giovedì 28 maggio 2026

Magnifica Humanitas, luci e ombre...

Non è facile leggere in breve tempo la prima enciclica di Leone XIV, alias Robert Francis Prevost. 231 pagine nell'edizione della Libreria Editrice Vaticana, 245 paragrafi densi di teologia, di problemi presenti e di prospettive per il futuro. Vi invito a leggere prima di tutto l'enciclica - si trova facilmente su internet o si acquista in qualsiasi libreria alla modica cifra di 2,90 euro. Poi, se ne avrete voglia, vi propongo di dare una fugace occhiata a questo post ed esprimere eventualmente un parere sugli importantissimi temi trattati.

Da una prima analisi, che cosa si può ricavare?

Anzitutto di molto buono. Il titolo, con un gioco di parole, è "magnifico". Iniziare un documento e in un certo senso anche un programma di pontificato, con un tributo così importante all'umanità, è veramente un bel segno che induce a molto sperare e a molto attendersi per il prossimo futuro.

Ottima è anche la sintesi della dottrina sociale della Chiesa, dal fondamentale contributo di Leone XIII, con la famosa Rerum Novarum del 1891 ai vari passaggi successivi, offerti - spesso anche se non sempre - in occasione dei decennali del primo testo, rispettivamente da Pio XI, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Si tratta di un originale compendio, una specie di antologia, dalla quale si ricavano gli elementi più tradizionali di tale insegnamento, i principi del bene comune, della destinazione universale dei beni (interessante la presa di distanza dal tema della proprietà privata), di sussidiarietà, di solidarietà e di giustizia sociale.

Molto accurata e precisa è la riflessione sui fondamenti teologico biblici, come pure è puntuale la lettura dei padri e dei teologi della Chiesa nel corso del tempo. In particolare, la riflessione sull'incarnazione del Verbo come fondamento dell'incarnazione della Chiesa e del cristiano nella società, se non originalissima, è presentata in termini coinvolgenti, meditativi e a tratti anche poetici e artistici.

Dove invece, sempre a una prima rapida lettura, l'enciclica sembra un po' debole?

In primo luogo, l'impressione è quella di un documento morale, abbastanza attestato su posizioni troppo ovvie - e inevitabilmente condivisibili da chiunque, da "destra" o da "sinistra". Certo, c'è la condanna dell'egoismo, dell'ingiustizia, della violenza e della guerra; c'è il dito posto sul traffico di armi e sulle dinamiche inaccettabili della società del transumanesimo e del postumanesimo; c'è la preoccupazione per la deriva neoliberista del mondo contemporaneo. Sì, c'è tutto questo. Tuttavia, mancano i nomi e i cognomi, non ci sono parole scomode - si parla della shoah, ma non si esplicita la tragicità dei genocidi attuali - soprattutto non c'è una chiara indicazione autenticamente politica. Ovvero, non si esce dalla comfort zone dell' analisi e non si risponde pienamente alla domanda fondamentale sul "come".

Lo stesso dibattito sull'Intelligenza Artificiale - di sicuro l'aspetto più innovativo del documento - lascia l'impressione di quella che un tempo si definiva "democristianeria" ovvero dire tutto e il contrario di tutto, lasciando perplesso ciascuno: l'IA è una meraviglia che può migliorare di gran lunga la vita umana, ma è anche un enorme pericolo per ciò che concerne la stessa identità dell'essere umano. Un po' come dire - e ovviamente si dice - che il progresso ha portato un gran bene alla vita umana, ma che usato male potrebbe portare perfino alla sua autodistruzione.

In effetti, due (tra i tanti) sono i motivi di questa difficoltà a uscire dal politicamente corretto e dal rischio di avvicinarsi alla dimensione dell'ovvio.

