Visualizzazione post con etichetta EPK/CEC2025; Cultura. Mostra tutti i post
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domenica 8 febbraio 2026

Prešernov dan 2026, la Giornata della cultura slovena

 

Tante iniziative oggi in Slovenija, per la festa nazionale della Cultura. Si ricorda la data di morte, avvenuta a Kranj l'8 febbraio 1849, del grande poeta France Prešeren, nato a Vrba (nella foto) il 3 dicembre 1800. 

Nova Gorica, insieme a Gorizia, ricorda anche l'anniversario dell'inizio della Capitale europea della cultura, con una serie importante di iniziative, tra le quali l'inaugurazione di una mostra fotografica di Pierluigi Bumbaca (ore 13, Centro GO25 in Corso Verdi 51), un'interessante visita architettonico urbanistica di Nova Gorica guidata dallo scrittore Blaž Kosovel (ore 14, ritrovo davanti a XCenter di Nova Gorica), un'approfondita visita delle mostra del Novecento Goriziano all'Epicenter (ore 14.30) e una tavola rotonda, alle 16, sempre all'Epicenter, condotta da Klavdija Figelj con Anja Medved, Miha Kosovel, Simone Cuva e Andrea Bellavite.

Per saperne di più su quest'ultima iniziativa, dedicata a una specie di bilancio prospettico dell'Evropska prestolnica kulture, si può consultare il link https://www.go2025.eu/it/whats-up/eventi/go-8-febbraio-l-eredita-di-go-2025-tavola-rotonda  

Buona festa, lep praznik kulture vsem!

sabato 6 dicembre 2025

Lucio Ulian: GO2027 - Un nuovo futuro?

Slavoj Žižek al Centrepic di Gorici
 Il testo che oggi vi presento prosegue il dibattito sul futuro di Nova Gorica e Gorizia, dopo i fasti dell'Evropska prestolnica kulture. Lo ha scritto l'amico e compagno Lucio Ulian, profondo conoscitore e già per lunghi anni attiva presenza politica e culturale in città. Il titolo non è sbagliato, è proprio GO2027 – Un nuovo futuro? Buona lettura (ab)

Si stanno spegnendo i riflettori su GO2025: ora la città saprà vivere di luce propria?
Un evento che ha offerto un’opportunità unica. Ora Gorizia può scegliere di aprire un nuovo ciclo della sua storia.
A partire dal secondo dopoguerra, la città ha attraversato tre fasi che ne hanno segnato il percorso fino a oggi.
La prima, legata al muro e alla città di confine, è stata caratterizzata da cospicui contributi pubblici e da ferree certezze.
Successivamente il muro si è trasformato in muretto, per poi scomparire. Una transizione, questa, che ha portato a una crisi di identità, causata dalla perdita delle certezze che avevano contraddistinto il periodo precedente. In questa fase politica, economia e cultura, adagiate sul passato, hanno vivacchiato, in parte colposamente, in parte dolosamente, mentre la città iniziava un lento declino.
Auspico che GO2025 segni un nuovo inizio. È tempo di gettare le basi per un nuovo ciclo, in cui la città, per rinascere, dovrebbe riporre i rimasugli del passato nei cassetti della memoria storica e ripensare il proprio ruolo in un territorio posto al centro dell’Europa. Solo così potrà spiccare un nuovo volo. Lucio Ulian

lunedì 10 novembre 2025

Sabato 15 novembre, sull'Iter Goritiense, parole profonde e musica di pace...

 

Sarà una giornata molto bella, per chi potrà partecipare, quella di sabato15 novembre. E' prevista una camminata collettiva, percorrendo a ritroso una parte della prima tappa dell'Iter Goritiense (Goriški Camino o Cammino Goriziano).

Sarà una festa di amicizia tra persone che parlano  lingue e vivono  diverse culture, aiutati e sostenuti dalla musica che sarà protagonista in tre momenti.

Saranno con noi alcuni straordinari musicisti, tra i più noti rispettivamente in Slovenia e in Friuli Venezia Giulia. Il duo Katarina Juvančič e Dejan Lapanja eseguirà musiche e canti popolari, dalle tradizioni della Slovenia e di diversi Paesi del mondo. Il gruppo "Gorze" - composto da Gabriella Gabrielli, Pierluigi Bumbaca, Roberto Nonini,  Diego Todesco  e Maurizio Veraldi - proporrà il proprio repertorio di brani musicali improntati alla conoscenza e valorizzazione delle diverse culture popolari. Naturalmente ci saranno anche dei brani eseguiti insieme, nella più artistica delle collaborazioni nell'ambito delle iniziative legate alla Capitale europea della Cultura 2025. Il tema complessivo delle parole e della musica è naturalmente quello della pace nella giustizia.

