Visualizzazione post con etichetta Slovenia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Slovenia. Mostra tutti i post

lunedì 4 novembre 2024

Višarje e Koroška, impressioni di cammino

 

L'eccezionale periodo di bel tempo consente percorsi che erano stati sconsigliati durante la bollente estate.

Il Lussari è una meta tradizionale, ma sempre affascinante. Anche se lo si è percorso decine di volte, non risulta mai noioso. C'è il selciato di pietra che suscita il ricordo di quando la gente saliva in ginocchio per raggiungere il monte di Maria. Ci sono le nuove scorciatoie, immerse nel bosco tra il mormorio del torrente lontano e il profumo dei funghi novelli. Ci sono i colori dell'autunno, con la loro intensità e forza che inducono alla contemplazione e instillano una punta di malinconia. C'è naturalmente Tone Kralj, il grande pittore, che si incontra nel delicato tratto delle scene della via crucis, recentemente ripulite e restaurate. C'è il piacere di salire, sbuffando per la fatica e gioendo per il respiro affannoso, gustando la compagnia degli altri escursionisti o pellegrini, nel progressivo dilatarsi dell'orizzonte e degli spettacolari panorami: da una parte il verde Osternig e le ampie vallate carinziane, dall'altra i massicci rocciosi, il Mangart, lo Jalovec, poi più vicino Cima Cacciatore, il maestoso Jof Fuart e il re delle Giulie Occidentali, lo Jof di Montasio. C'è il tempo per una preghiera per la pace e il bene nel nostro tormentato Pianeta e le ombre cominciano a scendere, il crepuscolo avanza, è tempo di ritornare a valle.

Poi ci sono la Koroška e le Karavanke. Le valli profonde, scavate da fiumi impetuosi, sono circondate da montagne bellissime. I paesi sono pittoreschi, anche se da una parte la civitas del commercio ha raggiunto anche le zone più nascoste, dall'altra sono ancora evidenti le ferite dell'alluvione del 2023. Ci sono molte romantiche fattorie e in una di queste è nato Prežihov Voranc, al secolo Lovro Kuhar (1893-1950), straordinario scrittore che potrebbe essere definito neorealista. In lingua italiana si trova ancora da qualche parte il suo Doberdob, una descrizione cruda, una potente denuncia degli orrori perpetuati nel corso dell'inutile strage che è stata la prima guerra mondiale. Il suo paese si chiama Podgora, sotto il monte. Quale monte? E' l'Uršlja gora, il monte di sant'Orsola, alto 1699 metri, balcone meraviglioso dal quale scrutare all'orizzonte le più spettacolari vette della Slovenia. C'è anche un santuario, nei pressi della cima, dedicato alla santa martire del paleocristianesimo, costruito e restaurato più volte, tra il XIII e il XX secolo. C'è da camminare un'oretta per raggiungere la vetta, dopo aver percorso con l'auto un immenso labirinto di strade bianche tracciate tra rigogliosi boschi e radure prative occupate da suggestive malghe. Non ci sono solo villaggi, anche centri più grandi attraggono l'attenzione del viaggiatore, Sloveni Gradec per esempio o, ai limiti ormai della zona montuosa, Velenje con i due calmi laghetti e l'evidente centrale termoelettrica di Soštanj, sinistre ciminiere, immensi padiglioni di lamiera e il fumo candido che sale dritto dritto fino al cielo.

mercoledì 16 agosto 2023

Drži se Slovenija in prisrčno hvala! Forza Slovenia, e grazie per la testimonianza!

Legname accatastato a Most na Soči
La foto è stata scattata sull'Idrijca, dall'"altro ponte" di Most na Soči.

In questa zona non ci sono stati particolari danni al paese e alle sue strutture, ma l'immagine rende l'idea della forza della Natura che si è scatenata in buona parte della Slovenija settentrionale. Un'immensa catasta di tronchi, strappati alla montagna e trascinati a valle, ostruisce completamente l'ordinario corso del fiume.

