lunedì 26 ottobre 2026

Dalla Serbia una ventata di primavera

E' tutto vero. Oggi come oggi il potere dei governi nazionali è molto limitato, le grandi scelte sul futuro del Pianeta sono prese in altri ambiti macroeconomici del turbocapitalismo. Per questo lo spazio decisionale occupato da chi gestisce uno Stato rischia a volte di ridursi ai favori da restituire ai propri grandi elettori, il che in parole povere si definisce "corruzione".

Tuttavia, al netto di tutte le perplessità espresse in questa ultima notte di numeri elettorali, si può a buon diritto guardare con più di una punta di speranza ai risultati in Brasile e in Serbia. Nel primo caso Lula ha sconfitto, contro le previsioni della vigilia, Bolsonaro. Sì, quest'ultimo, figlio di un presidente finito in carcere per corruzione, era talmente impresentabile da chiedersi come un individuo simile possa essere candidato a presiedere unodei più grandi Paesi del mondo ed essere votato da poco meno della metà degli aventi diritto. Tuttavia il ruggito del vecchio leone brasiliano, almeno a parole paladino dell'anticapitalismo e amico dell'oceano di poveri che vive nel suo Paese, si è fatto sentire eccome! Complimenti e buon difficilissimo lavoro.

Più sorprendente, anche per le indiscutibili dimensioni, la vittoria degli studenti della Serbia contro il navigatissimo Vučič. Qui le indicazioni nuove sono diverse, al di là del peraltro comprensibile cinismo di chi non crede più alla democrazia rappresentativa. Il movimento di massa contro la corruzione imperante, promosso dai giovani all'indomani del crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad che ha provocato la morte di 16 persone, ha portato per due anni milioni di persone sulle strade dei principali centri della Serbia. Prima hanno costretto alle dimissioni diversi ministri, poi hanno continuato a organizzarsi fino a credere nella possibilità di presentarsi alle votazioni e di spodestare un mostro sacro della politica europea. Ci sono riusciti, Davide ha vinto contro Golia, l'ondata provocata dai ragazzi ha travolto il sistema apparentemente inattaccabile.

Quali considerazioni da tutto ciò? Questi eventi dimostrano che le manifestazioni, se portate avanti con sistematica lucidità ed emarginando qualsiasi forma di violenza (comprese le provocazioni delle cosiddette forze dell'ordine), possono creare uno spirito nuovo nell'opinione pubblica e che esso può influire sulle scelte elettorali. I giovani non sono la forza d'urto utilizzata da chi li vorrebbe manipolare, ma hanno la capacità di prendere in mano le situazioni più intricate e provare ad affrontare, in modo maturo e responsabile, le sfide del presente. La forza delle idee, accompagnata da una sana capacità di indignarsi, ha ancora la possibilità di imporsi sull'idea della forza, anche quando questo significa sacrificare tempo, energie e a volte anche la propria incolumità fisica e psichica. La purezza e la limpidità, caratteristiche dei giovani, possono rovesciare i moloch della politica, dell'informazione e dello spettacolo (vedi la grottesca reazione di Bruno Vespa contro una bravissima e calmissima studentessa che rivendicava il diritto allo studio). 

D'accordo, ora vediamo come procederà il tutto, ma attendiamo prima di criticare. Il messaggio che giunge da Belgrado è in ogni caso fortissimo e arriva istantaneamente alle piazze dei giovani francesi, italiani, sloveni, tedeschi, statunitensi, albanesi, israeliani. Unendosi intorno alle idee e contrastando la disgregazione progressiva dei sistemi incancreniti, cambiare si può: sì, è possibile!

Tanti scuotono la testa e dicono: forse è solo un fuoco di paglia, forse la repressione sarà altrove troppo forte, forse già ci sono tanti furbastri - magari gli stessi sconfitti - che si vogliono intestare la vittoria e mettere il proprio cappello sulla trasformazione. Forse, forse, forse... 