L'iniziativa si svolge in continuità con la costruzione dello stupendo percorso, da Aquileia a Sveta Gora, reso possibile dai progetti approvati e finanziati da GECT/EZTS, nell'ottica di GO2025. A guidare i camminatori saranno i responsabili della SoCoBA (Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia) e del Santuario di Sveta Gora, insieme agli incaricati di progetto Nace Novak e Mattia Vecchi.

Il cammino sarà di circa 12 chilometri (tre ore, senza contare le soste). Il ritrovo è alle ore 8.30 davanti alla chiesa di San Canzian d'Isonzo. Insieme all'introduzione musicale, è prevista anche una breve illustrazione dell'importantissimo sito archeologico e della storia dei santi Canziani. La sosta successiva è prevista a san Lorenzo di Fiumicello, dove si ricorderà l'esperienza e si chiederà giustizia e verità per Giulio Regeni. Si potrà inoltre visitare l'antica Pieve, sempre accompagnati da dolci e coinvolgenti melodie. L'arrivo è previsto ad Aquileia, con il momento conclusivo e la possibilità di visitare, guidati, il battistero cromaziano. Il tutto dovrebbe concludersi al massimo alle 14 e ci sarà a disposizione una corriera per poter riportare i viandanti, da Aquileia al punto di partenza a San Canzian.

Ah già, sento già la domanda dei miei 25 lettori: per esserci, cosa devo fare? e quanto costa il tutto? Non costa niente, ma occorre prenotarsi, ahimé entro mercoledì 12 novembre, con il format reperibile al link https://www.basilicadiaquileia.it/it/15916/parole-e-musica-in-cammino-lungo-l-iter-goritiense

Arrivederci a sabato, allora...

sabato 12 luglio 2025

Isonzo Soča 120!

 

Lunedì 14 luglio, alle ore 19 presso Kavarna Knigarna Maks, in Delpinova ulica a Nova Gorica, sarà presentato il numero 120 di Isonzo Soča.

La rivista continua il suo cammino, nel ricordo del suo fondatore, Dario Stasi, unendo riflessioni legate alle vicende locali ad altre incentrate sulla situazione più generale del Mondo.

I collaboratori sono sempre di più - una trentina tra cittadini sloveni e italiani - e sono coordinati da due direttori, il sottoscritto per la parte di Gorizia e Miha Kosovel per quella di Nova Gorica. Ma non sarebbe stato realizzato nulla, senza il decisivo e operativo contributo di Katarina Vizintin, Peter Abrami, Agostino Colla, Paolo Hmeljak, Boris Peric e collaboratori di Tmedia. Come nella precedente occasione, la grafica è stata curata dall'ottimo Zvone Kukec di Ljubljana.

Il 120 è dedicato alla "città - mesto", ripercorrendo l'ampia meditazione proposta nel recente festival éStoria. Importante novità è l'inserimento della lingua friulana. I tre editoriali che avviano la lettura delle 64 pagine del fascicolo sono di Miha Kosovel - in sloveno - di Guido Germano Pettarin - in friulano - e di Andrea Bellavite - in italiano. Riflettendo sulla realtà goriziana, essa viene definita solidale, unita e congiunta, con un'interessante dialettica fra diversi e complementari punti di vista.

Si parla di seguito dell'inizio di Nova Gorica, si suggeriscono itinerari, si propongono costruttive riflessioni, si sottolinea l'importanza di storie e tradizioni al confine tra cultura e folklore. Vengono presentati inoltre due importanti contributi alla conoscenza del territorio, uno dedicato alla mostra "La splendente città invisibile", visitabile a Nova Gorica fino al 29 novembre 2025, l'altro a un ampio saggio sulle "due città in una", contributo notevole alla comprensione di una realtà come quella del Goriziano. Ci sono straordinarie fotografie che svelano angoli complementari di Gorici (il solito duale per intendere le due Gorica), ma soprattutto affascinanti volti degli abitanti. C'è uno spazio dedicato ai bambini, con i loro disegni che permettono di scoprire un altro punto di vista sulla città e ci sono anche alcuni interventi provenienti dal pianeta dei giovani, ai quali sarà dedicato uno spazio sempre più ampio nei prossimi numeri. In fondo, sono loro i primi chiamati a tradurre in nuova concretezza di relazioni ciò che sta emergendo dalla capitale europea della cultura.  

Una sezione, dedicata alla contingenza internazionale, ci porta nel cuore degli interrogativi riguardanti il genocidio di Gaza, ma anche altre storie di guerra e di violenza, per lo più sconosciute, come per esempio la terribile e interminabile situazione del Sudan. Un grazie particolare per questi inserimenti - analitici, documentati e assai competenti - offerti da Irene Panozzo, Marko Marinčič e Franco Juri. A quest'ultimo si deve anche la consueta pagina "Corno/Koren", con vignette e pensieri che inducono a un (amaro) sorriso di fronte alle nuvole sempre più intense che occupano l'orizzonte attuale.

