venerdì 1 luglio 2022

Di chi è Piazza Transalpina. Una curiosità...

 

Con determina 26 maggio 2022, il Comune di Gorizia ha acquisito al patrimonio comunale la P.C. numero 943/3, in altre parole, la Piazza Transalpina.

Di chi era prima? Della Rete Ferroviaria Italiana S.P.A. Il passaggio è costato circa 46.000 euro, comprensivo delle spese notarili.

Ben pochi a Gorizia sapevano che quella che di giorno in giorno sta diventando uno dei principali punti di riferimento della "capitale europea della Cultura, non appartenesse fino a meno di due mesi fa al Comune di Gorizia.

Chi ha autorizzato tante manifestazioni sul confine? Di chi la responsabilità in caso di eventuali problemi, anche di ordine assicurativo? Quante richieste di occupazione del suolo pubblico all'ente non competente per rilasciarle?

Si suppone che a suo tempo siano state rilasciate tutte le autorizzazioni del caso, negli indimenticabili momenti del primo abbattimento della rete sulla piazza e della costruzione del monumento centrale. Ma la domanda resta in sospeso. Qualcuno sapeva di chi fosse la piazza? C'è stato bisogno dell'intervento del GECT/EZTS in vista dei lavori verso il 2025 per "sanare" la questione, altrimenti la parte italiana della piazza simbolo dell'unità nella diversità dei cittadini novo e staro goriziani, non sarebbe mai stata proprietà dei cittadini di Gorizia? (testo ispirato da una ricerca documentaria di Nevio Costanzo)

giovedì 30 giugno 2022

La Risiera senza una guida in lingua slovena. Appunti e proposte di confine...

La scorsa settimana il Primorski dnevnik ha pubblicato un’interessante riflessione, suscitata da una gita scolastica a Trieste organizzata da un Liceo di Lubiana. Era prevista la visita a uno dei luoghi simbolo dell’occupazione nazista nella zona del Litorale, la Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio collocato sul territorio italiano. Nei suoi lugubri locali sono stati rinchiusi e hanno trovato la morte migliaia di persone, appartenenti a numerose nazionalità, tra essi anche tanti sloveni, oppositori politici e cittadini inermi.

Alla richiesta di una guida in lingua slovena, la docente che guidava il gruppo si era sentita rispondere che “no, nella Risiera di San Sabba a Trieste non è prevista la presenza di una guida che conosca lo sloveno”. Ci sono i depliant multilingui e le didascalie sotto le raccolte di reperti, ma proprio non c’è una persona in grado di accompagnare i visitatori, illustrando la complessa vicenda del monumento, parlando nella lingua di tanti triestini oltre che di qualche milione di “vicini di casa” e sottolineando come esso sia collegato alla storia del popolo sloveno nel secolo breve. Docenti e studenti si sono arrangiati ugualmente, e anche molto bene, grazie all’intervento volontario di un giovane esperto autonomamente contattato. Ma è possibile che chi gestisce la Risiera non provveda all’assunzione di una guida specializzata da coinvolgere, a disposizione degli ospiti sloveni?

E’ importante questa denuncia, anche in vista dell’appuntamento di Nova Gorica e Gorizia, capitale europea della Cultura 2025. Come è la situazione nelle città di confine? C’è un adeguato supporto di personale competente – in italiano, sloveno anzitutto e poi anche in tante altre lingue – per gli ospiti che incroceranno i monumenti delle due città e dei dintorni?

La quasi totale ignoranza della lingua slovena da parte degli abitanti italiani di Gorizia – almeno di quelli che hanno più di venti anni – è un dato drammatico, consapevolmente o meno viene dato per scontato che “conoscendo quasi tutti gli sloveni l’italiano”, non sia necessario compiere alcuno sforzo per trattarsi da pari a pari, non costringendo sempre una delle due parti a rinunciare sistematicamente all’uso della propria lingua materna. Qualcuno azzarda il principio di reciprocità, “perché noi dovremmo conoscere lo sloveno o dedicare qualche strada a importanti personalità slovene, quando ciò non viene preso in considerazione a Nova Gorica?”. Anche questa frase esprime la presunzione di chi si sente superiore agli altri, non tenendo in minimo conto di come la vecchia Gorizia sia evidentemente plurilingue e la nuova no. Ciò non esclude che in un rapporto intensificato, anche gli abitanti di Nova Gorica potrebbero riscoprire l’importanza della conoscenza dell’italiano o dedicare qualche luogo a personaggi che si sono distinti nel pensiero e nell’arte, come per esempio Carlo Michelstaedter, la pittrice Emma Galli o lo scrittore Celso Macor… Sembra quasi che la maggior parte degli italiani goriziani ritenga inconsciamente che la Slovenia finisca a Nova Gorica e non sia quindi uno Stato che dalla Transalpina si protende fino all’Ungheria. “Cosa può servirmi una lingua parlata in una zona così limitata e da poco più di due milioni di persone?” si dice, escludendo a priori la possibilità di dialogare con gli abitanti di Ljubljana o di Ptuj, ma anche con i propri conterranei, ciascuno nel proprio idioma.

