giovedì 23 aprile 2026

Un mattino di Praga

 

E' la mia prima volta a Praga. Ci sono venuto per lavoro, senza molto tempo da dedicare a gironzolare.

Eppure questa mattina, mentre camminavo da solo sulla riva della Moldava, ho sentito, sia pur frammentaria e quasi timorosa di disturbare, la sua voce. 

Non è la voce che scende dalla città alta, immenso complesso di palazzi contesi tra vescovi, imperatori e presidenti. Non è la voce di migliaia di monumenti sparsi ovunque o del coraggioso Nepomuceno che ha preferito la morte, gettato nel fiume, piuttosto che tradire il segreto confessionale (e per questo la sua statua ha meritato un posto su tutti i ponti e le passerelle della Mitteleuropa). Non è il vociare scomposto di milioni di gruppi sciamanti da una parte all'altra, alla caccia della foto più originale, che al ritorno a casa non interesserà neppure a chi l'aveva scattata.

E' la voce invece degli ebrei del ghetto, delle meravigliose sinagoghe svuotate per sempre dalla furia nazista, delle tombe disordinate di un cimitero nel cuore della città antica, sepolture sovrapposte l'una all'altra fino a formare un immenso non macabro ma originale terrapieno.

E' la voce dei bimbi silenziosi, pronti a farsi inghiottire dalle scuole, con i loro zainetti e il sorriso tenue, come di chi inconsapevolmente presagisce la complessità e la maestà della vita.

E' il rumore soffuso dei tram, la cascata della Moldava, le note di Smetana che risuonano nella mente e nel cuore. E sono soprattutto Kafka e Kundera che sorpassano le limitazioni dello spazio e del tempo, Gregor Samsa con le sue disperate metamorfosi e l'insostenibile - sì proprio insostenibile - leggerezza dell'essere.

E' anche il tracollo di un impero che accomunava strade circondate da caseggiati asburgici e miriadi di chiese cattoliche edificate per controriformare hussiti e protestanti. Ed è Jan Palah in piazza Venceslao, protesta infuocata contro l'arrivo dei carriarmati dall'oriente, nell'"altro" '68 europeo. Ma è anche la resistenza e l'occupazione hitleriana, la voglia di riscatto e di giustizia soffocata da nuovi inattesi totalitarismi, le vie nel grigiore solitario della dittatura, l'effimero trionfo del liberismo, così lontano dal sogno della rivoluzione di velluto, del Potere dei senza potere del primo presidenteVaklav Havel.

Se andate a Praga, non perdetevi una breve o lunga passeggiata di prima mattina. Non lo si crederebbe possibile, ma la città parla ancora e cerca di rompere la sfera di cristallo dell'indifferenza e dell'estraneazione. A Praga vive oltre un milione di persone. Sono gli eredi di tutto il bene e il male che si è concretizzato tra le strette vie e i pinnacoli antichi e moderni. La loro voce, grondante di storia, ancora si fa sentire. Sì, ma quando tutto sembra tacere e le bandierine delle guide non sventolano davanti a orde assetate di nuove rapide e momentanee emozioni.

lunedì 20 aprile 2026

Ad Aquileia, il 3 maggio, a proposito di pace e dialogo interreligioso...

 

Aquileia torna a essere centro di riferimento per il dialogo interreligioso, l'arte musicale e la contemplazione della bellezza. Musulmani, ebrei, cattolici e protestanti si incontreranno la mattina della prossima domenica, 3 maggio 2026, prima nella sala consiliare del Municipio e poi nella meravigliosa Basilica, per vivere un momento straordinario di incontro, di giustizia, di amicizia e di pace. Per partecipare, occorre iscriversi entrando nei siti www.basilicadiaquileia.it e https://www.polyverseproject.eu. Ecco il comunicato stampa della Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia: 

Un canto corale, nato dalle esperienze di quattro confessioni religiose diverse, unite come esempio virtuoso di pace interreligiosa. È questo il cuore di Polyverse, progetto sostenuto dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea e che vede
come lead partner a livello continentale la Basilica Patriarcale di Aquileia. Insieme a questa, sito UNESCO dal 1998 e tra i più antichi luoghi di culto cristiano ancora in funzione al mondo, hanno lavorato la Comunità Ebraica di Atene, l’Abbazia
evangelica di Lehnin in Germania e la Grande Moschea di Roma, insieme al Future for Religious Heritage e all’agenzia di progettazione europea Argo.

