martedì 31 marzo 2026

Ad Assisi, dal 4 al 6 settembre, con "i viaggi di èStoria"

 

La sera del 3 ottobre 1226, disteso sulla nuda terra nei pressi della cappella della Porziuncola, muore Francesco, una delle figure più ammirate e amate dell'intera storia della Chiesa.

Dante Alighieri, nel meraviglioso XI canto del Paradiso, racconta in un impareggiabile sintesi la sua vita, narrata nella finzione poetica dal domenicano Tommaso d'Aquino.

Anche se ai suoi frati, nel momento del trapasso, raccomandò la donna sua più cara (la Povertà) e comandò che l'amassero a fede, passarono solo due anni e la fama della sua santità si diffuse ovunque. Iniziò ben presto ad Assisi la costruzione delle basiliche, quella inferiore e quella superiore, alla decorazione delle quali concorsero alcuni fra i più famosi artisti di tutti i tempi: Cimabue e Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti, solo per portare qualche esempio.

Per onorare il ricordo del Santo per eccellenza, èStoria propone uno straordinario viaggio, con partenza e ritorno a Gorizia, dal 4 al 6 settembre 2026. Sia pur nel breve frangente di un fine settimana, sarà possibile ripercorrere in loco alcune delle tappe salienti della sua vita. Si visiterà Assisi, dove nacque al mondo un sole, come fa questo talvolta di Gange. In particolare, ci si soffermerà a lungo nella contemplazione dei capolavori custoditi nella Basilica, ma soprattutto ci sarà il tempo per riflettere nella semplicissima cripta scavata nella roccia, dove sono conservate le reliquie di Francesco. Non potrà mancare un omaggio a Santa Chiara, dove è esposto il crocifisso che secondo la tradizione gli avrebbe parlato per invitarlo a ricostruire la chiesa. Come non immergersi poi nella dolcezza del paesaggio di San Damiano, il primo luogo di romitaggio e di accoglienza dei primi discepoli, Bernardo, Egidio, Silvestro...? La città di Assisi, molto antica, con il foro romano nascosto sotto la piazza principale, offre tanti altri motivi di visita, anche semplicemente di passeggio, in un'atmosfera di una spiritualità talmente intensa da resistere perfino al comunque onnipresente iperturismo. Non a caso il filosofo e pedagogista nonviolento Aldo Capitini, insieme a Danilo Dolci il più noto costruttore di pace dell'Italia del XX secolo, ha scelto proprio Assisi come meta dell'annuale marcia che ogni anno, dal lontano 1961, porta nella città sotto il Subasio decine di migliaia di persone che invocano la pace e la giustizia per tutte le nazioni del mondo. Ovviamente ci sarà una sosta a Santa Maria degli Angeli, la grande chiesa che contiene la dolce edicola restaurata dalle mani del Santo e la minuscola cappella del transito, dove si vede la nuda terra sulla quale ha esalato l'ultimo respiro. Un'ultima tappa, nel corso del viaggio in corriera, è prevista presso il Santuario de La Verna, un incantevole sito incastonato tra le rocce, crudo sasso intra Tevere e Arno, (dove) da Cristo prese l'ultimo sigillo, che le sue membra due anni portarno.

Andando e tornando ci sarà modo di scambiarsi opinioni, ascoltare approfondimenti, leggere brani scelti dagli scritti di San Francesco e dagli innumerevoli testi a lui dedicati, guardare qualche film di grandi registi che si sono cimentati con un soggetto così complesso e affascinante, Liliana Cavani (ben due volte), Roberto Rossellini, Franco Zeffirelli, soltanto per portare qualche nome.

Ah sì, i francescani e le clarisse illustreranno "in diretta" i luoghi più significativi, l'intero percorso sarà accompagnato dall'autore di questo blog e il coordinamento tecnico è dell'Associazione èStoria. Per informazioni e prenotazioni si consiglia di visitare il sito www.estoria.it/estoriabus

domenica 29 marzo 2026

Chiusura del Santo Sepolcro e della Moschea di Gerusalemme: grave vilipendio alla religione

 

Il cardinale Pizzaballa è un uomo che da tanti anni costruisce ponti e cerca di abbattere muri, in una situazione difficile come quella della Terra Santa. Molti l'avrebbero visto volentieri Papa, prima dell'ultimo Conclave. Oggi, domenica delle Palme, gli è stato impedito di entrare nel Santo Sepolcro, il luogo più importante dell'universo cristiano, dopo che il capo dei Sionisti, un paio di settimane fa aveva impedito ai musulmani di entrare nella Moschea durante l'intero Ramadan. E' senz'altro un segnale di mancanza di rispetto nei confronti del cattolicesimo e in particolare del Cardinale, che più volte si è espresso senza mezzi termini sulla situazione attuale (e passata) della Palestina.

Oggi sembra che all'improvviso molti cattolici si siano risvegliati dal sonno. A cominciare dalla "madre cristiana", tutti si stracciano le vesti, esprimono solidarietà a Pizzaballa, arrivano perfino timidamente a sussurrare che forse Netanyahu sta un po' esagerando...

Ma, tolte le dovute e numerose eccezioni, presenti più tra vescovi e preti che nel cosiddetto "popolo di Dio", dove erano finora? Non si sono accorti di un genocidio in atto, di decine di migliaia di palestinesi - tra i quali una miriade di bambini - uccisi negli ultimi tre anni? Non sanno niente del sistematico attacco dei coloni israeliani agli abitanti della Cisgiordania? Fanno forse finta di non vedere e ora, siccome è stato "toccato" un cardinale, si scandalizzano?

L'unico uomo di Chiesa che potrebbe bucare l'enorme muro che Israele sta creando intorno a sé, è Papa Prevost. Non è più tempo di pie preghiere o di reiterati auspici. Un pontefice che "inizia" i suoi viaggi all'estero andando nel più ricco Stato del mondo (Monaco), dovrebbe quanto meno adoperarsi in tutti i modi possibili per andare immediatamente a Gaza e in Cisgiordania, trascinando idealmente con sè i cattolici di tutto il mondo - e non soltanto i cattolici. 

Mentre il cardinale di Gerusalemme proclama il diritto di ogni popolo a vivere e pregare nell'ambito della propria religione, e per questo viene perseguito, a Monfalcone un giovane ha il coraggio di porre una semplice domanda, a un'autrice sacrilega che nomina invano il nome di Dio. Viene fischiato e azzittito da un tendone pieno di vecchi infastiditi che evidentemente ritengono che si possano fare delle distinzioni, l'Allah dei musulmani può essere vilipeso e deriso, la controfigura che essi credono essere il dio dei cristiani, deve essere difeso a tutti costi insieme alla civiltà capitalista della quale è stato l'anima. Gentile "importante" autrice, quasi nessuno - tranne lei e i suoi anziani sostenitori - vuole ritornare al suo Medioevo!

All'insegna delle ferrovie, l'intenso aprile del Libro delle 18.03

 

La ripristinata, bella sala della Cultura nella stazione ferroviaria di Gorizia, ha ospitato la presentazione dell'edizione "Primavera 2026" del Libro delle 18.03.

Il presidente dell'Associazione Paolo Polli ha illustrato i tratti salienti della nuova serie di presentazioni librarie, soffermandosi, con un pizzico di nostalgia, sugli "inizi", avvenuti proprio in questa sala, quasi venti anni fa. Un ringraziamento speciale è andato ai protagonisti degli Amici del trasporto su rotaia Gorz Gorizia Gorica Guriza.