Il primo è direttamente derivato dal tema dell'Intelligenza Artificiale. La Chiesa cattolica - un po' di autocritica non le farebbe male - si è sempre ritenuta depositaria di una Verità assoluta, in quanto fondata sull'assoluta autorità di Dio. Sostenere la bontà della democrazia - come fa Prevost - senza mettere in discussione il principio di assolutezza della "via, verità e vita" (nella versione ottocentesca e dogmatica dell'infallibilità), significa rendere difficile, se non impossibile, il dialogo con chi ritiene che invece non esistano verità assolute, ma solo certezza momentanee, sulle quali ricercare faticosamente un indispensabile consenso. Ma la negazione dell'assolutezza della "veritas christiana" significa riscrivere l'intera teologia della rivelazione, ritornando come minimo alla svolta costantiniana dell'inizio del IV secolo e ripartire dalle acquisizioni iniziatiche del cristianesimo delle origini, nato e cresciuto in ambiente ovviamente pluralista. Ecco, Magnifica Humanitas potrebbe affrontare con maggior coraggio e chiarezza il tema della mediazione tra l'assolutezza dei trascendentali medievali e la relatività dei fondamenti del pensiero moderno e postmoderno.

Il secondo motivo è ancora una volta legato alla ricchezza estrema e al potere della chiesa cattolica. Si potrebbe anche sostenere l'importanza di un pronunciamento morale offerto a tutti indistintamente, ma anche ai capi delle nazioni e a chi riveste qualunque responsabilità politica e sociale. Le religioni, le filosofie e le varie chiese offrono criteri etici cui ispirarsi, i soggetti raccolgono tali indicazioni e le trasformano in azione politica. Questo sarebbe possibile, se la Chiesa non avesse un proprio Stato, se il Papa non fosse dal punto di vista giuridico un sovrano assoluto, se non ci fossero nunzi apostolici sguinzagliati in tutto il Pianeta e non fosse necessario salvaguardare interessi economici mastodontici.Tutto ciò amplifica senz'altro la "voce" del Papa, ma la rende meno incisiva. Magnifica Humanitas le cose le dice - e le dice bene - ma è costretta ad arrestarsi di fronte all'eccesso di chiarezza, al pane al pane e vino al vino, al sì sì no no. Perché una parola in più potrebbe forse far crollare un intero castello di carte. E forse, non è ancora giunto il tempo di dirla.

giovedì 21 maggio 2026

A Turriaco, venerdì alle 18, con Daniele Marini

Piccolo ma grande è il libro di Daniele Marini che verrà presentato venerdì alle 18 a Turriaco, nell'ambito delle Note di Cittadinanza o che dir si voglia Dialoghi sulla Costituzione, promossi da quell'instancabile costruttore di cultura democratica che è Renzo Furlano.

Piccolo è riferito alla dimensione del testo, poco più di cento pagine dedicate alla realtà dei "giovani", in particolare al loro rapporto con il mondo del lavoro.

Grande perché una volta tanto si incontra un autore che non procede né da anacronistiche generalizzazioni, né da giudizi superficiali (scansafatiche, bamboccioni, ecc.).

Il titolo stesso è geniale, da leggere quasi come un esame di coscienza che riguarda le nuove e le vecchie generazioni. Quali spazi di comunicazione hanno i giovani per raccontarsi e esercitare la loro responsabilità di cittadini? Quanto chi li precede nel percorso della vita è in grado di capire il loro linguaggio, di prendere in considerazione le loro istanze, di farsi un po' da parte per accompagnarli nell'inserimento nelle dimensioni degli affetti, del lavoro, della cultura e della politica?

In un serrato e assai documentato confronto con i dati statistici e sociologici, l'autore riesce a portare alla luce istanze e sistemi valoriali sorprendenti. I giovani spesso parlano tacendo e gli adulti spesso credono di capire non comprendendo. E' come quando ci si accorge di essere in un Paese dove si parla una lingua sconosciuta e si comincia a cercare qualche punto di incontro. Non volendo far la figura dell'ignorante, il nuovo arrivato dice sempre di sì, quando in realtà capisce ben poco.

Quando umilmente si prende atto di una reale distanza, si scopre anche che i giovani non sono l'oggetto della ricerca e dello studio, ma i protagonisti di un nuovo modo di concepire la vita - almeno nell'ambito post-ideologico e ultramoderno del cosiddetto Occidente capitalista. Non si tratta del sovvertimento dei valori dei "vecchi", ma della capacità di portare alla ribalta valori di umanità e cittadinanza precedentemente soffocati più che dalla necessità di riempire ogni istante con il lavoro, da quella di raggiungere una ragguardevole "posizione" nella società. 