Saremo pure anime belle, ma lasciateci per il momento godere questa fragile, ma potente ventata di primavera, con l'augurio che spazzi via anche il cruento autunno dei vari Netanyahu, Trump, Rama e così via, per rimanere a coloro che saranno sottoposti nei prossimi giorni al giudizio delle urne.

domenica 25 ottobre 2026

Polyverse, da Aquileia ad Atene, da Kloster Lehnin a Roma

Chi si trova a Roma è invitato a partecipare a un importante incontro di musica e fraternità, giovedì 29 ottobre, dalle ore 17 in poi, nella Grande Moschea di Roma, secondo il programma nella foto accanto.

Sono stati due intensi anni, quelli che hanno accompagnato il progetto europeo Polyverse, promosso da Basilica di Aquileia, Sinagoga di Atene, Monastero di Kloster Lehnin e Grande Moschea di Roma. 

Il dialogo interreligioso non è anzitutto un "problema", un oggetto da studiare o un programma di iniziative da mettere in campo, ma più semplicemente è vivere insieme, ciascuno offrendo all’altro ciò che gli è più caro e prezioso. E ciò può avvenire cantando insieme, visitando luoghi bellissimi, condividendo allegramente la quotidianità, lavorando intensamente per portare al pubblico il meglio delle proprie capacità.

Ci sono anzitutto persone appartenenti alla medesima famiglia umana. E poi ci si rallegra perché questa famiglia umana è composta da sorelle e fratelli diversi, con i quali si scrive una storia “naturale e spontanea” di dialogo, di confronto, di comune costruzione della pace, in Europa e nel Mondo intero. E, date le attuali circostanze, non è certo poco!

Ed è proprio nella moschea di Roma che si conclude con entusiasmo e soddisfazione la prima tappa di questo impegnativo cammino. Si sono vissuti momenti molto belli, dal primo emozionante incontro ad Aquileia alle indimenticabili giornate ad Atene, fino alla suggestiva accoglienza nel monastero di Kloster Lehnin. Si sono mescolate armonicamente l’arte, l'architettura, la musica, le parole, le suggestioni.

Si è centrato pienamente l’obiettivo, dimostrare all’Europa e al Mondo come la diversità di religioni, culture, lingue non sia un ostacolo, ma una meravigliosa condizione per costruire una società aperta, democratica, nonviolenta e intensamente solidale.

Quello che è andato al di là dei nostri ragionamenti e dei programmi è stato il nascere di una profonda amicizia. L’incontro con delle persone straordinarie, donne e uomini di pace come il rabbino Gabriel Negrin, la pastora Almuth Wisch e l’imam Nader Akkad, ci ha permesso di respirare una ventata di accoglienza, di rispetto e di valorizzazione reciproca. 

Si è cantato il Corano in sinagoga, i salmi biblici in ebraico nella cattedrale protestante, si è scritto un manifesto insieme nel quale ognuno ha offerto all’altro la bellezza della propria tradizione e della propria storia. Si è realizzato un bellissimo concerto, con la valorizzazione di ogni tradizione culturale e religiosa e con un'eccezionale brano costruito insieme per l'occasione, grazie alla competenza e alla delicatezza di grandi compositori, Maria Beatrice Orlando, Aaron Dan e Sakis Negrin, quest’ultimo anche direttore del coro insieme a Mateja Černic e a Gerhard Oppelt.

Dentro questa cornice affascinante e coinvolgente, siamo rimasti tutti colpiti dalla nascita di nuove relazioni non solo di collaborazione, ma anche di vera amicizia, tra tutti i componenti del progetto, soprattutto tra i coristi, molti dei quali giovani, all’inizio consapevoli dell’importanza del progetto, poi sempre più trascinati dalla bellezza e dalla gioia di stare insieme, di costruire insieme qualcosa di grande.

