giovedì 12 marzo 2026

Dalla parte di Allah, contro i suoi denigratori


Va bene che in un festival letterario possa essere presentata una pluralità di voci e di pensieri. Vale anche per Geografie, l'evento che si terrà a Monfalcone alla fine del mese di marzo.

C'è un però... Si può, anzi si deve discutere, in modo competente e rispettoso, anche su qualsiasi tema inerente la Religione e le religioni. Ma come si fa a ragionare con la necessaria serenità, quando viene presentato - in contesto pubblico nella piazza principale della città - un libro che ha come titolo "La minaccia di Allah". Indipendentemente dal contenuto del libro, già il solo titolo non si configura come uno spunto di riflessione, ma una vera e propria grave provocazione, che mette fra l'altro in discussione l'osservanza degli articoli 8 e 19 della Costituzione. E' un'espressione di offensiva ignoranza non solo nei confronti di miliardi di musulmani che in tante nazioni del mondo professano pacificamente la loro fede, ma anche dei milioni di cristiani di lingua araba che invocano Dio proprio con il nome di Allah. Inoltre, sostenere che "i musulmani stanno avendo sempre più spazio nel nostro Paese, minacciando anche la sicurezza degli italiani" (dalla presentazione dell'autrice, riportata nel programma ufficiale della rassegna), è un modo di seminare sottile razzismo, di aizzare gli umori contro chi professa una grande religione mondiale, di creare inutili tensioni e irrazionali paure fra la popolazione.

Ben diverso è l'atteggiamento dei preti e delle comunità cristiane di Monfalcone, che hanno offerto uno spazio per pregare a sorelle e fratelli nella comune fede religiosa. Hanno compreso la straordinaria opportunità di favorire il dialogo, l'amicizia e le relazioni tra le diverse componenti. L'Arcivescovo, collegando la Quaresima con il mese di Ramadan, ha scritto una splendida lettera sulla convivenza e sull'autentica fraternità. La città dei cantieri potrebbe e dovrebbe brillare in Europa e nel Mondo come un esempio della bellezza del vivere insieme valorizzando le reciproche diversità. L'autrice del libro e l'amministrazione comunale, invece di lanciare un'anacronistica crociata, dovrebbero imparare da Gorizia dove, durante il tempo della capitale europea della cultura, l'Assessorato al 2025 ha promosso e organizzato, nello scorso mese di ottobre, un bel convegno dedicato proprio al dialogo interreligioso, realizzato con la partecipazione attiva di tutte le comunità, compresa ovviamente quella islamica.

Forse gli organizzatori di una rassegna importante come Geografie avrebbero fatto bene a pensarci due volte, prima di regalare un simile palcoscenico a chi già da molte tribune porta avanti le proprie prospettive politiche e culturali. Si possono avere idee diverse, evidenziare anche con correttezza problematiche critiche sicuramente esistenti, ma non si può accettare una sistematica denigrazione di un intero sistema religioso. 

Piena solidarietà a tutta la comunità islamica monfalconese!

mercoledì 11 marzo 2026

Il ricordo di Lojze Bratuž nella Basilica di Aquileia, all'alba dell'equinozio

 

La Basilica di Aquileia, scrigno di fede e di spiritualità, ospita anche quest'anno l'alba dell'equinozio, momento ormai tradizionale di riflessione pre-pasquale. Di seguito il comunicato stampa della So.Co.B.A.: 


La prima alba di primavera, il 21 marzo dalle 6 del mattino, vissuta sul mosaico della Basilica; da una parte il dialogo tra Andrea Bellavite e Angelo Floramo, e dall’altra il ricordo di Lojze Bratuž e di Ljubka Šorli, attraverso musica e poesie.


Uno spettacolo dedicato a chi ha perso la vita per rivendicare la propria identità e la propria cultura e un dialogo sul presente e sul futuro, partendo dal nostro passato. Sono questi i due elementi centrali, intrecciati e connessi, di “Aequinoctium, l’Alba della Libertà”, l’evento in programma nella Basilica Patriarcale di Aquileia per la prima alba di Primavera, il 21 marzo alle 6 del mattino.


