lunedì 3 ottobre 2022

3 ottobre, Giornata della Memoria e dell'Accoglienza

 

Il 3 ottobre 2013, a poche miglia dal porto di Lampedusa, il naufragio di una delle tante navi di un'effimera speranza, ha provocato la morte di 368 persone, alle quali sono da aggiungere 20 dispersi.

368 esseri umani, soggetti di diritto come ogni altro simile, hanno perso il dono prezioso della Vita, inghiottiti dai flutti del mare profondo.

Non sono certo gli unici, da allora fino a oggi, il Mediterraneo si è bevuto altre 24.473 esistenze, un vera voragine nella quale è coinvolta anche la mostruosa indifferenza con la quale vengono ormai accolte notizie di questo genere.

E' uno dei motivi per i quali è stata istituita la Giornata della Memoria e dell'Accoglienza, un momento di riflessione, di ricordo e di indispensabile impegno. Ogni anno, il centro delle commemorazioni è sempre Lampedusa, ma un'altra città italiana si propone come richiamo a tutte le altre. Di solito si è trattato di città di approdo dei migranti in fuga dalle guerre e dalla fame, quest'anno la scelta è caduta su Trieste.

Un centinaio di persone si è riunita nel comune di san Dorligo della Valle (Dolina) e ha simbolicamente percorso un brevissimo tratto della rotta balcanica, altro percorso nel quale tante vite si sono spezzate, a a causa delle percosse ricevute o degli improbi attraversamenti di boschi e di fiumi impetuosi. Ci sono stati brevi e interessanti interventi, ma a parlare più di ogni discorso sono stati i segni del passaggio quotidiano di decine di persone, provenienti dal vicino confine con la Slovenia, giunti in Italia dopo inenarrabili difficoltà, nella speranza di essere accolti. Molti di loro, fino allo scorso anno, venivano rintracciati e riportati in Slovenia, da lì in Croazia e poi in Bosnia, in una specie di tragico gioco dell'oca vissuto alle spalle dei più poveri fra i poveri della Terra, stranieri in terra straniera. Giunti quasi alla meta e prima di essere "beccati" dalle forze dell'ordine, dopo aver perso tutto ciò che possiedono, devono librarsi perfino della loro identità, per non essere respinti nel Paese dal quale sono partiti o per farsi riconoscere come minorenni non accompagnati. E devono anche lasciare tutto ciò che potrebbe servire a un'improbabile identificazione. E così, il dolce percorso nel bel bosco che nasconde l'orrendo parco dei serbatoi petroliferi di san Dorligo, a poche centinaia di metri dalla romantica e affascinante Val Rosandra, è cosparso di vestiti abbandonati, sacchi a pelo, documenti sparsi, perfino fotografie strappate che lasciano presagire storie ben più dolorose che avventurose. Ogni giorno, racconta il sindaco di Dolina, tutto viene raccolto e portato all'inceneritore e ogni giorno si torna daccapo, uno stillicidio di piccole memorie disseminate sull'orlo della foresta.

Come non pensare ai corpi martoriati, quelli che Linea d'Ombra, con Lorena, Gianandrea e tanti altri accolgono e curano ormai da anni nel Piazzale dei Popoli davanti alla stazione di Trieste? O a quelli ammassati nei nuovi lager costruiti dal capitalismo, in Libia, in Turchia, nelle isole greche, in Centri Per il Respingimento come quello di Gradisca? Cosa ne sarà di un'Europa incapace di trovare pace nei suoi stessi confini, pronta a costruire nuovi muri finalizzati a dividere il Mondo tra il regno dei ricchi e quello dei poveri? Cosa ne sarà di un Pianeta nel quale l'80% della popolazione fa molta fatica a trovare qualcosa da mangiare, mentre il 20% viene schiacciato dall'eccessiva abbondanza che crea obesità fisica e intellettuale? Nel quale una minima parte si può permettere di viaggiare per puro piacere, mentre l'altra - vilipesa e maltrattata dalla prima - può muoversi solo rischiano la vita nell'attraversare deserti, mari e boschi selvaggi, soltanto per poter dare un futuro di sopravvivenza alla propria famiglia?

giovedì 29 settembre 2022

Masha Amini e le altre martiri della rivoluzione delle donne in Iran

Foto da internet
Masha Amini è la ragazza picchiata e uccisa in Iran perché si era fatta riprendere senza il velo e aveva inserito sui social la fotografia.

In un Paese in cui esiste addirittura una "polizia morale" per individuare e punire la violazione delle severe leggi sull'abbigliamento, questa terribile morte ha innescato una serie di grandi proteste, che si sono presto diffuse da nord a sud, dalle città alle campagne. Sarà la volta buona per segnare la fine di un regime dittatoriale che si avvicina a compiere addirittura 45 anni?

Onorando il sacrificio delle donne e degli altri manifestanti che hanno perso la vita in questi giorni, tra le numerose riflessioni se ne possono scegliere almeno tre.

La prima riguarda le donne. Come accaduto nel Rojava, dove la nuova democrazia al femminile è stata stroncata qualche anno fa, complice il silenzio generale del cosiddetto "occidente", anche in questo caso sono protagoniste le donne. E' da segnalare il ruolo sempre più importante da esse rivestito in tutte le grandi azioni che stanno sollecitando un cambiamento radicale dell'andamento del mondo. Da Masha Amina in Iran alla giornalista Caruana Galizia a Cipro, da Marielle Franco in Brasile a Zehra Berhel nel Kurdistan, la resistenza e il martirio delle donne può essere il seme che muore per produrre il frutto della giustizia e della libertà in tutti i paesi del mondo.

La seconda riguarda i giovani. Sono davvero loro la speranza per il futuro, se in tanti lembi del Pianeta Terra sono ancora disposti a rischiare e spesso a perdere la vita per rivendicare i più elementari diritti alla vita, alla libera professione di una fede religiosa o ideologica, all'accesso alle fonti di informazioni planetarie. Anche se un po' tacitati dagli avvenimenti connessi alla pandemia globale e alla sempre più minacciosa guerra in Ucraina, come non ricordare i milioni di giovani schierati in tutte le piazze del mondo con Greta Thunberg nei "venerdì per il futuro"? Hanno richiamato con una forza straordinaria il livello di malattia della società capitalista, sull'orlo di una crisi climatica e sociale dalle proporzioni inimmaginabili.

La terza riflessione riguarda l'Islam. E' una grande religione che offre senso e speranza di vita a quasi due miliardi di esseri umani che vivono in tutti i Continenti. La sua fonte principale, il Corano, suscita sentimenti di profonda spiritualità in chi lo legge con lo sguardo che travalica la lettere, ma anche adesioni dettate da un puro formalismo legato alle tradizioni familiari ma anche, in ambiti fondamentalisti minoritari ma non per questo da sottovalutare, progetti politici impregnati di un falso concetto della Jihad. A ben vedere, non è molto diverso da ciò che accade in ogni religione, compreso il cristianesimo, quando a prevalere non è la parola del Fondatore, ma l'asservimento a bassi interessi politici ed economici. Pur nella difficoltà costituita dall'estrema frammentazione dei movimenti islamici, è auspicabile che i fedeli di questa nobile "via" non si lascino fagocitare dalle tentazioni di scorciatoie politiche già abbondantemente condannate dalla storia.

Peccato che l'argomento del ruolo delle religioni nei conflitti attuali non sia più così "sentito" dall'universo mediatico, confinato in secondo piano da un "pensiero unico" che si sta troppo facilmente schierando dalla parte della guerra e non più della pace. Basti pensare alla differenza tra il risalto offerto alla preghiera delle religioni per il mondo voluta da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986 rispetto al simile incontro interreligioso tenutosi il mese scorso ad Astana in Kazakistan, con la presenza di Papa Francesco.

Insomma, è tempo di svegliarsi. Sosteniamo con forza la lotta delle donne e dei giovani in Iran, combattiamo con le armi della nonviolenza contro tutte le guerre che insanguinano ovunque, spesso senza alcun riflettore, lavoriamo perché la diversità ideologica e religiosa non sia un ostacolo ma favoriscano l'unità e l'amicizia dell'intero genere umano, oltre alla salvaguardia e alla cura di ogni ambiente vitale.

Un libro di Pier Paolo Gratton su Pietro Cocolin, arcivescovo di Gorizia tra il 1967 e il 1982

 

Pier Paolo Gratton, giornalista di Ruda, ha scritto un libro molto interessante, dedicato a Mons. Pietro Cocolin, arcivescovo di Gorizia dal 1967 al 1982. Sarà presentato ufficialmente venerdì 7 ottobre, alle ore 18 presso il Kulturni dom di Gorizia (Via Brass), dall'autore, insieme al direttore del Kulturni Igor Komel, al sindaco di Ruda Franco Lenarduzzi, al vicario generale dell'Arcidiocesi mons. Armando Zorzin e ad Andrea Bellavite (sì, proprio io), che ha avuto l'onore di curare la prefazione. In anteprima il volume sarà presentato anche a Ruda, sabato 1 ottobre, alle ore 10.30.

L'autore, con ampia documentazione in parte archivistica ma soprattutto testimoniale, ricostruisce un brano di storia del territorio, incentrandolo sull'esistenza del presule chiamato a reggere la chiesa isontina negli anni immediatamente successivi alla celebrazione del Concilio Vaticano II.

