domenica 29 marzo 2026

Chiusura del Santo Sepolcro e della Moschea di Gerusalemme: grave vilipendio alla religione

 

Il cardinale Pizzaballa è un uomo che da tanti anni costruisce ponti e cerca di abbattere muri, in una situazione difficile come quella della Terra Santa. Molti l'avrebbero visto volentieri Papa, prima dell'ultimo Conclave. Oggi, domenica delle Palme, gli è stato impedito di entrare nel Santo Sepolcro, il luogo più importante dell'universo cristiano, dopo che il capo dei Sionisti, un paio di settimane fa aveva impedito ai musulmani di entrare nella Moschea durante l'intero Ramadan. E' senz'altro un segnale di mancanza di rispetto nei confronti del cattolicesimo e in particolare del Cardinale, che più volte si è espresso senza mezzi termini sulla situazione attuale (e passata) della Palestina.

Oggi sembra che all'improvviso molti cattolici si siano risvegliati dal sonno. A cominciare dalla "madre cristiana", tutti si stracciano le vesti, esprimono solidarietà a Pizzaballa, arrivano perfino timidamente a sussurrare che forse Netanyahu sta un po' esagerando...

Ma, tolte le dovute e numerose eccezioni, presenti più tra vescovi e preti che nel cosiddetto "popolo di Dio", dove erano finora? Non si sono accorti di un genocidio in atto, di decine di migliaia di palestinesi - tra i quali una miriade di bambini - uccisi negli ultimi tre anni? Non sanno niente del sistematico attacco dei coloni israeliani agli abitanti della Cisgiordania? Fanno forse finta di non vedere e ora, siccome è stato "toccato" un cardinale, si scandalizzano?

L'unico uomo di Chiesa che potrebbe bucare l'enorme muro che Israele sta creando intorno a sé, è Papa Prevost. Non è più tempo di pie preghiere o di reiterati auspici. Un pontefice che "inizia" i suoi viaggi all'estero andando nel più ricco Stato del mondo (Monaco), dovrebbe quanto meno adoperarsi in tutti i modi possibili per andare immediatamente a Gaza e in Cisgiordania, trascinando idealmente con sè i cattolici di tutto il mondo - e non soltanto i cattolici. 

Mentre il cardinale di Gerusalemme proclama il diritto di ogni popolo a vivere e pregare nell'ambito della propria religione, e per questo viene perseguito, a Monfalcone un giovane ha il coraggio di porre una semplice domanda, a un'autrice sacrilega che nomina invano il nome di Dio. Viene fischiato e azzittito da un tendone pieno di vecchi infastiditi che evidentemente ritengono che si possano fare delle distinzioni, l'Allah dei musulmani può essere vilipeso e deriso, la controfigura che essi credono essere il dio dei cristiani, deve essere difeso a tutti costi insieme alla civiltà capitalista della quale è stato l'anima. Gentile "importante" autrice, quasi nessuno - tranne lei e i suoi anziani sostenitori - vuole ritornare al suo Medioevo!

All'insegna delle ferrovie, l'intenso aprile del Libro delle 18.03

 

La ripristinata, bella sala della Cultura nella stazione ferroviaria di Gorizia, ha ospitato la presentazione dell'edizione "Primavera 2026" del Libro delle 18.03.

Il presidente dell'Associazione Paolo Polli ha illustrato i tratti salienti della nuova serie di presentazioni librarie, soffermandosi, con un pizzico di nostalgia, sugli "inizi", avvenuti proprio in questa sala, quasi venti anni fa. Un ringraziamento speciale è andato ai protagonisti degli Amici del trasporto su rotaia Gorz Gorizia Gorica Guriza.

