mercoledì 24 aprile 2024

25 aprile 1945 - 2024: un augurio e qualche riflessione

Buon 25 aprile. Come ogni anno, sono indispensabili la memoria del passato, l'analisi del presente e la prospettiva per il futuro. Propongo alcune riflessioni, per un necessario confronto. Il testo è lungo e la lettura richiede tempo e pazienza. Un pensiero grato a tutte e tutti coloro che hanno dato la loro vita per la nostra libertà.

Celebriamo oggi la Festa della Liberazione. Celebrare, etimologicamente, significa compiere un atto che prevede il concorso di molta gente. Una festa, parola che proviene sempre dal latino, significa momento di gioia, di profonda letizia. Il concetto di Liberazione deriva dal verbo latino libet, che significa “mi piace”, sono contento perché posso agire secondo il mio desiderio. E, in quanto tale, è il contrario di schiavitù, che significa proprio non essere in grado di poter agire secondo la propria volontà.

Dunque, siamo qua in tanti a gioire insieme perché possiamo vivere in un contesto nel quale siamo liberi di pensare, parlare e agire in modo corrispondente al nostro desiderio.

Ogni festa si colloca sempre in un presente, sospeso tra un passato che la giustifica e un futuro che da essa viene in qualche modo significato.

Per quanto riguarda il passato, la festa della Liberazione è la riproposizione del racconto di ciò che ha dato fondamento e stabilità a quasi 80 anni di storia italiana. Ci si riferisce anzitutto alle partigiane e ai partigiani, che con il loro sacrificio hanno riscattato la vergogna di un’Italia umiliata e vilipesa dal criminale miscuglio di violenza, razzismo e guerra nel quale Mussolini e il regime fascista l’hanno trascinata. Sono donne e uomini che, in particolare dopo l’8 settembre 1943, hanno impegnato la loro vita e spesso versato il sangue, per affiancare chi già stava combattendo contro il nazifascismo e spalancare alle generazioni successive la strada della democrazia, della giustizia e della libertà.

Ogni anno il 25 aprile, data simbolica legata all’insurrezione di Milano, nelle città e nei paesi la gente si incontra per rinverdire il ricordo della Resistenza, ma anche per ribadire la necessità che l’antifascismo sia esplicitamente riaffermato. Il no al fascismo deve essere proclamato con forza, non soltanto come contrasto a un determinato sistema di potere, ma soprattutto a una mentalità che si sta purtroppo diffondendo in modo subdolo e sottile anche tra le pieghe delle istituzioni, attraverso un perverso negazionismo che tende a confinare in un remoto passato ciò che invece da un momento all’altro potrebbe di nuovo manifestarsi. Non si può negare che i riti legati al 25 aprile, nel corso degli anni e soprattutto in Italia, si siano generalmente un po’ appassiti. Da una parte la progressiva scomparsa dei protagonisti della Resistenza ha indebolito l’efficacia di un messaggio particolarmente avvincente, quando trasmesso attraverso la testimonianza diretta. Dall’altra una ventata di revisionismo storico ha portato a idealizzare una falsa idea di riconciliazione, tentando di equiparare perniciosamente vittime e oppressori.

Per quanto riguarda il presente, ci sarebbe quest’anno davvero poca voglia di festeggiare. La festa della nostra Liberazione che coincide con la memoria della fine della seconda guerra mondiale, cade in un momento nel quale la schiavitù e la guerra sembrano parlare con una voce più alta che mai. E’ la schiavitù della fame, dell’analfabetismo, della miseria che attanaglia quattro quinti dell’umanità e che costringe milioni di donne, uomini e bambini a mettersi in cammino alla ricerca di un possibile futuro. Ricevono in cambio ovunque – anche nel nostro sedicente civile Paese - porte chiuse in faccia, respingimenti, reclusioni negli orribili centri per il rimpatrio, veri e propri lager come quello a noi geograficamente vicino di Gradisca. E’ la guerra che si combatte nel mondo da sempre – si parla di circa quaranta conflitti combattuti nel mondo, accompagnati per lo più dal generale silenzio dei media – e che ora ci preoccupa perché sentiamo più vicine le inutili stragi tra Russia e Ucraina, gli attentati sanguinosi di Hamas, il genocidio perpetrato da Israele nei confronti dei palestinesi di Gaza.

