domenica 1 novembre 2026

Quando è importante esserci...

Due appuntamenti da non perdere, si terranno la prossima settimana e saranno un significativo invito alla partecipazione attiva, rivolti a tutti i cittadini, in particolare ai cristiani e ai sacerdoti della città di  Gorizia.

Mercoledì 4 novembre, alle ore 20 in piazza Vittoria (o meglio Travnik) a Gorizia, sarà portato l’enorme Sudario di Gaza, composto e portato ovunque dal Collettivo Carnia per la Pace di Tolmezzo. L’iniziativa, promossa dall’Associazione per la pace Pax Christi di Gorizia, insieme a numerose associazioni del territorio, vuole sensibilizzare i cittadini sul genocidio in corso nella striscia di Gaza e sulle violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania. Il lenzuolo, pur essendo lungo 25 metri e largo oltre dieci, riporta 18.457 nomi, ma non è sufficiente a contenere i nomi di tante altre migliaia di bambini che sono stati barbaramente uccisi in questi anni di guerra. Non si può rimanere indifferenti davanti a questa terribile strage. Spesso ci si sente impotenti davanti a così grande ingiustizia. La presenza in piazza e la presentazione del sudario sono gesti forse piccoli, ma che inviano un profondo messaggio e una richiesta pressante di una pace autentica, fondata sulla verità e sulla giustizia.

Giovedì 5 novembre, nella chiesa evangelica di Via Diaz 18/A alle 17.30, sarà invece inaugurata la mostra fotografica da Gaza, significativamente intitolata Là dove resiste la Vita, curata dal fotografo palestinese Fadi A. Thabet. Anche a Gorizia viene data voce al grido che ci raggiunge sempre più forte, con l’appello dei cristiani di Terra Santa e le coinvolgenti immagini di un artista della fotografia residente a Gaza. Il Gruppo Ecumenico di Gorizia, insieme a Pax Christi e a Kairos Italia invitano tutti a questo momento di riflessione sul genocidio silenzioso in atto. L’invito è rivolto a tutti, ma si ritiene importante la presenza dei cristiani, promotori dell’appello e specialmente dei preti diocesani, chiamati a farsi consapevoli portavoce della richiesta pressante di ascolto e di condivisione. Oltre al pastore Hans Jens, saranno presenti alcuni testimoni d’eccezione, quali don Nandino Capovilla, Anna Babini e Giorgio Brunello, da anni impegnati in una costante informazione di intensa solidarietà e approfondita informazione intorno ai tragici eventi chi si stanno verificando in Palestina.


sabato 31 ottobre 2026

Dalla Serbia all'Italia, canti impegnativi di popoli in marcia

100.000 persone a Roma, forse più di un milione in tutta Italia. 

Promossa dai sindacati unitari di base e partecipata dagli studenti, la manifestazione nazionale del 29 ottobre ha avuto un successo a dir poco strepitoso.

La protesta ha unito anime molto diverse. C'è chi lotta per il diritto a una paga dignitosa e chi per la realizzazione del proprio futuro. C'è chi contesta il Governo Meloni e più in generale l'attuale sistema partitico dominante e chi sottolinea il vertiginoso rincaro dei prezzi. C'è chi sostiene la causa del popolo palestinese, chi quella di Cuba, chi più generalmente quella della pace. La preoccupazione per la guerra percorre tutti gli interventi e gli appelli, ai ministri delle infrastrutture, dei trasporti, dell'istruzione, della difesa.

La folla enorme - solo a Roma ho visto per oltre tre quarti d'ora sfilare un immenso fiume multicolore - ha dato una testimonianza di preoccupazione e di civiltà, unendo il creativo colore della gioventù con profonde, articolate e convincenti riflessioni. Solo chi non ha mai partecipato a eventi del genere può non capire la forza di un messaggio così potente, proprio per la sua indole democratica, civile partecipativa e assai consapevolmente nonviolenta.

Ah sì, le violenze? I casi sono due, ma i fatti orientano a scegliere la seconda soluzione: o si tratta di una minoranza infima che si infiltra in simili contesti per "creare casino"  (riuscendoci, se 1 su 10.000 tira un sasso sugli scudi della polizia, tutto il mondo mediatico si scatena su di lui, trascurando gli altri 9.999). Oppure è una provocazione ben  costruita, quella dimostrata a Genova nel 2001, in mille altre occasioni in Italia e nel Mondo: si arriva con i volti coperti (chi ha mai saputo il nome di un black blok?), si rompono vetrine e si tirano oggetti contro la polizia schierata in assetto di guerra. Questa si mette in movimento e crea il caos manganellando a destra e a manca e arrestando tutti quelli che capitano a tiro. Poi si sceglie qualche capro espiatorio su cui riversare tutta la "colpa" dell'accaduto. Ed ecco, svanita la forza della grande protesta pacifica. Pe risolvere l'enigma, è bene farsi la solita domanda: a chi giova?