Non sarebbe forse urgente che ritrovino spazio nel dibattito pubblico elementi importanti - non certo solo per i giovani ma per tutti - quali l'amicizia, il tempo libero, l'impegno e la dedizione verso i più deboli, la formazione politica, l'attenzione nei confronti dei problemi del Mondo? 

Se ne avete la possibilità, non perdete questo incontro con l'autore Daniele Marini, venerdì 22 maggio alle 18, a Turriaco, sala Nilde Jotti, piazza Libertà 3!

mercoledì 20 maggio 2026

La vittoriosa sconfitta della Flotilla

Onore alle compagne e ai compagni della Flotilla, attaccati in acque internazionali, arrestati senza alcun motivo o mandato, picchiati e perseguitati, infine ammanettati, derisi, umiliati in mondovisione dal tremendo ministro della difesa israeliano e dai suoi poliziotti. 

Le immagini sono agghiaccianti e consentono anche ai più possibilisti di immaginare la sorte dei palestinesi, se questi energumeni sono capaci di trattare in questo modo persone libere, inermi, provenienti da tanti diversi Stati d'Europa.

Israele si può permettere di violare qualsiasi forma di diritto umanitario e internazionale, perché fondamentalmente sa di farla franca. Ha dalla sua parte il truce Trump, il quale fascistamente se ne frega di qualsiasi elementare principio di civile convivenza. Ma sostanzialmente ha dalla sua parte anche la maggior parte dei governi europei che "protestano vibratamente", "convocano gli ambasciatori", "reclamano le scuse". In realtà non fanno assolutamente nula per accompagnare le parole con i fatti, che sarebbero l'interruzione non solo di ciò che sarebbe ovvio, ovvero l'invio delle armi, ma anche della legittimazione politica e di qualsiasi forma di collaborazione economica.

Agli eroi della Flotilla resti la certezza di avere stravinto. Hanno realizzato ciò che a nessuno finora era riuscito, costretti con la forza a schiacciare con la faccia bendata il pavimento, hanno in realtà messo loro in ginocchio davanti al Pianeta intero il potentissimo Stato di Israele. Essersi rimessi in mare per raggiungere Gaza, dopo ciò che era successo la volta precedente, comportava un grosso rischio. Sì, certo, quello che accadese ciò che è accaduto, ma di questo le e gli "attivisti" erano ben consapevoli. Il vero rischio era che l'impresa venisse fermata in altro modo e cadesse nell'oblio generale, suscitando al massimo una smorfia di riprovazione negli obesi benpensanti occidentali. Lo si poteva temere, fino a ieri il percorso, l'assalto e gli arresti erano passati quasi sotto generale silenzio.

Invece la sofferenza fisica patita da un esercito di nonviolenti disarmati, colpevoli solo di voler solidarizzare con un popolo oppresso da un'incredibile violenza, ha trasformato il sorriso di scherno in ammirazione, il dubbio serpeggiante in una nuova certezza, il silenzio su Gaza in un urlo che più dirompente di così non si potrebbe, l'apparente sconfitta in una trascinante vittoria.

Sì, è vero ciò che dice Gandhi, nell'azione nonviolenta si ribaltano i fattori della storia: l'inerme trionfa sull'armato, l'offeso rivela la disperata impotenza dell'offensore, il corpo di chi si vorrebbe costringere al silenzio grida senza parole al mondo intero la cattiveria, la stupidità e la disumanità del persecutore.

Grazie Flotilla, la tua trionfante sconfitta risveglia tante coscienze sensibili ma addormentate ed è un'iniezione di forza e di desiderio di resistenza in tutti noi!

domenica 17 maggio 2026

Con éStoria, sulle tracce di Francesco

Dal 4 al 6 settembre, nell'ambito dei "Viaggi di éStoria", si svolgerà un interessante percorso "sulle tracce di Francesco", a 800 anni dalla morte, avvenuta il 3 ottobre 1226.