Nella prima parte, dedicata all'infanzia e all'adolescenza di Pietro, vengono delicatamente delineate la situazione della Bassa Friulana nel primo dopoguerra, la condizione degli agricoltori durante il fascismo e la tragedia della seconda guerra mondiale, dalla nascita (1920) fino all'ordinazione sacerdotale (1944). Vengono poi raccontati i primi passi del ministero, dagli entusiasmanti impegni giovanili a Cormons alle responsabilità parrocchiali a Terzo d'Aquileia, ad Aquileia e infine a Monfalcone. Seguono gli anni della guida pastorale dell'arcidiocesi, segnati da una parte dalle speranze di rinnovamento scaturite dal recente Concilio, dall'altra dalle progressive difficoltà e incomprensioni, anche con parte dei più diretti collaboratori. Sono quindici anni di conquiste, importanti anche per l'intera società civile, basti pensare all'apertura della dimensione missionaria, all'approfondimento culturale portato avanti con l'aiuto del settimanale diocesano, alla passione per il pionieristico dialogo con il mondo sloveno di Nova Gorica e dintorni, all'ampia pagina dedicata all'azione caritativa. Ma è un periodo anche di incertezze, come nel caso della fine dell'esperienza pilota della comunità di base di Sant'Anna o nella difficoltà di avviare quel convegno ecclesiale che avrebbe dovuto dare un nuovo volto alla comunità diocesana e che si è invece interrotto sul nascere, a causa dell'improvvisa malattia che lo ha condotto rapidamente alla morte.

Sono molte le considerazioni che il libro di Gratton suscita, da quelle propriamente storiche a quelle biografiche. Tra le altre, una prima è rilevata con forza dall'autore, cioè la richiesta di ottemperare a una delle ultime volontà dell'arcivescovo, quella di poter essere seppellito in qualche angolo della da lui amatissima basilica di Aquileia. Un secondo pensiero, più personale, è legato alla riflessione suscitata dal titolo e legata alla solitudine del vescovo, ma anche del prete, uomini dedicati totalmente al servizio di un Dio trascendente e a una fragile umanità desiderosa di ricevere affetto e compagnia. In questa proiezione radicale verso l'alto e verso l'altro, emerge il dramma della naturale limitatezza che impedisce quasi sempre di realizzare l'impresa, cosicché il comandamento nuovo di "amare il prossimo tuo" risulta sempre maggiore di quello richiesto dal Vangelo, "... come te stesso". Come non chiedersi se l'alto prezzo della solitudine esistenziale che consegue dalla cosiddetta "consacrazione", sia proprio quello richiesto dal Maestro?

mercoledì 28 settembre 2022

Un po' di politica, dal mio punto di vista...

 

Insomma, sembra che ci sarà un governo Meloni. La maggioranza parlamentare è forte, non fortissima, soprattutto alla Camera. Si sentono in giro molte preoccupazioni, ma forse quelle più concrete e immediate non riguardano solo il cambiamento della Costituzione o le politiche internazionali, ma soprattutto la regolamentazione della situazione di specifiche categorie di persone.

Per quanto mi riguarda, personalmente temo il proseguimento e l'aggravamento delle politiche a favore degli armamenti che hanno caratterizzato il governo Draghi e anche, purtroppo, la posizione del PD di Letta. Non lo si è molto sottolineato, ma una delle critiche principali "da sinistra" all'esecutivo uscente è stata quella relativa all'atteggiamento nei confronti del conflitto russo-ucraino. Sono molti di più di quanto si pensi coloro che, per non votare contro coscienza chi ha sostenuto l'invio delle armi, hanno preferito scegliere la via dell'astensionismo. Certo, con le notizie sempre più allarmanti che provengono dal fronte internazionale - comprese le misteriose esplosioni nel Baltico - una premier di destra che vuole "difendere anzitutto gli interessi degli italiani" non può certo rassicurare.

Temo per i migranti, anche per la palese ignoranza del tema da parte della nuova capa (ancora in pectore) del governo. La loro situazione è già gravemente compromessa dalle leggi Turco Napolitano e Bossi Fini, nonché dai decreti Minniti, per non parlare di quelli emanati da Salvini al tempo del governo Conte 1. La lotta insensata alle ong e i ventilati blocchi navali non avranno alcun influenza rispetto all'arrivo di tanti migranti in Italia, serviranno soltanto a respingere nei campi di concentramento i poveri in fuga dalle guerre e dalla fame e a condannarli a sofferenze già ampiamente documentate. E' vero che anche su questo capitolo occorrerebbe una politica europea dell'accoglienza e non del respingimento. Tuttavia è veramente inquietante ritenere che sia presentata come una "difesa dei confini", rigettare un esercito di poveri, disarmati e disperati, tra le braccia di bande criminali in Libia o respingere al mittente in Bosnia i migranti della rotta balcanica.

Si teme per i diritti sociali, anche se sembra che le classi di elettori che hanno espresso maggior fiducia per Meloni siano state quelle meno abbienti, che probabilmente hanno sentito troppo lontani un centro sinistra e una sinistra che non a caso hanno intercettato soprattutto il voto degli intellettuali e dei più ricchi. Non è un buon segnale, è la certificazione di un distacco impressionante tra la base e i suoi rappresentanti. Cosa farà per i più deboli questo nuovo governo? Riuscirà a mantenere qualcuna delle molte promesse fatte? Sarà davvero un "nuovo" modo di concepire il potere? In Giorgia Meloni, versione dottor Jekyll e mister Hyde, prevarrà il volto apparentemente moderato e conciliante oppure quello feroce dell'erede del Movimento Sociale Italiano? E i suoi seguaci, resteranno nei binari della dialettica pacifica o, come spesso accaduto in questi ultimi anni, c'è da temere una nuova stagione interna condita con l'olio di ricino e i manganelli? Non sono domande peregrine, dal momento che il consenso elettorale è molto volubile in questi anni, la crisi occupazionale, energetica e finanziaria bussa con sempre maggior forza alle porte e la crescita della tensione sociale dovrà necessariamente manifestarsi anche su piazze che torneranno a esercitare legittime e pacifiche pressioni democratiche. Come saranno affrontate le manifestazioni, a livello ufficiale e anche non ufficiale?

Si teme naturalmente per i diritti civili, da quelli legati alla tutela della donna e al rispetto delle scelte relative all'inizio e alla fine della vita a quelli connessi alle unioni civili e al contrasto a tutto campo a ogni forma di omofobia. Se non sembra esserci il clima per arrivare al matrimonio paritario, saranno mantenuti almeno i diritti acquisiti nel corso degli ultimi anni e in linea con le altre legislazioni europee?

E i diritti delle culture numericamente minoritarie, saranno garantiti? E' un tema particolarmente importante e delicato anche in Friuli-Venezia Giulia. La varietà e la diversità sono una delle principali ricchezze del tessuto umano dell'Italia, così come la compresenza di diverse nazionalità che consentono di intrattenere buone relazioni con i Paesi confinanti. Ci si augura che continui la buona stagione di collaborazione dimostrata - almeno a livello statale - tra Italia e Slovenia, a tutto vantaggio anche della zona di Nova Gorica e Gorizia, incamminate, per la verità non troppo speditamente, verso la capitale europea della cultura nel 2025. La presenza di una senatrice esperta e competente come Tatjana Rojc potrebbe in questo senso fare la differenza, anche se il suo compito, esercitato quasi in solitudine, non sarà certamente facile.

Per scendere poi a un livello previsionale, non è che questa coalizione "vincente" goda di ottima salute. Il centro destra non ha aumentato di molto i propri consensi, c'è stato solo un travaso di voti, un'onda dalla Lega a Fratelli d'Italia. E il distacco tra il primo partito e gli altri due membri della coalizione rischia di suscitare più malumori che entusiasmi. E poi, già Berlusconi ha messo in guardia la potente alleata con alcuni richiami inequivocabili all'europeismo e all'atlantismo. Sì, Berlusconi, ancora lui... il principale responsabile del rincoglionimento nazionale grazie al martellamento sistematico delle sue reti televisive, sulla soglia dei 90 anni, invece di dedicarsi ai nipotini, rischia di essere ancora l'ago della bilancia della politica italiana, che egli stesso ha contribuito in modo decisivo a ridicolizzare, all'interno e all'estero. E Salvini ha già espresso i suoi proverbiali crozzani mormorii per far capire che, se la scelta dei ministri non gli aggraderà, potrà creare uno sconquasso e ritrovarselo agli Interni - il ministro del Papeete - sarebbe davvero una catastrofe, una vera provocazione al mantenimento dell'ordine pubblico.

Insomma, dopo aver navigato per qualche mese in acque sempre più agitate, anche la (futura) premier Meloni potrebbe arrivare alla fine dei Conti (nel senso dei due governi Conte). Pur di non far perdere l'oneroso posticino ai parlamentari, si potrebbe ipotizzare una nuova convergenza di tutti o quasi, esclusa Meloni e sentire le parole di Mattarella che incarica l'ennesimo "salvatore della patria" per tirare avanti almeno per un po' la baracca, con il beneplacito dei vari Biden e von der Leyen. Fantapolitica? Può darsi, ma se qualcuno cinque anni fa avesse pronosticato ciò che poi è accaduto (Conte 1 Conte 2 Draghi), come lo avremmo giudicato?

Vstala Primorska. I 95 anni dell'organizzazione slovena TIGR.

 

Chi non lo ha mai provato, non può capire l'emozione che ti stringe la gola, quando alla fine di una commemorazione un poderoso coro intona l'ultimo canto e alle parole Vstala Primorska tutti i presenti si alzano in piedi.

