martedì 17 marzo 2026

Nuns vs Vatican, il film sugli abusi subiti dalle religiose...

E' un post lungo, ma credo interessante. L'argomento apre importanti finestre su un mondo finora purtroppo sconosciuto e pone tante domande. Non si tratta di giudicare, si auspica che, quanto prima, chi di dovere porti avanti e possibilmente concluda, gli indispensabili procedimenti canonici. E non si tratta neppure di una critica fine a sé stessa, quanto piuttosto di un rispettoso consiglio, affinché la Chiesa istituzionale non riduca al silenzio, ma ascolti con attenzione il grido di dolore innalzato dalle protagoniste della vicenda. Vi consiglio di prendervi qualche minuto, di affrontare la lettura e soprattutto, appena ne avrete l'occasione, di andare a vedere il film. 

In un’affollata sala cinematografica del Cankarjev dom di Ljubljana, è stato presentato lo scorso venerdì il film documentario “Nuns vs The Vatican”.

L’opera, realizzata dalla regista Lorena Luciano, è dedicata in senso generale agli abusi commessi nella Chiesa cattolica nei confronti delle religiose. Attraverso un’ampia documentazione e una serie di approfondite interviste, viene portato alla luce, forse per la prima volta in modo così eclatante, un fenomeno da sempre esistito, ma coperto da un velo impenetrabile di silenzio. Pur essendo impressionante il numero delle segnalazioni di abusi psicologici e sessuali subiti dalle suore negli ultimi decenni – spesso da parte dei loro confessori o direttori spirituali - sono ancora relativamente pochi i casi nei quali le vittime hanno avuto la forza di uscire allo scoperto e denunciare i colpevoli. L’imposizione del segreto, la vergogna e l’omertà portano la maggior parte delle persone coinvolte a una situazione di depressione psicologica e di cedimento a profondi sensi di colpa, derivati soprattutto dal sentirsi disobbedienti nei confronti di un’autorità sì del tutto umana, ma ritenuta portavoce dello spirito divino.

La questione viene portata alla ribalta mondiale dal coraggio di alcune donne che sono state per vent’anni parte della Comunità Loyola, un ordine religioso fondato alla fine degli anni ’80 del XX secolo dal gesuita Marko Rupnik e dalla sua allora collaboratrice Ivanka Hosta. In ogni angolo del Pianeta è possibile incontrare le opere artistiche del sacerdote sloveno, una delle personalità cattoliche più note a ogni livello, amico di papa Francesco, ma sostenuto con entusiasmo anche dai due predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Come l’autore, anche i mosaici e le pitture suscitano reazioni diametralmente contrapposte. Per alcuni è uno dei più grandi interpreti dell’arte contemporanea, per altri è al contrario sopravvalutato e al massimo capace di generare forme che suscitano una perniciosa e fastidiosa inquietudine.

Due tra le tante donne della Comunità Loyola che hanno deciso di portare in pubblico la loro esperienza, Gloria e Miriam, hanno accettato di essere intervistate e sono state anche presenti all’incontro di Ljubljana. Il loro racconto è stato coinvolgente ed emozionante, due veri e propri percorsi attraverso l’inferno della costrizione psicofisica e sessuale, la faticosa presa di coscienza e la risalita verso una nuova consapevolezza del proprio essere e della propria dignità. I fatti raccontati rimandano al periodo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, soprattutto in tre luoghi, Mengeš, presso Ljubljana, dove si è insediata la prima sede della Comunità Loyola, Gorizia, dove padre Rupnik ha lavorato per qualche anno e Roma, attorno al Centro Aletti. Il passaggio dell’allora giovane gesuita alla Stella Matutina di Gorizia aveva suscitato prese di posizione diametralmente opposte: da una parte l’avvicinamento di centinaia di giovani alla spiritualità ignaziana – un evento memorabile nella sonnecchiosa città di confine – nonché un vero e proprio boom di vocazioni maschili e femminili alla vita religiosa, specialmente nell’ambito della spiritualità ignaziana; dall’altra un’opposizione forte ai suoi metodi, ritenuti già allora da molti, come minimo manipolatori delle coscienze.  

