Visualizzazione post con etichetta Politica locale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica locale. Mostra tutti i post

martedì 23 giugno 2026

Chi sarà la prossima sindaca (o il prossimo sindaco) di Gorizia?

Tra la fine del 2026 e la prima metà del 2027, si terranno le elezioni amministrative a Nova Gorica e Gorizia.

Come proposto ormai da almeno un decennio, si ritiene necessario affrontare l'appuntamento elettorale se non presentandosi in modo congiunto, almeno riflettendo insieme. Ciò sta di fatto già accadendo a livello culturale, uno dei più significativi lasciti della capitale europea della cultura è proprio il costante incontro - in ambienti come per esempio le biblioteche delle due parti di Gorici (le due Gorica),  il Kulturni dom e Stanza Qudu Michelstaedter a Gorizia, la libreria Maks e il centro Epic con il Museo del Novecento a Nova Gorica, per non parlare dell'ormai più che trentennale esperienza di Isonzo Soča. E anche alcune formazioni politiche cittadine, come il Forum per Gorizia, la Levica e Goriška.si, hanno cominciato ad affrontare insieme tematiche, problemi e prospettive.

Non si conoscono per ora nomi e programmi, per cui, come si suol dire, ogni riferimento a persone e cose è puramente casuale. Come dovrebbe essere il futuro primo cittadino di Gorizia?

Tracciando un identikit, si potrebbe cominciare con una questione di genere. E' ora che ci sia una sindaca, in grado di portare la sensibilità femminile in un ambito finora totale appannaggio di maschi. Indispensabile la conoscenza di due lingue, oltre all'italiano almeno lo sloveno e l'inglese (se poi ci fosse anche il friulano, sarebbe il top), per poter intessere relazioni realmente costruttive e non soltanto di buon vicinato tra le varie componenti linguistiche e culturali del territorio. L'inglese servirebbe anche per l'accoglienza dei nuovi cittadini provenienti da altre parti del mondo. Il candidato o meglio la candidata deve essere abbastanza conosciuta e presente nella vita cittadina, sia a livello di frequenza degli ambiti vitali che di partecipazione mediatica. Ciò perché la maggior parte dei votanti non scrive la x sulla scheda per particolare affinità ideologica, ma perché ha visto per strada chi si candida e perché in qualche modo ha ricevuto una positiva impressione umana. Visti i tempi, dovrebbe essere una costruttrice di pace, con la creatività necessaria per trasformare le numerose caserme in rovina in centri di formazione dei giovani europei alla pace. E dovrebbe essere altrettanto piena di iniziativa per ciò che concerne la storica sfida del dialogo interculturale e dell'accoglienza di profughi e richiedenti asilo. Ovviamente occorre essere pronti ad affrontare i problemi portati anche da noi dal cambiamento climatico e per questo la/il candidata/o deve avere necessariamente un'anima naturalista e ambientalista, ma anche portare una competenza imprenditoriale in doversi settori, soprattutto in quello - in espansione - del turismo a piedi e in bicicletta. Se poi si volesse far vincere qualcuna/o appartenente al centro sinistra e alla sinistra, matematicamente parlando si dovrebbero convincere parecchi tradizionali elettori di centro destra e destra. E questo sarebbe possibile non attraverso la rinuncia alle proprie specifiche posizioni - il che allontanerebbe il proprio ordinario elettorato - ma attraverso la scelta di persone che, pur anche molto convinte delle proprie idee, abbiano buone relazioni con "l'altra parte", magari al di fuori dell'ambito strettamente politico e partitico. Sarebbe assai utile, anche se non condizione imprescindibile, un'esperienza pregressa, da amministratore, consigliere comunale o provinciale o comunque da soggetto impegnato. Tale forma di continuità non dovrebbe essere in contraddizione con una giovane età. Non guasterebbe affatto un/una sindaca/o sotto i cinquanta anni, anche per capire meglio come rendere attrattivo il territorio per la nuove generazioni, autentica speranza non tanto per il domani, quanto per l'oggi.

Ecco, un piccolo vademecum di desideri. Si realizzeranno? Non si realizzeranno? Mah, c'è ancora poco tempo da attendere... 

venerdì 16 gennaio 2026

La decima mas in Municipio di Gorizia è una vergogna!

 

Sabato 17 gennaio, alle ore 11 presidio antifascista all'incrocio tra Via Diaz e Corso Verdi. 

Si compie il solito rito, ridotto di fatto a una mera provocazione. I reduci della x mas vengono a Gorizia e vengono accolti con tutti gli onori nell'atrio del Municipio. Vogliono ricordare i commilitoni caduti durante le orribili azioni, sostenute per obbedire agli ordini dei fascisti e dei nazisti. E' dimostrato che molti appartenenti a queste squadre paramilitari si siano comportati così crudelmente, da far impallidire perfino i colleghi tedeschi.

Basta aprire qualsiasi libro di storia per rendersi conto del ruolo della x non soltanto nel periodo dei repubblichini, ma anche nei decenni successivi, basti pensare al tentativo di golpe ordito da junio valerio borghese nel dicembre del 1970. Sono stati tutti atti che avevano lo scopo esplicito di minare la fragile democrazia in Italia, in un tempo nel quale la strategia della tensione fascista aveva riempito di terrore i cittadini.

Insomma, se proprio non è possibile impedirlo, che facciano quello che a loro pare, mettere corone su un monumento o pregare per le anime dei massacratori. In Germania le memorie della furia nazista sono state cancellate per scongiurare tentazioni di emulazione, in Italia e a Gorizia, al contrario, è ancora possibile visitare e onorare le tombe e le lapidi dedicate a chi ha condotto l'Italia alla catastrofe o mantenere il nome di mussolini tra i cittadini degni di onore. Ma che i rappresentanti delle istituzioni, vestiti in forma ufficiale con la fascia tricolore sulle spalle, ricevano questi vecchi nostalgici con tutta la riverenza possibile, questo è veramente scandaloso e inaccettabile, una vergogna! 

Non sarebbe ora di finirla con queste provocazioni? Lasciamo che quattro anziani versino lacrime sui morti, ma basta con queste sceneggiate nell'atrio del Comune. Vadano dove vogliono, ma non siano accolti come eroi nel luogo simbolo dell'unità di una cittadinanza che non merita questo affronto.

Quale conto elettorale deve pagare l'amministrazione comunale, per esporsi ogni anno a una simile umiliazione e a una riprovazione quasi unanime, di proporzioni nazionali e internazionali?

martedì 13 gennaio 2026

Elezioni Provinciali? No grazie!

 

Per chiarezza, nei confronti dei manzoniani venticinque lettori di questo blog, devo dire che leggendo un articolo sulla pagina di Monfalcone del Piccolo di oggi, mi sono venuti i fumi...

O meglio, non leggendo l'articolo, ma il titolo con le sottostanti foto. Non molto affascinante la mia - devo dire - il giaccone invernale e il sorriso un po'stentato non mi donano granché.

Scherzi a parte, allo stato attuale delle cose, non ho alcuna intenzione di accettare un'eventuale candidatura alle prossime elezioni provinciali. A parte il fatto che non si sa ancora se saranno a elezione diretta oppure indiretta e non si è ancora definito quale competenze dovrebbero spettare all'eventualmente risuscitato ente provinciale, credo sia del tutto prematuro lanciare nomi a caso nella mischia.

In realtà, come peraltro si evince abbastanza bene dall'articolo e non dal titolo, l'incontro opportunamente promosso da Enrico Bullian non ha alcuna velleità di presentare nomi candidabili alle prossime elezioni, ma di fare un punto sulle diverse realtà sociali e culturali del territorio. L'invito che ho ricevuto è stato solo quello di parlare di un tema che mi sta molto a cuore, ovvero la necessità di stringere relazioni sempre più intense tra le persone e le istituzioni che vivono da una parte e dall'altra del vecchio confine.

Tra l'altro, apprezzo il cosiddetto "civismo" e ho fatto parte con impegno e convinzione in passato di movimenti civici culturali e in parte anche politici. Con essi ho anche portato avanti diversi impegni, anche a livello amministrativo. Tuttavia attualmente non faccio parte di nessun raggruppamento, sostenendo da cittadino del tutto indipendente le idee e le proposte che mi sembrano più adeguate al miglioramento della realtà nella quale viviamo.

mercoledì 10 dicembre 2025

Capitale europea dell'Accoglienza?

 

Camminano per mesi, a volte per anni. Cercano di lasciare terre segnate dalla guerra e dalla fame. Devono attraversare confini, subendo ogni sorta di disagi e a volte anche di persecuzioni. Sono convinti di essere accolti a braccia aperte, nello spazio del Pianeta abitato dalla democrazia e dal rispetto per i diritti dell'uomo. Arrivano al confine tra Italia e Slovenia, di nuovo presidiato "provvisoriamente" da oltre due anni dalle forze dell'ordine. Sono sfiniti, spesso febbricitanti per il freddo e la stanchezza, con i piedi feriti da strade impervie e le spalle segnate dalle percosse.

