Si deve decidere se dare fiducia al nuovo corso inaugurato quattro anni fa dal premier Robert Golob con la sua coalizione di centro sinistra e sinistra, oppure se ritornare al passato, premiando l’inesauribile Janez Janša, con il suo seguito di centro destra e probabilmente estrema destra.
L’attuale governo incassa l’apprezzamento di cittadine e
cittadini che hanno visto con soddisfazione il varo di leggi orientate al
miglioramento dello Stato sociale, soprattutto nei riguardi di giovani e
anziani, nonché di notevoli proposte legislative finalizzate alla fissazione di
un salario minimo e dignitoso per tutti. Si sono visti smantellare vergognosi
steccati e recinti finalizzati a impedire l’arrivo dei profughi e richiedenti
asilo dalla rotta balcanica e si è tentato di intervenire anche sul piano dei
diritti individuali, con un’avanzata legge riguardante il fine vita, cassata
successivamente da un'inatttesa sconfitta referendaria. Per dirla con il famoso aforisma
di Moretti, è stato un governo che “ha fatto cose di sinistra”. Ciò vale anche
per la politica estera, dove la Slovenia si è distinta in Europa per una
presenza molto attenta ai diritti umani, alla condanna delle guerre – in
particolare del genocidio di Gaza – fino all’assunzione di posizioni molto
critiche e coraggiose nei confronti degli attuali reggitori di USA e Israele.
Della coalizione fanno parte la compagine SvoboDa (Libertà), che ha come riferimento
proprio il capo del governo (mutatis mutandis, qualcosa di simile agli attuali
Cinque Stelle, SD (Socialni Democrati, una sorta di Partito Democratico in chiave slovena), Levica
– Vesna (quest’anno unite, un può come AVS, l’Alleanza Verdi e Sinistra in
Italia). A esse, nel caso raggiunga il livello di sbarramento previsto dal
proporzionale, si suppone che si aggiungerebbe anche il partito “Noi
socialisti”, fondato da Miha Kordiš ”a
sinistra della sinistra”.
Dall’altra parte il partito dell’ex premier, SDS (Slovenska Demokratna Stranka, attualmente qualcosa di simile all'italico "Fratelli d'Italia"), ha ancora
un notevole seguito, soprattutto nelle zone rurali del Paese. Vari cambiamenti
interni hanno generato altre liste, formalmente separate, ma di fatto molto
vicine al cosiddetto Janšismo. Tra
esse è da nominare quella dei “Democratici” di Anže Logar, giovane ma già esperto politico,
ministro degli esteri fra il 2020 e il 2022 e candidato presidente della
Repubblica nel 2022, quando fu eletta Nataša Pirc Musar. Ha molto seguito anche
il partito della “Nuova Slovenia”, una sorta di riedizione della
Democrazia Cristiana italiana, in grado di intercettare una parte cospicua del
voto cattolico, anche per il sostegno, non sempre soltanto implicito, delle
gerarchie ecclesiastiche. L’ex premier – che nei suoi tre prececenti mandati ha sempre fatto “cose di
destra” - fortemente contestato dalle manifestazioni popolari verificatesi ogni
venerdì per le strade di Lubiana e degli altri capoluoghi sloveni, è noto anche
fuori dai confini nazionali per le sue “amicizie” con personaggi molto noti,
come per esempio Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Probabilmente ci sarà una
nuova entrata in Parlamento, con il neopartito ResniCa (gioco di parole per
richiamare la Verità, per continuare i paragoni con l’Italia, simile al nuovo partito fondato da Vannacci), sulla carta in contestazione del sistema, in realtà quasi certamente
pronto ad avvicinarsi agli scranni parlamentari della destra.
Due seggi sono automaticamente riservati alle minoranze
numeriche linguistiche italiana e ungherese. Ci sono anche tanti altri simboli,
ma non occorre essere politologi di lunga esperienza per prevedere che nessuno
di essi porterà in Parlamento qualche rappresentante.
La campagna elettorale volge al termine ed è stata molto
vivace, anche per le contingenze internazionali che hanno costretto tutti i
concorrenti a esplicitare le proprie visioni e prospettive. Nell’ultima
settimana poi il clima si è ulteriormente avvelenato, con scambi di accuse di
corruzione e di interferenza dei servizi segreti israeliani nelle vicende
slovene. Se da una parte la rivelazione di possibili scandali nei quali
sarebbero coinvolte singole personalità, ha messo in imbarazzo quasi tutti i
settori dell’attuale maggioranza governativa (con la sana eccezione di Levica),
dall’altra il dimostrato rapporto di Janez Janša con i funzionari dei servizi israeliani, getta un’ombra
inquietante sulla stessa indipendenza e libertà di azione della politica
slovena.
Bene allora, tanti auguri Slovenia, buon voto e buon cammino
futuro. La scelta è tra opposte visioni della società e prospettive politiche.
Il risultato sarà molto importante, anche per l’Europa e per il mondo intero.