Come far sì allora che la festa della Liberazione torni a essere sentita come lo era un tempo? Come far parlare le ragioni dell’antifascismo nell’attuale preoccupante situazione planetaria. Provo a delineare alcune proposte concrete, certamente non scontate e offerte a una discussione che non è mai senza se e senza ma, ma che sempre ci impone di scegliere da che parte stare.

Per rinverdire la forza della festa, è bene dare uno sguardo ai nostri vicini, che ancora la celebrano e vivono con grande intensità, probabilmente perché le conseguenze del fascismo le hanno sperimentate prima di qualsiasi altro movimento di resistenza europeo, a partire dall’incendio del Narodni dom di Trieste nel luglio 1920 e ininterrottamente fino al 1945.  Oltre vent’anni di esplicita persecuzione e cinque di tragedie belliche, hanno lasciato una traccia che è ancora profonda nell’animo delle genti della Primorska e della Benečija. I cori delle comunità slovene, che nel ventennio fascista sono stati spazi di aggregazione e di clandestina libertà, continuano a suscitare emozioni. Le parole hanno lo spessore speciale di chi per tanto tempo è stato maltrattato soltanto perché reclamava il diritto di parlare la propria lingua, al punto da subire, insieme a una vera e propria forma di schiavitù, anche il vilipendio dei propri cognomi e dei nomi dei paesi d’origine. Imparando da loro e più in generale dallo spirito che ha animato in origine la lotta per la Liberazione Jugoslava, con i sogni di unità nella diversità che avevano animato la conferenza di Jajce alla fine di novembre 1943, occorre avere il coraggio della memoria e delle memorie, da difendere anche dai ripetuti tentativi di cancellarla o trasformarla. 

Mi domando, pensando a quell’esperienza che in quella fase iniziale univa comunisti, socialisti, cattolici, ortodossi, protestanti, ebrei e musulmani, non si potrebbe forse rilanciare la conoscenza dei luoghi e delle gesta della lotta di Liberazione, proponendo magari che quell’epopea sia riconosciuta come patrimonio unesco immateriale dell’umanità? Non si possono far cadere nell’oblio i monumenti che ricordano i caduti per la Libertà, gli ospedali partigiani di Franja e di Pavla, le tipografie nascoste tra boschi impenetrabili! Sono segni di un eroismo del quale anche oggi si ha bisogno, per combattere le risorgenti nostalgie neofasciste che sembrano prendere sempre più forza un po’ ovunque.

Per quanto riguarda i diritti dei migranti, occorre aderire con convinzione ai progetti di accoglienza diffusa dei richiedenti asilo che funzionano bene, anzi molto bene, come posso testimoniare avendo realizzato un importante progetto sprar nel periodo in cui sono stato sindaco ad Aiello del Friuli. Portare la presa in carico di piccoli gruppi di persone in seno ai Comuni, con l’aiuto di enti competenti preposti all’azione, significa costruire percorsi di reciproca conoscenza, efficace sostegno e piena integrazione costruttiva tra i nuovi venuti e i residenti storici, in un circolo virtuoso capace di far crescere la comunità civile in modo armonico e, oserei dire, entusiasmante. Non basta dire che si è d’accordo con un umano trattamento delle persone. E’ necessario aderire agli strumenti di liberazione e di coinvolgimento che – un tempo chiamati appunto sprar – oggi portano il nome di Sai, Servizi di Accoglienza e Integrazione.

Riguardo alle guerre, anche qua fare memoria della festa della Liberazione significa ribadire il ripudio della guerra, in tutte le sue forme e dimensioni. La Giornata odierna ci invita a non proclamare sterili invocazioni a una pax generica e insostenibile, ma ad adoperarci in tutti i modi perché immediatamente cessi il fuoco ovunque. Cessi in Ucraina, dove, dopo due anni caratterizzati da decine di migliaia di soldati e civili uccisi, sembra che ci si trovi ancora al punto di partenza. L’Unione europea e gli Stati Uniti sembrano finora non aver trovato nessuna altra strada di soluzione che non fosse l’invio di micidiali armi, la cui conseguenza è stata soltanto quella di un prolungamento a tempo indeterminato del conflitto. E’ urgente che si ascoltino le parole dei pochi saggi che, come papa Francesco, continuano a proporre il negoziato come unica arma in grado di far vincere la guerra alle povere vittime e no agli squallidi interessi dei vari protagonisti di questo tragico teatrino.