Giungono a Gorizia, che grazie a Nova Gorica è stata evropska prestolnica kulture 2025. Devono espletare le pratiche per la richiesta d'asilo, ma per entrare negli uffici competenti occorre passare la notte, nel gelo invernale, sotto la pioggia o con un'umidità che ti penetra fin nel profondo delle ossa. Molti volontari cercano coperte, preparano bevande calde, riescono a garantire qualcosa da mangiare. La Caritas cura gli alloggi di fortuna, presso il convento dei Cappuccini e l'oratorio del Duomo Pastor Angelicus. Ma gli spazi non sono sufficientia ospitare tutti. Sono le stesse persone e le stesse istituzioni che assistevano centinaia di migranti nella galleria Bombi, alcuni anni fa, subendo addirittura il dileggio delle istituzioni. 

Adesso Galleria Bombi non può ospitare nessuno, perchè sta per essere inaugurato il tunnel delle meraviglie, una bella manciata di milioni di euro per colorare di luci strepitose (e costose, anche e soprattutto per la manutenzione...) il passaggio sotto la collina del castello, devastata da vent'anni da una serie di ascensori mai partiti. E allora? Allora il Comune e le altre istituzioni, preparati da anni di "arrivi", hanno spalancato le porte dei caldi rifugi appositamente predisposti?

No, purtroppo... E ai poveri che non hanno trovato posto negli spazi del volontariato, non resta che utilizzare il simbolo dei simboli, l'opera d'arte multicolore che dovrebbe ricordare ai  posteri la grandeur di una Capitale europea della Cultura. Per dirla in tempo di Natale, "non c'era posto per loro negli alberghi. Trovarono alloggio sotto un obelisco di vetro".

sabato 1 novembre 2025

Questa demolizione non s'ha da fare, né oggi né mai!

 

Lo vedete questo significativo frontone? Ebbene, tra breve potrebbe essere ridotto a macerie, insieme all'intero, grande edificio che lo sostiene.

Sulla sinistra (della foto) c'è la "Scientia", simboleggiata dall'albero della conoscenza del bene e del male, sulla destra la "Charitas", con una bella e fruttifera palma. Gli strumenti portati dagli angeli della sapienza e dell'amore sono quelli che caratterizzano il personale, socio sanitario, infermieristico, medico.

E' l'ospedale civile di Via Vittorio Veneto, oggetto di strenua difesa da parte dei Comitati cittadini, dai primi anni '90 del XX secolo in poi. Si volevano evitare il doppio acquisto del San Giovanni di Dio da parte della Regione, il depotenziamento delle strutture sanitarie goriziane, la realizzazione di piani sanitari studiati a tavolino nel nome dell'efficacia aziendale più che del servizio alla persona sofferente. Si voleva evitare anche il sempre più marcato fenomeno della privatizzazione e si intendeva difendere il grande valore e la conquista della sanità pubblica. 

L'idea fondamentale era quella della collaborazione con il vicinissimo ospedale di Šempeter, una proposta che sarebbe stata all'avanguardia a livello internazionale, economicamente sostenibile e anche pionieristica, anticipando di almeno venti anni la proclamazione della Capitale europea della Cultura.

Ebbene, nulla di tutto questo è accaduto, anzi, dopo un periodo di grande incertezza sul destino del vecchio ospedale, ora si è alla vigilia della sua completa demolizione. Si dice, per realizzare un centro - oggi si dice un campus - per gli studenti del territorio, che verrebbero invitati a lasciare il centro cittadino per svolgere le loro attività scolastiche ai margini della città. E' difficile prevedere tempi di distruzione e ancora di più quelli di ricostruzione. Pur incrociando le dita, è più facile pensare all'ormai quasi trentennale vicenda degli ascensori al castello di Gorizia. La vicenda dell'ex "civile" avrà lo stesso destino? Per il momento, quasi di nascosto per evitare proteste, è stata rasa al suolo la chiesetta dall'ex Ospedale psichiatrico, luogo che custodiva molte memorie culturali, sociali e sanitarie della città.

Si è ancora in tempo per fermare le ruspe? Per immaginare un futuro diverso per questo spazio "storico" per i Goriziani? E, prima di tutto, nel clima di GO25, si è pensato qualcosa insieme a Nova Gorica e Šempeter Vrtojba, tenendo conto che la demolizione e la nuova (eventuale) destinazione coinvolge inevitabilmente anche le persone e le strutture che si trovano al di là del muro di recinzione? Ciò vale in termini di salute - i materiali polverizzati potrebbero essere fortemente nocivi alla salute di chi vive nei dintorni; in termini strategici - uno spazio che potrebbe essere veramente pensato e realizzato insieme; in termini paesaggistici - si, perché anche il paesaggio è un bene comune, anzi, uno dei più importanti beni comuni!  

sabato 18 ottobre 2025

Salviamo il mercato coperto di Gorizia!

C'è un luogo magico a Gorizia. Il rischio è che tra poco venga confinato nello spazio dei ricordi.

E' il mercato coperto, un tempo crocevia di persone alla ricerca di frutta, verdura e fiori. Chi ha i capelli bianchi ricorderà la signora che insieme al figlio vendeva il pesce fritto, le donne che venivano dalla foresta di Tarnova portando intere cassette di jurčki (porcini) e marele (mazze da tamburo), perfino l'ufficiale sanitario che controllava i funghi raccolti dai cittadini, distinguendo quelli buoni da quelli velenosi o avariati...

Delle decine di postazioni, ne sono sopravvissute solo poche, ma tutte e tutti gli operatori fanno a gara per offrire al visitatore non soltanto prodotti di ottima qualità, ma anche un'accoglienza carica di simpatia e di amichevole cordialità. Ancora adesso, nessuno protesta nella fila che si crea per avvicinarsi al banco. Ci si saluta, ci si raccontano gli ultimi avvenimenti, si scambiano informazioni e battute con venditrici e venditori. Ci sono i clienti affezionati e quelli che frequentano di meno, ci sono acquirenti occasionali e - molto spesso - turisti che restano a bocca aperta davanti alla bella architettura e alla modalità di un commercio che pensavano ormai dimenticato in altre epoche. I sorrisi si moltiplicano e c'è una parola per ciascuno, dall'indaffarato professionista all'impaziente pensionato, dalla giovane coppia alla ricerca del prodotto km 0 alla persona un po' più avanti con l'età che trova un po' di sollievo dalla quotidiana solitudine. Il colore e il profumo delle confezioni floreali rallegrano i sensi, mentre anche chi non deve comprare nulla rimane incantato davanti a tanti gusti mescolati tra loro.

E che dire dei locali che punteggiano la parte esterna della struttura? Basta solo passare un sabato mattina per vedere il letterale "assalto" ad alimentari di alta qualità, dolciumi che non si trovano da nessuna altra parte, pane e pasticceria, la rosa di Gorizia, la macelleria, la rosticceria, le confezioni floreali e le sementi. Da una vetrina campeggia la scritta "vino sfuso". Quando si alza la saracinesca, non si incontrano solo ottimi prodotti della vite, ma anche qua, frutta, verdura, perfino a volte il salame, oltre a miele di casa e mille altre leccornie. Soprattutto, accanto a ogni porta, si trova un sorriso, una stretta di mano, una simpatica diceria raccolta da questo e da quello, perché in questo tipo di ambienti ci si va, anche perché si sa un po' tutto di tutti. Non può mancare il venditore di giornali, con il quale è sempre piacevole raccontarsi del passato e del presente, commentando le notizie che campeggiano sulle prime pagine dei quotidiani.

Ebbene, tra i vari "si dice", c'è anche che tutto questo angolo di varia umanità goriziana potrebbe essere chiuso. Ciò potrebbe accadere non soltanto per una necessaria opera di risistemazione e restauro, della quale peraltro per il momento nessuno ha sentito parlare di date e di tipologia di interventi. Si sa che non vengono rinnovate le licenze, là dove qualche venditore o venditrice va in pensione. Si vocifera che siano già arrivate alcune ingiunzioni di sfratto ai negozi che si affacciano su Corso Verdi e via Boccaccio. Si sa e si vede chiaramente che la maggior parte delle bancarelle sono state lasciate vuote. Si sa tutto questo, ma il destino di un luogo così importante sembra che nessuno sappia realmente quale sia. C'è chi parla di un centro commerciale, chi dell'acquisto da parte di società straniere, chi di tante altre ipotesi più o meno fantasiose e suggestive. Insomma, tutto questo per dire che un po' di chiarezza non farebbe male.

Se davvero venisse meno il mercato, Gorizia perderebbe un altro pezzo molto importante della sua storia passata, ma soprattutto del suo presente. Verrebbe meno uno di quei presidi sociali che rendono caratteristica e autenticamente umana una città. Sarebbe un grande peccato, un ennesimo cedimento alla progressivamente vincente cultura dell'isolamento e dell'esclusivo profitto. Con un grazie di cuore a chi ancora eroicamente resiste sul fronte di un'economia basata sui rapporti amichevoli e sul sorriso sincero, si auspica che chi deve decidere decida. Per migliorare, per adeguare, per riscaldare, per favorire, ma mai per cancellare o per soggiacere alla logica dell'arricchimento e della spersonalizzazione.

mercoledì 11 giugno 2025

Monfalcone e la nuova crociata

 

Bei tempi quelli nei quali i simboli della fede erano talmente complessi da richiedere anni di iniziazione per essere compresi e accolti! Bei tempi perché il cristianesimo si inseriva con discrezione nella vita di una società pluriculturale e plurireligiosa, custodendo con un alone di silenzio e segreto le proprie caratteristiche e i propri fondamenti. In questo modo chi aderiva, dopo aver percorso tre o quattro anni di formazione e aver ricevuto insieme i sacramenti del battesimo, della cresima e dell'eucarestia, conosceva molto bene i dogmi e le regole del vivere cristiano.

