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domenica 11 ottobre 2026

Un "cammino goriziano", per una nuova visione del confine

Sabato 17 ottobre, con inizio alle ore 10.00, in Piazza Transalpina – Trg Evrope, si terrà un'interessante iniziativa, in prolungamento della Capitale europea della Cultura, intitolata “Cammino Goriziano – Una nuova visione del confine”. Partirà da lì infatti una bella camminata, sulle tracce del nuovo "Iter Goritiense". 

La passeggiata, organizzata dalla Basilica Patriarcale di Aquileia insieme all’Associazione intercomunale dei ciechi e degli ipovedenti di Nova Gorica, con il sostegno di PromoTurismoFVG e il supporto dell’Unione Italiana Ciechi – Sezione di Gorizia, sarà aperta a tutti e accessibile anche alle persone con disabilità visiva.

E' un’iniziativa di particolare valore, perché unisce la promozione dei cammini, e in particolare del Cammino Goriziano, a un impegno concreto per renderli sempre più accessibili e inclusivi. Sarà una camminata transfrontaliera in tutti i sensi, con la partecipazione, di camminatori non vedenti e ipovedenti, provenienti sia dall’Italia sia dalla Slovenia.

Ci saranno i rappresentanti delle comunità di Nova Gorica e Gorizia. 

Al termine del percorso, presso EPICenter intorno alle ore 13, è previsto un brindisi con i vini del Brda, offerto da Klet Brda e per la degustazione di ottimi dolci, preparati dagli abitanti di Brda.

domenica 29 marzo 2026

All'insegna delle ferrovie, l'intenso aprile del Libro delle 18.03

 

La ripristinata, bella sala della Cultura nella stazione ferroviaria di Gorizia, ha ospitato la presentazione dell'edizione "Primavera 2026" del Libro delle 18.03.

Il presidente dell'Associazione Paolo Polli ha illustrato i tratti salienti della nuova serie di presentazioni librarie, soffermandosi, con un pizzico di nostalgia, sugli "inizi", avvenuti proprio in questa sala, quasi venti anni fa. Un ringraziamento speciale è andato ai protagonisti degli Amici del trasporto su rotaia Gorz Gorizia Gorica Guriza.

In un suggestivo contesto, tra leve di scambio binari da archeologia industriale e antiche segnalazioni per la vendita dei biglietti, sono stati presentati sia i titoli principali della rassegna che la gita a un'inedità città di Grado, sabato 18 aprile. In quell'occasione, con il sostegno tecnico del preziosissimo Nevio Costanzo e con la sapiente guida dell'archeologo Dario Gaddi, sarà possibile visitare i due splendidi musei inaugurati nel mese di dicembre, quello - attesissimo - dell'archeologia subacquea e quello - meno conosciuto ma altrettanto interessante, del del Tesoro di Grado. Ci sarà anche la possibilità di conoscere meglio la Basilica di Sant'Eufemia, quella delle Grazie, il Battistero e il Lapidario.