Mentre ancora molti sono i paesi difficilmente raggiungibili e il lavoro di "gasilci", protezione civile, volontari coordinati, forze di polizia è ancora fervente, per poter ripristinare quanto prima i collegamenti e per liberare dal fango gli ambienti sommersi, vale la pena svolgere una breve riflessione.

Uno straordinario personaggio, poco noto in Italia ma molto conosciuto in Slovenija, è Pater Gržan. Intervistato in televisione, anche in quanto direttamente coinvolto nell'alluvione, ha sintetizzato ciò che sta succedendo con le parole: sono crollati i ponti sui fiumi, ma sono stati ricostruiti i ponti fra i cuori delle persone.

Al di là dell'ovvia - o di quella che dovrebbe essere ovvia, tanto più per chi vive al confine -manifestazione di solidarietà nei confronti di coloro che sono stati colpiti da quella che viene definita "la più grande catastrofe naturale della storia della Slovenija", è straordinario l'insegnamento che deriva dall'azione coordinata e sinergica di un intero popolo.

Con l'appoggio dell'Unione europea il governo ha guidato il momento dell'emergenza, operando in modo efficace e rapido attraverso un sistema di protezione civile in grado di operare con grande competenza professionale, ma anche usufruendo del sostegno di migliaia di operatori volontari. Le polemiche, alle quali si è fin troppo abituati in Italia, sono state lasciate da parte, rinviate concordemente al momento successivo alla messa in sicurezza delle persone, delle loro abitazioni e dei luoghi di lavoro.

Da tutte le regioni c'è stata una vera e propria gara di solidarietà, basata sia sulla racconta di materiali indispensabili - come è stato promosso anche e Nova Gorica dal centro KID e dalla protezione civile - sia sull'impegno personale, riservato soprattutto a persone in buona forza e salute, dal momento che l'azione richiesta, la rimozione dei residui induriti della piena dei fiumi esondati, è estremamente faticosa e in alcuni casi difficile.

Quello che colpisce è l'orgoglio di sentirsi parte di un unico grande organismo, nel quale l'impegno dello straordinario corpo volontario dei "gasilci", va di pari passo con quello dei vicini di casa che cercano di sopperire come possono alle esigenze di chi è stato più sfortunato. E' stata una vera gara di solidarietà, che ha unito comunità e famiglie nel comune sforzo di vincere con serenità e convinzione la battaglia del pieno ripristino di ciò che è andato distrutto.

Grazie Slovenia, Hvala Slovenija, per questa testimonianza di forza, di fraternità e di un'amicizia costruttiva capace di affrontare e superare ogni avversità!

martedì 8 agosto 2023

Slovenija, the day after

 

Ecco uno dei tanti meravigliosi paesaggi della Slovenia, la confluenza tra la Sava Dolinka e la Sava Bohinjka, nella regione della Gorenjska.

E poi accade l'imprevedibile.

Una giornata di pioggia torrenziale sull'intero arco delle montagne slovene e i fiumi si sono riempiti di acqua e hanno travolto tutto ciò che stava nella parte inferiore delle valli. Ci sono state alcune vittime, per fortuna e per la velocità dei soccorsi poche, interi paesi sono stati sommersi e rimasti per lungo tempo isolati, le strade di collegamento sono state invase da innumerevoli frane, sono crollati antichi ponti e pittoresche passerelle di legno. E' stato un disastro epocale, come mai accaduto a memoria d'uomo, sembra che una mano pesante abbia voluto accanirsi sulla bella Repubblica, colpendo praticamente quasi ovunque, nella parte centrale e settentrionale.