E' accaduto, ancora una volta, nel corso della bellissima commemorazione dei 95 anni dalla fondazione dell'organizzazione TIGR, sul Monte Nanos.

La composizione è legata alla storia del Novecento nel Litorale sloveno, una lunga striscia di terra che da Portorož  giunge fino ai passi del Predil e Vršič, comprendendo una parte importante del Carso e la valle della Vipava. 

E' un territorio regalato dal Trattato di Rapallo (1920) al Regno d'Italia, ma abitato - almeno per ciò che concerne il Carso e le valli della Soča e della Vipava - quasi esclusivamente da persone di lingua e cultura slovena. L'occupazione ha fatto comprendere subito la natura violenta e impositiva della nuova amministrazione, ma la situazione si è aggravata con le provocazioni che hanno in breve tempo portato all'instaurazione del regime fascista. Da quel momento è iniziata la vera e propria Resistenza degli sloveni della Primorska contro ogni sorta di vessazioni. Si è andati dal cambiamento di tutti i cognomi alla trasformazione dei nomi dei paesi, dalle intimidazioni di ogni sorta alla feroce repressione di qualsiasi forma di protesta. Si è arrivati fino ai processi farsa che hanno portato alla morte i quattro Junaki (eroi) di Bazovica, al carcere e al confino per tutti gli intellettuali, alla proibizione dell'uso della lingua nelle scuole e perfino nelle chiese.

E' in questo contesto che è nata l'associazione TIGR, acronimo per Trst Istra Gorica Reka, un'organizzazione rivoluzionaria le cui azioni hanno avuto lo scopo di contestare i frutti velenosi dell'occupazione e di preparare la lotta di liberazione. Nel corso della celebrazione a Nova Gorica, sono intervenuti molti oratori che hanno raccontato secondo diversi aspetti la vicenda, presentando le figure dei fondatori, uomini e donne che hanno messo a repentaglio la propria vita pur di rimanere fedeli alla propria coscienza e di rispondere al mandato di portare la libertà al proprio popolo. Dopo il Presidente attuale di TIGR, Gorazd Humar, si sono espressi i sindaci di Miren e di Nova Gorica, il ministro Arčon e gli scrittori Dušan Jelinčič, figlio di Zorko, presente insieme agli altri sul Nanos nel 1927 e Milan Pahor, responsabile delle commemorazioni che si svolgono ogni anno, la prima domenica di settembre, per ricordare i quattro giovani assassinati a Bazovica. La musica alternata alla poesia ha sostenuto artisticamente la riflessione. E' stato un momento sobrio e serio, ma anche impegnativo e in qualche modo consolante, anche alla luce dei più volte richiamati - non senza preoccupazione - risultati delle recenti elezioni in Italia.

Il canto Vstala Primorska è quindi un inno alla libertà, da conquistare anche al prezzo del sangue, come accaduto nella lotta vittoriosa, giunta al suo culmine nel 1945, dopo i tragici anni della seconda guerra mondiale. Vale per gli sloveni, che celebrano con la forza della voce e dei gesti l'uscita dal tunnel del fascismo e del nazismo. Ma vale per ogni essere umano e ogni popolo che anela alla giustizia e al riconoscimento del proprio diritto alla vita. Per questo ci si emoziona così tanto, perché quell'alzarsi in piedi cantando con tanta forza e convinzione è un gesto che simbolicamente raccoglie l'urlo di protesta di tutti gli oppressi del mondo e la celebrazione gioiosa della vittoria contro ogni violazione della dignità delle persone.

Un'ultima nota è da segnalare. Non è forse il momento migliore, ma proprio per questo è necessario insistere perché urgentemente sia tolta la qualifica di terroristi ai quattro uccisi di Bazovica - Ferdo Bidovec, Fran Marušič, Zvonimir Miloš e Alojz Valenčič, la cui memoria è stata onorata anche dai presidenti dell'Italia Mattarella e della Slovenia Pahor. Sarebbe il modo migliore per ricordare i 95 anni di un sodalizio, nato in clandestinità per rivendicare semplicemente ciò che dovrebbe essere un diritto elementare e naturale per ogni persone e popolo, parlare la propria lingua, scegliere liberamente i propri governanti, lavorare senza discriminazioni, vivere insomma in serenità e in pace.

L'ora dell'Agenda Di Piazza

Il prossimo fine settimana sarà caratterizzato da due eventi, distinti ma strettamente collegati fra loro. Si potrebbe quasi dire che verranno fissati  punti principali di una sorta di "agenda Pierluigi Di Piazza": accoglienza illimitata, solidarietà internazionale, giustizia a partire dai diritti dei più deboli, pace planetaria.

Da giovedì 29 a sabato 1 ottobre si terrà a Udine e Zugliano il convegno annuale del Centro Balducci, dedicato alla forza dell'utopia. Il primo incontro è previsto nel teatro Giovanni da Udine e prevede gli interventi di Mons. Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, del teologo Vito Mancuso e del magistrato Roberto Scarpinato, coordinati dalla giornalista Marinella Di Chirico. All'inizio parleranno anche Vito Di Piazza e Paolo Iannaccone, attuale presidente del Centro Balducci di Zugliano.

Domenica 2 ottobre ci sarà invece una marcia nazionale di solidarietà, dedicata alle vittime delle migrazioni. L'appuntamento è alle 10.30 ni pressi del confine italo sloveno, presso il cimitero di san Dorligo della Valle (Dolina). Ci sarà una breve camminata, lungo un brevissimo tratto della "rotta balcanica", fino al teatro Prešeren di Bagnoli della Rosandra, dove sono previsti numerosi interventi e testimonianze.

Le due proposte sono accomunate da una parte dal desiderio di ricordare le tragedie che colpiscono quotidianamente i migranti, in cammino alla ricerca di una vita migliore, in fuga da guerra, fame e persecuzioni. Dall'altra parte tutto ruoterà intorno al ricordo di Pierluigi Di Piazza. Riflettendo sui suoi scritti e sulle sue parole, ma anche percorrendo il suo stesso cammino di profeta della pace, della libertà e della giustizia, ci si vuole collegare con il suo spirito costruttivo ed entusiasmante.

Sono appuntamenti da non perdere, per proseguire la strada piena di umanità e solidarietà che ha caratterizzato la storia di Pierluigi e la nascita del Centro d'accoglienza e culturale Ernesto Balducci. E' anche l'occasione per cominciare preventivamente ad alzare la voce, affinché i diritti acquisiti non siano cancellati e le legislazioni sulle migrazioni siano modificate, ma nel senso di un'accoglienza sempre più convinta e consapevole, non di chiusure deleterie e disumane.

domenica 25 settembre 2022

Una straordinaria alba in Basilica.

 

E' stata un'alba straordinaria, in periodo equinoziale, quella vissuta da una cinquantina di persone oggi ad Aquileia, nell'ambito delle Giornate Europee del Patrimonio e del festival della sostenibilità Non siamo Atlantide.

Accolti da una Basilica nella penombra, i visitatori sono stati accompagnati verso l'inizio del nuovo giorno dalle musiche proposte dalla bravissima Maestra Ester Pavlic. Per arpa e voce sono state eseguiti pezzi di Handel, Schubert, Pescetti, Frank, suscitando nei presenti forti emozioni.

Dopo una breve presentazione della storia della Basilica, sono stati esaminati alcuni dei mosaici del IV secolo, progressivamente illuminati. Il gallo e la tartaruga hanno suggerito l'ascolto della poesia di Ambrogio di Milano (IV-V sec.) sul cantore della prima luce del giorno. I volti inseriti nell'ambito di un meraviglioso giardino abitato da animali d'ogni sorta sono stati valorizzati da una piccola e intensa perla di Kabir (XII sec.). Il mare di Giona, oltre a richiamare la salvezza universale, è stato spunto per ricordare chi attraverso il mare cerca di raggiungere una terra dove poter fuggire dalla fame e dalla guerra. E' stata letta la poesia di un giovane eritreo, un testo manoscritto trovato nelle tasche della sua tuta, martire delle migrazioni morto a Pozzallo dopo giorni di navigazione alla deriva sul Mediterraneo. Di fronte allo spettacolo dell'abside illuminata a giorno e alla contemplazione della Madre di Dio, le parole dell'Inno a Iside hanno portato a un singolare confronto tra le intuizioni spirituali dell'area centro europea e la novità del cristianesimo nascente, cogliendo differenze e somiglianze affascinanti e singolari.

Mentre venivano cantate le parole di san Francesco, in Dolce Sentire, la Basilica raccoglieva progressivamente la luce di un sole temprato da un meteo non particolarmente entusiasmante. Non è stato possibile scorgere l'astro che consente la Vita, sorgere a Oriente, al di là del catino dell'abside romanica. Sarà per la prossima volta, nel prossimo equinozio di primavera, inevitabilmente collegato alla Pasqua. Non è stato davvero un problema, il calore del momento di è espresso attraverso la sensazione di unità fra tutti i partecipanti, accomunati dalla percezione della stessa Bellezza. 

