo alito di vento. E così è bastato un flatus ventris dalle viscere della sua coalizione a fargli calare le braghette da ciclista ed esporre le pudenda al pubblico ludibrio.
Sarà un autogol politico clamoroso. I talebani automontati lo stanno già sbeffeggiando nonostante il ritorno a Canossa del Corso a doppio senso. La loro battaglia sul Corso era evidentemente strumentale: le faide tra le cosche del centrodestra hanno ben altri obiettivi, con buona pace di molti di quei 2000 che in buona fede hanno firmato la petizione, magari solo perché scontenti della seconda fila di parcheggi. In compenso il sindaco si è giocato la faccia. Ma quel ch’è peggio per lui, anche i voti di tanti ciclisti. Non è che chi ama pedalare sia per forza di sinistra, anzi. Molti lo avrebbero (ri)votato, ma adesso ci stanno ripensando. Attorno a noi percepiamo sdegno, delusione, incredulità.
Caro sindaco, noi ciclisti ci sentiamo traditi. Se Nova Gorica si prepara a grandi passi ad essere capitale europea della cultura 2025 anche con un’ambiziosa rete ciclabile che collegherà i luoghi dei maggiori eventi, Gorizia sta diventando la capitale europea se non mondiale dell’incultura ciclistica, dell’insipienza e dell’ignavia in tema di mobilità. Delle due metà della mela siamo noi quella bacata, probabilmente destinata a marcire, se i cittadini alle prossime elezioni non decideranno di cambiare. Noi ciclisti, a prescindere dall’orientamento politico e partitico di ciascuno, ci impegneremo in tal senso.
Sindaco Ziberna, ti abbiamo creduto, abbiamo sostenuto la ciclabile in Corso. Hai avuto una possibilità e l’hai sprecata nel peggiore dei modi. Ci hai delusi, definitivamente. Valuteremo gli altri in base alle loro proposte in tema di mobilità e alla loro credibilità.
Infine, tre piccole dediche:
1) Agli esercenti contras che oggi gioivano per il ritorno al doppio senso. Ne riparliamo quando vi faranno togliere sedie e tavolini dai controviali per far passare le bici. Chi è causa del proprio mal, pianga sé stesso.
2) Ai benpensanti che si indignavano per un paio di castroni che ogni tanto anziché sulla ciclabile pedalavano sui controviali. Sarete contenti quando tutti i ciclisti dovranno per forza passare di là?
3) A chi si lamentava di quanto era brutto il Corso con tre file di auto, due ai lati e una corsia di marcia. Ditemi, sarà più bello con quattro?
E infine, un affettuoso pensiero per tutti quei rottami della politica di destra e sinistra che finalmente potranno di nuovo imboccare il Corso in direzione della stazione. Fatelo, al più presto. Andate in stazione e prendete il treno. Non importa per dove. Purché il biglietto sia di sola andata. Gorizia non ha bisogno di voi...
Marko Marinčič




giovedì 16 settembre 2021

Da 15 anni, il Cammino Celeste...

Il cerchio finale, 15 agosto 2006 (foto A. Pantanali)
Quindici anni fa, il 15 agosto 2006, un gruppo di viandanti e pellegrini provenienti, oltre che dal Friuli Venezia Giulia, anche dalla Slovenia e da molte altre regioni d'Italia, concludeva il primo "Cammino Celeste" o "Iter aquileiense".

Si tratta di un percorso a piedi, di circa 200 chilometri e oltre 6000 metri di dislivello, dalla Basilica di Aquileia, centro irradiatore di cultura e fede in tutte le regioni del Centro Europa, al santuario dei popoli, sito sulla cima del Monte Lussari, sopra Tarvisio.

La Slovenia non era ancora entrata nel consesso degli stati del patto di Schengen. Per questo si era pensato di tracciare altre due vie, una tutta in territorio sloveno, partendo dal santuario di Brezje, sopra Lubiana, l'altra in territorio austriaco, da Maria Saal, sopra Klagenfurt. 

La conoscenza del fenomeno dei "cammini", almeno in Italia, era limitato al boom di Compostela, dove nel 2005 si erano raggiunti i 200mila camminatori e a qualche nozione su un'ancora ben poco attrezzata Francigena. 

L'idea di creare una "via" nella regione Friuli Venezia Giulia era nata, non a caso, nel corso degli incontri, pubblici e privati, con coloro che avevano "fatto" - in diversi modi e con diverse percorrenze - il Cammino di Santiago. Poi la collaborazione tra approcci antropologici, cartografici, storici, filosofici e teologici ha generato la traccia, dalla laguna di Grado al cuore delle Alpi Giulie.