Di giorno in giorno si rendono più chiari i contorni dell'alluvione. I fiumi rientrati nel loro corso hanno lasciato ovunque montagne di fango, i tronchi degli alberi si sono accatastati intorno a qualsiasi ostacolo naturale o artificiale, le cantine e i primi piani delle case sembrano irrimediabilmente perduti. "Sembrano" - è il caso di dire così, perché ancora una volta il popolo sloveno si sta dimostrando straordinario. In piena alluvione i "gasilci" - quelli che erano stati decisivi nello spegnimento degli incendi del Carso lo scorso anno - si sono prodigati per ridurre al massimo possibile i disagi. Non appena diminuita la pioggia la gente si è messa immediatamente al lavoro, aiutata dagli interventi dell'amministrazione centrale e delle locali strutture di protezione civile. Ovunque si vedono persone al lavoro, prima per aiutare a salvarsi i tanti che erano rimasti intrappolati nelle case, invitati a stendere lenzuola bianche sui tetti per invocare soccorso, poi per liberare gli scantinati e le case dalle suppellettili rovinate dalle acque e per raccogliere da ogni dove aiuti per sopperire alla mancanza di acqua, di cibo e di generi di prima necessità. I più forti si mettono a disposizione dei più deboli, in una gara di solidarietà che stupisce e suscita ammirazione.

E' strano che se ne parli poco in Italia e in particolare a Gorizia, che si prepara a condividere l'onore di essere capitale europea della Cultura con Nova Gorica e con la Slovenia intera. L'esempio che si sta ricevendo è importante. In una singolare sintonia, tutti si rimboccano le maniche, lasciando ad altri tempi eventuali polemiche ed espressione di perplessità. E' il momento dell'emergenza e tutti - dal capo del governo a ogni singolo cittadino dello Stato - si prodigano in tutti i modi per salvare il salvabile e per porre le basi di una complessa e difficile ricostruzione. In realtà ci sarà tantissimo da fare, ponti da riedificare, case da restaurare, boschi da ripiantumare. Ci vorrà tempo per riportare i paesaggi naturali della Slovenia a quella bellezza che rallegra il cuore degli abitanti e che attrare visitatori da tutta Europa. Ma l'impegno di tutti renderà possibile il miracolo. Le ferite si rimargineranno, la vita tornerà a scorrere normalmente, le strade saranno sistemate, il controllo sull'ambiente sarà incrementato e i versanti dei monti saranno di nuovo in sicurezza. 

Per chi lo desidera, a Nova Gorica si raccolgono alimenti, acqua e vestiti, presso il centro umanitario KID, Gradnikove brigade 9, dalle 9 alle 17, tel. +386 31 817 785.  

domenica 26 marzo 2023

A Kamnik, un mammuth ricostruito

 

Oggi una notizia per sorridere un po'.

Tra una glaciazione e l'altra, oltre 20.000 anni fa, sulle pendici delle Alpi di Kamnik gironzolavano degli enormi mammuth. Con il loro forte pelo si sentivano molto potenti, dall'alto della loro impressionante mole guardavano tutti gli altri animali dall'alto in basso.

Purtroppo per loro, quod non fecerunt barbari fecerunt barberini, in altre parole, ciò che non riuscì alle rigide temperature e ai (quella volta) lenti cambiamenti climatici, riuscì al più pericoloso di tutti gli animali, tal "homo sapiens, impegnato in quei tempi anche nell'eliminazione dell'ultimo dei suoi concorrenti, il buon "homo neanderthalensis". Ma si sa, allora come oggi, tempi duri per i troppo buoni e così in breve tempo i mammuth incontrarono i primi cacciatori che usavano lance quanto mai rudimentali, ma in ogni caso più efficaci delle zanne ricurve dei poveri mastodonti. 

E così uno di loro restò incagliato da qualche parte, nella zona di Nevlje, vicino a Kamnik, sotto la stupenda Velika planina. Alcuni operai hanno trovato il suo scheletro perfettamente conservato, scavando la terra sotto un ponte nel 1938, periodo in cui l'Europa era preoccupata per ben altri motivi, alla vigilia del tragico secondo conflitto mondiale. C'è stato comunque il tempo per raccogliere con delicatezza il tutto e per ricostruirlo con cura, offrendo così a tutti la possibilità di immaginare cotal possanza - come direbbe l'Alfieri - a partire da un'ordinata catasta di ossa rilucenti.

