giovedì 15 ottobre 2026

Referendum in Slovenia: considerazioni a margine dei risultati

Il risultato dei quattro referendum in Slovenija è stato sorprendente. Veniva dato per scontato uno schiacciante 4-0 del "ZA", cioè in pratica del sostegno alle linee dell'attuale comapgine governativa di destra.

E' accaduto invece l'impensabile, con un clamoroso 2-2 che potrebbe provocare un vero terremoto politico. L'unico quesito con valenza giuridica vincolante, relativo all'istituzione di commissioni di inchiesta parlamentari, è stato vinto dal "PROTI" con una differenza del 2,5%. Delle altre tre richieste - con valore soltanto consultivo - una, molto importante, è stata anche vinta dal "PROTI", anche se di un soffio. Secondo la maggioranza dei votanti, il canone televisivo non deve essere abolito, per garantire imparzialità e libertà ai media di Stato. Molto meno entusiasmante il risultato delgi ultimi due referendum, in questo caso con vittorie schiaccianti di chi sostiene di non consentire ai cittadini extracomunitari residenti il voto alle elezioni amministrative (55,3-44,7) e di chi vuole l'introduzione dei lavori socialmente utili come condizione per accedere al welfare (60,5-39,5).

Gli osservatori notano come, a fronte di un non eccessivo impegno dei partiti, ci sia stata un'autentica sollevazione della società civile. In effetti, da parecchi anni, senz'altro prima del covid, le cittadine e i cittadini - soprattutto di Lubiana, ma anche di altri centri numericamente meno significativi - scendono in piazza indipendentemente dalle organizzazioni partitiche, senza per questo escluderle.  Basta partecipare ai cortei del venerdì sera per accorgersi quanto sia efficace una protesta di base, ricca di contenuti costruttivi e spesso rivoluzionari, in grado di arrivare fino a condizionare non soltanto il governo sloveno, ma anche quello europeo. Occorre guardare con molta attenzione a ciò che sta accadendo nella capitale slovena, ricordando anche la recente grande manifestazione organizzata contro l'apertura dell'ambasciata di Israele in Slovenia.

Un altro aspetto significativo riguarda la localizzazione del voto. Là dove la cosiddetta società civile ha incontrato il favore dei partiti d'opposizione, in particolare Levica e Svobo.da, il PROTI ha ottenuto un netto 4-0. Ciò vale per la parte meridionale della regione Primorska e per le città capoluogo. Nel centro di Lubiana, a Maribor, a Trbovlje, a Koper e soprattutto a Nova Gorica non c'è stata storia, le posizioni governative sono state bocciate senza appello. Per il resto, ritorna un particolare che si nota anche in Italia e più in generale in Europa. Sembra che le zone più tradizionalmente acculturate e agiate votino con convinzione verso sinistra, mentre le altre, soprattutto quelle legate alla campagna, tendano verso destra. Questo è un problema che prima o poi deve essere preso in considerazione da chi dovrebbe proporre una visione della politica attrattiva e rappresentare anche, se non soprattutto, i diritti dei più deboli e di chi è ai margini della società.

E allora i marò?

Uno degli aspetti che ostacolano l'accettazione di un linguaggio di pace è fare di ogni erba un fascio.

Tipica è l'espressione, divenuta ormai scherzosamente proverbiale, "e allora i marò?", in tutte le sue varie declinazioni.

Si sta parlando degli orrori perpetutati dagli italiani in Jugoslavija e dell'importanza della Liberazione dal nazifascismo e qualcuno alza la mano e dice: "e allora le foibe?". Si sta parlando della prima guerra mondiale e dell'immane inutile strage, c'è subito chi ha da dire qualcosa sullo (sciagurato) intervento coloniale italiano in Libia. C'è chi esprime perplessità nei confronti di Zelensky e subito qualcuno interviene per dire "e allora Putin?" (o viceversa...). In questo modo, allargando l'orizzonte della discussione, essa perde di efficacia, rendendo impossibile affrontare i fatti uno accanto all'altro, prima di collegarli fra loro.  