Ci sono altri contributi e interventi "da rubrica", non potendo citarli tutti, si riportano a mo' di esempio soltanto i "caffé triestini" di Mirt Komel e Marcel Stefančič.

Anche questo numero è rigorosamente plurilingue, nel senso che ogni autore scrive nella propria lingua e che ogni lettore può trovare le traduzioni (in sloveno, italiano, friulano, inglese e tedesco) semplicemente usufruendo di un qr code oppure andando sul sempre più aggiornato sito di Isonzo Soča.

Non resta che segnarsi la data di lunedì 14 luglio e prepararsi a far proprio il giornale - gratuito! - nei diversi punti di distribuzione di Nova Gorica e Gorizia.

domenica 23 marzo 2025

Vietato non toccare! Il museo tattile del Goriški muzej a Kromberk

 

Il "settore" aquileiese del museo (foto M.Vecchi)
Da venerdì sera il territorio Goriziano si pone all'avanguardia nel settore dell'accessibilità museale. E' stato infatti inaugurato il primo museo tattile della Slovenia, con una cerimonia piena di suggestione e di bellezza. 

L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Goriški muzei di Nova Gorica e l'associazione dei ciechi e ipovedenti della Primorska. Ha visto come protagonisti tutte le persone coinvolte nelle due realtà, con un particolare impegno di coordinamento da parte del curatore per conto di Goriški muzej David Kožuh e del presidente dell'associazione novogoričana Igor Miljavec.

Alla presenza del vicepresidente del Consiglio della Repubblica di Slovenia Matej Arčon, della ministra per la Cultura Asta Vrečko, dell'ambasciatrice della Gran Bretagna, del responsabile dell'attuazione del programma Go2025 Stojan Pelko, del direttore del Goriški muzej Vladimir Peruničič e di molte altre autorità, i veri attori dell'inaugurazione sono stati proprio i destinatari, ovvero i non vedenti e ipovedenti. Guidati dall'ottima regia della responsabile delle relazioni pubbliche Kristina Furlan, hanno intrattenuto il pubblico con una serie di straordinarie proposte artistiche mozzafiato. Alla danza si sono aggiunti il suono del flauto, il canto e le parole, portati all'attenzione di tutti con competenza e professionalità.

E' seguito poi il classico taglio del nastro e la visita al Museo, allestito nel piano superiore del grande Center Mercator di Kromberk. Ci sono due sezioni, una più interessante dell'altra. Nella prima sono presentate opere presenti in strutture culturali importanti, in Slovenia, in Italia e altrove. Nella seconda vengono presentate sculture, opera di artisti locali "senza confini", messe a disposizione del tatto dei visitatori. Lo slogan dell'esposizione è infatti opposto a quello ordinario, infatti "è vietato non toccare", per poter comprendere il senso delle bellissime espressioni d'arte presenti.

Tra le varie proposte, balza subito agli occhi il mosaico del "nodo di Salomone", dono del Gruppo Mosaicisti Ravenna e in particolare di Marco Santi e Anna Caterino, immediato richiamo alla storia aquileiese, finemente rappresentata anche dai pannelli tattili dei più importanti mosaici teodoriani, realizzati dall'Istituto dei ciechi Cavazza di Bologna e messi a disposizione dalla Società per la conservazione della Basilica di Aquileia. La presenza di Loretta Secchi, curatrice del museo tattile Anteros di Bologna e di Anna Viganò, referente dell'avvincente progetto Basilica per tutti, finalizzato al miglioramento dell'accessibilità nella Basilica di Aquileia, ha dimostrato quanto sia costruttivo intessere relazioni sociali e culturali tra tutti coloro che vogliono un mondo più bello, più giusto, più fraterno e nella pace.

Un Museo da incorniciare e da visitare, toccando rigorosamente ogni oggetto esposto e prendendo atto del fatto che l'arte, essendo patrimonio universale dell'umanità, deve essere raggiungibile e comprensibile da ciascuno, in qualunque situazione si trovi. Impedirlo o non favorirlo è una palese violazione dei diritti della persona! Najlepša hvala Goriškemu muzeju in Medobčinskemu društvu slepih in slabovidnih Nova Gorica.

venerdì 14 febbraio 2025

Sergio Tavano, tra sapienza, fede e autentica amicizia

Foto Chiara Bressan
Se c'è stato un giorno storico come l'8 febbraio 2025 a Nova Gorica e Gorizia, lo si deve anche a persone come Sergio Tavano.