Il contenuto del documentario è arricchito dall’esperienza giornalistica di Federica Tourn, assai apprezzata conduttrice dell’ottima trasmissione televisiva nazionale Protestantesimo. E’ lei che ha incontrato le donne, ha atteso con pazienza il loro aprirsi al racconto di fatti ed episodi drammatici e le ha sostenute nel loro dichiarare alla stampa, pubblicamente, ciò che era accaduto. Ha anche prodotto diversi interessanti podcast, raccogliendo pensieri e testimonianze in ogni angolo di Italia e Slovenia. In questo modo, il quadro delle denunce degli abusi si è enormemente arricchito, suggerendo anche ad altre persone coinvolte nei medesimi traumi in situazioni differenti, di uscire anch’esse allo scoperto e di evidenziare ogni forma di subdola o palese violenza.

Particolarmente interessante è stata anche l’esperienza di Laura Sgrò, l’avvocata che tutela la posizione delle ex suore nel processo canonico nei confronti di Marko Rupnik che dovrebbe aprirsi, dopo tante vicissitudini, nei prossimi mesi. Ha comunicato la sensazione di trovarsi davanti a un muro di gomma, dal quale non filtrano notizie o elementi utili, rendendo così praticamente impossibile costruire un’autentica linea processuale. La consegna del silenzio non riguarda soltanto le istituzioni vaticane, ma anche le chiese locali coinvolte, come quella di Ljubljana, dove sembra che tutte le segnalazioni prodotte a tempo debito dalle vittime siano rimaste inascoltate, se non addirittura cestinate.

Si esce dalla rappresentazione e dall’ascolto delle testimoni con diversi sentimenti contrastanti. Da una parte c’è da ammirare – eccome! - il coraggio di queste persone, capaci di mettersi radicalmente in gioco, esponendosi ai riflettori dei media internazionali, pur di fermare un gioco perverso. La loro testimonianza illumina il fragile confine che divide l’autentica direzione spirituale (ammesso che nel tempo della postmodernità possa ancora trovare spazio tale pratica essenzialmente cattolica) dalla manipolazione che utilizzando il fascino della riflessione teologica conduce alla coercizione delle coscienze. Dall’altra parte ci si chiede il perché del comportamento omissivo e censorio di tanti rappresentanti ufficiali della Chiesa, che avrebbero invece tutto l’interesse ad ascoltare le vittime, come pure a sollecitare gli accusati, affinché non si sottraggano alla sacrosanta richiesta di chiarezza e a ristabilire con convinzione credibilità, equità e giustizia. Colpisce la dinamica della violenza psicologica e fisica, ma anche il senso di venefica solidarietà che crea attorno agli accusati una nuvola di silenzio e di impenetrabilità che aggrava il dolore delle vittime che non trovano alcun modo di poter ottenere giustizia.

Perché - ci si potrebbe chiedere - il documentario non dà voce anche a loro, consentendo almeno una difesa o una spiegazione, anche per il bene dei tanti che hanno creduto e si sono affidati alla loro parola? Ogni tentativo di cercare risposte – sostiene la regista – è stato vano. C’è anche una scena, nella quale il più diretto interessato – intercettato dalla giornalista - rifiuta ogni risposta e fugge a gambe levate davanti all’intervistatrice. Del resto anche i responsabili del procedimento si trincerano dietro al silenzio, qualcuno – richiesto di un parere davanti all’ennesima inaugurazione di un mosaico - fa l’ingenuo senza riuscire a celare un certo imbarazzo.

Il caso Rupnik, a differenza degli altri che accadono purtroppo ovunque, è veramente clamoroso, perché arriva fino al coinvolgimento del capo della Chiesa e delle più rilevanti congregazioni vaticane. L’imposizione del segreto impedisce la ricerca autentica della verità, ma indirettamente conferma anche la necessità di porre una domanda decisiva: i gesti criminosi che coinvolgono i minori, ma anche gli episodi di costrizione psicofisica e manipolatoria delle religiose (come pure di tante laiche e laici adulti) perpetrati da preti, sono solo la dimostrazione dell’esistenza di “mele marce” all’interno della Chiesa, oppure derivano da una profonda e preoccupante crisi istituzionale che richiederebbe un deciso percorso di revisione del “sistema”, nel suo insieme?

Ma di questo, sarà opportuno parlarne in un’altra occasione.

lunedì 16 marzo 2026

Un NO, sorridente e sereno...