C'era bisogno di ricordare l'evento, non tanto della triste fine del mammuth un paio di decine di millenni fa quanto del suo ritrovamento nella prima metà del XX secolo. E così, un bravo scultore ha provato a ricostruirne con il bronzo la carne e la pelle, donando la sua opera al Comune di Kamnik che, come ogni amministrazione che si rispetti, ha impiegato un'altra manciata di anni per ragionare, discutere, emettere ordinanze e prescrizioni. Ma alla fine il risultato è stato ottenuto.

Da ieri (sabato 25 marzo), giorno dell'inaugurazione, il mammuth in carne e ossa, o meglio in bronzo e rame ma con dimensioni rigorosamente reali, non è più soltanto il simbolo stilizzato del Museo di storia naturale di Ljubljana, ma anche un suggestivo monumento, ben visibile dalla grande strada che unisce la capitale slovena con la bella e antica cittadina di Kamnik. Molti abitanti sono di sicuro orgogliosi di ricordare in questo modo l'originale ritrovamento del 1938, ma i più felici di tutti sono i bambini che senza alcun timore reverenziale tentano invano di scalare il bisnonno degli attuali elefanti, si appendono alle sue zanne ricurve e fanno vibrare il tutto colpendo la struttura con i pugni.

Povera bestia, se ci si fosse trovati nella stessa situazione 22mila anni fa, non ci sarebbe stata tanta voglia di ridere e scherzare!

venerdì 11 novembre 2022

Nova Gorica: chi sarà Sindaco?

Mentre tra due giorni si appresta a conoscere il nome della sua o del suo Presidente, la Slovenija si prepara anche all'elezione dei sindaci di tutti i suoi Comuni. A differenza che in Italia, dove le elezioni comunali si svolgono in tempi diversi, nella vicina Repubblica si celebrano ovunque ogni quattro anni e negli stessi giorni, nel 2022 domenica 20 novembre e domenica 4 dicembre.

Chi sarà sindaco a Nova Gorica, nel prossimo importante "mandato" che durerà fino al 2026 e che includerà quindi la "capitale europea della Cultura"?

Per il momento solo la sfera di cristallo potrebbe rivelarlo, tuttavia è possibile conoscere il nome e il gruppo di appartenenza dei candidati, schierati più o meno in modo da rappresentare l'intero arco parlamentare attuale. E' da tenere presente che l'eletto dovrà costruirsi una solida maggioranza e quindi una giunta, a partire dai rapporti di forza emersi dal primo turno, a volte creando quindi, in piccolo, delle coalizioni abbastanza eterogenee pur di avere i "numeri" per amministrare.

A prima vista, tenuto conto anche dell'ottimo risultato ottenuto a Nova Gorica, in occasione del primo turno delle presidenziali, dalle formazioni filogovernative, ha una parte dei favori del pronostico il candidato di SvoboDa, Samo Turel, appartenente al gruppo politico che fa capo al premier Golob e, tra gli altri, al ministro "goričan" Matej Arčon, già sindaco fino al 2018. La "pattuglia" dei sostenitori dell'attuale governo si arricchisce con Tomaž Horvat, rappresentante dei "Socialni demokrati" (una sorta di Partito Democratico) della ministra degli esteri Tanja Fajon e con Andrej Pelicon, vivace e coinvolgente candidato della Levica (Sinistra) che a livello nazionale ha come riferimento Luka Mesec e nel "Goriziano" Marko Rusjan, valido collaboratore della Ministra della Cultura Asta Vrečko. All'area del centro sinistra appartiene comunque anche un altro grande favorito della competizione elettorale, il sindaco uscente Klemen Miklavič, espressione nella precedente elezione di Goriška.si e di altre istanze civiche dell'elettorato. Naturalmente spera di ripetere e migliorare l'inatteso éxploit della tornata di quattro anni fa, ma certamente non sarà un'impresa facile. C'è da immaginare che queste quattro forze si presentino unite nel probabile caso di ballottaggio.

