Lo spirito dei piedi. Il blog di Andrea Bellavite.
sabato 28 marzo 2026
Moni Ovadia, il dovere morale della resistenza
lunedì 23 marzo 2026
Centro destra e destra, l'inizio della fine?
NO E' il risultato del referendum. Il dado è tratto e, con una rimonta veramente clamorosa negli ultimi due mesi di (assai accesa) campagna elettorale, ha vinto il parere di chi riteneva sbagliati sia il merito che il metodo della cosiddetta "riforma Nordio".
Anche se i protagonisti dei due schieramenti lo negano - sia pur con poca convinzione - il dato è essenzialmente politico. Difficilmente la stragrande maggioranza degli elettori poteva avere sufficienti conoscenze per tracciare un segno totalmente sicuro e consapevole sulla scheda. A tutti invece era chiaro che l'esito della più importante riforma prodotta in questi anni dal governo Meloni, sarebbe stato in un caso un tiepido rafforzamento, nell'altro una forte spallata contro l'attuale esecutivo.
Che succederà adesso? La logica vorrebbe indicare la strada delle dimissioni di Giorgia Meloni. Ciò dovrebbe essere gradito ovviamente ai sostenitori del "no", ma in fondo anche a quelli del "sì", anche alla stessa premier, che forse potrebbe sfruttare il vento favorevole - certamente molto meno impetuoso rispetto ai mesi scorsi - per il momento ancora rilevato dai sondaggi.
Forse, più probabilmente, si userà l'attuale situazione maggioritaria in Parlamento, per puntare alla complessa riforma della legge elettorale, prima di procedere verso le probabili elezioni anticipate.
Insomma, il colpo per il centro destra e la destra è stato molto forte, probabilmente assorbito in forme diversificate, più sentito da Forza Italia e da Fratelli d'Italia, meno dalla Lega e dalle altre compagini governative. Ciò potrebbe portare non pochi problemi nell'immediata fase post-voto, con probabili regolamenti di conti interni.
Anche sul versante del centro sinistra e della sinistra, non è tutto oro quello che luccica e si apre una stagione nella quale diventa urgente raggiungere gli obiettivi finora procrastinati. E' vero, la vittoria referendaria è andata al di là delle previsioni, sia per ciò che concerne la notevole affluenza che per quanto riguarda il non indifferente divario tra il "no" e il "sì". Occorre ora chiarire la forma della coalizione, decidere definitivamente la leadership, ma anche precisare i programmi, per evitare che un'eventuale, a questo punto possibile, vittoria elettorale non si trasformi in un'azione governativa costantemente minata dal cosiddetto "fuoco amico".
Insomma, questo è il verdetto referendario e ora si guarda al futuro, alle mille proeccupazioni suscitate dalla tremenda tempesta internazionale, che richiede nervi saldi, alto senso di responsabilità e profonda serietà... doti, queste ultime, che non sembrano essere troppo di casa nell'edificio dell'attuale politica nazionale, europea e mondiale.
domenica 22 marzo 2026
Moni Ovadia a Gorizia, a parlare di pace
Da non perdere! Ecco il comunicato stampa con l'invito alla partecipazione:
Venerdì 27 marzo alle ore 17.00, presso il Kulturni dom di Gorizia (via I. Brass, 20), si terrà l’incontro dal titolo Il mondo è uscito fuori dai cardini... cerchiamo di raddrizzarlo; Parliamone assieme con Moni Ovadia.
All’incontro sarà presente il noto attore, cantautore, scrittore e produttore discografico, che interverrà sulla complessa situazione del mondo contemporaneo, con particolare attenzione alle guerre in corso e alla situazione a Gaza.
L’obiettivo dell’incontro è raggiungere il maggior numero possibile di cittadine e cittadini, per avviare una discussione continuativa sui temi della giustizia e della pace nel mondo, nonché per promuovere un momento condiviso di partecipazione e riflessione, volto a esprimere contrarietà alla violenza e alla guerra come strumenti di risoluzione dei conflitti.
Per informazioni e prenotazioni: Kulturni dom di Gorizia (tel. 0481 33288 – email info@kulturnidom.it), fino ad esaurimento dei posti.
