martedì 18 agosto 2026

Le sorgenti del Po e un viaggio ricco di incontri

Sì, sono arrivato anch'io fino alla sorgente del Po. E ho raccolto la gelida acqua, sotto lo sguardo corrucciato del Monviso, in una borraccia con il logo di Nova Gorica e Gorizia capitale europea della Cultura.

Non l'ho fatto per rivendicare l'indipendenza della Padania, neppure per affermare qualche orgoglioso primato nazionale - pochi sanno che il fiume più lungo che bagna l'Italia non è il Po, ma la Drava.

L'ho fatto perché ogni sorgente richiama il mistero della Vita, è un inizio e in ogni inizio c'è sempre una sensazione di attesa, di speranza, di desiderio di immortalità. E anche perché è un bellissimo posto, il fiume nasce nel cuore di un anfiteatro spettacolare di guglie, di ghiaia, di rocce e di fiori.

Soprattutto mi ha portato alle sorgenti dell'antico Padum la passione per l'incontro, per quello con le persone che hanno qualcosa di veramente interessante da comunicare, che sono drammaticamente appassionate all'umana avventura. Spero che non se la prendano se le tiro in ballo e le ringrazio per la loro presenza.

La prima è Nella, amica ormai di lunga data, tessitrice instancabile di relazioni, capace di trattare ogni persona riconoscendole la dignità che merita, sia essa quella che per il mondo è una celebrità, sia essa il viandante vestito di stracci che chiede un giaciglio per una notte. Nella mi ha insegnato che non esistono i "vip", o meglio, che ogni essere umano, in quanto tale, è un vip, cioè una "persona molto importante". E poi mi ha testimoniato la religione dell'accoglienza, della fede intensa svincolata da ogni forma, la capacità di criticare senza giudicare, di essere di parte senza soffocare la posizione dell'altro, di gioire delle gioie e di condividere le sofferenze di ogni vivente. Soprattutto Nella è la personificazione dell'Amicizia, visibile quando è necessario esserci, invisibile quando rimane sospesa nell'aria, come una dolce sensazione.

Grazie a Nella, abbiamo incontrato Anna e Riccardo. Una cena da una parte, un'altra cena e una notte nella loro semplice e splendida casa, abbarbicata in mezzo alle montagne, nascosta in un fitto bosco. Lei è esperta di informatica, ha una grande storia da raccontare, un importante impegno dalla parte delle persone con disabilità. Lui è uno straordinario fotografo, nonchè un incredibile viandante. Ha percorso a piedi le Alpi e gli Appennini, l'intero sistema delle coste italiane, ha individuato e indicato il Cammino Italia. Con Anna, qualche hanno fa, ha camminato per 365 giorni in giro per l'Europa. Lei ne ha scritto un meraviglioso libro per bambini, insieme hanno pubblicato un volume con fotografie mozzafiato e testi da non dimenticare. Insomma, personaggi che non si possono descrivere in poche righe, se non cercando di riproporre la sensazione di bellezza, di pace, oserei dire di gioia profonda e autentica umanità che la loro compagnia ha suscitato in noi. L'incontro con loro è stata una vera e propria "storia viandante", nella condivisone dello "spirito dei piedi".

Come nel domino, da pedina nasce pedina e dall'incontro nasce un altro incontro, sempre intorno alla sorgente del Po. E così, con una certa trepidazione, siamo arrivati alla casa di Leda e Fredo. Si è parlato in solveno e italiano, si è discusso di lingue e culture vicine e lontane nel tempo e nello spazio, di religioni antiche e di percezioni moderne, perfino di Nova Gorica e di Aquileia. Si sono scoperti amici cari comuni. Tutto questo senza dimenticare di essere davanti a uno dei più straordinari sceneggiatori e registi italiani, premiato tra l'altro anche all'Amidei di Gorizia. Con Fredo il tema più avvincente è stato - potrei dire quasi inevitabilmente - quello del divino, la Presenza o l'Assenza di Dio, domanda sul confine tra memoria e desiderio, evidente anche in tutte le sue opere, una trasposizione della profondità del suo sguardo nella contemplazione del naturale e dell'umano.