Poi è arrivato il cristianesimo imperiale, che ha soppiantato gli universi religiosi preesistenti, distruggendo i mitrei e i luoghi di culto, edificando al loro posto le grandi basiliche. La croce, mai rappresentata almeno fino al V secolo, è diventata paradossalmente un segno identitario, da imporre ai sudditi dell'Impero, con le buone maniere o più spesso con le cattive.

Quello che sta accadendo a Monfalcone ricorda le controversie medievali, con una personalità politica che veste i panni di San Bernardo da Chiaravalle e lancia la crociata contro gli infedeli che - secondo lei - vorrebbero infangare la "religione di Cristo". Addirittura arriva a vantarsi di aver scritto a papa Leone XIV, forse pensando al primo Leone che secondo la tradizione avrebbe fermato Attila sul Mincio, presso un paese che ancora oggi, in suo onore, porta il nome di Salionze.  

In una città che potrebbe proporsi a livello nazionale come grande esempio di convivenza e dialogo tra culture, forme religiose e visioni della vita differenti, si è invece creato il muro contro muro. E la responsabilità primaria è di una politica amministrativa che strumentalizza i reali problemi che le persone affrontano ogni giorno, per un mero tornaconto elettorale. Non si è riusciti ad affrontare serenamente la questione delle donne che entrano nel mare vestite, si è di fatto utilizzato un cavillo del piano regolatore per impedire a dei credenti di pregare. Invece di sostenere le cittadine e i cittadini musulmani, si è cercato di ostacolarli in tutti i modi. Invece di creare luoghi di dibattito e confronto nei quali cercare soluzioni condivise, si è preferito calcare l'effimera ribalta nazionale, facendo di ogni erba un fascio e mettendo in discussione la stessa esistenza di una religione che coinvolge più di due miliardi di pacifici fedeli nel mondo.

L'ultimo atto di questa storia è quello che avrebbe convinto la suddetta a scrivere un messaggio accorato al Pontefice, un po' come Caterina da Siena che si rivolgeva al "dolce Cristo in terra" per invitarlo a lasciare gli eretici avignonesi per tornare a Roma.

I parroci di Monfalcone - totale e piena solidarietà! - hanno sopperito alle clamorose mancanze delle amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi anni e hanno messo a disposizione l'oratorio San Michele prima e ora alcuni locali adiacenti la chiesa della Marcelliana. Si è trattato di un gesto di ordinaria ospitalità, tali sale sono normalmente utilizzate da società sportive, gruppi culturali, compleanni o riunioni di condominio. Chi le usa, come è giusto, paga anche un affitto e le adatta alle proprie necessità. Cosa ci può essere di strano se in una riunione di preghiera, i musulmani coprono delle immagini che richiamano la professione di una fede diversa dalla loro? Cosa c'è di offensivo? Forse che le opere momentaneamente occultate sono state danneggiate o vilipese? 

Proprio no e per questo il presunto scandalo non è altro che l'ennesimo tentativo di squalificare una grande religione di pace che la stragrande maggioranza dei cristiani non conosce minimamente. Ma è anche la dimostrazione della completa ignoranza degli stessi fondamenti della fede cristiana, incentrati sull'amore nei confronti del prossimo, sulla nonviolenza attiva e sull'accoglienza fraterna. Come pure è la mancanza di rispetto nei confronti del grande valore che è la laicità dello Stato democratico: date a Cesare quello che è di Cesare, date a Dio quello che è di Dio. 

venerdì 31 gennaio 2025

Verso l'8 febbraio. Un'intervista


A qualche giorno dall'8 febbraio, propongo, se a qualcuno può interessare, un'intervista curata da Ornella Rossetto per Radio Capodistria. Ecco il link: https://radiocapodistria.rtvslo.si/podcasts/punto-e-a-capo/106615709/175105315

domenica 10 novembre 2024

Benito Mussolini non onora in alcun modo Gorizia

Lunedì 11 novembre, la consigliere comunale Eleonora Sartori presenterà una mozione per proporre la cancellazione del nome di Benito Mussolini dal registro dei cittadini onorari del Comune di Gorizia.

Con molti altri Goriziani, esprimo piena solidarietà alla proponente, nella speranza che avvenga in Consiglio ciò che sembra ovvio, ovvero l'accettazione della proposta, possibilmente dopo adeguata e serena discussione.

Di fatto, chi voterà per la mozione Sartori affermerà semplicemente che "Gorizia non onora più Benito Mussolini". Chi voterà contro o si asterrà, consapevolmente o meno affermerà che "Gorizia onora ancora Benito Mussolini". Elementare Watson!

Il conferimento di una cittadinanza onoraria è infatti sempre un atto simbolico e come tale soggiace alle regole del contesto storico. In una determinata situazione, quella appunto del Ventennio, la politica fascista ha voluto questo atto, per dimostrare la piena adesione della città a colui che avrebbe istituito una feroce dittatura in Italia, imposto le leggi razziste e trascinato milioni di persone nella catastrofe della seconda guerra mondiale. In una nuova situazione, come quella determinata dalla Resistenza e dalla Liberazione dal nazifascismo, sarebbe stato naturale compiere immediatamente questo atto di cancellazione del nome di colui che non merita certamente alcun onore, tanto meno quello di essere cittadino di una città provata dalle sue funeste decisioni come è appunto Gorizia.

Tale eliminazione dall'albo non c'entra assolutamente nulla con la cosiddetta "cancel culture". La città è piena di monumenti e architetture fascisti e nessuno pretende la loro demolizione o cancellazione, in quanto testimonianza muraria - in certi casi anche interessante - di una storia che dovrebbe essere definitivamente passata. Altra questione è quella dell'onore di essere appuntati nell'inevitabilmente mutevole albo dei meritevoli o di ricevere la dedicazione di una strada o piazza cittadina. La loro valenza simbolica e la forma di per sé stessa effimera (si pensi al Corso Italia che in poco più di trenta anni, tra il 1914 e il 1948, ha cambiato nome non meno di sei volte!), fa sì che non debba essere consegnata alla storia una menzione d'onore, bensì il suo destino che nel caso di Mussolini non dovrebbe essere altro che quello di una "storica" cancellazione della cittadinanza onoraria.

Eleonora, grazie per la tua iniziativa che merita un'unanime e convinta adesione!

venerdì 11 novembre 2022

Nova Gorica: chi sarà Sindaco?

Mentre tra due giorni si appresta a conoscere il nome della sua o del suo Presidente, la Slovenija si prepara anche all'elezione dei sindaci di tutti i suoi Comuni. A differenza che in Italia, dove le elezioni comunali si svolgono in tempi diversi, nella vicina Repubblica si celebrano ovunque ogni quattro anni e negli stessi giorni, nel 2022 domenica 20 novembre e domenica 4 dicembre.

Chi sarà sindaco a Nova Gorica, nel prossimo importante "mandato" che durerà fino al 2026 e che includerà quindi la "capitale europea della Cultura"?

Per il momento solo la sfera di cristallo potrebbe rivelarlo, tuttavia è possibile conoscere il nome e il gruppo di appartenenza dei candidati, schierati più o meno in modo da rappresentare l'intero arco parlamentare attuale. E' da tenere presente che l'eletto dovrà costruirsi una solida maggioranza e quindi una giunta, a partire dai rapporti di forza emersi dal primo turno, a volte creando quindi, in piccolo, delle coalizioni abbastanza eterogenee pur di avere i "numeri" per amministrare.

A prima vista, tenuto conto anche dell'ottimo risultato ottenuto a Nova Gorica, in occasione del primo turno delle presidenziali, dalle formazioni filogovernative, ha una parte dei favori del pronostico il candidato di SvoboDa, Samo Turel, appartenente al gruppo politico che fa capo al premier Golob e, tra gli altri, al ministro "goričan" Matej Arčon, già sindaco fino al 2018. La "pattuglia" dei sostenitori dell'attuale governo si arricchisce con Tomaž Horvat, rappresentante dei "Socialni demokrati" (una sorta di Partito Democratico) della ministra degli esteri Tanja Fajon e con Andrej Pelicon, vivace e coinvolgente candidato della Levica (Sinistra) che a livello nazionale ha come riferimento Luka Mesec e nel "Goriziano" Marko Rusjan, valido collaboratore della Ministra della Cultura Asta Vrečko. All'area del centro sinistra appartiene comunque anche un altro grande favorito della competizione elettorale, il sindaco uscente Klemen Miklavič, espressione nella precedente elezione di Goriška.si e di altre istanze civiche dell'elettorato. Naturalmente spera di ripetere e migliorare l'inatteso éxploit della tornata di quattro anni fa, ma certamente non sarà un'impresa facile. C'è da immaginare che queste quattro forze si presentino unite nel probabile caso di ballottaggio.