Sì proprio come nella poesia di Kabir: Non andare nel giardino fiorito! Amico, non andarci. Il giardino fiorito è dentro di te. Siediti sui mille petali del loto, contempla la Bellezza Infinita.

lunedì 19 settembre 2022

Save the date. Visita della Basilica di Aquileia, all'alba del 25 settembre

 

Domenica 25 settembre, alle 6 del mattino, la Basilica di Aquileia ospiterà uno straordinario evento. Nell'ambito delle Giornate Europee del Patrimonio e del festival della sostenibilità Non siamo Atlantide, è prevista infatti un'"alba in Basilica", il giorno successivo all'equinozio d'autunno. Sono previste riflessioni attraverso la lettura, la contemplazione guidata dei mosaici paleocristiani, la preghiera universale espressa anche attraverso l'esperienza musicale. La visita spirituale/culturale alla Basilica di Aquileia, guidata dal direttore della So.Co.Ba. Andrea Bellavite, con la collaborazione di Ester Pavlic e Mattia Vecchi, sarà gratuita, con prenotazione obbligatoria all'indirizzo mail comunicazione@basilicadiaquileia.it.

Oh che bel castello, marcondirondirondello...

Sì, ci sono tanti altri problemi ben più gravi, chi può dire di no? 

Tuttavia sabato, dopo tanta pioggia, c'era uno splendido sole. Come resistere alla tentazione di una corsa sul castello, alla vista delle Gorizia dall'alto, respirando l'aria finalmente fresca?

Per quanto breve, è un percorso spettacolare, tra storia e natura. Quando si ha mezz'ora in più, si può scendere lungo il bel sentiero che permette di raggiungere la zona del Rafut, risalire per strada pedonale cementata fino alla bella Kostanjevica, andare giù fino a Nova Gorica e rientrare per via San Gabriele oppure riprendere la pittoresca e affascinante via Cappella per ritornare in centro città. Quante persone, su questo itinerario, durante il secondo lockdown! 

Ritornando alla salita al Castello, smaltito l'entusiasmo per la bellezza dei luoghi, vengono spontanee alcune domande. Veramente, sono solo domande con costruttiva intenzione, senza alcuna volontà di polemica.
Non sarebbe più logico chiamare la salita principale con il nome antico e ovvio, piuttosto che utilizzarla per rendere onore a Gabriele D'Annunzio, personaggio indubbiamente importante, ma anche protagonista di parole e azioni alquanto controverse, la cui interpretazione storica valutazione storica non è certo unanime?
 
Essendo stato appena riaperto dopo un lungo restauro l'accesso dalla scala interna alle mura, non si potrebbe cercare di mantenere un certo decoro? La scalinata è piena di buche che si riempiono d'acqua con ogni acquazzone, il percorso successivo è talmente coperto dall'erba da risultare difficile individuarlo, i margini delle strade sono incolti, un povero albero piegato nei pressi del balcone più panoramico, fa da qualche anno dimostra il proprio dolore, occupando tutto lo spazio pedonabile già reso impervio dalle pietre totalmente sconnesse.

Quando saranno riaperte le aree pubbliche chiuse ormai da chissà quanto? Il "giro del castello" è precluso da quasi venti anni, dai tempi in cui sono iniziati i "lavori infiniti" per la costruzione degli ascensori, pozzo senza fondo di denari che appartengono a tutti. Il sentiero ghiaioso accanto alle mura è pieno di fango e di pozzanghere che impediscono il passaggio. La bella, a anche questa assai sconnessa, passeggiata con vista su Kostanjevica, Rožna dolina e il valico della Casa Rossa, da almeno tre anni è transennata perché pericolosa e preclusa all'accesso di chiunque.

Infine, chi arriva alla meta, trova il castello inesorabilmente chiuso. E' un portone sprangato di fronte al quale tanti turisti scuotono la testa e si domandano perché. Ci sono ancora fuori le spiegazioni relative a come difendersi dal Covid-19. Ma essi si domandano, sconsolati, come è possibile che tre anni dopo la diffusione della malattia e due dopo le universali riaperture, il Leone di San Marco non consenta ancora a nessuno di entrare.

Certo, ci saranno mille motivi, vincoli burocratici, mancanza di personale, situazioni non prevedibili e così via. Ma è difficile presentare il castello come uno dei fiori all'occhiello della visita a Gorizia e lasciarlo tristemente chiuso, senza darsi neppure la pena di un taglio d'erba nelle vie di accesso e della sistemazione dei selciati pericolosamente sconnessi.

domenica 18 settembre 2022

Un giorno a Sveto, alla ricerca di Ljuba.

La scuola di Sveto
Oggi abbiamo voluto andare a Sveto. Non eravamo mai stati prima. Vicino sì, anche in bicicletta, salendo e scendendo lungo la spettacolare strada del Carso. Vicino c'è Komen, con la sua chiesa, le sue vie, i suoi alberi toccasana per il ciclista stanco. Da Komen si può arrivare in pochi minuti a Volčji Grad, il "paese dei lupi" o della matrona romana ricordata in una misteriosa lapide incastonata nella chiesa. E' bello, davvero, in quattro passi si può arrivare a uno dei più grandi castellieri, sentire le voci tra le pietre di donne e uomini vissuti intorno a tremila anni fa...

Ma a Sveto non c'eravamo mai stati. Abbiamo voluto andarci perché a volte è bello seguire le tracce degli amici, vedere i luoghi, sentire i profumi, ascoltare i suoni di ciò che è stato importante per loro, dare ai loro scritti la concretezza delle architetture, delle storie, dei cognomi che sembrano scaturire dalle tombe e rendere di nuovo presente quell'ennesimo frammento di Vita.

Siamo andati a Sveto per conoscere i luoghi raccontati mirabilmente da Angelo Floramo nella Veglia di Ljuba e Come i papaveri rossi. Ne avevamo parlato insieme, noi due con Igor Komel, in un'indimenticabile serata nella vicina biblioteca di Komen. Ma non eravamo andati fino al paese dove tutto era iniziato, dove Angelo ha iniziato a dipanare la sua saga familiare intrecciata con il succedersi degli avvenimenti del Novecento. Ha raccontato come un uomo da solo possa incidere sullo sviluppo degli eventi e come l'anelito alla libertà e la passione per l'umano possano trasformare la lotta e la persecuzione che sembrano porre fine agli ideali, in una nuova alba, intrisa di speranza e risurrezione.

Sveto è un paese bellissimo, adagiato tra le vigne e gli uliveti del Carso di Kosovel e di Zlobec, di Saba e Slataper. Porta i segni del tempo, dall'immancabile "lipa" che a vederla sembra non avere meno di 500 anni ai monumenti che suscitano dolore, leggendo tanti nomi, in un villaggio così piccolo, travolti dalla guerra, uccisi nella lotta di Liberazione dal nazismo, vittime della violenza fascista, deportati nei campi di sterminio. Chissà se questo Dugolin scritto sulla lapide è lo stesso di cui racconta Angelo? Chissà quanti di coloro che hanno accolto il nonno in esilio, hanno sorriso al suo accento siculo, hanno ammirato il suo coraggio e la sua simpatia, sono in questo tremendo elenco?

Al di là dei riferimenti, ci siamo soffermati a guardare la chiesa stranamente ottagonale, con l'onnipresente campanile a sostituire il nartece. E' lì da 350 anni, un segno dello Spirito che libero soffia con la bora nei freddi giorni invernali. Non poteva mancare un buon bicchiere di terrano, impossibile dire no a un agricoltore orgoglioso di farcelo assaggiare, frutto della vite radicata nella pietra durissima. Un pensiero agli incendi recenti che hanno risparmiato miracolosamente la zona e ancora una volta, uno sguardo giovane proiettato verso un difficile, ma possibile futuro. Gli chiediamo della scuola.

Ed eccoci qua, davanti al luogo della Cultura, di certo quello così centrale nella prima parte della Veglia di Ljuba. Eccoci a contemplare, a immaginare, parole pronunciate timidamente in sloveno, sfuggendo agli assurdi precetti dell'ideologia nazionalista, un maestro piccolo eroe a onorare la lingua dei ragazzi e dei loro genitori, a cercare faticosamente di pronunciare il proprio solenne dober dan, a trasmettere con imbarazzo il messaggio che forse, non tutti gli occupatori erano uguali. E' la Scuola di Sveto, il tempio della consapevolezza, della partecipazione attiva al mistero della vita, il luogo in cui si inizia a vivere e a essere Cultura. Per i Floramo è l'inizio di un'avventura che li porterà anche altrove, per Angelo il seme del fascino inesauribile per la sublime e drammatica vicenda dei Balcani, per queste terre l'attesa di un giorno nuovo, lontano dal razzismo e dalla guerra. Il giorno della Libertà.

Ah sì, a chi non lo ha ancora fatto offro un consiglio. Leggete La veglia di Ljuba e leggete anche Come papaveri rossi. E poi, se potete, andate a Sveto!

sabato 17 settembre 2022

Non siamo Atlantide. Un festival da non perdere, ad Aquileia, 24 e 25 settembre.

Un evento da non perdere! Il festival "Non siamo Atlantide" è un evento di due giorni che si svolgerà nel prossimo fine settimana ad Aquileia.