Nel 1981, l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini andò in visita al Sacro Convento di Assisi. Entrò nella meravigliosa Basilica inferiore e chiese di scendere nella cripta. Il frate generale dei francescani conventuali - ben noto ai Goriziani, Padre Antonio Vitale Bommarco, Arcivescovo dal 1984 al 1999 - cercò sul momento di sconsigliarlo, ritenendo che quello della sepoltura del Santo fosse, per l'illustre ospite, un ambiente poco interessante, essenziale, sobrio, privo delle opere d'arte presenti in tutto il resto dell'edificio. Pertini si svincolò, scese la ripida scala di pietra, stroncò sul nascere ogni tentativo di spiegazione e chiese di rimanere qualche minuto solo, in silenzio. Quando risalì, i giornalisti gli si avvicinarono e gli chiesero un'impressione. "Vedete - disse indicando con il dito i presenti - io, il vescovo, il padre generale e ognuno voi, tra qualche anno non ci saremo più e in breve tempo tutti si saranno dimenticati di noi". "Quell'uomo che sta là sotto invece - continuò guardando verso la cripta - dopo 800 anni è ancora vivo!".

Chi non ha mai sentito parlare di san Francesco? Ci sono i suoi scritti, capolavori di arte e spiritualità agli albori della storia della letteratura italiana. Innumerevoli sono i testi da lui ispirati, cominciando dalle tre biografie di Tommaso da Celano, dalla Legenda major di Bonaventura di Bagnorea e soprattutto dall'indimenticabile canto XI del Paradiso di Dante. Molti registi si sono cimentati nel difficile tentativo di ricostruirne la vicenda, dal Fratello Sole sorella Luna di Franco Zeffirelli ai due capolavori di Liliana Cavani. Eppure la sua figura riesce sempre a sfuggire a ogni catalogazione, tanto ricca di autentica e imprevedibile umanità è stata la sua tormentata ed entusiasmante esperienza di fede.

Certo, il modo più immediato per entrare in contatto con Francesco potrebbe essere solo quello di tentare di imitare il suo desiderio di un amore capace di travolgere anche la barriera della morte, di una pace costruita attraverso il dono della propria vita, di un'immersione nella straordinaria bellezze e complessità del creato e di un fascino sconfinato ma privo di qualsiasi volontà di possesso nei confronti di ogni creatura vivente. E poi, le nozze con Madonna Povertà, per assomigliare in tutto e per tutto al suo Maestro, Gesù di Nazareth, suo modello e ispiratore dell'unico "regola", l'evangelo "sine glossa".

Sospinti dalla domanda su chi fosse veramente Francesco, sarà una bella esperienza quella di lasciarsi interpellare dalle sue parole e dai suoi gesti, immergendosi nella scena all'interno della quale è nato, cresciuto, ha operato e ha lasciato questo mondo, deposto "nudo sulla terra nuda". Ed è questo il senso dell'itinerario proposto da éStoria. Il programma prevede la visita ai luoghi più significativi di Assisi, dalle basiliche del Santo a quella di santa Chiara, da san Rufino all'incantevole san Damiano e ovviamente alla Porziuncola. Ci sarà il tempo per camminare nelle suggestive vie della cittadina, respirando l'aria che ha coinvolto santi e poeti, contemplando dall'altro la piana di Perugia, sotto le balze del monte Subasio. Non mancherà, durante il viaggio di ritorno, una sosta al santuario della Verna, altro luogo simbolo dell'intero movimento francescano. Si ascolterà, si penserà, si discuterà, non solo sul passato ma soprattutto sul presente, sul concetto religioso e laico della "santità" - incontrandosi o scontrandosi anche con la controversa vicenda del giovane Carlo Acutis - sul legame inscindibile tra storia politica e storia religiosa. Non sarà un "pellegrinaggio", nel senso devozionale e tradizionale del termine, ma una riflessione collettiva, sistematica e critica, sul senso della vita e sul senso della storia, dove ciascuno - da qualunque visione del mondo proceda - potrà confrontarsi con gli altri, offrendo i propri spunti, le scoperte, i tanti dubbi e le poche certezze.

Per ogni ulteriore informazione, per iscrivervi o saperne di più, potete visitare il sito www.estoria.it/estoriabus .

Ah sì, ci sarò anch'io. Vi aspetto!

venerdì 15 maggio 2026

L'artista palestinese Samira Badran all'Epicenter: una mostra che corrode la tentazione del silenzio

Una mostra assolutamente da vedere, all'Epicenter di Nova Gorica. Samira Badran, nota artista palestinese attualmente abitante attualmente in Spagna, espone alcune delle sue più significative opere.

