giovedì 21 maggio 2026

A Turriaco, venerdì alle 18, con Daniele Marini

Piccolo ma grande è il libro di Daniele Marini che verrà presentato venerdì alle 18 a Turriaco, nell'ambito delle Note di Cittadinanza o che dir si voglia Dialoghi sulla Costituzione, promossi da quell'instancabile costruttore di cultura democratica che è Renzo Furlano.

Piccolo è riferito alla dimensione del testo, poco più di cento pagine dedicate alla realtà dei "giovani", in particolare al loro rapporto con il mondo del lavoro.

Grande perché una volta tanto si incontra un autore che non procede né da anacronistiche generalizzazioni, né da giudizi superficiali (scansafatiche, bamboccioni, ecc.).

Il titolo stesso è geniale, da leggere quasi come un esame di coscienza che riguarda le nuove e le vecchie generazioni. Quali spazi di comunicazione hanno i giovani per raccontarsi e esercitare la loro responsabilità di cittadini? Quanto chi li precede nel percorso della vita è in grado di capire il loro linguaggio, di prendere in considerazione le loro istanze, di farsi un po' da parte per accompagnarli nell'inserimento nelle dimensioni degli affetti, del lavoro, della cultura e della politica?

In un serrato e assai documentato confronto con i dati statistici e sociologici, l'autore riesce a portare alla luce istanze e sistemi valoriali sorprendenti. I giovani spesso parlano tacendo e gli adulti spesso credono di capire non comprendendo. E' come quando ci si accorge di essere in un Paese dove si parla una lingua sconosciuta e si comincia a cercare qualche punto di incontro. Non volendo far la figura dell'ignorante, il nuovo arrivato dice sempre di sì, quando in realtà capisce ben poco.

Quando umilmente si prende atto di una reale distanza, si scopre anche che i giovani non sono l'oggetto della ricerca e dello studio, ma i protagonisti di un nuovo modo di concepire la vita - almeno nell'ambito post-ideologico e ultramoderno del cosiddetto Occidente capitalista. Non si tratta del sovvertimento dei valori dei "vecchi", ma della capacità di portare alla ribalta valori di umanità e cittadinanza precedentemente soffocati più che dalla necessità di riempire ogni istante con il lavoro, da quella di raggiungere una ragguardevole "posizione" nella società. 

Non sarebbe forse urgente che ritrovino spazio nel dibattito pubblico elementi importanti - non certo solo per i giovani ma per tutti - quali l'amicizia, il tempo libero, l'impegno e la dedizione verso i più deboli, la formazione politica, l'attenzione nei confronti dei problemi del Mondo? 

Se ne avete la possibilità, non perdete questo incontro con l'autore Daniele Marini, venerdì 22 maggio alle 18, a Turriaco, sala Nilde Jotti, piazza Libertà 3!

mercoledì 20 maggio 2026

La vittoriosa sconfitta della Flotilla

Onore alle compagne e ai compagni della Flotilla, attaccati in acque internazionali, arrestati senza alcun motivo o mandato, picchiati e perseguitati, infine ammanettati, derisi, umiliati in mondovisione dal tremendo ministro della difesa israeliano e dai suoi poliziotti. 

Le immagini sono agghiaccianti e consentono anche ai più possibilisti di immaginare la sorte dei palestinesi, se questi energumeni sono capaci di trattare in questo modo persone libere, inermi, provenienti da tanti diversi Stati d'Europa.

Israele si può permettere di violare qualsiasi forma di diritto umanitario e internazionale, perché fondamentalmente sa di farla franca. Ha dalla sua parte il truce Trump, il quale fascistamente se ne frega di qualsiasi elementare principio di civile convivenza. Ma sostanzialmente ha dalla sua parte anche la maggior parte dei governi europei che "protestano vibratamente", "convocano gli ambasciatori", "reclamano le scuse". In realtà non fanno assolutamente nula per accompagnare le parole con i fatti, che sarebbero l'interruzione non solo di ciò che sarebbe ovvio, ovvero l'invio delle armi, ma anche della legittimazione politica e di qualsiasi forma di collaborazione economica.