In due anni di lavoro, resi ancor più complessi dalla situazione internazionale, i partner hanno dato vita ad un progetto che non conosce confini tra le fedi e le confessioni: la creazione di un coro interreligioso e la composizione di un brano – scritto a sei mani e cantato in cinque lingue – che sarà presentato in tutta Europa, a partire proprio dalla Basilica di Aquileia.

Il concerto del coro interreligioso di Polyverse, con l’esecuzione del brano “Polyverse Echoes”, sarà l’atto conclusivo di una residenza artistica ad Aquileia – dall’1 al 3 maggio - con coristi provenienti da tutta Europa, e di una mattinata di incontro e scambio di opinioni tra appartenenti alle quattro diverse confessioni che partecipano al progetto: cattolici, protestanti, musulmani ed ebrei si incontreranno insieme nel segno della musica. Il momento clou, e aperto al pubblico, sarà proprio la mattina di domenica 3 maggio: prima si terrà l’incontro interreligioso, nella sala consiliare del Municipio di Aquileia, con poi il trasferimento nella vicina Basilica Patriarcale per assistere tutti insieme al concerto e alla prima esecuzione assoluta del brano.

“Si tratta di un momento storico molto complesso, e in cui risulta ancor più importante celebrare l’unità dei popoli nelle loro differenze” spiega il direttore della Fondazione Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia Andrea Bellavite. “Due anni fa, quando è iniziato il progetto Polyverse, non potevamo immaginare che il mondo intorno a noi sarebbe cambiato così drasticamente, anche
a causa di conflitti mascherati da guerre di religione. Questo progetto invece, che vede lavorare fianco a fianco persone di religione cattolica, protestante, islamica ed ebraica, vuole essere un piccolo antidoto all’odio. In più” conclude Bellavite “durante la mattinata di lavori ci uniremo nel ricordo delle vittime del terremoto del 1976, nel cinquantesimo anniversario del sisma e a poche ore dalla grande celebrazione condivisa di Gemona del Friuli. Sarà un momento di grande riflessione tra le confessioni religiose, nel segno di chi non c’è più e nell’augurio di una pace tra i popoli”.
 
Il progetto Polyverse è finanziato dal programma Europa Creativa Cultura, e la realizzazione del progetto è stata seguita dall’agenzia di progettazione europea Argo. “Questo programma” spiega Andrea Donda, di Argo “sostiene la cooperazione cultural-artistica transnazionale e la circolazione delle opere creative. Il progetto si inserisce in una visione più ampia dell’Unione Europea, che riconosce nel patrimonio religioso e culturale un valore fondante dell’identità europea, da tutelare e valorizzare come strumento di coesione sociale e di dialogo interreligioso. Attraverso Polyverse” conclude Donda “l’Unione Europea investe non solo nella musica, ma nella capacità delle nostre società di convivere in modo diverso, rispettoso e creativo.”

