venerdì 1 maggio 2026

Progetto Polyverse ad Aquileia: autentica pace, dialogo interreligioso, musica di alto livello

 

E' arrivato il grande momento. Domenica 3 maggio inizierà l'ultima fase del progetto europeo Polyverse, al quale da quasi tre anni lavorano insieme i rappresentanti della Basilica di Aquileia, della sinagoga di Atene, della Grande Moschea di Roma e delle comunità protestanti di Berlino.

Il progetto unisce singolarmente il dialogo interreligioso con la bellezza dei luoghi artistici e della musica. Domenica alle 12.30, dopo una sessione di dibattito tra le figure religiose che si terrà nell'aula consigliare del Comune di Aquileia e una breve illustrazione della Basilica, ci sarà l'evento centrale e si esibirà il primo coro interreligioso europeo in un eccezionale concerto. 

Il 3 maggio sarà giorno di memoria in Friuli. Nel pomeriggio a Gemona si terrà la celebrazione commemorativa dei 50 anni dal terremoto. La Basilica di Aquileia partecipa all'evento offrrendo - in orario antecedente e compatibile con quello di Gemona - un grande momento di riflessione e di promozione della pace e del dialogo fra i popoli. 

Il progetto Polyverse continuerà in giugno ad Atene, in luglio a Berlino e si concluderà in ottobre a Roma.

Riflessioni napoletane del Primo Maggio

Il viaggio a Napoli è sempre un'intensa avventura. Ogni volta si ricavano diverse emozioni.

Non c'è panorama della zona senza la presenza del Vesuvio. E' il vulcano per eccellenza, ai suoi piedi si sono verificate immane tragedie, la completa distruzione di Pompei, Ercolano inghiottita dalla lava, Stabia, Oplontis e tante altre città soffocate dai gas e dalle ceneri. Ci sono voluti quasi duemila anni per restituire a quella gente almeno il ricordo di essere vissuti. Camminando nelle vie lastricate e segnate dal passaggio dei carri, entrando nelle case dei ricchi e contemplando affreschi e mosaici che raccontano storie di guerra, di fede e di amore, si ha l'impressione di tornare indietro nel tempo e di scoprire che in ogni epoca il classismo ha diviso gli straricchi dagli strapoveri. Di fronte all'esplosione della caldera non ci sono più schiavi e padroni, ma rimane solo una folla di disperati che cercano la salvezza correndo verso il mare e dei quali non rimane altro che la forma ricostruita con il gesso nello spazio lasciato vuoto dalla decomposizione della carne. 

Certo, il vulcano impressiona. Sotto la terra arde un fuoco immane che solleva il suolo e minaccia chi vive nelle vicinanze. La solfatara di Pozzuoli è un vulcano attivo. Dalla terra riarsa fuoriescono getti di vapore misti a venefiche esalazioni. Non ci si può avvicinare, una decina di anni fa la curiosità ha portato alla morte una famigliola di turisti veneziani. Anche da lontano si resta colpiti, dall'aridità del cratere, dai fanghi bollenti e ci si chiede fino a quando la crosta riuscirà a contenere la pressione. "Ancora una novantina d'anni" - ci dice un signore seduto all'imbocco della via panoramica. "Ogni volta che il fumo riempie il cratere, significa che sta per avviarsi uno sciame sismico. Se invece il fumo è rarefatto, significa che il vulcano è in fase di calma". Ma come vivere nelle case costruite sul bordo di un cratere, anzi, proprio sopra quello che è considerato il vulcano più pericoloso d'Europa? "Ci si abitua, ci si abitua a tutto" - chiosa il nostro interlocutore, un vero esperto, studioso di matematica e fisica. Forse è vero, il fuoco sotto la terra genera una speciale energia che rende possibile ciò che altrimenti sarebbe impossibile: vivere sopportando un terremoto quotidiano, nell'attesa dell'esplosione definitiva. Perché tutti lo sanno, ma nessuno vuole abbandonare la propria casa, il golfo meraviglioso di Pozzuoli, così ricco di storia e di bellezza naturale.
Napoli offre bellissimi paesaggi, straordinari musei di arte antica e contemporanea, opere dei maggiori pittori e scultori dell'Italia rinascimentale e soprattutto barocca. Ma il grande fascino della città sta nella gente. Si respira ovunque un clima di gioiosa accoglienza e ci si meraviglia della capacità di arrangiarsi, di saper trovare il senso della vita pur dentro oggettive enormi difficoltà di ordine economico e sociale. C'è una Napoli che si sta risvegliando e che sta dimostrando come la creatività e la passione possono diventare un vero antidoto alla criminalità e alle conseguenze della miseria. Si sviluppano ovunque cooperative che danno lavoro a giovani e meno giovani. Ci si organizza per introdurre il turista non solo nell'anticamera, ma anche nella profondità dello spirito della città, che gli antichi chiamavano Genius Loci. Si creano strutture di servizio e assistenza sociale, modalità alternative per gustare le specialità locali. 