E' la conclusione di una tappa, ma il percorso di arte, musica, dialogo interreligioso e comunicazione intra ed extraeuropea non finisce qui. Continua con nuovi orizzonti e nuove prospettive, grazie all'entusiasmo e alla passione dei protagonisti aquileiesi, Sara Zamparo e Mattia Vecchi e all'inesauribile competenza e simpatia di Andrea Donda e della sua Agenzia di progettazione europea Argo.

Da Doberdob un caldo appello alla pace nel mondo

Giornata intensissima, che richederebbe molti post. A Koper il premier Janša nazionalizza e militarizza la piazza e viene accolto da una sonora (e sacrosanta!) ondata di fischi. In Italia e in molti altri centri vitali del mondo si accendono le piazze, i giovani gridano la loro indignazione e ricevono in cambio indignazione, provocazione, violenza istituzionale. Si è tutti con il fiato sospeso, attendendo i risultati di elezioni importanti: ce la farà Lula contro Bolsonaro i Brasile? Come finirà oggi in Serbia? Netanyahu supererà òo scoglio elettorale e Trump sarà ridimensionato dalle midterm di inizio novembre?

Nel frattempo, a Doberdob si è ricordato il decennale dall'inaugurazione del bellissimo monumento dedicato ai giovani sloveni morti sul fronte dell'Isonzo durante la prima guerra mondiale. Musiche e canti commoventi, discorsi profondi e pieni di prospettive (Il sindaco Ferfoglia, il console generale di Slovenia in Italia, le senatrici Rojc e Tubetti, l'"anima" dell'iniziativa Igor Komel), un ricordo degli orrori del passato, proiettato verso un futuro migliore. Solo per completezza, ecco qualche stralcio delle parole che ho avuto l'onore di pronunciare oggi, ricordando l'esperienza del 26 ottobre 2016, quando fui presente e parlai indossando anche la fascia di sindaco di Aiello: Eravamo qua, accompagnati dai nostri rispettivi presidenti della Repubblica, Borut Pahor ê Sergio Mattarella. Pensavamo a un'intera generazione di giovani falciata da una guerra inutile, crudele e assassina, come è stata la prima guerra mondiale e come sono tutte le guerre. Contemplavamo il monumento realizzato da Jože Cej, un vero capolavoro che trasforma la roccia in memoria: mai più la guerra, pace, giustizia, libertà, verità... Sono passati dieci anni, sappiamo come è andata: prima la guerra assurda che continua da oltre tre anni in Europa, tra Russia e Ucraina. Poi gli attentati del 7 ottobre 2023 e il genocidio che continua a Gaza, con decine di migliaia di bambini e di giovani cancellati dalla faccia della Terra. E non dimentichiamo gli altri innumerevoli conflitti che in sanguinano i continenti. Che dire allora? Forse l'invito pressante alla memoria del passato, sollecitati da monumenti come quello sotto i nostri occhi. Forse l'appello ad ascoltare i giovani di oggi, che in questi giorni manifestano ovunque il loro desiderio di futuro e invece di considerazione, incontrano violenza, repressione e leggi liberticide. Siamo qua oggi e non siamo felici. Davanti a questo monumento resistiamo contro il neofascismo che vuole distruggere la libertà , il turbocapitalismo che ci avvicina alla terza guerra mondiale e riproponiamo all'Europa e al mondo l'esempio che abbiamo offerto con Nova Gorica e Gorizia, capitale europea della cultura 2025: la diversità di lingue di culture non è un ostacolo, ma la condizione per costruire un mondo migliore, solidale, pacifico, equo, accogliente e libero.

sabato 24 ottobre 2026

La forza del diritto o il diritto della forza?

Che dire oltre ai fiumi di parole che sono già stati scritti in questi giorni?

Condannare la violenza, in qualunque modo si manifesti? Assolutamente sì. Sempre contro ogni forma di violenza, anche quando si vedono persone mascherate e scatenate che rompono le vetrine dei marchi capitalisti e creano guerriglia urbana nei centri cittadini. Nessuna giustificazione.