Internazionali e interreligiosi non sono solo gli enti che partecipano al progetto, ma anche i coristi membri del Coro Polyverse e i tre compositori che hanno realizzato il brano inedito Polyverse Echoes. “Ogni partner ha attivato una procedura di selezione a bando per individuare un compositore della sua area di competenza” chiarisce Sara Zamparo, punto di riferimento del progetto Polyverse per la
Basilica di Aquileia. “Nel nostro caso la scelta è ricaduta su Maria Beatrice Orlando, giovane compositrice friulana con già all’attivo importanti collaborazioni con realtà di rilievo, locali e nazionali. Per quanto riguarda il coro invece, ci siamo rivolti a un’altra realtà regionale, il Mittelvox Ensemble di Gorizia diretto da Mateja Černic, ritenendo che la ricchezza umana di questo coro (con membri di cultura italiana e di cultura slovena) possa rappresentare un ulteriore valore aggiunto in un progetto che
fa del dialogo tra culture il suo centro. Ulteriore attenzione infine merita la doppia scelta di Maria Beatrice Orlando come compositrice e Mateja Černic come direttrice” conclude Zamparo “due interpreti al femminile della musica e due eccellenze in rosa della cultura del Friuli Venezia Giulia.”

Il convegno, ospitato dalla Sala Consiliare del Comune di Aquileia, vedrà la partecipazione di Andrea Bellavite e Andrea Donda, insieme al rabbino capo della Comunità Ebraica di Atene Gabriel Negrin, alla pastora Almuth Wisch della Chiesa evangelica protestante di Lehnin (Berlino), all’imam Nader Akkad della Grande Moschea di Roma e a don Franco Gismano, delegato per l’Arcidiocesi di Gorizia.
Al termine del convegno, ci si trasferirà nella vicina Basilica Patriarcale, patrimonio UNESCO dal 1998, dove a mezzogiorno, dopo una breve visita guidata a cura del direttore della stessa, Andrea Bellavite, andrà in scena il primo concerto in assoluto del Coro Polyverse, con, tra gli altri brani, l’esecuzione in prima mondiale del brano “Polyverse Echoes”, composto a sei mani da Aaron Dan, Sakis Negrin e Maria Beatrice Orlando.

Le prenotazioni, sia per il concerto che per il convegno, sono aperte sul sito ufficiale della Basilica Patriarcale di Aquileia (www.basilicadiaquileia.it) e sul sito del progetto Polyverse (https://www.polyverseproject.eu).

Il sole tramonta a "Occidente"

Il paradosso delle religioni cosiddette "del Libro" - ovvero, in ordine di apparizione, ebraismo cristianesimo islam - consiste nel rivendicare l'assoluta trascendenza di Dio e nel restringerlo contemporaneamente alla rispettiva visione immanente del mondo.

Non a caso, le tre forme religiose da una parte affermano con forza il comandamento di "non nominare Dio e non farsene alcuna immagine", dall'altra pretendono non solo di esplicitare con parole la sua volontà, ma anche di affidare ad autorità del tutto umane (rabbini, sacerdoti, imam, ecc.) il compito di intepretarla nei diversi contesti del tempo e dello spazio.

In questo contesto ogni religione, in momenti e in modi diversi a seconda delle dinamiche di maggioranza o minoranza, in nomine Dei ha proposto sé stessa come "unica", ritenendo le altre "false" oppure "imperfette". Ognuna di esse inoltre, si è distinta nella capacità di inserirsi nelle dinamiche storiche dei diversi momenti, a volte identificandosi con il potere politico, a volte contestandolo, a volte ancora entrando in relazione di complementarietà.

Ci sono infatti Stati laici o teocratici, all'interno dei quali il ruolo dei responsabili religiosi si configura rispettivamente come forma di rispetto e adeguamento ai valori del pluralismo oppure, al contrario,  di guida suprema delle scelte e degli orientamenti. Molto particolare è il caso della Chiesa Cattolica che vanta il più teocratico degli Stati del Mondo, la Città del Vaticano e nello stesso tempo il suo "capo assoluto" utilizza la forza di tale autorità per farsi portatore di un'autorevolezza morale a partire dalla quale ritiene di verificare e giudicare ogni altra forma di esercizio del Potere.