Napoli sa anche protestare. E' stato interessante partecipare alla manifestazione e al corteo organizzato in poche ore in tutta Italia per contestare l'illegale blocco della Flotilla, chiedere la libertà per Gaza e la liberazione dei prigionieri politici. Si è trattato di una protesta composta e nello stesso tempo molto vivace, con slogan corali e partecipazione convinta. Si è visto quello che in futuro dovrà essere lo schema di ogni iniziativa di questo genere: i giovani organizzano, motivano e guidano, gli adulti e gli anziani partecipano, sostengono e incoraggiano. Davvero, c'è speranza nel mondo!

Tra i tanti, un volto noto. Padre Alex Zanotelli si fa strada tra i giovani che lo salutano festanti. Dopo gli interventi dei promotori, proclamati come una volta, con il microfono a forma di tromba che riporta la memoria a tanti cortei di diversi decenni fa, chiede anche lui la parola. E dice con forza il suo grazie ai presenti e a tutti coloro che in questo momento gridano il loro desiderio di giustizia, di pace e di verità. Non è in gioco solo il destino del popolo palestinese, ma lo stesso futuro del mondo e la forma futura della democrazia.

Ecco, solo qualche breve spunto da una girandola di incontri, sguardi, parole dette in fretta... La globalizzazione ha trasformato l'intero territorio, cosicché diventa difficile identificare "il" napoletano, o meglio il nuovo napoletano è chiunque si trovi a vivere in questo affascinante guazzabuglio. E anche questo è il presente, con tutti i problemi e le opportunità che esso può portare: ogni essere umano è unico e irripetibile, ha il diritto di vivere degnamente, deve avere la libertà di muoversi, ovunque lo ritenga giusto e opportuno. 

A condizione che una volta o l'altra si superi la sensazione trasmessa dalle ville dei patrizi di Pompei e che l'uguaglianza e la giustizia sociale trionfino finalmente sull'egoismo e sull'incredibile divario che da sempre separano i ricchi dai poveri, gli schiavi dai "padroni".

giovedì 30 aprile 2026

Un Primo Maggio per un nuovo sistema sociale

 

Manifestazione di solidarietà alla Flotilla, Napoli 30 aprile 2026
Il Primo Maggio, insieme a quelle che interessano il lavoro, porta con sé molte preoccupazioni. Ci sono le guerre, con l'interminabile strage di giovani russi e ucraini su un fronte che sembra non esaurirsi mai, con il genocidio di Gaza che continua nel silenzio generale dei canali ufficiali, con i bombardamenti interminabili sul Libano, con la crisi internazionale legata al presente e al futuro dell'Iran. 

E c'è l'incredibile prepotenza di Israele, capace di minacciare, danneggiare e arrestare i membri della Flotilla diretti verso Gaza. E non è accaduto verso le coste della Palestina (militarmente occuoate dallo stesso Israele in barba ai più elementari principi del dititto), ma al largo della Grecia, in acque ovviamente internazionali. Come poter accettare senza insorgere una tale dimostrazione di arroganza e di violenza? Il Primo Maggio sia anche l'espressione del sostegno all'imane sofferenza della gente di Gaza e la richiesta del rilascio immediato degli arrestati sulle barche nella scorsa notte. 