Lo stesso vale – a maggior ragione – per il terribile massacro di Gaza. Non si tratta certo di criminalizzare l’ebraismo, al contrario è proprio un antidoto al veleno funesto dell’antisemitismo dichiarare che ciò che sta accadendo a Gaza è inaccettabile. Il carico immane di sofferenza che scaturisce dalla morte di decine di migliaia di persone inermi, tra le quali tantissimi bambini, non può essere né giustificato né compreso, neppure alla luce degli esecrabili attentati di Hamas contro giovani colpevoli solo di trovarsi nel luogo sbagliato nel momento sbagliato. Tacciano subito le armi, vengano rilasciati tutti gli ostaggi, cessi immediatamente il bombardamento sistematico e anche qua, una volta per tutte, ci si sieda intorno al tavolo delle trattative per trovare insieme, con la forza dell’intelligenza e della diplomazia, il bandolo per districare l’aggrovigliata matassa. E’ urgente farlo, ma senza le armi, la cui produzione, vendita e utilizzo fanno sorridere una manciata di approfittatori e getta nel dolore interi popoli.

Rinverdire la Festa della Liberazione significa ritrovare la forza e la convinzione di chi non si sente impotente, di chi crede che è ancora possibile cambiare registro, di chi pensa che l’essere umano ha tutte le potenzialità per trasformare le lance in falci, la vendetta in perdono, la violenza in autentica pace. Abbiamo tutto il diritto e anche il dovere di affermarlo in una terra che per tanti anni ha visto scorrere fiumi di sangue sulle nostre colline e montagne, ma ora si appresta a diventare addirittura capitale europea della Cultura. Dedichiamo ai partigiani sloveni e italiani questo straordinario onore che l’Europa riserva a Nova Gorica con Gorizia e tutti i comuni vicini. Lo dedichiamo a loro, perché siamo certi che sia questa cultura dell’amicizia, della reciproca comprensione, della valorizzazione delle diversità, l’obiettivo che si prefiggevano quando combattevano e quando morivano per tutti e per ciascuno di noi.

Viva la Resistenza, vivano i partigiani, vivano la giustizia, la pace e la libertà.

domenica 21 aprile 2024

Gorizia e Nova Gorica, povezani mesti, due città in una

 

Ed eccolo! 

Pensato nell'autunno del 2022 davanti a un caffè, durante una chiacchierata con Boris Peric, ha preso una prima forma grazie a Martina Kafol, responsabile di Založništvo tržaškega tiska (ZTT), l'editrice slovena di Trieste.

Poi c'è stato l'incontro, all'ombra del campanile di Aquileia, con Vittorio Anastasia, direttore di Ediciclo ed è nata una singolare e straordinaria condivisione d'intenti. E' stato un bel segno, significativo di come l'amicizia tra le persone coinvolga le istituzioni e possa portare e una collaborazione efficace e fruttuosa.

Il libro propone e racconta otto itinerari goriziani, rigorosamente senza confini, da percorrere possibilmente in bicicletta e a piedi, alla scoperta dell'incrocio di lingue e culture che caratterizza ogni angolo del territorio. E' pubblicato contemporaneamente in edizione italiana (Ediciclo) e slovena (ZTT), quest'ultima con la traduzione e l'adattamento di Pia Lešnik. La redazione e il coordinamento editoriale sono stati curati da Martina Kafol e Lorenza Stroppa, il progetto grafico è dello Studio Link di Trieste e la cartografia di Noemastudio di Ferrara. Quella in copertina e le altre numerose fotografie sono opera di Mattia Vecchi, con tre sole eccezioni. L'editing del testo italiano è di Francesca Ferrua, mentre la rilettura critica per quello sloveno è di Nives Mahne Čehovin.

Da sottolineare sono anche le due prestigiose prefazioni, proposte da Anja Mugerli e da Angelo Floramo.

Il libro sarà in vendita nelle librerie dal prossimo venerdì 3 maggio, quando, alle ore 18, sarà presentato al Kulturni dom di Gorizia. Con l'autore e la traduttrice dialogheranno Romina Kocina, direttrice del GECT/EZTS e il giornalista Marko Marinčič, coordinati dal presidente del Kulturni dom Igor Komel. L'appuntamento successivo sarà presso la Biblioteca Knižnica Bevk a Nova Gorica, lunedì 6 maggio, sempre alle 18, con la partecipazione di Stojan Pelko, responsabile dell'attuazione dell'EPK GO2025 e dello stesso ideatore del tutto, Boris Peric, presidente di KB1909. E' prevista anche una finestra nell'importante cornice della rassegna udinese Vicino/Lontano, con la presentazione del libro presso la Libreria Feltrinelli, domenica 12 maggio alle ore 17, con introduzione della giornalista Barbara Urizzi.

