mercoledì 9 settembre 2026

Tramonto della democrazia?

Due parole sulla vittoria dell'extra destra in Sassonia.

E' il tramonto della democrazia, gli antidemocratici che democraticamente sfiorano e forse raggiungono un posto - sia pur limitato - di governo? E' l'inizio di un'esplosione di razzismo e xenofobia con tragici precedenti? E' davvero una sorpresa?

Le risposte, secondo me, sono più politiche che immediatamente etiche, il che non le rende meno  preoccupanti, anzi! 

Il voto clamoroso in Sassonia richiama le vicende italiche degli ultimi decenni. Le straordinarie vittorie di Berlusconi, Renzi, Salvini e Meloni hanno qualcosa in comune, quella di presentarsi all'elettorato con un programma anti-sistema. In particolare, dal caso Lega in poi, si sono sentite campagne elettorali a parole antiliberiste e in particolare anti-unione europea. In altre parole, le ali estremiste hanno fondato il loro (effimero) successo sull'accoglimento del disagio della popolazione, interpretandolo con prospettive davvero in contraddizione con il potere mondiale dominante. 

Lo stesso si può dire - mutatis mutandis - dell'area di quella che un tempo veniva definita la sinistra extraparlamentare (detta anche estrema sinistra). Con risultati elettorali meno entusiasmanti, suscita certamente, al di là dei numeri, maggior simpatia di quanto non sembrerebbe a prima vista. Parte dell'astensionismo italico, per esempio, nasconde certamente una convinta adesione a una visione antitetica al turbocapitalismo e al neoliberismo dominanti. Infatti, molti più di coloro che vanno alle urne vorrebbero un mondo senza confini, la libera circolazione delle persone, la cancellazione degli arsenali militari, un internazionalismo contrario a ogni razzismo, il lavoro al potere, il riscatto degli umili e la liberazione degli schiavi. Eppure...

Gli "extra" si sgonfiano, non appena da movimenti che interpretano la protesta raggiungono la possibilità di arrivare al potere. In quel momento - è ciò che si è visto finora - non possono fare altro che assecondare i diktat di Bruxelles e di Washington (o degli algoritmi che li interpretano, se non addirittura dominano!). E inevitabilmente il consenso tracolla, più o meno rapidamente, quando il "popolo" si sente sostanzialmente preso in giro e si accorge che le promesse svaniscono in breve tempo nel nulla.

Questo non è consolante, se non per la prospettiva che un gruppo di ispirazione nazista o fascista prenda il potere, ma lo riesca a tenere soltanto per poco.

Non è consolante perché l'attuale momento sembra porre i settori anticapitalisti della politica continentale e mondiale di fronte a una drammatica alternativa: realizzare i programmi promessi nelle campagne elettorali e affrontare ad armi totalmente impari lo scontro diretto con i Poteri forti che dominano il Pianeta oppure cercare un compromesso tra la radicalità e la ragione di Stato, perdendo in questo casi immediatamente l'appoggio dei cittadini.

Si dice che in fondo i "centri" sinistra o destra siano molto simili, nei loro programmi e nelle loro proposte. Ed è vero, nella misura in cui, al di là delle manzoniane "grida", anche quelli che si proclamavano "extra", ubbidiscono poi più o meno a denti stretti al club dei Von der Leyen, Kallas, Trump, Netanyahu e così via.

Dunque, c'è la possibilità di uscire dall'inghippo? Si può sperare in una nuova società, non più dominata dalle esigenze violente del Capitale? Si può rifiutare il liberismo, senza che questo possa condurre a nuove forme di totalitarismo nazifascista? Vale la pena pensarci, sperando di non essere già fuori tempo massimo.

lunedì 7 settembre 2026

Con éStoria, sulle tracce di Francesco

E' sempre fonte di gioia, visitare Assisi, in particolare se insieme a un gruppo così appassionato, interessato e preparato come quello messo insieme da éStoria, da venerdì 4 a domenica 6 settembre.