Tra i titoli, uno più suggestivo dell'altro, è da segnalare anzitutto quello che aprirà la rassegna, I buchi neri di Sarajevo, di Božidar Stanišić. L'autore, molto noto anche per il suo ruolo di consolidatore del Centro di accoglienza Balducci di Zugliano, presenterà insieme all'editore Mauro Daltin, la riedizione del suo "classico" proprio nella sala della stazione ferroviaria di Gorizia, il 2 aprile, rigorosamente alle 18.03. L'8 aprile sarà Luigi Nacci, conosciuto soprattutto come scrittore in cammino, a illustrare presso il Kulturni dom, insieme a Giovanni Fierro, Il tempo dei semplici. Il giorno dopo. 9 aprile, toccherà a Katja Hrobat Virloget: insieme all'ottimo giornalista Stefano Lusa, al Trgovski dom si parlerà del testo Esodo. Il silenzio di chi resta. E' un libro che intepreta gli eventi da una prospettiva ordinariamente abbastanza poco illuminata, come spiegato dall'autrice stessa in un ampio articolo apparso nel numero 121 della rivista Isonzo Soča. Non manca l'appuntamento presso Villa Codelli a Mossa, domenica 12 aprile, ma alle 11.03, dove il professor Andrea Zannini e il giornalista Roberto Collini parleranno di 1976-2026. Miti e realtà dei terremoti in Friuli. Si ritorna al Trgovski dom il 16 aprile, con Diana Bošnjak Monai, in dialogo con Marta Verginella e Nadja Velušček sul libro Che caos in Via Babilonia, reportage sulla difficile situazione delle repubbliche sorte dalla dissoluzione della Jugoslavija. Il 17 aprile una nuova "location": presso l'Unitre di Cormons (Via Gorizia) Lucia Toros presenterà l'autore Ivan Vogric e il suo romanzo storico Viktor ed Elisa, una relazione fra persone e mondi diversi alla vigilia della prima guerra mondiale. Il 22 aprile, sconfinando da knjgarna Maks a Nova Gorica, sarà la volta di Via degli amori, raccolta di poesie tra Friuli e Slovenia di Pier Paolo Pasolini, introdotte e narrate da Pierluigi Pintar, con la collaborazione di Miklavž Komelj, Milanka Trušlovec e Damjan Bogataj. Molto originale è l'Atlante imaginario del Friuli Venezia Giulia, una quarantina di racconti brevi che illustrano altrettanti luoghi della Regione, mescolando realtà e fantasia. La presentazione, a cura dell'ideatrice del volume Maria Elena Porzio, sarà al Kutlurni dom, il 23 aprile, alla presenza di alcuni degli autori delle narrazioni e del lettore Enrico Cavallero che ne leggerà alcune parti. In Mediateca Casiraghi, il 29 aprile, Gianni Spizzo presenterà il suo Dalla fine dei tempi, con letture di Giulio Morgan e la collaborazione della presidente della Società Dante Alighieri Antonia Miseri Blasina e di Piero Rosso. Il 30 aprile Monica Delfabro e Valentina Verzegnassi invitano a ritornare presso la Stazione Ferroviaria di Gorizia dove, tra un annuncio di arrivo o partenza e il transito di un treno veloce, dialogheranno con l'autore Paolo Marsich intorno ai temi del suo libro Le nostre case.

Ultimo, ma non ultimo, sarà il VI premio letterario Roberto Visintin, promosso dalla Fondazione omonima, che sarà consegnato al vincitore - stabilito da una giuria composta da Mario Brandolin, Emanuela Masseria e Marco Menato - sabato 2 maggio, alle ore 11.03, presso il Giardino Milleluci di Sagrado.

In questa autentica maratona culturale, non mancherà neppure uno spazio dedicato alla forotgrafia: sabato 4 aprile, presso gli spazi culturali della Sdag di Gorizia, sarà possibile partecipare alla presentazione e poi "gustare" la bella rassegna fotografica di Pierluigi Bumbaca, dedicata alla Capitale europea della Cultura 2025, Obiettivo di confine/Cilj meja.

E dopo ogni iniziativa, non mancherà mai il "terzo tempo", l'assaggio di vini locali promosso e coordinato dalla rete di Rinascita Agricola.

Non resta che annotare sull'agenda gli orari, mettersi in viaggio e approfittare di questa vera e propria ricarica culturale, letteraria, ferroviaria e anche - perché no? - autenticamente spirituale.

mercoledì 25 febbraio 2026

Ed ecco Isonzo Soča, num. 122

 

E' uscito il numero 122 di Isonzo Soča. Sarà presentato martedì 3 marzo a Nova Gorica, alle ore 18 presso knjgarna kavarna Maks, in Delpinova ulica e martedì 10 marzo, alle ore 19  presso pekarna kavarna Cotič, Corso Verdi 51 a Gorizia.

Il tema è particolarmente importante, cosa significhi vivere in un territorio plurilingue e multiculturale. La copertina, con un gioco di parole tra italiano e sloveno, richiama il  contenuto anche atttraverso la riproposizione della pittura paririetale realizzata dal pittore Franco Dugo sul "muro delle cinque lingue" di Podgora, voluto da Alba Gurtner e purtroppo attualmente in grave condizione di degrado.

Oltre a numerosi interventi sul tema - curati in modo particolare da giovani collaboratori - si parla anche della Capitale europea della Cultura, con diversi interventi, in italiano sloveno e friulano, che aprono  un dialogo costruttivamente critico sull'evento che ha caratterizzato l'anno 2025.

Non mancano riferimenti all'attualità internazionale, recensioni di libri - tra i quali si segnala la speciale lettura del Porzus di Alessandra Kersevan da parte di Franco Juri - e di film storici. Naturalmente c'è lo spazio dedicato alla poesia e l'immancabile Koren/Corno con interessanti riferimenti alla contemporaneità, in particolare, ma non solo in Slovenia. E molto, molto altro...