A tutti coloro che, in un modo o nell'altro, hanno collaborato, così come a chi diffonderà, acquisterà e utilizzerà il libro per percorrere le strade di "Gorici" (espressione duale che in sloveno sta per "le due Gorizia"), giunga un profondo, convinto e assai sincero GRAZIE!

Sotto il Sabotino, con il pensiero a Dario Stasi

 

E' stato un bel modo per ricordare Dario, quello realizzato sabato scorso. L'edizione primaverile del Libro delle 18.03 ha previsto infatti un'uscita a Solkan, in linea con i contenuti del suo bel testo "Intorno a Gorizia".

Quaranta persone si sono incontrate al Centro Kajak. Hanno ascoltato una breve e intensa riflessione di Agostino Colla, presidente dell'Associazione Isonzo Soča. Ricordando l'amico, ne ha tratteggiato il carattere, i tanti obiettivi raggiunti e i sogni ancora rimasti nel cassetto. Con un carattere forte e un'indomita creatività, Dario Stasi è stato un vero costruttore di pace, che ha collaborato con entusiasmo a "demolire muri e costruire ponti". 

L'espressione, ormai divenuta quasi sintetico programma politico e sociale, è stata ben inserita in un luogo caratterizzato proprio da tre bei ponti. Il momento commemorativo è stato tenuto all'ombra della nuova passerella ciclopedonale costruita dal GECT/EZTS in vista del 2025. Si è poi percorso lo spettacolare sentiero sotto il viadotto "di Osimo", per raggiungere e sostare sotto la ferrovia Transalpina, contemplando l'arco di pietra più grande del mondo. Nel frattempo, l'Isonzo con i suoi colori ha dato il meglio di sé per alleviare la gioiosa fatica dei viandanti.

Molto interessante è stata la visita al Mizarski muzej, dove i gestori hanno riservato una calorosa accoglienza e hanno svelato la straordinaria storia dei falegnami di Salcano, un tempo artigiani di fama internazionale. Un pensiero al tempo che fu ha accompagnato i sorprendenti numeri: a fine '800 erano 350 le botteghe artigiane nel paese, nel 2024 ne è rimasta solo una, accanto a tanti ricordi opportunamente evidenziati dall'associazione che promuove e tutela la memoria di questa particolare vicenda sociale.

C'è stato il tempo per visitare altri luoghi caratteristici, la colonna all'inizio del sentiero percorso una volta dai pellegrini che salivano a Sveta Gora (Monte Santo), le fontane dedicate all'Isonzo nelle piazze, la chiesa di Santo Stefano con il ricordo del millenario dalla prima menzione del "Castellum Siliganum", il toccante monumento ai caduti partigiani. Insomma, è stato un breve percorso che ha consentito la conoscenza di luoghi geograficamente vicini, spesso attraversati ma poco conosciuti, come hanno rilevato i partecipanti che hanno concluso la gita con un piacevole "kosilo" presso la gostilna di Sveta Gora, salutati da un affascinante raggio di sole a illuminare il Triglav.

Qualcuno alla fine ha detto che "Dario Stasi avrebbe apprezzato questo modo di ricordarlo". E' una sintesi efficace di una bella mattinata in un lembo della capitale europea della Cultura.

mercoledì 17 aprile 2024

A Solkan, sabato alle 10.03, ricordando Dario Stasi

 

Sabato 20 aprile ricordiamo Dario Stasi. E' stato un precursore delle idee e delle prospettive che oggi sono prerogativa della capitale europea della Cultura. Tra i tanti suoi impegni a favore delle persone che abitano nel goriziano, non si possono dimenticare i cartelli esposti in piazza Travnik e ai Giardini di Gorizia con 40 luoghi significativi, gli oltre 120 numeri della rivista Isonzo Soča, le iniziative di ogni tipo sul confine e i piacevoli libri che hanno permesso a tanti di conoscere spazi e tempi inediti del territorio.