In realtà questo sistema è in crisi. Non sono le diverse confessioni del cristianesimo a essere in crisi, ma il Mondo cosiddetto "occidentale" che per ben oltre un millennio ha riconosciuto in esse la fonte della propria anima e della  propria ispirazione. Tale parte del Pianeta, mai stata così forte finanziariamente e militarmente, vive un'evidente e probabilmente definitiva agonia. Sostenuta da un gigantesco sistema economico, manifesta tuttavia la propria mancanza di speranza nel pericolosissimo tentativo di salvare esclusivamente sé stessa. I cristianesimi se ne sono ben accorti e, in ordine sparso, cercano di svincolarsi dalla presa mortale del capitalismo liberista alla nascita del quale hanno in diversi modi contribuito oppure sostengono i laici pontefici dell'Apocalisse, riconoscendoli addirittura come i nuovi Messia e valorizzandoli come predicatori di nuove crociat e contro i presunti "infedeli" (il riferimento a Trump - e non solo a lui - è d'obbligo).

Possono le religioni sfuggire al destino finale che le accomuna alla e alle società delle quali sono state per tanti secoli parte ed espressione?

Sì, a condizione che recuperino il famoso comandamento e rinuncino alla pretesa di essere portatrici e interpreti di quel Dio che esse stesse raccomandano di non osar neppure nominare. In altre parole, dovrebbero riconoscersi come sistemi di culto, dottrine e orientamenti etici che sono soltanto umani e in questo modo offrire una temporanea, fragile e mutevole abitazione a tutti coloro che credono nell'esistenza di un Trascendente, ma non vogliono costringerlo negli angusti spazi di definizioni, concezioni del mondo, visioni culturali che sono esclusivamente umane.

In questo modo le religioni non esaurirebbero la potenza dell'esperienza della fede personale e forse potrebbero ridefinirsi come ambiti di autentica speranza per il futuro, senza il bisogno di strutture gerarchiche, di Stati religiosi e di organizzazioni diplomatiche, mediatiche e finanziarie.

giovedì 16 aprile 2026

Donald e Benjamin contro tutto e tutti

 

Sembra quasi che Francesco voglia innalzare il Mondo - in particolare le Gorica che si intravvedono sullo sfondo - verso un cielo di pace. O anche che stia cercando di raccogliere tutto il bene possibile per diffonderlo sulla Terra.

Bisogna dire che c'è proprio bisogno di testimonianze straordinarie come quella di colui che, secondo Dante, ha scelto come propria donna Madonna Povertà.

Il bullo di Washington e il suo degno compare di Gerusalemme credono di poter disporre del Pianeta come a loro pare e piace. Il primo rapisce presidenti, lancia missili sulla testa di coloro che lui definisce nemici, scatena guerre, minaccia cancellazioni di intere civiltà, bombarda scuole e provoca massacri di soldati e di civili. Il secondo, se possibile, è ancora peggio dell'altro: compie l'efferato genocidio di donne, bambini e uomini annientando i palestinesi di Gaza, invade la Cisgiordania sostenendo la prepotenza dei coloni, uccide alla cieca sparando nel gruppo in Libano, generando tragedie indicibili, anche qua bimbi innocenti, povere famiglia alla ricerca di uno sprazzo di sicurezza, politici impegnati nei percorsi di pace, poetesse e letterati capaci di trasmettere bellezza perfino nell'orrore assoluto di una guerra assurda.

Il Trump e il Netanyahu riescono addirittura in un'impresa che sembrava impossibile. Meloni e il suo entourage di scappati di casa sembrano all'improvviso svegliarsi da un lungo torpore. Dopo essersi prostrata fino all'imbarazzo davanti al presidente USA, ora osa dichiarare timidamente di non essere d'accordo con lui. Se le sente per questo come una scolaretta dal sedicente padrone del mondo e si trova costretta a cercare di riparare lo strappo (che peraltro sembra le abbia ridato un po' di fiato nei sondaggi a picco dopo il Referendum).