Agli eroi della Flotilla resti la certezza di avere stravinto. Hanno realizzato ciò che a nessuno finora era riuscito, costretti con la forza a schiacciare con la faccia bendata il pavimento, hanno in realtà messo loro in ginocchio davanti al Pianeta intero il potentissimo Stato di Israele. Essersi rimessi in mare per raggiungere Gaza, dopo ciò che era successo la volta precedente, comportava un grosso rischio. Sì, certo, quello che accadese ciò che è accaduto, ma di questo le e gli "attivisti" erano ben consapevoli. Il vero rischio era che l'impresa venisse fermata in altro modo e cadesse nell'oblio generale, suscitando al massimo una smorfia di riprovazione negli obesi benpensanti occidentali. Lo si poteva temere, fino a ieri il percorso, l'assalto e gli arresti erano passati quasi sotto generale silenzio.

Invece la sofferenza fisica patita da un esercito di nonviolenti disarmati, colpevoli solo di voler solidarizzare con un popolo oppresso da un'incredibile violenza, ha trasformato il sorriso di scherno in ammirazione, il dubbio serpeggiante in una nuova certezza, il silenzio su Gaza in un urlo che più dirompente di così non si potrebbe, l'apparente sconfitta in una trascinante vittoria.

Sì, è vero ciò che dice Gandhi, nell'azione nonviolenta si ribaltano i fattori della storia: l'inerme trionfa sull'armato, l'offeso rivela la disperata impotenza dell'offensore, il corpo di chi si vorrebbe costringere al silenzio grida senza parole al mondo intero la cattiveria, la stupidità e la disumanità del persecutore.

Grazie Flotilla, la tua trionfante sconfitta risveglia tante coscienze sensibili ma addormentate ed è un'iniezione di forza e di desiderio di resistenza in tutti noi!

domenica 17 maggio 2026

Con éStoria, sulle tracce di Francesco

Dal 4 al 6 settembre, nell'ambito dei "Viaggi di éStoria", si svolgerà un interessante percorso "sulle tracce di Francesco", a 800 anni dalla morte, avvenuta il 3 ottobre 1226.

Nel 1981, l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini andò in visita al Sacro Convento di Assisi. Entrò nella meravigliosa Basilica inferiore e chiese di scendere nella cripta. Il frate generale dei francescani conventuali - ben noto ai Goriziani, Padre Antonio Vitale Bommarco, Arcivescovo dal 1984 al 1999 - cercò sul momento di sconsigliarlo, ritenendo che quello della sepoltura del Santo fosse, per l'illustre ospite, un ambiente poco interessante, essenziale, sobrio, privo delle opere d'arte presenti in tutto il resto dell'edificio. Pertini si svincolò, scese la ripida scala di pietra, stroncò sul nascere ogni tentativo di spiegazione e chiese di rimanere qualche minuto solo, in silenzio. Quando risalì, i giornalisti gli si avvicinarono e gli chiesero un'impressione. "Vedete - disse indicando con il dito i presenti - io, il vescovo, il padre generale e ognuno voi, tra qualche anno non ci saremo più e in breve tempo tutti si saranno dimenticati di noi". "Quell'uomo che sta là sotto invece - continuò guardando verso la cripta - dopo 800 anni è ancora vivo!".

Chi non ha mai sentito parlare di san Francesco? Ci sono i suoi scritti, capolavori di arte e spiritualità agli albori della storia della letteratura italiana. Innumerevoli sono i testi da lui ispirati, cominciando dalle tre biografie di Tommaso da Celano, dalla Legenda major di Bonaventura di Bagnorea e soprattutto dall'indimenticabile canto XI del Paradiso di Dante. Molti registi si sono cimentati nel difficile tentativo di ricostruirne la vicenda, dal Fratello Sole sorella Luna di Franco Zeffirelli ai due capolavori di Liliana Cavani. Eppure la sua figura riesce sempre a sfuggire a ogni catalogazione, tanto ricca di autentica e imprevedibile umanità è stata la sua tormentata ed entusiasmante esperienza di fede.

Certo, il modo più immediato per entrare in contatto con Francesco potrebbe essere solo quello di tentare di imitare il suo desiderio di un amore capace di travolgere anche la barriera della morte, di una pace costruita attraverso il dono della propria vita, di un'immersione nella straordinaria bellezze e complessità del creato e di un fascino sconfinato ma privo di qualsiasi volontà di possesso nei confronti di ogni creatura vivente. E poi, le nozze con Madonna Povertà, per assomigliare in tutto e per tutto al suo Maestro, Gesù di Nazareth, suo modello e ispiratore dell'unico "regola", l'evangelo "sine glossa".