Si dice questo per proporre, da un punto di vista del tutto personale, un pensiero su questo modo di valutare gli eventi, rifuggendo sia da un'analisi puntuale di ciascun evento, sia dalla assoluamente necessaria contestualizzazione. Così non si fa altro che rafforzare o sminuire - spesso inconsapevolmente - una determinata tesi e non si offre alcun serio contributo alla comprensione della storia.

Durante il bel momento vissuto in questi giorni con oltre 1000 studenti di Gorizia e Nova Gorica che hanno marciato per invocare pace e giustizia nel mondo, si è passati davanti alla sinagoga. Si è ricordata la comunità ebraica di Gorizia, sterminata dai nazisti nel 1943. E subito qualcuno ha detto: "ecco, i perseguitati sono diventati persecutori". No, non si può in alcun modo affrontare la tragedia spaventosa della Shoah, leggendola con gli occhiali del presente. La Shoah del popolo ebraico e di tutte le altre vittime del nazifascismo, le deportazioni di massa e i campi di sterminio sono un evento che non ammette paragoni e similitudini. Così come non ammette paragoni o similitudini il genocidio perpetuato oggi da Israele nei confronti dei gazawi e in generale del popolo palestinese. Sono entrambe realtà terribili, ma non si può neppure lontanamente suscitare l'impressione che i milioni di vittime inermi di oltre ottanta anni fa possano essere in qualche modo collegate all'azione criminale che stanno portando avanti i loro pronipoti e bisnipoti. 

Denunciamo senza esitazione ogni atto di violenza compiuto contro gli abitanti della Palestina dal secondo dopoguerra a oggi, ma non tocchiamo la memoria di chi ha pagato con la propria vita il fatto di essere riconosciuto ebreo, rom, disabile, omosessuale, testimone di Geova e via dicendo.

domenica 11 ottobre 2026

Dan Soče, la Giornata dell'Isonzo a Fiumicello

Il 15 ottobre 1844 nasceva a Vrsno, paesino incastonato nell'affascinante massiccio del Krn, Simon Gregorčič, prima pastore di pecore, poi pastore di anime, inquieto sacerdote e straordinario poeta, cantore della bellezza della natura, della patria e dell'amore. Insomma, un uomo straordinario, la cui più nota composizione poetica, intitolata Soča, insieme a una romantica descrizione dello spettacolare fiume, sembra profeticamente profetizzare i giorni tragici della prima guerra mondiale.

E' morto a Gorizia, il 24 novembre 1906, dopo aver svolto il ministero in diverse parrocchie dell'allora ben più ampia Arcidiocesi di Gorizia. Sul prossimo numero della rivista Isonzo Soča, in uscita nella settimana entrante, un suggestivo articolo racconta gli eventi che hanno accompagnato le sue esequie, seguite da migliaia di Goriziani.

Tutto ciò per ricordare che da diversi anni viene organizzata, in concomitanza con l'anniversario della nascita, una "Giornata" particolare, dedicata all'Isonzo e al suo cantore. Da qualche tempo, inoltre, tale commemorazione si svolge alternativamente in Slovenia e in Italia, in paesi toccati dalle fresche e limpide acque. E così, dopo l'espereinza dello scorso anno a Deskle, quest'anno l'iniziativa passa a Fiumicello-Vlilla Vicentina, con un ricco programma di approfondimenti culturali, musicali e artistici. Il programma è descritto a lato, per chi transita per la Bassa Friulana è sicuramente un appuntamento da non perdere!

Un "cammino goriziano", per una nuova visione del confine

Sabato 17 ottobre, con inizio alle ore 10.00, in Piazza Transalpina – Trg Evrope, si terrà un'interessante iniziativa, in prolungamento della Capitale europea della Cultura, intitolata “Cammino Goriziano – Una nuova visione del confine”. Partirà da lì infatti una bella camminata, sulle tracce del nuovo "Iter Goritiense". 

La passeggiata, organizzata dalla Basilica Patriarcale di Aquileia insieme all’Associazione intercomunale dei ciechi e degli ipovedenti di Nova Gorica, con il sostegno di PromoTurismoFVG e il supporto dell’Unione Italiana Ciechi – Sezione di Gorizia, sarà aperta a tutti e accessibile anche alle persone con disabilità visiva.