Come dimenticare infine le strette di mano inattese, le porte aperte di case misteriose, le storie soltanto sfiorate? Come quella del giovane titolare del negozio "La malga in città", capace di raccontare con indomita passione la vicenda dei pastori e dei malgari, oltre che di svelare i segreti per realizzare un formaggio che narra, attraverso il gusto potente, gli alpeggi e la consapevole moderna quotidianità di chi decide di vivere "lassù". O come quella di Ludovica, pronta a spalancare senza timore la porta di una casa da lei stessa affrescata e arredata, uno scrigno di tesori di arte e di cultura. Tra gli altri, c'è un inatteso e finora inedito Cristo della trincea, simile, ma non identico a quello della Basilica di Aquileia, forse un Edmondo Furlan ancora più accorato, malinconico e scandalizzato dall'orrore della guerra. E infine, un pensiero grato va anche a Gustav, un mito sportivo della mia gioventù. L'abbiamo incontrato nel suo albergo di Trafoi e ha accettato di scambiare due parole. Sì, letteralmente due, perché il di più con lui è di troppo, le parole hanno un peso, sono preziose e non devono essere sprecate. Ma in quei pochi minuti si è manifestata la semplicità, l'umiltà, la discrezione di un uomo che ha ottenuto dei risultati strabilianti come sciatore e che avrebbe molto da insegnare, a tanti "idoli" sportivi strafottenti e arroganti, cosa significhi essere campioni di umanità.

Ecco e per ora, de hoc satis.

Ritorno a Genova, in piazza Giuliani (Alimonda), 25 anni dopo...

E' stato per me emozionante, tornare a Genova 25 anni dopo. Il 20 luglio 2021 è stato uno dei giorni importanti, di quelli che influenzano l'andamento della storia universale. Ed è uno di quei momenti in cui chi c'è stato può dire - con tristezza ma anche con orgoglio - "c'ero anch'io".

Importante è ricordare la settimana precedente l'incontro del G8, organizzato dal governo Berlusconi, con Gianfranco Fini stranamente in cabina di regia delle operazioni di polizia e il poi sparito ministro Ruggiero al dicastero degli esteri. Migliaia di persone, la maggior parte giovani, era accorsa a Genova dall'intera Europa per discutere, insieme a grandi economisti e esperti di politica internazionale (Naomi Klein, Johan Galtung, Serge Latouche, giusto per citare qualche nome), la possibilità concreta di costruire "un altro mondo possibile", alternativo alla visione turbocapitalista degli 8 "grandi".

Era stata una serie di incontri estremamente positivi ed entusiasmanti, l'apertura di credito a una nuova prospettiva di economia e politica con al centro la dignità e il valore di ogni persona e dell'intero creato. Ma evidentemente era troppo per chi si era riunito proprio per programmare il futuro del Pianeta attraverso una sempre più evidente divinizzazine del Capitale. Occorreva soffocare quel germoglio di speranza e di potenzialità e per poter disinnescare l'alternativa occorreva - come sempre accaduto prima e dopo - demonizzarla e colpevolizzarla.