Mai come in questo momento appaiono chiari i legami tra il sistema economico neoliberista e la violenza scatenata sul mondo. Ancora una volta, economia, politica e apparato militare vanno a braccetto nel sostenere gli interessi di pochissimi straricchi e nell'affossare la vita di immense moltitudini. I cosiddetti potenti della Terra sembrano pazzi furiosi, ma in realtà non stanno facendo altro che realizzare - in modo più evidente ed esplicito - ciò che anche i loro predecessori hanno perseguito, ovvero la piena realizzazione dei propri interessi a scapito di quelli di tutti. Non hanno alcuna remora, nel cancellare il diritto alla vita delle persone e dei popoli, la situazione è davvero drammatica.

In questo contesto, celebrare il lavoro è estremamente importante. Lo è per l'Italia che nella sua Costituzione pone proprio il lavoro come il fondamento su cui si edifica la Repubblica. Lo è per il Mondo intero, dove la sfruttamento e la schiavitù sono ancora un'enorma piaga che distrugge le persone e le famiglie. L'inizio di una Rivoluzione personalista e internazionalista in grado di interrompere la corsa sul piano inclinato che sembra condurci alla catastrofe, sta proprio nel ridare forza, dignità, sicurezza e potenza al lavoro e ai lavoratori di tutto il mondo. Il "sistema" è fortissimo e tende a soffocare ogni anelito alla libertà, alla giustizia sociale, alle rivendicazioni di chi chiede soltanto la possibilità di vivere in modo sereno e dignitoso. Ma la forza delle cittadine e dei cittadini, uniti nel sostenere con decisione i valori della civile convivenza, può ancora sovvertire il tutto e riprendere in mano la possibilità di costruire un mondo diverso, che non potrà essere altro che post-capitalista e neo-socialista. 

Occorre crederci e impegnarsi in questo. Lavoratrici e e lavoratori di tutto il mondo, unitevi!

venerdì 24 aprile 2026

25 aprile 2026: ora e sempre... Resistenza

La festa della Liberazione viene celebrata in quest'anno con il pensiero fisso alle nuove forme di persecuzione, razzismo, violenza e guerra che si stanno verificando nel Medio Oriente e in molti altri luoghi del Mondo. Come tacere, di fronte alla disumanità criminale dei governanti di Israele che hanno scatenato il genocidio di Gaza, in Libano uccidono senza pietà bambini, civili inermi, decine di giornalisti, in Cisgiordania violano con prepotenza qualsisi elementare diritto? Come non denunciare la sistematica irrisione del diritto internazionale degli USA trumpiani, convinti di poter far fuori chi vogliono, in ogni parte del mondo, pretendendo non soltanto l'impunità, ma anche l'ossequio di tanti governanti compiacenti (compresi i nostri, ahimé)? Il 25 aprile sia un giorno di mobilitazione e di autentica Resistenza ovunque, nel ricordo di chi ha rischiato e perso la vita per donarci pace, giustizia e libertà e nel sostegno convinto alle istanze del popolo palestinese e di tutti i popoli resistenti contro la forza bruta delle armi in mano al Potere economico ultraliberista.

Sono passati 81 anni dal giorno dalla data che accomuna tutte le regioni d'Italia nel ricordo della Liberazione dal nazifascismo e della contestuale fine della seconda guerra mondiale.