Con lui Gorizia perde la più alta figura di storico e archeologo, per lunghi anni docente universitario e indomito studioso e ricercatore. E' stato infatti interprete della vocazione inter-nazionale della città, evidenziando la bellezza delle relazioni tra le culture, in particolare quella friulana e slovena, oltre a quella italiana e alle ancora influenti, anche se disperse nel tempo, tedesca ed ebraica. Ha avuto a cuore Aquileia e Grado, ha raccontato con sapienza la storia del sogno sovranazionale e pluriculturale della diocesi e poi del patriarcato aquileiesi. Insieme a innumerevoli libri e articoli di carattere scientifico, ha scritto una monumentale storia dell'Arcidiocesi di Gorizia.

E’ stato tra i promotori della prestigiosa collana di studi ed edizioni critiche del Corpus degli scrittori aquileiesi. Ha contribuito, anche in forza delle straordinarie scoperte realizzate negli anni ’70 anche con il suo aiuto a San Canzian d’Isonzo, a far conoscere la vicenda dei martiri Proto, Canzio, Canziano e Canzianilla. Ha saputo offrire alcuni tra i più accurati percorsi di visita alla Basilica e più in generale alle zone archeologiche della città romana, paleocristiana e medievale.

Collegando la sua esperienza anche alla realizzazione del sogno della Capitale europea della Cultura 2025, si deve a Sergio Tavano la dizione di “Goriziano” (con la G maiuscola) per intendere il territorio compreso nell’intera area appartenente storicamente all’Arcidiocesi di Gorizia, in pratica l’intero bacino dell’Isonzo con i suoi affluenti.  Ha lavorato per costruire l’ideale dell’unità nella diversità insieme a tanti personaggi rilevanti, quali, tra i tanti, Michele Martina, Celso Macor e don Renzo Boscarol. Si deve anche a queste personalità, aperte a un respiro universale, il raggiungimento del prestigioso riconoscimento europeo.

Uomo di profonda e matura fede, ha esercitato il suo ruolo di laico impegnato nella Chiesa con intelligenza critica e grande professionalità, offrendo il proprio contributo di studioso e di docente alla formazione di intere generazioni di archeologi, ma anche di seminaristi e teologi. E’ ricordato da tutti con grande gratitudine e con affetto. Il suo impegno caratterizzato da orizzonti internazionali gli ha consentito di essere annoverato tra gli Accademici della Slovenia, privilegio assai raramente conferito a uno studioso non sloveno. Il suo importante servizio alla causa della Cultura non gli ha impedito di essere un punto di riferimento fondamentale per i suoi familiari, come pure per tutti gli abitanti di Gorizia.  

Apparentemente persona austera, a volte talmente coinvolto nella profondità della sua ricerca da suscitare una sorta di soggezione, lascia a chi lo ha conosciuto più da vicino, una sensazione di forte dolcezza e di intensa capacità di condivisione. La sua chiarezza e la schietta sincerità nelle relazioni gli hanno permesso di costruire nel tempo solide e durature amicizie.

La sua memoria è fonte di rinnovato impegno nella ricerca e nello studio, per il bene della sua amata Gorizia e dell’intero territorio “Goriziano”.

martedì 21 novembre 2023

Vogliamo la bicicletta, vogliamo PEDALARE!

In tutte le città importanti dell'Unione Europea le piste ciclabili consentono spostamenti veloci e sicuri sull'intero territorio. Lasciando da parte i casi di Amsterdam e Copenaghen, dove le biciclette hanno ovunque la precedenza e i trasporti pubblici sono più che efficienti, si può dare uno sguardo a località più vicine.

A Linz in Austria, città 7-8 volte più grande di Gorizia, dalla periferia si può arrivare al lavoro ovunque in bici, il centro storico è conteso tra piste ciclabili e tram elettrificati, poche automobili, traffico sostenibile. Salzburg offre la medesima impressione, con ciclabili molto belle che perforano la montagna sotto il castello, permettendo di raggiungere il centro senza vedere una sola automobile. La vicina Ljubljana, come del resto buona parte della Slovenia, dimostra una spiccata attenzione nei confronti dei ciclisti, anche se alcune criticità vengono rilevate, è presente perfino un informale "sindaco dei ciclisti" che ha lo scopo di tenere alta l'attenzione delle amministrazioni intorno ai diritti dei ciclisti. In questo caso lasciano a desiderare i trasporti pubblici, con conseguente intasamento, nelle ore di punta, delle vie che dalla periferia conducono verso il cuore della città. L'inquinamento dell'aria non rende certo felici i ciclisti che arrancano a lato di strade invase da veri e propri fiumi di automobili. Trieste è un po' particolare, ci sono numerosi tracciati di ciclabili, la maggior parte di essi finisce nel nulla, lasciando sconcertato l'utente che non sa da che parte andare e quali siano i suoi diritti rispetto a quelli dei pedoni. La pista sulle Rive non sarebbe una cattiva idea, se non fosse che in alcuni tratti debba essere ancora finita, in altri il selciato di pietra grezza irregolare mette a dura prova camere d'arie e copertoni, quando arrivano le Grandi Navi (in certi periodi ogni giorno), il tratto migliore della ciclabile viene chiuso per lasciare spazio alle corriere che vengono a raccogliere i turisti. C'è un discreto servizio di bike sharing, non sempre tecnicamente impeccabile, ma con un ottimo personale di riferimento pronto ad affrontare e risolvere eventuali problemi. Verona eccelle, da parecchi anni, con un servizio ai ciclisti di buona qualità, ciclabili sulle carreggiate delle strade principali, può nascere qualche controversia con i pedoni soprattutto in centro. Ottimo è il servizio di bike sharing, funzionale e con postazioni diffuse e ben servite in tutte le zone importanti della città. Normali i mezzi pubblici, senza lode né infamia.