Ecco allora il mio arrivo a Genova, la mattina del 20 luglio 2001. Il giorno prima ero a Roma, per organizzare insieme al prof. Alberto Gasparini, allora direttore dell'ISIG, un grande convegno sulle città divise in Europa. Ero partito molto presto per raggiungere Genova e produrre un servizio giornalistico per Voce Isontina e le testate dicocesane del Nord Est. Da Marassi al tunnel sotto la stazione di Brignole avevo visto decine di cassonetti in fiamme, automobili bruciate, vetrine di negozi infranti. "Sono appena passati tre volte, del tutto indisturbati nelcorso dell'intera mattinata, alcuni personaggi con il volto coperto e hanno messo a ferro e fiamme tutto ciò che incontravano" - mi aveva detto un cittadino terrorizzato, seminascosto dall'uscio della sua casa. Qualche decina di infiltrati aveva consentito di innalzare alle stelle la tensione, giustificando in questo modo l'intervento della polizia, in assetto di guerra, contro il corteo dei partecipanti al grande convegno. Si erano radunati nella zona di piazza Alimonda e da lì si era mosso il primo attacco. Nel parapiglia generale era accaduto l'irreparabile, da una camionetta della polizia era partito il colpo che avrebbe ucciso il giovane Carlo Giuliani. Sulla dinamica dell'incidente si è detto e scritto molto, come sugli eventi successivi dei quali sono stato testimone. Uscito dal tunnel sotto Brignole mi sono trovato tra la testa del corteo e lo schieramento delle"forza dell'ordine". Queste ultime, battendo sinistramennte i manganelli dugli scudi di plexigass, lanciavano una pioggia di lacrimogeni sugli inermi marciatori. L'aria era impregnata di fumo e tuttora, un quarto di secolo dopo, quando il sole splende mi lacrimano gli occhi per le sostanze inalate in quel momento drammatico o forse per il ricordo di qualcosa che mi sembrava e mi sembra tuttora inaudito. Si sa bene cosa sia accaduto dopo, alla caserma Diaz, con un'irruzione spaventosa che ha provocato ferite e umiliazioni degne di un regime militare sudamericano, alla Cile di Pinochet o all'Argentina di Videla, tanto per capirsi. E pensare che chi ha contribuito a quel macello non soltanto non è stato punito, ma addirittura promosso in carriera! 

L'obiettivo era stato raggiunto. un manipolo di provocatori - mai identificati, come sempre accaduto prima e dopo in simili circostanza - ha innalzato la tensione e "giustificato" la violenza di Stato. Il seme di "un altro mondo possibile" è stato ucciso sul nascere e tanto tempo dopo sembra che ancora non sia stata del tutto ritrovata la bussola dell'anticapitalismo nonviolento o della decrescita felice, come si pronosticava con tanta speranza in quell'estate.

Ecco perchè tornare a Genova, in qugli stessi luoghi, mi ha colmato di emozione, di una certa qual nostalgia di un popolo internazionale in cammino verso la pace e la giustizia planetarie, nonché di un desiderio profondo di non dimenticare la morte di Carlo Giuliani, il suo desiderio di una società migliore, il suo essere in tutto un "ragazzo", come ricordato dal cippo al centro della piazza Alimonda. 

lunedì 17 agosto 2026

L'eclissi dell'umano in un'estate difficile

L'eclissi di Sole, pur essendo una meraviglia della Natura, è un po' un simbolo dell'eclissi dell'umano, ma anche dell'attesa spasmodica di un futuro migliore. 

Un'estate decisamente difficile. Il caldo estremo e lo scioglimento dei ghiacciai hanno messo in discussione anche i più scettici negazionisti del cambiamento climatico. Gli incendi in Europa non si contano, con vittime e devastazioni impressionanti. L'ultimo, in casa regionale, sta ancora distruggendo la bellissima montagna Amariana e minaccia gli abitati ai suoi piedi. Ci sono stati alcuni terribili terremoti, in Ecuador, in Colombia, ora in Indonesia. E, oltre a queste sciagure nazionali, gli esseri umani ci mettono del loro, e anche fortemente. Basti pensare all'ormai lunghissima guerra fra Russia e Ucraina, che si trascina nel sostanziale disinteresse generale, ma nel grande dolore di milioni di persone convolte. Basti pensare a Gaza, alla Cisgiordiania, al sud del Libano e a tanti altri Paesi dove la guerra infuria. C'è poi il capitolo migranti, con le impressionanti immagini giunte da Ceuta, l'intensificazione dell'egoismo dell'Occidente opulento, sempre più chiuso nei propri sedicenti "sacri" confini. Anche Gorizia evidenzia il suo tributo, scandalizzandosi, invece di accorrere per aiutare e sostenere le centinaia di richiedenti asilo costrette a dormire all'addiaccio, nei parchi della città, perché la politica non è in grado di dare risposte concrete a persone povere e inermi, che cercano soltanto di poter intraprendere una vita migliore.

