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| Bianco, nero, no o sì? |
Per giungere a questa decisione ho ascoltato molte riflessioni di persone esperti e competenti, soprattutto ho letto gli articoli della Costituzione e quelli della Legge di modifica. Vi consiglio di farlo anche voi, non è difficile! E' importante che - qualunque esso sia - il voto non corrisponda a un confuso "sentito dire" o soltanto a un'appartenenza ideologica o partititca, ma a una reale e informata consapevolezza.
Perché voterò no? Perché ritengo che una modifica così importante come quella che cambia radicalmente gli articoli 104 e 105 della Costituzione non possa essere decisa solo da una parte del Parlamento, ma debba essere il frutto di un lungo lavoro di analisi ed elaborazione, da parte dei Parlamentari, dei Magistrati e dalle componenti sociali e civili dei Cittadini.
E' vero, altre importanti riforme costituzionali sono state decise - e poi supportate da referendum confermativo - senza la maggioranza qualificata richiesta, come per esempio il Titolo V sul decentramento dei Poteri dello Stato. Non si può dire certo che quel cambiamento abbia ottenuto dei buoni risultati, anzi, ha creato una marea di ricorsi relativi ai conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni. La gatta presciolosa fa i gattini ciechi, dice un famoso proverbio napoletano. E questa legge di riforma dà proprio l'impressione di essere davvero troppo frettolosa.
Detto ciò del metodo, si viene al merito. L'impressione, leggendo attentamente il dettato precedente e quello nuovo, non è quella di un miglioramento, quanto piuttosto di un forte peggioramento del sistema. Dal momento che la separazione delle carriere esiste già di fatto - sembra che in tutti questi ultimi anni sia accaduta sì e non in una ventina di casi - perché costruire su queste poche eccezioni, due nuovi megacarrozzoni, con lo sdoppiamento del CSM e con la costituzione dell'Alta Corte giudicante? Inoltre, l'affidamento al sorteggio della scelta dei membri da parte del Parlamento irride veramente le prerogative dei rappresentanti ufficialmente eletti negli organi democratici di potere. E' vero che negli ultimi anni si è assistito spesso a uno stato di blocco, con un'enorma difficoltà da parte dei parlamentari di eleggere il numero dei consiglieri del CSM spettante alla loro scelta. Ma non si vede come questa difficoltà possa avere a che fare con la decisione di cambiare radicalmente - e in modo praticamente affidato al caso - il sistema di scelta.
C'è infine un rischio, forse non immediatamente avvertibile. Nel caso in cui un domani passasse - e questo veramente, a mio parere, sarebbe un guaio - un'ulteriore riforma di tipo presidenzialistico o semipresidenzialistico, effettivamente ci sarebbe una pericolosa concentrazione di poteri nella mani del Presidente, con un forte indebolimento della distanza tra controllore e controllato.
Naturalmente il dibattito è aperto. Ben vengano altre riflessioni che aiutino ad approfondire i veri punti della questione e a discutere serenamente e costruttivamente, per offrire a tutti coloro che lo desiderano la possibilità di mettere una crocetta, in piena coscienza e deliberata avvertenza.