In un suggestivo contesto, tra leve di scambio binari da archeologia industriale e antiche segnalazioni per la vendita dei biglietti, sono stati presentati sia i titoli principali della rassegna che la gita a un'inedità città di Grado, sabato 18 aprile. In quell'occasione, con il sostegno tecnico del preziosissimo Nevio Costanzo e con la sapiente guida dell'archeologo Dario Gaddi, sarà possibile visitare i due splendidi musei inaugurati nel mese di dicembre, quello - attesissimo - dell'archeologia subacquea e quello - meno conosciuto ma altrettanto interessante, del del Tesoro di Grado. Ci sarà anche la possibilità di conoscere meglio la Basilica di Sant'Eufemia, quella delle Grazie, il Battistero e il Lapidario.

Tra i titoli, uno più suggestivo dell'altro, è da segnalare anzitutto quello che aprirà la rassegna, I buchi neri di Sarajevo, di Božidar Stanišić. L'autore, molto noto anche per il suo ruolo di consolidatore del Centro di accoglienza Balducci di Zugliano, presenterà insieme all'editore Mauro Daltin, la riedizione del suo "classico" proprio nella sala della stazione ferroviaria di Gorizia, il 2 aprile, rigorosamente alle 18.03. L'8 aprile sarà Luigi Nacci, conosciuto soprattutto come scrittore in cammino, a illustrare presso il Kulturni dom, insieme a Giovanni Fierro, Il tempo dei semplici. Il giorno dopo. 9 aprile, toccherà a Katja Hrobat Virloget: insieme all'ottimo giornalista Stefano Lusa, al Trgovski dom si parlerà del testo Esodo. Il silenzio di chi resta. E' un libro che intepreta gli eventi da una prospettiva ordinariamente abbastanza poco illuminata, come spiegato dall'autrice stessa in un ampio articolo apparso nel numero 121 della rivista Isonzo Soča. Non manca l'appuntamento presso Villa Codelli a Mossa, domenica 12 aprile, ma alle 11.03, dove il professor Andrea Zannini e il giornalista Roberto Collini parleranno di 1976-2026. Miti e realtà dei terremoti in Friuli. Si ritorna al Trgovski dom il 16 aprile, con Diana Bošnjak Monai, in dialogo con Marta Verginella e Nadja Velušček sul libro Che caos in Via Babilonia, reportage sulla difficile situazione delle repubbliche sorte dalla dissoluzione della Jugoslavija. Il 17 aprile una nuova "location": presso l'Unitre di Cormons (Via Gorizia) Lucia Toros presenterà l'autore Ivan Vogric e il suo romanzo storico Viktor ed Elisa, una relazione fra persone e mondi diversi alla vigilia della prima guerra mondiale. Il 22 aprile, sconfinando da knjgarna Maks a Nova Gorica, sarà la volta di Via degli amori, raccolta di poesie tra Friuli e Slovenia di Pier Paolo Pasolini, introdotte e narrate da Pierluigi Pintar, con la collaborazione di Miklavž Komelj, Milanka Trušlovec e Damjan Bogataj. Molto originale è l'Atlante imaginario del Friuli Venezia Giulia, una quarantina di racconti brevi che illustrano altrettanti luoghi della Regione, mescolando realtà e fantasia. La presentazione, a cura dell'ideatrice del volume Maria Elena Porzio, sarà al Kutlurni dom, il 23 aprile, alla presenza di alcuni degli autori delle narrazioni e del lettore Enrico Cavallero che ne leggerà alcune parti. In Mediateca Casiraghi, il 29 aprile, Gianni Spizzo presenterà il suo Dalla fine dei tempi, con letture di Giulio Morgan e la collaborazione della presidente della Società Dante Alighieri Antonia Miseri Blasina e di Piero Rosso. Il 30 aprile Monica Delfabro e Valentina Verzegnassi invitano a ritornare presso la Stazione Ferroviaria di Gorizia dove, tra un annuncio di arrivo o partenza e il transito di un treno veloce, dialogheranno con l'autore Paolo Marsich intorno ai temi del suo libro Le nostre case.

Ultimo, ma non ultimo, sarà il VI premio letterario Roberto Visintin, promosso dalla Fondazione omonima, che sarà consegnato al vincitore - stabilito da una giuria composta da Mario Brandolin, Emanuela Masseria e Marco Menato - sabato 2 maggio, alle ore 11.03, presso il Giardino Milleluci di Sagrado.

In questa autentica maratona culturale, non mancherà neppure uno spazio dedicato alla forotgrafia: sabato 4 aprile, presso gli spazi culturali della Sdag di Gorizia, sarà possibile partecipare alla presentazione e poi "gustare" la bella rassegna fotografica di Pierluigi Bumbaca, dedicata alla Capitale europea della Cultura 2025, Obiettivo di confine/Cilj meja.

E dopo ogni iniziativa, non mancherà mai il "terzo tempo", l'assaggio di vini locali promosso e coordinato dalla rete di Rinascita Agricola.

Non resta che annotare sull'agenda gli orari, mettersi in viaggio e approfittare di questa vera e propria ricarica culturale, letteraria, ferroviaria e anche - perché no? - autenticamente spirituale.

sabato 28 marzo 2026

Moni Ovadia, il dovere morale della resistenza

 

Interessante, coinvolgente e intenso incontro, venerdì 27 marzo, al Kulturni dom di Gorizia. Ritagliando un'ora fra i suoi innumerevoli impegni, Moni Ovadia ha incantato un Kulturni da "tutto esaurito" ricaricando di passione un pubblico e rinnovando il desiderio di impegnarsi in una strenua lotta per la pace e la giustizia in tutto il mondo. Di seguito l'ampia e precisa riflessione di Franco Juri, presente all'evento:

Il Kulturni Dom di Gorizia ha ospitato uno dei più grandi e impegnati intellettuali e artisti italiani, purtroppo ormai al centro dell'attenzione anche della censura: Moni Ovadia.
Attore teatrale, regista, musicista, scrittore, ex direttore del Mittelfest, ebreo solidale con i palestinesi e instancabile ottantenne paladino dei diritti umani e della pace, è giunto a Gorizia su invito dell'ANPI, del Centro Culturale, della rivista Isonzo Soča, di SKGZ, della Cooperativa Maja e dell'organizzazione cattolica per la pace Pax Christi.
Non ha deluso le aspettative del pubblico presente nella sala gremita del Kulturni Dom. "Sembra che l'uomo sia la peggiore malattia del nostro pianeta", ha affermato con un certo pessimismo all'inizio del suo intervento. E ci crederemmo se seguissimo solo pericolosi narcisisti e malati patologici come Trump e simili, o i sionisti che commettono un genocidio contro i palestinesi, o gli avidi e insaziabili capitalisti moderni che distruggono il mondo e la società.
Fortunatamente, però, esiste anche un'altra umanità, quella che resiste, che non rimane nella "zona di comfort", ma scende in piazza, aiutando le vittime delle guerre imperialiste, a prescindere dall'appartenenza religiosa, etnica e razziale. E quando milioni di brave persone resistono alla guerra e al genocidio, diventa chiaro anche a molti di questi cinici potenti che non controllano ancora completamente il mondo e l'umanità.
La resistenza, pertanto, è un atto etico, un dovere morale. Moni ha anche reso omaggio agli sloveni presenti e alle loro sofferenze sotto il fascismo, che purtroppo si sta risvegliando, seppur mascherato, in tutta Europa e in America. Ha anche menzionato Boris Pahor ed ha espresso il desiderio di vivere il più a lungo possibile, soprattutto per poter "rompere le scatole" ancora per qualche decennio!

lunedì 23 marzo 2026

Centro destra e destra, l'inizio della fine?