Insomma, è abbastanza per auspicare che questa stagione finisca presto e che ci attenda un autunno più aperto ai motivi della speranza e del cambiamento.

giovedì 23 luglio 2026

Scusandomi per l'insistenza... Con éStoria ad Assisi, dal 4 al 6 settembre 2026

Perché partecipare alla gita organizzata da éStoria sui luoghi della vita di san Francesco, da venerdì 4 a domenica 6 settembre?

Mi scuso per l'insistenza, ma ritengo che l'occasione sia troppo interessante per farsela sfuggire.

E' un momento compatibile con gli impegni lavorativi, un breve fine settimana, che consente una piena immerisone nella storia e nella spiritualità francescana.

Saranno visitati i luoghi più importanti della storia di Francesco e Chiara: ad Assisi le due basiliche dei santi, poi san Damiano e la Porziuncola e infine La Verna. Ci sarà spazio per riflettere anche su altre figure antiche e moderne, come Angela da Foligno e Carlo Acutis.

Particolarmente importante è la guida ai punti più significativi gestita direttamente dai francescani, un modo per conoscere dal di dentro il passato ma anche il presente del movimento che ha contribuito e continua a contribuire al rinnovamento della chiesa cattolica, ma anche della società europea.

Sì, perché il viaggio avrà anche un carattere molto laico (così come laico ha sempre voluto essere lo stesso amante di Madonna Povertà), cercando criticamente i segni del passaggio di Francesco nel cinema, nella letteratura e nelle istituzioni politiche e sociali.

Ci sarà molto spazio, durante il viaggio e nelle serate, per discutere insieme sul lascito francescano, sulla situazione del cristianesimo attuale e ovviamente sulle complesse problematiche del mondo attuale, prime fra tutte quelle legate alla pace, alla giustizia, all'accoglienza e ai sistemi economici.

Insomma, ci sono tanti motivi per non mancare. Informazioni e iscrizioni presso la sede di éStoria, con le modalità indicate nella locandina sulla destra del blog. 

martedì 21 luglio 2026

Poveri Cristi...

I casi di Mario Roggero e di Fakir Abdherraim hanno in comune l'uso spregiudicato della violenza. 

Il primo inaugura la stagione di un nuovo far west, sostenendo che la minaccia ricevuta (con una pistola giocattolo, ma in effetti chi lo può sapere?) possa giustificare la rincorsa, l'assassinio di due persone e il ferimento dell'altra. Sembra di assistere a un film di Sergio Leone, dove il sottile confine tra la giustizia della collettività e quella del singolo individuo passa attraverso la dimostrazione di non aver attaccato per primo. Ma qui non si tratta di un film, bensì della realtà quotidiana. Ciò che inquieta è la solidarietà di tanti, anche politici molto noti a caccia di facili voti, nei confronti del pistolero, chiaro e pericolosissimo atto di sfiducia nei confronti dello Stato di diritto. E' anche vero che la tragedia ha aperto gli occhi a molti elettori di destra. Non tutti sono nostalgici del fascismo o ammiratori degli inaccettabili spot alla Vannacci. La parte moderata - un tempo discepola di Berlusconi, poi di Salvini e infine di Meloni - di fronte al sostegno dell'insostenibile, sembra tendere a scendere dal carro e di conseguenza a rinunciare, colma di delusione, all'impegno elettorale.

Altrettanto, se non ancor più tremendo, è il caso di Bologna. Proprio nel pieno della discussione sulla legittima difesa e sulla necessità che sia lo Stato a provvedere alla sicurezza dei suoi cittadini, un giovane viene fermato dalle forze di polizia, ammanettato e maltrattato, al punto da morire dopo aver gridato invano le sue ultime richieste di aiuto. Sembra che tutto ciò che è stato scritto sul conto della vittima sia falso, non avrebbe avuto alcuna pendenza nel certificato penale. Ma anche se l'avesse avuta, nulla, ma proprio nulla, potrebbe giustificare il trattamento a lui riservato e che si è potuto facilmente verificare, attraverso i filmati riproposti ovunque in rete. Da una parte si pretende che lo Stato legittimi la violenza individuale dandole l'improbabile nome di legittima difesa e contestando la sacrosanta decisione di un giudice all'interno di un regolare processo. Dall'altra si applaude alle forze di polizia che in casi come questi travalicano il loro mandato e diventano a loro volta una grave minaccia nei confronti dei cittadini.