Ah sì, non è che Meloni abbia criticato il signor (si fa per dire) Donald per i motivi suddetti (bombardamenti a tappeto, scatenamente di conflitti fuori da ogni regola del diritto internazionale, rapimento e/o uccisione di capi di Stato ritenuti non allineati, ecc.), ma soltanto perché - a suo parere - avrebbe un pochettino esagerato nel rivolgere un'osservazione poco rispettosa a papa Leone XIV. Eh sì, toccare il pontefice è sempre pericoloso in fatto di consensi, tanto più in un Paese baciapile come è ancora l'Italia.

Ma cosa ha detto di tanto sconvolgente il buon Prevost, al punto da far infuriare il suo concittadino statunitense? Diciamo la verità, proprio niente di speciale. Ha detto che la guerra è un orrore, che gli interessi egocentrici avvelenano il Mondo, che i Capi delle Nazioni devono lavorare per superare i conflitti e fare la pace. Ovvio che ha ragione, anche se non è né il primo né l'ultimo a dirlo. Se le sente anche lui di santa (è il caso di dirlo!) ragione ma la sua reazione non si fa attendere. O meglio, afferma di non voler rispondere niente altro a Mister Trump, se non ribadire ciò che ha appena detto. 

A questo punto, terminato il viaggio in Africa e ritrovato un ruolo di protagonista morale riconosciuto da una parte consistente dell'umanità, proprio in forza di questa autorevolezza - paradossalmente alquanto rinvigorita dagli strali trumpiani - deve proprio cercare di andare a Gaza, a Beirut, a Teheran, in Cisgiordania e a Gerusalemme. E' vero, può rischiare, dal momento che i suoi interlocutori non sembrano avere nessun rispetto per la vita umana. Ma forse potrebbe dare un'iniezione di grande forza ai milioni di esseri umani che vogliono la Pace e, come dice la Costituzione della Repubblica Italiana, ripudiano la guerra. Insomma, come si scrive spesso oggi richiamando l'articolo 11, IO R1PUD1O.

sabato 4 aprile 2026

Pasqua, velika noč: viandanti di Luce

 

Secondo i vangeli, in quel famoso mattino, c'erano molti marciatori lungo le strade di Gerusalemme. Era finito da poco il grande sabato pasquale e ci si poteva incamminare verso il sepolcro.

Le prime erano senz'altro le amiche di Gesù, ansiose di onorare il suo corpo con aloè e unguenti profumati. Non si voleva una sepoltura di re, ma soltanto esprimere riconocenza e soprattutto tanto Amore.

Secondo Giovanni, la prima viandante fu Maria Maddalena. E' una delle figure più belle del Secondo Testamento, protagonista indiscussa di quelli che da un certo punto in poi sono stati relegati nel cassetto dei cosiddetti "apocrifi". Ha visto per prima il Risorto, perché a differenza di chi fonda la propria fede sulla ragione e si perde nei meandri dell'immenso Dolore, lo ha accolto in una fede del tutto indimostrabile, soltanto sentendosi chiamare per nome. Che dalla morte si possa risorgere non è una certezza, è una speranza, non è un oppio per dimenticare la spaventosa ingiustizia che grava sul Mondo, ma un balsamo d'amore che non richiede preghiere, ringraziamenti o richeste di perdono.

Gli altri a camminare, anzi a correre, furono i discepoli, Pietro e "quello che Gesù amava", che arriva per primo al sepolcro, ma lascia rispettosamente entrare il collega. E' di nuovo un messaggio d'amore, che travalica l'ansia di certezze e accomuna ogni essere umano che accetta di trascendere stesso: il Risorto è l'uomo che esce dalla croce del tribalismo cavernicolo ed entra nello spazio della pace universale. Il Risorto è l'umano, anzi il vitale, che oltrepassa la sfera dell'apparenza per ricongiungersi con la consapevolezza dell'Essere. Il Risorto è chi cancella le armi dalla faccia della Terra e le trasforma in strumenti di vita, di salute e di giustizia. Il Risorto è chi non rivendica improbabili radici cristiane, ma riconosce Dio nel povero, nel sofferente, nel semplice, nel mite di cuore, nell'operatore di pace. Il Risorto è chi abbandona la priorità degli aggettivi (italiano, sloveno, pakistano o americano..., ma anche musulmano, cristiano, ebreo, buddhista o confuciano) ma celebra la bellezza della diversità affermando il fondamento del sostantivo "Homo". 