Il 29 ottobre non c'erano in piazza né i sindacati confederati tradizionali, né i partiti del cosiddetto centro sinistra. E si sono mobilitate centinaia di migliaia di persone. Anche questa indicazione è molto forte: la gente non ne può più di giochetti politici, di campi più o meno larghi e di strategie asfittiche. Vuole nuovi volti e nuove parole. Vuole che accada l'impossibile, cioè quello che la Serbia ha dimostrato possa accadere. Un movimento dal basso, fuori dalle dinamiche consolidate, incentrato sulla denuncia della corruzione e sulla proposta di un futuro migliore, può arrivare a vincere delle elezioni, può essere chiamatoi a governare.

Farà meglio di chi viene contestato? Peggio sembra davvero difficile, per il resto non c'è da far altro che sostenere, partecipare e anche - perché no? - sperare bene. Ma questo mondo in movimento, soprattutto questi giovani, non devono essere giudicati a priori dal cinismo senile della politica attuale. Devono essere ascoltati, presi in consideraizone. Si deve anche riflettere, discutere insieme a loro. Soprattutto è necessario, metaforicamente e realmente, camminare insieme a loro.  

venerdì 30 ottobre 2026

Dalla Grande Moschea di Roma, un artistico messaggio di spiritualità e di pace

Il progetto europeo Polyverse, promosso dalla Basilica di Aquileia con la sinagoga di Atene, la comunità protestante di Kloster Lehnin e la Moschea di Roma, ha concluso la sua prima tappa, dopo due anni di intenso lavoro. La serata di giovedì 29 ottobre 2026, nella spettacolare Grande Moschea di Roma, descritta con maestria e profondità dall'imama Nader Akkad, è stato degno coronamento. Dopo la visita guidata, c'è stato l'assai interessante convegno, con i relatori che si sono superati a vicenda nel raccontare l'importanza di un evento nel quale le differenze sono state celebrate come occasione di incontro e di amicizia. Oltre all'imam, hanno parlato Andrea Donda, curatrice del programma per conto dell'Agenzia Argo, il rabbino Gabriel Negrin, la pastora Almuth Wish, il teologo cattolico Santi Grasso. Il loro racconto ha evidenziato come in un momento come quello che il mondo sta vivendo, la valorizzazione delle differenti tradizioni culturali e religiose sia la strada per raggiungere una vera pace fondata sulla giustizia. Particolare emozione ha suscitato il rabbino, iniziando il suo discorso con l'invocazione a Dio e il saluto ordinario nel mondo islamico. Tra gli altri relatori, c'ero anch'io, con un ordinario discorso di sintesi, che ha l'unico pregio di consentire, in poche righe, una sintesi dell'assai impegnativo percorso, durato più di due anni e reso posaibile dalla costante azione di Sara Zamparo e Mattia Vecchi, instancabili e assai pratici costruttori di relazioni e di comunicazioni. Se qualcuno avesse cinque minuti, potrebbe leggere qui il mio intervento, ma - lo scrivo sinceramente - tutto il convegno meriterebbe la pubblicazione degli atti, data la bellezza e la profondità degli altri interventi:

 Dopo due intensi anni, siamo qui, nella moschea di Roma, per concludere con molto entusiasmo la prima tappa del progetto europeo Polyverse. Abbiamo vissuto momenti molto belli, ricordo con emozione il primo incontro ad Aquileia, le giornate ad Atene, il suggestivo monastero di Kloster Lehnin. Si sono mescolate armonicamente l’arte, la musica, le parole, le suggestioni.

Abbiamo centrato pienamente l’obiettivo che ci eravamo prefissi, dimostrare all’Europa e al Mondo come la diversità di religioni, culture, lingue non sia un ostacolo, ma una meravigliosa condizione per costruire  una società aperta, democratica, nonviolenta e intensamente solidale.