NO E' il risultato del referendum. Il dado è tratto e, con una rimonta veramente clamorosa negli ultimi due mesi di (assai accesa) campagna elettorale, ha vinto il parere di chi riteneva sbagliati sia il merito che il metodo della cosiddetta "riforma Nordio".

Anche se i protagonisti dei due schieramenti lo negano - sia pur con poca convinzione - il dato è essenzialmente politico. Difficilmente la stragrande maggioranza degli elettori poteva avere sufficienti conoscenze per tracciare un segno totalmente sicuro e consapevole sulla scheda. A tutti invece era chiaro che l'esito della più importante riforma prodotta in questi anni dal governo Meloni, sarebbe stato in un caso un tiepido rafforzamento, nell'altro una forte spallata contro l'attuale esecutivo.

Che succederà adesso? La logica vorrebbe indicare la strada delle dimissioni di Giorgia Meloni. Ciò dovrebbe essere gradito ovviamente ai sostenitori del "no", ma in fondo anche a quelli del "sì", anche alla stessa premier, che forse potrebbe sfruttare il vento favorevole - certamente molto meno impetuoso rispetto ai mesi scorsi - per il momento ancora rilevato dai sondaggi.

Forse, più probabilmente, si userà l'attuale situazione maggioritaria in Parlamento, per puntare alla complessa riforma della legge elettorale, prima di procedere verso le probabili elezioni anticipate.

Insomma, il colpo per il centro destra e la destra è stato molto forte, probabilmente assorbito in forme diversificate, più sentito da Forza Italia e da Fratelli d'Italia, meno dalla Lega e dalle altre compagini governative. Ciò potrebbe portare non pochi problemi nell'immediata fase post-voto, con probabili regolamenti di conti interni.

Anche sul versante del centro sinistra e della sinistra, non è tutto oro quello che luccica e si apre una stagione nella quale diventa urgente raggiungere gli obiettivi finora procrastinati. E' vero, la vittoria referendaria è andata al di là delle previsioni, sia per ciò che concerne la notevole affluenza che per quanto riguarda il non indifferente divario tra il "no" e il "sì". Occorre ora chiarire la forma della coalizione, decidere definitivamente la leadership, ma anche precisare i programmi, per evitare che un'eventuale, a questo punto possibile, vittoria elettorale non si trasformi in un'azione governativa costantemente minata dal cosiddetto "fuoco amico".

Insomma, questo è il verdetto referendario e ora si guarda al futuro, alle mille proeccupazioni suscitate dalla tremenda tempesta internazionale, che richiede nervi saldi, alto senso di responsabilità e profonda serietà... doti, queste ultime, che non sembrano essere troppo di casa nell'edificio dell'attuale politica nazionale, europea e mondiale.

domenica 22 marzo 2026

Moni Ovadia a Gorizia, a parlare di pace

 

Da non perdere! Ecco il comunicato stampa con l'invito alla partecipazione:

Venerdì 27 marzo alle ore 17.00, presso il Kulturni dom di Gorizia (via I. Brass, 20), si terrà l’incontro dal titolo Il mondo è uscito fuori dai cardini... cerchiamo di raddrizzarlo; Parliamone assieme con Moni Ovadia.

All’incontro sarà presente il noto attore, cantautore, scrittore e produttore discografico, che interverrà sulla complessa situazione del mondo contemporaneo, con particolare attenzione alle guerre in corso e alla situazione a Gaza.

L’obiettivo dell’incontro è raggiungere il maggior numero possibile di cittadine e cittadini, per avviare una discussione continuativa sui temi della giustizia e della pace nel mondo, nonché per promuovere un momento condiviso di partecipazione e riflessione, volto a esprimere contrarietà alla violenza e alla guerra come strumenti di risoluzione dei conflitti.

Per informazioni e prenotazioni: Kulturni dom di Gorizia (tel. 0481 33288 – email info@kulturnidom.it), fino ad esaurimento dei posti.

L'evento è promosso dall'ANPI di Gorizia e dal Kulturni dom insieme a diverse realtà del territorio, tra le quali l'associazione Pax Christi, l'ANPI di Piedimonte (GO), l'associazione ApertaMente di Monfalcone, l'Unione culturale economica slovena (SKGZ) e la rivista Isonzo-Soča.

giovedì 19 marzo 2026

Prima alba di Primavera in Basilica, verso la Pasqua nel ricordo di Lojze Bratuž

 

Podgora, ricordo delle torture subite da Bratuž 
Nella Basilica di Aquileia, sarà dedicata a Lojze Bratuž e alla moglie Ljubka Šorli la prima alba della primavera 2026. Per prenotare e partecipare basta accedere con il seguente link: https://shop.midaticket.it/basilicaaquileiamostre/Events 

Il tradizionale appuntamento, che inizierà alle 6, vuole richiamare l'importanza del particolare istante nel quale il Sole si trova esattamente allo zenit dell'equatore e in tutto il Mondo le ore del giorno equivalgono a quelle della notte. Il momento preciso, da qualche anno, è il 20 marzo, in questo caso alle ore 15.46. Ma il 21 mattina si celebra l'inizio del primo giorno intero della nuova stagione, quella dedicata alla rinascita della vita, al desiderio e alla speranza.

Proprio di luce, vita e speranza, nel contesto drammatico della storia attuale, parleremo con Angelo Floramo. Si sottolineerà la specificità dell'annuncio della Risurrezione di Gesù, in continuità e discontinuità con le ritualità e i riferimenti mitologici del mondo antico legati al ciclo cosmico. Le luci e i colori della meravigliosa Basilica, insieme ai mosaici che nella storia di Giona raffigurano proprio la simbologia pasquale, saranno protagonisti in quest'ora di avvincente riflessione.

Particolarmente emozionante sarà l'esecuzione di due brani musicali, composti dal musicista Andrea Pandolfo per pianoforte, arpa, fisarmonica, viola e violino. Essi raccontano attraverso il linguaggio musicale i momenti salienti della vita di Lojze Bratuž, il giovane sloveno, compositore e maestro dei cori dell'Arcidiocesi di Gorizia, prelevato dai fascisti il 27 gennaio 1936 dalla chiesa di Podgora e costretto a bere olio di ricino mescolato a olio di motore. La sua morte, quella di un uomo mite, vissuto per la famiglia, la fede e la musica, è avvenuta due mesi dopo nell'ospedale di Gorizia e ha segnato una delle tante pagine oscure del ventennio. 

La moglie, Ljubka Šorli, apprezzata maestra, fine intellettuale e autrice di toccanti poesie, ha subito durante la seconda guerra mondiale grandi umiliazioni ed è stata sottoposta a torture. Sopravvissuta al conflitto, ha trascorso il resto dell'esistenza celebrando la memoria del marito, educando ai principi evangelici i figli Lojzka e Andrej e raccomandando ovunque il perdono attivo e la nonviolenza, come unici modi per vincere il sopruso e per costruire la pace. Il violino che sarà utilizzato durante l'"alba della libertà" in Basilica è proprio quello che Lojze ha potuto vedere e Ljubka suonare.

Insomma, ci sono molti motivi che giustificano una sveglia ancora nel cuore della notte, per condividere con tanti appassionati uno straordinario inizio della Primavera. Con l'augurio al Mondo intero, che sia una Primavera nella quale si possano ristabilire la giustizia, il diritto, l'anelito al dialogo e alla pace vera.

Non solo referendum, domenica si vota anche in Slovenia

Domenica 22 marzo si vota anche in Slovenia, per il rinnovo del Parlamento.

Si deve decidere se dare fiducia al nuovo corso inaugurato quattro anni fa dal premier Robert Golob con la sua coalizione di centro sinistra e sinistra, oppure se ritornare al passato, premiando l’inesauribile Janez Janša, con il suo seguito di centro destra e probabilmente estrema destra.

