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martedì 13 gennaio 2026

Elezioni Provinciali? No grazie!

 

Per chiarezza, nei confronti dei manzoniani venticinque lettori di questo blog, devo dire che leggendo un articolo sulla pagina di Monfalcone del Piccolo di oggi, mi sono venuti i fumi...

O meglio, non leggendo l'articolo, ma il titolo con le sottostanti foto. Non molto affascinante la mia - devo dire - il giaccone invernale e il sorriso un po'stentato non mi donano granché.

Scherzi a parte, allo stato attuale delle cose, non ho alcuna intenzione di accettare un'eventuale candidatura alle prossime elezioni provinciali. A parte il fatto che non si sa ancora se saranno a elezione diretta oppure indiretta e non si è ancora definito quale competenze dovrebbero spettare all'eventualmente risuscitato ente provinciale, credo sia del tutto prematuro lanciare nomi a caso nella mischia.

In realtà, come peraltro si evince abbastanza bene dall'articolo e non dal titolo, l'incontro opportunamente promosso da Enrico Bullian non ha alcuna velleità di presentare nomi candidabili alle prossime elezioni, ma di fare un punto sulle diverse realtà sociali e culturali del territorio. L'invito che ho ricevuto è stato solo quello di parlare di un tema che mi sta molto a cuore, ovvero la necessità di stringere relazioni sempre più intense tra le persone e le istituzioni che vivono da una parte e dall'altra del vecchio confine.

Tra l'altro, apprezzo il cosiddetto "civismo" e ho fatto parte con impegno e convinzione in passato di movimenti civici culturali e in parte anche politici. Con essi ho anche portato avanti diversi impegni, anche a livello amministrativo. Tuttavia attualmente non faccio parte di nessun raggruppamento, sostenendo da cittadino del tutto indipendente le idee e le proposte che mi sembrano più adeguate al miglioramento della realtà nella quale viviamo.

sabato 18 ottobre 2025

Un grazie sincero...

 

Oggi vi racconto un'esperienza personale, ma prima devo proporre tre importanti premesse.

1. La sanità pubblica è una straordinaria conquista di civiltà, di democrazia e di umanità. Non lasciamocela scippare, per nessun motivo, da chi vuole fare della malattia e della cura un business.

2. L'Ospedale di Gorizia è un'eccellenza, perché chi vi opera, spesso in condizioni e con strumenti insufficienti, eccelle in professionalità, empatia e delicata attenzione all'individuo. Non lasciamo che l'aziendalizzazione porti ad anteporre il profitto alla centralità della persona.

3. La cardiologia di Gorizia è un punto di riferimento imprescindibile per la cura di qualsiasi patologia legata al non perfetto funzionamento del cuore. Non lasciamo che venga cancellata da scelte politiche che penalizzerebbero tutto il territorio. La soluzione è meno complicata di quello che sembra: riprendere la strada della collaborazione fattiva tra gli ospedali di Gorizia e di Šempeter.

Detto questo, ecco i miei "grazie" di questi ultimi giorni.

Primo grazie. L'altro giorno, dopo aver risalito in bici a tutta forza la via don Bosco, ho avuto un giramento di terra e mi sono trovato quasi senza accorgermi per terra, a grattare l'asfalto del marciapiede. Tutte le auto di passaggio si sono fermate e i conducenti hanno abbassato il finestrino per chiedere il mio stato di salute, una signora ha bloccato l'auto con i segnali luminosi e ha chiamato il pronto soccorso per domandare consiglio, un giovane ha parcheggiato il furgone nella via a lato e si è precipitato ad aiutarmi. Non so come poter ringraziare queste persone, è un'iniezione di fiducia sull'alto grado di attenzione e di solidarietà dei miei concittadini goriziani. La conseguenza è stata qualche giornata in ospedale, per accertamenti. Come si suol dire, si spera sempre in niente di grave... 