Solo due sono i candidati sindaco del centro destra e destra. L'unica donna è Damjana Pavlica, del partito Slovenska demokratska stranka (l'SDS dell'ex premier Janez Janša), mentre l'area cattolica che a livello nazionale fa capo a Matej Tonin, schiera Anton Harej, di Nova Slovenija - Krščanski demokrati (una sorta di Partito Popolare cristiano). Anche questi raggruppamenti, con ogni probabilità, farebbero fronte comune nell'eventuale ballottaggio del 4 dicembre.

Ecco, queste sono le forze in campo, non ci resta che l'augurio - alla parte nuova della città di Gorica - che vinca il migliore!


 

sabato 17 settembre 2022

Il ponte di Napoleone a Dolenje

Ecco un bel ponte, a Dolenje, una manciata di chilometri da Ajdovščina. 

E' uno dei tanti "ponti di Napoleone", ma in questo caso la firma è sicura. No, non è direttamente del signor Bonaparte, che forse non l'ha mai neppure visto. Ma è stato fatto costruire, in pietra, su manufatti precedenti in legno, intorno al 1812.

Il fiume sottostante è la Vipava, che gli italiani chiamano il Vipacco. Le sorgenti sono poco più a est, nel paese omonimo. Ce ne sono ben sette che scaturiscono dagli anfratti del Monte Nanos. Le rive sono lussureggianti di vegetazione, alcune specie sono autoctone, come si premurano di far sapere numerosi e interessanti pannelli informativi.

Cosa ci sta a fare un ponte "a schiena d'asino", così grande e così armonico, nel cuore della valle, in mezzo a dolci vigneti e campi coltivati?

La risposta è veramente interessante ed è possibile grazie alle accurate ricerche dell'esperto e competente Gorazd Humar. Il ponte è stato voluto dall'Imperatore dei Francesi per consentire il trasporto dei minerali ricavati dalle miniere di Idrija fino al porto di Trieste. In particolare, il mercurio veniva caricato sulle navi e portato in America, utilizzato per sciogliere le rocce e ripulire l'oro dalle scorie.

In questo modo "uscivano" tanti minerali, trasportati sui cari trascinati dai cavalli dalle montagne al mare ed "entravano" tanti soldi, direttamente nelle tasche di Napoleone, che li usava liberamente per "lisciare" qualche collaboratore e arricchire qualche momentaneo amore. Sembra che una delle beneficiarie di tanta generosità fosse proprio una donna di Idrija.

Ecco, è un piccola storia, nel contesto di quella universale, da assaporare contemplando il fiume che da chissà quanti secoli scorre non soltanto sotto questo, ma anche sotto tanti altri ponti. Sic transit gloria mundi!

Ah sì, come arrivarci? Autostrada o statale fino alla circonvallazione di Ajdovščina, strada verso Planina fino all'abitato di Dolenje, svolta a sinistra tra i campi, breve discesa su strada sterrata e voilà, il ponte è servito.

mercoledì 4 maggio 2022

Pot spominov in tovarištva. In cammino perché la memoria diventi impegno.

Almeno una volta nella vita, vale la pena di partecipare alla “Pot ob ziči” che si celebra ogni anno, il sabato più vicino all’anniversario del 9 maggio (nel 2022 , il 7 maggio). Durante tutta la giornata, decine di migliaia di abitanti di Ljubljana e del vicinato si riversano sul sentiero che circonda la città, percorrono chi tutti, chi una parte dei 33 chilometri, illustrano volentieri ai visitatori da lontano, anche dall’Italia, gli avvenimenti legati alla chiusura ermetica della capitale slovena, nel quadriennio di oppressione nazi-fascista. E’ un giorno di triste ricordo, ma anche di festa, nella consapevolezza che il miglior modo per fare memoria è quello di passare dalla vergogna all’impegno, nella concordia tra i popoli e nell’edificazione della vera pace. Le radici dell'evento annuale sono molto lontane...