L'evento è promosso dall'ANPI di Gorizia e dal Kulturni dom insieme a diverse realtà del territorio, tra le quali l'associazione Pax Christi, l'ANPI di Piedimonte (GO), l'associazione ApertaMente di Monfalcone, l'Unione culturale economica slovena (SKGZ) e la rivista Isonzo-Soča.
giovedì 19 marzo 2026
Prima alba di Primavera in Basilica, verso la Pasqua nel ricordo di Lojze Bratuž
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| Podgora, ricordo delle torture subite da Bratuž |
Il tradizionale appuntamento, che inizierà alle 6, vuole richiamare l'importanza del particolare istante nel quale il Sole si trova esattamente allo zenit dell'equatore e in tutto il Mondo le ore del giorno equivalgono a quelle della notte. Il momento preciso, da qualche anno, è il 20 marzo, in questo caso alle ore 15.46. Ma il 21 mattina si celebra l'inizio del primo giorno intero della nuova stagione, quella dedicata alla rinascita della vita, al desiderio e alla speranza.
Proprio di luce, vita e speranza, nel contesto drammatico della storia attuale, parleremo con Angelo Floramo. Si sottolineerà la specificità dell'annuncio della Risurrezione di Gesù, in continuità e discontinuità con le ritualità e i riferimenti mitologici del mondo antico legati al ciclo cosmico. Le luci e i colori della meravigliosa Basilica, insieme ai mosaici che nella storia di Giona raffigurano proprio la simbologia pasquale, saranno protagonisti in quest'ora di avvincente riflessione.
Particolarmente emozionante sarà l'esecuzione di due brani musicali, composti dal musicista Andrea Pandolfo per pianoforte, arpa, fisarmonica, viola e violino. Essi raccontano attraverso il linguaggio musicale i momenti salienti della vita di Lojze Bratuž, il giovane sloveno, compositore e maestro dei cori dell'Arcidiocesi di Gorizia, prelevato dai fascisti il 27 gennaio 1936 dalla chiesa di Podgora e costretto a bere olio di ricino mescolato a olio di motore. La sua morte, quella di un uomo mite, vissuto per la famiglia, la fede e la musica, è avvenuta due mesi dopo nell'ospedale di Gorizia e ha segnato una delle tante pagine oscure del ventennio.
La moglie, Ljubka Šorli, apprezzata maestra, fine intellettuale e autrice di toccanti poesie, ha subito durante la seconda guerra mondiale grandi umiliazioni ed è stata sottoposta a torture. Sopravvissuta al conflitto, ha trascorso il resto dell'esistenza celebrando la memoria del marito, educando ai principi evangelici i figli Lojzka e Andrej e raccomandando ovunque il perdono attivo e la nonviolenza, come unici modi per vincere il sopruso e per costruire la pace. Il violino che sarà utilizzato durante l'"alba della libertà" in Basilica è proprio quello che Lojze ha potuto vedere e Ljubka suonare.
Insomma, ci sono molti motivi che giustificano una sveglia ancora nel cuore della notte, per condividere con tanti appassionati uno straordinario inizio della Primavera. Con l'augurio al Mondo intero, che sia una Primavera nella quale si possano ristabilire la giustizia, il diritto, l'anelito al dialogo e alla pace vera.
Non solo referendum, domenica si vota anche in Slovenia
Si deve decidere se dare fiducia al nuovo corso inaugurato quattro anni fa dal premier Robert Golob con la sua coalizione di centro sinistra e sinistra, oppure se ritornare al passato, premiando l’inesauribile Janez Janša, con il suo seguito di centro destra e probabilmente estrema destra.
L’attuale governo incassa l’apprezzamento di cittadine e
cittadini che hanno visto con soddisfazione il varo di leggi orientate al
miglioramento dello Stato sociale, soprattutto nei riguardi di giovani e
anziani, nonché di notevoli proposte legislative finalizzate alla fissazione di
un salario minimo e dignitoso per tutti. Si sono visti smantellare vergognosi
steccati e recinti finalizzati a impedire l’arrivo dei profughi e richiedenti
asilo dalla rotta balcanica e si è tentato di intervenire anche sul piano dei
diritti individuali, con un’avanzata legge riguardante il fine vita, cassata
successivamente da un'inatttesa sconfitta referendaria. Per dirla con il famoso aforisma
di Moretti, è stato un governo che “ha fatto cose di sinistra”. Ciò vale anche
per la politica estera, dove la Slovenia si è distinta in Europa per una
presenza molto attenta ai diritti umani, alla condanna delle guerre – in
particolare del genocidio di Gaza – fino all’assunzione di posizioni molto
critiche e coraggiose nei confronti degli attuali reggitori di USA e Israele.