Il secondo grazie, grande, va a tutti coloro che mi hanno assistito, nella cardiologia dell'ospedale di Gorizia. Ho trovato medici, infermieri e operatori socio sanitari straordinari, che mi hanno dimostrato tanta professionalità e anche cordiale empatia. Il paragone sembrerà strano, ma credo che le mie sensazioni siano simili a quelle di chi è andato in crociera con le grandi navi. Non ci sono mai stato, ma quando sento i racconti di chi ha avuto la possibilità di sperimentarlo, mi convinco che dovrebbe essere più o meno così. Dal momento in cui sali a bordo, non hai più nulla da decidere, tutto ruota intorno alla tua persona e non devi fare altro che lasciarti andare, fidandoti del capitano, degli intrattenitori e dei loro aiutanti. Ciò che conta è la competenza, ma essa è molto valorizzata dalla capacità di riconoscere nell'altro una "persona", prima che un "paziente". Veramente, grazie di cuore, perché un momento un po' delicato si è trasformato per me in un'occasione di crescita umana e sociale. Nel gigante che si fa chiamare azienda, ciò che permette di andare avanti è proprio la dedizione, a volte eroica, di chi alla base svolge il proprio lavoro come una vera e propria, grande missione. E questo è un valore che non deve essere dimenticato.

Alla dedizione delle persone, si auspicano corrispondano le scelte politiche a tutti i livelli. Si pensi che un solo aereo B-2 costa oltre 1 miliardo e duecentomilioni di dollari. In pratica, con un solo aereo si potrebbe far funzionare tutta l'ASUGI, l'azienda sanitaria giuliano-isontina, al servizio della salute di oltre 350mila esseri umani! E si pensi che l'Italia, satellite degli USA, dovrebbe raggiungere entro il 2035 investimenti in ambito militare fino al 5% del PIL, pochissimo meno di quanto attualmente si investe in sanità. Non è che forse si potrebbe fermare la corsa agli armamenti che porta solo con sé morte e incrementare la sanità pubblica che serve la vita di tutti, nessuno escluso?

domenica 16 marzo 2025

Mia madre...

 

E’ difficile scrivere della persona che ti ha dato la vita. E’ giusto custodire gelosamente i particolari più intimi e preziosi. Ma sento anche necessario raccontare alcuni tra gli infiniti aspetti della vita di mia madre, per renderla almeno un po’ presente nella sfera dei ricordi dei tanti che l’hanno conosciuta e le sono stati amici a Pisa, a Verona e soprattutto a Gorizia.

Anna Maria Boldrini è nata a Roma il 26 luglio 1926. Suo padre Vincenzo aveva origini dalla zona di Vigevano, dove i Boldrini sono tuttora ricordati dalla toponomastica locale come i fondatori del movimento socialista, nella seconda metà del XIX secolo. Sua madre Ada era figlia di Lorenzo Mazzetti, pastore evangelico delle chiese di Bergamo e poi di Napoli, tra i fondatori della Chiesa Libera.

Ha vissuto l’infanzia tra Roma e Pisa, dove il padre si era trasferito per motivi di lavoro. Durante la guerra è stata ospitata nella villa del Focardo, sopra Firenze, dai suoi zii Nina Mazzetti e Robert Einstein, cugino dello scienziato Albert. Ha vissuto un periodo felice, tragicamente concluso il 3 agosto 1944 con l’assassinio di Nina e delle due figlie Luce e Annamaria Einstein (16 e 26 anni!) da parte dei nazisti in fuga verso il Nord Italia. Tale tragedia, della quale era rimasta l’ultima testimone oculare dopo la scomparsa delle cugine Paola e Lorenza Mazzetti, ha segnato molto l’intero percorso della sua vita, tenuto conto anche del suicidio di Robert Einstein, quasi un anno dopo il massacro della sua famiglia.