E la Capitale europea della Cultura 2025?

Detto dei nuovi percorsi, culminanti nel ponte ciclabile di Solkan e nella bella kolesarka fino a Plave, le dolenti note vengono dai centri città. Non esiste un sistema di trasporto pubblico coordinato tra le due/una città, se si eccettua il servizio del pionieristico autobus transfrontaliero avviato ancora all'inizio degli anni 2000. A Nova Gorica le ciclabili ci sono, ma non sempre sono funzionali, con frequenti sparizioni in occasione dei principali incroci. Notevole la Nova Gorica-Šempeter, costruita ancora negli anni '50 sul tracciato del mai realizzato secondo binario della ferrovia Transalpina, è ancora oggi un bellissimo percorso di collegamento, indispensabile un tempo per i lavoratori che da casa dovevano raggiungere le fabbriche o gli uffici, non potendo più attraversare il confine. Il centro di Gorizia è buon ultimo in questa pseudo classifica. La dorsale principale, quella che alcuni vorrebbero giustamente chiamare la "ciclovia della cultura", dalla stazione centrale a quella, in Slovenia, di Trg Evrope, è totalmente sprovvista. Il tentativo di portare la pista sulla carreggiata è stato cassato dagli stessi proponenti, con il risultato che oggi percorrere Corso Italia è diventata esperienza abbastanza pericolosa. Altrove si è risolto con pittogrammi, a volte sensati, nella maggior parte risibili, se si vuole rimanere nell'ambito dell'eufemismo. Perfino una parte del centro storico, il Corso Verdi pedonalizzato, è precluso dai segnali di divieto alle bici. Tutto converge a scoraggiare i più convinti, figurarsi coloro che cercano delle buone motivazioni e che si rendono conto di una situazione difficile e delicata, soprattutto per i  bambini.

Eppure Gorizia e Nova Gorica potrebbero essere il territorio ideale per sviluppare un piano del traffico che penalizzi le automobili e favorisca gli spostamenti "a misura d'uomo". Chi va in bicicletta (o a piedi) aumenta la qualità della propria vita, vive la città con maggior attenzione, costruisce più facilmente relazioni sociali, fa salutare movimento e se non ci fosse il traffico motorizzato, respirerebbe aria pura. Il ciclista fa del bene anche agli altri, non consuma combustibili fossili, contribuisce a diminuire l'inquinamento atmosferico. E' un cittadino consapevole e responsabile, anche nelle sue scelte di vita, generali e quotidiane.

Perché non avere il coraggio di un'autentica innovazione, valorizzando le ciclabili ovunque e potenziando il servizio di trasporto pubblico? Perché non disincentivare comportamenti assurdi? Basta andare davanti a una scuola, in particolare in un giorno di pioggia, per vedere con tristezza l'intasamento delle auto di genitori innervositi che scaricano i figli esattamente davanti al cancello. Oppure notare che per andare al posto di lavoro, distante meno di un chilometro, molti tirano fuori l'auto dal garage e passano mezz'ora nel cercare parcheggio più vicino possibile alla porta d'ingresso. Perfino i pensionati usano tanto l'auto, per andare a comprare il giornale sostando esattamente davanti all'edicola o per raggiungere il bar e giocare una partita di carte. Si dice questo non per giudicare, ma per constatare. La battaglia per una città pulita e a misura di bambino si deve combattere tutti insieme, le istituzioni per ciò che è di loro competenza, ogni residente per ciò che concerne gli stili di vita quotidiani.