Dopo essersi goduti la Madonna della Misericordia e la Risurrezione di Piero della Francesca nel Museo civico di Sansepolcro, i partecipanti sono arrivati a destinazione, scoprendo con una certa sorpresa la bellezza di una Foligno by night, con il centro storico stra-affollato, multicolore e affascinante, alla vigilia della locale giostra della Quintana.

La Giornata di Assisi è stata molto intensa. E' iniziata con la Basilica di san Francesco e la compagnia di padre Riccardo. Il frate ha incantato i presenti, raccontando per oltre due ore la figura di Francesco, le tante interpretazioni succedutesi nei secoli, l'evoluzione della costruzione avviata all'indomani della canonizzazione in tempo di record del poverello, i tesori incredibili di arte in essa custoditi. E' emerso con forza il tema della storia e delle sue intepretazioni. Ha ragione Tommaso da Celano che già nel 1228 scrive con una certa sobrietà la vita di un uomo eccezionale, considerato dai suoi contemporanei piuttosto folle? O l'ha detta giusta san Bonaventura, che meno di 50 anni dopo scrive la "Legenda major", edulcorando ciò che a suo parere c'era da edulcorare, censurando il censurabile ed enfatizzando ciò che c'era da enfatizzare? Sia come sia, la potenza spirituale che scaturisce dal semplice sepolcro scavato nella roccia, sembra quasi contrastare con lo splendore scintillante di una delle opere più straordinarie del Medioevo italico.

C'è stato il tempo per camminare per la cittadina, dare uno sguardo all'antico foro romano, portato alla luce dagli archeologi sotto la piazza principale della città e raggiungere la chiesa di Santa Chiara. C'è il crocifisso che avrebbe parlato a san Francesco (anche qua, secondo Bonaventura, mentre il "primo" Tommaso non racconta il dialogo tra l'uomo e il volto dipinto sul legno, ma parla semplicemente di un eremo abitato da un vecchio sacerdote al quale Francesco dona i soldi ricavati dalla vendita delle merci sottratte al padre). E c'è il corpo di Chiara, con una maschera di cera che rende l'idea di una donna placidamente addormentata.

La questione della corporeità e del suo uso strumentale, nell'ambito del cattolicesimo, è stata affrontata con ancora maggiore attenzione nel contesto della visita al santuario della Spogliazione. E' la chiesa che ricorda il momento in cui Francesco si è spogliato nudo davanti ai suoi familiari e ha ricevuto sulle sue spalle il mantello del vescovo. Ma non è la nudità di Francesco a impressionare - corpo che nella sua estrema umiliazione grida l'indignazione dei miseri e la condivisione dell'immesno dolore che attanaglia il mondo. E' invece la tomba di cristallo, all'interno della quale è esposto alla venerazione dei fedeli Carlo Acutis, il giovane morto a 15 anni nel 2006, beatificato da papa Francesco e canonizzato esattamente un anno fa da Leone XIV. E' vera devozione? E' un tentativo di offrire un esempio di ragazzo innamorato dei sacramenti, ma anche moderno nel suo gestire i siti internet, al mondo giovanile assai lontano dalla cattolicità (ma nell'interminabile fila per entrare nel tempio, di giovani in realtà se ne vedono pochi...)? O è una scandalosa forma di marketing religioso, con la quale si strumentalizza un bravo giovane, facendolo diventare un'attrazione un po' macabra per milioni di persone, pellegrini, ma soprattutto curiosi?

C'è poi San Damiano. Adagiato tra gli ulivi è un luogo carico di profonda suggestione e autentica spiritualità. Non ci sono corpi da contemplare, l'ambiente è essenziale, pochi sono i riferimenti artistici. Eppure la prima chiesa materialmente restaurata da Francesco è ancora capace di trasmettere un messaggio di grande fede e, ancora di più, di profonda umanità. Non è un caso che proprio qui sia stato composto il cantico delle creature, un inno alla bellezza del cosmo, all'amore di Dio, alla capacità di perdonare e di essere strumenti per la costruzione della pace. E' un oasi talmente toccante che neppure l'overturismo può scalfire, un'ora di riflessione fra cielo e terra, prima di ritornare al leggendario squallido quotidiano. Laudato sì, o mì Signore, per la nostra matre terra...