Indimenticabili sono anche le "uscite", in una Nova Gorica e in una Slovenija ancora non entrate ufficialmente nell'Unione europea, come pure ad Aquileia e paesi limitrofi.

Il Libro delle 18.03 ha ritenuto di fare memoria di un amico così prezioso, nel modo che forse Dario avrebbe maggiormente apprezzato, cioè camminando, alla ricerca di orizzonti nuovi, anche se molto vicini alle nostre ordinarie abitazioni.

E così si va a Solkan (Salcano), trovandosi alle 10.03 al centro Kajak, presso il nuovo ponte della bella ciclabile che unisce il paese a Plave. Si costeggerà l'Isonzo Soča, lungo il breve e un po' accidentato cammino sotto i tre ponti e si raggiungeranno i campi sportivi della Žogica. Si visiterà poi, con adeguata guida, il museo della falegnameria e si contemplerà il murale che rappresenta l'arrivo dei Tolminotti a Gorizia, proprio quelli che grazie a un'iniziativa di Dario vengono ricordati, con la loro rivolta, in una significativa lapide in piazza Travnik/Vittoria.

La meta successiva sarà la chiesa di Santo Stefano con la sua centa e le memorie longobarde. Si osserveranno i monumenti alla Soča e le molte memorie lapidarie che si trovano un po' ovunque nel centro del paese. Il monumento ai partigiani caduti, con la commovente scultura di Nemec, sarà un altro insostituibile punto di sosta, prima di rientrare verso  l'Isonzo attraverso  le vie meno note di Solkan.

Al termine della camminata si riprenderanno le automobili per salire a Sveta Gora/Monte Santo, dove dopo una breve visita al Santuario, è previsto un momento di piacevole scambio di opinioni intorno a un immancabile "kosilo" presso la locale gostilna.

lunedì 15 aprile 2024

De Giusti e Fornasaro ad Aquileia, mercoledì alle 18.03

 

Mercoledì 17 aprile, alle ore 18.03, Lorenzo De Giusti e Franco Fornasaro realizzeranno una presentazioni incrociata dei loro libri, "Tre - Storie di Bosnia, Slovacchia e Albania" e "Sconfinare per sopravvivere".

La personalità dei due autori e la loro competenza sono una garanzia dell'assoluto interesse di questo incontro, dedicato, come gli altri in questa sessione della sempre più prestigiosa rassegna, alla riflessione sulle terre di confine.

Di tutto rilievo è anche il luogo, la sala consiliare del Comune di Aquileia, il cui sindaco Emanuele Zorino porterà una riflessione e un saluto introduttivo. 

Veramente, un'occasione da non perdere.

sabato 13 aprile 2024

Spiritualità e religioni di Gorizia. La straordinaria accoglienza nella moschea e nella chiesa protestante

 

L'incontro presso la moschea
Il Comune di Gorizia ha organizzato una bella uscita in città, prevedendo tra l'altro la conoscenza e l'incontro con la moschea e i musulmani della città. 

La seconda puntata della visita ai luoghi religiosi di Gorizia, tenutasi oggi (sabato 13 aprile) nell'ambito del progetto Crocevie di Europa, è durata oltre quattro ore. Una cinquantina di persone, animate da grande interesse e volontà, hanno visitato diversi luoghi della città, dalla chiesa dell'Immacolata a quella di San Giovanni, dalla Sinagoga alle diverse statue e lapidi disseminate ovunque.

Tutto è stato seguito con grande interesse, ma i due momenti salienti sono stati la visita alla chiesa metodista wesleyana di via Diaz e alla moschea e centro culturale El Houda.

Nel primo caso, accolti con grande simpatia dal presidente del consiglio di chiesa Mario Colaianni e dal pastore Jens Hansen, i partecipanti hanno potuto conoscere la storia del movimento protestante, dai prodromi con Pietro Valdo agli sviluppi luterani e alla situazione attuale. Si è parlato anche della costruzione della chiesa goriziana, voluta dal barone Ritter e della vivace realtà attuale della comunità cittadina, molto impegnata sui fronti dell'accoglienza, della solidarietà e della rivendicazione della pace.