Non poteva essere dimenticato il fondatore e storico direttore della rivista Dario Stasi, con un toccante ricordo di Agostino Colla e la riproduzione di un ritratto in grafica di Remigio Gabellini.

Con un grazie speciale alla e al factotum Katarina Visintin e Peter Abrami, un augurio sentito di buona lettura!

lunedì 9 febbraio 2026

La Capitale della Cultura, prima, durante e dopo...

 

Nella Giornata della festa nazionale della cultura slovena, nel ricordo del grande poeta France Prešeren, la tavola rotonda di domenica pomeriggio all'Epicenter è stata assai interessante. L'unico rammarico š stato quello del tempo troppo breve che non ha consentito ai relatori e al pubblico di approfondire i tanti argomenti che sono stati toccati. Con il coordinamento di Klavdija Figelj, ci si è confrontati in quattro (Anja Medved, Miha Kosovel, Simone Cuva e - last - Andrea Bellavite), sul passato, sul presente e sul futuro della Capitale europea della Cultura.

Dopo la "okrogla miza", è stata inaugurata una bellissima mostra fotografica dell'artista Jernej Humar, dedicata ai personaggi, eventi e momenti salienti, dall'8 febbraio al mese di dicembre 2025.

Qualche ora prima, nella sede del Gect/Ezts e di GO25 in Corso Verdi a Gorizia, era stata presentata un'altra splendida mostra, esattamente con lo stesso tema, del noto fotografo Pierluigi Bumbaca, opportunamente presente anche agli avvenimenti del pomeriggio.

Insomma, due grandi esposizioni per ripercorrere tutti insieme i diversi passaggi e le mille iniziative che hanno caratterizzato Nova Gorica con Gorizia nel corso dell'interno anno 2025. Tutto bene allora? Fino a un certo punto. Nell'apertura della mostra goriziana, ai toni entusiastici del sindaco di Gorizia ("E' stato un trionfo!") hanno fatto eco quelli emotivi del presidente del GECT/EZTS ("il periodo più bello per Gorizia dalla visita dell'Imperatore d'Austria Ungheria"). In quella novogoričana, si sono utilizzati, da parte del sindaco e dei responsabili dello Zavod Go25, parole altrettanto soddisfatte, anche se decisamente più sobrie.

Il "fino a un certo punto" sta in una constatazione che qui viene proposta non per spirito di critica, ma per migliorare nella prossima occasione.

A Gorizia, alle 13, non era presente neanche un amministratore di Nova Gorica e i saluti introduttivi sono stati portati esclusivamente in italiano. A Nova Gorica, alle 17, non era presente neanche un amministratore di Gorizia e la presentazione della mostra è stata svolta esclusivamente in lingua slovena. Da una parte e dall'altra era quasi del tutto assente l'"altra" componente, anche fra il pubblico.

Nel frattempo Gorizia celebrava la tradizionale (molto bella!) sfilata di Carnevale, tenendola più lontana possibile dal confine, anche se un buon numero di carri e gruppi proveniva dalla Slovenia. 

Insomma, perché non organizzare insieme la mostra, con due fotografi d'eccezione e inaugurarla con
parole espresse sia in sloveno che in italiano (e, perché no?, anche in friulano...), invece di presentarle totalmente divise? Perché non pensare a un Carnevale che parta da piazza Travnik, passi attraverso la Transalpina e raggiunga trg Bevk? Perché non dare continuità all'"unità nella valorizzazione della diversità" anche attraverso forse piccoli, ma importanti segni di incontro, amicizia, stretta di mano, attiva collaborazione fra persone e culture?

sabato 31 gennaio 2026

EPK, un seme gettato nel terreno invernale: germoglierà?

 

Tra pochi giorni ricorrerà l'anniversario dell'inizio dell'anno della capitale europea della cultura. Quali erano gli obiettivi, quali sono stati raggiunti e quali sono ancora da mettere a fuoco?

