Il viaggio a Napoli è sempre un'intensa avventura. Ogni volta si ricavano diverse emozioni.
Non c'è panorama della zona senza la presenza del Vesuvio. E' il vulcano per eccellenza, ai suoi piedi si sono verificate immane tragedie, la completa distruzione di Pompei, Ercolano inghiottita dalla lava, Stabia, Oplontis e tante altre città soffocate dai gas e dalle ceneri. Ci sono voluti quasi duemila anni per restituire a quella gente almeno il ricordo di essere vissuti. Camminando nelle vie lastricate e segnate dal passaggio dei carri, entrando nelle case dei ricchi e contemplando affreschi e mosaici che raccontano storie di guerra, di fede e di amore, si ha l'impressione di tornare indietro nel tempo e di scoprire che in ogni epoca il classismo ha diviso gli straricchi dagli strapoveri. Di fronte all'esplosione della caldera non ci sono più schiavi e padroni, ma rimane solo una folla di disperati che cercano la salvezza correndo verso il mare e dei quali non rimane altro che la forma ricostruita con il gesso nello spazio lasciato vuoto dalla decomposizione della carne.

Certo, il vulcano impressiona. Sotto la terra arde un fuoco immane che solleva il suolo e minaccia chi vive nelle vicinanze. La solfatara di Pozzuoli è un vulcano attivo. Dalla terra riarsa fuoriescono getti di vapore misti a venefiche esalazioni. Non ci si può avvicinare, una decina di anni fa la curiosità ha portato alla morte una famigliola di turisti veneziani. Anche da lontano si resta colpiti, dall'aridità del cratere, dai fanghi bollenti e ci si chiede fino a quando la crosta riuscirà a contenere la pressione. "Ancora una novantina d'anni" - ci dice un signore seduto all'imbocco della via panoramica. "Ogni volta che il fumo riempie il cratere, significa che sta per avviarsi uno sciame sismico. Se invece il fumo è rarefatto, significa che il vulcano è in fase di calma". Ma come vivere nelle case costruite sul bordo di un cratere, anzi, proprio sopra quello che è considerato il vulcano più pericoloso d'Europa? "Ci si abitua, ci si abitua a tutto" - chiosa il nostro interlocutore, un vero esperto, studioso di matematica e fisica. Forse è vero, il fuoco sotto la terra genera una speciale energia che rende possibile ciò che altrimenti sarebbe impossibile: vivere sopportando un terremoto quotidiano, nell'attesa dell'esplosione definitiva. Perché tutti lo sanno, ma nessuno vuole abbandonare la propria casa, il golfo meraviglioso di Pozzuoli, così ricco di storia e di bellezza naturale.

Napoli offre bellissimi paesaggi, straordinari musei di arte antica e contemporanea, opere dei maggiori pittori e scultori dell'Italia rinascimentale e soprattutto barocca. Ma il grande fascino della città sta nella gente. Si respira ovunque un clima di gioiosa accoglienza e ci si meraviglia della capacità di arrangiarsi, di saper trovare il senso della vita pur dentro oggettive enormi difficoltà di ordine economico e sociale. C'è una Napoli che si sta risvegliando e che sta dimostrando come la creatività e la passione possono diventare un vero antidoto alla criminalità e alle conseguenze della miseria. Si sviluppano ovunque cooperative che danno lavoro a giovani e meno giovani. Ci si organizza per introdurre il turista non solo nell'anticamera, ma anche nella profondità dello spirito della città, che gli antichi chiamavano Genius Loci. Si creano strutture di servizio e assistenza sociale, modalità alternative per gustare le specialità locali.
Napoli sa anche protestare. E' stato interessante partecipare alla manifestazione e al corteo organizzato in poche ore in tutta Italia per contestare l'illegale blocco della Flotilla, chiedere la libertà per Gaza e la liberazione dei prigionieri politici. Si è trattato di una protesta composta e nello stesso tempo molto vivace, con slogan corali e partecipazione convinta. Si è visto quello che in futuro dovrà essere lo schema di ogni iniziativa di questo genere: i giovani organizzano, motivano e guidano, gli adulti e gli anziani partecipano, sostengono e incoraggiano. Davvero, c'è speranza nel mondo!

Tra i tanti, un volto noto. Padre Alex Zanotelli si fa strada tra i giovani che lo salutano festanti. Dopo gli interventi dei promotori, proclamati come una volta, con il microfono a forma di tromba che riporta la memoria a tanti cortei di diversi decenni fa, chiede anche lui la parola. E dice con forza il suo grazie ai presenti e a tutti coloro che in questo momento gridano il loro desiderio di giustizia, di pace e di verità. Non è in gioco solo il destino del popolo palestinese, ma lo stesso futuro del mondo e la forma futura della democrazia.
Ecco, solo qualche breve spunto da una girandola di incontri, sguardi, parole dette in fretta... La globalizzazione ha trasformato l'intero territorio, cosicché diventa difficile identificare "il" napoletano, o meglio il nuovo napoletano è chiunque si trovi a vivere in questo affascinante guazzabuglio. E anche questo è il presente, con tutti i problemi e le opportunità che esso può portare: ogni essere umano è unico e irripetibile, ha il diritto di vivere degnamente, deve avere la libertà di muoversi, ovunque lo ritenga giusto e opportuno.
A condizione che una volta o l'altra si superi la sensazione trasmessa dalle ville dei patrizi di Pompei e che l'uguaglianza e la giustizia sociale trionfino finalmente sull'egoismo e sull'incredibile divario che da sempre separano i ricchi dai poveri, gli schiavi dai "padroni".