Santa Maria degli Angeli è un altro luogo pieno di interessanti contraddizioni. Tutto "dice bene" di ciò che esiste in ogni angolo dell'Universo, più di così non ci si potrebbe asepttare. Invece sembra che ci sia bisogno di uno specifico "ufficio" per "bene dire"le persone. E per di più un ufficio chiuso, ahimé! Si contempla la Porziuncola, altra chiesetta campestre ricostruita da Francesco nonché luogo da lui scelto per riunire i suoi frati, è uno spettacolo, perfino la pala e le pitture di Ilario da Viterbo non disturbano la concentrazione. Intorno a questa cappella si sono riuniti per la prima volta tutti i francescani, ancora vivo il Fondatore. E' il Capitolo delle stuoie, immaginiamo 5000 frati accalorati nella discussione, soprattutto in quella che si sarebbe rivelata decisiva: come conciliare rifiuto del possesso e potere? come mantenersi in radicale povertà senza giungere fino alla radicalità delle origini, come vivere in una relativa comodità, senza tradire la rivoluzione dell'innamorato di Madonna Povertà? Accanto c'è la cappella del Transito, un umilissimo tugurio dove lui ha voluto morire, nudo sulla terra nuda. Tutto ciò, molto toccante, è collocato nel cuore di una grande chiesa tendendte al barocco, costruita a più fasi per accogliere le centinaia e le migliaia. La cupola gigantesca, visibile da ogni altura della piana sotto il Subasio, ricorda quella di San Pietro, un'enormità a difendere l'assolutamente povera tomba di Pietro. C'è poi la memoria di un uomo di pace, gli ingressi delle chiese che parlano di lui sono presidiati dai soldati con tanto di mitra. Sì, le cosiddette Strade Sicure trasformano in fortilizi anche le testimonianze più eclatanti della potenza della nonviolenza e della speranza di giustizia.

Infine c'è anche La Verna. E' l'antica montagna selvaggia, dedicata in tempi precristiani alla dea degli umbri chiamata Laverna, quella che presiedeva ai boschi, alle rocce carsiche, agli anfratti rocciosi. Viene donata a Francesco, che la elegge a luogo di preghiere e di relazione con Dio. Una brava suora, infilando senza troppa invadenza qualche pio suggerimento di vita e di fede, ci accompagna con un entusiasmo contagioso. Si vede la chiesetta edificata fin dall'inizio per accogliere i pellegrini, il corridoio con i dipinti moderni che illustrano la vita del santo, il Sasso Spico e il letto di pietra, infine il centro di tutto, la cappella della stimmate, là dove un serafino, apparendo a Francesco immerso in preghiera, avrebbe trasformato "l'amante nell'amato", imprimendo nella carne - nelle mani, nei piedi e nel costato - i segni sanguinanti dell'amore e della passione del Cristo. 

Insomma, chi è Francesco? E' quello di Tommaso da Celano o quello dei Fioretti, quello di Bonaventura da Bagnoregio o quello di Giotto, quello del Canto XI del Paradiso di Dante o quello del Boccaccio, quello di Hesse, di Barbero, di Cazzullo, di Cardini, di Carlo Carretto o della grande Chiara Frugoni? Forse è un po' di ciascuno o forse non è di nessuno. Forse è quello la cui immagine ognuno vorrebbe imprimere dentro di sé, quella della Libertà, dell'Amore e dell'Accoglienza. 

giovedì 3 settembre 2026

Slovenia in piazza, Slovenija na trgu

Contro la devastazione della Slovenija
Trg Republike, a Ljubljana, ha ospitato mercoledì 2 settembre, un'imponente manifestazione di piazza. Si parla di diverse migliaia di persone (2500 secondo la polizia, ma dalle fotografie si evince un numero ben più elevato), chiamate dall'organizzazione Glas ljudstva (la Voce del popolo). Tale realtà di base, è stata protagonista già nel precedente periodo di governo Janša, delle manifestazioni in bicicletta che ogni venerdì sera  avevano portato nelle strade della Slovenia le ragioni di un'opposizione libera e popolare. E' importante conoscere cosa stia accadendo, può essere un segnale in controtendenza, là dove un'intera comunità promuove una riflessione politica assembleare e collettiva, in grado di mettere in discussione un potere che si crede indiscutibile. 