Si parlerà di Pianeta, di Natura, di Giovani e dell'Agenda ONU 2030. Il programma è molto articolato e lo si può leggere, nella sua versione definitiva, sul sito internet  www.nonsiamoatlantide.it

Ci saranno molti personaggi noti, protagonisti  dell'ambientalismo italiano e internazionale, tra essi Cristina Lambiase, Nicolò Anesa, Andrea Maroè, Tatiana Espinosa, Emilio Rigatti, Maurizio Fermaglia, Joice Preira, Ann-Kathrin Neureuther, Silvia Piranomonte, Marco Anzovino, Rita Auriemma e Deisa Centazzo, solo per citarne alcuni dei tanti. Ma ci saranno soprattutto tante persone, dai bambini agli anziani, che avranno il desiderio di parlarsi, confrontarsi, cercare insieme percorsi verso un futuro autenticamente possibile. Lo potranno fare nei numerosi workshop previsti, nei momenti di pausa e di amichevole scambio, nelle performance artistiche e musicali, nelle esperienze di incontro con i principali luoghi dell'antica e meravigliosa città di Aquileia.

Sono previste infatti le visite guidate al Museo Archeologico, sabato alle 18.30 con la direttrice Marta Novello; domenica alle 6 del mattino, alla Basilica, con una speciale "full immersion" nella bellezza culturale e spirituale del sito, all'alba di uno dei giorni immediatamente successivi all'equinozio, con il direttore; sempre domenica alle 9.30 alla Casa di Tito Macro con il direttore di Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi.

Un festival davvero da gustare, non solo per ascoltare, ma per contribuire a non trasformare il nostro Pianeta in un continente sommerso.

Il ponte di Napoleone a Dolenje

Ecco un bel ponte, a Dolenje, una manciata di chilometri da Ajdovščina. 

E' uno dei tanti "ponti di Napoleone", ma in questo caso la firma è sicura. No, non è direttamente del signor Bonaparte, che forse non l'ha mai neppure visto. Ma è stato fatto costruire, in pietra, su manufatti precedenti in legno, intorno al 1812.

Il fiume sottostante è la Vipava, che gli italiani chiamano il Vipacco. Le sorgenti sono poco più a est, nel paese omonimo. Ce ne sono ben sette che scaturiscono dagli anfratti del Monte Nanos. Le rive sono lussureggianti di vegetazione, alcune specie sono autoctone, come si premurano di far sapere numerosi e interessanti pannelli informativi.

Cosa ci sta a fare un ponte "a schiena d'asino", così grande e così armonico, nel cuore della valle, in mezzo a dolci vigneti e campi coltivati?

La risposta è veramente interessante ed è possibile grazie alle accurate ricerche dell'esperto e competente Gorazd Humar. Il ponte è stato voluto dall'Imperatore dei Francesi per consentire il trasporto dei minerali ricavati dalle miniere di Idrija fino al porto di Trieste. In particolare, il mercurio veniva caricato sulle navi e portato in America, utilizzato per sciogliere le rocce e ripulire l'oro dalle scorie.

In questo modo "uscivano" tanti minerali, trasportati sui cari trascinati dai cavalli dalle montagne al mare ed "entravano" tanti soldi, direttamente nelle tasche di Napoleone, che li usava liberamente per "lisciare" qualche collaboratore e arricchire qualche momentaneo amore. Sembra che una delle beneficiarie di tanta generosità fosse proprio una donna di Idrija.

Ecco, è un piccola storia, nel contesto di quella universale, da assaporare contemplando il fiume che da chissà quanti secoli scorre non soltanto sotto questo, ma anche sotto tanti altri ponti. Sic transit gloria mundi!

Ah sì, come arrivarci? Autostrada o statale fino alla circonvallazione di Ajdovščina, strada verso Planina fino all'abitato di Dolenje, svolta a sinistra tra i campi, breve discesa su strada sterrata e voilà, il ponte è servito.

venerdì 16 settembre 2022

Migranti e programmi elettorali, un'inusuale tribuna politica, con Rete DASI e Centro Balducci

 

La rete DASI del FVG e il Centro Balducci di Zugliano, hanno organizzato un interessante sorta di "tribuna politica", dedicata all'argomento delle migrazioni.

All'invito, rivolto a tutte le forze politiche che si presentano alle elezioni del 25 settembre, hanno risposto 9 rappresentanti che hanno dato vita a un dibattito approfondito e sereno, coordinato molto bene da Michele Negro e Gianfranco Schiavone.

Per chi non ne può più dei talk show quotidiani, dove sembra molto difficile argomentare, riflettere e proporre articolati programmi di governo, ascoltare questa sorta di intervista a più voci è un bicchiere d'acqua fresca in una giornata di calura estiva. Si parla in modo pacato, ma anche molto chiaro e deciso, di temi che interessano tutti e lo si fa con diversi esponenti della sinistra e del centro sinistra, ma anche del centro destra e dei raggruppamenti che non si riconoscono né con la sinistra né con la destra, in un clima di trasparenza e convinzione, ma anche di rispetto e di confronto costruttivo.

Il consiglio è quello di prendersi una buona ora di pausa e di riflettere, ascoltando i diversi punti di vista e preparandosi a tradurre le proprie convinzioni in un voto consapevole, l'ormai vicina domenica delle elezioni. Di seguito il link: https://youtu.be/CVUwuCTiU9s

Armi sì o armi no? Nelle parole di Francesco, una complessa questione morale

 

E' sembrato un po' meno chiaro del solito, papa Francesco, nell'intervista rilasciata durante il viaggio di ritorno dal Kazakistan.

Ha infatti risposto che "sì, è lecito difendersi anche con le armi", nel caso di un paese aggredito da un altro. Certo, occorre sempre fare di tutto per mantenere aperto un dialogo, anche quando è scomodo e "puzza", almeno tentare di non chiudere ogni porta.

Riguardo all'invio delle armi in un Paese in guerra da parte di altre Nazioni, il Papa ha detto che la moralità dell'azione dipende dall'intenzione di chi la compie. Se le armi vengono inviate per affari, per aggravare la situazione e far continuare una guerra o per smaltire gli arsenali dalle armi obsolete, in questi casi è evidente l'immoralità. Ma possono esserci altri casi in cui spedire armi può aiutare chi si difende, il quale con il suo opporsi all'aggressore, dimostra amore e non indifferenza per la propria Patria.

E' dall'inizio della guerra in Ucraina, è la prima volta che il Vescovo di Roma apre uno spiraglio alla possibilità che possa esistere un giusto uso delle armi, nel caso appunto in cui sia necessario difendere la propria patria e la propria famiglia. Finora aveva additato la strada della trattativa come unica possibile nel contesto specifico della guerra Russia - Ucraina e di tutte le altre guerre. Singolarmente questo pronunciamento coincide con la controffensiva delle armate di Zelen'sky, con la terza importante visita a Kiev della Presidente della Commissione europea Van der Leyen, vestita con i colori della bandiera ucraina e con il misterioso incontro fra il presidente della Russia e quello della Cina.

Che stia succedendo qualcosa di nuovo sullo scacchiere internazionale? Che la situazione sia talmente grave da indurre anche il Papa ad alleggerire la sua posizione che finora era stata contro l'invio delle armi, senza se e senza ma? Che il Pontefice non sia stato insensibile alle critiche ucraine che lo avevano accusato di equiparare vittime e aggressori?

Mah, ci saranno tutte le motivazioni possibili, ma è difficile evitare di esprimere qualche punta di perplessità... 

martedì 13 settembre 2022

In morte di Loujin Ahmed Nasif

 

Mentre la miliardaria signora Elisabetta Windsor passa serenamente da questo all'altro mondo e riceve l'omaggio postumo di capi di stato, cittadini e media planetari, nel Mare Mediterraneo si consumano, una dietro l'altra, nuove tremende tragedie di migranti.

Mentre gran parte dell'Europa guarda al conflitto tra Russia e Ucraina, quasi non si accorge dell'attacco dell'Azerbajan all'Armenia, relegato a trafiletti sulle pagine dei più informati giornali.

Dal punto di vista dell'informazione globale, ci sono esseri umani di serie A e di serie B, popoli e nazioni di serie A e di serie B.

Loujin Ahmed Nasif è morta di sete l'8 settembre, dopo 10 giorni di navigazione alla deriva, qualche giorno dopo hanno perso la vita, nello stesso modo, altri tre bambini e alcune donne.

Questi eventi dovrebbero interpellare tutti, dai cittadini a chi ha responsabilità politiche. Non è possibile che il tema dell'accoglienza di migranti sia trattato in modo così insopportabilmente superficiale, anche da quasi tutte le forze partitiche in competizione verso la prossima scadenza elettorale. Dai tempi della già assai discutibile legge Turco-Napolitano (1998) e del suo peggioramento con la Bossi-Fini (2002), non si è più messo mano a una normativa organica, non incentrata sulla volontà di difesa o di respingimento, bensì su quella dell'accoglienza, in una nuova concezione di un'Italia e di un'Europa pluriculturali. Perché ciò possa accadere, è necessario cancellare IMMEDIATAMENTE i Centri per il Rimpatrio, riconoscere l'illegalità dei respingimenti, avviare nuove politiche del lavoro, della casa e dei ricongiungimenti familiari, rivalutare e migliorare il sistema SAI (ex SPRAR) affidando agli enti locali il coordinamento dei percorsi di introduzione dei richiedenti asilo e dei rifugiati.  

Si tratta di una svolta convinta e urgente, se non si vuole lasciare solo alle lacrime di coccodrillo la tristezza per la morte disumana dei piccoli abbandonati con i loro familiari sui barconi.

