E' sempre fonte di gioia, visitare Assisi, in particolare se insieme a un gruppo così appassionato, interessato e preparato come quello messo insieme da éStoria, da venerdì 4 a domenica 6 settembre.
Dopo essersi goduti la Madonna della Misericordia e la Risurrezione di Piero della Francesca nel Museo civico di Sansepolcro, i partecipanti sono arrivati a destinazione, scoprendo con una certa sorpresa la bellezza di una Foligno by night, con il centro storico stra-affollato, multicolore e affascinante, alla vigilia della locale giostra della Quintana.
La Giornata di Assisi è stata molto intensa. E' iniziata con la Basilica di san Francesco e la compagnia di padre Riccardo. Il frate ha incantato i presenti, raccontando per oltre due ore la figura di Francesco, le tante interpretazioni succedutesi nei secoli, l'evoluzione della costruzione avviata all'indomani della canonizzazione in tempo di record del poverello, i tesori incredibili di arte in essa custoditi. E' emerso con forza il tema della storia e delle sue intepretazioni. Ha ragione Tommaso da Celano che già nel 1228 scrive con una certa sobrietà la vita di un uomo eccezionale, considerato dai suoi contemporanei piuttosto folle? O l'ha detta giusta san Bonaventura, che meno di 50 anni dopo scrive la "Legenda major", edulcorando ciò che a suo parere c'era da edulcorare, censurando il censurabile ed enfatizzando ciò che c'era da enfatizzare? Sia come sia, la potenza spirituale che scaturisce dal semplice sepolcro scavato nella roccia, sembra quasi contrastare con lo splendore scintillante di una delle opere più straordinarie del Medioevo italico.
C'è stato il tempo per camminare per la cittadina, dare uno sguardo all'antico foro romano, portato alla luce dagli archeologi sotto la piazza principale della città e raggiungere la chiesa di Santa Chiara. C'è il crocifisso che avrebbe parlato a san Francesco (anche qua, secondo Bonaventura, mentre il "primo" Tommaso non racconta il dialogo tra l'uomo e il volto dipinto sul legno, ma parla semplicemente di un eremo abitato da un vecchio sacerdote al quale Francesco dona i soldi ricavati dalla vendita delle merci sottratte al padre). E c'è il corpo di Chiara, con una maschera di cera che rende l'idea di una donna placidamente addormentata.
La questione della corporeità e del suo uso strumentale, nell'ambito del cattolicesimo, è stata affrontata con ancora maggiore attenzione nel contesto della visita al santuario della Spogliazione. E' la chiesa che ricorda il momento in cui Francesco si è spogliato nudo davanti ai suoi familiari e ha ricevuto sulle sue spalle il mantello del vescovo. Ma non è la nudità di Francesco a impressionare - corpo che nella sua estrema umiliazione grida l'indignazione dei miseri e la condivisione dell'immesno dolore che attanaglia il mondo. E' invece la tomba di cristallo, all'interno della quale è esposto alla venerazione dei fedeli Carlo Acutis, il giovane morto a 15 anni nel 2006, beatificato da papa Francesco e canonizzato esattamente un anno fa da Leone XIV. E' vera devozione? E' un tentativo di offrire un esempio di ragazzo innamorato dei sacramenti, ma anche moderno nel suo gestire i siti internet, al mondo giovanile assai lontano dalla cattolicità (ma nell'interminabile fila per entrare nel tempio, di giovani in realtà se ne vedono pochi...)? O è una scandalosa forma di marketing religioso, con la quale si strumentalizza un bravo giovane, facendolo diventare un'attrazione un po' macabra per milioni di persone, pellegrini, ma soprattutto curiosi?