E se qualcuno ha tempo e volontà, la "ciclovia della cultura" propone per la prossima domenica una bella pedalata, tutta in pianura, lungo la ciclabile sul confine, visitando Miren, Vrtojba e Šempeter. "Andemo di là", propongono gli organizzatori riproponendo un titolo già sperimentato con successo con "Il libro delle 18.03". Ma sì, dài, andiamoci di là, ma in piedi o in bicicletta! Partenza al valico del Rafut, domenica 26 novembre, ore 10.

venerdì 30 giugno 2023

Le meraviglie di Solkan

Un paese che merita di essere sempre più valorizzato è Solkan. 

E' molto antico, al punto da condividere con Gorizia la prima menzione in uno dei famosi documenti di donazione dell'imperatore Ottone III al patriarca Giovanni di Aquileia. In essi vengono infatti citati la "villa quae scalvorum lingua vocatur Goriza" e il "Castellum Silicanum".

E' il punto in cui l'Isonzo/Soča lascia il percorso tra i monti e affronta la pianura. Questo elemento geografico è ricordato da ben due fontane, una costruita con un mosaico della scuola di Spilimbergo, l'altra, molto suggestiva, nella piazza principale, opera dello studio degli architetti Vuga e Sadar.

E' una zona che ha tanto sofferto a causa della prima guerra mondiale, ai piedi del monte Sabotino la cui "conquista" ha portato alla morte di decine di migliaia di giovani che riposano nel cimitero presso il fiume e - gli italiani - nel grande sacrario di Oslavia.

E' il luogo dove i "Tolminotti", costretti alla fame dalle tasse imposte dai nobili Goriziani, si sono incontrati per parlamentare, prima di essere arrestati e di vedere uccisi i loro capi nella piazza del Travnik, all'inizio del '700. Il fatto è ricordato da un ampio murale dipinto sul cemento sotto il sovrapassaggio della strada statale.

E' il paese che ha dato i natali a insigni artisti e a personaggi importanti della storia goriziana. Tra essi l'eroe della guerra di liberazione dal nazifascismo Jože Srebrnič e Maks Valentinčič caduto come volontario antifranchista nella guerra di Spagna.

E' la terra dei falegnami, centinaia fino all'inizio del XX secolo, ora pochissimi. Il loro lavoro e le loro imprese sono richiamate in un piccolo ma interessante museo del legno e dei lavoratori, poco sopra il cimitero attuale.

E' il luogo in cui è stato costruito il ponte ferroviario in pietra con l'arco più ampio del mondo, sulla ferrovia Transalpina che da qui inizia il suo percorso lungo le valli dell'Isonzo e della Bača. Ed è il paese che ospita il centro Kajak dove si svolgono competizioni internazionali di canottaggio su fiume.

Ed è il posto in cui è stato recentemente costruito il ponte sospeso per la pista ciclopedonale, assai bella, che da qui costeggia l'Isonzo fino a Plave, in una sequenza ininterrotta di paesaggi mozzafiato.

Da qui si sale sul Sabotin, sul Monte Santo e sul San Gabriele, o magari su tutti tre in un giorno, lungo la Via dei Monti Goriziani, carica di storia e di bellezza.

Ci sono tantissimi altri motivi, oltre a questi, per valorizzare Solkan/Salcano e per dedicare alla sua visita una mezza giornata della propria vita, anche in vista della capitale europea della Cultura 2025. buon viaggio! 

mercoledì 14 giugno 2023

Un viaggio nella Vita, i ragazzi di Bergamo alla ricerca dei "confini"

 

Al Mladinski Center di Nova Gorica
E' stata una bella giornata Goriziana quella trascorsa lo scorso martedì da una ventina di giovani provenienti da Bergamo e partecipanti all'esperienza della Comunità di San Fermo.

Il tutto è iniziato di prima mattina presso la piazza della Transalpina/Trg Evrope, dove è stata svolta una breve ma indispensabile introduzione alla storia complessa del confine. E' stato possibile immergersi anche nell'atmosfera speciale, autenticamente mitteleuropea, della bella stazione ferroviaria.

Il gruppo si è prefisso di conoscere i "confini", visitando e incontrando nel corso di cinque giorni luoghi e persone in grado di trasmettere pensieri e azioni di accoglienza e di pace. Per questo la prima visita è stata dedicata ai minori stranieri non accompagnati, ospitati presso la struttura del San Luigi di Gorizia. Vincenzo e Paolo hanno raccontato le storie di alcune di queste persone che hanno percorso la rotta balcanica, rischiando quotidianamente la vita, per arrivare in Italia. Hanno anche aiutato a comprendere quanto siano sbagliati e distruttivi i pregiudizi che impediscono la conoscenza e l'amicizia tra culture e popoli diversi.