Solo due sono i candidati sindaco del centro destra e destra. L'unica donna è Damjana Pavlica, del partito Slovenska demokratska stranka (l'SDS dell'ex premier Janez Janša), mentre l'area cattolica che a livello nazionale fa capo a Matej Tonin, schiera Anton Harej, di Nova Slovenija - Krščanski demokrati (una sorta di Partito Popolare cristiano). Anche questi raggruppamenti, con ogni probabilità, farebbero fronte comune nell'eventuale ballottaggio del 4 dicembre.

Ecco, queste sono le forze in campo, non ci resta che l'augurio - alla parte nuova della città di Gorica - che vinca il migliore!


 

lunedì 19 settembre 2022

Oh che bel castello, marcondirondirondello...

Sì, ci sono tanti altri problemi ben più gravi, chi può dire di no? 

Tuttavia sabato, dopo tanta pioggia, c'era uno splendido sole. Come resistere alla tentazione di una corsa sul castello, alla vista delle Gorizia dall'alto, respirando l'aria finalmente fresca?

Per quanto breve, è un percorso spettacolare, tra storia e natura. Quando si ha mezz'ora in più, si può scendere lungo il bel sentiero che permette di raggiungere la zona del Rafut, risalire per strada pedonale cementata fino alla bella Kostanjevica, andare giù fino a Nova Gorica e rientrare per via San Gabriele oppure riprendere la pittoresca e affascinante via Cappella per ritornare in centro città. Quante persone, su questo itinerario, durante il secondo lockdown! 

Ritornando alla salita al Castello, smaltito l'entusiasmo per la bellezza dei luoghi, vengono spontanee alcune domande. Veramente, sono solo domande con costruttiva intenzione, senza alcuna volontà di polemica.
Non sarebbe più logico chiamare la salita principale con il nome antico e ovvio, piuttosto che utilizzarla per rendere onore a Gabriele D'Annunzio, personaggio indubbiamente importante, ma anche protagonista di parole e azioni alquanto controverse, la cui interpretazione storica valutazione storica non è certo unanime?
 
Essendo stato appena riaperto dopo un lungo restauro l'accesso dalla scala interna alle mura, non si potrebbe cercare di mantenere un certo decoro? La scalinata è piena di buche che si riempiono d'acqua con ogni acquazzone, il percorso successivo è talmente coperto dall'erba da risultare difficile individuarlo, i margini delle strade sono incolti, un povero albero piegato nei pressi del balcone più panoramico, fa da qualche anno dimostra il proprio dolore, occupando tutto lo spazio pedonabile già reso impervio dalle pietre totalmente sconnesse.

Quando saranno riaperte le aree pubbliche chiuse ormai da chissà quanto? Il "giro del castello" è precluso da quasi venti anni, dai tempi in cui sono iniziati i "lavori infiniti" per la costruzione degli ascensori, pozzo senza fondo di denari che appartengono a tutti. Il sentiero ghiaioso accanto alle mura è pieno di fango e di pozzanghere che impediscono il passaggio. La bella, a anche questa assai sconnessa, passeggiata con vista su Kostanjevica, Rožna dolina e il valico della Casa Rossa, da almeno tre anni è transennata perché pericolosa e preclusa all'accesso di chiunque.

Infine, chi arriva alla meta, trova il castello inesorabilmente chiuso. E' un portone sprangato di fronte al quale tanti turisti scuotono la testa e si domandano perché. Ci sono ancora fuori le spiegazioni relative a come difendersi dal Covid-19. Ma essi si domandano, sconsolati, come è possibile che tre anni dopo la diffusione della malattia e due dopo le universali riaperture, il Leone di San Marco non consenta ancora a nessuno di entrare.

Certo, ci saranno mille motivi, vincoli burocratici, mancanza di personale, situazioni non prevedibili e così via. Ma è difficile presentare il castello come uno dei fiori all'occhiello della visita a Gorizia e lasciarlo tristemente chiuso, senza darsi neppure la pena di un taglio d'erba nelle vie di accesso e della sistemazione dei selciati pericolosamente sconnessi.

lunedì 27 giugno 2022

The day after, il ballottaggio a Gorizia

Grazie, Laura Fasiolo!
Lo devo ammettere, tutte le mie previsioni si sono rivelate sbagliate. Ha vinto Ziberna, in altre parole una parte importante del 58% di elettori che nel primo turno avevano espresso chiaramente e in certi casi rumorosamente il loro dissenso dal sindaco uscente, si è ricreduto e ha votato per lui.

Laura Fasiolo ha recuperato molti punti, ma non abbastanza per superare la soglia del 50%. Ha ottenuto comunque dei grandi risultati. Forse per la prima volta nella storia della Gorizia post-bellica il centro sinistra, i gruppi civici e alcuni settori della sinistra si sono riuniti, spesso sacrificando il loro nome e la loro specifica identità. Si è condiviso un programma ambizioso e innovativo, coniugando saggia prudenza e alta visione del futuro. Si è presentata con un volto credibile, coerente e leale, migliorando anche di giorno in giorno il suo approccio alla città e ai cittadini. Onestamente, non credo che né lei né la coalizione abbiano nulla di cui rimproverarsi, più di così non potevano fare. 

Personalmente ho sempre augurato ogni bene al vincitore di un'elezione, anche ai tempi del sindaco Romoli, pur essendo politicamente agli antipodi del mio pensiero.. Ma questa volta non lo ritengo necessario. C'è da dire infatti che la campagna elettorale del centro destra e in particolare proprio dell'ex/neo sindaco, soprattutto nelle ultime due settimane, è stata gravemente scorretta. Non c'è niente da eccepire su un volantino nel quale un candidato sindaco propone agli elettori i punti principali del proprio programma, chi condivide voterà, chi non è d'accordo cestinerà. Non è invece accettabile che nello stesso foglio ci si riferisca alle idee del "competitor", scrivendo una serie incredibile di falsità e collocandole sotto una bandiera con il simbolo della falce e martello. Fasiolo non ha mai parlato di "città unica", lo ha fatto nel recente passato Pettarin, non certo un esponente della "sinistra". Non ha mai detto di voler modificare la toponomastica o togliere il tricolore dal castello, anzi ha pubblicamente preso le distanze dai privati cittadini - peraltro consapevolmente travisati - che lo avevano proposto sui social, ben prima e al di fuori della campagna elettorale. Non ha mai parlato di questioni riguardanti l'accoglienza dei profughi, problematica che qualunque sindaco in ogni caso e in qualche modo deve prima o poi affrontare, come dovrebbe sapere bene Ziberna, la cui inadempienza ha costretto per mesi della povera gente a dormire nella Galleria Bombi, privati perfino di una fontanella d'acqua per lavarsi. Ed è stato lui - e non la "sinistra" - a realizzare il senso unico in Corso e poi rimuoverlo dilapidando denaro pubblico, senza aver consultato in modo adeguato la cittadinanza. Molti hanno creduto a queste fake news, soprattutto si sono spaventati vedendo la falce e il martello, non presenti in nessuno dei simboli delle liste a sostegno della candidata. Se non è una porcata questa! Stupisce - conoscendo tra essi molte persone corrette e degne di stima - che nessuno dei circa 150 candidati nelle liste a sostegno di Ziberna abbia pubblicamente preso le distanze da un'azione politica così riprovevole.

Detto questo, come sempre accade, la vita politica locale ricomincerà a scorrere, portando via i detriti e stabilizzando i rapporti tra maggioranza e opposizione. Il 2025 è alle porte e il prossimo appuntamento importante sarà all'inizio dell'autunno, quando ci saranno le elezioni anche a Nova Gorica. Nel frattempo si stanno cercando nomi e professionalità per rilanciare il percorso verso la capitale europea della Cultura, per il momento ancora piuttosto nebuloso. Al nuovo sindaco e alla nuova giunta spetterà il compito di guidare il processo, ma la minoranza consigliare - come tutti i cittadini novo e staro goriziani - non staranno certo a guardare da lontano. Occorre rilanciare un coinvolgimento attivo di tutti e di ciascuno, per evitare che un'occasione del genere si riduca alla gestione di una macchina mangiasoldi e non diventi ciò che dovrebbe essere, un nuovo modo di concepire questa terra e di costruire un vero laboratorio di pace e giustizia per tutto il mondo.

mercoledì 22 giugno 2022

Un sindaco in caduta libera...

 

Rudi, firmatario dell'orribile volantino
Anche in questa occasione mi assumo ogni responsabilità personale su quanto scrivo, a nome mio e di nessun altro.

Dispiace molto che in un volantino pre-ballottaggio si propongano tante falsità in un colpo solo, si associno idee mai espresse dalla candidata sindaco e da tutti i componenti delle sue liste a un simbolo del tutto inesistente nella tornata elettorale, si accusino gli "avversari" delle proprie clamorose colpe. E' un testo talmente offensivo e soprattutto stupido da lasciare basiti nel momento in cui si scopre che è perfino firmato. Firmato da Rudi.