Sula base dei racconti degli anziani di Val Resia, si sono ricostruiti gli itinerari dei pellegrini che si recavano a Castelmonte e al Lussari. Gli esperti geografi, a piedi e in bicicletta, hanno saputo trovare piacevoli viottoli sterrati al posto delle statali e delle autostrade che hanno stravolto la viabilità della pianura. Si è meditato sulle storie di guerra e di pace che hanno influenzato la cultura di popoli di confine, scoprendo la straordinaria diversità di lingue, visioni del mondo, attività produttive di u  territorio straordinario. Ci si è immedesimati nelle gioie e nelle sofferenze di migliaia di esseri umani che hanno percorso le antiche vie pregando, pensando, cercando un senso negli avvenimenti quotidiani della vita.

Su queste basi, su invito basato sul passaparola, nella prima metà di agosto del 2006, una quarantina di persone hanno marciato insieme per circa dieci giorni, godendo di panorami straordinari, incontrando architetture e opere d'arte spettacolari, celebrando il dono dell'amicizia e della fraternità, godendo della splendida e sobria accoglienza, gustando i prodotti enogastronomici dei vari territori attraversati.

Ed è nato così l'Iter aquileiense, come lo chiamano i viandanti alla ricerca di un'esperienza individuale  e prevalentemente culturale o Cammino celeste, come preferiscono dire coloro che si riconoscono nella concezione cattolica e si sentono attratti dal manto azzurro di Maria, la cui storica effigie può essere incontrata a Barbana, a Cormons, a Castelmonte e sul Lussari.

Sono passati quindici anni e il "Cammino" è cresciuto, ora viene percorso ogni estate da più di mille persone, da sole o in gruppo. Ne sono nati tanti altri, quelli molto belli in Carinzia e Slovenia - legati alle vie di San Giacomo, hanno portato a concentrarsi solo sull'itinerario in territorio friulano. I racconti di coloro che lo hanno affrontato, opportunamente riportati nel sempre aggiornato sito camminoceleste.eu, sono sempre avvincenti e a volte emozionanti. C'è una guida edita da Ediciclo, ci sono pieghevoli realizzati anche grazie ai contributi pubblici, ci sono le credenziali per accedere ai rifugi, ci sono aggiornati pannelli informativi, oltre a preziosi artistici monumenti costruiti ad hoc nei luoghi più significativi. Con molti "pellegrini" si sono intrecciate stabili relazioni, attorno al Cammino celeste si sono intessute reti di autentica, meravigliosa solidarietà, ben oltre i confini regionali e nazionali.

Il viaggio a piedi, 4 km/h, consente di riempire il tempo con la bellezza e il fascino consentiti da un nuovo e nello stesso tempo antico rapporto con la Natura, con le altre Persone, con sé stessi e anche con ciò che tutti ci trascende, qualunque nome gli si dia. Tutti i cammini sono portatori di pace e giustizia, perché aiutano a non dimenticare chi rischia la vita marciando nei boschi o nei deserti per sopravvivere alla guerra o alla fame e anche perché consentono un abbraccio a un ambiente sempre più ferito e contaminato dalla civiltà del Consumo e della Velocità.

Auguri Cammino Celeste, ad multos annos Iter aquileiense!

domenica 12 settembre 2021

Il compleanno di Nova Gorica, rojstni dan Nove Gorice

Un momento della festa di "rostni dan"

Lo scorso venerdì (10 settembre) il Comune di Nova Gorica ha celebrato il suo 74mo compleanno. 

Nel teatro della città, il Sindaco Klemen Miklavič ha spiegato il senso della festa, sottolineando soprattutto le straordinarie opportunità offerte dal percorso che condurrà alla Capitale europea della Cultura, nel 2025. Con molta convinzione, il primo cittadino ha invitato a perseguire grandi e alti orizzonti, procedendo dalla convinzione di quanto sia importante collaborare e costruire progetti comuni.

Il sogno della realizzazione dell’unità nella diversità è stato anche l’oggetto di due simpatiche e profonde performance teatrali, nel corso delle quali, sono state evocate le potenzialità insite in un lavoro di collaborazione e sinergia fra le due Gorizia. Nella prima parte ci si è innalzati, con l'aiuto di alcuni elementi fondanti la cultura greca, fino al cielo, dove è avvenuto l'incontro, oltre il tempo e lo spazio, con il pilota Edvard Rusjan, pioniere dell'aviazione europea. Nella seconda parte, è stato proprio il grande aviatore, scomparso nei cieli di Belgrado durante una manifestazione pubblica, ad accompagnare i presenti in un meraviglioso sogno, quello di un territorio goriziano veramente unito nelle sue diversità.

Il gruppo Grunt, con delicatezza e passione, ha poi accompagnato con il sottofondo musicale la presentazione dei numerosi sodalizi e personalità che hanno caratterizzato la storia del territorio. Tanti sono stati i premiati, scelti nei vari campi dell’arte, della letteratura, del lavoro e della socialità. Tra essi è stato particolarmente apprezzato il riconoscimento al Kulturni dom di Gorizia, ritirato personalmente dal direttore. 

Igor Komel ha avuto anche l’onore di ringraziare a nome di tutti coloro che hanno ricevuto il segno di gratitudine. Nel suo breve ma intenso discorso ha richiamato i concetti espressi dal Sindaco e ha ricordato come soltanto lavorando e concependosi insieme, Nova Gorica e Gorizia potranno avere un futuro significativo, rispetto all’intera Slovenia, all’Italia e all’Europa. 