Quello che è andato al di là dei nostri ragionamenti e dei programmi è stato il nascere di una profonda amicizia. Certo, l’incontro con delle persone straordinarie come il rabbino Gabriel Negrin, la pastora Almuth Wisch e l’imam Nader Akkad ci ha permesso di respirare una ventata di accoglienza, di rispetto e di valorizzazione reciproca. Si è cantato il Corano in sinagoga, i salmi biblici in ebraico nella cattedrale protestante, si è scritto un manifesto insieme nel quale ognuno ha offerto all’altro la bellezza della propria tradizione e della propria storia.

Si è realizzato un bellissimo concerto – al quale tra poco avremo la gioia di partecipare – costruito con la competenza e la delicatezza di compositori come Maria Beatrice Orlando, Aaron Dan e Sakis Negrin,quest’ultimo direttore del coro insieme a Mateja Černic e a Gehrard Oppelt.

Dentro questa cornice affascinante e coinvolgente, siamo rimasti tutti colpiti dalla nascita di nuove relazionidi amicizia, tra tutti i componenti del progetto, soprattutto tra i coristi, molti dei quali giovani, all’inizio consapevoli dell’importanza del progetto, poi sempre più trascinati dalla bellezza e dalla gioia di stare insieme, di costruire insieme qualcosa di grande.

A quel punto abbiamo capito che il dialogo interreligioso non è anzitutto un oggetto da studiare o un programma di iniziative da mettere in campo, ma più semplicemente è vivere insieme, ciascuno offrendo all’altro ciò che gli è più caro e prezioso. E ciò può avvenire cantando insieme, visitando luoghi bellissimi come Aquileia, Atene, Kloster Lehnin e adesso la Grande Moschea di Roma, condividendo allegramente pranzi e cene, lavorando intensamente per portare al pubblico il meglio delle proprie capacità.

A questo punto ci sono anzitutto persone appartenenti alla medesima famiglia umana. E poi ci si rallegra perché questa famiglia umana è composta da sorelle e fratelli diversi, con i quali si scrive una storia“naturale e spontanea” di dialogo, di confronto, di comune costruzione della pace, in Europa e nel Mondo intero. E, date le attuali circostanze, non è certo poco!

All’inizio ho detto che concludiamo una tappa. Sì, perché il percorso non finisce qui. Continua con nuovi orizzonti e nuove prospettive e sono sicuro che ci porterà molto lontano. In conclusione, a tutte e tutti voi che avete investito il vostro tempo, le vostre energie e la vostra convinzione nel nostro stupendo Polyverse, un enorme e consapevole GRAZIE!

lunedì 26 ottobre 2026

Dalla Serbia una ventata di primavera

E' tutto vero. Oggi come oggi il potere dei governi nazionali è molto limitato, le grandi scelte sul futuro del Pianeta sono prese in altri ambiti macroeconomici del turbocapitalismo. Per questo lo spazio decisionale occupato da chi gestisce uno Stato rischia a volte di ridursi ai favori da restituire ai propri grandi elettori, il che in parole povere si definisce "corruzione".

Tuttavia, al netto di tutte le perplessità espresse in questa ultima notte di numeri elettorali, si può a buon diritto guardare con più di una punta di speranza ai risultati in Brasile e in Serbia. Nel primo caso Lula ha sconfitto, contro le previsioni della vigilia, Bolsonaro. Sì, quest'ultimo, figlio di un presidente finito in carcere per corruzione, era talmente impresentabile da chiedersi come un individuo simile possa essere candidato a presiedere unodei più grandi Paesi del mondo ed essere votato da poco meno della metà degli aventi diritto. Tuttavia il ruggito del vecchio leone brasiliano, almeno a parole paladino dell'anticapitalismo e amico dell'oceano di poveri che vive nel suo Paese, si è fatto sentire eccome! Complimenti e buon difficilissimo lavoro.

Più sorprendente, anche per le indiscutibili dimensioni, la vittoria degli studenti della Serbia contro il navigatissimo Vučič. Qui le indicazioni nuove sono diverse, al di là del peraltro comprensibile cinismo di chi non crede più alla democrazia rappresentativa. Il movimento di massa contro la corruzione imperante, promosso dai giovani all'indomani del crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad che ha provocato la morte di 16 persone, ha portato per due anni milioni di persone sulle strade dei principali centri della Serbia. Prima hanno costretto alle dimissioni diversi ministri, poi hanno continuato a organizzarsi fino a credere nella possibilità di presentarsi alle votazioni e di spodestare un mostro sacro della politica europea. Ci sono riusciti, Davide ha vinto contro Golia, l'ondata provocata dai ragazzi ha travolto il sistema apparentemente inattaccabile.