 

Gorizia dalla O di Tito, sul Sabotino

Voterò con convinzione “NO” al referendum della prossima domenica, ma sarebbe bello un rasserenamento degli animi, tanto più che a livello internazionale si sta giocando una partita molto più drammatica, tragica e decisiva. Lo scavo di un abisso troppo profondo fra le parti, renderà molto difficile costruirvi sopra dei ponti, indispensabili per il funzionamento di un sistema che si definisce democratico.

La campagna elettorale in vista del referendum è stata una delle più brutte che io ricordi. Non mi riferisco ai tanti attivisti che hanno cercato di sensibilizzare le persone, prima di tutto spiegando meglio possibile il quesito referendario e poi ovviamente orientando serenamente il voto degli interlocutori. Ciò che invece ha colpito, è stato il nervosismo e la tensione dimostrata da entrambi gli schieramenti, nelle schermaglie ufficiali, a livello giornalistico e televisivo. Si è ricorso troppo spesso all’offesa e alla delegittimazione sistematica dell’altro.

Sia i sostenitori della riforma della magistratura che i contrari, hanno accusato la controparte delle stesse cattive intenzioni: se voti in questo modo, libererai la magistratura dal condizionamento politico, valorizzerai la Costituzione, impedirai che il potere esecutivo accentri su di sé anche quello della magistratura e così via. Ovviamente ciascuno ritiene che quello che dice l’altro sia falso e che ci sia soltanto una volontà menzognera di turlupinare l’elettore.

A questo punto, ogni occasione è buona per innalzare barricate e per utilizzare qualsiasi mezzo e argomento per denigrare l’altro. E’ il caso di una (a mio parere) spiritosa fotografia di Nevio Costanzo, che ha voluto far parlare il Monte Sabotino, sostituendo la storica scritta dedicata a Tito con un “No” crociato. Riportata su Facebook, la schierata ma (sempre a mio parere) simpatica trovata ha suscitato un pandemonio: centinaia di like, migliaia di visite, decine di commenti, alcuni favorevoli, altri perplessi, altri a dir poco assai pesanti.

Evidentemente si sono toccati in un colpo due nervi scoperti. Da una parte infatti si è aperto un abbastanza corretto scambio di battute tra gli affermatori e i negatori, dall’altra ci si è letteralmente scatenati, intorno all’opportunità o meno dell’iniziativa. Secondo alcuni, è stata profanata una sorta di sacralità della montagna, trasferita dalle sofferenze della prima guerra mondiale al ricordo della liberazione dal nazifascismo, opera della quale il maresciallo Tito è stato senz’altro tra i massimi realizzatori. Secondo altri invece, quel “No” dovrebbe essere rivolto proprio alla scritta realmente esistente, invitando a far di tutto per cancellarla.

Nelle intenzioni del fotografo, come pure del sottoscritto, che ho riportato l’immagine su Facebook, c’era solo la volontà di inserire un piccolo segno umoristico nel bel mezzo di una campagna elettorale tesissima. E’ stata una grande sorpresa la valanga di reazioni. Potrebbe essere una miniera di informazioni per un interessante saggio di sociologia!

Come già più volte ribadito, anch’io voterò “No”, sperando in un futuro nel quale le riforme costituzionali non saranno più proposte da maggioranze relative confermate da referendum popolare, ma dalla stragrande parte dell’assise parlamentare, in rappresentanza di tutte le istanze dei cittadini.

Mi riconosco nella volontà di Nevio di presentare il proprio parere, non con urla o litigi, ma con un sorriso divertito, osando scherzosamente coinvolgere la cima più alta del Comune di Gorizia. Ma se qualcuno si fosse sentito offeso o se avesse ritenuto inopportuna una simile proposta, mi dispiacerebbe davvero e lo inviterei a prendere in considerazione la cosa per ciò che è, una semplice boutade, per alcuni divertente, per altri meno.

sabato 14 marzo 2026

Via crucis, via pacis a Pordenone

 

Si tiene oggi l'annuale "via crucis" nel pordenonese, con inizio nel Duomo e conclusione nella chiesa di san Giorgio a Pordenone. E' un importante momento di riflessione e di azione contro la guerra, in un momento nel quale la follia e la cattiveria umana sembrano aver demolito ogni argine alla violenza e all'avidità. Ecco un breve pensiero, scritto per l'occasione:

Ci sono molte viae crucis. C’è quella dei ladri crocifissi sul Golghotà e c’è quella dei piccoli innocenti di Betlemme uccisi da Erode mentre il Bambino, Maria e Giuseppe li lasciavano soli nella loro disperazione. C’è quella delle vittime, uccise sull’altare di una violenza inaudita e c’è quella degli aguzzini, nazisti o fascisti che hanno pagato con il sangue la loro precedente connivenza con il Potere. C’è la via crucis degli israeliani colpiti dagli attentati e quella di decine di migliaia di Palestinesi, vilipesi fin nei più elementari diritti alla vita. C’è poi – ciascuno ha la sua – la via crucis di ognuno di noi, nell’inquietudine del vivere in un mondo che sembra avviato verso la catastrofe.

Cosa caratterizza allora “questa” via crucis, rispetto a tutte le altre? Non tanto il fatto che Gesù di Nazareth sia accusato, colpito, torturato e poi crocifisso. Ci sono tanti che hanno sofferto le stesse azioni e forse anche per tempi più lunghi e con strumenti di supplizio più sofisticati.

Questa via crucis è diversa dalle altre perché si propone esplicitamente come via pacis. Perché accetta l’assoluto paradosso di una sofferenza inaudita che non fonda un nuovo Stato o un nuovo sistema sociale, ma la possibilità che l’essere umano esca dal tempo delle caverne e si trasformi in homo planetarius. In questo senso la via crucis è da contemplare, ma anche da imitare. Accettando la provocazione dentro la vita di ognuno di noi e dilatandola nell’inevitabile passaggio dall’etica individuale alla politica internazionale.

Come concretamente contemplare il cammino di Gesù verso il Calvario senza essere soffocati dalla disperazione e dalla percezione del fallimento (che è la grande tentazione dei discepoli, in contrasto con l’ineffabile speranza delle donne)? Non si tratta di immaginare un happy end o l’intervento del Deus ex machina. La risurrezione è un fatto che trascende talmente tanto la nostra povera e limitata ragione, da essere lontana da ogni possibile strumentalizzazione. E’ la certezza che la promessa insita nel dono radicale della vita, si può avverare. Attraverso la croce di Gesù – ma anche attraverso la mia croce, se la porto con Lui – la Vita vince la Morte, il perdono trionfa sulla vendetta, la nonviolenza si dimostra la strada della pace.

Concretamente abbiamo un vademecum che ci permette di immaginare un altro mondo possibile e di cominciare a costruirlo, pezzetto dopo pezzetto. Siamo come pietruzze di un immenso mosaico, quello dei Viventi. E senza ogni pietruzza, il mosaico della pace non può essere lo stesso. La legge della via crucis esistenziale è quella delle Beatitudini. Non occorre commentarle, basta semplicemente leggerle, soprattutto quelle di Luca che in modo assai significativo contrappone i “Felici” – tutti quelli che il mondo ritiene infelici o addirittura stupidi – ai “Guai” preannunciati a chi persegue i disvalori della ricchezza, della violenza e del potere.

Sarebbe semplice attualizzare tutto questo, puntando il dito sui vari Cesari che uccidono (alcuni hanno anche il fisique du role!), Ponzi Pilati che si lavano le mani, Caifi che benedicono le armi in nomine Domini, ecc. Ma forse non sarebbe altro che un flatus vocis da talk show, un’overdose di parole condivise che alla lunga diventano stucchevoli e inascoltabili.

Sarebbe meglio portare la domanda su di noi, su ciascuno di noi: crediamo davvero fino in fondo che la nostra felicità consiste nell’essere poveri di spirito (ma anche poveri proprio!), piangenti, miti, puri di cuore, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati per causa della giustizia, insultati da tutti? Se lo crediamo – ci dice il Vangelo – vedremo Dio, cioè l’Umanità rinnovata nella dimensione della vera e autentica Pace. Se crediamo che lo debbano fare gli altri, non avremo la gioia di ricevere per primi – come le donne nel mattino di Pasqua – l’inestimabile annuncio della Risurrezione. 