In un suggestivo contesto, tra leve di scambio binari da archeologia industriale e antiche segnalazioni per la vendita dei biglietti, sono stati presentati sia i titoli principali della rassegna che la gita a un'inedità città di Grado, sabato 18 aprile. In quell'occasione, con il sostegno tecnico del preziosissimo Nevio Costanzo e con la sapiente guida dell'archeologo Dario Gaddi, sarà possibile visitare i due splendidi musei inaugurati nel mese di dicembre, quello - attesissimo - dell'archeologia subacquea e quello - meno conosciuto ma altrettanto interessante, del del Tesoro di Grado. Ci sarà anche la possibilità di conoscere meglio la Basilica di Sant'Eufemia, quella delle Grazie, il Battistero e il Lapidario.

Tra i titoli, uno più suggestivo dell'altro, è da segnalare anzitutto quello che aprirà la rassegna, I buchi neri di Sarajevo, di Božidar Stanišić. L'autore, molto noto anche per il suo ruolo di consolidatore del Centro di accoglienza Balducci di Zugliano, presenterà insieme all'editore Mauro Daltin, la riedizione del suo "classico" proprio nella sala della stazione ferroviaria di Gorizia, il 2 aprile, rigorosamente alle 18.03. L'8 aprile sarà Luigi Nacci, conosciuto soprattutto come scrittore in cammino, a illustrare presso il Kulturni dom, insieme a Giovanni Fierro, Il tempo dei semplici. Il giorno dopo. 9 aprile, toccherà a Katja Hrobat Virloget: insieme all'ottimo giornalista Stefano Lusa, al Trgovski dom si parlerà del testo Esodo. Il silenzio di chi resta. E' un libro che intepreta gli eventi da una prospettiva ordinariamente abbastanza poco illuminata, come spiegato dall'autrice stessa in un ampio articolo apparso nel numero 121 della rivista Isonzo Soča. Non manca l'appuntamento presso Villa Codelli a Mossa, domenica 12 aprile, ma alle 11.03, dove il professor Andrea Zannini e il giornalista Roberto Collini parleranno di 1976-2026. Miti e realtà dei terremoti in Friuli. Si ritorna al Trgovski dom il 16 aprile, con Diana Bošnjak Monai, in dialogo con Marta Verginella e Nadja Velušček sul libro Che caos in Via Babilonia, reportage sulla difficile situazione delle repubbliche sorte dalla dissoluzione della Jugoslavija. Il 17 aprile una nuova "location": presso l'Unitre di Cormons (Via Gorizia) Lucia Toros presenterà l'autore Ivan Vogric e il suo romanzo storico Viktor ed Elisa, una relazione fra persone e mondi diversi alla vigilia della prima guerra mondiale. Il 22 aprile, sconfinando da knjgarna Maks a Nova Gorica, sarà la volta di Via degli amori, raccolta di poesie tra Friuli e Slovenia di Pier Paolo Pasolini, introdotte e narrate da Pierluigi Pintar, con la collaborazione di Miklavž Komelj, Milanka Trušlovec e Damjan Bogataj. Molto originale è l'Atlante imaginario del Friuli Venezia Giulia, una quarantina di racconti brevi che illustrano altrettanti luoghi della Regione, mescolando realtà e fantasia. La presentazione, a cura dell'ideatrice del volume Maria Elena Porzio, sarà al Kutlurni dom, il 23 aprile, alla presenza di alcuni degli autori delle narrazioni e del lettore Enrico Cavallero che ne leggerà alcune parti. In Mediateca Casiraghi, il 29 aprile, Gianni Spizzo presenterà il suo Dalla fine dei tempi, con letture di Giulio Morgan e la collaborazione della presidente della Società Dante Alighieri Antonia Miseri Blasina e di Piero Rosso. Il 30 aprile Monica Delfabro e Valentina Verzegnassi invitano a ritornare presso la Stazione Ferroviaria di Gorizia dove, tra un annuncio di arrivo o partenza e il transito di un treno veloce, dialogheranno con l'autore Paolo Marsich intorno ai temi del suo libro Le nostre case.

Ultimo, ma non ultimo, sarà il VI premio letterario Roberto Visintin, promosso dalla Fondazione omonima, che sarà consegnato al vincitore - stabilito da una giuria composta da Mario Brandolin, Emanuela Masseria e Marco Menato - sabato 2 maggio, alle ore 11.03, presso il Giardino Milleluci di Sagrado.