Quali considerazioni da tutto ciò? Questi eventi dimostrano che le manifestazioni, se portate avanti con sistematica lucidità ed emarginando qualsiasi forma di violenza (comprese le provocazioni delle cosiddette forze dell'ordine), possono creare uno spirito nuovo nell'opinione pubblica e che esso può influire sulle scelte elettorali. I giovani non sono la forza d'urto utilizzata da chi li vorrebbe manipolare, ma hanno la capacità di prendere in mano le situazioni più intricate e provare ad affrontare, in modo maturo e responsabile, le sfide del presente. La forza delle idee, accompagnata da una sana capacità di indignarsi, ha ancora la possibilità di imporsi sull'idea della forza, anche quando questo significa sacrificare tempo, energie e a volte anche la propria incolumità fisica e psichica. La purezza e la limpidità, caratteristiche dei giovani, possono rovesciare i moloch della politica, dell'informazione e dello spettacolo (vedi la grottesca reazione di Bruno Vespa contro una bravissima e calmissima studentessa che rivendicava il diritto allo studio). 

D'accordo, ora vediamo come procederà il tutto, ma attendiamo prima di criticare. Il messaggio che giunge da Belgrado è in ogni caso fortissimo e arriva istantaneamente alle piazze dei giovani francesi, italiani, sloveni, tedeschi, statunitensi, albanesi, israeliani. Unendosi intorno alle idee e contrastando la disgregazione progressiva dei sistemi incancreniti, cambiare si può: sì, è possibile!

Tanti scuotono la testa e dicono: forse è solo un fuoco di paglia, forse la repressione sarà altrove troppo forte, forse già ci sono tanti furbastri - magari gli stessi sconfitti - che si vogliono intestare la vittoria e mettere il proprio cappello sulla trasformazione. Forse, forse, forse... 

Saremo pure anime belle, ma lasciateci per il momento godere questa fragile, ma potente ventata di primavera, con l'augurio che spazzi via anche il cruento autunno dei vari Netanyahu, Trump, Rama e così via, per rimanere a coloro che saranno sottoposti nei prossimi giorni al giudizio delle urne.

domenica 25 ottobre 2026

Polyverse, da Aquileia ad Atene, da Kloster Lehnin a Roma

Chi si trova a Roma è invitato a partecipare a un importante incontro di musica e fraternità, giovedì 29 ottobre, dalle ore 17 in poi, nella Grande Moschea di Roma, secondo il programma nella foto accanto.

Sono stati due intensi anni, quelli che hanno accompagnato il progetto europeo Polyverse, promosso da Basilica di Aquileia, Sinagoga di Atene, Monastero di Kloster Lehnin e Grande Moschea di Roma. 

Il dialogo interreligioso non è anzitutto un "problema", un oggetto da studiare o un programma di iniziative da mettere in campo, ma più semplicemente è vivere insieme, ciascuno offrendo all’altro ciò che gli è più caro e prezioso. E ciò può avvenire cantando insieme, visitando luoghi bellissimi, condividendo allegramente la quotidianità, lavorando intensamente per portare al pubblico il meglio delle proprie capacità.

Ci sono anzitutto persone appartenenti alla medesima famiglia umana. E poi ci si rallegra perché questa famiglia umana è composta da sorelle e fratelli diversi, con i quali si scrive una storia “naturale e spontanea” di dialogo, di confronto, di comune costruzione della pace, in Europa e nel Mondo intero. E, date le attuali circostanze, non è certo poco!

Ed è proprio nella moschea di Roma che si conclude con entusiasmo e soddisfazione la prima tappa di questo impegnativo cammino. Si sono vissuti momenti molto belli, dal primo emozionante incontro ad Aquileia alle indimenticabili giornate ad Atene, fino alla suggestiva accoglienza nel monastero di Kloster Lehnin. Si sono mescolate armonicamente l’arte, l'architettura, la musica, le parole, le suggestioni.

Si è centrato pienamente l’obiettivo, dimostrare all’Europa e al Mondo come la diversità di religioni, culture, lingue non sia un ostacolo, ma una meravigliosa condizione per costruire una società aperta, democratica, nonviolenta e intensamente solidale.

Quello che è andato al di là dei nostri ragionamenti e dei programmi è stato il nascere di una profonda amicizia. L’incontro con delle persone straordinarie, donne e uomini di pace come il rabbino Gabriel Negrin, la pastora Almuth Wisch e l’imam Nader Akkad, ci ha permesso di respirare una ventata di accoglienza, di rispetto e di valorizzazione reciproca. 