Un momento di riflessione condiviso, guidato dal direttore della Basilica di Aquileia Andrea Bellavite insieme allo storico e scrittore Angelo Floramo, che saranno accompagnati dal messaggio di due figure centrali per il Novecento isontino e non solo. Infatti, grazie alle musiche scritte per l’occasione da Andrea Pandolfo, si ricorderà Lojze Bratuž, compositore sloveno barbaramente torturato e assassinato nel 1936 per aver rifiutato la cancellazione della propria identità, personale e culturale. A risuonare nella Basilica saranno anche le parole di Ljubka Šorli, poetessa e moglie di Bratuž, recitate sia in sloveno che in italiano.

 

“La nostra volontà è ancora una volta quella di rimarcare il messaggio di unità e di pace trasmessoci, a più di millesettecento anni di distanza, dai mosaici della Basilica” spiega il direttore della Fondazione Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia Andrea Bellavite. “Mosaici che ogni giorno ci parlano di storie e di persone, e che ogni giorno ci permettono di scoprire qualcosa di più su di loro e, attraverso di loro, su noi stessi”.


Insieme ad Andrea Pandolfo (tromba e pianoforte), sullo straordinario “palco” della Basilica ci saranno i musicisti Mojca Krišnič al violinoAndrejka Možina al violoncelloEster Pavlic all’arpa e Aleksander “Ipo” Ipavec alla fisarmonica. “Si tratta volutamente di una formazione composta da italiani e sloveni, ed entrambe le lingue saranno utilizzate nel corso dello spettacolo” prosegue il direttore della Basilica di Aquileia “come simbolo di un territorio unico e unito, nel solco tracciato dall’entusiasmante esperienza di Go!2025.”


Aequinoctium è il primo appuntamento di una stagione 2026 che si annuncia ricchissima per la Basilica Patriarcale di Aquileia. “Presto presenteremo la stagione dei Concerti in Basilica, giunta alla trentottesima edizione, che vedrà diverse date di grande rilievo nazionale, con l’annuncio anche di una nuova collaborazione oltre confine. In più proseguono i progetti europei che ci vedono protagonisti, Polyverse e DigARegion, che quest’anno troveranno compimento, e il nostro percorso di accessibilità Basilica Per Tutti, che si arricchirà di nuovi tasselli nel 2026.”


Le prenotazioni per “Aequinoctium, l’alba della Libertà” sono aperte da ora, attraverso la piattaforma online MidaTicket (https://shop.midaticket.it/basilicaaquileiamostre/Events). Tutte le informazioni, e il link per acquistare i biglietti di ingresso, sono disponibili sul sito ufficiale della Basilica di Aquileia, www.basilicadiaquileia.it.

martedì 10 marzo 2026

Le stagioni teologico-filosofiche della Knjigarna Maks

 

Due ombre proiettate verso la Luce. Come gli spiriti del Purgatorio dantesco, che saranno oggetto della discussione teologico-filosofica tra Mirt Komel e Andrea Bellavite.

O meglio, gli spiriti saranno solo uno spunto per collegarsi all'affascinante realtà della Primavera, all'interno di un dialogo che sta diventando tradizionale, all'inizio di ogni nuova stagione.

Il luogo di questa originalissima riedizione delle Cantiche della Divina Commedia  non può che essere la Knjigarna Kavarna Maks, in Delpinova ulica a Nova Gorica. Il tempo di questa breve ma intensa salita delle sette balze del Purgatorio sarà SABATO 14 MARZO, alle ore 10.30

Si parlerà un po' di tutto, sospesi tra lo stato della dannazione e quello della salvezza, in quel frammento di essere che è l'istante della decisione e della responsabilità, personale e collettiva. Insomma, il momento che è quello del nostro esistere, dell'esserci del Mondo e di tutti gli esseri. Si ruoterà intorno al pensiero dei filosofi greci e dei teologi crisitiani, alla storia delle religioni e all'esperienza della post modernità.