L'Europa ha affidato a Nova Gorica e alla partner associata Gorizia una grande responsabilità: dimostrare la possibilità di una cultura plurale, dove la diversità delle lingue, delle concezioni del mondo e delle interpretazioni della storia non sia considerata un ostacolo, ma una straordinaria opportunità di simbiosi, solidarietà e collaborazione. Perché questo possa accadere, c'è bisogno della compartecipazione di ogni cittadina e cittadino, nessuno escluso. Gli amministratori possono indicare le linee di intervento, i tecnici organizzare con passione e competenza incontri, eventi e situazioni favorevoli, ma il vero obiettivo è che tutti "si sentano" pienamente parte di un territorio meraviglioso. Le due città e tutti i comuni circostanti non sono chiamati a unificarsi o peggio omologarsi, bensì a "congiungersi" in un abbraccio nel quale - mentre si costruisce insieme un nuovo soggetto - ciascuna delle parti rimane sé stessa, arricchita dal dono dell'altra.

Sloveni, friulani, italiani, ma anche pakistani, afghani, senegalesi e tutti coloro che sono sul terreno per qualsiasi motivo, devono sentirsi a pieno titolo "Goriški", "Goriziani" e contribuire - ciascuno a suo modo - alla realizzazione di questa straordinaria unità nella valorizzazione delle differenze.

Tutto ciò lo si è concretamente percepito lo scorso 8 febbraio 2025, quando le strade e le piazze sono state invase pacificamente da un popolo che ha marciato, ascoltato, guardato, gustato, scoperto, percepito un qualcosa di nuovo INSIEME. Ecco la parola magica, INSIEME. Non sempre si è avuta la stessa impressione nel succedersi degli eventi, da quella data in poi. Le proposte sono state quasi sempre di alto livello - musica, danza, teatro, conferenze, convegni, presentazioni di libri, inaugurazioni, ecc. - ma la partecipazione è stata in generale limitata a "una parte" o all'"altra", rilevando come ci siano ancora molti punti oscuri da chiarire e molte difficoltà da superare.

Indubbiamente le/la città si è abbellita, con l'apertura di zone da lungo tempo precluse ai più, come per esempio i bellissimi parchi del Rafut, del Coronini e della Valletta del Corno. La piazza della Transalpina/Trg Evrope - ancora caratterizzata da due nomi diversi - è stata riqualificata e offre uno scenario stupendo alla possibilità di incontro fisico tra gli abitanti delle due parti. Il vicino museo Epicenter, con un'accorata e completa rivistazione della storia del Novecento Goriziano, arricchisce la possibilità di una conoscenza globale e approfondita, affiancandosi e completando il percorso delle vicine esposizioni del Rafut, dedicate al lasciapassare e al contrabbando. Le piste ciclabili nella campagna di Solkan/Salcano sono molto frequentate, culminando nell'ardito ponte sospeso ciclopedonale nella zona del Kajak center. Si sono segnati e organizzati suggestivi percorsi a piedi, come l'Iter Goritiense da Aquileia a Sveta Gora dove è stato inaugurato l'accogliente centro Mir in dobro o quelli dedicati alla memoria di San Martino, lungo i sentieri dell'affascinante Vipavska dolina. Ci sono state alcune grandi mostre che hanno suscitato interesse in tutto il centro Europa. Frequentatissime sono state quelle dedicate a Andy Warhol e soprattutto a Zoran Mušič in Palazzo Attems, nel castello di Dobrovo e in quello di Kromberk. Assai significativa la realizzazione del primo Museo tattile della Slovenia proposto dal Goriški Muzej, come pure la memoria realizzata attraverso la pittura di Giuseppe Ungaretti o quella dedicata a Franco Basaglia e alla sua "rivoluzione" goriziana, allestite nel museo di Santa Chiara. Splendida, anche per lo scenario, la mostra di fotografia e pittura organizzata a Vipavski križ. Ricca di contenuti - ma avrebbe potuto essere uno dei punti nevralgici se fosse stata accettata dal Comune di Gorizia l'idea di collegare la storia aquileiese con la capitale della cultura, "dal preromano al postmoderno" - la mostra sul Tesoro dell'Arcidiocesi, con la notevole svista della mancanza delle didascalie in lingua slovena. Più discusse e controverse, anche per i risvolti economici e finanziari, le due "opere d'arte" (o supposte tali, a seconda dei punti di vista) costituite dall'obelisco mulicolore di Piazza della Casa Rossa e la Dag nel tunnel di via Bombi. Innumerevoli sono state anche le conferenze, tra le quali non si può non citare almeno quella con il filosofo Slavoj Žižek, di livello internazionale. Tanti sono stati i libri pubblicati sulla capitale europea della cultura, importante il ruolo di case editrici come ZTT di Trieste e soprattutto Qudu Libri di Gorizia, il cui spazio di incontro in Piazza Travnik sta diventando sempre più centro di relazioni e di divulgazione della cultura plurale del territorio. 