Non poteva mancare una reazione, da parte di qule settore della società italiana che non può accettare la violenza sistematica, sia essa perpetuata dai singoli cittadini che dalle forze al servizio della collettività. Sembra che il Governo Meloni, pressato dai sondaggi negativi e dall'ascesa di figure estremiste, voglia innalzare il livello dello scontro, rendendosi colpevole di una polarizzazione dei consensi che a breve potrebbe rivelarsi non solo controproducente per la premier, ma anche - e ciò interessa e preoccupa di più - pericolosa per tutti.

Insomma, tempi duri per i poveri Cristi, per quelli che per un loro errore vengono puniti con la pena di morte comminata da un killer privato, per quelli che vengono arrestati e calpestati fino a morire, senza neppure un briciolo di pietà.

venerdì 17 luglio 2026

Goriški Camino, un itinerario a piedi per costruire insieme la pace

La guida del cammino, in sloveno, italiano e inglese
E' stato un incontro straordinario quello che si è tenuto giovedì 16 luglio al Kulturni dom di Gorizia. L'occasione? Il riconoscimento dell'Iter Goritiense (Goriški Camino o Cammino Goriziano) come parte della rete dei cammini del Friuli-Venezia Giulia. E' una tappa molto importante, ma anche una notrvole soddisfazione per i due soggetti promotori, la Fondazione Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia e il Santuario di Sveta Gora, sopra Nova Gorica. Proposto e voluto come proposta di giustiziae solidarietà, il "cammino" ha già visto l'impegno di oltre 1500 viandanti, veri e propri portatori di un messaggio di amicizia e pace nella valorizzazione delle diversità culturali e linguistiche.

E cosa c'è di straordinario? Non ci sono già altri sette percorsi riconosciuti? Sì, ma in questo caso, all'incontro di presentazione al Kulturni, oltre alla rappresentante di Promoturismo e al vicedirettore del GECT/EZTS, si sono presentati praticamente tutti gli amministratori dei Comuni - italiani e sloveni - e degli enti del turismo afferenti al tragitto da Aquileia a Sveta Gora: Aquileia, Fiumicello, San Canzian d'Isonzo, Turriaco, San Pier d'Isonzo, Fogliano, Sagrado, Sovodnje ob Soči, Miren Kras, Šempeter Vrtojba e Nova Gorica. 

L'apprezzamento per l'itinerario è stato unanime. Tutti hanno compreso e rilevato quanto sia importante un cammino che unisce non soltanto il Friuli e la Primorska, ma anche gli abitanti del territorio e i viandanti provenienti da tutta la Slovenia, l'Italia e da numerosi altri Paesi europei. 

Ciò che ha colpito maggiormente è vedere così tanti rappresentanti dei cittadini, uniti nella diversità delle culture e delle lingue, pronti a collaborare per portare avanti con entusiasmo e convinzione un progetto che unisce la storia alla natura, le radici alle ferite e alle rinascite di un territorio davvero unico nel suo genere. Ovviamente particolare soddisfazione è stata espressa dai referenti del GECT/EZTS, ente gestore degli smart projects della Capitale europea della Cultura, che hanno riconosciuto quello del Cammino Aquileia - Sveta Gora come uno dei più riusciti tra quelli approvati oltre due anni fa, in vista dell'appuntamento del 2025.

In effetti, come rilevato anche dalla rappresentante del Comune di Gorizia, la garanzia di continuità dimostrata dal progetto, si inserisce pienamente nello spirito e nella lettera dell'Evropska prestolnica kulture e prospetta un roseo futuro di incontri e amicizia tra popoli, come anche un approfondimento delle sue potenzialità culturali, spirituali, ma anche imprenditoriali.

Goriški Camino, Cammino Goriziano, ad multos annos...