In realtà tali avvenimenti non si sono verificati tutti nello stesso giorno e negli stessi luoghi. Mentre Milano celebrava gioiosamente la definitiva caduta della dittatura, nelle zone dell'attuale confine tra Italia e Slovenia si sperimentavano ancora massacri di civili, a opera delle truppe degli sconfitti in ritirata. Nelle giornate di fine aprile e inizio maggio si ricordano molti di questi efferati eccidi, con decine di donne, uomini inermi e bambini, 51 uccisi ad Avasinis il 2 maggio 1945, 38 a Terzo d'Aquileia e Cervignano tra il 28 e il 29 aprile, sul Collio sloveno e in molte altre località. Da ricordare anche le vittime delle stragi dei cetnici in ritirata, tra esse si segnala a Podnanos l'uccisione senza pietà di Božena Premrl, 19 anni, il 30 aprile 1945. Era sorella del partigiano Janko-Vojko, ucciso in combattimento due anni prima, di altri due fratelli e di Radislava (Rada) Premrl, compagna di vita dello scrittore Boris Pahor. Parecchi partigiani del fronte di Liberazione sono rimasti uccisi all’inizio di maggio, prima dell’entrata in Gorizia. Non si parla molto di loro, sono ricordati in una lapide vicino alla piazza dell’abitato di Šempeter pri Gorici.

Il 25 aprile, nel ricordo dell’insurrezione di Milano e della grottesca fuga del duce e dei suoi camerati, è la data simbolica che raccoglie in sé tutte le memorie, comprese quelle degli eventi che hanno caratterizzato il mese di maggio nella Venezia Giulia, ultimo capitolo della guerra voluta e scatenata da Hitler e Mussolini. La guerra, i campi di sterminio, i bombardamenti a tappeto, gli stessi eventi del maggio goriziano e triestino, le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, non sono state catastrofi naturali, ma l’esito diretto della guerra voluta e scatenata da Hitler e Mussolini. La responsabilità tuttavia non deve essere solo attribuita ai due dittatori, ma anche a coloro che li hanno sostenuti e acclamati, come anche ai tanti che hanno preferito il silenzio alla ribellione.

Per questo la celebrazione del 25 aprile riguarda proprio tutti, nessuno escluso. Non deve essere dimenticata o ridotta a una stanca formalità. Occorre valorizzare i tanti che hanno preferito rischiare e spesso perdere la vita piuttosto che assoggettarsi alle sistematiche violenze. Tra essi, come dimenticare le tremende prove degli sloveni della Primorska e delle Valli del Natisone, costretti a subire per due decenni le angherie dei fascisti ben prima dello scoppio del conflitto planetario? Come non ricordare gli “Junaki” di Basovica, i membri del TIGR, gli intellettuali resistenti e per questo perseguitati ed esiliati, i preti difensori del popolo, rappresentati simbolicamente dal ritratto che France Bevk ha lasciato del Kaplan Martin Čedermac? Perché non pensare anche a loro, nel proporre che la guerra di liberazione jugoslava – ospedali, tipografie, scuole nascoste tra i boschi e tanto altro - venga riconosciuta patrimonio UNESCO?

Buon 25 aprile allora, con l'augurio che, coi tempi che corrono, la memoria porti ovunque una ventata di desiderio di giustizia, pace, antifascismo e autentica libertà.

giovedì 23 aprile 2026

Un mattino di Praga

 

E' la mia prima volta a Praga. Ci sono venuto per lavoro, senza molto tempo da dedicare a gironzolare.

Eppure questa mattina, mentre camminavo da solo sulla riva della Moldava, ho sentito, sia pur frammentaria e quasi timorosa di disturbare, la sua voce. 

Non è la voce che scende dalla città alta, immenso complesso di palazzi contesi tra vescovi, imperatori e presidenti. Non è la voce di migliaia di monumenti sparsi ovunque o del coraggioso Nepomuceno che ha preferito la morte, gettato nel fiume, piuttosto che tradire il segreto confessionale (e per questo la sua statua ha meritato un posto su tutti i ponti e le passerelle della Mitteleuropa). Non è il vociare scomposto di milioni di gruppi sciamanti da una parte all'altra, alla caccia della foto più originale, che al ritorno a casa non interesserà neppure a chi l'aveva scattata.

E' la voce invece degli ebrei del ghetto, delle meravigliose sinagoghe svuotate per sempre dalla furia nazista, delle tombe disordinate di un cimitero nel cuore della città antica, sepolture sovrapposte l'una all'altra fino a formare un immenso non macabro ma originale terrapieno.

E' la voce dei bimbi silenziosi, pronti a farsi inghiottire dalle scuole, con i loro zainetti e il sorriso tenue, come di chi inconsapevolmente presagisce la complessità e la maestà della vita.