In questa autentica maratona culturale, non mancherà neppure uno spazio dedicato alla forotgrafia: sabato 4 aprile, presso gli spazi culturali della Sdag di Gorizia, sarà possibile partecipare alla presentazione e poi "gustare" la bella rassegna fotografica di Pierluigi Bumbaca, dedicata alla Capitale europea della Cultura 2025, Obiettivo di confine/Cilj meja.

E dopo ogni iniziativa, non mancherà mai il "terzo tempo", l'assaggio di vini locali promosso e coordinato dalla rete di Rinascita Agricola.

Non resta che annotare sull'agenda gli orari, mettersi in viaggio e approfittare di questa vera e propria ricarica culturale, letteraria, ferroviaria e anche - perché no? - autenticamente spirituale.

sabato 28 marzo 2026

Moni Ovadia, il dovere morale della resistenza

 

Interessante, coinvolgente e intenso incontro, venerdì 27 marzo, al Kulturni dom di Gorizia. Ritagliando un'ora fra i suoi innumerevoli impegni, Moni Ovadia ha incantato un Kulturni da "tutto esaurito" ricaricando di passione un pubblico e rinnovando il desiderio di impegnarsi in una strenua lotta per la pace e la giustizia in tutto il mondo. Di seguito l'ampia e precisa riflessione di Franco Juri, presente all'evento:

Il Kulturni Dom di Gorizia ha ospitato uno dei più grandi e impegnati intellettuali e artisti italiani, purtroppo ormai al centro dell'attenzione anche della censura: Moni Ovadia.
Attore teatrale, regista, musicista, scrittore, ex direttore del Mittelfest, ebreo solidale con i palestinesi e instancabile ottantenne paladino dei diritti umani e della pace, è giunto a Gorizia su invito dell'ANPI, del Centro Culturale, della rivista Isonzo Soča, di SKGZ, della Cooperativa Maja e dell'organizzazione cattolica per la pace Pax Christi.
Non ha deluso le aspettative del pubblico presente nella sala gremita del Kulturni Dom. "Sembra che l'uomo sia la peggiore malattia del nostro pianeta", ha affermato con un certo pessimismo all'inizio del suo intervento. E ci crederemmo se seguissimo solo pericolosi narcisisti e malati patologici come Trump e simili, o i sionisti che commettono un genocidio contro i palestinesi, o gli avidi e insaziabili capitalisti moderni che distruggono il mondo e la società.
Fortunatamente, però, esiste anche un'altra umanità, quella che resiste, che non rimane nella "zona di comfort", ma scende in piazza, aiutando le vittime delle guerre imperialiste, a prescindere dall'appartenenza religiosa, etnica e razziale. E quando milioni di brave persone resistono alla guerra e al genocidio, diventa chiaro anche a molti di questi cinici potenti che non controllano ancora completamente il mondo e l'umanità.
La resistenza, pertanto, è un atto etico, un dovere morale. Moni ha anche reso omaggio agli sloveni presenti e alle loro sofferenze sotto il fascismo, che purtroppo si sta risvegliando, seppur mascherato, in tutta Europa e in America. Ha anche menzionato Boris Pahor ed ha espresso il desiderio di vivere il più a lungo possibile, soprattutto per poter "rompere le scatole" ancora per qualche decennio!

lunedì 23 marzo 2026

Centro destra e destra, l'inizio della fine?

NO E' il risultato del referendum. Il dado è tratto e, con una rimonta veramente clamorosa negli ultimi due mesi di (assai accesa) campagna elettorale, ha vinto il parere di chi riteneva sbagliati sia il merito che il metodo della cosiddetta "riforma Nordio".