La protesta attuale nei confronti del da poco costituito governo di destra, è incentrata su diversi temi. Il primo è legato all'avvio della campagna per la raccolta di 40.000 firme, necessarie per l'indizione di un referendum contro la legge "omnibus", approvata a maggioranza dal parlamento sloveno all'indomani delle elezioni, addirittura ancora prima dell'installazione del nuovo esecutivo. Si tratta di un'insieme di norme, ritenute lesive dei diritti civili e potenzialmente pericolose per ciò che concerne il futuro della democrazia slovena. Tale legge, affermano i promotori (e leggendo il testo non si può certo dare loro torto), arricchisce i ricchi. Per questo, il referendum vuole dimostrare la volontà di difendere la giustizia sociale, la salute pubblica e i diritti dei lavoratori.

Il motivo principale e specifico della discesa in piazza del 2 settembre è legato a un'incredibile storia di corruzione e di conflitto di interessi, legata alla situazione di Boris Mijič, deputato eletto nelle liste di Resni.ca, formazione di fatto di estrema destra, guidata da Zoran Stefanovic, clamorosamente eletto presidente del nuovo Parlamento sloveno.  

"Boris Mijič si dimetterà? - si chiedono i manifestanti nell'invito a partecipare - Oserà guardare la gente negli occhi? Zoran Stevanović, che una volta promise "Potere al Popolo" in questa piazza, verrà? Quasi certamente no, e così facendo entrambi confermeranno ancora una volta di avere paura della democrazia e del vero potere del popolo. Domani, con uno sforzo congiunto, faremo arrivare il nostro messaggio forte e chiaro a Mijič e a tutti coloro che lo sostengono saggiamente, e a tutta la Slovenia".

"Tuttavia - continua Glas ljudstva - Mijič è solo il sintomo di una malattia ben più grave, a causa della quale abbiamo un governo in combutta con i responsabili del genocidio, che preannuncia la distruzione dello stato sociale e la persecuzione di chi la pensa diversamente, smantellando i diritti dei lavoratori e arricchendo spudoratamente le élite a spese dei più poveri e vulnerabili del Paese".

Sì, perché un altro dei temi che preoccupano i cittadini è la politica estera di Janez Janša, del tutto asservita all'attuale amministrazione Trump e all'azione violenta di Israele nei confronti di Gaza, del Libano e della Cisgiordania, anche con la prospettiva di una sollecita apertura della relativa ambasciata a Lubiana.

Insomma, sono tanti i motivi per guardare con interesse e con volontà di sostegno a ciò che sta accadendo al di là del confine, anche per trovare conforto dai "numeri" straordinari testimoniati dai cortei lubianesi.

mercoledì 2 settembre 2026

Pecore o capre?

Settembre, andiamo, è tempo di migrar... Non si vedono più le transumanze e gli antichi tratturi sono ormai quasi soltanto un ricordo. Ma si può cogliere l'occasione per qualche riflessione, tra il realistico e il simbolico...

Le pecore sono del tutto dipendenti le une dalle altre. Basta instradarne una e tutte le altre, senza eccezioni, la seguono senza recalcitrare. Basta un pastore, ancor meglio se aiutato da un cane, per muovere centinaia e centinaia di animali. Tutte insieme, ammassate una sull'altra, differenziate soltanto dalla ricerca di un filo d'erba o di un cardo con il quale nutrirsi.