Della coalizione fanno parte la compagine SvoboDa (Libertà), che ha come riferimento
proprio il capo del governo (mutatis mutandis, qualcosa di simile agli attuali
Cinque Stelle, SD (Socialni Democrati, una sorta di Partito Democratico in chiave slovena), Levica
– Vesna (quest’anno unite, un può come AVS, l’Alleanza Verdi e Sinistra in
Italia). A esse, nel caso raggiunga il livello di sbarramento previsto dal
proporzionale, si suppone che si aggiungerebbe anche il partito “Noi
socialisti”, fondato da Miha Kordiš ”a
sinistra della sinistra”.
Dall’altra parte il partito dell’ex premier, SDS (Slovenska Demokratna Stranka, attualmente qualcosa di simile all'italico "Fratelli d'Italia"), ha ancora
un notevole seguito, soprattutto nelle zone rurali del Paese. Vari cambiamenti
interni hanno generato altre liste, formalmente separate, ma di fatto molto
vicine al cosiddetto Janšismo. Tra
esse è da nominare quella dei “Democratici” di Anže Logar, giovane ma già esperto politico,
ministro degli esteri fra il 2020 e il 2022 e candidato presidente della
Repubblica nel 2022, quando fu eletta Nataša Pirc Musar. Ha molto seguito anche
il partito della “Nuova Slovenia”, una sorta di riedizione della
Democrazia Cristiana italiana, in grado di intercettare una parte cospicua del
voto cattolico, anche per il sostegno, non sempre soltanto implicito, delle
gerarchie ecclesiastiche. L’ex premier – che nei suoi tre prececenti mandati ha sempre fatto “cose di
destra” - fortemente contestato dalle manifestazioni popolari verificatesi ogni
venerdì per le strade di Lubiana e degli altri capoluoghi sloveni, è noto anche
fuori dai confini nazionali per le sue “amicizie” con personaggi molto noti,
come per esempio Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Probabilmente ci sarà una
nuova entrata in Parlamento, con il neopartito ResniCa (gioco di parole per
richiamare la Verità, per continuare i paragoni con l’Italia, simile al nuovo partito fondato da Vannacci), sulla carta in contestazione del sistema, in realtà quasi certamente
pronto ad avvicinarsi agli scranni parlamentari della destra.
Due seggi sono automaticamente riservati alle minoranze
numeriche linguistiche italiana e ungherese. Ci sono anche tanti altri simboli,
ma non occorre essere politologi di lunga esperienza per prevedere che nessuno
di essi porterà in Parlamento qualche rappresentante.
La campagna elettorale volge al termine ed è stata molto
vivace, anche per le contingenze internazionali che hanno costretto tutti i
concorrenti a esplicitare le proprie visioni e prospettive. Nell’ultima
settimana poi il clima si è ulteriormente avvelenato, con scambi di accuse di
corruzione e di interferenza dei servizi segreti israeliani nelle vicende
slovene. Se da una parte la rivelazione di possibili scandali nei quali
sarebbero coinvolte singole personalità, ha messo in imbarazzo quasi tutti i
settori dell’attuale maggioranza governativa (con la sana eccezione di Levica),
dall’altra il dimostrato rapporto di Janez Janša con i funzionari dei servizi israeliani, getta un’ombra
inquietante sulla stessa indipendenza e libertà di azione della politica
slovena.
Bene allora, tanti auguri Slovenia, buon voto e buon cammino
futuro. La scelta è tra opposte visioni della società e prospettive politiche.
Il risultato sarà molto importante, anche per l’Europa e per il mondo intero.
martedì 17 marzo 2026
Nuns vs Vatican, il film sugli abusi subiti dalle religiose...
