sabato 19 settembre 2026

Nonviolenza, violenza e bandiere nazionali

Il nemico della nonviolenza è la violenza. Eppure, bisogna ammettere che in alcuni momenti della storia, soltanto utilizzando la violenza si è arrivati a sconfiggere la violenza. Il riferimento immediato e ovvio è la guerra partigiana, senza la quale il fascismo e il nazismo non sarebbero stati sconfitti.

La differenza oggettiva (indipendentemente dalla constatazione che a livello soggettivo non sia stato sempre così), sta nel fatto che la lotta partigiana sia stata internazionalista e finalizzata al raggiungimento di un bene per l'intera umanità e non soltanto per un popolo o per una nazione. 

In ogni situazione di conflitto, ogni "bandiera" ritiene di avere tutte le ragioni e di conseguenza che l'opposta abbia tutti i torti. Da questa tragica semplificazione, derivano drammatiche conseguenze, tanto più quando le parti si ammantano di bandiere e si assiste al trionfo del nazionalismo e del particolarismo.

Nel nome effimero di un lenzuolo sventolante, si realizzano gli interessi macroeconomici dei reggitori del mondo e ci si scanna senza pietà, credendo di difendere l'identità o di salvaguardare la democrazia. E' una sorta di tragica tifoseria, dove il tempo determina il cambiamento degli equilibri e la maggioranza sostiene i cowboys contro gli indiani, i bianchi contro i neri, una squadra contro l'altra.

C'è qualche via per uscire da questa spirale?

Un'idea potrebbe essere quella di riaffermare con convinzione il metodo nonviolento come l'unico in grado di ottenere maggiori risultati, a fronte della sofferenza individuale o collettiva di chi lo esercita. E l'eccezione della guerra partigiana? Forse è l'unica possibile, là dove essa non è stata combattuta a favore di una nazione o di una specifica identità, bensì della generale liberazione dal mostro nazifascista.

Un'altra idea, conseguente, potrebbe riferirsi al superamento delle "bandiere". Nelle guerre in corso, c'è la tentazione di essere totalmente da una parte contro l'altra e di sostenere, anche in piena buona fede, esclusivamente una posizione contro l'altra. Per esempio, ben comprendendo i prescena e i retroscena dell'intervento russo in Ucraina, accanto alla denuncia dei misfatti di Zelensky, non si può tacere sistematicamente quelli di Putin. Le demonizzazioni e le santificazioni sono sempre molto pericolose. Se infatti è insostenibile la spasmodica volontà di guerra del premier ucraino e della cricca euroamericana che lo sostiene, occorre anche dire che dopo quasi quattro anni e centinaia di migliaia di morti, Putin non può essere contemplato soltanto come povera vittima degli interessi occidentali.

Lo stesso vale, mutatis mutandis, per Israele e la Palestina. Come non denunciare lo spaventoso genocidio di Gaza, i bombardamenti indiscriminati sul Libano, lo scandali per la schifosa prepotenza dei coloni in Cisgiordania? Perché allora non accompagnare l'ovvio sostegno alle ragioni dei più deboli, con il rifiuto esplicito e reiterato degli atti di violenza di Hamas, i quali non soltanto non facilitano, ma al contrario mortificano il desiderio di giustizia dei palestinesi?

Il giudizio su ciò che sta accadendo crea singolari e inedite convergenze, a destra e a sinistra. I soldati ucraini - si domandano molti, anche nel centro sinistra e perfino nell'anpi - sono come i partigiani, difendendo la propria patria dall'ingerenza russa? All'opposto, i russi, con il loro intervento, non vogliono forse tutelare i diritti della popolazione russofona del Donbass e della Crimea? Come potrebbero i palestinesi, oppressi da ottanta anni di dominazione israelo-statunitense, difendersi dai soprusi, se non con la violenza che per lo meno porta la loro causa dimenticata sotto i riflettori internazionali? Ma questa posizione corre parallela a quella dei filoisraeliani - anche moderati - che pur deplorando gli eccessi, ritengono legittima l'azione violenta preventiva nei confronti di chi vorrebbe portare l'attacco al cuore dello Stato.