Sospinti dalla domanda su chi fosse veramente Francesco, sarà una bella esperienza quella di lasciarsi interpellare dalle sue parole e dai suoi gesti, immergendosi nella scena all'interno della quale è nato, cresciuto, ha operato e ha lasciato questo mondo, deposto "nudo sulla terra nuda". Ed è questo il senso dell'itinerario proposto da éStoria. Il programma prevede la visita ai luoghi più significativi di Assisi, dalle basiliche del Santo a quella di santa Chiara, da san Rufino all'incantevole san Damiano e ovviamente alla Porziuncola. Ci sarà il tempo per camminare nelle suggestive vie della cittadina, respirando l'aria che ha coinvolto santi e poeti, contemplando dall'altro la piana di Perugia, sotto le balze del monte Subasio. Non mancherà, durante il viaggio di ritorno, una sosta al santuario della Verna, altro luogo simbolo dell'intero movimento francescano. Si ascolterà, si penserà, si discuterà, non solo sul passato ma soprattutto sul presente, sul concetto religioso e laico della "santità" - incontrandosi o scontrandosi anche con la controversa vicenda del giovane Carlo Acutis - sul legame inscindibile tra storia politica e storia religiosa. Non sarà un "pellegrinaggio", nel senso devozionale e tradizionale del termine, ma una riflessione collettiva, sistematica e critica, sul senso della vita e sul senso della storia, dove ciascuno - da qualunque visione del mondo proceda - potrà confrontarsi con gli altri, offrendo i propri spunti, le scoperte, i tanti dubbi e le poche certezze.

Per ogni ulteriore informazione, per iscrivervi o saperne di più, potete visitare il sito www.estoria.it/estoriabus .

Ah sì, ci sarò anch'io. Vi aspetto!

venerdì 15 maggio 2026

L'artista palestinese Samira Badran all'Epicenter: una mostra che corrode la tentazione del silenzio

Una mostra assolutamente da vedere, all'Epicenter di Nova Gorica. Samira Badran, nota artista palestinese attualmente abitante attualmente in Spagna, espone alcune delle sue più significative opere.

Il titolo della rassegna è Jedka Palestina, che si potrebbe tradurre con un aggettivo vicino a "corrosiva". Si tratta di una serie di immagini fotografiche, trasformate in disegno con un originale metodo consistente appunto in un'azione "corrosiva".

Oltre ai numerosi, straordinari quadri, Samira presenta anche una sua particolare animazione, mentre in un settore della (bella) sala espositiva, si possono vedere altre realizzazioni animate di autori palestinesi. Ai visitatori si propone un'offerta libera, finalizzata a sostenere i registi che vivono a Gaza e che dal martoriato lembo di terre palestinese trasmettono - rischiando quotidianamente la vita - notizie e appelli al mondo.

Mentre quasi tutti i Paesi europei - compresa l'Italia - si preparano all'esperienza dell'Eurovision, la Slovenia rifiuta di inviare il proprio rappresentante e la TV nazionale decide di sostituire la programmazione dell'evento musicale con quattro ore di presentazione della cinematografia della Palestina occupata. E' veramente un segno di delicatezza e attenzione, oltre che un'indicazione politica di grande rilievo internazionale. La visita alla mostra della Badran potrebbe essere a sua volta un gesto di solidarietà e di  protesta, oltre che la possibilità di vivere un'esperienza alquanto emozionante e coinvolgente.

Sì, le immagini che scorrono sotto gli occhi sono straordinariamente forti ed efficaci. La costruzione dell'idea, nell'orizzonte artistico, procede dall'analisi attenta di una realtà che nel suo  sfondo sembra rivestire il carattere della "normalità", ammesso e non concesso che tale percezione sia possibile. Al di qua di tale orizzonte apparentemente pacificante, irrompe la forza devastante della guerra. Non si tratta neppure di una violenza come ordinariamente si può intendere, comunque agganciata a un'assai difficile ricerca di giustificazione, ma di un'azione cieca, disumana e disumanizzante, volta alla sistematica cancellazione non soltanto della vita in quanto tale, ma anche di tutto ciò che ogni esistenza - individuale o sociale - nel tempo genera nello spazio e nel tempo. Si ripropone così l'essenza genocida di un razzismo irrazionale e incontrollabile, espressione macabra e funesta della terribile, cinica volontà di distruzione insita nel pensiero e nell'azione dei governanti - e purtroppo non soltanto di essi - di Israele.

