Quello delle classi scolastiche formate da un numero elevato di bambini e ragazzi provenienti da famiglie di recente immigrazione, è un problema molto serio e deve essere affrontato come tale.
La "mossa" di Meloni e company è evidentemente propagandistica, superficiale e finalizzata esclusivamente a sollecitare gli umori di un elettorato sempre più distante. Ma anche le reazioni del cosiddetto centro sinistra non sono andate molto al di là della ridicolizzazione e dei meme.
In realtà la questione esiste, eccome. E non dipende dal numero più o meno alto di studenti che quando entrano nella scuola non conoscono neppure una parola di italiano. Per usare la formula classica del benaltrismo, sono ben altri i temi da esaminare.
Prima di tutto il fatto che la disumana e comprovata inutilità delle politiche di rigetto della destra, come peraltro l'assenza di sostenibili politiche di accoglienza della sinistra, hanno portato alla creazione di enormi ghetti, nelle grandi città e non solo. A Genova come a Torino,a Mestre come a Verona, a Roma come a Napoli, esistono quartieri abitati esclusivamente da nuovi arrivati, da varie parti del mondo. In essi si può trascorrere buona parte della propria esistenza senza alcuna necessità di imparare l'italiano e la progressiva marginalizzazione rende sempre più difficile l'incontro e la collaborazione. Un giovane può passare tutti gli anni della scuola dell'obbligo senza poter costruire relazioni con i coetanei "autoctoni", con una grave privazione di potenzialità e occasioni di crescita. Il superamento del "noi" alternativo al "loro" dovrebbe essere oggetto di riflessioni molto pratiche e concrete, a livello italiano ed europeo. Ma all'orizzonte non si vede molto altro che irrazionale "difesa" di presunte identità che saranno miseramente spazzate via dalla storia o di fumosa "accoglienza" priva di qualsiasi concretezza. E anche là dove sono state elaborate proposte intelligenti, sostenibili e creative, come nel caso degli SPRAR/SAI gestiti dai Comuni, ci si è dati da fare per soffocarle e renderle di fatto molto meno efficaci di quanto avrebbero potuto essere.
Un altro tema, in parte collegato, è quello relativo alla situazione della scuola italiana. Occorrerebbe un enorme investimento sulla formazione dei docenti. Molti di essi si sono preparati alla professione in tempi non troppo lontani cronologicamente, ma in un'altra era sociale e tecnologica. Conoscendo spesso poco anch'essi le lingue straniere, si trovano davanti a un gruppo di scolari, il maggior numero dei quali entra nella scuola primaria parlando cinese, arabo, pakistano o ucraino... Come riuscire a comunicare? Da che parte iniziare? E come aiutare la formazione dei piccoli, senza violentare le loro lingua, storia e tradizione culturale o religiosa? Non è forse necessario un grande impegno di aggiornamento, per evitare che la scuola non diventi altro che un parcheggio obbligato, in attesa che nuove forze di lavoro vadano ad alimentare un sempre più numeroso sottoproletariato urbano?
Un ulteriore questione riguarda la mediazione culturale. L'unica possibilità di superare l'oggettiva difficoltà di relazione tra nuovi presenti e istituzione scolastica è la presenza di numerosi mediatori culturali. Essi dovrebbero essere in grado di accompagnare ogni alunno - uno per uno! - nell'approfondimento della conoscenza e della valorizzazione delle lingue, delle tradizioni culturali non solo degli italiani, ma anche degli altri abitanti della Penisola. Perché questo accada, occorre moltiplicare le facoltà universitarie e gli istituti di ricerca per formare un grande numero di mediatori e prevedere una posta di bilancio abbastanza significativa per realizzare tale obiettivo (ridurre di un minimo le spese militari sarebbe ampiamente sufficiente!).
Ecco, forse su questi temi si dovrebbe procedere ragionando e discutendo, non gli uni contro gli altri, ma cercando insime il modo migliore per risolvere i problemi e realizzare il vero bene di ogni cittadina e cittadino, qualunque sia la sua storia. In altre parole, cercando veramente di "fare Politica".



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