Visitando ciò che resta degli ospedali partigiani di Franja - da ricostruire, quanto prima possibile - e di Pavla, la tipografia partigiana di Vojsko, dove è nato il Partizanski, poi Primorski dnevnik, un'idea me la sono fatta: le memorie partigiane della Lotta di Liberazione europea meritano di essere riconosciute come siti UNESCO, perché nella loro essenza indicano un cammino alternativo al nazionalismo, al razzismo e al particolarismo. La lotta contro ogni oppressione deve essere possibilmente nonviolenta. In alcuni casi, purtroppo, così non può essere e in questi l'uso della violenza può essere compreso solo in un'ottica di rovesciamento di ogni regime oppressivo non in nome della propria bandiera, nazione o cultura, ma della difesa dei diritti, della giustizia e della libertà dell'intera Umanità.

lunedì 14 settembre 2026

La basilica di Aquileia e il mondo del lavoro

Da alcuni anni la Basilica di Aquileia, insieme a Fodazione Aquileia e agli altri enti che lavorano sulterritori, si prefigge l'obiettivo di accogliere in essa tutti, proprio tutti. Per questo i collaboratori della società che la gestisce, si impegnano affinché ogni persona possa entrare in essa, conoscerne la storia, gustarne la bellezza, cercare di comprenderne i significati.

In particolare, grazie al progetto Basilica per tutti, realizzato con la collaborazione e il contributo della Regione Friuli-Venezia Giulia e altri enti, la struttura si è dotata di ottimi strumenti finalizzati a superare qualsiasi impedimento, sia esso psichico, fisico e sociale. Ha poi promosso corsi di formazione per il personale e per le guide regionali.

Quest'anno propone un importante passo avanti, invitando attorno a un tavolo lavoratori e imprenditori, per cercare di incrociare la domanda con l'offerta e la conseguente possibilità di creare posti di lavoro dignitosi e dedicati. E' un'ottima occasione di conoscenza, di amicizia e di incontro, tanto più che nella piazza del Patriarcato saranno allestiti dodici gazebo, nei quali altrettante realtà operative nella Regione, si presenteranno reciprocamente per consentire la crescita di buone pratiche ovunque.

Il lavoro che accoglie dunque e la piazza che accoglie saranno i temi principali del forum e del convegno, che sarà concluso in basilica, in serata, da un grande concerto di Elio. Sì, proprio quello delle Storie tese, particolarmente sensibile a queste tematiche e alla realizzazione di questi obiettivi.

sabato 12 settembre 2026

IL VANGELO DI MARCO. SETTE SECOLI. TRE FRAMMENTI. UN RACCONTO EUROPEO.

La mostra che si apre oggi, 12 settembre 2026, nel palazzo Meizljk di Aquileia, è eccezionalmente importante, nel suo valore intrinsecamente culturale e nel suo significato laicamente spirituale.

Il titolo già dice di cosa si tratti: Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto  europeo.

Sette secoli sono quelli che vanno dal XIV al XXI, ma il testo esposto da oggi ad Aquileia è molto più antico, forse si può parlare non di sette ma di 15 secoli, quando è stato scritto da qualche amanuense in un monastero adriatico. O forse anche di qualcosa di più di due millenni, quando qualcuno, a nome di Marco e riportando probabilmente il punto di vista di Pietro, ha sintetizzato per la prima volta l'esperienza dell'incontro con Gesù, raccogliendo parole, esperienze e storie interessanti diffuse nelle prime comunità dei discepoli del Maestro.