Sarà una bella occasione per pensare, per discutere e soprattutto, per amare di più questo fatto straordinario che è la Vita.

Tutto sarà rigorosamente bilingue, nel senso che ognuno potrà esprimersi nella propria lingua,  cercando di comprendere quella dell'altro. Mi raccomando, non mancate!!!

mercoledì 4 marzo 2026

Cercasi disperatamente frammenti di saggezza

 

Mentre il Medio Oriente è in fiamme, viene in mente una figura come quella di Ghandi. C'è un bisogno estremo, oggi, di persone che sappiano interpretare il presente alla luce dei criteri di umanità, verità e giustizia. Che nostalgia!

I commenti politici sull'intervento statunitense e israeliano in Iran hanno suscitato l'impressione diametralmente opposta. Solo il premier spagnolo Sanchez ha ribadito cose che dovrebbero essere ovvie per tutti. Ha detto in pratica che non c'è altro da fare, in questo momento, che fermarsi: stop immediato ai missili, ai bombardamenti, ai droni, alle ritorsioni. La miccia che si è accesa rischia di far saltare ogni equilibrio e di condurci verso la catastrofe. 

E in Italia? C'è davvero da mettersi le mani nei capelli... Un ministro della difesa, beccato in vacanza nel momento della massima tensione internazionale, si arrampica sugli specchi offrendo l'unico sprazzo di tragicomicità in un tempo che di comico non ha proprio nulla. Il ministro degli esteri, che sembra aver saputo dai telegiornali dell'attacco, si preoccupa dei turisti italiani invitandoli a non affacciarsi alla finestra. Invitato a dire la posizione del governo italiano, si trincera dietro al generico allineamento "con gli altri stati europei". La presidente del consiglio Meloni, definisce "ingiustificabili" gli attacchi iraniani dopo i raid che avevano ucciso i capi religiosi e centinaia di persone di quel popolo, tra le quali i bambini di una scuola. Ritiene invece comprensibile la palese violazione di qualsiasi regola internazionale da parte di USA e Israele, sostenendo che in fondo anche tanti altri, prima, hanno compiuto le stesse violazioni. Come bambini che litigano dicendo che "è stato prima lui", si dimostrata totalmente incapace di una parola di saggezza e di approfondimento, di una condanna senza condizione della guerra, della violenza preventiva, delle vere motivazioni macroeconomiche e macropolitiche che stanno alla base di un atto dissennato e pericolosissimo. E' incredibile e inquietante, essere governati da una simile superficialità, da un così mediocre gruppo di personaggi, capaci di dire tutto quando sono all'opposizione e il contrario di tutto quando sono al potere. Ma come fa, chi ha creduto sinceramente nelle loro campagne elettorali, a continuare ad avere fiducia in loro?

Già sento nelle orecchie l'obiezione, un ritornello già udito mille volte, in particolare prima delle guerre in Afghanistan e in Iraq che hanno destabilizzato totalmente la zona. Come allora, quando fecero credere che Saddam Hussein fosse il capo occulto del terrorismo planetario o l'uomo del monte avesse le armi di distruzioni di massa, anche ora c'è chi pensa che l'interesse di Trump sia quello di "liberare" gli iraniani dal regime degli ayatollah e che con la morte di Khamenei sia arrivata la democrazia! Ma non si vedono le macerie fumiganti e il disastro degli episodi precedenti, dei quali hanno giovato soltanto i trafficanti di petrolio e di armi? I gendarmi del mondo, autodefiniti cavalier della libertà, seminano dovunque non solo morte e distruzione, ma anche la devastazione dei tessuti sociali, secondo la più moderna riedizione del "divide et impera" dell'Impero Romano.

Allora, che ci possiamo fare? Dobbiamo tollerare regimi oppressivi come quello iraniano? Dobbiamo consentire che costruiscano la bomba atomica? Certamente no. Ma sono intollerabili anche i regimi cosiddetti democratici che uccidno decine di migliaia di bambini a Gaza, che fomentano ribellioni e colpi di stato, che affamano sistematicamente i Paesi più poveri. E la bomba atomica? Perché doverebbe essere permessa a qualcuno e proibita gli altri? Non sarebbe ben più ovvio affermare e fare in modo che nessuno, proprio nessuno l'abbia?