Pur ovviamente avendole, non ho esternato spesso idee sull'amministrazione uscente, da sindaco so quanto sia difficile tenere insieme la propria maggioranza, gestire nel modo migliore possibile le relazioni con gli uffici, navigare tra i meandri della burocrazia. Anche in campagna elettorale, non essendo candidato con nessuna lista, non ho fatto mistero del mio voto a Laura Fasiolo e Noi Mi Nualtris, per stima profonda nei confronti della prima e per piena condivisione delle proposte e dei programmi dei secondi. Ma non mi sono mai permesso di criticare le altre idee e posizioni, rispettando la volontà e la capacità di discernimento degli elettori.

Ma in questo caso non si può tacere, perché il volantino firmato Rudi tocca le corde più profonde della sensibilità, spero di tutte e tutti i cittadini goriziani, indipendentemente dalla loro opinione politica. Ridicolizzare problemi molto seri come quello dell'accoglienza e del dramma dei richiedenti asilo, ribadire in modo ossessivo menzogne relative all'eliminazione dei simboli italiani dalla città di Gorizia, mai sognata da nessuno e meno che meno dalla candidata sindaco, generalizzare la straordinaria varietà della coalizione che ha sostenuto Fasiolo portandola sotto l'inesistente bandiera con la falce e martello, inviare accuse di "non ascolto" della popolazione proprio da parte di chi ha deciso il senso unico in Corso e lo ha poi cancellato in barba a qualsiasi seria consultazione...  Tutto ciò è segno non solo di abissale ignoranza e malafede, ma soprattutto di incredibile stupidità. 

Come è caduto in basso Rudi! Ma anche tutte e tutti coloro che lo hanno sostenuto e si sono candidati nelle sue liste. E' impossibile che oltre 150 persone si riconoscano in simile schifezza. Conoscendone e stimandone molte, mi auguro che ci sia una dissociazione pubblica di tanti da questo modo di fare politica e un loro richiamo a ritornare nell'alveo della normale e intelligente dialettica democratica. Altrimenti toccherà tristemente prendere atto di un imbarbarimento generale della classe politica cittadina.

domenica 19 giugno 2022

Confessioni elettorali...

Ancora una volta, forse l'ultima prima del 26 giugno, ribadisco che quanto scrivo rappresenta soltanto il mio pensiero, non essendo stato candidato e non appartenendo a nessuna lista, gruppo politico o partito.

Al primo turno ho votato Noi mi nualtris Go. Il lungo percorso di riunificazione e soprattutto di costruzione di una proposta sostenibile ed entusiasmante per il futuro di Gorizia è stato molto convincente. Ho trovato nel programma e nelle persone della lista piena vicinanza con gli ideali ai quali ho cercato di modellare la mia vita, in tanti diversi ambiti, non certo ultimo quello di una politica al servizio umile e disinteressato del bene comune e dei beni comuni dei cittadini. Non ho avuto alcun dubbio nello scegliere il simbolo, ho trovato molto difficile esprimere delle preferenze, data l'alta percentuale nell'elenco di persone molto competenti, preparate e decise a dare un contributo importante alla rinascita della città. Alla fine ne ho scelte due, come prescritto dal regolamento elettorale. Una è Eleonora Sartori, instancabile tessitrice di rapporti costruttivi, geniale e rapidissima comunicatrice, collaboratrice del Forum per Gorizia dai lontani tempi delle elezioni del 2007. L'altro è Simone Cuva, un voto idealmente allargato a Patrizia Dughero, non soltanto per la loro intelligente e delicata presenza, ma anche perché il progetto Qudu mi sembra essere una delle novità più interessanti degli ultimi anni goriziani, un investimento di amicizie e rapporti internazionali determinante in vista della fatidica data del 2025.

Ho votato anche Laura Fasiolo come prossima sindaca. L'ho fatto consapevolmente e con convinzione, conoscendola da tanti anni e avendo condiviso con lei molte idee e proposte progettuali. Per rimanere agli ultimi tempi, ho seguito con interesse la proposta in Senato sulla zona strategica transfrontaliera, ho partecipato con lei a diversi incontri con esponenti della realtà scolastica di Nova Gorica in vista di significative convergenze e ho trovato piena adesione alla proposta del Laboratorio di pace e giustizia nel cuore dell'Europa, proposta che unirebbe le parole pace e accoglienza al termine cultura. L'ho votata per molti altri motivi, pur stimando anche un altro candidato sindaco, Pierpaolo Martina, persona che ritengo molto seria, preparata e mossa dalla sincera volontà di mettersi al servizio della città e dei suoi abitanti. Certo, in un caso e nell'altro, è normale non trovare piena sintonia con tutti i numerosissimi candidati della prima e con i pochi del secondo, ma la scelta non si fa sui massimi sistemi o sulle linee politiche internazionali e nazionali, ma sulla fiducia in una specifica persona in vista del particolare compito di amministrare un Comune. In altre parole non ritengo che il disaccordo - da parte mia completo - con le posizioni politiche italiane del PD sulla guerra e sul sostegno perinde ad cadaver al Governo Draghi, possa giustificare l'astensione da una scelta che non riguarda il da farsi in Ucraina, ma soltanto il futuro di una città che, grazie a Nova Gorica, avrà l'onore di essere capitale europea della cultura nel 2025. E da questo punto di vista, ritenere che "una valga l'altro" è a mio parere pensiero ingiusto e deleterio.

Come pensiero, lo ribadisco del tutto personale, mi dispiacerebbe la ricerca dei cosiddetti "apparentamenti" con persone o liste che del tanto invocato "cambiamento" hanno ben poco. In questo senso ho trovato coerente la scelta di chi ha rinunciato ad avvicinarsi all'uno o all'altra, per non deviare dal preciso mandato dei votanti. Non credo che ciò significhi un invito all'astensione, bensì alla responsabilità che compete alla coscienza di ogni elettore. E da questo punto di vista, credo davvero che Laura Fasiolo - con o, secondo me meglio, senza apparentamenti - raccoglierà il voto di buona parte di quel quasi 58% di elettori che al primo turno hanno detto no al sindaco uscente.

Un dato molto importante su cui riflettere e da non liquidare come espressione di pigrizia o di volontà di andare al mare è quello dell'astensione prossima alla maggioranza assoluta degli aventi diritto. Chi sarà chiamato ad amministrare la città ne dovrà tenere abbondantemente conto, occorre rivitalizzare l'impegno politico, sia esso espresso nelle (troppo poche) occasioni di esercizio della democrazia partecipata che in quelle tipiche della democrazia rappresentativa.

Per quanto riguarda l'altro versante, l'elenco delle promesse non mantenute in questi ultimi cinque anni è fin troppo lungo, è un utile strumento quello offerto da chi ha raccolto gli spot del 2017, rendendo possibile il confronto con la situazione reale. Inoltre una campagna elettorale basata sulla denigrazione sistematica dell'avversario invece che sulla spiegazione delle evidenti defaillances, è sintomo di nervosismo ed estrema debolezza. La situazione ricorda quella della clamorosa sconfitta al secondo turno di Pettarin da parte di Brancati, nel lontano 2002. La destra di allora era talmente sicura di vincere da sottovalutare del tutto lo sfidante. Ed erano un forte candidato e una destra molto più compatta, convinta e unita di quella attuale! Non vale la pena neppure di parlarne, basta solo andare a votare e attendere l'esito del ballottaggio.

giovedì 16 giugno 2022

Dalla parte degli olmi siberiani...

Foto Nevio Costanzo
Sono lì, in Via dei Cordaioli, vicino alle sponde dell’Isonzo. Hanno condiviso con Gorizia gli ultimi anni del fascismo, le tragedie della seconda guerra mondiale, il complesso dopoguerra, l’espansione un po’ disordinata del quartiere di Straccis e sono fieramente sopravvissuti. Hanno offerto ombra in estate, purificato l’aria e offerto sensazioni di armonia e di bellezza.

Oggi hanno rischiato di essere sradicati, senza pietà, nonostante le sacrosante proteste di tantissimi cittadini che hanno prospettato mille soluzioni alternative alla distruzione di un simile patrimonio naturale. Per fortuna tanti oggi si sono opposti, hanno recepito il messaggio trasmesso come un tam tam sui sociale, hanno circondato gli arbusti e li hanno salvati, almeno per ora. Resta l'amarezza del fatto che si continui ad agire in modo da non coinvolgere mai il popolo che secondo la Costituzione dovrebbe essere sovrano, da costringerlo ad essere sempre con le orecchie attente, per attuare, in caso di necessità, azioni clamorose e visibili, senza le quali si ascolterebbe soltanto la voce del padrone di turno. Del resto, qualche giorno fa, in un incontro pubblico, era stato detto che "opporsi al taglio di un paio d'alberi era una sciocchezza" e che se questo era ciò che è stato previsto, "è necessario obbedire agli ordini".