Questa storia universale interseca quella particolare di questo lembo di terra, il più a nord del Mediterraneo. Secondo la leggenda diffusa dopo il Concilio di Costantinopoli II (553), Marco, inviato da Pietro (come da immagine, tratta dalla meravigliosa cripta degli affreschi della basilica), sarebbe stato il fondatore della chiesa aquileiese. Addirittura si diceva che avesse scritto di proprio pugno, esattamente nella grande città di porto sulle rive del fiume allora chiamato Natisone, il suo Vangelo.

Sì, quel vangelo che nel '300 era ancora intatto e che subito dopo sarebbe stato spezzato in tre frammenti dalle vicende internazionali di quel tempo, tra Praga (lì portato da un grande "cacciatore" di reliquie,  ilre di Boemia Carlo IV), Venezia e Cividale. Ed ecco appunto i tre pezzi strappati, da allora dispersi e conservati, con grande attenzione e particolare cura, tra i "tesori" delle rispettive città. Brani contemplati, venerati, amati dalle persone più semplici come pure da principesse, principi, re e imperatori che hanno avuto l'onore di apporre la loro firma sull'austero codice.

E' veramente un racconto europeo, certamente anche mediterraneo, forse addirittura mondiale. Lo è perché per la prima volta dopo 700 anni quei frammenti vengono ricomposti. La loro separazione è un simbolo della divisione che ha regnato nel secondo millennio tra tanti popoli europei. Dietro a quei pezzi manoscritti si  possono intravvedere eserciti in marcia e difficili accordi di pace, pellegrini ansiosi di raggiungere i luoghi santi e mercanti senza scrupoli, persone che la chiesa ha indicato come esempi virtuosi da seguire (compresi reggitori di popoli, generali e condottieri sanguinari) e pubblici peccatori come minimo gravati da una repentina scomunica. 

La loro ricomposizione ha un valore simbolico enorme, significa un'Europa che vuole ritrovare la propria unità fondata sulla diversità. Guardando il Vangelo di Marco riunificato - accompagnato da parole, immagini e reperti che ne inquadrano e spiegano magistralmente la storia - si alimenta la speranza di pace, di amicizia tra le persone, di superamento di ogni nazionalismo. Si vede la possibilità di una religione che cresce attorno alle proprie fonti, inserita in un contesto multiculturale e plurireligioso. Si riscopre l'essenza di una Parola alta, incentrata sull'unico autentico comandamento - divino o umano che sia - quello dell'amore come fondamento della fraternità universale.

Grazie dunque a Fondazione Aquileia e collaboratori, grazie a Martina Dlabajova, Luca Villa e Cristiano Tiussi, insieme a tutti coloro che hanno collaborato per raggiungere questo prestigioso traguardo. Che veramente questa mostra dimostri come l'autentica Cultura sia il fondamento della giustizia e della pace ovunque. Nel Mediterraneo, in tutta Europa e nell'intero pianeta Terra.

mercoledì 9 settembre 2026

Tramonto della democrazia?

Due parole sulla vittoria dell'extra destra in Sassonia.

E' il tramonto della democrazia, gli antidemocratici che democraticamente sfiorano e forse raggiungono un posto - sia pur limitato - di governo? E' l'inizio di un'esplosione di razzismo e xenofobia con tragici precedenti? E' davvero una sorpresa?

Le risposte, secondo me, sono più politiche che immediatamente etiche, il che non le rende meno  preoccupanti, anzi! 

Il voto clamoroso in Sassonia richiama le vicende italiche degli ultimi decenni. Le straordinarie vittorie di Berlusconi, Renzi, Salvini e Meloni hanno qualcosa in comune, quella di presentarsi all'elettorato con un programma anti-sistema. In particolare, dal caso Lega in poi, si sono sentite campagne elettorali a parole antiliberiste e in particolare anti-unione europea. In altre parole, le ali estremiste hanno fondato il loro (effimero) successo sull'accoglimento del disagio della popolazione, interpretandolo con prospettive davvero in contraddizione con il potere mondiale dominante. 