Anche se i protagonisti dei due schieramenti lo negano - sia pur con poca convinzione - il dato è essenzialmente politico. Difficilmente la stragrande maggioranza degli elettori poteva avere sufficienti conoscenze per tracciare un segno totalmente sicuro e consapevole sulla scheda. A tutti invece era chiaro che l'esito della più importante riforma prodotta in questi anni dal governo Meloni, sarebbe stato in un caso un tiepido rafforzamento, nell'altro una forte spallata contro l'attuale esecutivo.

Che succederà adesso? La logica vorrebbe indicare la strada delle dimissioni di Giorgia Meloni. Ciò dovrebbe essere gradito ovviamente ai sostenitori del "no", ma in fondo anche a quelli del "sì", anche alla stessa premier, che forse potrebbe sfruttare il vento favorevole - certamente molto meno impetuoso rispetto ai mesi scorsi - per il momento ancora rilevato dai sondaggi.

Forse, più probabilmente, si userà l'attuale situazione maggioritaria in Parlamento, per puntare alla complessa riforma della legge elettorale, prima di procedere verso le probabili elezioni anticipate.

Insomma, il colpo per il centro destra e la destra è stato molto forte, probabilmente assorbito in forme diversificate, più sentito da Forza Italia e da Fratelli d'Italia, meno dalla Lega e dalle altre compagini governative. Ciò potrebbe portare non pochi problemi nell'immediata fase post-voto, con probabili regolamenti di conti interni.

Anche sul versante del centro sinistra e della sinistra, non è tutto oro quello che luccica e si apre una stagione nella quale diventa urgente raggiungere gli obiettivi finora procrastinati. E' vero, la vittoria referendaria è andata al di là delle previsioni, sia per ciò che concerne la notevole affluenza che per quanto riguarda il non indifferente divario tra il "no" e il "sì". Occorre ora chiarire la forma della coalizione, decidere definitivamente la leadership, ma anche precisare i programmi, per evitare che un'eventuale, a questo punto possibile, vittoria elettorale non si trasformi in un'azione governativa costantemente minata dal cosiddetto "fuoco amico".

Insomma, questo è il verdetto referendario e ora si guarda al futuro, alle mille proeccupazioni suscitate dalla tremenda tempesta internazionale, che richiede nervi saldi, alto senso di responsabilità e profonda serietà... doti, queste ultime, che non sembrano essere troppo di casa nell'edificio dell'attuale politica nazionale, europea e mondiale.

domenica 22 marzo 2026

Moni Ovadia a Gorizia, a parlare di pace

 

Da non perdere! Ecco il comunicato stampa con l'invito alla partecipazione:

Venerdì 27 marzo alle ore 17.00, presso il Kulturni dom di Gorizia (via I. Brass, 20), si terrà l’incontro dal titolo Il mondo è uscito fuori dai cardini... cerchiamo di raddrizzarlo; Parliamone assieme con Moni Ovadia.

All’incontro sarà presente il noto attore, cantautore, scrittore e produttore discografico, che interverrà sulla complessa situazione del mondo contemporaneo, con particolare attenzione alle guerre in corso e alla situazione a Gaza.

L’obiettivo dell’incontro è raggiungere il maggior numero possibile di cittadine e cittadini, per avviare una discussione continuativa sui temi della giustizia e della pace nel mondo, nonché per promuovere un momento condiviso di partecipazione e riflessione, volto a esprimere contrarietà alla violenza e alla guerra come strumenti di risoluzione dei conflitti.

Per informazioni e prenotazioni: Kulturni dom di Gorizia (tel. 0481 33288 – email info@kulturnidom.it), fino ad esaurimento dei posti.