Tutto bene allora? Per ciò che riguarda l'aspetto "celebrativo" dell'Epk, il lavoro è stato enorme e non si può che ringraziare chi ha investito tanto tempo ed energie nel costruire un evento nel complesso veramente notevole. Tuttavia occorre predere atto di come il cammino sia appena iniziato. A parte il primo giorno di festa, per il resto il coinvolgimento di tutti gli abitanti, indispensabile per la riuscita complessiva dell'impresa, è stato piuttosto timido. Si è fatto molto poco - se non nulla, a livello ufficale - per l'agognato da decenni inserimento dell'italiano nelle scuole slovene e dello sloveno in quelle italiane e per favorire la formazione degli adulti all'interculturalità e alla pluriculturalità. I progetti di rendere la zona Laboratorio internazionale di pace e giustizia al servizio del mondo intero sono rimasti al livello dell'enunciazione e della carta stampata. Non si è valorizzata la ciclopedonalità per quanto riguarda soprattutto la relazione tra la stazione e il centro di Gorizia con la stazione e il centro di Nova Gorica (la cosiddetta Ciclovia della Cultura). Mancano - a parte Isonzo Soča - strumenti di comunicazione mediatica tra la parte nuova e quella vecchia del territorio, cosicché le notizie quotidiane non sono ancora in grado di attraversare il confine. Non c'è stata una necessaria revisione toponomastica e anche dal punto di vista della lettura storica si è lasciato poco spazio agli studiosi, nella fallace convinzione che dei problemi più delicati sia meglio tacere per evitare conflitti. La mancata revoca della cittadinanza a Mussolini e la pervicace accoglienza ufficiale degli eredi della XMas dimostrano quanto invece sia importante che le sofferenze e le differenze non siano sottaciute, ma attraversate con il competente sostegno dei professionisti della ricerca storiografica. Non sono stati per ora creati tavoli permanenti di incontro tra rappresentanti in Slovenia e in Italia delle categorie, culturali, sociali, industriali, artigianali e agricole, scolastiche e accademiche, per immaginare e costruire un futuro insieme. 

Insomma, il seme è stato gettato e ora dorme sotto la terra invernale. Germoglierà nel nascondimento, spunterà alla luce e diventerà tronco, ramo, foglia e frutto? E' una grande speranza, quella che caratterizza ogni inizio. Ciò che si è GIA' visto all'inizio, l'8 febbraio dello scorso anno, è un NON ANCORA che deve accadere.

domenica 18 gennaio 2026

Fratello confine, sorella frontiera...

Domenica 11 gennaio, i Frati minori cappuccini e l'Ordine francescano secolare di Gorizia, insieme ai Frati minori francescani e l'Ordine francescano secolare di Kostanjevica Nova Gorica hanno promosso un bel pomeriggio di riflessione, dal significativo titolo Fratello confine, Sorella frontiera. Coordinata da fra Luigi Bertier, l'iniziativa ha visto la presenza, tra gli altri, dell'Arcivescovo Carlo Maria Redaelli, del pastore della chiesa metodista Jens Hansen e del guardiano del santuario di Kostanjevica p.Boštjan Horvat.   

Chi volesse saperne di più, può trovare una sintesi dell'intero incontro al seguente link di you tube: https://youtu.be/m_k5ZhZheQE?si=hvPNNso7KAKebfkc Ve lo consiglio vivamente, ringraziando la "regista" Francesca Curreli!