L'ossessiva ripetizione dell'agire genocida e il sistematico obiettivo di annichilire l'esistente, ritenuto colpevole soltanto di rivendicare il più elementare dei diritti, quello di vivere, si manifestano nello smembramento dei corpi. La corporeità metaforica, che a livello comunitario si identifica con l'espressione culturale (letteraria, architettonica, urbanistica, filosofica, religiosa, ecc.) di un intero popolo, si intreccia nella specificità della potente concretezza del corpo dell'individuo. Partiicolare e universale si stringono insieme in un doloroso abbraccio che non impedisce purtroppo il permanente smembramento. A questo punto le ossa frantumate per seminare dolore, le gambe azzoppate per impedire il movimento o il cervello circondato dal filo spinato dell'assurdità per impedire di pensare, diventano una terribile denuncia di ciò che stanno sperimentando quotidianamente i gazawi e gli abitanti della Cisgiordania. Ma è anche il versamento del fluido di un potente senso di colpa nella mente e nel cuore di chi - nel resto del Mondo - sa e nulla fa per poter fermare il massacro. E il colpo artistico non raggiunge tanto il cuore dei capi delle nazioni, silenziato da squallidi interessi finanziari, quanto quello di ogni visitatore, che esce dalla mostra con la più immediata ed elementare delle domande: Perché?

giovedì 14 maggio 2026

Un grazie al vescovo Redaelli, in attesa di mons. Dianin

 

Il vescovo Redaelli al Kulturni dom, con i promotori della  mostra di Castellani 

E' stato comunicato il nome dell'Arcivescovo di Gorizia, che entrerà ufficialmente in Diocesi il prossimo 12 luglio, il giorno dei patroni regionali, Ermagora e Fortunato. Si tratta di Giampaolo Dianin, attualmente vescovo nella città di Chioggia. In attesa di riceverlo dalle nostre parti, vorrei offrire un breve pensiero di gratitudine all'Arcivescovo Redaelli, proponendo un mio articolo recentemente pubblicato, in lingua slovena, sulla rivista Svetogorska Kraljica, bollettino ufficiale del santuario di Sveta Gora.

L’Arcivescovo di Gorizia Carlo Maria Redaelli è stato chiamato da papa Leone XIV a lavorare in Vaticano, come segretario della Congregazione per il Clero. E’ un incarico di grande prestigio, meritato riconoscimento delle qualità e competenze di una persona di grande spessore culturale e di notevoli doti organizzative.

Il suo trasferimento da Milano a Gorizia ha avviato una presenza, iniziata nel 2012, sempre molto preziosa, che ha portato ovunque un respiro mondiale, sottolineato nelle sempre assai interessanti omelie, incentrate su un’interpretazione sistematica della Parola di Dio e sull’invito a incarnarla con coraggio e creatività negli ambiti della fraternità, del perdono, della giustizia sociale, della pace e della solidarietà internazionale.

La sua fede profonda e la passione per la Chiesa gli hanno consentito di accogliere e valorizzare i suoi collaboratori, inaugurando una straordinaria stagione di coinvolgimento dei laici non solo nella particolare missione ma anche nell’organizzazione interna della Curia e delle parrocchie.

Conosce bene le dinamiche della Chiesa universale, avendola servita come canonista in diversi settori, ma contestualmente all’incarico goriziano e alla docenza presso le università pontificie, è stato presidente di Caritas italiana. Come tale, ha potuto conoscere e guidare gli interventi di sostegno a diverse realtà di sofferenza, locali e globali, presenti in Italia, in Europa e nel Mondo.

Negli ultimi anni ha saputo guidare l’Arcidiocesi di Gorizia attraverso i grandi impegni del Giubileo della Misericordia e di Nova Gorica con Gorizia capitale europea della cultura 2025. In questi ambiti ha dimostrato grande attenzione nei confronti delle complesse problematiche relative all’ex confine, ponendosi sempre come equilibrato mediatore e intelligente costruttore di relazioni costruttive e simpatetiche.