E' straziante il grido di dolore della madre che, in piedi sulla barca che avrebbe dovuto condurre i suoi occupanti alla salvezza, tiene fra le braccia la sua piccola Loujin, ridotta a uno scheletro dalla sete e dalla fame. E' terribile l'indifferenza di chi sapeva e non ha fatto nulla, gli equipaggi delle navi di passaggio, i governanti ai quali è stato chiesto l'approdo e ognuno di noi, quando gli occhi sono foderati di un nulla cosmico che impedisce di vedere e di amare. 

lunedì 12 settembre 2022

Il voto utile è solo quello convinto

Sarà anche una strategia, ma questa storia del "voto utile" non mi ha mai convinto.

In una democrazia rappresentativa, la croce sulla scheda elettorale è un gesto di grande importanza. Ogni cittadino è chiamato a scegliere i propri rappresentanti negli organi parlamentari, come pure nei contesti regionali e negli enti locali.

Logica vuole che ciascuno decida non sulla base di calcoli matematici, ma delle proprie salde convinzioni i partiti e le persone ai quali si sente più vicino. La stessa logica impone a chi si reca al seggio di non votare coloro con i quali non si torva d'accordo su questioni più o meno sostanziali.

A causa di una legge elettorale assurda, proposta a suo tempi dal centro sinistra per impedire l'avanzata dei 5 Stelle, non si possono votare i singoli candidati, imposti dai gruppi partitici nei collegi uninominali e in modo ancor più ridicolo nei "listini" bloccati. Già questo sembra essere un insulto al dettato costituzionale, ma il sistema delle "libere coalizioni" rischia di demolire gli stessi fondamenti della rappresentatività.

Come infatti già ampiamente dimostrato in passato e probabilmente come sarà anche nel prossimo futuro, le coalizioni elettorali si sciolgono il giorno dopo le votazioni come neve al sole, favorendo la ricostruzione di organi di potere del tutto diversi rispetto a quelli sperati dall'elettore. In più la maggior facilità di superare la sogli di sbarramento per i coalizzati rispetto ai non coalizzati, tende a creare improbabili aggregazioni, costituite esclusivamente per avere un voto di più degli avversari. E poi? e poi chi lo sa...

Il solo voto utile è quello che vuole contestare questa logica perversa, cioè quello che esprime la visione ideologica e strategica dell'elettore. E' stato privato della possibilità di scegliere i propri nomi, avrà almeno quella di votare il gruppo a lui affine, senza andare contro coscienza a indicare partiti con i quali ha ben poco in comune?

Quindi, nella speranza che il rosatellum sia quanto prima sostituito da un vero proporzionale, il tradizionale e più che legittimo appello ad "andare a votare", si deve completare con le parole (apparentemente logiche e ovvie) "... chi credete più vicino al vostro modo di essere e pensare".

domenica 11 settembre 2022

Una (bella) Giornata sul Sabotino

 

Si potrà dire che quella di oggi sul Sabotino "è stata una gran bella giornata", se i semi sparsi lungo il cammino si trasformeranno in germogli di accoglienza, pace, legalità e giustizia.

Una cinquantina di persone, provenienti da diverse parti della Regione, hanno marciato dall'abitato di San Mauro fino al rifugio sloveno nei pressi della cima. Hanno interrotto il ripido percorso, fermandosi in quattro punti, per ascoltare alcune importanti testimonianze sulla situazione del mondo e del nostro territorio. E' stato un gesto di preparazione alla "Giornata" di memoria delle vittime delle migrazioni, che sarà celebrata a livello nazionale a san Dorligo della Valle (Dolina), il prossimo 2 ottobre. 

Alla partenza hanno parlato Gianfranco Schiavone di ICS e Beppe Caccia di Mediterranea. Hanno consentito di rivivere la situazione drammatica dei migranti, lungo la rotta balcanica e sulle vie del Mediterraneo. Come poter vivere tranquilli la propria quotidianità, pensando a centinaia di migliaia di persone in cammino, dimenticate dal mondo, quando non vendute da squallidi interessi ai sinistri potentati e ai lager libici e turchi? Come non pensare alla crisi di una democrazia che pensa di sopravvivere attraverso il rifiuto, il respingimento, la difesa dall'incontro con persone portatrici di valori, di speranza, di desiderio di condivisione e di solidarietà?

Dal tema dell'accoglienza si è passati a quello della Pace, con gli interventi di Sonia di Pax Christi e di Lisa Clark dei Beati i costruttori di pace. Hanno parlato di educazione e formazione alla pace e alla nonviolenza. Lisa ha accompagnato i presenti nella conoscenza delle esperienze di resistenza nonviolenta che si stanno realizzando in Ucraina e in Russia, segnali di speranza in una situazione di conflitto sempre più assurda e incomprensibile.

Ormai vicini alle trincee del Sabotino, hanno preso la parola tre esponenti di Libera, Francesca, Davide e Alessandro. Hanno raccontato dell'illegalità dominante, anche nella terra friulana. E hanno testimoniato la forza di resistenza di donne e uomini che mettono a repentaglio la propria vita per sconfiggere le mafie e la camorra, per poter dire che solo nel rispetto della legalità ci può essere vera libertà. E' stata presentata anche l'esperienza del Kulturni dom di Gorizia, una realtà nella quale la consapevolezza della propria identità non soltanto non chiude, ma spalanca all'accoglienza e all'amicizia con l'altro. La Casa della Cultura Slovena è la casa di ogni cultura.

Le conclusioni sono state tratte da Anna Di Gianantonio, presidente dell'ANPI di Gorizia e da Mateja Sattler, rappresentante di EkoAnhovo. Anna ha tracciato una bellissima e profonda riflessione sul significato della parola giustizia, rilevandone anche gli aspetti di ambiguità e ricordando come i combattenti per la libertà dal nazifascismo hanno dovuto compiere una scelta di parte, per la quale hanno messo a repentaglio la loro vita. Mateja, parlando in lingua slovena, ha fatto conoscere la difficile situazione di Anhovo, dove il cementificio che già in passato ha creato non pochi e gravi problemi di salute alla popolazione locale, ora è divenuto un co-inceneritore che provoca inquinamento dell'aria e dell'acqua, anche grazie a legislazioni compiacenti e del tutto disinteressate alla salute delle persone.

Ha colpito molto la correlazione tra i diversi argomenti trattati, non può esserci autentica pace senza capacità di accoglienza e di riconoscimento della dignità di ogni persona. Non ci può essere giustizia senza lottare per cambiare un sistema che produce iniquità e devastazione dell'ambiente naturale e delle relazioni interpersonali. Non può esserci giustizia senza piena adesione a una legalità democratica che riconosca l'uguaglianza di diritto a tutti i cittadini che abitano in un determinato Stato. Non ci può essere cittadinanza attiva senza una convinta ed efficace educazione alla pace e alla nonviolenza attiva.

Erano presenti anche molte compagne e amici di Legambiente. La loro "parola" è stata molto concreta, impegnati a raccogliere in appositi sacchetti i (peraltro pochi) rifiuti "dimenticati" dai tanti viandanti che ogni giorno camminano verso questo piccolo gioiello che è la cima del monte. 

Tornando alla frase iniziale, in una splendida giornata di sole, in un luogo dove tanto sangue è stato versato ma che oggi diventa riferimento culturale per l'intera Europa, la bellezza dell'essere insieme a ragionare di questi temi non deve far dimenticare quanta strada ci sia ancora da percorrere perché le speranze e gli auspici oggi espressi si possano finalmente realizzare. Qui e ovunque.

E se Nova Gorica e Gorizia Capitale della Cultura 2025 fosse semplicemente la traduzione operativa di questi spunti e la/le città diventasse laboratorio internazionale di pace, centro di accoglienza e di solidarietà fattiva, faro di legalità e scuola di giustizia?

martedì 6 settembre 2022

Camminata sul Sabotino, Pohod na Sabotin, 11.09.2022

Anche se non sembrano essere all'ordine del giorno della maggior parte delle forze politiche in campagna elettorale, c'è chi non si dimentica di alcuni dei più delicati e importanti eventi del momento.

Il movimento Pax Christi, insieme al Comitato per la pace di Gorizia e Nova Gorica e del Gruppo di lavoro regionale che organizza la Giornata nazionale di memoria delle vittime dell'immigrazione, organizza una camminata sul monte Sabotin. 

In quattro tappe ci si inerpicherà lungo i tornanti della strada che da San Mauro sale verso la cime, sconfinando nell'ultimo chilometro per raggiungere i rifugi presso le trincee. Lungo il cammino, otto testimoni racconteranno la loro esperienza riguardo a quattro temi.

Il primo punto di riflessione sarà dedicato all'accoglienza dei migranti, ricordando la rotta balcanica in uno dei punti di passaggio dalla Slovenia all'Italia e pensando alle ripetute tragedie nelle strutture per il respingimento (CPR) e nelle carceri italiane. Il secondo sarà dedicato alla pace, in particolare all'auspicio che ovunque, non solo in Ucraina, si lotti con l'intelligenza della diplomazia e mai con la tentazione del commercio, della vendita e dell'invio delle armi. Il terzo pensiero sarà dedicato alla legalità, sul piano della denuncia e su quello della formazione. L'ultimo appuntamento, presso i rifugi del Sabotino, sarà incentrato sulla giustizia, sull'impegno a raggiungerla anche a costo della vita e sulla constatazione di quanto la sua assenza sia deleteria per l'umana convivenza e per la salvaguardia dell'ambiente.

Hanno dato la loro adesione le realtà appartenenti al Comitato, mentre parleranno i rappresentanti di ICS, Mediterranea, Pax Christi, Beati i costruttori di pace, Libera, Kulturni dom, ANPI ed EkoAnhovo.