Lo stesso è accaduto durante l'incontro con i musulmani, presso la moschea di via Mameli. In questo caso, tutti i rappresentanti erano presenti e il loro punto di vista è stato espresso da una giovane che ha toccato con grande chiarezza e capacità di sintesi i principali temi riguardanti l'Islam. Dopo di lei è intervenuto l'imam, che ha tracciato un vero programma di pace e convivenza per la città di Gorizia e per tutto il mondo. "L'Islam ci chiama all'amore - ha detto tra l'altro - alla morale, alla pace e alla tranquillità, ma ci chiama anche a trasmettere questi principi e valori alle generazioni future, affinché la bontà rimanga diffusa sulla terra e i significati dell'umanità rimangano presenti tra gli esseri umani". Ha concluso dicendo che "il vero ruolo della moschea è l'adorazione, come pure l'insegnamento alle nuove generazioni dei principi di misericordia, pace e convivenza, attraverso lezioni, sermoni e momenti di preghiera".

A suggellare la bellezza dell'incontro è stato l'inatteso e gustosissimo rinfresco, con il tipico the verde e i buonissimi pasticcini preparati per l'occasione in casa. E' stato un segno di amicizia e accoglienza che tutti hanno apprezzato, con uno sguardo pieno di amicizia e interesse anche alla sala interna dedicata alla riflessione e al culto. Una bella lezione di pace e di vita, in un tempo in cui, in certe parti, si vorrebbe negare alle persone perfino il diritto di entrare in comunicazione con Dio.

sabato 6 aprile 2024

Il parco del Rafut, un gioiello nel cuore del territorio goriziano

 

A volte si cercano mete distanti e ci si gode la bellezza del verde e delle architetture di città lontane.

Poi ci si accorge della bellezza del proprio ambiente di vita. Nova Gorica, Gorizia e dintorni sono un miracolo di amicizia e convivenza, luoghi che hanno visto tremendi conflitti oggi diventano un segno talmente forte di unità nella diversità delle lingue e delle culture, da meritare addirittura il titolo di capitale europea della Cultura.

All'improvviso si apre una nuova finestra di bellezza e, oltre alle considerazioni storiche e filosofiche, non si può che rimanere affascinati. E' stato inaugurato in questi giorni il Parco cittadino del Rafut. A neanche un chilometro dalla mia casa, al di là di un chiaro portone, si spalanca un mondo incantato. Strade pittoresche e gradinate sontuose consentono di attraversare veri e propri boschi di canne e di ammirare alberi secolari talmente alti da sembrar sfidare il cielo. Passo dopo passo, gradino dopo gradino si arriva sotto la spettacolare Villa Laščak, dalla storia intrigante e misteriosa e dalle evidenti influenze orientali. Un pezzo dell'Egitto del famoso architetto goriziano è stato portato nel cuore della città, a un passo dallo storico convento della Kostanjevica. L'ideatore e costruttore non ha potuto godersi il fascino della sua opera, ma quando si cammina lungo i vialetti e ci si inerpica sulla collina, è quasi naturale dedicargli un pensiero grato.

In attesa del completamento dei lavori nella Valletta del Corno, il territorio si arricchisce di uno straordinario polmone verde, un dono prezioso a ogni cittadina e cittadino. Veramente, è una passeggiata che vale la pena, tanto più se preceduta o seguita dall'immersione nella storia del Novecento, resa possibile dalla visita ai due bei musei, quella della prepustnica e del contrabbando, nelle antiche case che ospitavano i doganieri al tempo del confine.  

lunedì 1 aprile 2024

Basta favori ai mercanti di armi!

 

La Rete italiana pace e disarmo invita a riflettere sullo svuotamento della legge 185/90 e a sottoscrivere una petizione ad hoc. Nel seguente comunicato stampa la Rete spiega i contenuti della proposta e le modalità per firmare. Alla fine del post c'è l'apposito link. (ab)


Le richieste di questo coordinamento sono chiare e si possono realizzare concretamente approvando gli emendamenti al DDL illustrati e proposti già dall’inizio dell’iter parlamentare del DDL governativo di modifica:

➡️ Fare in modo che la reintroduzione del Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD), utile luogo di presa di responsabilità da parte della politica sulle questioni riguardanti l’export di armi, non si trasformi in un “via libera” preventivo a qualsiasi vendita di armi ma sia sempre bilanciato dall’analisi tecnica e informata degli uffici preposti presso la Presidenza del Consiglio, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero della Difesa