Ha avuto uno sguardo particolarmente attento nei confronti della comunità slovena residente nella parte italiana di Gorizia e ha intessuto rapporti molto costruttivi con i laici e il clero della diocesi confinante di Koper Capodistria. Si è anche premurato di imparare i principali rudimenti della lingua slovena, per capire meglio e farsi comprendere.

Molte volte è salito a Sveta Gora, per pregare e per contemplare dall’alto il panorama delle due città riunite intorno a un confine che non dovrebbe esistere mai più.

Ha saputo valorizzare anche il mondo friulano e in particolare è stato molto attento alla realtà di Aquileia, riconoscendo nel sito archeologico e soprattutto nella Basilica la possibilità di attualizzare lo straordinario messaggio di unità nella diversità che scaturisce dalla simbologia dei mosaici teodoriani del IV secolo, l’eredità spirituale e culturale del Patriarcato, la vocazione europea affidata all’Arcidiocesi di Gorizia dopo il 1751.

Le sue numerose lettere pastorali restano come un vero e proprio programma di azione e di confronto con il passato, il presente e soprattutto il futuro dell’intero territorio, nel quale è coinvolta la Chiesa Goriziana.

A lui non resta che sintetizzare pensieri e sentimenti con un’unica parola: GRAZIE!

Ebraismo, sionismo e genocidi. Una riflessione nella chiesa Metodista...

Segnalo volentieri questa iniziativa, promossa da Chiesa Evangelica Metodista e Punto pace di Pax Christi di Gorizia. E' un'occasione per ascoltare la riflessione di un autorevole testimone di giustizia e di pace. 

Il tema è quanto mai attuale e inportante. Come districarsi in questo momento di grande sofferenza planetaria, tra parole che esprimono situazioni complesse, molto spesso ignorate o considerate in modo parziale e riduttivo.

Don Maurizio Mazzetto ne parlerà con competenza e profondità, aprendo con i presenti un significativo e assai necessario dibattito.

L'appuntamento è per giovedì 14 maggio, alle ore 20.30. Davvero, da non perdere...   

lunedì 11 maggio 2026

Abolire le feste tradizionali di Prima Comunione e Cresima? Perché no?

 

Insieme a molte altre piacevoli occasioni, la primavera porta con sé le feste legate alla Prima Comunione e alla Cresima. Non è una questione superficiale, in tempi nei quali sembrano dominare ben altri problemi e preoccupazioni. In realtà è importante richiamarsi all'importanza della responsabilità personale e formativa, anche in rapporto a scelte intime e profonde come quelle connesse all'appartenenza religiosa. Ecco qualche qualche del tutto discutibile spunto per un'opportuna riflessione ed eventuale discussione:

E' interessante partecipare, soprattutto se non si ha la sfortuna di far parte del novero degli invitati. Nel caso del "primo incontro con Gesù", si assiste all'arrivo delle bimbe e dei bimbi, immersi in candide vestine, accompagnati da genitori indaffarati. Attorno al loro semplice e tutto sommato omologato abbigliamento, scorre una vera e propria sfilata di moda: abiti multicolori, cravatte a farfalla o sgargianti su immacolate camicie inamidate, gonne svolazzanti, tacchi vertiginosi che si divertono a incastrarsi nei forellini degli antichi pavimenti, profumi inebrianti e così via.  La Messa, forse l'ultima alla quale i piccoli (come pure i grandi) parteciperanno prima della cresima che riceveranno due o tre anni dopo, scorre secondo gli schemi ordinari. Un barlume di emozione coinvolge i ragazzini e una lacrimuccia scorre sugli adulti che ricordano per un istante quanto è bella giovinezza, pur si fugge tuttavia e così avanti. Poi tutti fuori, per la felicità interessata dei ristoratori che ne approfittano per un provvidenziale "tutto esaurito" e per quella effimera dei "comunionati" su molti dei quali piove ogni sorta di cadeaux, dalla bomboniera con il gatto di porcellana al classico orologio, dal libro illustrato addirittura - è la moda! - la busta con i soldini, "così saprà lui cosa comprarsi"...