Il Risorto è il viandante, che cammina su questo misterioro filo teso sull'abisso e sostenuto da un "inizio" almeno quanto misterioso che la "fine". E' il pellegrino universale, sospeso tra la Luce e le Tenebre, tra il Logos e l'Eikon, capace di sintetizzarli in un ascolto che silenzia la parola e lascia parlare il silenzio.

Buona Pasqua, viandanti della Vita, con le gambe, con la mente e soprattutto con il Cuore.

mercoledì 1 aprile 2026

Si lascino in pace i giovani e ci vadano i vecchi, a morire in guerra...

 

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Perché le guerre vengono sempre decise dai vecchi e combattute dai giovani? Nel XX secolo, non solo in Europa, centinaia di milioni di ragazzi, tra i 17 e i 25 anni, sono stati massacrati. Nelle due guerre mondiali sono state falciate generazioni intere, soprattutto di maschi, inquadrati nelle diverse divise militari. Anche attualmente, si parla addirittura di un milione di persone, appena uscite dall'adolescenza, immolate sull'altare degli squallidi dei della guerra, non Giove o Marte, ma i vari Trump, Netanyahu, Zelensky, Putin e tutti gli altri abitanti di questo immondo Olimpo... Come fermare questa terribile catena di morte che sembra condurre l'umanità sul piano inclinato che potrebbe condurla alla sua stessa estinzione?

Perché non rovesciare le età? Perché non permettere ai giovani di affrontare l'avventura dell'esistenza, senza stroncargliela sul nascere? Perché non spedire sulla prima linea gli ottantenni, i settantenni o anche i sessantenni, che hanno già percorso buona parte del loro cammino esistenziale?

Se fossero i giovani a dover decidere, quando non imbottiti dalle idee malsane dei loro padri e nonni, farebbero capire a tutti quanto sia insensato versare il proprio sangue per un pezzo di stoffa svolazzante, per un signorotto feudale che si arricchisce vendendo i cadaveri dei suoi figli, per una malintesa concezione di dio patria o famiglia. Se fossero loro a decidere, sceglierebbero di sicuro di vivere, non di morire atrocemente e forse farebbero di tutto per non mandare a morire anche coloro che li hanno preceduti.

Si dovrebbe riservare la leva agli anziani, possibilmente dando loro in mano giocattoli di latta, perché la loro crudeltà li potrebbe portare a immaginarsi divini e a seminare scandalosi assassinii, come i porci che andavano a Sarajevo e pagavano per avere l'onore di sparare da lontano a donne, uomini e bambini inermi. Mandare alla guerra i vecchi e salvare la vita dei giovani, cancellare dalla storia le armi e sostituirle con giochi di pace, credere nell'utopia della nonviolenza e sperare contro ogni speranza.

Dietrich Bonhoeffer, consapevole del pericolo rappresentato da Hitler per l'intera umanità, pur essendo un convinto pacifista nonviolento, si domandava con quale mezzo si potesse fermare il dittatore nazista. la sua scelta, maturata in una coscienza dilaniata dal dubbio, fu quella di partecipare al fallito attentato del 1944 e pagò con la morte a Flossenburg la sua decisione. Oggi, di fronte ai deliri di onnipotenza di Trump, alla pena di morte "etnica" comminata da Israele ai palestinesi, alla radicale incapacità e mancanza di volontà dell'Europa di una mediazione efficace, alle stragi che si verificano ovunque, come scuotersi da una venefica rassegnazione? Non è forse lecito porsi gli stessi dubbi del grande pastore, autore di "Resistenza e resa", uno dei più importanti testi, "obbligatori", dell'intera letteratura del Novecento?

martedì 31 marzo 2026

Ad Assisi, dal 4 al 6 settembre, con "i viaggi di èStoria"

 

La sera del 3 ottobre 1226, disteso sulla nuda terra nei pressi della cappella della Porziuncola, muore Francesco, una delle figure più ammirate e amate dell'intera storia della Chiesa.