Ecco perché c'è tanto bisogno di persone come Ghandi, capaci di indicare ai loro Paesi e al Mondo una nuova strada, del tutto alternativa a quella della guerra. E' la strada della nonviolenza attiva, dominata da un nico interesse, la crescita di umanità dell'homo "planetarius". 

domenica 1 marzo 2026

Gendarmi del mondo, prepotenti e spudorati

 

Gli USA e Israele attaccano un Paese, con la scusa di sostenere un processo di liberazione da un regime come quello degli ayatollah. Tutti sanno che si tratta dell'ennesima azione tesa a controllare le risorse petrolifere dell'Iran che, con il rovesciamento dell'ultimo imperatore, lo scià Reza Pahlavi, nel lontano 1970 aveva voluto a sua volta affrancarsi dallo stesso imperialismo capitalista. Non si può in alcun modo giustificare un intervento armato di una potenza straniera in una nazione indipendente, esplicitamente finalizzato all'assassinio della leadership e alla distruzione delle risorse. Ciò che sta accadendo in questi giorni tragici è infatti inaudito e fonte di immensa preoccuazione per le ripercussioni che questa incredibile violenza potrà portare con sé.

Ciò che colpisce è invece la soddisfazione di molti, di fronte a un'azione militare che da oggi in poi potrebbe toccare a qualsiasi Paese non allineato con il pensiero unico imposto dal Padrone del Mondo (leggi potentati economici che garantiscono anche il presidente degli Stati Uniti d'America). A parte gli oppositori del regime di Khamenei, le cui proteste sono state esplicitamente fomentate direttamente da Trump, molti nel mondo hanno espresso soddisfazione per la presunta possibile conquista della libertà da parte del popolo iraniano. E' successo con il Venezuela, ora con l'Iran, potrebbe accadere preso con la Groenlndia e addirittura con il Canada. Su, forza, diamo carta libera al tycoon, perfino lo applaudiamo e gettiamo nel cestino per sempre la carta straccia delle risoluzioni ONU. Ridiamo in faccia agli illusi che credono ancora che esista un diritto internazionale! Almeno fino a quando non toccherà a noi di beccarci i cruise sulla testa... 

Oltre ai due avidi guerrafondai planetari, chi oggi mi ha scandalizzato di più è la presidente del consiglio Meloni. Ha dichiarato che gli attacchi dell'Iran - lanciati dopo il massacro che ha portato alla morte il capo spirituale Khamenei, la sua famiglia e centinaia di iraniani, tra i quali, sembra, anche decine di bambini - contro gli Stati del Golfo sono "ingiustificabili", ritenendo quindi di fatto che quelli di Trump e di Netanyahu lo sono. Non ha detto una parola - neppure una! - non si pretende per condannare ciò che è accaduto, ma neppure per richiamare quel diritto internazionale che funge ormai da slogan a fasi alterne. Se Putin attacca l'Ucraina, viola il diritto internazionale, se il genocida Netanyahu annienta un intero popolo non lo viola. E se Trump spedisce i suoi missili sulla testa di chi gli sta antipatico, nessun problema...

La dichiarazione della premier - insieme all'inconsistenza di Tajani e all'impreparazione di Crosetto - è uno dei punti più bassi della storia della politica italiana, il vilipendio di una tradizione di attenzione agli "esteri" che ha visto in passato prese di posizione coraggiose e alternative ai padroni del vapore. Chi avrebbe mai pensato di rimpiangere, da questo punto di vista, i vari ministri degli esteri che si soo succeduti nella cosiddetta prima repubblica?  L'accettazione esplicita dell'inutilità dell'ONU e degli organismi internazionali colpisce, per la spudoratezza con la quale viene dimostrata la totale accondiscendenza del governo italiano alle mire imperialistiche degli USA. E la Meloni, che si assume la responsabilità di trascinarci nel vortice di violenza scatenato dal primo anno di Presidenza Trump, tradisce anche sé stessa, i suoi altisonanti e urlati proclami pre-elettorali contro l'euro, i burocrati dell'Unione Europea, la soggezione dell'Italia agli interessi stranieri.