Lo scorso 6 aprile, piazza Transalpina/Trg Evrope ha ospitato un flash mob dedicato all’81mo anniversario dell’inizio dell’invasione nazifascista della Jugoslavia. E’ stato proposto di dichiarare tale occasione “Giornata nazionale della vergogna”, nel ricordo della vergognosa azione di guerra che ha portato alla spartizione anche della Slovenia, dilaniata e divisa tra Germania, Ungheria e Italia mussoliniana.

In realtà, di “giornate della vergogna” ce ne sarebbero tante da celebrare e quella del 6 aprile potrebbe essere una tappa simbolica con la quale sintetizzare tutte le altre.

Per quanto riguarda la via crucis del popolo sloveno della Primorska, la regione che si appresta a celebrare con Gorizia la capitale europea della cultura, la prima stazione è senz’altro il 13 luglio 1920, con l’incendio del Narodni dom di Trieste che è stato il punto di avvio della feroce persecuzione fascista nei confronti degli sloveni. Un secondo passo è stato il Trattato di Rapallo, altra giornata della vergogna internazionale, 12 novembre 1920, con il quale una parte importante del regno degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi veniva assegnata al Regno d’Italia, avviato a essere dominato dal regime fascista. Da allora i motivi di rossore si sono moltiplicati, come testimoniato da France Bevk, Zorko Jelinčič, Ciril Kosmač, Drago Bajc e tanti altri autori che hanno vissuto e raccontato quell’oscuro periodo di oppressione e soffocamento di ogni libertà. Come dimenticare i due processi di Trieste, con l’esecuzione delle condanne a morte dei quattro “eroi di Basovizza”, il 6 settembre 1930 e di Pinko Tomažič e altri quattro compagni a Opicina, il 12 dicembre 1941? Sono state tutte condanne emesse da tribunali illegali, che hanno suscitato indignazione sulla stampa internazionale dell’epoca, come documentato nell’ottimo libro di Milan Pahor, Borba, recentemente tradotto in lingua italiana e dedicato proprio alle sistematiche vessazioni del regime nella zona del litorale.

Se possibile, ancora più tragica è stata la vicenda di un’intera città, Ljubljana, divenuta provincia militarmente occupata dagli italiani tra l’11 aprile 1941 e l’8 settembre 1943. La capitale slovena e i paesi del circondario hanno assistito a una guerra feroce, non soltanto combattuta tra fronte di liberazione jugoslavo e forze occupanti, ma anche caratterizzata da fucilazioni di gruppo, incendio di paesi inermi, deportazione di decine di migliaia di persone condotte nei campi di concentramento, costrette a subire ogni sorta di disagi, fino ai limiti della morte per fame.  La città è stata circondata da una lunga cortina di filo spinato, “inaugurata” il 23 febbraio 1942 su un perimetro originario di 29663 metri, larghezza di 8-10 metri, con decine di torri di controllo e migliaia di guardie pronte ad aprire il fuoco su chiunque avesse cercato di uscire o entrare senza autorizzazione. La situazione è perdurata anche dopo la caduta del fascismo, quando il territorio è stato preso sotto la dominazione nazista e Ljubljana è stata ufficialmente liberata solo il 9 maggio 1945.