L'evento è promosso dall'ANPI di Gorizia e dal Kulturni dom insieme a diverse realtà del territorio, tra le quali l'associazione Pax Christi, l'ANPI di Piedimonte (GO), l'associazione ApertaMente di Monfalcone, l'Unione culturale economica slovena (SKGZ) e la rivista Isonzo-Soča.

giovedì 19 marzo 2026

Prima alba di Primavera in Basilica, verso la Pasqua nel ricordo di Lojze Bratuž

 

Podgora, ricordo delle torture subite da Bratuž 
Nella Basilica di Aquileia, sarà dedicata a Lojze Bratuž e alla moglie Ljubka Šorli la prima alba della primavera 2026. Per prenotare e partecipare basta accedere con il seguente link: https://shop.midaticket.it/basilicaaquileiamostre/Events 

Il tradizionale appuntamento, che inizierà alle 6, vuole richiamare l'importanza del particolare istante nel quale il Sole si trova esattamente allo zenit dell'equatore e in tutto il Mondo le ore del giorno equivalgono a quelle della notte. Il momento preciso, da qualche anno, è il 20 marzo, in questo caso alle ore 15.46. Ma il 21 mattina si celebra l'inizio del primo giorno intero della nuova stagione, quella dedicata alla rinascita della vita, al desiderio e alla speranza.

Proprio di luce, vita e speranza, nel contesto drammatico della storia attuale, parleremo con Angelo Floramo. Si sottolineerà la specificità dell'annuncio della Risurrezione di Gesù, in continuità e discontinuità con le ritualità e i riferimenti mitologici del mondo antico legati al ciclo cosmico. Le luci e i colori della meravigliosa Basilica, insieme ai mosaici che nella storia di Giona raffigurano proprio la simbologia pasquale, saranno protagonisti in quest'ora di avvincente riflessione.

Particolarmente emozionante sarà l'esecuzione di due brani musicali, composti dal musicista Andrea Pandolfo per pianoforte, arpa, fisarmonica, viola e violino. Essi raccontano attraverso il linguaggio musicale i momenti salienti della vita di Lojze Bratuž, il giovane sloveno, compositore e maestro dei cori dell'Arcidiocesi di Gorizia, prelevato dai fascisti il 27 gennaio 1936 dalla chiesa di Podgora e costretto a bere olio di ricino mescolato a olio di motore. La sua morte, quella di un uomo mite, vissuto per la famiglia, la fede e la musica, è avvenuta due mesi dopo nell'ospedale di Gorizia e ha segnato una delle tante pagine oscure del ventennio. 

La moglie, Ljubka Šorli, apprezzata maestra, fine intellettuale e autrice di toccanti poesie, ha subito durante la seconda guerra mondiale grandi umiliazioni ed è stata sottoposta a torture. Sopravvissuta al conflitto, ha trascorso il resto dell'esistenza celebrando la memoria del marito, educando ai principi evangelici i figli Lojzka e Andrej e raccomandando ovunque il perdono attivo e la nonviolenza, come unici modi per vincere il sopruso e per costruire la pace. Il violino che sarà utilizzato durante l'"alba della libertà" in Basilica è proprio quello che Lojze ha potuto vedere e Ljubka suonare.

Insomma, ci sono molti motivi che giustificano una sveglia ancora nel cuore della notte, per condividere con tanti appassionati uno straordinario inizio della Primavera. Con l'augurio al Mondo intero, che sia una Primavera nella quale si possano ristabilire la giustizia, il diritto, l'anelito al dialogo e alla pace vera.

Non solo referendum, domenica si vota anche in Slovenia

Domenica 22 marzo si vota anche in Slovenia, per il rinnovo del Parlamento.

Si deve decidere se dare fiducia al nuovo corso inaugurato quattro anni fa dal premier Robert Golob con la sua coalizione di centro sinistra e sinistra, oppure se ritornare al passato, premiando l’inesauribile Janez Janša, con il suo seguito di centro destra e probabilmente estrema destra.