L’attuale governo incassa l’apprezzamento di cittadine e cittadini che hanno visto con soddisfazione il varo di leggi orientate al miglioramento dello Stato sociale, soprattutto nei riguardi di giovani e anziani, nonché di notevoli proposte legislative finalizzate alla fissazione di un salario minimo e dignitoso per tutti. Si sono visti smantellare vergognosi steccati e recinti finalizzati a impedire l’arrivo dei profughi e richiedenti asilo dalla rotta balcanica e si è tentato di intervenire anche sul piano dei diritti individuali, con un’avanzata legge riguardante il fine vita, cassata successivamente da un'inatttesa sconfitta referendaria. Per dirla con il famoso aforisma di Moretti, è stato un governo che “ha fatto cose di sinistra”. Ciò vale anche per la politica estera, dove la Slovenia si è distinta in Europa per una presenza molto attenta ai diritti umani, alla condanna delle guerre – in particolare del genocidio di Gaza – fino all’assunzione di posizioni molto critiche e coraggiose nei confronti degli attuali reggitori di USA e Israele. Della coalizione fanno parte la compagine SvoboDa (Libertà), che ha come riferimento proprio il capo del governo (mutatis mutandis, qualcosa di simile agli attuali Cinque Stelle, SD (Socialni Democrati, una sorta di Partito Democratico in chiave slovena), Levica – Vesna (quest’anno unite, un può come AVS, l’Alleanza Verdi e Sinistra in Italia). A esse, nel caso raggiunga il livello di sbarramento previsto dal proporzionale, si suppone che si aggiungerebbe anche il partito “Noi socialisti”, fondato da Miha Kordiš ”a sinistra della sinistra”.

Dall’altra parte il partito dell’ex premier, SDS (Slovenska Demokratna Stranka, attualmente qualcosa di simile all'italico "Fratelli d'Italia"), ha ancora un notevole seguito, soprattutto nelle zone rurali del Paese. Vari cambiamenti interni hanno generato altre liste, formalmente separate, ma di fatto molto vicine al cosiddetto Janšismo. Tra esse è da nominare quella dei “Democratici” di Anže Logar, giovane ma già esperto politico, ministro degli esteri fra il 2020 e il 2022 e candidato presidente della Repubblica nel 2022, quando fu eletta Nataša Pirc Musar. Ha molto seguito anche il partito della “Nuova Slovenia”, una sorta di riedizione della Democrazia Cristiana italiana, in grado di intercettare una parte cospicua del voto cattolico, anche per il sostegno, non sempre soltanto implicito, delle gerarchie ecclesiastiche. L’ex premier – che nei suoi tre prececenti mandati ha sempre fatto “cose di destra” - fortemente contestato dalle manifestazioni popolari verificatesi ogni venerdì per le strade di Lubiana e degli altri capoluoghi sloveni, è noto anche fuori dai confini nazionali per le sue “amicizie” con personaggi molto noti, come per esempio Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Probabilmente ci sarà una nuova entrata in Parlamento, con il neopartito ResniCa (gioco di parole per richiamare la Verità, per continuare i paragoni con l’Italia, simile al nuovo partito fondato da Vannacci), sulla carta in contestazione del sistema, in realtà quasi certamente pronto ad avvicinarsi agli scranni parlamentari della destra.

Due seggi sono automaticamente riservati alle minoranze numeriche linguistiche italiana e ungherese. Ci sono anche tanti altri simboli, ma non occorre essere politologi di lunga esperienza per prevedere che nessuno di essi porterà in Parlamento qualche rappresentante.

La campagna elettorale volge al termine ed è stata molto vivace, anche per le contingenze internazionali che hanno costretto tutti i concorrenti a esplicitare le proprie visioni e prospettive. Nell’ultima settimana poi il clima si è ulteriormente avvelenato, con scambi di accuse di corruzione e di interferenza dei servizi segreti israeliani nelle vicende slovene. Se da una parte la rivelazione di possibili scandali nei quali sarebbero coinvolte singole personalità, ha messo in imbarazzo quasi tutti i settori dell’attuale maggioranza governativa (con la sana eccezione di Levica), dall’altra il dimostrato rapporto di Janez Janša con i funzionari dei servizi israeliani, getta un’ombra inquietante sulla stessa indipendenza e libertà di azione della politica slovena.

Bene allora, tanti auguri Slovenia, buon voto e buon cammino futuro. La scelta è tra opposte visioni della società e prospettive politiche. Il risultato sarà molto importante, anche per l’Europa e per il mondo intero.

martedì 17 marzo 2026

Nuns vs Vatican, il film sugli abusi subiti dalle religiose...

E' un post lungo, ma credo interessante. L'argomento apre importanti finestre su un mondo finora purtroppo sconosciuto e pone tante domande. Non si tratta di giudicare, si auspica che, quanto prima, chi di dovere porti avanti e possibilmente concluda, gli indispensabili procedimenti canonici. E non si tratta neppure di una critica fine a sé stessa, quanto piuttosto di un rispettoso consiglio, affinché la Chiesa istituzionale non riduca al silenzio, ma ascolti con attenzione il grido di dolore innalzato dalle protagoniste della vicenda. Vi consiglio di prendervi qualche minuto, di affrontare la lettura e soprattutto, appena ne avrete l'occasione, di andare a vedere il film. 

In un’affollata sala cinematografica del Cankarjev dom di Ljubljana, è stato presentato lo scorso venerdì il film documentario “Nuns vs The Vatican”.

L’opera, realizzata dalla regista Lorena Luciano, è dedicata in senso generale agli abusi commessi nella Chiesa cattolica nei confronti delle religiose. Attraverso un’ampia documentazione e una serie di approfondite interviste, viene portato alla luce, forse per la prima volta in modo così eclatante, un fenomeno da sempre esistito, ma coperto da un velo impenetrabile di silenzio. Pur essendo impressionante il numero delle segnalazioni di abusi psicologici e sessuali subiti dalle suore negli ultimi decenni – spesso da parte dei loro confessori o direttori spirituali - sono ancora relativamente pochi i casi nei quali le vittime hanno avuto la forza di uscire allo scoperto e denunciare i colpevoli. L’imposizione del segreto, la vergogna e l’omertà portano la maggior parte delle persone coinvolte a una situazione di depressione psicologica e di cedimento a profondi sensi di colpa, derivati soprattutto dal sentirsi disobbedienti nei confronti di un’autorità sì del tutto umana, ma ritenuta portavoce dello spirito divino.

La questione viene portata alla ribalta mondiale dal coraggio di alcune donne che sono state per vent’anni parte della Comunità Loyola, un ordine religioso fondato alla fine degli anni ’80 del XX secolo dal gesuita Marko Rupnik e dalla sua allora collaboratrice Ivanka Hosta. In ogni angolo del Pianeta è possibile incontrare le opere artistiche del sacerdote sloveno, una delle personalità cattoliche più note a ogni livello, amico di papa Francesco, ma sostenuto con entusiasmo anche dai due predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Come l’autore, anche i mosaici e le pitture suscitano reazioni diametralmente contrapposte. Per alcuni è uno dei più grandi interpreti dell’arte contemporanea, per altri è al contrario sopravvalutato e al massimo capace di generare forme che suscitano una perniciosa e fastidiosa inquietudine.