Totalmente diverse sono le capre. Anch'esse hanno una certa gerarchia, riconoscono una vaga forma di potere a quella più forte o dalle corna più minacciose. Ma nell'insieme sono anarchiche, non possono essere inquadrate in un sistema precostituito. Devono essere lasciate libere di scorazzare, tra i boschi e tra i prati, sapendo che se la sapranno cavare da sole, anche in condizioni di difficoltà. Insomma, il regno animale offre varie forme di differenziazione, c'è chi si accoda alla massa e sente che l'unica cosa importante è lasciarsi trascinare dal resto del gregge. E c'è chi rivendica la propria autonomia, vuole pensare con la propria testa, affrontare il rischio della solitudine e dell'avventura.

E anche gli esseri umani fanno parte del regno animale... 

lunedì 31 agosto 2026

Un bel pomeriggio estivo a villa De Nordis

La bella villa De Nordis, la famosa dimora goriziana di Lyduska, è stata la straordinaria cornice della particolare "giornata" di Mesto knjige, la bella rassegna culturale promossa come in ogni vigilia di settembre a Nova Gorica.

L'attuale proprietario, Romano Facca, ne è stato il giardiniere e dopo la morte della contessa, ha ereditato l'edificio e il grande parco che lo circonda. La sua visita guidata è stata un capolavoro di conoscenza, informazione e simpatia. Tramite la sua voce e lo sguardo gettato sui saloni interni, si è potuta respirare l'aria antica di un mondo che non esiste più, costituito da viaggi, da cavalli, da nobili più o meno decaduti, da grandi personalità dai cognomi tramandati dai più importanti libri di storia. Anna Cecchini ha tracciato già nel suo testo, proprio con l'aiuto di Romano, un'esauriente e avvincente biografia della donna "dei due mondi",  vissuta tra Salcano e Kenia e ora sepolta nel piccolo cimitero di Sveta Gora, Monte Santo. La visita alla "casa" riempie di ulteriori contenuti quel fondamentle scritto e consente la riscoperta di un profilo biografico e di un sito fino agli ultimi anni quasi del tutto dimenticati. Sorprendentemente dimenticati.

Con la prima brezza della bella serata estiva è arrivato il "Letni čas", l'ormai  tradizionale dialogo stagionale teologico-filosofico con Mirt Komel, dedicato quest'anno a Dante Alighieri. Se nelle occasioni precedenti si è goduta la squisita ospitalità della knjigarna kavarna Maks, in questo caso il giardino di villa De Nordis si è rivelato la miglior locazione possibile per parlare di "paradiso". Navigando tra le suggestioni platoniche e il testo della Genesi, tra il pardes islamico e le perle di Samuel Beckett, si è data nuova voce alla terza indimenticabile Cantica della Commedia. Si è parlato di luce e di amore, di bellezza e di purezza, soprattutto si sono indagate l'eterna memoria del mitico tempo che fu e la forza del desiderio di una definitiva comprensione dell'essere. Tutto ciò si è generato senza dimenticare il presente, l'inferno della guerra che contraddice la luce paradisiaca, l'anelito alla sopravvivenza che condiziona le scelte politiche, economiche e sociali del presente. Tutto da riprendere, più analiticamente.

Ciliegina sulla torta (o qualsiasi altro frutto, vista l'abbondanza degli ulivi, delle pere, delle pesche, dei cachi...), la presentazione di Antonio Moresco, autore mantovano magistralmente introdotto  dalla giovane ricercatrice Giorgia Maurovich. I due hanno presentato la situazione del Pianeta nel tempo dell'antropocene - o meglio, direbbe Moresco, dell'occidentocene. La loro riflessione congiunta è stata  foriera di intense e note preoccupazioni, ma anche di prospettive cariche di bellezza e di speranza.

Il rinfresco finale ha consentito ai presenti di fermarsi ancora molto, in un luogo magico e con persone capaci di realizzare, nel loro piccolo, il sogno - evidentemente non ancora sfumato - germogliato nel corso dell'anno della capitale europea della cultura. 

martedì 25 agosto 2026

Ghiacciai "perenni" e montagne "incrollabili" (?)