Questa anacronistica visione contrasta anche con i recenti studi scientifici che dimostrano come la conoscenza di più lingue, imparate nella prima infanzia, moltiplichi a dismisura e non ostacoli le competenze linguistiche delle persone. A essa sembrano ispirarsi anche gli estensori del nuovo bando per l’individuazione del prossimo responsabile del percorso verso la Capitale europea della Cultura, al quale viene richiesta la conoscenza della lingua inglese, ma non necessariamente quella dell’italiano.

Del resto, se nessuno dei due parla la lingua dell’altro, occorre comunicare con un altro mezzo, appunto l’inglese. Certo, è senz’altro giusto che si insegni uno strumento veicolare che consenta di percorrere tutte le strade del Mondo. Tuttavia c’è da porsi qualche domanda, se si procede verso la celebrazione di una capitale della Cultura scelta proprio per la sua collocazione storica e geografica “di confine” e si comincia dando per scontato che sia necessario rinunciare a confrontarsi nelle proprie lingue materne, perché “tanto basta l’inglese”.

martedì 28 giugno 2022

Cristo si è fermato a Melilla...

Ceuta e Melilla. Lo si è studiato alle scuole medie, sono due piccoli lembi di Spagna confinanti con il Marocco. In altre parole, sono l'unica frontiera terrestre tra l'Africa e l'Europa. Per fermare l'immigrazione sono stati costruiti altissimi muri che circondano le due città. Ma per chi è disperato e fugge da guerre, persecuzioni e fame non c'è barriera insormontabile. Tanti sono coloro che tentano la fortuna e provano a scavalcare l'ostacolo. Quasi nessuno riesce nell'impresa, molti restano impigliati nel filo spinato, arrestati in Spagna vengono immediatamente rimpatriati in Marocco. Da una parte e dall'altra ricevono insulti, umiliazioni e percosse. Ecco il vero volto dell'Unione Europea, impegnata a inviare armi nel calderone della guerra ucraina e dimentica della sacca di Bihac, delle isole greche, dei lager di Erdogan, di quelli libici, delle morti in mare e nei boschi dei Balcani.

Ci vuole un massacro ogni tanto, come quello dei giorni scorsi a Melilla, per suscitare un breve ed effimero risveglio dal sonno. C'è una tragica classifica nel riconoscimento della dignità delle persone, ci sono quelle che meritano di essere accolte nel miglior modo possibile, ci sono quelle più o meno tollerate e ci sono quelle che vengono respinte con violenza o recluse nei veri e propri campi di concentramento. Anche in Italia è così, anche a Gradisca d'Isonzo, dove il Centro per il Rimpatrio racconta storie terribili di gabbie di ferro invalicabili, maltrattamenti, cibi immangiabili. A due passi da quella che sarà la "capitale europea della Cultura nel 2025". Mancano solo poco più di due anni, il minimo che ci si possa attendere per non vergognarsi ancora di più, è la cancellazione dell'istituto inaccettabile dei CPR.

Un pensiero mesto va dunque ai caduti di Melilla, che si aggiungono a migliaia e migliaia di altri esseri umani che il sistema condanna, se non alla morte, all'insignificanza di una vita tutta protesa a superare la linea di demarcazione tra il mondo dei pochissimi ricchi e quello dei miliardi di poveri. E' difficile credere ancora nella Politica, in assenza non solo di autentiche proposte sull'accoglienza, ma anche della possibilità di mettere in discussione un sistema iniquo. Si spendono cifre iperboliche per rifornire d'armi i portatori di squallidi interessi multinazionali e si chiudono sdegnosamente le porte davanti a chi bussa nella speranza di poter almeno sopravvivere. E ogni ucciso, ogni respinto, prima di ogni altra definizione, è mia sorella e mio fratello, parte integrante della mia famiglia che si chiama Umanità. "Ero forestiero e mi avete ospitato", disse un giorno il Maestro identificandosi con i poveri e rilevando che la loro accoglienza potrebbe essere l'unico criterio di discernimento nel giudizio definitivo.

lunedì 27 giugno 2022

The day after, il ballottaggio a Gorizia

Grazie, Laura Fasiolo!
Lo devo ammettere, tutte le mie previsioni si sono rivelate sbagliate. Ha vinto Ziberna, in altre parole una parte importante del 58% di elettori che nel primo turno avevano espresso chiaramente e in certi casi rumorosamente il loro dissenso dal sindaco uscente, si è ricreduto e ha votato per lui.