C'è poi San Damiano. Adagiato tra gli ulivi è un luogo carico di profonda suggestione e autentica spiritualità. Non ci sono corpi da contemplare, l'ambiente è essenziale, pochi sono i riferimenti artistici. Eppure la prima chiesa materialmente restaurata da Francesco è ancora capace di trasmettere un messaggio di grande fede e, ancora di più, di profonda umanità. Non è un caso che proprio qui sia stato composto il cantico delle creature, un inno alla bellezza del cosmo, all'amore di Dio, alla capacità di perdonare e di essere strumenti per la costruzione della pace. E' un oasi talmente toccante che neppure l'overturismo può scalfire, un'ora di riflessione fra cielo e terra, prima di ritornare al leggendario squallido quotidiano. Laudato sì, o mì Signore, per la nostra matre terra...
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Santa Maria degli Angeli è un altro luogo pieno di interessanti contraddizioni. Tutto "dice bene" di ciò che esiste in ogni angolo dell'Universo, più di così non ci si potrebbe asepttare. Invece sembra che ci sia bisogno di uno specifico "ufficio" per "bene dire"le persone. E per di più un ufficio chiuso, ahimé! Si contempla la Porziuncola, altra chiesetta campestre ricostruita da Francesco nonché luogo da lui scelto per riunire i suoi frati, è uno spettacolo, perfino la pala e le pitture di Ilario da Viterbo non disturbano la concentrazione. Intorno a questa cappella si sono riuniti per la prima volta tutti i francescani, ancora vivo il Fondatore. E' il Capitolo delle stuoie, immaginiamo 5000 frati accalorati nella discussione, soprattutto in quella che si sarebbe rivelata decisiva: come conciliare rifiuto del possesso e potere? come mantenersi in radicale povertà senza giungere fino alla radicalità delle origini, come vivere in una relativa comodità, senza tradire la rivoluzione dell'innamorato di Madonna Povertà? Accanto c'è la cappella del Transito, un umilissimo tugurio dove lui ha voluto morire, nudo sulla terra nuda. Tutto ciò, molto toccante, è collocato nel cuore di una grande chiesa tendendte al barocco, costruita a più fasi per accogliere le centinaia e le migliaia. La cupola gigantesca, visibile da ogni altura della piana sotto il Subasio, ricorda quella di San Pietro, un'enormità a difendere l'assolutamente povera tomba di Pietro. C'è poi la memoria di un uomo di pace, gli ingressi delle chiese che parlano di lui sono presidiati dai soldati con tanto di mitra. Sì, le cosiddette Strade Sicure trasformano in fortilizi anche le testimonianze più eclatanti della potenza della nonviolenza e della speranza di giustizia.
Infine c'è anche La Verna. E' l'antica montagna selvaggia, dedicata in tempi precristiani alla dea degli umbri chiamata Laverna, quella che presiedeva ai boschi, alle rocce carsiche, agli anfratti rocciosi. Viene donata a Francesco, che la elegge a luogo di preghiere e di relazione con Dio. Una brava suora, infilando senza troppa invadenza qualche pio suggerimento di vita e di fede, ci accompagna con un entusiasmo contagioso. Si vede la chiesetta edificata fin dall'inizio per accogliere i pellegrini, il corridoio con i dipinti moderni che illustrano la vita del santo, il Sasso Spico e il letto di pietra, infine il centro di tutto, la cappella della stimmate, là dove un serafino, apparendo a Francesco immerso in preghiera, avrebbe trasformato "l'amante nell'amato", imprimendo nella carne - nelle mani, nei piedi e nel costato - i segni sanguinanti dell'amore e della passione del Cristo.
Insomma, chi è Francesco? E' quello di Tommaso da Celano o quello dei Fioretti, quello di Bonaventura da Bagnoregio o quello di Giotto, quello del Canto XI del Paradiso di Dante o quello del Boccaccio, quello di Hesse, di Barbero, di Cazzullo, di Cardini, di Carlo Carretto o della grande Chiara Frugoni? Forse è un po' di ciascuno o forse non è di nessuno. Forse è quello la cui immagine ognuno vorrebbe imprimere dentro di sé, quella della Libertà, dell'Amore e dell'Accoglienza.