Si è cantato il Corano in sinagoga, i salmi biblici in ebraico nella cattedrale protestante, si è scritto un manifesto insieme nel quale ognuno ha offerto all’altro la bellezza della propria tradizione e della propria storia. Si è realizzato un bellissimo concerto, con la valorizzazione di ogni tradizione culturale e religiosa e con un'eccezionale brano costruito insieme per l'occasione, grazie alla competenza e alla delicatezza di grandi compositori, Maria Beatrice Orlando, Aaron Dan e Sakis Negrin, quest’ultimo anche direttore del coro insieme a Mateja Černic e a Gerhard Oppelt.

Dentro questa cornice affascinante e coinvolgente, siamo rimasti tutti colpiti dalla nascita di nuove relazioni non solo di collaborazione, ma anche di vera amicizia, tra tutti i componenti del progetto, soprattutto tra i coristi, molti dei quali giovani, all’inizio consapevoli dell’importanza del progetto, poi sempre più trascinati dalla bellezza e dalla gioia di stare insieme, di costruire insieme qualcosa di grande.

E' la conclusione di una tappa, ma il percorso di arte, musica, dialogo interreligioso e comunicazione intra ed extraeuropea non finisce qui. Continua con nuovi orizzonti e nuove prospettive, grazie all'entusiasmo e alla passione dei protagonisti aquileiesi, Sara Zamparo e Mattia Vecchi e all'inesauribile competenza e simpatia di Andrea Donda e della sua Agenzia di progettazione europea Argo.

Da Doberdob un caldo appello alla pace nel mondo

Giornata intensissima, che richederebbe molti post. A Koper il premier Janša nazionalizza e militarizza la piazza e viene accolto da una sonora (e sacrosanta!) ondata di fischi. In Italia e in molti altri centri vitali del mondo si accendono le piazze, i giovani gridano la loro indignazione e ricevono in cambio indignazione, provocazione, violenza istituzionale. Si è tutti con il fiato sospeso, attendendo i risultati di elezioni importanti: ce la farà Lula contro Bolsonaro i Brasile? Come finirà oggi in Serbia? Netanyahu supererà òo scoglio elettorale e Trump sarà ridimensionato dalle midterm di inizio novembre?

Nel frattempo, a Doberdob si è ricordato il decennale dall'inaugurazione del bellissimo monumento dedicato ai giovani sloveni morti sul fronte dell'Isonzo durante la prima guerra mondiale. Musiche e canti commoventi, discorsi profondi e pieni di prospettive (Il sindaco Ferfoglia, il console generale di Slovenia in Italia, le senatrici Rojc e Tubetti, l'"anima" dell'iniziativa Igor Komel), un ricordo degli orrori del passato, proiettato verso un futuro migliore. Solo per completezza, ecco qualche stralcio delle parole che ho avuto l'onore di pronunciare oggi, ricordando l'esperienza del 26 ottobre 2016, quando fui presente e parlai indossando anche la fascia di sindaco di Aiello: Eravamo qua, accompagnati dai nostri rispettivi presidenti della Repubblica, Borut Pahor ê Sergio Mattarella. Pensavamo a un'intera generazione di giovani falciata da una guerra inutile, crudele e assassina, come è stata la prima guerra mondiale e come sono tutte le guerre. Contemplavamo il monumento realizzato da Jože Cej, un vero capolavoro che trasforma la roccia in memoria: mai più la guerra, pace, giustizia, libertà, verità... Sono passati dieci anni, sappiamo come è andata: prima la guerra assurda che continua da oltre tre anni in Europa, tra Russia e Ucraina. Poi gli attentati del 7 ottobre 2023 e il genocidio che continua a Gaza, con decine di migliaia di bambini e di giovani cancellati dalla faccia della Terra. E non dimentichiamo gli altri innumerevoli conflitti che in sanguinano i continenti. Che dire allora? Forse l'invito pressante alla memoria del passato, sollecitati da monumenti come quello sotto i nostri occhi. Forse l'appello ad ascoltare i giovani di oggi, che in questi giorni manifestano ovunque il loro desiderio di futuro e invece di considerazione, incontrano violenza, repressione e leggi liberticide. Siamo qua oggi e non siamo felici. Davanti a questo monumento resistiamo contro il neofascismo che vuole distruggere la libertà , il turbocapitalismo che ci avvicina alla terza guerra mondiale e riproponiamo all'Europa e al mondo l'esempio che abbiamo offerto con Nova Gorica e Gorizia, capitale europea della cultura 2025: la diversità di lingue di culture non è un ostacolo, ma la condizione per costruire un mondo migliore, solidale, pacifico, equo, accogliente e libero.

sabato 24 ottobre 2026

La forza del diritto o il diritto della forza?