C'è in ogni caso da considerare una proporzione. Sembra che un pomeriggio di follia milanese abbia suscitato un'ondata, mai vista prima in tantissime simili precedenti occasioni, di reazioni (politici, giornalisti, opinionisti, influencer, psicologi, sociologi, studenti, insegnanti, immancabili sacerdoti, madri, padri, figlie e figli, nipoti...) che hanno sostenuto, stigmatizzato, scandalizzato, oppresso, invocato, vietato, approvato, ecc.

Senza nulla togliere all'importanza dell'argomento, come non considerare che decine di migliaia di bambini uccisi a Gaza e in tante altre guerre, milioni soffocati dalla fame, diritti umani violati ovunque, non siano in grado di mobilitare neppure un centesimo dei commentatori dei fatti di Milano? E come non costatare il differente trattamento riservato dal Governo, da una parte pronto a emettere decreti "fascistissimi" contro i pericolosissimi minorenni italici e dall'altra incapace di pronunciare una ferma condanna e una protesta internazionale nei confronti dell'estrema violenza di Netanyahu, Trump - certo, certo, lo dico prima che qualcuno mi accusi di putinismo, anche di Zelensky e Putin - e company? Per limitarsi a casi vicini, come cancellare la meritoria opera di Linea d'Ombra e Fornelli resistenti in piazza Libertà a Trieste (ma anche di coloro che a Gorizia cercano di alleviare il disagio dei centinaia di migranti che arrivano al limite della rotta balcanica)? Essi non fanno altro che sostituirsi all'inerzia assoluta delle istitituzioni che dovrebbero essere responsabili di sopperire alle necessità di queste persone, abbandonate invece nel fango dei silos triestini. Non è forse anche questa una terribile violenza, attuata in questo caso da chi dovrebbe garantire la "dea sicurezza" a ogni essere umano, nessuno escluso?

Infine, ultimo ma non certo ultimo. Chiunque abbia partecipato a qualche grande e importante manifestazione di protesta, almeno da Genova 2001 in poi, ha visto sempre e comunque lo stesso copione. Decine di migliaia pacificamente in piazza e qualche decina - o centinaia - di incappucciati che a margine scatenano l'inferno, seguiti dall'intero esercito dei mass media. Si innalza la tensione, accettando così qualsiasi nefandezza da parte di chi dovrebbe reprimere la violenza e si disinnesca così totalmente la forza della protesta sacrosanta e autorizzata. Tutti si stracciano le vesti, invocano leggi ferree o al contrario cercano di spiegare il disagio esistenziale delle giovani generazioni. Si fanno alcuni fermi, si dichiara che ci sono stati degli arresti e dopo qualche giorno non se ne parla più. Ancora meglio se i fermati sono minorenni, così si possono colpevolizzare le famiglie e se sono "di seconda o terza generazione", allora bingo, chi mai si straccerebbe le vesti per difendere i loro peraltro ovvi diritti? Ecco, alzi la mano se qualcuno sa il nome e il cognome di un solo "black blok" che con il passamontagna ha devastato Genova nel 2001, Napoli nel 2003, Torino e Milano nel 2026, per restare più vicini nel tempo? Dispiace dirlo, si scateni pure il finimondo, ma questo è un fatto: circolano molti video e si vedono molte fotografie che dimostrano la connessione tra una parte delle cosiddette "forze dell'ordine" e i manifestanti violenti. 

Qualcuno dirà che si tratta di sibillini prodotti dell'intelligenza artificiale? Può anche darsi, anche se a Genova di certo ancora neppure si immaginava la famigerata AI. E se fosse tutto vero ciò che si vede? Forse sarebbe bene indagare e farsi qualche domanda, per quanto inquietante possa essere...

martedì 20 ottobre 2026

Chi sarà il prossimo sindaco di Nova Gorica? Isonzo Soča intervista i candidati

Colpo di fulmine o fuoco di paglia? 