E' un’iniziativa di particolare valore, perché unisce la promozione dei cammini, e in particolare del Cammino Goriziano, a un impegno concreto per renderli sempre più accessibili e inclusivi. Sarà una camminata transfrontaliera in tutti i sensi, con la partecipazione, di camminatori non vedenti e ipovedenti, provenienti sia dall’Italia sia dalla Slovenia.

Ci saranno i rappresentanti delle comunità di Nova Gorica e Gorizia. 

Al termine del percorso, presso EPICenter intorno alle ore 13, è previsto un brindisi con i vini del Brda, offerto da Klet Brda e per la degustazione di ottimi dolci, preparati dagli abitanti di Brda.

giovedì 8 ottobre 2026

Nel Museo sul Confine, "Ponti, muri e poi di nuovo ponti"

Sul sito internet del Museo sul confine (https://www.go-epic.eu/it/), sono riportati tutti gli appuntamenti e le notizie riguardanti Mesto na meji, l'interessantissimo Museo sul confine allestito nell'ambito di Epicenter, nei capannoni ex depositi ferroviari della stazione della Transalpina.

In particolare sono da sottolineare in questo periodo le proposte mensili Zodbe meje, Storie di confine. E' una bella rassegna, promossa in questi mesi dalla responsabile del museo e del progetto Kaja Širok, nell'ambito del suggestivo allestimento dell'esposione sul Novecento nel Goriziano. Si tratta di una serie di incontri con personaggi di Nova Gorica e Gorizia che accompagnano i visitatori, raccontando loro la propria "visione" del XX secolo.

Ha iniziato lo scorso mese il filosofo Mirt Komel, scegliendo tre particolari momenti e declinandoli in chiave di pensiero, alla ricerca di un'eventuale possibile specifica identità.

Continuerò io, Andrea Bellavite, domani, venerdì 9 ottobre, alle ore 17, con una lettura del territorio, in lingua italiana, dedicata alla costruzione, distruzione e ricostruzione dei ponti - reali e metafisici - sull'Isonzo/Soča.

Proseguirà il venerdì successivo, 16 ottobre, Marko Klavora, in lingua slovena, con il suo punto di vista spiegato attraverso i "suoi" speciali momenti.

Il titolo della conversazione di domani, Ponti, muri e poi di nuovo ponti, ricalca idealmente quello di uno splendido film del regista coreano Kim Ki-Duh, Primavera, Estate, Autunno, Inverno e poi di nuovo Primavera. E' un'allegoria della vita individuale e dell'intero cosmo, caratterizzata dalle emozioni e dalle preoccupazioni delle quali le stagioni assumano un valore paradigmatico e allegorico. E' un immagine coinvolgente che può essere proiettata sulla complessa, drammatica e affascinante realtà che affonda le sue radici nella vicenda antica di Aquileia e trova una tappa fondamentale nella proclamazione e celebrazione di Nova Gorica e Gorizia, cpaitale europea della Cultura 2025.

Vale veramente la pena partecipare, seguendo sul sito internet di Epic Center il calendario di questi e dei prossimi eventi, insieme a tante speciali notizie sul dopo EPK. Ricordo ancora il link: https://www.go-epic.eu/it/

mercoledì 7 ottobre 2026

La nonviolenza attiva è l'unica soluzione

TONE KRALJ, Salome
Il 7 ottobre di tre anni fa è una di quelle date impossibili da dimenticare. I miliziani di Hamas hanno seminato morte tra giovani colpevoli solo di partecipare a una festa e preso in ostaggio oltre mille persone, trattate poi come merce di scambio in un'estenuante e disumana trattativa. La reazione all'attentato da parte dell'Israele governato dall'ultradestra di Benjamin Netanyau è stata terribile, un'azione di stampo genocidario, con il sistematico bombardamento della terra di Gaza, l'assassinio di decine di migliaia di palestinesi, tra i quali bambini, donne e anziani del tutto inermi e la distruzione dell'intero Paese.