Dante Alighieri, nel meraviglioso XI canto del Paradiso, racconta in un impareggiabile sintesi la sua vita, narrata nella finzione poetica dal domenicano Tommaso d'Aquino.

Anche se ai suoi frati, nel momento del trapasso, raccomandò la donna sua più cara (la Povertà) e comandò che l'amassero a fede, passarono solo due anni e la fama della sua santità si diffuse ovunque. Iniziò ben presto ad Assisi la costruzione delle basiliche, quella inferiore e quella superiore, alla decorazione delle quali concorsero alcuni fra i più famosi artisti di tutti i tempi: Cimabue e Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti, solo per portare qualche esempio.

Per onorare il ricordo del Santo per eccellenza, èStoria propone uno straordinario viaggio, con partenza e ritorno a Gorizia, dal 4 al 6 settembre 2026. Sia pur nel breve frangente di un fine settimana, sarà possibile ripercorrere in loco alcune delle tappe salienti della sua vita. Si visiterà Assisi, dove nacque al mondo un sole, come fa questo talvolta di Gange. In particolare, ci si soffermerà a lungo nella contemplazione dei capolavori custoditi nella Basilica, ma soprattutto ci sarà il tempo per riflettere nella semplicissima cripta scavata nella roccia, dove sono conservate le reliquie di Francesco. Non potrà mancare un omaggio a Santa Chiara, dove è esposto il crocifisso che secondo la tradizione gli avrebbe parlato per invitarlo a ricostruire la chiesa. Come non immergersi poi nella dolcezza del paesaggio di San Damiano, il primo luogo di romitaggio e di accoglienza dei primi discepoli, Bernardo, Egidio, Silvestro...? La città di Assisi, molto antica, con il foro romano nascosto sotto la piazza principale, offre tanti altri motivi di visita, anche semplicemente di passeggio, in un'atmosfera di una spiritualità talmente intensa da resistere perfino al comunque onnipresente iperturismo. Non a caso il filosofo e pedagogista nonviolento Aldo Capitini, insieme a Danilo Dolci il più noto costruttore di pace dell'Italia del XX secolo, ha scelto proprio Assisi come meta dell'annuale marcia che ogni anno, dal lontano 1961, porta nella città sotto il Subasio decine di migliaia di persone che invocano la pace e la giustizia per tutte le nazioni del mondo. Ovviamente ci sarà una sosta a Santa Maria degli Angeli, la grande chiesa che contiene la dolce edicola restaurata dalle mani del Santo e la minuscola cappella del transito, dove si vede la nuda terra sulla quale ha esalato l'ultimo respiro. Un'ultima tappa, nel corso del viaggio in corriera, è prevista presso il Santuario de La Verna, un incantevole sito incastonato tra le rocce, crudo sasso intra Tevere e Arno, (dove) da Cristo prese l'ultimo sigillo, che le sue membra due anni portarno.

Andando e tornando ci sarà modo di scambiarsi opinioni, ascoltare approfondimenti, leggere brani scelti dagli scritti di San Francesco e dagli innumerevoli testi a lui dedicati, guardare qualche film di grandi registi che si sono cimentati con un soggetto così complesso e affascinante, Liliana Cavani (ben due volte), Roberto Rossellini, Franco Zeffirelli, soltanto per portare qualche nome.

Ah sì, i francescani e le clarisse illustreranno "in diretta" i luoghi più significativi, l'intero percorso sarà accompagnato dall'autore di questo blog e il coordinamento tecnico è dell'Associazione èStoria. Per informazioni e prenotazioni si consiglia di visitare il sito www.estoria.it/estoriabus