Tra le tante autorità slovene, tra le quali si è notato anche il padre superiore del convento di Sveta Gora (Monte Santo) Bogdan Knaus, erano presenti numerosi esponenti dalla vita politica e culturale goriziana, tra essi Paolo Petiziol, recentemente nominato presidente del GECT/EZTS goriziano, Stefano Ceretta, assessore del Comune di Gorizia e Franka Padovan, sindaca di San Floriano del Collio.

giovedì 9 settembre 2021

Conoscere le lingue, un dono d'Amore

La soggettività è un enigma. L'essere in quanto tale è un mistero, non nel senso che non lo si possa conoscere, ma in quanto insieme di infiniti segni e significati che attendono di essere progressivamente - e mai esaurientemente - disvelati. Il processo della comunicazione umana, attraverso soprattutto, ma non solo, il formidabile strumento della Parola, consente di oltrepassare i muri che circondano l'identità personale e collettiva, entrando in questo modo nei sistemi simbolici che caratterizzano ciascun vivente.

Tra gli umani questo procedimento avviene grazie (anche) alla conoscenza delle diverse lingue. Tutto ciò che è più vero, bello, buono nell'intimo della Persona trova forma nella parola, in particolare in quella appresa fin dalla più tenera infanzia. Non a caso la propria principale lingua è definita significativamente "materna". Nel momento in cui ci esprimiamo e - come direbbero i Padri - il λογος interiore diventa manifesto, portiamo fuori dalla sfera più remota del nostro essere ciò che di essa desideriamo condividere con gli altri. In altri termini, si dona agli altri la parte più profonda del mistero che ciascuno è. 

Tutta questa premessa è per proporre una breve riflessione contestualizzata in una terra di confine come quella goriziana. Perché è una mancanza clamorosa quella determinata dalla non conoscenza, da parte di tutti gli abitanti della zona, di almeno tre lingue? Perché è incredibile che in tutte le scuole, a Gorizia e Nova Gorica, non si studino adeguatamente lo sloveno e l'italiano, oltre all'inglese per entrare in relazione con le persone che provengono da altre parti del Mondo? 

A questa domanda occorre rispondere evitando scorciatoie, del tipo "conoscere la lingua del vicino mi può offrire maggiori opportunità lavorative". Così come occorre superare la tentazione della colpevole superficialità: "in fondo, a Gorizia, tutti gli sloveni parlano anche l'italiano, perché mai sforzarsi a imparare una lingua parlata da meno di tre milioni di persone?"

Una lingua non si impara per poter realizzare meglio i propri affari, neppure per rendersi simpatici agli occhi del vicino. Essa è lo strumento per conoscere meglio il mistero della Vita, per costruire insieme spazi di condivisione dei più reconditi pensieri, delle più emozionanti sensazioni, delle più autentiche intuizioni spirituali. Imparare gli uni la lingua degli altri è quindi un atto indispensabile, senza il quale l'incontro non realizza pienamente il suo obiettivo e il con-vivere sullo stesso territorio diventa irrimediabilmente una straordinaria occasione perduta.

Ma c'è di più, già mezzo secolo fa lo sottolineava il grande Ivan Ilich. Per conoscere la lingua del vicino è necessario riconoscere che è lui a donarmene la possibilità. E' lui a consentirmi di attraversare quella porta che si apre sul mistero che egli è, a entrare nella sfera meravigliosa ed estremamente complessa della sua soggettività. Ci si può entrare soltanto grazie alla disponibilità dell'altro, altrimenti l'apprendimento soltanto funzionale della sua lingua, finalizzato a relegarlo nella veste di mero consumatore, rischia di essere un vero e proprio stupro intellettuale.

In questo senso è vero che solo l'Amore, in tutte le sue forme, rende effettivamente possibile la piena conoscenza della lingua (ma anche dei gesti espressivi) dell'altro. L'insegnamento e l'apprendimento diventano così i meravigliosi mezzi attraverso i quali la diversità si trasforma in straordinaria ricchezza e la bellezza intima dell'uno diventa bellezza condivisa dal molteplice.

In vista di Nova Gorica e Gorizia capitale europea della Cultura, rivendichiamo come ormai ovvio l'insegnamento dell'italiano e dello sloveno in tutte le scuole di ogni ordine e grado del territorio. ma cerchiamo soprattutto di superare ogni diffidenza e ritrosia, per incontrarci nell'Amicizia e nell'Amore, per donarci reciprocamente il patrimonio delle rispettive culture, lingue e tradizioni. Allora sì, nella vivacità e nel fascino delle differenze, questa terra diventerebbe davvero "unica". 

Grazie a chiunque accetterà di aprirsi, di donare all'altro la ricchezza della propria interiorità, il privilegio di poter conoscere la lingua che ha dato forma ai suoi pensieri e alle sue impressioni.