Due tra le tante donne della Comunità Loyola che hanno deciso di portare in pubblico la loro esperienza, Gloria e Miriam, hanno accettato di essere intervistate e sono state anche presenti all’incontro di Ljubljana. Il loro racconto è stato coinvolgente ed emozionante, due veri e propri percorsi attraverso l’inferno della costrizione psicofisica e sessuale, la faticosa presa di coscienza e la risalita verso una nuova consapevolezza del proprio essere e della propria dignità. I fatti raccontati rimandano al periodo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, soprattutto in tre luoghi, Mengeš, presso Ljubljana, dove si è insediata la prima sede della Comunità Loyola, Gorizia, dove padre Rupnik ha lavorato per qualche anno e Roma, attorno al Centro Aletti. Il passaggio dell’allora giovane gesuita alla Stella Matutina di Gorizia aveva suscitato prese di posizione diametralmente opposte: da una parte l’avvicinamento di centinaia di giovani alla spiritualità ignaziana – un evento memorabile nella sonnecchiosa città di confine – nonché un vero e proprio boom di vocazioni maschili e femminili alla vita religiosa, specialmente nell’ambito della spiritualità ignaziana; dall’altra un’opposizione forte ai suoi metodi, ritenuti già allora da molti, come minimo manipolatori delle coscienze.  

Il contenuto del documentario è arricchito dall’esperienza giornalistica di Federica Tourn, assai apprezzata conduttrice dell’ottima trasmissione televisiva nazionale Protestantesimo. E’ lei che ha incontrato le donne, ha atteso con pazienza il loro aprirsi al racconto di fatti ed episodi drammatici e le ha sostenute nel loro dichiarare alla stampa, pubblicamente, ciò che era accaduto. Ha anche prodotto diversi interessanti podcast, raccogliendo pensieri e testimonianze in ogni angolo di Italia e Slovenia. In questo modo, il quadro delle denunce degli abusi si è enormemente arricchito, suggerendo anche ad altre persone coinvolte nei medesimi traumi in situazioni differenti, di uscire anch’esse allo scoperto e di evidenziare ogni forma di subdola o palese violenza.

Particolarmente interessante è stata anche l’esperienza di Laura Sgrò, l’avvocata che tutela la posizione delle ex suore nel processo canonico nei confronti di Marko Rupnik che dovrebbe aprirsi, dopo tante vicissitudini, nei prossimi mesi. Ha comunicato la sensazione di trovarsi davanti a un muro di gomma, dal quale non filtrano notizie o elementi utili, rendendo così praticamente impossibile costruire un’autentica linea processuale. La consegna del silenzio non riguarda soltanto le istituzioni vaticane, ma anche le chiese locali coinvolte, come quella di Ljubljana, dove sembra che tutte le segnalazioni prodotte a tempo debito dalle vittime siano rimaste inascoltate, se non addirittura cestinate.

Si esce dalla rappresentazione e dall’ascolto delle testimoni con diversi sentimenti contrastanti. Da una parte c’è da ammirare – eccome! - il coraggio di queste persone, capaci di mettersi radicalmente in gioco, esponendosi ai riflettori dei media internazionali, pur di fermare un gioco perverso. La loro testimonianza illumina il fragile confine che divide l’autentica direzione spirituale (ammesso che nel tempo della postmodernità possa ancora trovare spazio tale pratica essenzialmente cattolica) dalla manipolazione che utilizzando il fascino della riflessione teologica conduce alla coercizione delle coscienze. Dall’altra parte ci si chiede il perché del comportamento omissivo e censorio di tanti rappresentanti ufficiali della Chiesa, che avrebbero invece tutto l’interesse ad ascoltare le vittime, come pure a sollecitare gli accusati, affinché non si sottraggano alla sacrosanta richiesta di chiarezza e a ristabilire con convinzione credibilità, equità e giustizia. Colpisce la dinamica della violenza psicologica e fisica, ma anche il senso di venefica solidarietà che crea attorno agli accusati una nuvola di silenzio e di impenetrabilità che aggrava il dolore delle vittime che non trovano alcun modo di poter ottenere giustizia.

Perché - ci si potrebbe chiedere - il documentario non dà voce anche a loro, consentendo almeno una difesa o una spiegazione, anche per il bene dei tanti che hanno creduto e si sono affidati alla loro parola? Ogni tentativo di cercare risposte – sostiene la regista – è stato vano. C’è anche una scena, nella quale il più diretto interessato – intercettato dalla giornalista - rifiuta ogni risposta e fugge a gambe levate davanti all’intervistatrice. Del resto anche i responsabili del procedimento si trincerano dietro al silenzio, qualcuno – richiesto di un parere davanti all’ennesima inaugurazione di un mosaico - fa l’ingenuo senza riuscire a celare un certo imbarazzo.

Il caso Rupnik, a differenza degli altri che accadono purtroppo ovunque, è veramente clamoroso, perché arriva fino al coinvolgimento del capo della Chiesa e delle più rilevanti congregazioni vaticane. L’imposizione del segreto impedisce la ricerca autentica della verità, ma indirettamente conferma anche la necessità di porre una domanda decisiva: i gesti criminosi che coinvolgono i minori, ma anche gli episodi di costrizione psicofisica e manipolatoria delle religiose (come pure di tante laiche e laici adulti) perpetrati da preti, sono solo la dimostrazione dell’esistenza di “mele marce” all’interno della Chiesa, oppure derivano da una profonda e preoccupante crisi istituzionale che richiederebbe un deciso percorso di revisione del “sistema”, nel suo insieme?

Ma di questo, sarà opportuno parlarne in un’altra occasione.

lunedì 16 marzo 2026

Un NO, sorridente e sereno...

 

Gorizia dalla O di Tito, sul Sabotino

Voterò con convinzione “NO” al referendum della prossima domenica, ma sarebbe bello un rasserenamento degli animi, tanto più che a livello internazionale si sta giocando una partita molto più drammatica, tragica e decisiva. Lo scavo di un abisso troppo profondo fra le parti, renderà molto difficile costruirvi sopra dei ponti, indispensabili per il funzionamento di un sistema che si definisce democratico.

La campagna elettorale in vista del referendum è stata una delle più brutte che io ricordi. Non mi riferisco ai tanti attivisti che hanno cercato di sensibilizzare le persone, prima di tutto spiegando meglio possibile il quesito referendario e poi ovviamente orientando serenamente il voto degli interlocutori. Ciò che invece ha colpito, è stato il nervosismo e la tensione dimostrata da entrambi gli schieramenti, nelle schermaglie ufficiali, a livello giornalistico e televisivo. Si è ricorso troppo spesso all’offesa e alla delegittimazione sistematica dell’altro.

Sia i sostenitori della riforma della magistratura che i contrari, hanno accusato la controparte delle stesse cattive intenzioni: se voti in questo modo, libererai la magistratura dal condizionamento politico, valorizzerai la Costituzione, impedirai che il potere esecutivo accentri su di sé anche quello della magistratura e così via. Ovviamente ciascuno ritiene che quello che dice l’altro sia falso e che ci sia soltanto una volontà menzognera di turlupinare l’elettore.

A questo punto, ogni occasione è buona per innalzare barricate e per utilizzare qualsiasi mezzo e argomento per denigrare l’altro. E’ il caso di una (a mio parere) spiritosa fotografia di Nevio Costanzo, che ha voluto far parlare il Monte Sabotino, sostituendo la storica scritta dedicata a Tito con un “No” crociato. Riportata su Facebook, la schierata ma (sempre a mio parere) simpatica trovata ha suscitato un pandemonio: centinaia di like, migliaia di visite, decine di commenti, alcuni favorevoli, altri perplessi, altri a dir poco assai pesanti.