Dopo la guerra, si è laureata in lettere a Pisa con una tesi sul monoteismo nella Grecia antica, il suo relatore è stato il prof. Aldo Capitini, uno dei più importanti esponenti del pacifismo italiano, iniziatore della marcia Perugia – Assisi. E’ stata esponente della FUCI (Federazione Universitaria Studenti Cattolici), sedendo in Consiglio Nazionale accanto a personaggi noti della storia italiana come Aldo Moro, Vittorio Bachelet e divenendo per un breve periodo collaboratrice di Giorgio La Pira. Poi l’amore ha preso il sopravvento e a Pisa ha incontrato mio padre, Enrico Bellavite, da poco dottore in agraria presso la locale università. Dopo il matrimonio si sono trasferiti a Verona, città natale di Enrico, dove sono nati i figli Maria Irene, Paolo, Pierluigi e Andrea. Nel 1966 ha iniziato la carriera scolastica, insegnando alle scuole medie di San Michele Extra.

Dal 1968 al 1988 la famiglia si è trasferita a Gorizia, dove Anna si è fatta conoscere e apprezzare per il suo carattere allegro e socievole, come pure per la competenza e l’entusiasmo riversati nell’ambito scolastico. Ha insegnato a Fogliano, a Gradisca, in tutte le medie di Gorizia, prima di approdare per alcuni anni a Lucinico. Ed è poi stata preside di numerosi istituti dell’isontino. Ha sempre ritenuto il periodo “goriziano” quello più produttivo e significativo della sua vita, quello nel quale ha intessuto tante amicizie profonde e durature. Ha saputo raccontare il territorio con grande simpatia ed empatia, per chi l’ha conosciuta restano indimenticabili le sue guide nella Basilica di Aquileia, i percorsi lungo la valle dell’Isonzo, l’accompagnamento nei luoghi più belli dell’arte e della natura nella Slovenia e nel Friuli Venezia Giulia. Ha fatto parte del Centro Volontari Cooperazione allo Sviluppo, con il quale ha avuto l’occasione di visitare diverse realtà del Sud del Mondo, che hanno impresso in lei ricordi indelebili. La casa di Via Angiolina 24, grazie a lei, è stata un vero e proprio porto di mare, dove gli amici dei figli potevano trovare sempre un’accoglienza vivace, dialettica e sincera. Sì, perché Anna è stata personalità molto forte e intelligente, ma anche talmente sincera nell’esprimere i propri punti di vista da suscitare appassionate simpatie ma anche convinte e profonde antipatie.

Nel 1988, con il marito è ritornata a Verona, riallacciando alcune delle relazioni giovanili con i parenti e gli amici di un tempo. E’ stata preside alla scuola Gandhi e poi alla Betteloni, fino al definitivo pensionamento. Da quel momento la città scaligera è diventata il nuovo teatro sul quale accompagnare visitatori provenienti da ogni dove, sapendo coinvolgere i suoi ascoltatori nella contemplazione dei luoghi più noti e nella scoperta degli angoli più remoti. Ha iniziato anche a scrivere le sue memorie, rivelando aspetti gioiosi e tristi, entusiasmanti e drammatici sperimentati nella sua lunga vita. La malattia e poi morte del marito, avvenuta nel 2016, hanno portato un brusco cambiamento. Dopo quasi 67 anni di matrimonio, la solitudine si è fatta sentire, portandola alla decisione di trascorrere gli anni successivi nella casa di soggiorno Sant’Anna. Anche in questo caso è riuscita a farsi notare, organizzando piccole gite o rudimentali conferenze per gli ospiti di quella che è stata veramente per lei una nuova famiglia. Il covid ha interrotto queste piacevoli abitudini, la chiusura generale e gli anni hanno influito anche sulle sue potenzialità fisiche, ma non le hanno impedito di continuare a leggere, a ragionare e a cercare di conoscere e capire le dinamiche del mondo attuale. Negli ultimi mesi si è sempre più indebolita, fino a spegnersi serenamente la sera del 14 marzo 2025.

mercoledì 30 novembre 2022

30 novembre 2022

 

Oggi un post un po' più personale, al termine di una giornata che mi ha riempito di gratitudine, anche per le tante persone carissime che hanno voluto rendersi presenti, con una parola, con un augurio, con un abbraccio.

