Importante è ricordare la settimana precedente l'incontro del G8, organizzato dal governo Berlusconi, con Gianfranco Fini stranamente in cabina di regia delle operazioni di polizia e il poi sparito ministro Ruggiero al dicastero degli esteri. Migliaia di persone, la maggior parte giovani, era accorsa a Genova dall'intera Europa per discutere, insieme a grandi economisti e esperti di politica internazionale (Naomi Klein, Johan Galtung, Serge Latouche, giusto per citare qualche nome), la possibilità concreta di costruire "un altro mondo possibile", alternativo alla visione turbocapitalista degli 8 "grandi".
Era stata una serie di incontri estremamente positivi ed entusiasmanti, l'apertura di credito a una nuova prospettiva di economia e politica con al centro la dignità e il valore di ogni persona e dell'intero creato. Ma evidentemente era troppo per chi si era riunito proprio per programmare il futuro del Pianeta attraverso una sempre più evidente divinizzazine del Capitale. Occorreva soffocare quel germoglio di speranza e di potenzialità e per poter disinnescare l'alternativa occorreva - come sempre accaduto prima e dopo - demonizzarla e colpevolizzarla.
Ecco allora il mio arrivo a Genova, la mattina del 20 luglio 2001. Il giorno prima ero a Roma, per organizzare insieme al prof. Alberto Gasparini, allora direttore dell'ISIG, un grande convegno sulle città divise in Europa. Ero partito molto presto per raggiungere Genova e produrre un servizio giornalistico per Voce Isontina e le testate dicocesane del Nord Est. Da Marassi al tunnel sotto la stazione di Brignole avevo visto decine di cassonetti in fiamme, automobili bruciate, vetrine di negozi infranti. "Sono appena passati tre volte, del tutto indisturbati nelcorso dell'intera mattinata, alcuni personaggi con il volto coperto e hanno messo a ferro e fiamme tutto ciò che incontravano" - mi aveva detto un cittadino terrorizzato, seminascosto dall'uscio della sua casa. Qualche decina di infiltrati aveva consentito di innalzare alle stelle la tensione, giustificando in questo modo l'intervento della polizia, in assetto di guerra, contro il corteo dei partecipanti al grande convegno. Si erano radunati nella zona di piazza Alimonda e da lì si era mosso il primo attacco. Nel parapiglia generale era accaduto l'irreparabile, da una camionetta della polizia era partito il colpo che avrebbe ucciso il giovane Carlo Giuliani. Sulla dinamica dell'incidente si è detto e scritto molto, come sugli eventi successivi dei quali sono stato testimone. Uscito dal tunnel sotto Brignole mi sono trovato tra la testa del corteo e lo schieramento delle"forza dell'ordine". Queste ultime, battendo sinistramennte i manganelli dugli scudi di plexigass, lanciavano una pioggia di lacrimogeni sugli inermi marciatori. L'aria era impregnata di fumo e tuttora, un quarto di secolo dopo, quando il sole splende mi lacrimano gli occhi per le sostanze inalate in quel momento drammatico o forse per il ricordo di qualcosa che mi sembrava e mi sembra tuttora inaudito. Si sa bene cosa sia accaduto dopo, alla caserma Diaz, con un'irruzione spaventosa che ha provocato ferite e umiliazioni degne di un regime militare sudamericano, alla Cile di Pinochet o all'Argentina di Videla, tanto per capirsi. E pensare che chi ha contribuito a quel macello non soltanto non è stato punito, ma addirittura promosso in carriera!L'obiettivo era stato raggiunto. un manipolo di provocatori - mai identificati, come sempre accaduto prima e dopo in simili circostanza - ha innalzato la tensione e "giustificato" la violenza di Stato. Il seme di "un altro mondo possibile" è stato ucciso sul nascere e tanto tempo dopo sembra che ancora non sia stata del tutto ritrovata la bussola dell'anticapitalismo nonviolento o della decrescita felice, come si pronosticava con tanta speranza in quell'estate.
Ecco perchè tornare a Genova, in qugli stessi luoghi, mi ha colmato di emozione, di una certa qual nostalgia di un popolo internazionale in cammino verso la pace e la giustizia planetarie, nonché di un desiderio profondo di non dimenticare la morte di Carlo Giuliani, il suo desiderio di una società migliore, il suo essere in tutto un "ragazzo", come ricordato dal cippo al centro della piazza Alimonda.



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