E' un post lungo, ma credo interessante. L'argomento apre importanti finestre su un mondo finora purtroppo sconosciuto e pone tante domande. Non si tratta di giudicare, si auspica che, quanto prima, chi di dovere porti avanti e possibilmente concluda, gli indispensabili procedimenti canonici. E non si tratta neppure di una critica fine a sé stessa, quanto piuttosto di un rispettoso consiglio, affinché la Chiesa istituzionale non riduca al silenzio, ma ascolti con attenzione il grido di dolore innalzato dalle protagoniste della vicenda. Vi consiglio di prendervi qualche minuto, di affrontare la lettura e soprattutto, appena ne avrete l'occasione, di andare a vedere il film.
In un’affollata sala cinematografica del Cankarjev dom di Ljubljana, è stato presentato lo scorso venerdì il film documentario “Nuns vs The Vatican”.
L’opera, realizzata dalla regista Lorena Luciano, è dedicata
in senso generale agli abusi commessi nella Chiesa cattolica nei confronti
delle religiose. Attraverso un’ampia documentazione e una serie di approfondite interviste, viene portato alla luce, forse per la prima volta in modo così
eclatante, un fenomeno da sempre esistito, ma coperto da un velo impenetrabile
di silenzio. Pur essendo impressionante il numero delle segnalazioni di abusi
psicologici e sessuali subiti dalle suore negli ultimi decenni – spesso da
parte dei loro confessori o direttori spirituali - sono ancora relativamente pochi i casi nei quali le vittime hanno avuto la forza di uscire allo scoperto e
denunciare i colpevoli. L’imposizione del segreto, la vergogna e l’omertà
portano la maggior parte delle persone coinvolte a una situazione di
depressione psicologica e di cedimento a profondi sensi di colpa, derivati
soprattutto dal sentirsi disobbedienti nei confronti di un’autorità sì del tutto umana, ma ritenuta portavoce dello spirito divino.
La questione viene portata alla ribalta mondiale dal
coraggio di alcune donne che sono state per vent’anni parte della Comunità
Loyola, un ordine religioso fondato alla fine degli anni ’80 del XX secolo dal
gesuita Marko Rupnik e dalla sua allora collaboratrice Ivanka Hosta. In ogni
angolo del Pianeta è possibile incontrare le opere artistiche del sacerdote sloveno, una
delle personalità cattoliche più note a ogni livello, amico di papa Francesco,
ma sostenuto con entusiasmo anche dai due predecessori Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI. Come l’autore, anche i mosaici e le pitture suscitano reazioni
diametralmente contrapposte. Per alcuni è uno dei più grandi interpreti
dell’arte contemporanea, per altri è al contrario sopravvalutato e al massimo
capace di generare forme che suscitano una perniciosa e fastidiosa
inquietudine.
Due tra le tante donne della Comunità Loyola che hanno
deciso di portare in pubblico la loro esperienza, Gloria e Miriam, hanno
accettato di essere intervistate e sono state anche presenti all’incontro di
Ljubljana. Il loro racconto è stato coinvolgente ed emozionante, due veri e
propri percorsi attraverso l’inferno della costrizione psicofisica e sessuale,
la faticosa presa di coscienza e la risalita verso una nuova consapevolezza del
proprio essere e della propria dignità. I fatti raccontati rimandano al periodo
tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, soprattutto in tre luoghi, Mengeš, presso Ljubljana, dove si è insediata la prima
sede della Comunità Loyola, Gorizia, dove padre Rupnik ha lavorato per qualche anno e Roma, attorno al Centro
Aletti. Il passaggio dell’allora giovane gesuita alla Stella Matutina di
Gorizia aveva suscitato prese di posizione diametralmente opposte: da una parte
l’avvicinamento di centinaia di giovani alla spiritualità ignaziana – un evento
memorabile nella sonnecchiosa città di confine – nonché un vero e proprio boom
di vocazioni maschili e femminili alla vita religiosa, specialmente nell’ambito della spiritualità
ignaziana; dall’altra un’opposizione forte ai suoi metodi, ritenuti già allora
da molti, come minimo manipolatori delle coscienze.