E' il rumore soffuso dei tram, la cascata della Moldava, le note di Smetana che risuonano nella mente e nel cuore. E sono soprattutto Kafka e Kundera che sorpassano le limitazioni dello spazio e del tempo, Gregor Samsa con le sue disperate metamorfosi e l'insostenibile - sì proprio insostenibile - leggerezza dell'essere.

E' anche il tracollo di un impero che accomunava strade circondate da caseggiati asburgici e miriadi di chiese cattoliche edificate per controriformare hussiti e protestanti. Ed è Jan Palah in piazza Venceslao, protesta infuocata contro l'arrivo dei carriarmati dall'oriente, nell'"altro" '68 europeo. Ma è anche la resistenza e l'occupazione hitleriana, la voglia di riscatto e di giustizia soffocata da nuovi inattesi totalitarismi, le vie nel grigiore solitario della dittatura, l'effimero trionfo del liberismo, così lontano dal sogno della rivoluzione di velluto, del Potere dei senza potere del primo presidenteVaklav Havel.

Se andate a Praga, non perdetevi una breve o lunga passeggiata di prima mattina. Non lo si crederebbe possibile, ma la città parla ancora e cerca di rompere la sfera di cristallo dell'indifferenza e dell'estraneazione. A Praga vive oltre un milione di persone. Sono gli eredi di tutto il bene e il male che si è concretizzato tra le strette vie e i pinnacoli antichi e moderni. La loro voce, grondante di storia, ancora si fa sentire. Sì, ma quando tutto sembra tacere e le bandierine delle guide non sventolano davanti a orde assetate di nuove rapide e momentanee emozioni.

lunedì 20 aprile 2026

Ad Aquileia, il 3 maggio, a proposito di pace e dialogo interreligioso...

 

Aquileia torna a essere centro di riferimento per il dialogo interreligioso, l'arte musicale e la contemplazione della bellezza. Musulmani, ebrei, cattolici e protestanti si incontreranno la mattina della prossima domenica, 3 maggio 2026, prima nella sala consiliare del Municipio e poi nella meravigliosa Basilica, per vivere un momento straordinario di incontro, di giustizia, di amicizia e di pace. Per partecipare, occorre iscriversi entrando nei siti www.basilicadiaquileia.it e https://www.polyverseproject.eu. Ecco il comunicato stampa della Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia: 

Un canto corale, nato dalle esperienze di quattro confessioni religiose diverse, unite come esempio virtuoso di pace interreligiosa. È questo il cuore di Polyverse, progetto sostenuto dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea e che vede
come lead partner a livello continentale la Basilica Patriarcale di Aquileia. Insieme a questa, sito UNESCO dal 1998 e tra i più antichi luoghi di culto cristiano ancora in funzione al mondo, hanno lavorato la Comunità Ebraica di Atene, l’Abbazia
evangelica di Lehnin in Germania e la Grande Moschea di Roma, insieme al Future for Religious Heritage e all’agenzia di progettazione europea Argo.

In due anni di lavoro, resi ancor più complessi dalla situazione internazionale, i partner hanno dato vita ad un progetto che non conosce confini tra le fedi e le confessioni: la creazione di un coro interreligioso e la composizione di un brano – scritto a sei mani e cantato in cinque lingue – che sarà presentato in tutta Europa, a partire proprio dalla Basilica di Aquileia.

Il concerto del coro interreligioso di Polyverse, con l’esecuzione del brano “Polyverse Echoes”, sarà l’atto conclusivo di una residenza artistica ad Aquileia – dall’1 al 3 maggio - con coristi provenienti da tutta Europa, e di una mattinata di incontro e scambio di opinioni tra appartenenti alle quattro diverse confessioni che partecipano al progetto: cattolici, protestanti, musulmani ed ebrei si incontreranno insieme nel segno della musica. Il momento clou, e aperto al pubblico, sarà proprio la mattina di domenica 3 maggio: prima si terrà l’incontro interreligioso, nella sala consiliare del Municipio di Aquileia, con poi il trasferimento nella vicina Basilica Patriarcale per assistere tutti insieme al concerto e alla prima esecuzione assoluta del brano.