Evidentemente si sono toccati in un colpo due nervi scoperti. Da una parte infatti si è aperto un abbastanza corretto scambio di battute tra gli affermatori e i negatori, dall’altra ci si è letteralmente scatenati, intorno all’opportunità o meno dell’iniziativa. Secondo alcuni, è stata profanata una sorta di sacralità della montagna, trasferita dalle sofferenze della prima guerra mondiale al ricordo della liberazione dal nazifascismo, opera della quale il maresciallo Tito è stato senz’altro tra i massimi realizzatori. Secondo altri invece, quel “No” dovrebbe essere rivolto proprio alla scritta realmente esistente, invitando a far di tutto per cancellarla.

Nelle intenzioni del fotografo, come pure del sottoscritto, che ho riportato l’immagine su Facebook, c’era solo la volontà di inserire un piccolo segno umoristico nel bel mezzo di una campagna elettorale tesissima. E’ stata una grande sorpresa la valanga di reazioni. Potrebbe essere una miniera di informazioni per un interessante saggio di sociologia!

Come già più volte ribadito, anch’io voterò “No”, sperando in un futuro nel quale le riforme costituzionali non saranno più proposte da maggioranze relative confermate da referendum popolare, ma dalla stragrande parte dell’assise parlamentare, in rappresentanza di tutte le istanze dei cittadini.

Mi riconosco nella volontà di Nevio di presentare il proprio parere, non con urla o litigi, ma con un sorriso divertito, osando scherzosamente coinvolgere la cima più alta del Comune di Gorizia. Ma se qualcuno si fosse sentito offeso o se avesse ritenuto inopportuna una simile proposta, mi dispiacerebbe davvero e lo inviterei a prendere in considerazione la cosa per ciò che è, una semplice boutade, per alcuni divertente, per altri meno.

sabato 14 marzo 2026

Via crucis, via pacis a Pordenone

 

Si tiene oggi l'annuale "via crucis" nel pordenonese, con inizio nel Duomo e conclusione nella chiesa di san Giorgio a Pordenone. E' un importante momento di riflessione e di azione contro la guerra, in un momento nel quale la follia e la cattiveria umana sembrano aver demolito ogni argine alla violenza e all'avidità. Ecco un breve pensiero, scritto per l'occasione:

Ci sono molte viae crucis. C’è quella dei ladri crocifissi sul Golghotà e c’è quella dei piccoli innocenti di Betlemme uccisi da Erode mentre il Bambino, Maria e Giuseppe li lasciavano soli nella loro disperazione. C’è quella delle vittime, uccise sull’altare di una violenza inaudita e c’è quella degli aguzzini, nazisti o fascisti che hanno pagato con il sangue la loro precedente connivenza con il Potere. C’è la via crucis degli israeliani colpiti dagli attentati e quella di decine di migliaia di Palestinesi, vilipesi fin nei più elementari diritti alla vita. C’è poi – ciascuno ha la sua – la via crucis di ognuno di noi, nell’inquietudine del vivere in un mondo che sembra avviato verso la catastrofe.

Cosa caratterizza allora “questa” via crucis, rispetto a tutte le altre? Non tanto il fatto che Gesù di Nazareth sia accusato, colpito, torturato e poi crocifisso. Ci sono tanti che hanno sofferto le stesse azioni e forse anche per tempi più lunghi e con strumenti di supplizio più sofisticati.

Questa via crucis è diversa dalle altre perché si propone esplicitamente come via pacis. Perché accetta l’assoluto paradosso di una sofferenza inaudita che non fonda un nuovo Stato o un nuovo sistema sociale, ma la possibilità che l’essere umano esca dal tempo delle caverne e si trasformi in homo planetarius. In questo senso la via crucis è da contemplare, ma anche da imitare. Accettando la provocazione dentro la vita di ognuno di noi e dilatandola nell’inevitabile passaggio dall’etica individuale alla politica internazionale.

Come concretamente contemplare il cammino di Gesù verso il Calvario senza essere soffocati dalla disperazione e dalla percezione del fallimento (che è la grande tentazione dei discepoli, in contrasto con l’ineffabile speranza delle donne)? Non si tratta di immaginare un happy end o l’intervento del Deus ex machina. La risurrezione è un fatto che trascende talmente tanto la nostra povera e limitata ragione, da essere lontana da ogni possibile strumentalizzazione. E’ la certezza che la promessa insita nel dono radicale della vita, si può avverare. Attraverso la croce di Gesù – ma anche attraverso la mia croce, se la porto con Lui – la Vita vince la Morte, il perdono trionfa sulla vendetta, la nonviolenza si dimostra la strada della pace.

Concretamente abbiamo un vademecum che ci permette di immaginare un altro mondo possibile e di cominciare a costruirlo, pezzetto dopo pezzetto. Siamo come pietruzze di un immenso mosaico, quello dei Viventi. E senza ogni pietruzza, il mosaico della pace non può essere lo stesso. La legge della via crucis esistenziale è quella delle Beatitudini. Non occorre commentarle, basta semplicemente leggerle, soprattutto quelle di Luca che in modo assai significativo contrappone i “Felici” – tutti quelli che il mondo ritiene infelici o addirittura stupidi – ai “Guai” preannunciati a chi persegue i disvalori della ricchezza, della violenza e del potere.

Sarebbe semplice attualizzare tutto questo, puntando il dito sui vari Cesari che uccidono (alcuni hanno anche il fisique du role!), Ponzi Pilati che si lavano le mani, Caifi che benedicono le armi in nomine Domini, ecc. Ma forse non sarebbe altro che un flatus vocis da talk show, un’overdose di parole condivise che alla lunga diventano stucchevoli e inascoltabili.

Sarebbe meglio portare la domanda su di noi, su ciascuno di noi: crediamo davvero fino in fondo che la nostra felicità consiste nell’essere poveri di spirito (ma anche poveri proprio!), piangenti, miti, puri di cuore, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati per causa della giustizia, insultati da tutti? Se lo crediamo – ci dice il Vangelo – vedremo Dio, cioè l’Umanità rinnovata nella dimensione della vera e autentica Pace. Se crediamo che lo debbano fare gli altri, non avremo la gioia di ricevere per primi – come le donne nel mattino di Pasqua – l’inestimabile annuncio della Risurrezione. 

E forse, metaforicamente parlando, giungerà il tempo in cui il leone pascolerà con l’agnello, le lance si trasformeranno in falci e il bambino si trastullerà giocando nella tana di serpenti.

giovedì 12 marzo 2026

Dalla parte di Allah, contro i suoi denigratori


Va bene che in un festival letterario possa essere presentata una pluralità di voci e di pensieri. Vale anche per Geografie, l'evento che si terrà a Monfalcone alla fine del mese di marzo.

C'è un però... Si può, anzi si deve discutere, in modo competente e rispettoso, anche su qualsiasi tema inerente la Religione e le religioni. Ma come si fa a ragionare con la necessaria serenità, quando viene presentato - in contesto pubblico nella piazza principale della città - un libro che ha come titolo "La minaccia di Allah". Indipendentemente dal contenuto del libro, già il solo titolo non si configura come uno spunto di riflessione, ma una vera e propria grave provocazione, che mette fra l'altro in discussione l'osservanza degli articoli 8 e 19 della Costituzione. E' un'espressione di offensiva ignoranza non solo nei confronti di miliardi di musulmani che in tante nazioni del mondo professano pacificamente la loro fede, ma anche dei milioni di cristiani di lingua araba che invocano Dio proprio con il nome di Allah. Inoltre, sostenere che "i musulmani stanno avendo sempre più spazio nel nostro Paese, minacciando anche la sicurezza degli italiani" (dalla presentazione dell'autrice, riportata nel programma ufficiale della rassegna), è un modo di seminare sottile razzismo, di aizzare gli umori contro chi professa una grande religione mondiale, di creare inutili tensioni e irrazionali paure fra la popolazione.