Si ricorda sant'Andrea. La statua a lato, per chi non l'avesse riconosciuta, si trova sulla facciata della chiesa dell'Immacolata in via Garibaldi a Gorizia.

Era un bel tipo.

Intanto aveva un bel nome. L'etimologia greca richiama la forza, il coraggio, la creatività costruttiva. Poi, da quello che scrivono i vangeli, in particolare i Sinottici, è stato il primo a seguire Gesù, lasciando barca e reti per andare incontro a un'avventura iniziata nel più semplice dei modi e poi divenuta addirittura la cifra sulla quale si calcola lo scorrere degli anni e dei secoli. E' stato un "apostolo", cioè un inviato ad annunciare il vangelo della libertà, della giustizia e della vita. Ed è stato per questo anche un "martire", cioè un testimone arrivato fino al sacrificio della propria esistenza pur di rimanere fedele ai suoi ideali e alla sua coscienza. Non si sa bene che cosa abbia fatto dopo la dispersione seguita alla prima Pasqua, non si sa bene neppure dove sia avvenuta la morte - in Crimea o in Bitinia - anche se la tradizione ci ha tramandato quella che tutti conosciamo come "croce di Sant'Andrea", se non altro perché l'abbiamo vista nei pressi dei passaggi a livello ferroviari. Ci sono tante e complesse leggende sul suo conto, una ha ispirato uno straordinario ciclo di affreschi, nell'abside della chiesetta di Sant'Andrea a Gris, la "Cappella Sistina" del Friuli. Merita un pomeriggio di visita!

Ma oltre a ciò, personalmente ricordo anche il 63mo passaggio della terra, nello stesso punto in cui era rispetto al Sole nell'istante in cui sono venuto al mondo. Sì, tutto è relativo, è ovvio che nel frattempo il Sistema solare si è spostato di miliardi di chilometri nel suo ruotare intorno al centro della Galassia. Robe da far girare la testa, se pensiamo che anche la Galassia ruota a velocità vertiginosa intorno a qualcosa d'altro che a sua volta ruota... ecc. ecc. Tutto ciò per dire che sono felice di questi 63 anni di vita, nei quali ho vissuto e vivo tutto ciò che di più bello può vivere un essere umano. Mi rattrista solo il pensiero di tanta gente che soffre, i poveri che sono annichiliti dalle guerre e dalla fame, le persone che sono costrette a lasciare la loro terra per cercare un avvenire migliore e rischiano ogni giorno di morire, coloro che sono ammalati e vivono il dramma di un sistema sanitario sempre più strutturalmente in difficoltà nonostante la grande buona volontà degli operatori, gli anziani che hanno sempre meno prospettive di una dignitosa vecchiaia, il lavoratori e le famiglie che non riescono ad avere la giusta mercede, cioè semplicemente il necessario per poter vivere, non sopravvivere. Se penso a loro, mi sento un privilegiato e sento la responsabilità di non aver fatto abbastanza per lottare per la giustizia e per la vera pace, per cambiare un sistema iniquo, per costruire una Cultura accogliente, per tracciare una linea di collegamento tra i nostri simili vissuti nei meandri della Storia e ognuno di noi. Ogni volta che entro nella Basilica di Aquileia o mi aggiro per le rovine del porto o della case romane, mi sembra di sentire le voci delle donne e degli uomini di quel tempo, le grida gioiose o terrorizzate dei bambini, il loro giochi o le loro paure. E sento che loro, da lontano, ci affidano un testimone. Ci dicono che se sappiamo mettere la tessera della nostra vita al posto giusto, si edificherà un magnifico mosaico. Ma se ciascuno vorrà tenere la propria tesserina solo per sé, tutto sarà disperso e svanirà nel maestoso fluire della Storia.

Eccomi dunque, un'umile tesserina della Storia. Non mi resta che sperare che almeno un frammento di essa possa comporre il più meraviglioso dei mosaici, quello che definisce perfino il vero nome di Dio, il mistero affascinante, personale e universale, spirituale e carnale, fragile e potente, dell'Amore.