E forse, metaforicamente parlando, giungerà il tempo in cui il leone pascolerà con l’agnello, le lance si trasformeranno in falci e il bambino si trastullerà giocando nella tana di serpenti.

giovedì 12 marzo 2026

Dalla parte di Allah, contro i suoi denigratori


Va bene che in un festival letterario possa essere presentata una pluralità di voci e di pensieri. Vale anche per Geografie, l'evento che si terrà a Monfalcone alla fine del mese di marzo.

C'è un però... Si può, anzi si deve discutere, in modo competente e rispettoso, anche su qualsiasi tema inerente la Religione e le religioni. Ma come si fa a ragionare con la necessaria serenità, quando viene presentato - in contesto pubblico nella piazza principale della città - un libro che ha come titolo "La minaccia di Allah". Indipendentemente dal contenuto del libro, già il solo titolo non si configura come uno spunto di riflessione, ma una vera e propria grave provocazione, che mette fra l'altro in discussione l'osservanza degli articoli 8 e 19 della Costituzione. E' un'espressione di offensiva ignoranza non solo nei confronti di miliardi di musulmani che in tante nazioni del mondo professano pacificamente la loro fede, ma anche dei milioni di cristiani di lingua araba che invocano Dio proprio con il nome di Allah. Inoltre, sostenere che "i musulmani stanno avendo sempre più spazio nel nostro Paese, minacciando anche la sicurezza degli italiani" (dalla presentazione dell'autrice, riportata nel programma ufficiale della rassegna), è un modo di seminare sottile razzismo, di aizzare gli umori contro chi professa una grande religione mondiale, di creare inutili tensioni e irrazionali paure fra la popolazione.

Ben diverso è l'atteggiamento dei preti e delle comunità cristiane di Monfalcone, che hanno offerto uno spazio per pregare a sorelle e fratelli nella comune fede religiosa. Hanno compreso la straordinaria opportunità di favorire il dialogo, l'amicizia e le relazioni tra le diverse componenti. L'Arcivescovo, collegando la Quaresima con il mese di Ramadan, ha scritto una splendida lettera sulla convivenza e sull'autentica fraternità. La città dei cantieri potrebbe e dovrebbe brillare in Europa e nel Mondo come un esempio della bellezza del vivere insieme valorizzando le reciproche diversità. L'autrice del libro e l'amministrazione comunale, invece di lanciare un'anacronistica crociata, dovrebbero imparare da Gorizia dove, durante il tempo della capitale europea della cultura, l'Assessorato al 2025 ha promosso e organizzato, nello scorso mese di ottobre, un bel convegno dedicato proprio al dialogo interreligioso, realizzato con la partecipazione attiva di tutte le comunità, compresa ovviamente quella islamica.

Forse gli organizzatori di una rassegna importante come Geografie avrebbero fatto bene a pensarci due volte, prima di regalare un simile palcoscenico a chi già da molte tribune porta avanti le proprie prospettive politiche e culturali. Si possono avere idee diverse, evidenziare anche con correttezza problematiche critiche sicuramente esistenti, ma non si può accettare una sistematica denigrazione di un intero sistema religioso. 

Piena solidarietà a tutta la comunità islamica monfalconese!

mercoledì 11 marzo 2026

Il ricordo di Lojze Bratuž nella Basilica di Aquileia, all'alba dell'equinozio

 

La Basilica di Aquileia, scrigno di fede e di spiritualità, ospita anche quest'anno l'alba dell'equinozio, momento ormai tradizionale di riflessione pre-pasquale. Di seguito il comunicato stampa della So.Co.B.A.: 


La prima alba di primavera, il 21 marzo dalle 6 del mattino, vissuta sul mosaico della Basilica; da una parte il dialogo tra Andrea Bellavite e Angelo Floramo, e dall’altra il ricordo di Lojze Bratuž e di Ljubka Šorli, attraverso musica e poesie.


Uno spettacolo dedicato a chi ha perso la vita per rivendicare la propria identità e la propria cultura e un dialogo sul presente e sul futuro, partendo dal nostro passato. Sono questi i due elementi centrali, intrecciati e connessi, di “Aequinoctium, l’Alba della Libertà”, l’evento in programma nella Basilica Patriarcale di Aquileia per la prima alba di Primavera, il 21 marzo alle 6 del mattino.