In termini diversi, lo stesso concetto è stato espresso al Kulturni dom, dove Aldo Rupel e Igor Komel hanno raccontato le vicende della componente slovena della città, le opportunità e le difficoltà del vivere insieme - parlando lingue diverse - nel medesimo territorio. I due relatori, partendo dalla loro esperienza personale, hanno raccomandato ai partecipanti di essere sempre costruttori di ponti e mai di muri.

E' stata la volta poi del Parco della Rimembranza. Si sono visitati i vari monumenti, rilevando la tristezza di una memoria a senso unico, capace di onorare solo una parte del tessuto umano cittadino, dimenticando totalmente l'altra, di sottolineare le azioni dei soldati e di tralasciare quelle della società civile. In questo contesto si è svolta la simpatica chiacchierata con don Alberto De Nadai che ha raccontato metaforicamente di aver venduto tutto ciò che gli dava sicurezza come prete per scoprire il tesoro nascosto negli anfratti della città, cioè le persone più povere, fragili, deboli e dimenticate. Ha dedicato a loro al sua vita, fino a oggi quando, all'età di 92 anni, continua ogni giorno a visitare il carcere di via Barzellini e a ospitare in casa i detenuti in residenza coatta.

C'è stato poi il tempo di risalire fino alla cima del Monte Santo, Sveta Gora. I giovani sono stati ricevuti dal rettore pater Bogdan Knavs che li ha accompagnati a vedere il bellissimo panorama dalla sommità del campanile e li ha intrattenuti raccontando la sua storia. Suscitando un moto di immediata simpatia e condivisione, ha raccomandato di cercare la propria strada nella vita, rimarcando come non si possa essere felici da soli, ma soltanto impegnando tutto sé stessi per donare felicità a tutti. In questo senso, raccontando la storia del territorio, ha evidenziato come si debba essere grati a coloro che durante la seconda guerra mondiale hanno rischiato e spesso perso la loro vita per liberare i popoli dal veleno nazista e fascista che tanto male aveva portato anche in questa parte dell'Europa.

Dopo il pranzo e uno sguardo dall'alto fino al mare, riconoscendo le sagome dei monti, delle città e dei paesi sottostanti, si è scesi a Nova Gorica, dove hanno incontrato, presso il Mladinski Center, Jasmina Bolterstein e Majda Smrekar. La prima ha raccontato la vita della città, sottolineando soprattutto la situazione delle persone che hanno maggiori difficoltà e che devono essere accolte così come sono, perché ogni uomo ha una sua storia da trasmettere e non c'è da temere nulla dalla conoscenza e dall'amicizia che ci rendono più veri e più umani. La seconda ha presentato la sua associazione umanitaria KID, con la quella è impegnata nell'accoglienza dei più poveri, in particolare in questi ultimi anni delle famiglie fuggite dall'Ucraina, con le loro criticità e difficoltà.

A proposito di muri di abbattere e di confini da superare, l'ultimo passaggio della giornata è stato dedicato a Franco Basaglia, visitando il parco a lui dedicato collocato esattamente sulla linea di confine tra Italia e Slovenia. Lo psicologo Marco Visintin e lo psichiatra Alessandro Saullo hanno guidato il gruppo in una breve visita alle strutture del centro di salute mentale. La figura liberante e liberatoria di Basaglia e le conseguenze della sua esperienza goriziana, sono state fatte rivivere, nel percorso che ha condotto alla fine della separazione tra sani e malati e alla rivoluzionaria Legge 180. Tutti sono rimasti molto colpiti dalla passione e dalla competenza dei due accompagnatori, soprattutto dall'attenzione e delicatezza nei confronti delle persone che si trovanio ad affrontare periodi particolarmente delicati e difficili nello scorrere ordinario della Vita.

I ragazzi di Bergamo, che nel giorno precedente avevano visitato il Centro Balducci di Udine e avevano poi viaggiato nel tempo lasciandosi affascinare dalla spiritualità e dall'arte della basilica di Aquileia, hanno poi proseguito il loro percorso andando a Trieste. Nel capoluogo regionale li ha attesi la forza della testimonianza dei profughi della rotta balcanica, di chi ne cura fisicamente le ferite nei corpi, di chi quotidianamente cerca di costruire percorsi di giustizia e di pace per chi viene sistematicamente emarginato dalla società.

Un grande grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo viaggio nei confini antichi e nuovi. Un grazie soprattutto ai giovani che hanno accolto con entusiasmo e convinzione ogni parola ascoltata. Con dei giovani così, si può ben sperare per il futuro!

domenica 19 marzo 2023

Viva i mercati, i mercati vivano! (Quelli di Gorizia e di Nova Gorica, per esempio...)

 

Tržnica v Novi Gorici
Ci fu un tempo nel quale i piccoli negozi punteggiavano le città. Erano punti di riferimento indispensabili, in uno si compravano il pane e il latte, nell'altro la carne, in qualcuno anche i vestiti.