Si parlerà in italiano e in sloveno, dato il carattere internazionale della manifestazione, senza dimenticare naturalmente il senso di una marcia proprio su un monte tristemente famoso per le sue battaglie e per le decine di migliaia di giovani che hanno perso la vita nel corso della prima guerra mondiale. Là dove è stato versato tanto sangue, passa oggi un confine ormai invisibile e lo spazio un tempo intriso di terrore offre oggi la bellezza dell'amicizia e lo spettacolo di un panorama stupendo. Ai piedi del Sabotino, sulla riva sinistra dell'Isonzo/Soča, si vede la Gorica, quella antica e quella nuova e si comprende perché, almeno dal punto di vista geopolitico, l'Unione europea l'ha scelta come capitale europea della cultura 2025.

Appuntamento quindi domenica 11 settembre alle 9 presso la chiesa di Pevma, per organizzarsi e recarsi insieme al punto di partenza, il parcheggio all'inizio della salita, poco più avanti di Villa Vasi. 

domenica 4 settembre 2022

Un sabato a Gradisca. CHIUDERE I CPR, IMMEDIATAMENTE...

Il dolore per la morte di un giovani pakistano, appena entrato nel CPR di Gradisca, ha spinto davanti alle sempre più invalicabili alte mura un centinaio di persone.

E' stata l'occasione per ascoltare la testimonianza di Yana Chiara Ehm, giovane parlamentare italiana che ha ricevuto il permesso di entrare, di verificare la situazione interna e di parlare con gli ospiti.

Il suo racconto è stato serrato, senza possibilità di equivoci. La struttura del cpr è disumana, le persone sono rinchiuse in gabbie pesanti, si trovano in condizioni psicologiche spaventose e la situazione igienica è inaccettabile. Le persone hanno espresso tutto il loro profondo disagio. La deputata ha dichiarato che porterà tutte le proprie impressioni sul tavolo del Prefetto e in tutte le sedi necessarie, affinché almeno la situazione possa minimamente migliorare.

Le persone dell'Assemblea No Cpr, presenti in modo informale ma fortemente motivato, hanno chiesto di poter essere introdotte anch'esse nella struttura, per poter farsi un'idea della realtà e per portare un messaggio di solidarietà a coloro che si trovano di fatto detenuti tra sbarre più pesanti di quelle che caratterizzano le già indecenti carceri italiane. Hanno ottenuto soltanto un indirizzo mail della Prefettura, al quale indirizzare la richiesta. Il tutto si è svolto nella tranquillità più assoluta, con la presenza di numerosi giornalisti e di numerosi candidati - di Unione Popolare e della Sinistra unita - alle prossime elezioni politiche.

Alcune riflessioni personali.

1. Ciò che ha lodevolmente denunciato l'onorevole Ehm, modestamente l'avevo già scritto su Voce Isontina all'indomani della prima visita all'allora chiamato CPT di Gradisca. Parliamo di oltre venti anni fa. Sì, oltre venti anni fa! C'erano le sbarre che io avevo definito "come quelle dei leoni quando c'è il circo. C'era un profondissimo disagio, espresso anche con assai frequenti atti di autolesionismo, c'era una disumanità totale, derivata anche dalla carcerazione di soggetti che non avevano di fatto commesso alcun reato. Abbiamo combattuto per anni, prima contro l'apertura, poi contro il sistema che giustifica la presenza di questi campi di concentramento in Italia.

2. Non per dire "l'avevamo detto", ma per sperare in un esito migliore della missione Ehm, è da constatare che venti anni di evidenze chiare e distinte non sono servite a niente. E ciò che ha detto la brava Yana, lo si è sentito da tanti altri che hanno percorso il suo stesso cammino. Ma nulla è cambiato. Si sono succeduti governi di destra e di centro sinistra (non credo proprio si possa dire sinistra), molti hanno protestato, ma nulla, proprio nulla è stato fatto per cambiare la Turco Napolitano aggravata da Bossi Fini e soprattutto per cancellare dall'ordinamento giuridico italiano l'istituto del CPR.

3. Sarebbe molto importante chiedersi che ruolo abbia il Garante per i diritti dei detenuti eletto dal Comune di Gradisca d'Isonzo. In una situazione così esplosiva, diventa indispensabile un punto di riferimento che possa entrare liberamente nel cpr e possa sostenere con grande convinzione le ragioni delle persone incarcerate in attesa di espulsione. Non come sembra essere accaduto nell'ultimo tragico evento. Ma è evidente che non bastano correttivi o invocazioni di una maggiore buona volontà, occorre una decisione radicale, chiudere i cpr senza se e senza ma. Neppure c'è da temere che "la Destra", nel caso in cui arrivasse al Governo, farebbe di peggio, perché peggio di così è difficile immaginare. E' importante invece che si creda nella forza di una mobilitazione di massa, di qualche azione simbolica tipo "i venerdì di Lubiana" che hanno messo in ginocchio il governo Janša.

4. E' una questione politica, perché una nuova legge sull'immigrazione dipende dal Parlamento come da esso dipende la chiusura di tutti i cpr d'Italia. Ma è soprattutto una decisione umana, che dovrebbe essere condivisa da tutti, a qualunque orientamento politico appartengano.

Dove ci fu il fuoco, la vita rinasce...

 

Asparagi e ruj, la vita si rinnova
Sono salito a Cerje con la mia fedele bicicletta e mentre stavo per scendere lungo i tornanti che conducono a Miren, mi sono preparato spiritualmente ad affrontare una delle zone più devastate dai recenti incendi.

Correndo a 50 km orari, con il cuore serrato dalla tristezza, ho salutato un giovane collega ciclista che stava faticosamente salendo. Ho alzato la testa e zac... ho perso il cappello. Mi sono fermato e sono risalito, pochi metri perché il simpatico ragazzo stava raggiungendomi offrendomi gentilmente il berretto perduto. Due parole, tre sorrisi e l'augurio di srečna pot.

Neanche il tempo di rimettersi in sella e si ferma una specie di furgone. Dalla targa italiana saltano fuori due carissimi amici, il grande mielario Gabriele di Porpetto e la sua compagna Jana di Šmihel. Sono loro a farmi notare che in mezzo a tanta morte sta rinascendo la vita, asparagi ruj nuovi germogli delle querce. La Natura sta rinascendo, là dove sembrava che tutto fosse destinato a diventare un deserto. Grazie a Jana e Gabriele, ho aperto gli occhi e ho visto. Ho contemplato la forza della bellezza che si insinua silenziosamente fra gli alberi monchi e la luce del Sole che valorizza la freschezza delle nuove foglie verdi. E che eleva un inno di riconoscenza all'Essere, comunque lo si voglia nominare.

Un grazie infinito ai Gasilci sloveni come ai Forestali e alla Protezione civile italiani, uniti al di là dei confini nella potente lotta contro il fuoco. Hanno limitato i danni, consentendo l'incontro creativo tra il fuoco, l'acqua, la terra e l'aria. Credo che la prova più evidente della straordinaria bontà del loro aver rischiato la vita per domare gli incendi, siano le pianticelle verdi che spuntano là dove un mese fa c'erano solo il calore, le esplosioni di ordigni antichi e la tentazione di una sorda disperazione.

Un'avvincente "Serva padrona" ad Aquileia

L'opera buffa presentata sabato sera dall'Accademia Lirica Santa Croce nella straordinaria cornice di Piazza Capitolo in Aquileia è stata un momento di arte, di cultura e di autentica pace.

La "Serva padrona" di Pergolesi è stata eseguita magistralmente dal basso Massimiliano Svab e dalla straordinaria giovane promessa internazionale Kenija Proshina, con il sostegno musicale del pianista Fabio Zanin. Ha partecipato, con una straordinaria capacità mimica, l'attore goriziano Andrea Pahor, sotto la direzione del Maestro Alessandro Svab.

Il numeroso pubblico è rimasto incantato dalla musica, godendo momenti di travolgente divertimento, ma anche prendendo consapevolezza della difficoltà e della bravura dei protagonisti.

L'iniziativa è stata resa possibile dalla collaborazione tra il Comune di Aquileia, rappresentato dal sindaco Emanuele Zorino e la Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia, presente con il direttore. Entrambi, nella riflessione introduttiva allo spettacolo, hanno evidenziato come l'espressione artistica e la bellezza siano formidabili strumenti per contrastare la violenza e i conflitti che insanguinano il mondo attuale. In particolare, Zorino ha opportunamente sottolineato l'assurdità dell'allontanamento dai principali momenti culturali degli artisti russi, evidenziando come la scelta di proporre la bellissima Opera abbia voluto contestare le inqualificabili esclusioni di altre cantante russe da prestigiosi festival regionali.

Ci si è lasciati con l'impegno di ritrovarsi, nella prossima stagione estiva, ad Aquileia, ma questa volta all'interno della Basilica per ascoltare di nuovo la bravissima soprano, impegnata ovviamente in tale occasione in liriche ispirate alla tradizione religiosa rinascimentale e barocca. Alla prossima, dunque!

sabato 3 settembre 2022

Sabato all'Opera, in Piazza Capitolo in Aquileia



Oggi propongo un'iniziativa che unisce cultura, bellezza, pace e concordia tra i popoli. 

In Piazza Capitolo ad Aquileia, stasera alle 21, ci sarà una splendida opera, realizzata da alcuni protagonisti della musica lirica contemporanea, in particolare Alessandro Svab e la promettente e già nota soprano russa Ksenija Proshina, con la partecipazione dell'ottimo attore Andrea Pahor e del valente pianista Fabio Zanin. 