Un momento di riflessione condiviso, guidato dal direttore della Basilica di Aquileia Andrea Bellavite insieme allo storico e scrittore Angelo Floramo, che saranno accompagnati dal messaggio di due figure centrali per il Novecento isontino e non solo. Infatti, grazie alle musiche scritte per l’occasione da Andrea Pandolfo, si ricorderà Lojze Bratuž, compositore sloveno barbaramente torturato e assassinato nel 1936 per aver rifiutato la cancellazione della propria identità, personale e culturale. A risuonare nella Basilica saranno anche le parole di Ljubka Šorli, poetessa e moglie di Bratuž, recitate sia in sloveno che in italiano.

 

“La nostra volontà è ancora una volta quella di rimarcare il messaggio di unità e di pace trasmessoci, a più di millesettecento anni di distanza, dai mosaici della Basilica” spiega il direttore della Fondazione Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia Andrea Bellavite. “Mosaici che ogni giorno ci parlano di storie e di persone, e che ogni giorno ci permettono di scoprire qualcosa di più su di loro e, attraverso di loro, su noi stessi”.


Insieme ad Andrea Pandolfo (tromba e pianoforte), sullo straordinario “palco” della Basilica ci saranno i musicisti Mojca Krišnič al violinoAndrejka Možina al violoncelloEster Pavlic all’arpa e Aleksander “Ipo” Ipavec alla fisarmonica. “Si tratta volutamente di una formazione composta da italiani e sloveni, ed entrambe le lingue saranno utilizzate nel corso dello spettacolo” prosegue il direttore della Basilica di Aquileia “come simbolo di un territorio unico e unito, nel solco tracciato dall’entusiasmante esperienza di Go!2025.”


Aequinoctium è il primo appuntamento di una stagione 2026 che si annuncia ricchissima per la Basilica Patriarcale di Aquileia. “Presto presenteremo la stagione dei Concerti in Basilica, giunta alla trentottesima edizione, che vedrà diverse date di grande rilievo nazionale, con l’annuncio anche di una nuova collaborazione oltre confine. In più proseguono i progetti europei che ci vedono protagonisti, Polyverse e DigARegion, che quest’anno troveranno compimento, e il nostro percorso di accessibilità Basilica Per Tutti, che si arricchirà di nuovi tasselli nel 2026.”


Le prenotazioni per “Aequinoctium, l’alba della Libertà” sono aperte da ora, attraverso la piattaforma online MidaTicket (https://shop.midaticket.it/basilicaaquileiamostre/Events). Tutte le informazioni, e il link per acquistare i biglietti di ingresso, sono disponibili sul sito ufficiale della Basilica di Aquileia, www.basilicadiaquileia.it.

martedì 10 marzo 2026

Le stagioni teologico-filosofiche della Knjigarna Maks

 

Due ombre proiettate verso la Luce. Come gli spiriti del Purgatorio dantesco, che saranno oggetto della discussione teologico-filosofica tra Mirt Komel e Andrea Bellavite.

O meglio, gli spiriti saranno solo uno spunto per collegarsi all'affascinante realtà della Primavera, all'interno di un dialogo che sta diventando tradizionale, all'inizio di ogni nuova stagione.

Il luogo di questa originalissima riedizione delle Cantiche della Divina Commedia  non può che essere la Knjigarna Kavarna Maks, in Delpinova ulica a Nova Gorica. Il tempo di questa breve ma intensa salita delle sette balze del Purgatorio sarà SABATO 14 MARZO, alle ore 10.30

Si parlerà un po' di tutto, sospesi tra lo stato della dannazione e quello della salvezza, in quel frammento di essere che è l'istante della decisione e della responsabilità, personale e collettiva. Insomma, il momento che è quello del nostro esistere, dell'esserci del Mondo e di tutti gli esseri. Si ruoterà intorno al pensiero dei filosofi greci e dei teologi crisitiani, alla storia delle religioni e all'esperienza della post modernità.

Sarà una bella occasione per pensare, per discutere e soprattutto, per amare di più questo fatto straordinario che è la Vita.

