sabato 27 agosto 2022

Per non dimenticare il Lussari...

 

Questa fotografia, scattata il 18 giugno dalla cima del Monte Lussari, presenta uno degli scenari più incantevoli delle Alpi Giulie. A sinistra c'è il gruppo dello Jof Fuart (m.2666), con le cime Madri dei Camosci e la piccola Innominata. A destra lo Jof di Montasio (m.2753), con  la sua lunga e compatta cresta. In primo piano ci sono le dorsali alberate, alla base della rocciosa Cima Cacciatore (m.2081), tagliate dalla strada sterrata che sale dalla Val Saisera. Come si può vedere, è un manufatto che attraversa un terreno abbastanza franoso. La strada non è accessibile alle autovetture private, chi vuole salire senza fatica può usufruire della comoda e moderna ovovia che sale da Camporosso. Rende possibile l'accesso a land rover o auto 4x4 ai lavoratori negli esercizi turistici che circondano il Santuario, come pure ai preti della parrocchia. Alcuni anni fa, il sacerdote responsabile della chiesa, forse a causa di un malore, era uscito di strada e aveva perso la vita. In ogni caso, la strada richiede una costante manutenzione, dati anche gli sbalzi notevoli di temperatura tra i rigidi inverni e le calde estati. 

Così come era, almeno fino alla data della foto, consentiva anche qualche attività sportiva. Se è vero che i pellegrini e gli escursionisti hanno sempre preferito salire da Borgo Lussari contemplando la bella Via Crucis, i cultori della mountain bike non si sono lasciati intimorire dai quasi mille metri di dislivello, raggiungendo a suon di pedalate l'agognata vetta.

Ora, nonostante tutte le proteste e le perplessità, c'è da prendere atto del fatto compiuto. Con la scusa ufficiale della necessità di "mettere in  sicurezza" la strada, grazie a un cospicuo finanziamento iniziale di oltre un milione e mezzo di euro, una colata di cemento ha trasformato in parcheggio l'area tra l'arrivo della funivia e la scalinata della chiesa ed è stata riversata come un fiume lungo tutto il percorso fino a valle. Molti, soprattutto chi è più coinvolto nella vita quotidiana del piccolo borghetto che circonda il tempio, hanno applaudito all'iniziativa ritenendola consona alle loro aspettative. A nessuno è tuttavia sfuggito un aspetto legato alla civitas dello spettacolo. Sembra infatti ormai certo l'arrivo della penultima tappa (a cronometro) del prossimo Giro d'Italia sulla cima del Lussari, "vetrina" per lanciare il turismo di massa e occasione per portare nel cuore delle montagne friulane il grande carrozzone che accompagna la più importante corsa a tappe nazionale.

Per molti motivi queste due scelte non piacciono al mondo ambientalista, ma anche a quello degli amanti della montagna. C'è davvero bisogno di una così impattante cementificazione di uno dei più bei luoghi delle Giulia? Non bastano i già fin troppo numerosi impianti di risalita e sciistici? Non è una specie di profanazione di un mondo ancora relativamente incontaminato, un inserirsi a gamba tesa in una zona dove è ancora possibile godere - soprattutto all'alba - degli incontri con i camosci e gli stambecchi? Ha senso - sia pure per una sola giornata - portare migliaia di persone a vedere i corridori preceduti dai loro mille sponsor, dalle rombanti moto e sovrastati dagli elicotteri della televisione? Il Lussari ha proprio bisogno di un simile battage pubblicitario, non rischia piuttosto di perdere quell'aura di bellezza e spiritualità che lo rendeva meta preferita di tanti camminatori entusiasti? 

Non si tratta di impedire la realizzazione di una manifestazione importante e avvincente come è il Giro d'Italia, meno che meno di penalizzare l'invito ad andare in bici, soluzione tanto semplice quanto ovvia per risolvere i problemi di traffico e salute dentro e fuori dalle città. Ma perché cementificare la strada del Lussari, quando in Friuli Venezia Giulia e nelle vicine Slovenia e Carinzia ci sono tante bellissime salite, già belle e pronte senza dover devastare il Monte dei tre popoli, sacro alla pace, al dialogo e alla convivenza tra le diverse culture? Perché investire tanti soldi per un solo "giorno da leone" quando il turismo in bicicletta richiede con urgenza il completamento del tracciato dell'Alpe Adria, in particolare tra Udine e Moggio Udinese, nonché la realizzazione convinta dei nuovi piani del traffico all'interno dei capoluoghi?

Personalmente ho percorso il sentiero del pellegrino più di cinquanta volte, raggiungendo quasi sempre anche Cima Cacciatore. Ho visto i cambiamenti che di volta in volta, dal lontano 1975 a oggi, hanno trasformato il percorso, sempre meno selvaggio, sempre più asservito alle necessità degli sciatori e all'indotto da esse derivato. Tuttavia finora le trasformazioni hanno intaccato, ma non del tutto cancellato la meraviglia del luogo. Certo, le ferite inferte a boschi per allargare le piste non si contano, l'interramento del laghetto che si incontrava un tempo poco prima dell'arrivo al santuario ha tolto di mezzo uno dei punti più romantici e affascinanti dell'intero cammino. Comunque sia, nonostante ciò, il fascino e la spiritualità del Lussari hanno resistito finora all'assalto. Ma ora, il consumo del suolo coperto dal cemento e il grande businnes portato nelle alte quote, offriranno forse un momentaneo locale boom economico, ma certamente allontaneranno i veri appassionati della montagna, i pellegrini spirituali e anche, certamente, i ciclisti, al primo posto tra gli amanti della Natura e delle cose belle.

1 commento:

  1. La bellezza, quella vera, diventerà una merce sempre più rara e preziosa; per pochi privilegiati dunque. Alla classe media i luna park e agli ultimi degli ultimi, i dintorni di discariche e autostrade. Così é se vi piace. E anche se non vi piace purtroppo. Ira Conti

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