Ecco il comunicato congiunto del Comune di Aquileia e della Società per la conservazione della Basilica, co-organizzatori dell'evento, in collaborazione con Club Unesco, Fondazione Aquileia, Promoturismo. 

Da non perdere, anche per affermare l'assurdità delle scelte di chi esclude gli artisti russi dai teatri e dalle sale musicali di tutto il mondo, rifiutandosi così di diffondere quella Bellezza che, come dicevano Solov'ev Evdokimov e Dostoevskij, salverà il mondo.  


Il 03 settembre alle 21.00 la meravigliosa cornice di Piazza Capitolo di Aquileia ospiterà l’opera “La serva padrona” di G.B. Pergolesi, un simpatico intermezzo buffo in due parti, a cura della Accademia Lirica Santa Croce. L’evento a ingresso libero è organizzato dal Comune di Aquileia in collaborazione con la Fondazione Socoba.


Protagonisti della serata saranno il soprano Kseniia Proshina, giovane promessa russa già protagonista in diversi palcoscenici europei ed internazionali (Opéra de Paris, Nantes, Malmö Opera, tournée in Cina e Russia, il basso Massimiliano Svab, entrambi formatisi all’Accademia lirica Santa Croce e l’attore/mimo Andrea Pahor, con l’accompagnamento al pianoforte del M° Fabio Zanin, diretti dal M° Alessandro Svab.
“La serva padrona” narra, in modo gioioso, la storia ricca e densa di sottintesi maliziosi di una relazione tenera e combattuta allo stesso tempo, tra l’anziano nobile Uberto (basso, Massimiliano Svab) la sua giovane e astuta serva, Serpina (soprano, Kseniia Proshina), che approfitta della bontà del suo padrone. La bella Serpina, con la complicità del servo muto Vespone (mimo Andrea Pahor), costringerà con vari stratagemmi l’anziano Uberto a dichiarare il proprio amore e sposarla, diventando a tutti gli effetti “la padrona”. 

“Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta dell’Accademia Santa Croce di ospitare quest’opera con un’artista russa come protagonista. Il tema della pace è da sempre caro ad Aquileia che sin dalle sue origini è stata luogo di incontro, confronto e dialogo tra i popoli” afferma Emanuele Zorino, sindaco di Aquileia “La musica e l’arte veicolano per loro natura questo messaggio e contribuiscono all’abbattimento delle barriere sociali e culturali che alimentano ogni guerra”.

“Alessandro Svab sta portando avanti un importante progetto per avvicinare i giovani all'Opera. Soprattutto sta dimostrando come la musica possa essere uno straordinario strumento di coesione e amicizia” commenta Andrea Bellavite, direttore di Fondazione Socoba “Il concerto di sabato si inserisce in questo percorso e vuole essere un messaggio di pace inviato proprio da Aquileia, città crocevia di popoli e culture”.

Per l’occasione la Basilica Patriarcale sarà eccezionalmente visitabile sino alle ore 20:30 dando così l’opportunità di ammirare i mosaici millenari al crepuscolo. I biglietti per la Basilica saranno acquistabili presso il bookshop di piazza Capitolo.

venerdì 2 settembre 2022

Un'altra giovane vita spezzata. Abolire immediatamente i CPR.

 

Quinto ucciso al CPR di Gradisca d'Isonzo. Ucciso? Sì, ucciso da una struttura iniqua che incarcera chi non commette reati, un luogo simile a un intreccio di gabbie per leoni, il frutto di una legge assurda che nessuno in oltre vent'anni ha pensato di cambiare.

Al di là delle motivazioni che hanno spinto un giovane al di là delle soglie della morte e dell'incredibile silenzio che si stende ogni volta su questi eventi, c'è da esprimere solidarietà e vicinanza a chi è stato colpito da questa tragedia.

Ma c'è anche da interpellare il mondo di chi deve compiere delle scelte, quello politico anzitutto. Nella babele di questa campagna elettorale surreale, ci vogliono parole chiare e distinte. La soluzione della disumanità dei CPR non si risolve con (mai realizzati) miglioramenti di facciata, ma solo con l'abolizione di questo strumento di oppressione che sta diventando sempre più macchina di morte.

A ogni candidato parlamentare è da rivolgere la domanda secca: tu e il tuo partito abolirete immediatamente i CPR? Subito dopo, proporrete una vera legge per l'accoglienza dei migranti e non per la loro espulsione?

Si attendono risposte precise, sì o no. A chi risponderà "sì" andrà il mio "voto utile". Utile a non rendere vano il sacrificio della vita di un altro giovane pakistano.

mercoledì 31 agosto 2022

Svegliati Gorica, il 2025 è domani!

 

Mancano poco più di due anni al grande evento. Separando i fatti dalle opinioni, sembra che dopo l'exploit del bid book che ha consentito a Nova Gorica di raggiungere lo straordinario obiettivo della nomina a capitale europea della cultura, non sia accaduto granché. O meglio, sono avvenute molte cose, ma non nel senso di una decisa accelerazione del processo di avvicinamento all'appuntamento del 2025.

Il fatto è che, dopo la breve direzione affidata a Kaja Širok, chiamata giustamente poco tempo dopo la nomina da Golob nel nuovo e promettente governo sloveno, non c'è ancora un nome e un'équipe ai quali riferirsi per sapere come andranno le cose. Non c'è ancora neppure un direttore del GECT/EZTS, si va avanti da molto tempo con peraltro validi "facenti funzione". I progetti languono e quelli in via di attuazione suscitano più critiche che consensi. Due "grandi opere" simbolicamente testimoniano la malinconia del momento. Il primo è quell'ormai indefinibile pozzo senza fondo chiamato ascensore al castello della vecchia Gorizia, "fermo" nonostante i continui annunci e i fiumi di euro pubblici, da più di venti anni. Il secondo è il ponte dell'attesissima ciclabile sull'Isonzo/Soča a Solkan, completato proprio grazie al GECT/EZTS da quasi due anni e "fermato" dalla sensazionale scoperta che la riva destra del fiume rischia di franare travolgendo il percorso previsto per il collegamento con il Sabotino.  Ma possibile che gli enti preposti - al GECT la passerella, agli altri la sistemazione della collina - non si siano confrontati prima di avviare i dispendiosi lavori? I quotidiani locali annunciano il bando per la trasformazione della Piazza Transalpina detta anche Trg Evrope. 150 giorni per produrre il progetto (e si arriva a fine gennaio 2023), chissà quanti per l'esame e la scelta, chissà quanti altri per attendere il responso in caso di (ordinari) ricorsi, chissà quanti altri per il progetto esecutivo, chissà quanti altri per l'inizio dei lavori e per il loro completamento. A parte che la piazza poteva andare benissimo anche così - ma qua siamo già nell'ambito delle opinioni - ragionevolmente e con la speranza di risultare eccessivamente pessimisti, si può ipotizzare che la sua inaugurazione non possa essere prevista prima dell'anno 2027. Sempre naturalmente che non si verifichino intoppi, nel qual caso - come rispose il compianto sindaco Romoli a una specifica domanda, intorno al 2010, relativa alle opere in castello - non resterebbe altra soluzione che quella di incrociare le dita.

Al di là delle questioni tecniche e procedurali, resta l'aspetto culturale, non secondario rispetto a un evento che riguarda anzitutto la cultura. Non è che si veda qualcosa di nuovo. La lingua slovena nelle scuole italiane di Gorizia e quella italiana in quelle di Nova Gorica rimangono un sogno e ormai il tempo per sperare in qualche cosa id nuovo è quasi scaduto. Le relazioni ordinarie da una parte e dall'altra dell'antico confine non sembrano aver riscontrato particolari approfondimenti. La contrarietà radicale alla (mia e di qualche altro goriziano) proposta di tener conto anche attraverso piccole scelte simboliche e toponomastiche della pluralità culturale che caratterizza le Gorizia è diventata addirittura un cavallo di battaglia del Sindaco Ziberna nella campagna elettorale che lo ha portato per la seconda volta sulla sedia del primo cittadino. La popolazione, almeno per ciò che concerne la "stara" Gorizia, non è informata e meno che meno coinvolta in alcun particolare progetto di formazione e informazione, se si escludono alcuni convegni lodevolmente proposti dalle associazioni maggiormente sensibili all'argomento.

Insomma, se non si è al punto 0, si è molto poco più avanti. Urge un cambiamento di rotta che consenta il cambio di passo. Forse è anche necessario un maggior coinvolgimento di soggetti che di cultura se ne intendono e che potrebbero fornire la vera ossatura dell'impianto programmatico della capitale europea 2025. Mi riferisco soprattutto, ma non solo, ai due Kulturni dom, di Nova Gorica e Gorizia, che potrebbero fornire l'esperienza e la straordinaria capacità di coordinamento che hanno sempre dimostrato. Intorno a loro si potrebbero aggregare tutti gli altri enti culturali e tutte le persone di buona volontà, anche gestendo i fondi necessari a far sì che l'appuntamento del '25 non serva solo a sistemare qualche strada o ad abbellire qualche piazza, ma possa essere l'avvio di una nuova concezione del territorio, percepito e vissuto come veramente e pienamente unico nelle sue diversità.

Ma il big ben sta per dire stop. O ci si sveglia o l'occasione è irrimediabilmente perduta.