Per i ciclisti ciò che è accaduto e che è stato momentaneamente sventato, è una duplice offesa. Da una parte, in quanto amanti della Natura e sostenitori di un’urbanistica rispettosa dell’ambiente, soffrono nel vedere questa inutile strage. Dall’altra, si sentono coinvolti, in quanto il taglio degli alberi sarebbe giustificato dalla costruzione della pista ciclabile transfrontaliera. Si tratta di una spiegazione assurda, che soffoca i sogni di chi da sempre vorrebbe una città a misura di ciclista e di pedone, di chi ha proposto piste sostenibili ed ecologiche non solo nelle periferie ma anche nel centro.

Questa “ciclabile” ha già prodotto una vittima illustra, la rete storica della Transalpina e ora gli olmi siberiani di Via Cordaioli rischiano la stessa sorte. I ciclisti denunciano una totale contraddizione. Da una parte condividono la buona idea di collegare Gorizia e Nova Gorica con un percorso in grado di far conoscere le meraviglie paesaggistiche e storiche del nostro territorio. Dall’altra non riconoscono alcun segnale positivo in questo senso nella concretizzazione di progetti che calpestano la storia e la natura che appartengono a tutti. Ciclisti e non.

Poveri olmi siberiani e poveri cittadini Goriziani!

domenica 1 maggio 2022

Un ricordo dell'estate 2017. I richiedenti asilo nel freddo del tunnel.

Richiedenti asilo a Gorizia, settembre 2017

Premessa indispensabile, visti i tempi, per questo e per i prossimi interventi, fino al 26 giugno. Questo post viene scritto su un blog giornalistico individuale, da libero cittadino non iscritto ad alcun partito e non candidato alle prossime elezioni comunali. (ab)

Sono passati quasi cinque anni, ogni volta che si attraversa Galleria Bombi a Gorizia, non si può non pensare alla scandalosa situazione di tante persone migranti, costrette a soggiornarvi per un paio di mesi.

Non c’erano andati per piacere, ma perché non si era saputo affrontare la questione, proponendo altri alloggi confortevoli. Non erano in città per creare problemi, meno che meno perché invitati da chi poi ha cercato di dare loro una mano, ma perché in quel periodo era presente proprio a Gorizia una delle tre commissioni che in quel tempo – correva l’estate 2017 - erano dedicate alla verifica dei requisiti della richiesta d’asilo.  

Senza l’intervento del volontariato nella galleria Bombi, gli “ospiti”, privati perfino della possibilità di attingere acqua alle fontanelle della piazza, avrebbero concretamente rischiato di morire di fame o di freddo, abbandonati completamente a sé stessi. Sarebbe stato opportuno ringraziare, se non premiare, coloro che, mossi da molte e diverse fedi civili e religiose, hanno investito tante energie fisiche e materiali per dimostrare umanità e solidarietà. Essi hanno evitato a Gorizia una vergogna di livello mondiale.

Le commissioni sono state moltiplicate e trasferite altrove per esigenze logistiche dovute all’aumento delle richieste in quegli anni e anche grazie all’intervento di tanti esponenti dei mondi associativi, culturali e politici regionali. Peccato per Gorizia, dimostratasi incapace di affrontare la situazione e di accogliere in modo degno – nelle sue tante strutture e nelle migliaia di alloggi sfitti dalle finestre serrate - un centinaio di persone. Bene per i nuovi venuti che, nel bene o comunque nel meglio, hanno trovato altrove quelle risposte alle loro domande che il mondo goriziano non ha saputo o voluto dare.

Non dimentichiamo che l’Europa ha scelto Nova Gorica e di conseguenza Gorizia, come capitale della Cultura proprio immaginando l’originalità e la specificità di un territorio unito nella diversità, pluriculturale e plurilingue, dove sperimentare autentici percorsi politici orientati all’amicizia fra i popoli, alla solidarietà, all’accoglienza fraterna e alla condivisione dei problemi del mondo, all’autentica giustizia e alla pace.

mercoledì 27 aprile 2022

Anno Domini 2022. Voci di strada... Un dialogo (non) immaginario

- Ciao Andrea, posso parlarti un attimo?

- Sì, volentieri, che cosa c'è di nuovo?

- Ho letto sul giornale la tua proposta di cambiare tutti i nomi italiani con altri sloveni nelle vie di Gorizia. Non sono per niente d'accordo!

- Hai letto male, io ho proposto di cambiare alcuni nomi di persone o brigate legate alla prima guerra mondiale con qualcosa di più aggiornato. E di aggiungere qualche ricordo di artisti o personaggi significativi anche, ma non solo del mondo sloveno, tenendo conto che Gorizia è città plurilingue e pluriculturale. Tra l'altro, se tu avessi potuto leggere il mio intervento iniziale, avresti visto che oltre a poeti letterati politici e sacerdoti sloveni, ho proposto anche Celso Macor, Cecilia Seghizzi, Gino Strada e Rosa Parks, tanto per citare alcuni che hanno dato molto a Gorizia e non sono certamente sloveni.

- Si vede che vieni da fuori e che non conosci la storia di Gorizia. Gli slavi hanno distrutto Gorizia e ucciso gli italiani nelle foibe e tu vorresti ricordare il loro nome sui cartelli che indicano le vie?

- Veramente mi sembra che siano stati gli italiani a distruggere Gorizia nella prima guerra mondiale...

- Sì, ma gli slavi stanno conquistando Gorizia pian piano, comprando tutti gli appartamenti e tra un po' ci butteranno fuori dalla città.

- Scusa, ma tu sai chi è Valentin Stanič?

- No, mai sentito nominare.

- Bene, è il fondatore e costruttore della scuola per sordomuti a Gorizia, un'istituzione che ha permesso a migliaia di persone di poter comunicare con gli altri. Non ti sembrerebbe giusto che quella scuola, che esiste ancora, fosse dedicata a lui e non a D'Annunzio che non ha nulla a che fare con la storia della città?

- Scherzi? Non vorrai paragonare il vate D'Annunzio a qualche poeta sloveno? E poi, perché dovremmo dedicare le strade agli sloveni, comincino a Nova Gorica a dedicare qualche strada a Dante o a Manzoni, quelli sì che sono veri letterati!

- Mai sentito parlare di Simon Gregorčič?

- No, mai. E chi era?

- Strano che non ne hai mai sentito il nome, lo chiamavano l'"usignolo del Goriziano". E di France Prešeren?

- Oddio, e chi è? Da dove ti inventi questi nomi?

- e Primož Trubar? e France Bevk? e Lojze Bratuž? e Ljubka Šorli?...

- Ma dai, adesso fai apposta a inventarteli... Mai sentiti nominare. Comunque, contento tu! Ci rivedremo quando gli slavi avranno occupato definitivamente Gorizia. Ciao, adesso devo proprio andare, mi sono stufato di sentirmi dare dell'ignorante.

- Ciao ciao. E buon 2025 a te e a tutti i cittadini, Novo e Staro Goričani!

sabato 16 aprile 2022

Gorici (le due Gorizia), i love you

Dal momento che, con mia sorpresa, una delle mie 25 priorità alfabetiche è balzata improvvisamente agli onori delle cronache, credo sia utile approfondirne il tema. Si tratta della lettera V come Vie, dedicata lo scorso 8 aprile alla toponomastica goriziana.

In premessa, vorrei ricordare che questo è un blog del tutto personale. Non sono iscritto a nessun partito e  e le idee espresse non rappresentano nessun gruppo politico presente in città o altrove. Ritengo quindi un onore il fatto che un sindaco si confronti con il blog di un privato cittadino, per esprimere la propria contrarietà. Lo colgo come un segno di una reciproca conoscenza e oserei quasi dire anche amicizia che ha radici nei lontani tempi in cui io frequentavo Stella Matutina e lui san Giusto. Tutto ciò che è scritto in questo blog è utilizzabile liberamente, quindi non c'è alcun problema nel prenderne un post, copiarlo nella propria pagina facebook o twitter, commentandolo secondo il proprio punto di vista.

Ecco infatti, il problema sta proprio nel punto di vista.

Intanto non ho proposto di cambiare tutti i nomi delle vie dedicate agli italiani sostituendoli con altri sloveni. Ho proposto sì la riduzione di alcuni nomi relativi alla storia militare della prima guerra mondiale, tra i quali quello del generale Cadorna, la cui figura è descritta da una parte della storiografia come un vero macellaio, anche se non mancano storici che ne riabilitano il ruolo. In ogni caso, è stata una persona che ha avuto una parte fondamentale in quella orrenda carneficina che è stata la cosiddetta Grande Guerra. Chi potrebbe negare che a Gorizia le intitolazioni a persone, brigate ed eventi di quel periodo sono in numero sproporzionato rispetto alla storia millenaria precedente e centenaria successiva al 1918? Sì, è vero, ho anche suggerito di modificare Piazza "Vittoria" riportandola all'antico nome di Piazza Grande o di Travnik, ricordando le conseguenze funeste che quella "Vittoria" ha portato. Si può ovviamente dissentire, ma chi ritiene che la guerra non possa mai essere uno strumento per la risoluzione del conflitti fra le Nazioni può almeno auspicare che i luoghi che caratterizzano la città richiamino, oltre cento anni dopo quell'inutile strage, ricordi di pace e non di guerra?