Ben diverso è l'atteggiamento dei preti e delle comunità cristiane di Monfalcone, che hanno offerto uno spazio per pregare a sorelle e fratelli nella comune fede religiosa. Hanno compreso la straordinaria opportunità di favorire il dialogo, l'amicizia e le relazioni tra le diverse componenti. L'Arcivescovo, collegando la Quaresima con il mese di Ramadan, ha scritto una splendida lettera sulla convivenza e sull'autentica fraternità. La città dei cantieri potrebbe e dovrebbe brillare in Europa e nel Mondo come un esempio della bellezza del vivere insieme valorizzando le reciproche diversità. L'autrice del libro e l'amministrazione comunale, invece di lanciare un'anacronistica crociata, dovrebbero imparare da Gorizia dove, durante il tempo della capitale europea della cultura, l'Assessorato al 2025 ha promosso e organizzato, nello scorso mese di ottobre, un bel convegno dedicato proprio al dialogo interreligioso, realizzato con la partecipazione attiva di tutte le comunità, compresa ovviamente quella islamica.

Forse gli organizzatori di una rassegna importante come Geografie avrebbero fatto bene a pensarci due volte, prima di regalare un simile palcoscenico a chi già da molte tribune porta avanti le proprie prospettive politiche e culturali. Si possono avere idee diverse, evidenziare anche con correttezza problematiche critiche sicuramente esistenti, ma non si può accettare una sistematica denigrazione di un intero sistema religioso. 

Piena solidarietà a tutta la comunità islamica monfalconese!

mercoledì 11 marzo 2026

Il ricordo di Lojze Bratuž nella Basilica di Aquileia, all'alba dell'equinozio

 

La Basilica di Aquileia, scrigno di fede e di spiritualità, ospita anche quest'anno l'alba dell'equinozio, momento ormai tradizionale di riflessione pre-pasquale. Di seguito il comunicato stampa della So.Co.B.A.: 


La prima alba di primavera, il 21 marzo dalle 6 del mattino, vissuta sul mosaico della Basilica; da una parte il dialogo tra Andrea Bellavite e Angelo Floramo, e dall’altra il ricordo di Lojze Bratuž e di Ljubka Šorli, attraverso musica e poesie.


Uno spettacolo dedicato a chi ha perso la vita per rivendicare la propria identità e la propria cultura e un dialogo sul presente e sul futuro, partendo dal nostro passato. Sono questi i due elementi centrali, intrecciati e connessi, di “Aequinoctium, l’Alba della Libertà”, l’evento in programma nella Basilica Patriarcale di Aquileia per la prima alba di Primavera, il 21 marzo alle 6 del mattino.


Un momento di riflessione condiviso, guidato dal direttore della Basilica di Aquileia Andrea Bellavite insieme allo storico e scrittore Angelo Floramo, che saranno accompagnati dal messaggio di due figure centrali per il Novecento isontino e non solo. Infatti, grazie alle musiche scritte per l’occasione da Andrea Pandolfo, si ricorderà Lojze Bratuž, compositore sloveno barbaramente torturato e assassinato nel 1936 per aver rifiutato la cancellazione della propria identità, personale e culturale. A risuonare nella Basilica saranno anche le parole di Ljubka Šorli, poetessa e moglie di Bratuž, recitate sia in sloveno che in italiano.

 

“La nostra volontà è ancora una volta quella di rimarcare il messaggio di unità e di pace trasmessoci, a più di millesettecento anni di distanza, dai mosaici della Basilica” spiega il direttore della Fondazione Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia Andrea Bellavite. “Mosaici che ogni giorno ci parlano di storie e di persone, e che ogni giorno ci permettono di scoprire qualcosa di più su di loro e, attraverso di loro, su noi stessi”.


Insieme ad Andrea Pandolfo (tromba e pianoforte), sullo straordinario “palco” della Basilica ci saranno i musicisti Mojca Krišnič al violinoAndrejka Možina al violoncelloEster Pavlic all’arpa e Aleksander “Ipo” Ipavec alla fisarmonica. “Si tratta volutamente di una formazione composta da italiani e sloveni, ed entrambe le lingue saranno utilizzate nel corso dello spettacolo” prosegue il direttore della Basilica di Aquileia “come simbolo di un territorio unico e unito, nel solco tracciato dall’entusiasmante esperienza di Go!2025.”


Aequinoctium è il primo appuntamento di una stagione 2026 che si annuncia ricchissima per la Basilica Patriarcale di Aquileia. “Presto presenteremo la stagione dei Concerti in Basilica, giunta alla trentottesima edizione, che vedrà diverse date di grande rilievo nazionale, con l’annuncio anche di una nuova collaborazione oltre confine. In più proseguono i progetti europei che ci vedono protagonisti, Polyverse e DigARegion, che quest’anno troveranno compimento, e il nostro percorso di accessibilità Basilica Per Tutti, che si arricchirà di nuovi tasselli nel 2026.”


Le prenotazioni per “Aequinoctium, l’alba della Libertà” sono aperte da ora, attraverso la piattaforma online MidaTicket (https://shop.midaticket.it/basilicaaquileiamostre/Events). Tutte le informazioni, e il link per acquistare i biglietti di ingresso, sono disponibili sul sito ufficiale della Basilica di Aquileia, www.basilicadiaquileia.it.

martedì 10 marzo 2026

Le stagioni teologico-filosofiche della Knjigarna Maks

 

Due ombre proiettate verso la Luce. Come gli spiriti del Purgatorio dantesco, che saranno oggetto della discussione teologico-filosofica tra Mirt Komel e Andrea Bellavite.

O meglio, gli spiriti saranno solo uno spunto per collegarsi all'affascinante realtà della Primavera, all'interno di un dialogo che sta diventando tradizionale, all'inizio di ogni nuova stagione.

Il luogo di questa originalissima riedizione delle Cantiche della Divina Commedia  non può che essere la Knjigarna Kavarna Maks, in Delpinova ulica a Nova Gorica. Il tempo di questa breve ma intensa salita delle sette balze del Purgatorio sarà SABATO 14 MARZO, alle ore 10.30

Si parlerà un po' di tutto, sospesi tra lo stato della dannazione e quello della salvezza, in quel frammento di essere che è l'istante della decisione e della responsabilità, personale e collettiva. Insomma, il momento che è quello del nostro esistere, dell'esserci del Mondo e di tutti gli esseri. Si ruoterà intorno al pensiero dei filosofi greci e dei teologi crisitiani, alla storia delle religioni e all'esperienza della post modernità.

Sarà una bella occasione per pensare, per discutere e soprattutto, per amare di più questo fatto straordinario che è la Vita.

Tutto sarà rigorosamente bilingue, nel senso che ognuno potrà esprimersi nella propria lingua,  cercando di comprendere quella dell'altro. Mi raccomando, non mancate!!!

mercoledì 4 marzo 2026

Cercasi disperatamente frammenti di saggezza

 

Mentre il Medio Oriente è in fiamme, viene in mente una figura come quella di Ghandi. C'è un bisogno estremo, oggi, di persone che sappiano interpretare il presente alla luce dei criteri di umanità, verità e giustizia. Che nostalgia!

I commenti politici sull'intervento statunitense e israeliano in Iran hanno suscitato l'impressione diametralmente opposta. Solo il premier spagnolo Sanchez ha ribadito cose che dovrebbero essere ovvie per tutti. Ha detto in pratica che non c'è altro da fare, in questo momento, che fermarsi: stop immediato ai missili, ai bombardamenti, ai droni, alle ritorsioni. La miccia che si è accesa rischia di far saltare ogni equilibrio e di condurci verso la catastrofe. 