➡️ Inserire nella norma nazionale un richiamo esplicito al Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty) – che non era presente nel testo originario della Legge 185/90 in quanto entrato in vigore solo nel 2014 – e ai suoi principi e criteri decisionali che hanno precedenza sulle leggi nazionali, con forza normativa maggiore di natura internazionale

➡️ Migliorare la trasparenza complessiva sull’export di armi rendendo più completi e leggibili i dati della Relazione al Parlamento, in particolare contenendo indicazioni analitiche per tipi, quantità, valori monetari e Paesi destinatari delle armi autorizzate con esplicitazione del numero della Autorizzazione MAE (Maeci), gli stati di avanzamento annuali sulle esportazioni, importazioni e transiti di materiali di armamento e sulle esportazioni di servizi oggetto dei controlli e delle autorizzazioni previste dalla legge

➡️ Impedire la cancellazione integrale della parte della Relazione annuale al Parlamento che riporta i dettagli dell’interazione tra banche e aziende militari

➡️ Impedire l’eliminazione dell’Ufficio di coordinamento della produzione di materiali di armamento presso la Presidenza del Consiglio, unico che potrebbe avanzare pareri, informazioni e proposte per la riconversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa

➡️ Reintrodurre la possibilità per il CISD di ricevere informazioni sul rispetto dei diritti umani anche da parte delle organizzazioni riconosciute dall’ONU e dall’Unione Europea e da parte delle organizzazioni non governative riconosciute”

Cosa puoi fare per sostenerci?

➡️ sottoscrivi la petizione popolare a sostegno delle richieste di Rete Pace Disarmo per fermare lo svuotamento della Legge 185/90 e chiedere un maggiore controllo sull’export di armi italiane

 https://retepacedisarmo.org/petizione-basta-favori-ai-mercanti-di-armi-fermiamo-lo-svuotamento-della-legge-185-90/

Nella situazione attuale, la Pace presuppone il disarmo

 

In questi giorni pasquali si è parlato ovunque di pace. E' senz'altro un fatto positivo che si diffonda ovunque e diventi centrale la necessità di impegnarsi per raggiungerla, in ogni contesto planetario e locale.

Tuttavia il rischio c'è. Quale rischio? Quello di rendere il concetto talmente astratto da ottenere l'inevitabile accordo di tutti, anche di coloro che sono coinvolti nelle guerre.

E allora? Allora occorre lasciare il comodo spazio dell'enunciazione di principio, per scendere sul complesso terreno delle scelte concrete, individuali e collettive. Tra queste scelte, in un contesto almeno apparentemente democratico, le decisioni sulla guerra e sulla pace non dipendono soltanto dai rappresentanti del popolo, ma dal consenso generale che le influenza. Per questo, scegliere da che parte stare e manifestarlo anche pubblicamente è un gesto di profonda importanza etica e politica.

Nella situazione attuale, non si tratta solo di scendere in piazza e di dire con forza "PACE", ma anche di dare forma storica e pratica a tale vocabolo. Pertanto, per stilare un elenco di alcune tra le tante possibili applicazioni, ha senso dire pace se si propone la cessazione dell'invio delle armi in Ucraina, schierandosi dalla parte di chi - come per esempio papa Francesco - invoca il negoziato come unica soluzione possibile del conflitto. Ha senso dire pace se si dà il nome giusto, cioè genocidio, al massacro sistematico che Israele sta portando avanti a Gaza. Ha senso dire pace se si mette in discussione il ruolo della NATO come alleanza difensiva sì, ma degli interessi macroeconomici del Nord del mondo. Ha senso dire pace se si propongono credibili alternative alla posizione disperatamente allineata agli USA dei vertici attuali dell'Unione europea. Ha senso dire pace se si contestano gli incrementi dei finanziamenti militari, la produzione e la vendita delle armi, i profitti delle fabbriche (anche in Italia) degli strumenti che seminano morte. E così via, compresa la decisione di scegliere come rappresentanti in Europa, nella prossime elezioni, coloro che condividano tali idee di giustizia nonviolenta e le promuovano ovunque. 

Un piccolo gesto è proposto dalla Rete italiana per il disarmo, che promuove una raccolta di firme da inviare ai rappresentanti parlamentari in vista della discussione sulle modifiche alle leggi che consentono il controllo sugli armamenti in Italia. Potete trovare le argomentazioni e il link per eventualmente sottoscrivere nel prossimo post di questo blog.