Il contenuto del documentario è arricchito dall’esperienza
giornalistica di Federica Tourn, assai apprezzata conduttrice dell’ottima
trasmissione televisiva nazionale Protestantesimo. E’ lei che ha incontrato le
donne, ha atteso con pazienza il loro aprirsi al racconto di fatti ed episodi
drammatici e le ha sostenute nel loro dichiarare alla stampa, pubblicamente,
ciò che era accaduto. Ha anche prodotto diversi interessanti podcast,
raccogliendo pensieri e testimonianze in ogni angolo di Italia e Slovenia. In
questo modo, il quadro delle denunce degli abusi si è enormemente arricchito,
suggerendo anche ad altre persone coinvolte nei medesimi traumi in situazioni
differenti, di uscire anch’esse allo scoperto e di evidenziare ogni forma di
subdola o palese violenza.
Particolarmente interessante è stata anche l’esperienza di
Laura Sgrò, l’avvocata che tutela la posizione delle ex suore nel processo
canonico nei confronti di Marko Rupnik che dovrebbe aprirsi, dopo tante
vicissitudini, nei prossimi mesi. Ha comunicato la sensazione di trovarsi
davanti a un muro di gomma, dal quale non filtrano notizie o elementi utili,
rendendo così praticamente impossibile costruire un’autentica linea processuale.
La consegna del silenzio non riguarda soltanto le istituzioni vaticane, ma
anche le chiese locali coinvolte, come quella di Ljubljana, dove sembra che tutte
le segnalazioni prodotte a tempo debito dalle vittime siano rimaste
inascoltate, se non addirittura cestinate.
Si esce dalla rappresentazione e dall’ascolto delle
testimoni con diversi sentimenti contrastanti. Da una parte c’è da ammirare –
eccome! - il coraggio di queste persone, capaci di mettersi radicalmente in
gioco, esponendosi ai riflettori dei media internazionali, pur di fermare
un gioco perverso. La loro testimonianza illumina il fragile confine che divide
l’autentica direzione spirituale (ammesso che nel tempo della postmodernità
possa ancora trovare spazio tale pratica essenzialmente cattolica) dalla
manipolazione che utilizzando il fascino della riflessione teologica conduce
alla coercizione delle coscienze. Dall’altra parte ci si chiede il perché del
comportamento omissivo e censorio di tanti rappresentanti ufficiali della
Chiesa, che avrebbero invece tutto l’interesse ad ascoltare le vittime, come
pure a sollecitare gli accusati, affinché non si sottraggano alla sacrosanta
richiesta di chiarezza e a ristabilire con convinzione credibilità, equità e
giustizia. Colpisce la dinamica della violenza psicologica e fisica, ma anche
il senso di venefica solidarietà che crea attorno agli accusati una nuvola di
silenzio e di impenetrabilità che aggrava il dolore delle vittime che non
trovano alcun modo di poter ottenere giustizia.
Perché - ci si potrebbe chiedere - il documentario non dà voce anche a loro, consentendo almeno una difesa o una spiegazione, anche per il bene dei tanti che hanno creduto e si sono affidati alla loro parola? Ogni tentativo
di cercare risposte – sostiene la regista – è stato vano. C’è anche una scena,
nella quale il più diretto interessato – intercettato dalla giornalista - rifiuta
ogni risposta e fugge a gambe levate davanti all’intervistatrice. Del resto
anche i responsabili del procedimento si trincerano dietro al silenzio,
qualcuno – richiesto di un parere davanti all’ennesima inaugurazione di un mosaico - fa l’ingenuo senza riuscire a celare un certo imbarazzo.
Il caso Rupnik, a differenza degli altri che accadono purtroppo
ovunque, è veramente clamoroso, perché arriva fino al coinvolgimento del capo
della Chiesa e delle più rilevanti congregazioni vaticane. L’imposizione del
segreto impedisce la ricerca autentica della verità, ma indirettamente conferma
anche la necessità di porre una domanda decisiva: i gesti criminosi che
coinvolgono i minori, ma anche gli episodi di costrizione psicofisica e manipolatoria delle
religiose (come pure di tante laiche e laici adulti) perpetrati da preti, sono solo
la dimostrazione dell’esistenza di “mele marce” all’interno della Chiesa,
oppure derivano da una profonda e preoccupante crisi istituzionale che
richiederebbe un deciso percorso di revisione del “sistema”, nel suo insieme?