E in Italia? C'è davvero da mettersi le mani nei capelli... Un ministro della difesa, beccato in vacanza nel momento della massima tensione internazionale, si arrampica sugli specchi offrendo l'unico sprazzo di tragicomicità in un tempo che di comico non ha proprio nulla. Il ministro degli esteri, che sembra aver saputo dai telegiornali dell'attacco, si preoccupa dei turisti italiani invitandoli a non affacciarsi alla finestra. Invitato a dire la posizione del governo italiano, si trincera dietro al generico allineamento "con gli altri stati europei". La presidente del consiglio Meloni, definisce "ingiustificabili" gli attacchi iraniani dopo i raid che avevano ucciso i capi religiosi e centinaia di persone di quel popolo, tra le quali i bambini di una scuola. Ritiene invece comprensibile la palese violazione di qualsiasi regola internazionale da parte di USA e Israele, sostenendo che in fondo anche tanti altri, prima, hanno compiuto le stesse violazioni. Come bambini che litigano dicendo che "è stato prima lui", si dimostrata totalmente incapace di una parola di saggezza e di approfondimento, di una condanna senza condizione della guerra, della violenza preventiva, delle vere motivazioni macroeconomiche e macropolitiche che stanno alla base di un atto dissennato e pericolosissimo. E' incredibile e inquietante, essere governati da una simile superficialità, da un così mediocre gruppo di personaggi, capaci di dire tutto quando sono all'opposizione e il contrario di tutto quando sono al potere. Ma come fa, chi ha creduto sinceramente nelle loro campagne elettorali, a continuare ad avere fiducia in loro?

Già sento nelle orecchie l'obiezione, un ritornello già udito mille volte, in particolare prima delle guerre in Afghanistan e in Iraq che hanno destabilizzato totalmente la zona. Come allora, quando fecero credere che Saddam Hussein fosse il capo occulto del terrorismo planetario o l'uomo del monte avesse le armi di distruzioni di massa, anche ora c'è chi pensa che l'interesse di Trump sia quello di "liberare" gli iraniani dal regime degli ayatollah e che con la morte di Khamenei sia arrivata la democrazia! Ma non si vedono le macerie fumiganti e il disastro degli episodi precedenti, dei quali hanno giovato soltanto i trafficanti di petrolio e di armi? I gendarmi del mondo, autodefiniti cavalier della libertà, seminano dovunque non solo morte e distruzione, ma anche la devastazione dei tessuti sociali, secondo la più moderna riedizione del "divide et impera" dell'Impero Romano.

Allora, che ci possiamo fare? Dobbiamo tollerare regimi oppressivi come quello iraniano? Dobbiamo consentire che costruiscano la bomba atomica? Certamente no. Ma sono intollerabili anche i regimi cosiddetti democratici che uccidno decine di migliaia di bambini a Gaza, che fomentano ribellioni e colpi di stato, che affamano sistematicamente i Paesi più poveri. E la bomba atomica? Perché doverebbe essere permessa a qualcuno e proibita gli altri? Non sarebbe ben più ovvio affermare e fare in modo che nessuno, proprio nessuno l'abbia?

Ecco perché c'è tanto bisogno di persone come Ghandi, capaci di indicare ai loro Paesi e al Mondo una nuova strada, del tutto alternativa a quella della guerra. E' la strada della nonviolenza attiva, dominata da un nico interesse, la crescita di umanità dell'homo "planetarius". 

domenica 1 marzo 2026

Gendarmi del mondo, prepotenti e spudorati

 

Gli USA e Israele attaccano un Paese, con la scusa di sostenere un processo di liberazione da un regime come quello degli ayatollah. Tutti sanno che si tratta dell'ennesima azione tesa a controllare le risorse petrolifere dell'Iran che, con il rovesciamento dell'ultimo imperatore, lo scià Reza Pahlavi, nel lontano 1970 aveva voluto a sua volta affrancarsi dallo stesso imperialismo capitalista. Non si può in alcun modo giustificare un intervento armato di una potenza straniera in una nazione indipendente, esplicitamente finalizzato all'assassinio della leadership e alla distruzione delle risorse. Ciò che sta accadendo in questi giorni tragici è infatti inaudito e fonte di immensa preoccuazione per le ripercussioni che questa incredibile violenza potrà portare con sé.

Ciò che colpisce è invece la soddisfazione di molti, di fronte a un'azione militare che da oggi in poi potrebbe toccare a qualsiasi Paese non allineato con il pensiero unico imposto dal Padrone del Mondo (leggi potentati economici che garantiscono anche il presidente degli Stati Uniti d'America). A parte gli oppositori del regime di Khamenei, le cui proteste sono state esplicitamente fomentate direttamente da Trump, molti nel mondo hanno espresso soddisfazione per la presunta possibile conquista della libertà da parte del popolo iraniano. E' successo con il Venezuela, ora con l'Iran, potrebbe accadere preso con la Groenlndia e addirittura con il Canada. Su, forza, diamo carta libera al tycoon, perfino lo applaudiamo e gettiamo nel cestino per sempre la carta straccia delle risoluzioni ONU. Ridiamo in faccia agli illusi che credono ancora che esista un diritto internazionale! Almeno fino a quando non toccherà a noi di beccarci i cruise sulla testa... 

Oltre ai due avidi guerrafondai planetari, chi oggi mi ha scandalizzato di più è la presidente del consiglio Meloni. Ha dichiarato che gli attacchi dell'Iran - lanciati dopo il massacro che ha portato alla morte il capo spirituale Khamenei, la sua famiglia e centinaia di iraniani, tra i quali, sembra, anche decine di bambini - contro gli Stati del Golfo sono "ingiustificabili", ritenendo quindi di fatto che quelli di Trump e di Netanyahu lo sono. Non ha detto una parola - neppure una! - non si pretende per condannare ciò che è accaduto, ma neppure per richiamare quel diritto internazionale che funge ormai da slogan a fasi alterne. Se Putin attacca l'Ucraina, viola il diritto internazionale, se il genocida Netanyahu annienta un intero popolo non lo viola. E se Trump spedisce i suoi missili sulla testa di chi gli sta antipatico, nessun problema...

La dichiarazione della premier - insieme all'inconsistenza di Tajani e all'impreparazione di Crosetto - è uno dei punti più bassi della storia della politica italiana, il vilipendio di una tradizione di attenzione agli "esteri" che ha visto in passato prese di posizione coraggiose e alternative ai padroni del vapore. Chi avrebbe mai pensato di rimpiangere, da questo punto di vista, i vari ministri degli esteri che si soo succeduti nella cosiddetta prima repubblica?  L'accettazione esplicita dell'inutilità dell'ONU e degli organismi internazionali colpisce, per la spudoratezza con la quale viene dimostrata la totale accondiscendenza del governo italiano alle mire imperialistiche degli USA. E la Meloni, che si assume la responsabilità di trascinarci nel vortice di violenza scatenato dal primo anno di Presidenza Trump, tradisce anche sé stessa, i suoi altisonanti e urlati proclami pre-elettorali contro l'euro, i burocrati dell'Unione Europea, la soggezione dell'Italia agli interessi stranieri.

Siamo sull'orlo dell'abisso, c'è il rischio concreto di un allargamento incontrollabile della guerra. Non lasciamoci governare da chi - dopo essersi presentata come la rivoluzionaria di una destra antisistema - oggi è al primo posto nella gara di chi corre e sgomita, per lustrare le scarpe (per usare un eufemismo) del potente di turno.