Il titolo della rassegna è Jedka Palestina, che si potrebbe tradurre con un aggettivo vicino a "corrosiva". Si tratta di una serie di immagini fotografiche, trasformate in disegno con un originale metodo consistente appunto in un'azione "corrosiva".

Oltre ai numerosi, straordinari quadri, Samira presenta anche una sua particolare animazione, mentre in un settore della (bella) sala espositiva, si possono vedere altre realizzazioni animate di autori palestinesi. Ai visitatori si propone un'offerta libera, finalizzata a sostenere i registi che vivono a Gaza e che dal martoriato lembo di terre palestinese trasmettono - rischiando quotidianamente la vita - notizie e appelli al mondo.

Mentre quasi tutti i Paesi europei - compresa l'Italia - si preparano all'esperienza dell'Eurovision, la Slovenia rifiuta di inviare il proprio rappresentante e la TV nazionale decide di sostituire la programmazione dell'evento musicale con quattro ore di presentazione della cinematografia della Palestina occupata. E' veramente un segno di delicatezza e attenzione, oltre che un'indicazione politica di grande rilievo internazionale. La visita alla mostra della Badran potrebbe essere a sua volta un gesto di solidarietà e di  protesta, oltre che la possibilità di vivere un'esperienza alquanto emozionante e coinvolgente.

Sì, le immagini che scorrono sotto gli occhi sono straordinariamente forti ed efficaci. La costruzione dell'idea, nell'orizzonte artistico, procede dall'analisi attenta di una realtà che nel suo  sfondo sembra rivestire il carattere della "normalità", ammesso e non concesso che tale percezione sia possibile. Al di qua di tale orizzonte apparentemente pacificante, irrompe la forza devastante della guerra. Non si tratta neppure di una violenza come ordinariamente si può intendere, comunque agganciata a un'assai difficile ricerca di giustificazione, ma di un'azione cieca, disumana e disumanizzante, volta alla sistematica cancellazione non soltanto della vita in quanto tale, ma anche di tutto ciò che ogni esistenza - individuale o sociale - nel tempo genera nello spazio e nel tempo. Si ripropone così l'essenza genocida di un razzismo irrazionale e incontrollabile, espressione macabra e funesta della terribile, cinica volontà di distruzione insita nel pensiero e nell'azione dei governanti - e purtroppo non soltanto di essi - di Israele.

L'ossessiva ripetizione dell'agire genocida e il sistematico obiettivo di annichilire l'esistente, ritenuto colpevole soltanto di rivendicare il più elementare dei diritti, quello di vivere, si manifestano nello smembramento dei corpi. La corporeità metaforica, che a livello comunitario si identifica con l'espressione culturale (letteraria, architettonica, urbanistica, filosofica, religiosa, ecc.) di un intero popolo, si intreccia nella specificità della potente concretezza del corpo dell'individuo. Partiicolare e universale si stringono insieme in un doloroso abbraccio che non impedisce purtroppo il permanente smembramento. A questo punto le ossa frantumate per seminare dolore, le gambe azzoppate per impedire il movimento o il cervello circondato dal filo spinato dell'assurdità per impedire di pensare, diventano una terribile denuncia di ciò che stanno sperimentando quotidianamente i gazawi e gli abitanti della Cisgiordania. Ma è anche il versamento del fluido di un potente senso di colpa nella mente e nel cuore di chi - nel resto del Mondo - sa e nulla fa per poter fermare il massacro. E il colpo artistico non raggiunge tanto il cuore dei capi delle nazioni, silenziato da squallidi interessi finanziari, quanto quello di ogni visitatore, che esce dalla mostra con la più immediata ed elementare delle domande: Perché?

giovedì 14 maggio 2026

Un grazie al vescovo Redaelli, in attesa di mons. Dianin

 

Il vescovo Redaelli al Kulturni dom, con i promotori della  mostra di Castellani 

E' stato comunicato il nome dell'Arcivescovo di Gorizia, che entrerà ufficialmente in Diocesi il prossimo 12 luglio, il giorno dei patroni regionali, Ermagora e Fortunato. Si tratta di Giampaolo Dianin, attualmente vescovo nella città di Chioggia. In attesa di riceverlo dalle nostre parti, vorrei offrire un breve pensiero di gratitudine all'Arcivescovo Redaelli, proponendo un mio articolo recentemente pubblicato, in lingua slovena, sulla rivista Svetogorska Kraljica, bollettino ufficiale del santuario di Sveta Gora.