La vergogna dell’impenetrabile filo spinato realizzato dagli italiani e mantenuto per ben 1171 giorni, è stata trasformata alla fine degli anni ’50 in un percorso dedicato al ricordo di quei tragici eventi. Un ring che oggi misura 33 chilometri è divenuto un lungo sentiero, circondato da un parco verde, significativamente chiamato “Pot spominov in tovarištva”, il percorso dei ricordi e della fratellanza. Chi percorre la via, oggi facilmente accessibile a piedi e in bicicletta, può incontrare cartelli illustrativi delle vicende storiche, monumenti dedicati alle numerose vittime dei feroci occupanti, pietre della memoria e segni della presenza ebraica, quasi totalmente cancellata dallo sterminio. Potrebbe davvero essere un cammino nella vergogna per chi vive in uno Stato come l’Italia che non ha ancora del tutto fatto i conti con questo e con gli orrori della seconda guerra mondiale, voluta da Hitler e da Mussolini. In realtà, là dove c’era la recinzione di quello che potrebbe essere definito il più grande campo di concentramento a cielo aperto in Europa, ora si può camminare, correre, giocare, ammirare il bel panorama verso la città, il barje e le colline circostanti. Si è immersi nel verde e si possono incontrare sempre tante persone, di diverse nazionalità, una specie di passeggiata permanente, plurilingue e pluriculturale. E’ molto bello “ricordare” in questo modo, celebrare il sacrificio di chi ha perso la vita o ha subito l’onta della deportazione o ha visto il proprio villaggio bruciare inesorabilmente, non con un pensiero cupo e portatore di vendetta, ma con la valorizzazione della bellezza, dell’amicizia e della vera pace.

martedì 26 aprile 2022

Srečno pot, Slovenija. Buon cammino...

Il giorno dopo, quello di Robert Golob in Slovenia sembra proprio essere un vero trionfo. L'uomo nuovo della politica slovena ha vinto praticamente ovunque, con percentuali minori in ambiti rurali, quasi da plebiscito nelle città. E' un segnale importante, con alcune conseguenze di non poco conto.

Prima di tutto, è riuscito nell'intento di creare un enorme consenso, indipendente dai "poteri forti" che troppo spesso condizionano le tornate elettorali. Golob è stato davvero eletto dal popolo e non dovrà mai dimenticare questo fatto. Ha certamente rastrellato voti anche dagli schieramenti tradizionali, ridimensionando fortemente le aspettative del centro sinistra (SD) e della sinistra (Levica) nonché provocando l'estromissione delle liste di Marjan Šarec e Alenka Bratušek. Le dichiarazioni post voto del nuovo premier hanno tranquillizzato subito tutti, dal momento che è stato garantito il coinvolgimento di tutti i raggruppamenti che si erano coalizzati per sconfiggere la destra, come pure delle organizzazioni non governative di base che hanno mantenuto alta in questi anni la voce di chi ha difeso la democrazia, l'accoglienza, la natura e la pace. Ci si può legittimamente attendere una linea di Governo progressista, europeista, ma anche aperta alle istanze sociali e ambientali, particolarmente delicate e importanti. Sarà inoltre necessario provvedere in tempi rapidi alla non semplice sostituzione di dirigenti improvvisati e capitati in ambiti decisivi, grazie a un sistematico incredibile repulisti di ottimi tecnici, colpevoli solo di non condividere le posizioni filo-orbaniane dell'ormai ex capo del governo.   

In questo modo, con l'inevitabile e anche prevedibile accordo di Governo con i Socialisti Democratici e quello prevedibile con la Levica, Golob potrà in ogni caso contare su una maggioranza forte e stabile, in grado di portare la Slovenia fuori dalle paludi nelle quali si era impantanata nel corso degli ultimi due anni di governo "janšista", bocciato senza appello dal voto popolare. Si respira un clima di grande speranza e aspettativa, tenuto anche conto dell'esperienza tecnica e imprenditoriale del premier. C'è anche molta curiosità - e qualche leggera preoccupazione - nell'attesa di comprendere come si muoveranno i tantissimi neoparlamentari, alcuni dei quali sicuramente alla prima importante esperienza politica. Anche Levica, certamente delusa da un risultato al di sotto delle attese e dei sondaggi della vigilia, può comunque sorridere. Ha centrato l'obiettivo di entrare in Parlamento con 5 rappresentanti e si è fatta conoscere a livello internazionale, come una delle più significative e attuali alternative al neoliberismo europeo. Il principale referente, Luka Mesec, ha dimostrato la statura, l'equilibrio e la decisione dell'uomo di stato. E' ancora molto giovane, avrà molto da dire nella legislatura che sta iniziando e di lui sentiremo ancora molto parlare. I nostri Rusjan e Pelicon, pur non essendo riusciti a centrare l'obiettivo del Parlamento, se la sono cavata piuttosto bene e il rapporto con loro  con gli altri compagni di Nova Gorica, sarà molto significativo anche in vista del prossimo appuntamento elettorale con le "comunali" nella vecchia Gorizia.