Lo stesso si può dire - mutatis mutandis - dell'area di quella che un tempo veniva definita la sinistra extraparlamentare (detta anche estrema sinistra). Con risultati elettorali meno entusiasmanti, suscita certamente, al di là dei numeri, maggior simpatia di quanto non sembrerebbe a prima vista. Parte dell'astensionismo italico, per esempio, nasconde certamente una convinta adesione a una visione antitetica al turbocapitalismo e al neoliberismo dominanti. Infatti, molti più di coloro che vanno alle urne vorrebbero un mondo senza confini, la libera circolazione delle persone, la cancellazione degli arsenali militari, un internazionalismo contrario a ogni razzismo, il lavoro al potere, il riscatto degli umili e la liberazione degli schiavi. Eppure...

Gli "extra" si sgonfiano, non appena da movimenti che interpretano la protesta raggiungono la possibilità di arrivare al potere. In quel momento - è ciò che si è visto finora - non possono fare altro che assecondare i diktat di Bruxelles e di Washington (o degli algoritmi che li interpretano, se non addirittura dominano!). E inevitabilmente il consenso tracolla, più o meno rapidamente, quando il "popolo" si sente sostanzialmente preso in giro e si accorge che le promesse svaniscono in breve tempo nel nulla.

Questo non è consolante, se non per la prospettiva che un gruppo di ispirazione nazista o fascista prenda il potere, ma lo riesca a tenere soltanto per poco.

Non è consolante perché l'attuale momento sembra porre i settori anticapitalisti della politica continentale e mondiale di fronte a una drammatica alternativa: realizzare i programmi promessi nelle campagne elettorali e affrontare ad armi totalmente impari lo scontro diretto con i Poteri forti che dominano il Pianeta oppure cercare un compromesso tra la radicalità e la ragione di Stato, perdendo in questo casi immediatamente l'appoggio dei cittadini.

Si dice che in fondo i "centri" sinistra o destra siano molto simili, nei loro programmi e nelle loro proposte. Ed è vero, nella misura in cui, al di là delle manzoniane "grida", anche quelli che si proclamavano "extra", ubbidiscono poi più o meno a denti stretti al club dei Von der Leyen, Kallas, Trump, Netanyahu e così via.

Dunque, c'è la possibilità di uscire dall'inghippo? Si può sperare in una nuova società, non più dominata dalle esigenze violente del Capitale? Si può rifiutare il liberismo, senza che questo possa condurre a nuove forme di totalitarismo nazifascista? Vale la pena pensarci, sperando di non essere già fuori tempo massimo.

lunedì 7 settembre 2026

Con éStoria, sulle tracce di Francesco

E' sempre fonte di gioia, visitare Assisi, in particolare se insieme a un gruppo così appassionato, interessato e preparato come quello messo insieme da éStoria, da venerdì 4 a domenica 6 settembre.

Dopo essersi goduti la Madonna della Misericordia e la Risurrezione di Piero della Francesca nel Museo civico di Sansepolcro, i partecipanti sono arrivati a destinazione, scoprendo con una certa sorpresa la bellezza di una Foligno by night, con il centro storico stra-affollato, multicolore e affascinante, alla vigilia della locale giostra della Quintana.

La Giornata di Assisi è stata molto intensa. E' iniziata con la Basilica di san Francesco e la compagnia di padre Riccardo. Il frate ha incantato i presenti, raccontando per oltre due ore la figura di Francesco, le tante interpretazioni succedutesi nei secoli, l'evoluzione della costruzione avviata all'indomani della canonizzazione in tempo di record del poverello, i tesori incredibili di arte in essa custoditi. E' emerso con forza il tema della storia e delle sue intepretazioni. Ha ragione Tommaso da Celano che già nel 1228 scrive con una certa sobrietà la vita di un uomo eccezionale, considerato dai suoi contemporanei piuttosto folle? O l'ha detta giusta san Bonaventura, che meno di 50 anni dopo scrive la "Legenda major", edulcorando ciò che a suo parere c'era da edulcorare, censurando il censurabile ed enfatizzando ciò che c'era da enfatizzare? Sia come sia, la potenza spirituale che scaturisce dal semplice sepolcro scavato nella roccia, sembra quasi contrastare con lo splendore scintillante di una delle opere più straordinarie del Medioevo italico.