Tutto sarà rigorosamente bilingue, nel senso che ognuno potrà esprimersi nella propria lingua,  cercando di comprendere quella dell'altro. Mi raccomando, non mancate!!!

mercoledì 4 marzo 2026

Cercasi disperatamente frammenti di saggezza

 

Mentre il Medio Oriente è in fiamme, viene in mente una figura come quella di Ghandi. C'è un bisogno estremo, oggi, di persone che sappiano interpretare il presente alla luce dei criteri di umanità, verità e giustizia. Che nostalgia!

I commenti politici sull'intervento statunitense e israeliano in Iran hanno suscitato l'impressione diametralmente opposta. Solo il premier spagnolo Sanchez ha ribadito cose che dovrebbero essere ovvie per tutti. Ha detto in pratica che non c'è altro da fare, in questo momento, che fermarsi: stop immediato ai missili, ai bombardamenti, ai droni, alle ritorsioni. La miccia che si è accesa rischia di far saltare ogni equilibrio e di condurci verso la catastrofe. 

E in Italia? C'è davvero da mettersi le mani nei capelli... Un ministro della difesa, beccato in vacanza nel momento della massima tensione internazionale, si arrampica sugli specchi offrendo l'unico sprazzo di tragicomicità in un tempo che di comico non ha proprio nulla. Il ministro degli esteri, che sembra aver saputo dai telegiornali dell'attacco, si preoccupa dei turisti italiani invitandoli a non affacciarsi alla finestra. Invitato a dire la posizione del governo italiano, si trincera dietro al generico allineamento "con gli altri stati europei". La presidente del consiglio Meloni, definisce "ingiustificabili" gli attacchi iraniani dopo i raid che avevano ucciso i capi religiosi e centinaia di persone di quel popolo, tra le quali i bambini di una scuola. Ritiene invece comprensibile la palese violazione di qualsiasi regola internazionale da parte di USA e Israele, sostenendo che in fondo anche tanti altri, prima, hanno compiuto le stesse violazioni. Come bambini che litigano dicendo che "è stato prima lui", si dimostrata totalmente incapace di una parola di saggezza e di approfondimento, di una condanna senza condizione della guerra, della violenza preventiva, delle vere motivazioni macroeconomiche e macropolitiche che stanno alla base di un atto dissennato e pericolosissimo. E' incredibile e inquietante, essere governati da una simile superficialità, da un così mediocre gruppo di personaggi, capaci di dire tutto quando sono all'opposizione e il contrario di tutto quando sono al potere. Ma come fa, chi ha creduto sinceramente nelle loro campagne elettorali, a continuare ad avere fiducia in loro?

Già sento nelle orecchie l'obiezione, un ritornello già udito mille volte, in particolare prima delle guerre in Afghanistan e in Iraq che hanno destabilizzato totalmente la zona. Come allora, quando fecero credere che Saddam Hussein fosse il capo occulto del terrorismo planetario o l'uomo del monte avesse le armi di distruzioni di massa, anche ora c'è chi pensa che l'interesse di Trump sia quello di "liberare" gli iraniani dal regime degli ayatollah e che con la morte di Khamenei sia arrivata la democrazia! Ma non si vedono le macerie fumiganti e il disastro degli episodi precedenti, dei quali hanno giovato soltanto i trafficanti di petrolio e di armi? I gendarmi del mondo, autodefiniti cavalier della libertà, seminano dovunque non solo morte e distruzione, ma anche la devastazione dei tessuti sociali, secondo la più moderna riedizione del "divide et impera" dell'Impero Romano.

Allora, che ci possiamo fare? Dobbiamo tollerare regimi oppressivi come quello iraniano? Dobbiamo consentire che costruiscano la bomba atomica? Certamente no. Ma sono intollerabili anche i regimi cosiddetti democratici che uccidno decine di migliaia di bambini a Gaza, che fomentano ribellioni e colpi di stato, che affamano sistematicamente i Paesi più poveri. E la bomba atomica? Perché doverebbe essere permessa a qualcuno e proibita gli altri? Non sarebbe ben più ovvio affermare e fare in modo che nessuno, proprio nessuno l'abbia?

Ecco perché c'è tanto bisogno di persone come Ghandi, capaci di indicare ai loro Paesi e al Mondo una nuova strada, del tutto alternativa a quella della guerra. E' la strada della nonviolenza attiva, dominata da un nico interesse, la crescita di umanità dell'homo "planetarius".