“Si tratta di un momento storico molto complesso, e in cui risulta ancor più importante celebrare l’unità dei popoli nelle loro differenze” spiega il direttore della Fondazione Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia Andrea Bellavite. “Due anni fa, quando è iniziato il progetto Polyverse, non potevamo immaginare che il mondo intorno a noi sarebbe cambiato così drasticamente, anche
a causa di conflitti mascherati da guerre di religione. Questo progetto invece, che vede lavorare fianco a fianco persone di religione cattolica, protestante, islamica ed ebraica, vuole essere un piccolo antidoto all’odio. In più” conclude Bellavite “durante la mattinata di lavori ci uniremo nel ricordo delle vittime del terremoto del 1976, nel cinquantesimo anniversario del sisma e a poche ore dalla grande celebrazione condivisa di Gemona del Friuli. Sarà un momento di grande riflessione tra le confessioni religiose, nel segno di chi non c’è più e nell’augurio di una pace tra i popoli”.
 
Il progetto Polyverse è finanziato dal programma Europa Creativa Cultura, e la realizzazione del progetto è stata seguita dall’agenzia di progettazione europea Argo. “Questo programma” spiega Andrea Donda, di Argo “sostiene la cooperazione cultural-artistica transnazionale e la circolazione delle opere creative. Il progetto si inserisce in una visione più ampia dell’Unione Europea, che riconosce nel patrimonio religioso e culturale un valore fondante dell’identità europea, da tutelare e valorizzare come strumento di coesione sociale e di dialogo interreligioso. Attraverso Polyverse” conclude Donda “l’Unione Europea investe non solo nella musica, ma nella capacità delle nostre società di convivere in modo diverso, rispettoso e creativo.”

Internazionali e interreligiosi non sono solo gli enti che partecipano al progetto, ma anche i coristi membri del Coro Polyverse e i tre compositori che hanno realizzato il brano inedito Polyverse Echoes. “Ogni partner ha attivato una procedura di selezione a bando per individuare un compositore della sua area di competenza” chiarisce Sara Zamparo, punto di riferimento del progetto Polyverse per la
Basilica di Aquileia. “Nel nostro caso la scelta è ricaduta su Maria Beatrice Orlando, giovane compositrice friulana con già all’attivo importanti collaborazioni con realtà di rilievo, locali e nazionali. Per quanto riguarda il coro invece, ci siamo rivolti a un’altra realtà regionale, il Mittelvox Ensemble di Gorizia diretto da Mateja Černic, ritenendo che la ricchezza umana di questo coro (con membri di cultura italiana e di cultura slovena) possa rappresentare un ulteriore valore aggiunto in un progetto che
fa del dialogo tra culture il suo centro. Ulteriore attenzione infine merita la doppia scelta di Maria Beatrice Orlando come compositrice e Mateja Černic come direttrice” conclude Zamparo “due interpreti al femminile della musica e due eccellenze in rosa della cultura del Friuli Venezia Giulia.”

Il convegno, ospitato dalla Sala Consiliare del Comune di Aquileia, vedrà la partecipazione di Andrea Bellavite e Andrea Donda, insieme al rabbino capo della Comunità Ebraica di Atene Gabriel Negrin, alla pastora Almuth Wisch della Chiesa evangelica protestante di Lehnin (Berlino), all’imam Nader Akkad della Grande Moschea di Roma e a don Franco Gismano, delegato per l’Arcidiocesi di Gorizia.
Al termine del convegno, ci si trasferirà nella vicina Basilica Patriarcale, patrimonio UNESCO dal 1998, dove a mezzogiorno, dopo una breve visita guidata a cura del direttore della stessa, Andrea Bellavite, andrà in scena il primo concerto in assoluto del Coro Polyverse, con, tra gli altri brani, l’esecuzione in prima mondiale del brano “Polyverse Echoes”, composto a sei mani da Aaron Dan, Sakis Negrin e Maria Beatrice Orlando.