Con una copertina di forte effetto, è uscito ieri il numero 124 della rivista Isonzo Soča. Uno spettacolare fulmine si abbatte sul castello di "Gorici", delle due Gorizia. E il titolo che l'accompagna è Amore, Ljubezen. All'interno ci si domanda cosa sia stata la Capitale europea della Cultura per il passato, il presente e il futuro dei rapporti tra Nova Gorica e Gorizia.

Di questo e di molto altro hanno discusso lunedì sera al Trgovski dom di Gorizia i candidati sindaco alle elezioni amministrative che si terranno a Nova Gorica nell'ormai vicina domenica 15 novembre 2026.

All'invito, rivolto loro proprio dalla rivista Isonzo Soča, hanno risposto tutti cinque. Già questo è un segnale incoragginante, i futuri potenziali sindaci - in ordine alfabetico Bogdan Česnik, Damjana Pavlica, Marko Rusjan, Samo Turel e Matevž Vidmar - hanno accettato con entusiasmo di essere presenti e di raccontare il loro punto di vista.

I numerosi partecipanti all'incontro, soprattutto gli italiani abituati a conversazioni talmente animate da non consentire spesso una corretta comprensione delle riflessioni, sono rimasti colpiti dalla serenità, dalla gentilezza e dal fair play che ha caratterizzato tutti gli interventi. 

Incalzati da tre domande - uno sguardo al recente straordinario 2025, le prospettive per il rapporto fra Nova Gorica e Gorizia, l'incidenza della questione "storica" dell'antifascismo e il problema della chiusura attuale del confine - i relatori, sia pur con accenti diversi, hanno evidenziato ciò che unisce più di ciò che divide.

Sulle relazioni transfrontaliere tutti hanno sottolineato il buon percorso portato avanti finora e la ncecessità, senza dubbio, di proseguirlo, anche superando le peraltro inevitabili difficoltà tecniche, burocratiche e culturali. Tutti i candidati si sono trovati d'accordo sul fatto che le simboliche ideologiche del passato non debbano essere sostituite, perché "fanno parte della storia di questo territorio", ritorvandosi nella necessità di un chiaro pronunciamento antifascista.

Per tutti, è scandaloso che restino ancora in piedi i controlli sul confine, voluti "per inibire l'arrivo dei migranti sulla rotta balcanica", in un tempo in cui invece si dovrebbero affrontare insieme i grandi nodi globali e locali, che riguardano i cambiamenti climatici, la pace, le migrazioni dei popoli.

Tra le altre, una proposta concreta, portata dall'attuale sindaco Turel, ma condivisa da tutti i convenuti: piuttosto che pensare a un nome unico per le due città (ma a tutti è piaciuta l'idea del duale "Gorici"), sarebbe già un buon obiettivo mettersi d'accordo e dare un unico nome alla piazza che unisce le due parti, per il momento chiamata "Trg Evrope" e "Piazza della Transalpina". Tutti d'accordo anche sulla necessità che si arrivi quanto prima almeno al bilinguismo passivo: ognuno parla la sua lingua e comprende quella dell'altro.

sabato 17 ottobre 2026

Isonzo Soča incontra i candidati sindaco di Nova Gorica.

Lunedì 19 ottobre, alle ore 18, presso il Trgovski dom, in Corso Verdi 52 a Gorica, si svolgerà l'atteso incontro tra candidati sindaco, all'inizio della campagna elettorale in vista delle prossime "amministrative" che si terranno in tutta la Slovenia e anche nel comune di Nova Gorica.

I candidati sono cinque: in ordine alfabetico, Bogdan Česnik, Damjana Pavlica, Marko Rusjan, Samo Turel e Matevž Vidmar.  

La rivista Isonzo Soča promuove questa iniziativa per far conoscere agli abitanti di Gorizia che cosa si muova al di là del vecchio confine. Il ragionamento è questo: se vogliamo veramente camminare insieme, uniti nella bellezza della diversità di lingue, storie e culture, dobbiamo almeno conoscere problemi e prospettive degli uni e degli altri.