Ho poi citato alcune scuole, pensando in verità di dire delle ovvietà e proponendo degli esempi del tutto integrabili o sostituibili, dal momento che il nome di un istituto dovrebbe indicare un modello di vita per gli scolari e per gli studenti. Dubito che De Amicis sia ancora un punto di riferimento attuale per chi, come scrive il sindaco, crede nei valori di dio patria e famiglia, per cui non mi sembrava assurdo immaginare una scuola di Lucinico dedicata a Celso Macor (il quale, detto per inciso, pur avendo una visione universale della società, non potrebbe essere definito propriamente un poeta "sloveno"!). Così come non mi pare irriverente ritenere che l'Istituto D'Annunzio possa essere invece dedicato a Valentin Stanič, geniale sacerdote, ingegnere, alpinista, educatore, nativo di Bodrež e a tutti gli effetti "Goriziano". L'attuale struttura scolastica di Via Brass è stata infatti costruita utilizzando il precedente edificio, la benemerita scuola da lui stesso  voluta che, nel corso di oltre 150 anni, ha consentito di poter comunicare con gli altri a chi aveva problemi di sordità e mutismo, donando a essi il nobile strumento della parola.

Non ho mai scritto che si debba sostituire i nomi dei poeti italiani con quelli sloveni. Ho piuttosto indicato una strada opposta, sostenendo che in una città nella quale vivono insieme coloro che si riconoscono nella cultura italiana, in quella slovena e in quella friulana, sarebbe importante che ciascuno possa offrire all'altro la ricchezza della propria storia. Nessuno, sano di mente, può mettere in dubbio i pilastri su cui è edificata la grande cultura italiana, Dante, Petrarca, Boccaccio, Manzoni, Leopardi, Francesco d'Assisi, Michelangelo e così via. Ma cosa ci sarebbe di male ad affiancare a essi altri nomi di straordinari artisti e letterati che hanno costruito la cultura slovena e quella friulana. Per questo, sarebbe interessante dedicare degli spazi cittadini a France Prešeren, a Primož Trubar, a Ivan Cankar, a Simon Gregorčič, poeta sacerdote definito "l'usignolo di Gorizia", a France Bevk, a Lojze Bratuž, a Ljubka Šorli o anche a personaggi che recentemente hanno testimoniato altre tragedie del XX secolo, come per esempio Vilma Brajni. Certo, si possono aggiungere tantissime altre proposte, rappresentative anche degli altri ambiti che hanno caratterizzato la storia goriziana, quello tedesco, quello ebraico e quello delle numerose comunità regionali che si sono installate in città dopo la seconda guerra mondiale. Ma come fa un sindaco di una realtà plurilingue e pluriculturale a ritenere che la "sua" città sia soltanto "italiana" e che non sia invece il suo valore specifico proprio quello dell'unità nella diversità che si deve esprimere anche attraverso i suoi simboli toponomastici? Non è un buon biglietto da visita per una "Capitale europea della Cultura", riconosciuta proprio per la sua caratteristica inter-nazionale, iniziare denigrando la cultura slovena come meno degna di essere rappresentata nello spazio cittadino rispetto a quella italiana. 

Ecco tutto, con la soddisfazione di aver aperto un dibattito su un tema delicato. Mi piacerebbe che il sindaco, dal momento che trova il tempo per onorare il mio blog, esprima un parere anche sulle altre 24 priorità indicate (lavoro, accoglienza, welfare, urbanistica, viabilità, biblioteca, sanità, lavori pubblici, ecc., tanto per portare qualche esempio). 

Alla sua domanda, "che cosa mi ha fatto di male Gorizia italiana?", rispondo che Gorizia - italiana, slovena, friulana, ma anche veneta , sarda, pugliese, ebraica e ora pakistana, afghana, ecc. - mi ha accolto con ricambiato amore e mi ha ospitato per quasi 60 anni. L'ho preferita alla mia bellissima città natale, Verona, la amo profondamente e le ho dedicato pensieri, parole, interi libri. La amo proprio per la sua originale multiculturalità e da quando, fin da bambino, frequento anche la sua parte "nuova" della città, non amo solo Gorizia, ma anche Nova Gorica, o meglio amo le due Gorizia, Gorici, per usare il numero duale presente solo nella lingua slovena.

sabato 9 aprile 2022

Verso le elezioni comunali: X come x. Un segno da apporre sulla scheda elettorale.

 

E' il segno dell'ignoto, da rivelare attraverso la soluzione di un'equazione.

E' la terzultima lettera dell'alfabeto italiano, anche se sono poche le parole che iniziano con essa. Quelle che ci sono provengono dal greco, come per esempio "xenofobia", la paura dello straniero. E' un tema che dovrebbe essere molto approfondito, in una città nella quale centinaia di richiedenti asilo sono stati costretti ad "alloggiare" per mesi nella Galleria Bombi, umida, fredda e maleodorante, perché non c'era posto per loro in altre strutture. E' un tema urgente in una città che ha perso in 50 anni un quarto della sua popolazione, cosicché, là dove si viveva comodamente in 40mila ora si è in poco più di 30mila. 10.000 posti vuoti, ma "non c'è abbastanza spazio per gli stranieri". Mah...

Ma la x è anche il segno da apporre sulla scheda elettorale. Guai se fosse l'unico momento di partecipazione democratica, la corresponsabilità di ciascuno dovrebbe essere uno dei fondamenti di un'autentica democrazia. Ciò non toglie che quella x conti, eccome. Già la scelta se andare o meno ad apporla sulla scheda elettorale è fortemente politica. Consapevolmente o meno, chi non vota lascia ad altri il compito di scegliere i propri rappresentanti oppure dichiara la propria estraneità non all'unico, ma certamente a uno dei più importanti appuntamenti della democrazia rappresentativa. La disaffezione clamorosa al voto che si va manifestando negli ultimi anni è molto preoccupante, non denota tanto superficialità o disimpegno, quanto una delusione e una disillusione sulla reale capacità di trasformazione della realtà di coloro che vengono eletti.

Anche il sistema partitico, non ancora uscito dalla grave crisi che lo attanaglia ormai da decenni, non sembra riuscire ad autoriformarsi, lasciando spazi molto ampi a movimenti assemblearisti e populisti che spesso confondono la protesta con la proposta. In questo modo hanno facilmente consensi elettorali da una base sempre più gravata dalla crisi economica e morale, ma quando riescono a raggiungere il potere incontrano enormi difficoltà nel gestirlo in modo adeguato e consono alle loro promesse.

Nei livelli internazionali e nazionali diventa sempre più difficile comprendere quanto realmente conti il parere di una persona o del partito a cui appartiene. Si ha piuttosto l'impressione che i veri "giochi" si svolgano in altre sedi, quelle del governo economico multinazionale del Pianeta e dei cosiddetti poteri forti, siano essi legalizzati o meno. Certo, se lo spazio di azione è limitato, gli eletti possono cadere facilmente nella tentazione di fare della pseudopolitica un ambito di arricchimento personale o di gruppo, dimenticando totalmente che la rappresentanza dovrebbe essere prima di ogni altra prerogativa, servizio umile, totalmente disinteressato al bene comune. Per assumere qualche cavallo di battaglia dell'antipolitica, si può dire difficile che non sia così, quando in un Paese il cui reddito medio si aggira al di sotto dei 20.000 euro annui, un parlamentare (ma anche un consigliere regionale), se ne porta a casa pochi di meno ogni mese! In questo complesso e assai inquietante periodo di pre-guerra questa situazione sembra diventare sempre più evidente. Ci sono responsabili delle Nazioni, spesso non eletti dal popolo ma portati al governo da accordi molto lontani da ciò che era stato promesso e prospettato agli elettori, certamente asserviti alle decisioni dei più forti e inadeguati a prospettare accordi di pace piuttosto che moltiplicazione di parole e di armi finalizzate ad accelerare il cammino verso una catastrofe generale annunciata. Si può capire il disamoramento degli elettori, ma forse la risposta alle debolezze umane non sta nel chiamarsi fuori, ma nel tuffarsi dentro, cercando di cambiare le cose dall'interno, senza nel contempo lasciarsi cambiare dal nuovo, inatteso e incredibile stile di vita. Insomma, chi si estranea dalla lotta... sì, proprio puntini puntini...

Detto questo, dopo aver sperimentato il grande onore di essere stato sin-daco, posso testimoniare che la presenza nelle istituzioni a livelli numericamente inferiori, è ancora molto importante. Un sindaco può "fare" molto per la propria comunità. Può garantire un indirizzo culturale, dando all'azione della propria giunta un orientamento specifico, che può essere "di destra" o "di sinistra". Può favorire un welfare fondato sulle relazioni tra le persone e sulla valorizzazione di tutti, cominciando dai soggetti più fragili e deboli. Può garantire la giustizia e l'equità nei lavori pubblici, può proporre innovazioni importanti nella viabilità, favorendo (o penalizzando) gli incontri interpersonali, per chi abita nel territorio l'andare a scuola o al lavoro in bicicletta senza rischiare danni, ampliando le zone pedonali e ponendosi al servizio delle esigenze del commercio e di tutte le categorie produttive. Può anche essere una specie di "confessore", ascoltando le persone e i loro problemi e cercando di risolverli, per quanto possibile e in rigoroso e ovvio ossequio alle normative che inquadrano le azioni nell'ambito dell'equità e dell'onestà. Può soprattutto, perché questo è compito precipuo di un "amministratore", utilizzare i fondi pubblici per rendere il territorio di competenza più bello, accogliente, attrattivo. In una parola, luogo di "bene essere" per il singolo e per la comunità.