Le prenotazioni, sia per il concerto che per il convegno, sono aperte sul sito ufficiale della Basilica Patriarcale di Aquileia (www.basilicadiaquileia.it) e sul sito del progetto Polyverse (https://www.polyverseproject.eu).

Il sole tramonta a "Occidente"

Il paradosso delle religioni cosiddette "del Libro" - ovvero, in ordine di apparizione, ebraismo cristianesimo islam - consiste nel rivendicare l'assoluta trascendenza di Dio e nel restringerlo contemporaneamente alla rispettiva visione immanente del mondo.

Non a caso, le tre forme religiose da una parte affermano con forza il comandamento di "non nominare Dio e non farsene alcuna immagine", dall'altra pretendono non solo di esplicitare con parole la sua volontà, ma anche di affidare ad autorità del tutto umane (rabbini, sacerdoti, imam, ecc.) il compito di intepretarla nei diversi contesti del tempo e dello spazio.

In questo contesto ogni religione, in momenti e in modi diversi a seconda delle dinamiche di maggioranza o minoranza, in nomine Dei ha proposto sé stessa come "unica", ritenendo le altre "false" oppure "imperfette". Ognuna di esse inoltre, si è distinta nella capacità di inserirsi nelle dinamiche storiche dei diversi momenti, a volte identificandosi con il potere politico, a volte contestandolo, a volte ancora entrando in relazione di complementarietà.

Ci sono infatti Stati laici o teocratici, all'interno dei quali il ruolo dei responsabili religiosi si configura rispettivamente come forma di rispetto e adeguamento ai valori del pluralismo oppure, al contrario,  di guida suprema delle scelte e degli orientamenti. Molto particolare è il caso della Chiesa Cattolica che vanta il più teocratico degli Stati del Mondo, la Città del Vaticano e nello stesso tempo il suo "capo assoluto" utilizza la forza di tale autorità per farsi portatore di un'autorevolezza morale a partire dalla quale ritiene di verificare e giudicare ogni altra forma di esercizio del Potere.

In realtà questo sistema è in crisi. Non sono le diverse confessioni del cristianesimo a essere in crisi, ma il Mondo cosiddetto "occidentale" che per ben oltre un millennio ha riconosciuto in esse la fonte della propria anima e della  propria ispirazione. Tale parte del Pianeta, mai stata così forte finanziariamente e militarmente, vive un'evidente e probabilmente definitiva agonia. Sostenuta da un gigantesco sistema economico, manifesta tuttavia la propria mancanza di speranza nel pericolosissimo tentativo di salvare esclusivamente sé stessa. I cristianesimi se ne sono ben accorti e, in ordine sparso, cercano di svincolarsi dalla presa mortale del capitalismo liberista alla nascita del quale hanno in diversi modi contribuito oppure sostengono i laici pontefici dell'Apocalisse, riconoscendoli addirittura come i nuovi Messia e valorizzandoli come predicatori di nuove crociat e contro i presunti "infedeli" (il riferimento a Trump - e non solo a lui - è d'obbligo).

Possono le religioni sfuggire al destino finale che le accomuna alla e alle società delle quali sono state per tanti secoli parte ed espressione?

Sì, a condizione che recuperino il famoso comandamento e rinuncino alla pretesa di essere portatrici e interpreti di quel Dio che esse stesse raccomandano di non osar neppure nominare. In altre parole, dovrebbero riconoscersi come sistemi di culto, dottrine e orientamenti etici che sono soltanto umani e in questo modo offrire una temporanea, fragile e mutevole abitazione a tutti coloro che credono nell'esistenza di un Trascendente, ma non vogliono costringerlo negli angusti spazi di definizioni, concezioni del mondo, visioni culturali che sono esclusivamente umane.

In questo modo le religioni non esaurirebbero la potenza dell'esperienza della fede personale e forse potrebbero ridefinirsi come ambiti di autentica speranza per il futuro, senza il bisogno di strutture gerarchiche, di Stati religiosi e di organizzazioni diplomatiche, mediatiche e finanziarie.