L’attuale governo incassa l’apprezzamento di cittadine e cittadini che hanno visto con soddisfazione il varo di leggi orientate al miglioramento dello Stato sociale, soprattutto nei riguardi di giovani e anziani, nonché di notevoli proposte legislative finalizzate alla fissazione di un salario minimo e dignitoso per tutti. Si sono visti smantellare vergognosi steccati e recinti finalizzati a impedire l’arrivo dei profughi e richiedenti asilo dalla rotta balcanica e si è tentato di intervenire anche sul piano dei diritti individuali, con un’avanzata legge riguardante il fine vita, cassata successivamente da un'inatttesa sconfitta referendaria. Per dirla con il famoso aforisma di Moretti, è stato un governo che “ha fatto cose di sinistra”. Ciò vale anche per la politica estera, dove la Slovenia si è distinta in Europa per una presenza molto attenta ai diritti umani, alla condanna delle guerre – in particolare del genocidio di Gaza – fino all’assunzione di posizioni molto critiche e coraggiose nei confronti degli attuali reggitori di USA e Israele. Della coalizione fanno parte la compagine SvoboDa (Libertà), che ha come riferimento proprio il capo del governo (mutatis mutandis, qualcosa di simile agli attuali Cinque Stelle, SD (Socialni Democrati, una sorta di Partito Democratico in chiave slovena), Levica – Vesna (quest’anno unite, un può come AVS, l’Alleanza Verdi e Sinistra in Italia). A esse, nel caso raggiunga il livello di sbarramento previsto dal proporzionale, si suppone che si aggiungerebbe anche il partito “Noi socialisti”, fondato da Miha Kordiš ”a sinistra della sinistra”.

Dall’altra parte il partito dell’ex premier, SDS (Slovenska Demokratna Stranka, attualmente qualcosa di simile all'italico "Fratelli d'Italia"), ha ancora un notevole seguito, soprattutto nelle zone rurali del Paese. Vari cambiamenti interni hanno generato altre liste, formalmente separate, ma di fatto molto vicine al cosiddetto Janšismo. Tra esse è da nominare quella dei “Democratici” di Anže Logar, giovane ma già esperto politico, ministro degli esteri fra il 2020 e il 2022 e candidato presidente della Repubblica nel 2022, quando fu eletta Nataša Pirc Musar. Ha molto seguito anche il partito della “Nuova Slovenia”, una sorta di riedizione della Democrazia Cristiana italiana, in grado di intercettare una parte cospicua del voto cattolico, anche per il sostegno, non sempre soltanto implicito, delle gerarchie ecclesiastiche. L’ex premier – che nei suoi tre prececenti mandati ha sempre fatto “cose di destra” - fortemente contestato dalle manifestazioni popolari verificatesi ogni venerdì per le strade di Lubiana e degli altri capoluoghi sloveni, è noto anche fuori dai confini nazionali per le sue “amicizie” con personaggi molto noti, come per esempio Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Probabilmente ci sarà una nuova entrata in Parlamento, con il neopartito ResniCa (gioco di parole per richiamare la Verità, per continuare i paragoni con l’Italia, simile al nuovo partito fondato da Vannacci), sulla carta in contestazione del sistema, in realtà quasi certamente pronto ad avvicinarsi agli scranni parlamentari della destra.

Due seggi sono automaticamente riservati alle minoranze numeriche linguistiche italiana e ungherese. Ci sono anche tanti altri simboli, ma non occorre essere politologi di lunga esperienza per prevedere che nessuno di essi porterà in Parlamento qualche rappresentante.

La campagna elettorale volge al termine ed è stata molto vivace, anche per le contingenze internazionali che hanno costretto tutti i concorrenti a esplicitare le proprie visioni e prospettive. Nell’ultima settimana poi il clima si è ulteriormente avvelenato, con scambi di accuse di corruzione e di interferenza dei servizi segreti israeliani nelle vicende slovene. Se da una parte la rivelazione di possibili scandali nei quali sarebbero coinvolte singole personalità, ha messo in imbarazzo quasi tutti i settori dell’attuale maggioranza governativa (con la sana eccezione di Levica), dall’altra il dimostrato rapporto di Janez Janša con i funzionari dei servizi israeliani, getta un’ombra inquietante sulla stessa indipendenza e libertà di azione della politica slovena.

Bene allora, tanti auguri Slovenia, buon voto e buon cammino futuro. La scelta è tra opposte visioni della società e prospettive politiche. Il risultato sarà molto importante, anche per l’Europa e per il mondo intero.