C'è molto territorio Goriziano nel nuovo Parlamento. In particolare il neo-premier è originario della zona e si è distinto anche per le idee e le capacità dimostrate in una rimpianta presidenza del GECT/EZTS. L'ex sindaco di Nova Gorica Matej Arčon ha avuto l'onore di essere in percentuale il più votato di tutta la Slovenia, una bella soddisfazione che lo ripaga dell'inattesa sconfitta nelle amministrative comunali di quattro anni fa. La città ha permesso alla lista Svoboda di raggiungere la maggioranza assoluta, inferiore, ma sempre molto alto, il consenso ottenuto nelle zone periferiche, dove il partito SDS dell'ex uomo forte di Lubiana ha limitato un po' di più i danni. SD ha ottenuto risultati abbastanza in linea con quelli nazionali, come pure Levica. Interessante il dato di Anhovo, dove il partito ambientalista Vesna, a livello nazionale rimasto sotto il punto e mezzo percentuale, è arrivato all'11%, dimostrando l'esasperazione della gente per la situazione irrisolta del co-inceneritore e delle frequenti perdite di materiali industriali che inquinano non solo le acque dell'Isonzo ma anche quelle  dell'acquedotto.

Auguri dunque Slovenija! Buon cammino...

domenica 24 aprile 2022

Slovenija bo obrnila list. La Slovenia volta pagina.

Cartina della Slovenja (da Wikipedia)
Il quadro dei risultati è per ora quello degli exit poll, ma sembra ormai difficilmente modificabile dai dati ufficiali. Robert Golob ha stravinto le elezioni, raggiungendo oltre il 35% dei voti, un risultato al di là di ogni aspettativa. Al secondo posto, staccato di oltre tredici punti percentuali, il partito dell'ormai ex premier Janez Janša. Al terzo posto, con l'8%, il raggruppamento filoJanša di Nova Slovenija. Seguono SD (simile al nostro Partito Democratico), con il 7% e una un po' delusa Levica (Sinistra) che raggranella il 4,5% ma riesce in ogni caso a entrare in Parlamento, a differenza di tutti gli altri raggruppamenti, tutti rimasti sotto la soglia limite del 4%.

A questo punto, il gruppo di Robert Golob avrebbe già i numeri per governare quasi da solo, ma sarà sicuramente sostenuto dalla Socialna Demokracija e forse anche da Levica, tenuto presente che molti elettori di questi ultimi due partiti hanno probabilmente voluto andare sul sicuro, sostenendo con entusiasmo il nuovo nome del panorama politico sloveno. 

La voglia di cambiamento si respirava da molto tempo, portata avanti anche con molta vivacità dai ciclisti dei venerdì di Lubiana. Il risultato, insieme a un'alta percentuale di votanti, indica una scelta popolare senza possibilità di equivoco. Ora ci sarà da attendere lo scontato conferimento dell'incarico da parte del Presidente Pahor e i primi passi di questa nuovo cammino della repubblica di Slovenia. Ci si augura un governo veramente democratico, filoeuropeo, ma anche aperto alle istanze della giustizia sociale, della tutela dell'ambiente, dell'autentica libertà e della pace.