Quando si discute su questi tragici eventi, si hanno ordinariamente due reazioni, rimanendo nell'ambito delle posizioni più o meno razionali. Da una parte si dice che gli israeliani hanno esagerato, che non esiste proporzione fra l'offesa e la ritorsione, che un genocidio non può essere in alcun modo giustificato, ma che in ogni caso la loro reazione è la conseguenza del terribile atto terroristico di Hamas. Dall'altra parte, sottolineando anche le sempre più numerose inquietanti prove di autorevoli, volutamente ignorati, preavvisi da parte dei servizi segreti, si sottolinea come il 7 ottobre non sia nato dal nulla, ma sia stato invece a sua volta una reazione a quasi ottanta anni di vessazioni e persecuzioni violente attuate dallo Stato di Israele nei confronti dei Palestinesi di Gaza e della Cisgiordania.

Come in tutte le situazioni conflittuali, la ricerca della responsabilità affonda nel passato. C'è chi riscontra il sistema di provocazione - azione - ritorsione finalizzato a soffocare il dissenso anche nelle cosiddette democrazie occidentali e c'è chi risale alla notte dei tempi per sostenere l'insostenibile. In temi moderni lo fece Mussolini tentando di rinverdire i fasti dell'Impero Romano per soffocare le nazionalità non italiche e lo sta facendo la cricca di Netanyahu scomodando addirittura la tradizione biblica per rivendicare un presunto "diritto" nei confronti dei naturali abitanti della Palestina. Ben sapendo che sono gli interessi macroeconomici a manovrare il corso della storia, i reggitori delle sorti del mondo utilizzano l'elemento identitario pseudoreligioso per sollevare gli animi degli uni contro gli altri e per scatenare guerre terrificanti.

C'è una via di uscita alla ricerca di giustificazioni dell'orrore? Sì, una sola ed è la strada indicata da Gandhi e - perché no - anche da altri grandi riformatori religiosi di ogni tempo. E' la strada della nonviolenza attiva, il Sathyagraha del Mahatma o la legge evangelica dell'amore al nemico. Certo, è una via scomoda e forse facile da annunciare quando non ci si trova direttamente coinvolti in una situazione di terrore. Si tratta, come direbbe Gandhi, di riconoscere come la lotta nonviolenta, a fronte della disponibilità a mettere a repentaglio la propria vita, ottenga di gran lunga migliori risultati a fronte di un minor dispendio di esistenze cancellate dalla guerra. "E' più efficace essere colpiti - guardando in volto l'offensore - piuttosto che colpire, cambia il mondo più la possibilità di essere uccisi presentandosi inermi che quella di uccidere". "Se uno ti percuote sulla guancia tu porgi - saggia e mite provocazione! - anche l'altra (sì, ma sempre fissando gli occhi su quelli del violento), chi di spada colpisce di spada perisce..."

Il ricordo dell'orrore del 7 ottobre e di tutto ciò che ne è seguito dovrebbe e potrebbe rafforzare la convinzione secondo la quale la spirale tragica dell'azione-ritorsione possa essere fermata soltanto attraverso la nonviolenza. Ciò vale per la Terra Santa quanto per tutte le altre guerre assurde che si combattono in tutto il Pianeta. La strada che può evitare l'autodistruzione di Homo Sapiens è quella del disarmo generalizzato e della riscoperta dell'intelligenza amorevole come unica "arma" per risolvere i problemi che assillano la famiglia umana e, allargando l'orizzonte, tutti gli esseri viventi. 

sabato 3 ottobre 2026

Francesco, 3 ottobre 1226 - 3 ottobre 2026

800 anni dalla morte di Francesco da Assisi. 

Lo ricordo con la foto di un suo scritto, la benedizione a frate Leone, conservata autografa nella chiesa di Spoleto.

E' un'invocazione di pace, sul fratello nel cammino di santità, su tutta l'umanità.

E' un momento difficile per la storia del mondo. L'esempio e la parola di Francesco siano veramente un'indicazione di strada, affinché il mondo possa incamminarsi sulla strada della vita, della nonviolenza attiva e dell'autentica giustizia sociale.

«Benedicat tibi Dominus et custodiat te;
ostendat faciem suam tibi et misereatur tui.
Convertat vultum suum ad te et det tibi pacem.
Dominus benedicat, frater Leo, te.»