Non l'ho fatto per rivendicare l'indipendenza della Padania, neppure per affermare qualche orgoglioso primato nazionale - pochi sanno che il fiume più lungo che bagna l'Italia non è il Po, ma la Drava.
L'ho fatto perché ogni sorgente richiama il mistero della Vita, è un inizio e in ogni inizio c'è sempre una sensazione di attesa, di speranza, di desiderio di immortalità. E anche perché è un bellissimo posto, il fiume nasce nel cuore di un anfiteatro spettacolare di guglie, di ghiaia, di rocce e di fiori.
Soprattutto mi ha portato alle sorgenti dell'antico Padum la passione per l'incontro, per quello con le persone che hanno qualcosa di veramente interessante da comunicare, che sono drammaticamente appassionate all'umana avventura. Spero che non se la prendano se le tiro in ballo e le ringrazio per la loro presenza.
La prima è Nella, amica ormai di lunga data, tessitrice instancabile di relazioni, capace di trattare ogni persona riconoscendole la dignità che merita, sia essa quella che per il mondo è una celebrità, sia essa il viandante vestito di stracci che chiede un giaciglio per una notte. Nella mi ha insegnato che non esistono i "vip", o meglio, che ogni essere umano, in quanto tale, è un vip, cioè una "persona molto importante". E poi mi ha testimoniato la religione dell'accoglienza, della fede intensa svincolata da ogni forma, la capacità di criticare senza giudicare, di essere di parte senza soffocare la posizione dell'altro, di gioire delle gioie e di condividere le sofferenze di ogni vivente. Soprattutto Nella è la personificazione dell'Amicizia, visibile quando è necessario esserci, invisibile quando rimane sospesa nell'aria, come una dolce sensazione.
Grazie a Nella, abbiamo incontrato Anna e Riccardo. Una cena da una parte, un'altra cena e una notte nella loro semplice e splendida casa, abbarbicata in mezzo alle montagne, nascosta in un fitto bosco. Lei è esperta di informatica, ha una grande storia da raccontare, un importante impegno dalla parte delle persone con disabilità. Lui è uno straordinario fotografo, nonchè un incredibile viandante. Ha percorso a piedi le Alpi e gli Appennini, l'intero sistema delle coste italiane, ha individuato e indicato il Cammino Italia. Con Anna, qualche hanno fa, ha camminato per 365 giorni in giro per l'Europa. Lei ne ha scritto un meraviglioso libro per bambini, insieme hanno pubblicato un volume con fotografie mozzafiato e testi da non dimenticare. Insomma, personaggi che non si possono descrivere in poche righe, se non cercando di riproporre la sensazione di bellezza, di pace, oserei dire di gioia profonda e autentica umanità che la loro compagnia ha suscitato in noi. L'incontro con loro è stata una vera e propria "storia viandante", nella condivisone dello "spirito dei piedi".
Come nel domino, da pedina nasce pedina e dall'incontro nasce un altro incontro, sempre intorno alla sorgente del Po. E così, con una certa trepidazione, siamo arrivati alla casa di Leda e Fredo. Si è parlato in solveno e italiano, si è discusso di lingue e culture vicine e lontane nel tempo e nello spazio, di religioni antiche e di percezioni moderne, perfino di Nova Gorica e di Aquileia. Si sono scoperti amici cari comuni. Tutto questo senza dimenticare di essere davanti a uno dei più straordinari sceneggiatori e registi italiani, premiato tra l'altro anche all'Amidei di Gorizia. Con Fredo il tema più avvincente è stato - potrei dire quasi inevitabilmente - quello del divino, la Presenza o l'Assenza di Dio, domanda sul confine tra memoria e desiderio, evidente anche in tutte le sue opere, una trasposizione della profondità del suo sguardo nella contemplazione del naturale e dell'umano.
Come dimenticare infine le strette di mano inattese, le porte aperte di case misteriose, le storie soltanto sfiorate? Come quella del giovane titolare del negozio "La malga in città", capace di raccontare con indomita passione la vicenda dei pastori e dei malgari, oltre che di svelare i segreti per realizzare un formaggio che narra, attraverso il gusto potente, gli alpeggi e la consapevole moderna quotidianità di chi decide di vivere "lassù". O come quella di Ludovica, pronta a spalancare senza timore la porta di una casa da lei stessa affrescata e arredata, uno scrigno di tesori di arte e di cultura. Tra gli altri, c'è un inatteso e finora inedito Cristo della trincea, simile, ma non identico a quello della Basilica di Aquileia, forse un Edmondo Furlan ancora più accorato, malinconico e scandalizzato dall'orrore della guerra. E infine, un pensiero grato va anche a Gustav, un mito sportivo della mia gioventù. L'abbiamo incontrato nel suo albergo di Trafoi e ha accettato di scambiare due parole. Sì, letteralmente due, perché il di più con lui è di troppo, le parole hanno un peso, sono preziose e non devono essere sprecate. Ma in quei pochi minuti si è manifestata la semplicità, l'umiltà, la discrezione di un uomo che ha ottenuto dei risultati strabilianti come sciatore e che avrebbe molto da insegnare, a tanti "idoli" sportivi strafottenti e arroganti, cosa significhi essere campioni di umanità.
Ecco e per ora, de hoc satis.




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