La Marmolada, dal passo Sella
Si è cresciuti ripetendo la poesia dei ghiacciai perenni e dell'essere saldi come le montagne. Chi se lo poteva permettere, senza scomodare il Monte Bianco o il Rosa, fuori dalla stagione invernale andava sulla Marmolada o sul GrossGlockner a sfidare i crepacci. Chi desiderava misurarsi, con rispetto e trepidazione, con la grandezza delle montagne, anche se non affrontava la nord della Grande di Lavaredo, poteva godersi ardite ferrate o semplicemente percorrere piacevoli sentieri escursionistici ai piedi delle pareti strapiombanti.

L'estate 2026, come e molto più degli anni precedenti, ha aperto uno squarcio nelle tutt'altro che incrollabili certezze del linguaggio: i ghiacciai non sono più perenni, si stanno sciogliendo a vista d'occhio, con lo zero termico oltre i 4500 metri e le cascate d'acqua che irrigano le pareti piramidali del Cervino. Le montagne non sono più salde, con crolli impressionanti dai blocchi massicci del Pelmo e della Moiazza, con scariche di sassi e pietre giganti un po' ovunque. Il caschetto, normale compagno di tante avventure, è diventato un'indispensabile precauzione, da non dimenticare anche negli apparentemente semplici attaversamenti dei prati.

Ci si mettono anche gli incendi - e che incendi! - a frammentare, spezzare, devastare non solo i boschi ma anche le ghiaie sottostanti e alle quote più alte il permafrost, vera e propria provvidenziale colla che aggrega la materia, sembra ormai piegato, quasi definitivamente, alla dura legge del cambiamento climatico.

Ecco, forse si è dato uno sguardo distratto alle fotografie di questo agosto, ci si è lasciati sfuggire un oh di meraviglia davanti al fumo provocato dai ciclopici crolli, si è criticato i numerosi indisciplinati che ignorando gli avvisi si sono trovati nel mezzo di pericolose piogge di frammenti.

Ma anche chi non ama particolarmente la montagna, non può provare un sentimento di angoscia nel vedere ciò che sta accadendo. In un lasso di una manciata di decenni, la situazione si è modificata quanto nell'intera plurimillenaria era postglaciale precedente. E basta avere trent'anni per poterlo testimoniare! 

Insomma, sembra che il declino sia irreversibile e che tra breve non esisteranno più le nevi perenni che hanno ispirato l'Hemingway del Kilimangiaro e che non avrà più senso paragonare la saldezza morale alla stabilità dei picchi rocciosi. Non solo la natura, ma anche il linguaggio sarà costretto a cambiare, come peraltro aveva profetizzato l'indimenticabile Dino Buzzati. E forse, questa è solo la metonimia di un frammento che denuncia la gravità del Tutto. 

lunedì 24 agosto 2026

In Cammino per la Pace: la marcia mondiale ad Aquileia (e a Fiumicello)

Raggiungerà anche Aquileia la Peace Walk to Jerusalem, la marcia internazionale della pace che dopo essere partita da Finisterre, in Spagna, tocca tutta l'Europa per arrivare a Gerusalemme. Un passaggio estremamente significativo quello di Aquileia, all'ombra della sua Basilica luogo di incontro di popoli da oltre millesettecento anni. L'appuntamento è per venerdì 28 agosto, alle 12.30 circa, quando, accolte dal sindaco Zorino, dai responsabili dell'Associazione Pax Christi e da quelli della Basilica, decine di pellegrini giungeranno in piazza Capitolo, per poi ripartire per la loro marcia e chiedere una cosa sola: giustizia e pace.


Sempre venerdì  28, dopo la breve sosta aquileiese, i marciatori proseguiranno il loro cammino verso il Comune di Fiumicello Villa Vicentina, dove saranno accolti con una serie di interessanti proposte e iniziative di incontro e sensibilizzazione, come da programma allegato. 

Ripartiranno da Fiumicello sabato 29, salutati da cittadini e istituzioni, per raggiungere di seguito Monfalcone, Nabrežina e Opčine, dove saranno raggiunti dalla colonna di viandanti partita da Ljubljana.

Per quanto possibile, chi lo desidera può unirsi ai camminatori, sia partecipando fisicamente al percorso di qualche chilometro, sia rendendosi presente alle varie iniziative moltiplicate sul tragitto.