Per questo lunedì sera incontreremo a Gorizia i candidati sindaco di Nova Gorica e in primavera proporremo un simile incontro a Nova Gorica per i candidati sindaco di Gorizia. Il tutto sarà rigorosamente bi e anche trilingue (la terza è il friulano), ciascuno parlerà nella propria lingua e poi si troverà il modo di consentire a ciascuno di comprendere quella dell'altro.

E' un segnale forte, aperto al futuro. 

Al termine dell'incontro verrà donato ai presenti una copia del nuovo numero - il 124 - di Isonzo Soča, dedicato al romantico, ma anche politico tema dell'Amore.

Veramente, per chi può, un incontro da non perdere!

giovedì 15 ottobre 2026

Referendum in Slovenia: considerazioni a margine dei risultati

Il risultato dei quattro referendum in Slovenija è stato sorprendente. Veniva dato per scontato uno schiacciante 4-0 del "ZA", cioè in pratica del sostegno alle linee dell'attuale comapgine governativa di destra.

E' accaduto invece l'impensabile, con un clamoroso 2-2 che potrebbe provocare un vero terremoto politico. L'unico quesito con valenza giuridica vincolante, relativo all'istituzione di commissioni di inchiesta parlamentari, è stato vinto dal "PROTI" con una differenza del 2,5%. Delle altre tre richieste - con valore soltanto consultivo - una, molto importante, è stata anche vinta dal "PROTI", anche se di un soffio. Secondo la maggioranza dei votanti, il canone televisivo non deve essere abolito, per garantire imparzialità e libertà ai media di Stato. Molto meno entusiasmante il risultato delgi ultimi due referendum, in questo caso con vittorie schiaccianti di chi sostiene di non consentire ai cittadini extracomunitari residenti il voto alle elezioni amministrative (55,3-44,7) e di chi vuole l'introduzione dei lavori socialmente utili come condizione per accedere al welfare (60,5-39,5).

Gli osservatori notano come, a fronte di un non eccessivo impegno dei partiti, ci sia stata un'autentica sollevazione della società civile. In effetti, da parecchi anni, senz'altro prima del covid, le cittadine e i cittadini - soprattutto di Lubiana, ma anche di altri centri numericamente meno significativi - scendono in piazza indipendentemente dalle organizzazioni partitiche, senza per questo escluderle.  Basta partecipare ai cortei del venerdì sera per accorgersi quanto sia efficace una protesta di base, ricca di contenuti costruttivi e spesso rivoluzionari, in grado di arrivare fino a condizionare non soltanto il governo sloveno, ma anche quello europeo. Occorre guardare con molta attenzione a ciò che sta accadendo nella capitale slovena, ricordando anche la recente grande manifestazione organizzata contro l'apertura dell'ambasciata di Israele in Slovenia.

Un altro aspetto significativo riguarda la localizzazione del voto. Là dove la cosiddetta società civile ha incontrato il favore dei partiti d'opposizione, in particolare Levica e Svobo.da, il PROTI ha ottenuto un netto 4-0. Ciò vale per la parte meridionale della regione Primorska e per le città capoluogo. Nel centro di Lubiana, a Maribor, a Trbovlje, a Koper e soprattutto a Nova Gorica non c'è stata storia, le posizioni governative sono state bocciate senza appello. Per il resto, ritorna un particolare che si nota anche in Italia e più in generale in Europa. Sembra che le zone più tradizionalmente acculturate e agiate votino con convinzione verso sinistra, mentre le altre, soprattutto quelle legate alla campagna, tendano verso destra. Questo è un problema che prima o poi deve essere preso in considerazione da chi dovrebbe proporre una visione della politica attrattiva e rappresentare anche, se non soprattutto, i diritti dei più deboli e di chi è ai margini della società.