Siamo sull'orlo dell'abisso, c'è il rischio concreto di un allargamento incontrollabile della guerra. Non lasciamoci governare da chi - dopo essersi presentata come la rivoluzionaria di una destra antisistema - oggi è al primo posto nella gara di chi corre e sgomita, per lustrare le scarpe (per usare un eufemismo) del potente di turno.

sabato 28 febbraio 2026

Ancora guerra...! La vacca, la capretta, la pecora e il leone

 

Ancora guerra...! Tristezza infinita. Si ha l'impressione di essere del tutto impotenti, davanti a ciò che sta accadendo. Una masnada di governanti avidi, imbecilli e disumani sembra aver preso in mano le sorti del Mondo. 

Non che le cose andassero granché bene, dalla seconda guerra mondiale a oggi decine di conflitti hanno seminato milioni di morti in tutti i Continenti. Tuttavia non si aveva mai la piena sensazione di essere sull'orlo di una catastrofe planetaria, quanto in questo periodo. In ogni caso c'erano sprazzi di arcobaleno, folle che scendevano in massa sulle strade, personaggi della politica disposti a rischiare la strada del dialogo, anche in momenti di estrema delicatezza, caratterizzati dalla paura della catastrofe nucleare. Abbiamo assistito - sia pur con l'animo trepidante e in mezzo a sibili di bombe e sirene inquietanti - a dialoghi ritenuti impossibili, a rovesciamenti di sistemi totalitari, alla sottoscrizione di trattati contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa, perfino alla fiducia nelle potenzialità dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Soprattutto abbiamo avuto la sensazione di contare qualcosa. Qualcosa, senz'altro non molto. Ma sembrava che la discesa in piazza, la petizione popolare, il sacrificio personale potessero avere una qualche sia pur minima rilevanza, nelle decisioni dei governanti del Pianeta. Si pensava che - sia pur molto da migliorare - la democrazia avesse un senso, che la sovranità appartenesse davvero alle cittadine e ai cittadini del mondo, che attraverso il voto si potesse in qualche modo orientare le scelte da una parte o da un'altra.

Questa è la novità più preoccupante e triste del momento, la percezione dell'estrema debolezza della democrazia. Anzi, serpeggia la triste constatazione che l'attuale situazione non sia dovuta soltanto all'incoscienza o meglio al dispotismo avido e squallido di alcune élite, ma anche - e forse soprattutto - alla responsabilità di ogni elettore. Trump, Netanyahu, Von der Leyen, Orban, Meloni, come pure Macron, Zelensky, Putin e molti altri, non si sono installati da soli nelle stanze del Potere, ci sono arrivati perché l'internazionale degli interessi finanziari (leggi turbocapitalismo) sembra aver vinto sull'Internazionale dei popoli e delle persone (leggi autentico socialismo). In questo modo la dea Propaganda,  accompagnata dalla sorella Sicurezza, è riuscita a convincere metà degli elettori ad andare a scrivere una x fatale sui nomi degli attuali padroni del mondo e a costringere l'altra metà a una silenziosa, rassegnata o preoccupata ritirata.

Al fondo di tutto ciò rimane la questione delle questioni. La fine del Medioevo - propugnata dai filosofi dal cogito cartesiano, ma giunta a matura consapevolezza a livello generale solo negli ultimi decenni - ha privato di fatto l'essere umano di punti di riferimento. Se l'oggettività dell'unica verità e di un unico criterio di bontà e bellezza - nel bene e nel male - aveva dato forza al sistema liberticida dell'assolutismo religioso, la rivalutazione della soggettività - nel bene e nel male - ha di fatto sconvolto ogni possibilità di individuare un criterio condiviso. E sulla base di questo, ciascuno ritiene non solo di avere la "sua" ragione, ma anche - nel momento in cui ne abbia i mezzi - di doverla imporre sull'unica squallida base dell'essere militarmente più forte. Fedro (I sec. d.C.), probabilmente traducendo Esopo (VII-VI sec. a.C.), sintetizzava tutto ciò in modo semplice ed efficace:

Una mucca, una capra, una pecora e un leone decisero di mettersi in società per procurarsi da mangiare. Dopo aver catturato la loro prima preda, un bel cervo, il leone disse: “bene io mangerò la prima parte perché sono il leone”. La mucca, la capra e la pecora, così, andarono a prendersi la seconda parte ma il leone, che aveva già finito di mangiare la sua parte, si avventò anche su questa e disse: “Io sono il leone e sono più forte di voi quindi la seconda parte spetta a me”. E non appena ebbe pronunciato queste parole, aggiunse: “Visto che valgo più di voi mi spetta anche la terza parte!”. Allora la mucca, la capra e la pecora si avvicinarono alla quarta e ultima parte, ma proprio quando stavano per cominciare a mangiare arrivò il leone che aveva già finito anche la terza parte e disse loro: “Chi proverà a mangiare la quarta parte dovrà vedersela con me”. Si porto via così tutta la preda e lascio gli altri tre animali a pancia vuota. 

La questione delle questioni è dunque filosofica. Sì, sento già la protesta di molti - con i tempi che corrono, non c'è tempo per filosofeggiare. Ma se non risolviamo il conflitto tra medioevo e ultramodernità, tra oggettivismo e soggettivismo, non potremo dare fondamento alla nascita dell'homo planetarius, l'unico che potrebbe salvare il destino apparentemente suicida dell'homo sapiens. Altrimenti, anche ammesso e non concesso che sia ancora possibile sovvertire l'attuale quadro, non si potrebbe fare molto di più che sostituire un sistema oppressivo con un altro. Occorre trovare il tempo e lo spazio dove costruire un ponte, all'incrocio tra Oriente e Occidente, tra Settentrione e Meridione, dove individuare un progetto comune, sul quale edificare - ciascuno, nessuno escluso, con la propria tesserina - l'immenso meraviglioso mosaico della Vita sulla terra... sperando che non sia già troppo tardi. 

mercoledì 25 febbraio 2026

Ed ecco Isonzo Soča, num. 122

 

E' uscito il numero 122 di Isonzo Soča. Sarà presentato martedì 3 marzo a Nova Gorica, alle ore 18 presso knjgarna kavarna Maks, in Delpinova ulica e martedì 10 marzo, alle ore 19  presso pekarna kavarna Cotič, Corso Verdi 51 a Gorizia.

Il tema è particolarmente importante, cosa significhi vivere in un territorio plurilingue e multiculturale. La copertina, con un gioco di parole tra italiano e sloveno, richiama il  contenuto anche atttraverso la riproposizione della pittura paririetale realizzata dal pittore Franco Dugo sul "muro delle cinque lingue" di Podgora, voluto da Alba Gurtner e purtroppo attualmente in grave condizione di degrado.

Oltre a numerosi interventi sul tema - curati in modo particolare da giovani collaboratori - si parla anche della Capitale europea della Cultura, con diversi interventi, in italiano sloveno e friulano, che aprono  un dialogo costruttivamente critico sull'evento che ha caratterizzato l'anno 2025.

Non mancano riferimenti all'attualità internazionale, recensioni di libri - tra i quali si segnala la speciale lettura del Porzus di Alessandra Kersevan da parte di Franco Juri - e di film storici. Naturalmente c'è lo spazio dedicato alla poesia e l'immancabile Koren/Corno con interessanti riferimenti alla contemporaneità, in particolare, ma non solo in Slovenia. E molto, molto altro...

Non poteva essere dimenticato il fondatore e storico direttore della rivista Dario Stasi, con un toccante ricordo di Agostino Colla e la riproduzione di un ritratto in grafica di Remigio Gabellini.

Con un grazie speciale alla e al factotum Katarina Visintin e Peter Abrami, un augurio sentito di buona lettura!