C'è stato il tempo per camminare per la cittadina, dare uno sguardo all'antico foro romano, portato alla luce dagli archeologi sotto la piazza principale della città e raggiungere la chiesa di Santa Chiara. C'è il crocifisso che avrebbe parlato a san Francesco (anche qua, secondo Bonaventura, mentre il "primo" Tommaso non racconta il dialogo tra l'uomo e il volto dipinto sul legno, ma parla semplicemente di un eremo abitato da un vecchio sacerdote al quale Francesco dona i soldi ricavati dalla vendita delle merci sottratte al padre). E c'è il corpo di Chiara, con una maschera di cera che rende l'idea di una donna placidamente addormentata.

La questione della corporeità e del suo uso strumentale, nell'ambito del cattolicesimo, è stata affrontata con ancora maggiore attenzione nel contesto della visita al santuario della Spogliazione. E' la chiesa che ricorda il momento in cui Francesco si è spogliato nudo davanti ai suoi familiari e ha ricevuto sulle sue spalle il mantello del vescovo. Ma non è la nudità di Francesco a impressionare - corpo che nella sua estrema umiliazione grida l'indignazione dei miseri e la condivisione dell'immesno dolore che attanaglia il mondo. E' invece la tomba di cristallo, all'interno della quale è esposto alla venerazione dei fedeli Carlo Acutis, il giovane morto a 15 anni nel 2006, beatificato da papa Francesco e canonizzato esattamente un anno fa da Leone XIV. E' vera devozione? E' un tentativo di offrire un esempio di ragazzo innamorato dei sacramenti, ma anche moderno nel suo gestire i siti internet, al mondo giovanile assai lontano dalla cattolicità (ma nell'interminabile fila per entrare nel tempio, di giovani in realtà se ne vedono pochi...)? O è una scandalosa forma di marketing religioso, con la quale si strumentalizza un bravo giovane, facendolo diventare un'attrazione un po' macabra per milioni di persone, pellegrini, ma soprattutto curiosi?

C'è poi San Damiano. Adagiato tra gli ulivi è un luogo carico di profonda suggestione e autentica spiritualità. Non ci sono corpi da contemplare, l'ambiente è essenziale, pochi sono i riferimenti artistici. Eppure la prima chiesa materialmente restaurata da Francesco è ancora capace di trasmettere un messaggio di grande fede e, ancora di più, di profonda umanità. Non è un caso che proprio qui sia stato composto il cantico delle creature, un inno alla bellezza del cosmo, all'amore di Dio, alla capacità di perdonare e di essere strumenti per la costruzione della pace. E' un oasi talmente toccante che neppure l'overturismo può scalfire, un'ora di riflessione fra cielo e terra, prima di ritornare al leggendario squallido quotidiano. Laudato sì, o mì Signore, per la nostra matre terra...