C'erano anche i mercati, quelli quotidiani nei centri più grandi, quelli settimanali nei paesi, dove spesso tuttavia era possibile comprare direttamente verdure, uova e pollame dai produttori del luogo.

Sono sempre meno gli esercizi di questo tipo, soppiantati un po' alla volta dai medi e grandi centri commerciali. Una volta, insieme al cartoccio da inserire nella borsa della spesa, si aggiungevano sempre un saluto, un sorriso, una parola buona. Erano luoghi di incontro tra vicini di casa, ma anche forme naturali di ordinaria attenzione, soprattutto nei confronti delle persone più sole o maggiormente in difficoltà. Si poteva chiedere un consiglio, informarsi e discutere sulle notizie ascoltate la sera prima alla radio oppure raccontare una propria esperienza o anche protestare bonariamente per un prezzo troppo alto o per un prodotto consigliato, rivelatosi poi di scarsa qualità. Insomma, venendo meno progressivamente i piccoli negozi, viene meno anche una sorta di presidio umano e sociale, non incentrato su teorie, ma sulla quotidiana pratica della conoscenza e sulla non semplice ma affascinante arte dell'incontro.

Un pensiero a chi è riuscito a resistere a una concorrenza praticamente invincibile. I grandi network e le multinazionali del commercio sono come squali che inghiottono ogni giorno i pesci più piccoli, innalzando gli idoli della comodità, del (presunto) risparmio e dell'anonimato. Le vie centrali si svuotano e si riempiono i villaggi virtuali, che perfino nelle loro effimere architetture si presentano come una moderna alternativa ai paesi nei quali, per acquistare qualcosa di indispensabile, non occorrevano gli ampi bagagliai delle auto della postmodernità.

L'altro luogo di commercio ancora a dimensione umana, con i prodotti venduti a chilometro zero o comunque su bancarelle che favoriscono efficace aggregazione e simpatetica integrazione, è il mercato.

Sì, proprio lui, il vecchio caro mercato, con i suoi profumi, i suoi rumori, la passione del vendere ciò che si è prodotto dal nulla e dell'acquistare sulla base della parola e della fiducia. Il mercato della clientela quasi fissa, della richiesta del "solito" immediatamente compresa, della stretta di mano e dell'interessamento sulla salute dei figli e degli amici. Il mercato dove è bello camminare osservando le merci dispiegate sui banconi con armonia, dove si compra con la certezza di prepararsi ad assaporare qualcosa di buono e di sano. Vale la pena di spendere qualche spicciolo in più - a volte anche meno! - risparmiato sulla benzina necessaria per la corsa fino all'ipermercato fuori città, pur di salvare la qualità e la bellezza di un commercio, dove al centro non sta anzitutto l'interesse, bensì la relazione tra il venditore e il suo cliente.

Mercato coperto di Gorizia
Ebbene, tutto questo per dire che nelle Gorica, congiunte capitale europea della cultura nel 2025, ci sono due mercati così, a distanza di due chilometri. L'uno più bello dell'altro, attendono ogni mattina i visitatori e ciascuno si adopera di poter offrire la propria merce migliore. Quello di Nova Gorica, nella Delpinova ulica, merita una visita, anche soltanto per uno sguardo ai banchi carichi di ogni ben di Dio, svuotati peraltro ben presto da una folla multicolore che cerca di accaparrarsi i pezzi migliori. I venditori portano negli occhi e nel volto l'orgoglio di sentirsi ancora produttori, le verdure schierate insieme al miele e agli insaccati sono intrisi delle ore di semina e raccolta sotto il sole, della paura della grandine estiva, dell'attesa paziente che il seme generi la pianta e il suo frutto, del sudore della fronte alleviato ma non cancellato dalle nuove tecnologie. Quello di Gorizia, il mitico mercato coperto, con il suo interno dalle arie mitteleuropee e la corona dei negozi esterni a completare l'offerta. Ovunque ci si scambia saluti, informazioni, risate mescolate a delicate osservazioni. Ci si passa, anche soltanto per dire o ricevere un "ciao", lontano dal regno della fretta e del via vai informale e impersonale che pretende di riempire ogni spazio del giorno e della notte.

Sono da salvare i mercati di Nova Gorica e Gorizia, da valorizzarli senza esitazione, luoghi di incontro e di cultura popolare - vera Cultura con la C maiuscola - senza i quali i capoluoghi non sarebbero altro che contenitori senza anima di mille iniziative scollegate tra loro, come frutti generati all'improvviso, senza alcun collegamento con le radici, i fusti, le foglie e i fiori degli alberi che avrebbero dovuto produrli.