Perché ciò possa avvenire, c'è bisogno di un gruppo di rappresentanti eletti che lo circondino, supportino, consiglino e aiutino. Sono gli assessori, gli altri partecipanti al consiglio comunale, tutti coloro che hanno contribuito a creare le liste elettorali a sostegno della sua candidatura. La "squadra" è molto importante, così come il programma sulla base del quale essa trova unità e aggregazione. Attenzione a non correre il rischio di "unirsi per vincere", come se l'unico obiettivo politico di un'elezione fosse il rovesciamento dell'amministrazione precedente. Sarebbe un grande sbaglio, sia perché un semplice contrasto tra addetti a lavori non gioverebbe certo alla necessaria raccolta dei consensi, sia soprattutto perché, ammesso che una coalizione molto diversificata riesca a raggiungere la maggioranza, senza "patti chiari" non c'è "amicizia lunga". Non si può certo pensare a portare avanti cinque anni carichi di contrasti interni, ricentrature quotidiane degli obiettivi, malumori personalistici. Basterebbero poche ore, dopo aver stappato lo spumante, per accorgersi di essere finiti in una vera via crucis, tanto per rimanere in tema quaresimale! Se c'è un sindaco entusiasta e intelligente, una compagnia appassionata e competente, una dialettica tra diversità sempre rispettosa, ma anche intensa ed efficace, allora davvero "l'unione fa la forza" e una città, più città, un intero territorio possono veramente trasformarsi in fari di democrazia, di bene stare e di bene essere.

Un'ultima nota. E' ormai sfumata, per mancanza di tempi ed energie, la possibilità di presentare alle "comunali" di Gorizia e Nova Gorica una lista con lo stesso simbolo e la condivisione di un programma. Ciò non può impedire, anzi deve intensificare lo sforzo di costruire tavoli di incontro e collaborazione che portino qualche soggetto politico a "pensare insieme" il territorio, uniti in un lavoro da cominciare, portare avanti e realizzare in piena sinergia e solidarietà.

Ma perché tutto ciò possa accadere, quella X proprio occorre segnarla sulla scheda elettorale, per scegliere come e da chi essere rappresentati.

mercoledì 6 aprile 2022

Verso le elezioni comunali: T come Trasparenza amministrativa. Un sogno realizzato e ancora da realizzare...

Trasparenza amministrativa, realtà o illusione?

Realtà. Ci sono molte norme che regolamentano la trasparenza amministrativa e l'accesso ai documenti di un ente pubblico. Solo per citarne alcuni, si va dalla Legge 241/90 alla 15/2005 per passare al Codice della Trasparenza del 2015 e soprattutto al Dlgs 97/2016, dove viene abrogato anche l'obbligo di motivare una richiesta di accesso agli atti. 

La "battaglia" della Cittadinanza Attiva, intesa come associazione ma anche come insieme di soggetti che cercano di far valere insieme i loro diritti, dal punto di vista giuridico può essere certamente detta vinta. L'impegno di tanti - come non ricordare di nuovo in questo contesto la "nostra" Rosa Maria Forzi? - è stato premiato con un'adeguata normativa.

E' stata vinta in teoria, ma in pratica ci sono molti problemi.

Il primo riguarda la carenza di personale negli enti pubblici, soprattutto in quelli più piccoli che non possono permettersi uno specifico URP (Ufficio per le Relazioni con il Pubblico). Normalmente, anche se non sempre lo si evidenzia quanto si dovrebbe, i pochi referenti degli uffici sono stracarichi di lavoro e di responsabilità. Non è facile interrompere un procedimento di appalto, sempre estremamente complesso, per ascoltare le legittime istanze dei cittadini, dedicare il tempo a fotocopiare gli atti richiesti o a dare risposte adeguate a interrogativi pressanti. La legge consente di attendere, in linea di massima, 90 giorni, ma se le domande sono numerose è davvero complesso riuscire a portare avanti insieme un impegno ordinario già ai limiti del possibile e un altro straordinario che richiede comunque serenità, pazienza e forte concentrazione.

Il secondo è più morale e si riferisce alla concezione che normalmente si ha dei "palazzi" dove vengono amministrati i beni comuni. Purtroppo a volte si ha la sensazione di castelli kafkiani, nei quali risulta difficile perfino trovare la strada per giungere all'ufficio competente, si ha la sensazione di occhi puntati sui passi che si compiono, ci si sente intimiditi nel chiedere qualche semplice informazione al dipendente di turno che transita di lì per caso. Il quale, tra l'altro, oberato dai propri già complessi pensieri, non sempre sa dare giuste istruzioni o le porge con un atteggiamento non particolarmente amichevole. Di ufficio in ufficio, la persona semplice si smarrisce, spesso senza avere il coraggio di chiedere una spiegazione in più, portandosi a casa moduli per lui incomprensibili o inviti a cercare tutto quello che si può trovare su internet. Sì, proprio quell'internet che è ancora il terrore per molti anziani e non solo. Chi amministra deve preoccuparsi di far sì che il Municipio sia - come da etimologia - il luogo del Servizio e mai del Potere. Si deve prodigare perché il "Comune" sia davvero lo spazio "comune" di ogni cittadina e cittadino, residente e non residente, lo spazio dove ciascuno può esercitare quel Potere che secondo l'art.1 della Costituzione a pieno titolo gli spetta. Continuando con le etimologie, il Sin-daco deve essere il garante dell'effettiva attuazione di tale dettato, dal momento che egli è colui che deve "garantire la giustizia insieme" (da συν δικη).

Un terzo problema, connesso con i primi due, è da riferire alla burocrazia, letteralmente il "potere degli uffici". Le norme sono indispensabili, anche quelle che apparentemente sembrano voler complicare la vita, in realtà sono state scritte per garantire equità e giustizia. Per esempio, la ratio del codice degli appalti non è quella di far impazzire chi la deve attuare, ma di consentire a tutti coloro che ne sono interessati di accedere con uguale diritto, secondo norme tese a tutelare il bene pubblico, alla possibile assegnazione di un determinato incarico o lavoro. La questione diventa intricata quando le normative si moltiplicano all'infinito e si trasformano in gineprai inestricabili che prolungano all'infinito i tempi, con grave disagio da parte di tutti. I vari tentativi di semplificazione amministrativa non hanno prodotto finora buoni risultati cosicché, nel mare magnum delle leggi, chi ha meno scrupoli se ne può purtroppo facilmente approfittare, come accade spesso, per esempio, nell'assegnazione degli appalti con il criterio prevalente del "massimo ribasso". Altra questione importante è la difficoltà di entrare nella "visio" delle aziende partecipate, le quali, proprio in virtù del proprio status, possono garantire trasparenza per ciò che concerne la parte pubblica, ma non necessariamente quella privata, creando quindi delle zone d'ombra dove la buona volontà delle leggi si infrange contro il muro di gomma di altri settori del diritto.

Infine, ma non è una fine ed è forse ciò su cui maggiormente si può impegnare un'amministrazione comunale, c'è letteralmente da capovolgere la concezione della guisa di un ente locale. La delega ricevuta con le elezioni non fa di un sindaco un monarca e dei suoi assessori una casta di intoccabili principi. Il consiglio e il parere del cittadino è fondamentale. Se è evidente l'impossibilità di sondare l'opinione pubblica per ognuno dei milioni di atti approvati nel corso dell'anno, è altrettanto importante che ciò accada quando le decisioni coinvolgono in modo clamoroso la vita quotidiana. In questi casi, dovrebbe essere un desiderio e non una scocciatura "sentire la base". Con i mezzi informatici attuali, non sarebbe difficile predisporre dei semplici sondaggi sulle questioni più delicate. Dovrebbero essere accolte con grande disponibilità le proposte di referendum consultivi, di discussione di regolamenti di iniziativa popolare, di temi da portare al dibattito in Consiglio Comunale. Una simile attenzione offrirebbe occasioni di maggior protagonismo e interesse per ogni residente, con ogni probabilità i seggi del pubblico si riempirebbero durante le sedute del consigli comunali e i giornali ospiterebbero quotidianamente dialoghi e confronti interessanti sulla vita complessiva della città. Il cittadino che presenta un'istanza adeguatamente sottoscritta, dovrebbe essere onorato e aiutato in tutti i modi, non considerato un impiccione da fermare con tutti i mezzi che la macchina burocratica consente di utilizzare.

Insomma, la legge sulla Trasparenza è un sogno che si è realizzato. La sua attuazione è un altro sogno che si deve ancora pienamente realizzare nel concreto esercizio quotidiano dell'attività amministrativa.