Santa Maria degli Angeli è un altro luogo pieno di interessanti contraddizioni. Tutto "dice bene" di ciò che esiste in ogni angolo dell'Universo, più di così non ci si potrebbe asepttare. Invece sembra che ci sia bisogno di uno specifico "ufficio" per "bene dire"le persone. E per di più un ufficio chiuso, ahimé! Si contempla la Porziuncola, altra chiesetta campestre ricostruita da Francesco nonché luogo da lui scelto per riunire i suoi frati, è uno spettacolo, perfino la pala e le pitture di Ilario da Viterbo non disturbano la concentrazione. Intorno a questa cappella si sono riuniti per la prima volta tutti i francescani, ancora vivo il Fondatore. E' il Capitolo delle stuoie, immaginiamo 5000 frati accalorati nella discussione, soprattutto in quella che si sarebbe rivelata decisiva: come conciliare rifiuto del possesso e potere? come mantenersi in radicale povertà senza giungere fino alla radicalità delle origini, come vivere in una relativa comodità, senza tradire la rivoluzione dell'innamorato di Madonna Povertà? Accanto c'è la cappella del Transito, un umilissimo tugurio dove lui ha voluto morire, nudo sulla terra nuda. Tutto ciò, molto toccante, è collocato nel cuore di una grande chiesa tendendte al barocco, costruita a più fasi per accogliere le centinaia e le migliaia. La cupola gigantesca, visibile da ogni altura della piana sotto il Subasio, ricorda quella di San Pietro, un'enormità a difendere l'assolutamente povera tomba di Pietro. C'è poi la memoria di un uomo di pace, gli ingressi delle chiese che parlano di lui sono presidiati dai soldati con tanto di mitra. Sì, le cosiddette Strade Sicure trasformano in fortilizi anche le testimonianze più eclatanti della potenza della nonviolenza e della speranza di giustizia.

Infine c'è anche La Verna. E' l'antica montagna selvaggia, dedicata in tempi precristiani alla dea degli umbri chiamata Laverna, quella che presiedeva ai boschi, alle rocce carsiche, agli anfratti rocciosi. Viene donata a Francesco, che la elegge a luogo di preghiere e di relazione con Dio. Una brava suora, infilando senza troppa invadenza qualche pio suggerimento di vita e di fede, ci accompagna con un entusiasmo contagioso. Si vede la chiesetta edificata fin dall'inizio per accogliere i pellegrini, il corridoio con i dipinti moderni che illustrano la vita del santo, il Sasso Spico e il letto di pietra, infine il centro di tutto, la cappella della stimmate, là dove un serafino, apparendo a Francesco immerso in preghiera, avrebbe trasformato "l'amante nell'amato", imprimendo nella carne - nelle mani, nei piedi e nel costato - i segni sanguinanti dell'amore e della passione del Cristo. 

Insomma, chi è Francesco? E' quello di Tommaso da Celano o quello dei Fioretti, quello di Bonaventura da Bagnoregio o quello di Giotto, quello del Canto XI del Paradiso di Dante o quello del Boccaccio, quello di Hesse, di Barbero, di Cazzullo, di Cardini, di Carlo Carretto o della grande Chiara Frugoni? Forse è un po' di ciascuno o forse non è di nessuno. Forse è quello la cui immagine ognuno vorrebbe imprimere dentro di sé, quella della Libertà, dell'Amore e dell'Accoglienza. 

giovedì 3 settembre 2026

Slovenia in piazza, Slovenija na trgu

Contro la devastazione della Slovenija
Trg Republike, a Ljubljana, ha ospitato mercoledì 2 settembre, un'imponente manifestazione di piazza. Si parla di diverse migliaia di persone (2500 secondo la polizia, ma dalle fotografie si evince un numero ben più elevato), chiamate dall'organizzazione Glas ljudstva (la Voce del popolo). Tale realtà di base, è stata protagonista già nel precedente periodo di governo Janša, delle manifestazioni in bicicletta che ogni venerdì sera  avevano portato nelle strade della Slovenia le ragioni di un'opposizione libera e popolare. E' importante conoscere cosa stia accadendo, può essere un segnale in controtendenza, là dove un'intera comunità promuove una riflessione politica assembleare e collettiva, in grado di mettere in discussione un potere che si crede indiscutibile. 