Laura Fasiolo ha recuperato molti punti, ma non abbastanza per superare la soglia del 50%. Ha ottenuto comunque dei grandi risultati. Forse per la prima volta nella storia della Gorizia post-bellica il centro sinistra, i gruppi civici e alcuni settori della sinistra si sono riuniti, spesso sacrificando il loro nome e la loro specifica identità. Si è condiviso un programma ambizioso e innovativo, coniugando saggia prudenza e alta visione del futuro. Si è presentata con un volto credibile, coerente e leale, migliorando anche di giorno in giorno il suo approccio alla città e ai cittadini. Onestamente, non credo che né lei né la coalizione abbiano nulla di cui rimproverarsi, più di così non potevano fare. 

Personalmente ho sempre augurato ogni bene al vincitore di un'elezione, anche ai tempi del sindaco Romoli, pur essendo politicamente agli antipodi del mio pensiero.. Ma questa volta non lo ritengo necessario. C'è da dire infatti che la campagna elettorale del centro destra e in particolare proprio dell'ex/neo sindaco, soprattutto nelle ultime due settimane, è stata gravemente scorretta. Non c'è niente da eccepire su un volantino nel quale un candidato sindaco propone agli elettori i punti principali del proprio programma, chi condivide voterà, chi non è d'accordo cestinerà. Non è invece accettabile che nello stesso foglio ci si riferisca alle idee del "competitor", scrivendo una serie incredibile di falsità e collocandole sotto una bandiera con il simbolo della falce e martello. Fasiolo non ha mai parlato di "città unica", lo ha fatto nel recente passato Pettarin, non certo un esponente della "sinistra". Non ha mai detto di voler modificare la toponomastica o togliere il tricolore dal castello, anzi ha pubblicamente preso le distanze dai privati cittadini - peraltro consapevolmente travisati - che lo avevano proposto sui social, ben prima e al di fuori della campagna elettorale. Non ha mai parlato di questioni riguardanti l'accoglienza dei profughi, problematica che qualunque sindaco in ogni caso e in qualche modo deve prima o poi affrontare, come dovrebbe sapere bene Ziberna, la cui inadempienza ha costretto per mesi della povera gente a dormire nella Galleria Bombi, privati perfino di una fontanella d'acqua per lavarsi. Ed è stato lui - e non la "sinistra" - a realizzare il senso unico in Corso e poi rimuoverlo dilapidando denaro pubblico, senza aver consultato in modo adeguato la cittadinanza. Molti hanno creduto a queste fake news, soprattutto si sono spaventati vedendo la falce e il martello, non presenti in nessuno dei simboli delle liste a sostegno della candidata. Se non è una porcata questa! Stupisce - conoscendo tra essi molte persone corrette e degne di stima - che nessuno dei circa 150 candidati nelle liste a sostegno di Ziberna abbia pubblicamente preso le distanze da un'azione politica così riprovevole.

Detto questo, come sempre accade, la vita politica locale ricomincerà a scorrere, portando via i detriti e stabilizzando i rapporti tra maggioranza e opposizione. Il 2025 è alle porte e il prossimo appuntamento importante sarà all'inizio dell'autunno, quando ci saranno le elezioni anche a Nova Gorica. Nel frattempo si stanno cercando nomi e professionalità per rilanciare il percorso verso la capitale europea della Cultura, per il momento ancora piuttosto nebuloso. Al nuovo sindaco e alla nuova giunta spetterà il compito di guidare il processo, ma la minoranza consigliare - come tutti i cittadini novo e staro goriziani - non staranno certo a guardare da lontano. Occorre rilanciare un coinvolgimento attivo di tutti e di ciascuno, per evitare che un'occasione del genere si riduca alla gestione di una macchina mangiasoldi e non diventi ciò che dovrebbe essere, un nuovo modo di concepire questa terra e di costruire un vero laboratorio di pace e giustizia per tutto il mondo.

mercoledì 22 giugno 2022

Un sindaco in caduta libera...

 

Rudi, firmatario dell'orribile volantino
Anche in questa occasione mi assumo ogni responsabilità personale su quanto scrivo, a nome mio e di nessun altro.

Dispiace molto che in un volantino pre-ballottaggio si propongano tante falsità in un colpo solo, si associno idee mai espresse dalla candidata sindaco e da tutti i componenti delle sue liste a un simbolo del tutto inesistente nella tornata elettorale, si accusino gli "avversari" delle proprie clamorose colpe. E' un testo talmente offensivo e soprattutto stupido da lasciare basiti nel momento in cui si scopre che è perfino firmato. Firmato da Rudi.