Per quanto riguarda la Cresima, le cose vanno da una parte meglio, dall'altra peggio. Meglio perché molti ragazzini hanno raggiunto l'età nella quale possono ribellarsi all'imposizione genitoriale e non ne vogliono sapere non tanto di ricevere un sacramento del quale non hanno la minima cognizione di causa, quanto di dover partecipare per uno o due anni al catechismo. Peggio perché i "sopravvissuti" hanno piena consapevolezza dell'inutilità del gesto, si sentono frustrati perché non hanno il coraggio di rifiutarsi, consolandosi con la speranza che il sacramento sia per loro come un timbro che certifichi la fine di ogni forma esplicita o implicita di obbligo di "pratica" religiosa.

Provate a chiedere a uno scolaro delle elementari (oggi scuole primarie) che cosa sia realmente l'Eucarestia o a un giovanotto delle medie (oggi secondarie di primo grado) o delle prime classi delle superiori che cosa comporti per un cristiano battezzato ricevere la Confermazione. Il 99% non saprà rispondere, se non vaghe formule astratte e moralistiche, tanto più se sedimentate dopo anni e anni di catechesi parrocchiale o di insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Va meglio per coloro che provengono da famiglie molto lontane dal cattolicesimo, in alcuni di questi rari casi si riscontra un po' di interesse per storie, teorie e proposte di vita connesse a ciò di cui non hanno mai sentito parlare. Va molto meglio a chi fa parte di realtà associative, come gli scout o i ragazzi dell'azione cattolica, dove lo spirito di gruppo sostituisce efficacemente la comprensione delle parole e delle contestuali esigenze etiche. 

La comunione a 8-9 anni e la cresima a 13-15 sono come la vaccinazione. Il vaccino genera infatti una versione mignon di una malattia, in modo da evitare guai peggiori. Così la prima comunione in tenera età e la cresima indotta "a vagone" durante la prima adolescenza inoculano quel poco di senso religioso da impedire, in una fase successiva della vita, l'incontro con la trascendenza, la lettura del Vangelo o di altri testi spirituali, l'accettazione libera e consapevole di una fede adulta e matura.

Perché allora si continua così, come se niente fosse? L'imposizione coatta dei sacramenti dell'iniziazione cristiana (Battesimo cresima eucarestia) corrisponde all'epoca del cristianesimo imperiale, quando cioè vigeva l'identificazione fra l'appartenenza civile e quella cristiana (in un secondo momento cattolica). I riti sostituivano quelli dei periodi precedenti e consentivano alla struttura sociale di contrassegnare i vari passaggi esistenziali, in primis nascita, adolescenza, matrimonio, malattia e morte (precisando che il funerale non è un sacramento, proprio perché suppone l'ovvia assenza di consapevolezza dell'ormai defunto protagonista). Tutto ciò aveva un senso all'interno di un realtà "avviata" alla fine del IV secolo e totalmente, anche se a livello di coscienze individuali lentamente, rivoluzionata tra il XVI secolo e il Concilio Vaticano II (1962-1965).

Non sarebbe forse una forma di rispetto per le persone, ma anche per gli stessi sacramenti e per l'insieme della teologia cristiana, tornare alle origini? Non ci vorrebbe poi molto, basterebbe svincolare la celebrazione del sacramenti dal compimento automatico delle età. Le parrocchie e le comunità potrebbero prevedere corsi annuali di formazione e preparazione per adulti, corrispondenti al momento in cui ciascuno desiderasse scegliere di avvicinarsi in piena conspevolezza coscienza e libertà alla forma interiore ed esteriore dell'appartenenza alla Chiesa. 

E i passaggi esistenziali? E le tradizionali festine di prima comunione o di cresima? E i regalini? Svincolando i sacramenti dalla pesante eredità dell'ormai tramontata civitas christiana, i "passaggi esistenziali" potrebbero essere tranquillamente fatti propri dall'ambito civile, magari con percorsi ricreativi, didattici e formativi condivisi, da realizzare anche negli oratori e nelle strutture di cui la Chiesa potrebbe finalmente sbarazzarsi - offrendole in gestione o regalandole a comuni, cooperative o consorzi educativi "laici" - potendosi così dedicare alla sua fondamentale missione: annunciare, con profondo rispetto nei confronti di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua visione della fede e della vita, la vittoria sulla morte, attraverso un servizio indefesso, gratuito e disinteressato alla libertà, alla giustizia, alla fraternità universle, alla nonviolenza evangelica e alla realizzazione della pace nel mondo.