La protesta attuale nei confronti del da poco costituito governo di destra, è incentrata su diversi temi. Il primo è legato all'avvio della campagna per la raccolta di 40.000 firme, necessarie per l'indizione di un referendum contro la legge "omnibus", approvata a maggioranza dal parlamento sloveno all'indomani delle elezioni, addirittura ancora prima dell'installazione del nuovo esecutivo. Si tratta di un'insieme di norme, ritenute lesive dei diritti civili e potenzialmente pericolose per ciò che concerne il futuro della democrazia slovena. Tale legge, affermano i promotori (e leggendo il testo non si può certo dare loro torto), arricchisce i ricchi. Per questo, il referendum vuole dimostrare la volontà di difendere la giustizia sociale, la salute pubblica e i diritti dei lavoratori.

Il motivo principale e specifico della discesa in piazza del 2 settembre è legato a un'incredibile storia di corruzione e di conflitto di interessi, legata alla situazione di Boris Mijič, deputato eletto nelle liste di Resni.ca, formazione di fatto di estrema destra, guidata da Zoran Stefanovic, clamorosamente eletto presidente del nuovo Parlamento sloveno.  

"Boris Mijič si dimetterà? - si chiedono i manifestanti nell'invito a partecipare - Oserà guardare la gente negli occhi? Zoran Stevanović, che una volta promise "Potere al Popolo" in questa piazza, verrà? Quasi certamente no, e così facendo entrambi confermeranno ancora una volta di avere paura della democrazia e del vero potere del popolo. Domani, con uno sforzo congiunto, faremo arrivare il nostro messaggio forte e chiaro a Mijič e a tutti coloro che lo sostengono saggiamente, e a tutta la Slovenia".

"Tuttavia - continua Glas ljudstva - Mijič è solo il sintomo di una malattia ben più grave, a causa della quale abbiamo un governo in combutta con i responsabili del genocidio, che preannuncia la distruzione dello stato sociale e la persecuzione di chi la pensa diversamente, smantellando i diritti dei lavoratori e arricchendo spudoratamente le élite a spese dei più poveri e vulnerabili del Paese".

Sì, perché un altro dei temi che preoccupano i cittadini è la politica estera di Janez Janša, del tutto asservita all'attuale amministrazione Trump e all'azione violenta di Israele nei confronti di Gaza, del Libano e della Cisgiordania, anche con la prospettiva di una sollecita apertura della relativa ambasciata a Lubiana.

Insomma, sono tanti i motivi per guardare con interesse e con volontà di sostegno a ciò che sta accadendo al di là del confine, anche per trovare conforto dai "numeri" straordinari testimoniati dai cortei lubianesi.

mercoledì 2 settembre 2026

Pecore o capre?

Settembre, andiamo, è tempo di migrar... Non si vedono più le transumanze e gli antichi tratturi sono ormai quasi soltanto un ricordo. Ma si può cogliere l'occasione per qualche riflessione, tra il realistico e il simbolico...

Le pecore sono del tutto dipendenti le une dalle altre. Basta instradarne una e tutte le altre, senza eccezioni, la seguono senza recalcitrare. Basta un pastore, ancor meglio se aiutato da un cane, per muovere centinaia e centinaia di animali. Tutte insieme, ammassate una sull'altra, differenziate soltanto dalla ricerca di un filo d'erba o di un cardo con il quale nutrirsi.

Totalmente diverse sono le capre. Anch'esse hanno una certa gerarchia, riconoscono una vaga forma di potere a quella più forte o dalle corna più minacciose. Ma nell'insieme sono anarchiche, non possono essere inquadrate in un sistema precostituito. Devono essere lasciate libere di scorazzare, tra i boschi e tra i prati, sapendo che se la sapranno cavare da sole, anche in condizioni di difficoltà. Insomma, il regno animale offre varie forme di differenziazione, c'è chi si accoda alla massa e sente che l'unica cosa importante è lasciarsi trascinare dal resto del gregge. E c'è chi rivendica la propria autonomia, vuole pensare con la propria testa, affrontare il rischio della solitudine e dell'avventura.

E anche gli esseri umani fanno parte del regno animale...