L’Arcivescovo di Gorizia Carlo Maria Redaelli è stato chiamato da papa Leone XIV a lavorare in Vaticano, come segretario della Congregazione per il Clero. E’ un incarico di grande prestigio, meritato riconoscimento delle qualità e competenze di una persona di grande spessore culturale e di notevoli doti organizzative.

Il suo trasferimento da Milano a Gorizia ha avviato una presenza, iniziata nel 2012, sempre molto preziosa, che ha portato ovunque un respiro mondiale, sottolineato nelle sempre assai interessanti omelie, incentrate su un’interpretazione sistematica della Parola di Dio e sull’invito a incarnarla con coraggio e creatività negli ambiti della fraternità, del perdono, della giustizia sociale, della pace e della solidarietà internazionale.

La sua fede profonda e la passione per la Chiesa gli hanno consentito di accogliere e valorizzare i suoi collaboratori, inaugurando una straordinaria stagione di coinvolgimento dei laici non solo nella particolare missione ma anche nell’organizzazione interna della Curia e delle parrocchie.

Conosce bene le dinamiche della Chiesa universale, avendola servita come canonista in diversi settori, ma contestualmente all’incarico goriziano e alla docenza presso le università pontificie, è stato presidente di Caritas italiana. Come tale, ha potuto conoscere e guidare gli interventi di sostegno a diverse realtà di sofferenza, locali e globali, presenti in Italia, in Europa e nel Mondo.

Negli ultimi anni ha saputo guidare l’Arcidiocesi di Gorizia attraverso i grandi impegni del Giubileo della Misericordia e di Nova Gorica con Gorizia capitale europea della cultura 2025. In questi ambiti ha dimostrato grande attenzione nei confronti delle complesse problematiche relative all’ex confine, ponendosi sempre come equilibrato mediatore e intelligente costruttore di relazioni costruttive e simpatetiche.

Ha avuto uno sguardo particolarmente attento nei confronti della comunità slovena residente nella parte italiana di Gorizia e ha intessuto rapporti molto costruttivi con i laici e il clero della diocesi confinante di Koper Capodistria. Si è anche premurato di imparare i principali rudimenti della lingua slovena, per capire meglio e farsi comprendere.

Molte volte è salito a Sveta Gora, per pregare e per contemplare dall’alto il panorama delle due città riunite intorno a un confine che non dovrebbe esistere mai più.

Ha saputo valorizzare anche il mondo friulano e in particolare è stato molto attento alla realtà di Aquileia, riconoscendo nel sito archeologico e soprattutto nella Basilica la possibilità di attualizzare lo straordinario messaggio di unità nella diversità che scaturisce dalla simbologia dei mosaici teodoriani del IV secolo, l’eredità spirituale e culturale del Patriarcato, la vocazione europea affidata all’Arcidiocesi di Gorizia dopo il 1751.

Le sue numerose lettere pastorali restano come un vero e proprio programma di azione e di confronto con il passato, il presente e soprattutto il futuro dell’intero territorio, nel quale è coinvolta la Chiesa Goriziana.

A lui non resta che sintetizzare pensieri e sentimenti con un’unica parola: GRAZIE!

Ebraismo, sionismo e genocidi. Una riflessione nella chiesa Metodista...

Segnalo volentieri questa iniziativa, promossa da Chiesa Evangelica Metodista e Punto pace di Pax Christi di Gorizia. E' un'occasione per ascoltare la riflessione di un autorevole testimone di giustizia e di pace. 

Il tema è quanto mai attuale e inportante. Come districarsi in questo momento di grande sofferenza planetaria, tra parole che esprimono situazioni complesse, molto spesso ignorate o considerate in modo parziale e riduttivo.

Don Maurizio Mazzetto ne parlerà con competenza e profondità, aprendo con i presenti un significativo e assai necessario dibattito.

L'appuntamento è per giovedì 14 maggio, alle ore 20.30. Davvero, da non perdere...