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| San Francesco, da Sveta Gora, offre il Goriziano al Cielo |
Sandro Pertini, in visita ad Assisi come presidente della Repubblica, volle visitare la tomba del Santo. Un volta uscito, al giornalista che gli chiedeva una sensazione, aveva risposto: "Vede, tutti noi, tra pochi anni saremo morti e dopo poco nessuno ci ricorderà. Lui invece, anche se lì sepolto, dopo 750 anni è ancora vivo!".
Ecco, questo post racconta una storia viandante un po' personale. Un viaggio nell'Umbria, alle falde del Subasio, porta con sé sempre molte domande e poche risposte. E' un po' lungo, vi chiedo la pazienza - se possibile - di arrivare fino in fondo...
Sinceramente, non sapevo che nei mesi di febbraio e di marzo, sarebbero state esposte al pubblico le ossa di san Francesco d'Assisi.Sono stato sui luoghi francescani, da mercoledì scorso a sabato, per motivi di lavoro e devo dire che da anni non mi capitava di viverli in modo così profondo e così emozionante.
La Verna, immersa nelle nuvole, non ha presentato la consueta festosa folla di turisti vocianti e ha offerto una straordinaria processione, accompagnata dall'inarrivabile melodia gregoriana, guidata da una trentina di frati fino al luogo dove Francesco avrebbe ricevuto sul suo corpo i segni della passione di Cristo. Il Sasso Spico, dove si ritirava spesso a pregare, trasudava umidità e invitava a quel silenzio carico di creativa inquietudine che ha generato le sue opere e parole.
Assisi sotto una pioggia gelida è un'esperienza da vivere. La basilica alta dedicata al Santo non è una specie di gigantesca aula museale riempita fino all'orlo da pellegrini e viandanti, ma una straordinaria biografia per immagini, con il testo invisibile di Bonaventura da Bagnorea e la mano inconfondibile dell'immenso Giotto. La scena poi della Crocifissione, con i colori ossidati che l'hanno trasformata in una specie di negativo fotografico ante litteram, non è soltanto uno dei vertici dell'arte di Cimabue, ma anche una delle più alte comunicazioni della drammaticità della scena del Golgothà. L'ombra della Maddalena con le braccia protese verso Gesù morente, sembra accompagnare l'oscurità della morte attraverso la dimensione imperscrutabile dell'Amore.
Avvincente è anche la camminata nei meandri della chiesa di santa Chiara. Nel silenzio regalato dalle presenze rarefatte, il bel crocifisso duecentesco che avrebbe parlato a san Francesco, sembra quasi mormorare anche al visitatore distratto parole di consolazione e di incoraggiamento, nella luce multicolore filtrata dalle finestre medievali.
Il vero Francesco si incontra però in altri luoghi, là dove non è evidente l'innalzamento dell'uomo a una dimensione quasi divina e il conseguente depotenziamento del messaggio da parte del Potere e delle folle osannanti. Si tratta anzitutto dell'oasi spirituale di San Damiano, la chiesetta restaurata dallo stesso figlio di Bernardone, divenuta poi centro di vita e di preghiera di santa Chiara e delle clarisse. Si tratta di Rivotorto dove, all'interno di un'insignificante chiesa moderna, ci si sorprende a scoprire il misero tugurio, nel quale i primi amici hanno condiviso con il Santo molti anni della loro vita. Si tratta della dolce chiesetta della Porziuncola, anch'essa risistemata dalla prima comunità e della vicina cappella del Transito, inglobate nella nota stonata della gigantesca chiesa di Santa Maria degli Angeli. Lì Francesco ha finito la sua vita, disteso nudo sulla nuda terra. E si tratta anche dell'Eremo delle Carceri, suggestivo bosco riempito dalla preghiera degli eremiti che vivevano nelle grotte e contemplavano, nel suo svelarsi in un orizzonte trascendente, il mistero del Reale.
Prorompe ovunque, in questi luoghi, il Cantico delle Creature, capolavoro di fede, spiritualità e poesia. La parola che attraversa implicitamente ogni verso è quella di un Amore creatore che si riversa ininterrottamente su ogni creature esistente, compiendosi anche nell'abbraccio definitivo della morte. Meravigliosa litania che proietta sullo schermo dell'anima tutto ciò che l'occhio limpido raccoglie nella forma arcana di una bellezza che non nega il dolore, di una purezza che coniuga la drammaticità della percezione dell'essere infinito ed eterno, con la quotidianità del semplice realizzarsi delle opere e dei giorni.
Su tutto emerge uno strumento, eletto da Francesco a condizione sine qua non per la realizzazione della sua missione. Sono le nozze con quella che Dante chiamava "Madonna Povertà". Il Santo di Assisi è quasi ossessionato dal desiderio di assomigliare totalmente al suo Maestro, il Cristo. Non quello della vita pubblica, ma quello dimenticato da tutti (o quasi) nel momento tragico della solitudine e della fine. Il rifiuto di ogni possesso è per lui l'unico modo per sentirsi unito pienamente e radicalmente a Gesù. Ed è anche la fonte della preoccupazione per il futuro della comunità di amici e amiche da lui fondata. Manterranno l'assoluta essenzialità del rudere di Rivotorto? Riusciranno a sopravvivere avendo come letto una lastra scavata nella roccia e come cuscino una pietra neppure levigata? Supereranno la tentazione della ricchezza, del lusso e del potere?
La risposta arriverà molto presto, due anni appena dopo la sua morte. Il Rivoluzionario Francesco, colui che papa Innocenzo aveva sognato come sostegno alla potentissima ma proprio per questo disastrata Chiesa medievale, deve essere ricondotto nei ranghi. Se non ci si è riusciti durante la sua vita, si è raggiunto l'obiettivo subito dopo la sua morte. "Santo subito"... e sulla sua tomba sono stati edificati alcuni tra i più insigni monumenti dell'arte italiana di tutti i tempi. Il suo ordine si è diviso quasi subito in tre filoni, un tempo l'uno contro l'altro armati. Assisi è divenuta ben presto - e oggi lo è più che mai - una meta imperdibile del turismo internazionale. E sopra il corpo dell'innamorato di madonna Povertà, con la scusa della necessità, si produce un grande spettacolo di immensa ricchezza.
In questa logica, una domanda personale finale: di fronte alle centinaia di migliaia di persone che per un mese, da oggi in poi, passeranno davanti alle povere ossa esposte alla venerazione - e forse di più alla curiosità - ci si può chiedere che senso abbia questa ostensione? Forse la suggestiva cripta sotto le due basiliche sovrapposte non era sufficiente per ritrovare lo spirito di Francesco? C'era proprio bisogno di "tirarlo fuori", in una riedizione di quel mercato delle reliquie che aveva reso ricca di denaro ma povera di spirito la Chiesa medioevale? Nell'Ottocentesimo anniversario della sua morte, non sarebbe meglio lasciar perdere la venerazione del corpo e sottolineare invece il suo annuncio di pace, riconciliazione, apertura e rispetto, in questo tempo del pluralismo etico, filosofico e religioso?