Ma di questo, sarà opportuno parlarne in un’altra occasione.
lunedì 16 marzo 2026
Un NO, sorridente e sereno...
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| Gorizia dalla O di Tito, sul Sabotino |
Voterò con convinzione “NO” al referendum della prossima
domenica, ma sarebbe bello un rasserenamento degli animi, tanto più che a
livello internazionale si sta giocando una partita molto più drammatica,
tragica e decisiva. Lo scavo di un abisso troppo profondo fra le parti, renderà
molto difficile costruirvi sopra dei ponti, indispensabili per il funzionamento
di un sistema che si definisce democratico.
La campagna elettorale in vista del referendum è stata una
delle più brutte che io ricordi. Non mi riferisco ai tanti attivisti che hanno
cercato di sensibilizzare le persone, prima di tutto spiegando meglio possibile
il quesito referendario e poi ovviamente orientando serenamente il voto degli
interlocutori. Ciò che invece ha colpito, è stato il nervosismo e la tensione
dimostrata da entrambi gli schieramenti, nelle schermaglie ufficiali, a livello
giornalistico e televisivo. Si è ricorso troppo spesso all’offesa e alla
delegittimazione sistematica dell’altro.
Sia i sostenitori della riforma della magistratura che i
contrari, hanno accusato la controparte delle stesse cattive
intenzioni: se voti in questo modo, libererai la magistratura dal
condizionamento politico, valorizzerai la Costituzione, impedirai che il potere
esecutivo accentri su di sé anche quello della magistratura e così via.
Ovviamente ciascuno ritiene che quello che dice l’altro sia falso e che ci sia soltanto
una volontà menzognera di turlupinare l’elettore.
A questo punto, ogni occasione è buona per innalzare
barricate e per utilizzare qualsiasi mezzo e argomento per denigrare l’altro.
E’ il caso di una (a mio parere) spiritosa fotografia di Nevio Costanzo, che ha
voluto far parlare il Monte Sabotino, sostituendo la storica scritta dedicata a
Tito con un “No” crociato. Riportata su Facebook, la schierata ma (sempre a mio
parere) simpatica trovata ha suscitato un pandemonio: centinaia di like, migliaia di visite, decine di
commenti, alcuni favorevoli, altri perplessi, altri a dir poco assai pesanti.
Evidentemente si sono toccati in un colpo due nervi
scoperti. Da una parte infatti si è aperto un abbastanza corretto scambio di
battute tra gli affermatori e i negatori, dall’altra ci si è letteralmente
scatenati, intorno all’opportunità o meno dell’iniziativa. Secondo alcuni, è
stata profanata una sorta di sacralità della montagna, trasferita dalle
sofferenze della prima guerra mondiale al ricordo della liberazione dal
nazifascismo, opera della quale il maresciallo Tito è stato senz’altro tra i
massimi realizzatori. Secondo altri invece, quel “No” dovrebbe essere rivolto
proprio alla scritta realmente esistente, invitando a far di tutto per
cancellarla.
Nelle intenzioni del fotografo, come pure del sottoscritto, che ho riportato l’immagine su Facebook, c’era solo la volontà di inserire un piccolo
segno umoristico nel bel mezzo di una campagna elettorale tesissima. E’ stata una grande sorpresa la valanga di reazioni. Potrebbe essere
una miniera di informazioni per un interessante saggio di sociologia!
Come già più volte ribadito, anch’io voterò “No”, sperando
in un futuro nel quale le riforme costituzionali non saranno più proposte da
maggioranze relative confermate da referendum popolare, ma dalla stragrande
parte dell’assise parlamentare, in rappresentanza di tutte le istanze dei
cittadini.
Mi riconosco nella volontà di Nevio di presentare il proprio parere, non con urla o litigi, ma con un sorriso divertito, osando scherzosamente coinvolgere la cima più alta del Comune di Gorizia. Ma se qualcuno si fosse sentito offeso o se avesse ritenuto inopportuna una simile proposta, mi dispiacerebbe davvero e lo inviterei a prendere in considerazione la cosa per ciò che è, una semplice boutade, per alcuni divertente, per altri meno.

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