Pur ovviamente avendole, non ho esternato spesso idee sull'amministrazione uscente, da sindaco so quanto sia difficile tenere insieme la propria maggioranza, gestire nel modo migliore possibile le relazioni con gli uffici, navigare tra i meandri della burocrazia. Anche in campagna elettorale, non essendo candidato con nessuna lista, non ho fatto mistero del mio voto a Laura Fasiolo e Noi Mi Nualtris, per stima profonda nei confronti della prima e per piena condivisione delle proposte e dei programmi dei secondi. Ma non mi sono mai permesso di criticare le altre idee e posizioni, rispettando la volontà e la capacità di discernimento degli elettori.

Ma in questo caso non si può tacere, perché il volantino firmato Rudi tocca le corde più profonde della sensibilità, spero di tutte e tutti i cittadini goriziani, indipendentemente dalla loro opinione politica. Ridicolizzare problemi molto seri come quello dell'accoglienza e del dramma dei richiedenti asilo, ribadire in modo ossessivo menzogne relative all'eliminazione dei simboli italiani dalla città di Gorizia, mai sognata da nessuno e meno che meno dalla candidata sindaco, generalizzare la straordinaria varietà della coalizione che ha sostenuto Fasiolo portandola sotto l'inesistente bandiera con la falce e martello, inviare accuse di "non ascolto" della popolazione proprio da parte di chi ha deciso il senso unico in Corso e lo ha poi cancellato in barba a qualsiasi seria consultazione...  Tutto ciò è segno non solo di abissale ignoranza e malafede, ma soprattutto di incredibile stupidità. 

Come è caduto in basso Rudi! Ma anche tutte e tutti coloro che lo hanno sostenuto e si sono candidati nelle sue liste. E' impossibile che oltre 150 persone si riconoscano in simile schifezza. Conoscendone e stimandone molte, mi auguro che ci sia una dissociazione pubblica di tanti da questo modo di fare politica e un loro richiamo a ritornare nell'alveo della normale e intelligente dialettica democratica. Altrimenti toccherà tristemente prendere atto di un imbarbarimento generale della classe politica cittadina.

La guerra continua...

Il Parlamento italiano ha deciso di fatto di continuare a inviare armi all'Ucraina. Da ormai quattro mesi il copione è sempre lo stesso. C'è la Russia che continua la sua aggressione, bombardando, devastando, uccidendo. C'è l'Ucraina che si difende, grazie alle risorse inviate dall'esterno, con un presidente che non sembra offrire alcuna altra alternativa che un conflitto a oltranza. Ci sono gli Stati Uniti che hanno svuotato gli arsenali di armi convenzionali e si preparano a un pericoloso innalzamento di livello. C'è la Cina che rimane la convitata misteriosa, pronta a scatenare la questione di Taiwan. C'è l'Unione Europea, preoccupata più di tutto dalla restrizione delle risorse energetiche e per ora incapace di mediare un'autentica trattativa degna di questo nome. C'è papa Francesco che richiama l'improrogabile necessità del dialogo, anche con immagini originali che rilevano le responsabilità della Nato e della sua volontà di allargamento dell'alleanza militare. Ci sono gli ex pacifisti che, giustificando la produzione e l'invio degli armamenti, invocano improbabili parentele tra i partigiani antifascisti e i sostenitori di Zelen'ski. Ci sono i convinti della necessità di una resa praticamente senza condizioni da parte degli ucraini, data la disparità delle forze in campo, negando un riarmo che non farebbe altro che prolungare l'agonia e aggravare sempre più la situazione internazionale. Ci sono i "costruttori di pace" - con numeri neppure lontanamente paragonabili a quelli riscontrati in occasione dei due conflitti iracheni - che propongono come soluzione la nonviolenza attiva, sostenendo con convinzione e forza i movimenti che in Russia e in Ucraina raccolgono le persone che - a rischio della propria vita - cercano di attuare l'insegnamento di Ghandi. E ci sono infine, ultimi ma più importanti di tutti, i poveri cristi che stanno sotto le bombe e che vengono feriti e uccisi a causa di una guerra che a parole nessuno vorrebbe.

Più passano i giorni, più diventa chiara la posta in gioco. O si raggiunge l'immediato cessate il fuoco con conseguente avvio della trattativa di pace oppure la benzina gettata abbondante sul fuoco rischia di produrre un incendio dalle proporzioni devastanti. E la discriminante, piaccia o meno, non sta nel dire che si è per la pace, ma nel ridurre gli strumenti di morte che stanno uccidendo tante persone innocenti. Chi ha approvato la risoluzione che impegna a inviare altre armi, vuole di fatto la continuazione della guerra. Chi ha votato contro, desidera un impegno disarmato per raggiungere una pace vera e duratura.

Questi sono i fatti, il resto solo opinioni.