Che dire oltre ai fiumi di parole che sono già stati scritti in questi giorni?

Condannare la violenza, in qualunque modo si manifesti? Assolutamente sì. Sempre contro ogni forma di violenza, anche quando si vedono persone mascherate e scatenate che rompono le vetrine dei marchi capitalisti e creano guerriglia urbana nei centri cittadini. Nessuna giustificazione.

C'è in ogni caso da considerare una proporzione. Sembra che un pomeriggio di follia milanese abbia suscitato un'ondata, mai vista prima in tantissime simili precedenti occasioni, di reazioni (politici, giornalisti, opinionisti, influencer, psicologi, sociologi, studenti, insegnanti, immancabili sacerdoti, madri, padri, figlie e figli, nipoti...) che hanno sostenuto, stigmatizzato, scandalizzato, oppresso, invocato, vietato, approvato, ecc.

Senza nulla togliere all'importanza dell'argomento, come non considerare che decine di migliaia di bambini uccisi a Gaza e in tante altre guerre, milioni soffocati dalla fame, diritti umani violati ovunque, non siano in grado di mobilitare neppure un centesimo dei commentatori dei fatti di Milano? E come non costatare il differente trattamento riservato dal Governo, da una parte pronto a emettere decreti "fascistissimi" contro i pericolosissimi minorenni italici e dall'altra incapace di pronunciare una ferma condanna e una protesta internazionale nei confronti dell'estrema violenza di Netanyahu, Trump - certo, certo, lo dico prima che qualcuno mi accusi di putinismo, anche di Zelensky e Putin - e company? Per limitarsi a casi vicini, come cancellare la meritoria opera di Linea d'Ombra e Fornelli resistenti in piazza Libertà a Trieste (ma anche di coloro che a Gorizia cercano di alleviare il disagio dei centinaia di migranti che arrivano al limite della rotta balcanica)? Essi non fanno altro che sostituirsi all'inerzia assoluta delle istitituzioni che dovrebbero essere responsabili di sopperire alle necessità di queste persone, abbandonate invece nel fango dei silos triestini. Non è forse anche questa una terribile violenza, attuata in questo caso da chi dovrebbe garantire la "dea sicurezza" a ogni essere umano, nessuno escluso?

Infine, ultimo ma non certo ultimo. Chiunque abbia partecipato a qualche grande e importante manifestazione di protesta, almeno da Genova 2001 in poi, ha visto sempre e comunque lo stesso copione. Decine di migliaia pacificamente in piazza e qualche decina - o centinaia - di incappucciati che a margine scatenano l'inferno, seguiti dall'intero esercito dei mass media. Si innalza la tensione, accettando così qualsiasi nefandezza da parte di chi dovrebbe reprimere la violenza e si disinnesca così totalmente la forza della protesta sacrosanta e autorizzata. Tutti si stracciano le vesti, invocano leggi ferree o al contrario cercano di spiegare il disagio esistenziale delle giovani generazioni. Si fanno alcuni fermi, si dichiara che ci sono stati degli arresti e dopo qualche giorno non se ne parla più. Ancora meglio se i fermati sono minorenni, così si possono colpevolizzare le famiglie e se sono "di seconda o terza generazione", allora bingo, chi mai si straccerebbe le vesti per difendere i loro peraltro ovvi diritti? Ecco, alzi la mano se qualcuno sa il nome e il cognome di un solo "black blok" che con il passamontagna ha devastato Genova nel 2001, Napoli nel 2003, Torino e Milano nel 2026, per restare più vicini nel tempo? Dispiace dirlo, si scateni pure il finimondo, ma questo è un fatto: circolano molti video e si vedono molte fotografie che dimostrano la connessione tra una parte delle cosiddette "forze dell'ordine" e i manifestanti violenti. 

Qualcuno dirà che si tratta di sibillini prodotti dell'intelligenza artificiale? Può anche darsi, anche se a Genova di certo ancora neppure si immaginava la famigerata AI. E se fosse tutto vero ciò che si vede? Forse sarebbe bene indagare e farsi qualche domanda, per quanto inquietante possa essere...