E' quanto accaduto negli scorsi giorni nella suggestiva atmosfera del monastero di Lehnin, a un'ottantina di chilometri da Berlino. Si è svolto il terzo momento dello straordinario progetto Polyverse, promosso da Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia insieme alla Sinagoga di Atene e alla comunità evangelica di Kloster Lehnin, con la attivissima partecipazione della grande Moschea di Roma, nell'ambito del settore di Creative Europe dell'Unione europea. E se nella capitale greca era stato l'imam Nader Akkad a commuovere tutti, mentre cantava il Corano nel luogo di preghiera ebraica, questa volta è stato toccante il rabbino Gabriel Negrin, cantando con voce vibrante un salmo nella chiesa protestante. E' accaduto in una funzione entusiasmante, incentrata sulla parola di Dio, guidata da due pastori, lui sovrintendente di zona, lei - la "nostra" Almuth - parroca del luogo, uniti non solo nella funzione religiosa ma anche nella vita.
Ci sono stati momenti di alta cultura, con ottimi interventi sui temi legati alla musica e al dialogo interreligioso, ma soprattutto c'è stato il coro.
Cosa si può dire di una simile compagine? Costituita in tre occasioni diverse, con esibizioni a distanze non minori di 1500 chilometri le une dalle altre, ha espresso non soltanto un'eccezionale performance artistica, ma anche una straordinaria amicizia. Tra i coristi - otto sloveno-italiano-friulani, otto tedeschi e otto greci, diretti rispettivamente dai bravissimi Maestri Mateja Černic, Gherard Oppert e Sakis Negrin - si è creato un affiatamento fatto di dialoghi filosofici, condivisioni di esperienze, momenti di grande divertimento e naturalmente capacità di comunicazione musicale e artistica.
Tutti insieme hanno cantato brani delle tradizioni religiose corrispondenti e hanno concluso ancora una volta con Polyverse echoes, la straordinaria opera scritta da tre totalmente diversi compositori di fama internazionale, Beatrice Orlando, Sakis Negrin e Aaron Dan. Mentre si sentivano scandire le parole, in latino, greco, arabo, ebraico, italiano, inglese, tedesco, si comprendeva bene un fatto: il progetto non era più una promozione del dialogo tra le diverse religioni, ma aveva centrato, al di là di ogni previsione, un obiettivo molto più importante, ovvero il superamento del "problema" in una nuova modalità di essere in questo mondo. In questa prospettiva, non è tanto importante rispettare e armonizzare le diversità, quanto viverle pienamente, godendo di ogni istante di questa bellissima e così radiclamente umana condivisione di suoni, di esperienze, di storie personali e collettive.
E questo è molto di più di quanto si pensava di realizzare. Non si è solo favorito il dialogo fra le religioni, ma si è creato un vero e proprio lembo di un altro mondo possibile. Grazie a tutte e tutti coloro che lo hanno reso possibile, in particolare a Sara Zamparo e Mattia Vecchi della Basilica di Aquileia e ad Andrea Donda, dell'Agenzia Argo che ha seguito lo svolgersi del progetto complessivo.