Prima di un bel momento di incontro interreligioso, con profonde citazioni dalle tradizioni ebraica, musulmana, buddhista, ortodossa, protestante e cattolica, si è svolto un'assai interessante tavola rotonda, animata da Andrea Bellavite e guidata dalla dott.ssa Morena Maresia, della Soprintendenza Archeologia e Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

Il compito della Soprintendenza è quello della custodia, ma anche della valorizzazione dei beni che appartengono non a uno o all'altro ente, ma a tutta l'umanità. La Bellezza infatti è un dono per tutti e dovrebbe essere percepita come una proprietà universale. E' in questo spirito che Morena Maresia ha promosso il progetto "...e adesso sono qui", al quale hanno partecipato, in diverse sessioni, decine di giovani, migranti e non, della Regione. Con loro è stato possibile visitare e conoscere i luoghi dell'arte e della cultura, in particolare le testimoninaze delle diverse spiritualità testimoniate dalle chiese, dalle moschee e dalle sinagoghe presenti nei principali centri regionali. Il lavoro, che ha coinvolto anche numerosi Minori stranieri non accompagnati, è stato raccolto in un bel volume che racconta le esperienze vissute, ma anche le prospettive. Nella chiesa dei Cappuccini hanno parlato anche un giovane marocchino e uno pakistano. Hanno testimoniato la loro gioia nel conoscere i beni culturali della zona dove sono stati accolti, ma anche le potenzialità che simili progetti possono portare, al punto che entrambi hanno già trovato uno sbocco lavorativo, proprio nell'ambito dell'esperienza artistica. Particolarmente emozionante è stato il racconto dell'incontro con l'Hospitale di san Giovanni a Majano e la sorpresa di entrare nelle chiese e di sentire all'interno di esse "la stessa presenza di Dio che si incontra in qualsiasi altro luogo di fede e preghiera". Nel filmato illustrativo, oltre a tutte le altre, ha colpito molto anche la testimonianza del giovane Mosè, sloveno di Jazbine, che sulla piazza della Transalpina/Trg Evrope, ha parlato della necessità di oltrepassare tutti i confini.

E' veramente notevole il fatto che un'istituzione pubblica importante come la Soprintendenza, impegni il proprio personale in progetti di così grande respiro, invitando a collegare la potenza dell'arte con la valorizzazione della dignità di ogni persona umana e l'affermazione della fraternità universale.

giovedì 15 gennaio 2026

PER UN MCG/GST (Mercato Comune Goriziano/Goriška Skupna Tržnica)

 

Si parla tanto di collaborazione e di prolungamento dell'Evropska prestolnica kulture, ma a volte sembra soltanto un mantra per rafforzare la propria parte e non per intensificare una via che non può essere altro che di collaborazione e costruzione comune. In altre parole, non che da una parte si pensi una cosa e poi la si imponga all'altra, questo atteggiamento fa parte di un passato che si spera non ritorni mai più. Si tratta invece di mettersi intorno a un tavolo e di cominciare a pensare, a ideare e a realizzare INSIEME. Uno dei tanti ambiti di prova potrebbe essere proprio quello dei MERCATI, quello di Gorizia - in grave difficoltà - e quello di Nova Gorica, quasi del tutto sconosciuto a chi vive nella parte in Italia della città.

Ci si entra dalla Delpinova ulica, vicino alla bella libreria caffetteria Maks. E' il mercato di Nova Gorica, aperto tutti i giorni, soprattutto però "abitato" di sabato. Occorre andarci abbastanza presto, perché è molto attrattivo e i banchi si svuotano abbastanza in fretta. Gli acquirenti possono trovare una significativa offerta - sul piano quantitativo ma specialmente qualitativo - di magnifici prodotti agroalimentari a km0, dal produttore al consumatore. Verdura e frutta di stagione, formaggi e latticini di origine più che controllata, fiori e prodotti artigianali, fanno bella mostra di sé e invitano a guardare, assaggiare, comprare. Come ogni mercato, ciò che conta è anche il rapporto umano. Non c'è ostacolo né di lingua né di mancata conoscenza. Tra chi vende e chi compra si stabilisce una sorta di complicità e non può mancare uno scambio di idee su questo o su quell'argomento.

Sì, perché il mercato è un importante presidio sociale, un punto di incontro e di riconoscimento tra le persone che lo frequentano. Ci si tiene aggiornati e per molte persone è anche uno dei pochi momenti nei quali diventa possibile scambiare due parole con altri esseri umani, aggiornarsi sui percorsi di vita degli uni e degli altri.

Allora, ecco la proposta: creare un tavolo di lavoro tra produttori del territorio ed esercenti, in modo da realizzare in piena solidarietà e collaborazione "due mercati in uno". Gli abitanti dell'una e dell'altra parte della città potrebbero individuare un sistema coordinato di commercio alternativo. Sulla scia di proposte già enucleate ai gloriosi tempi del festival vegetariano e vegano, i due mercati, in forme complementari, potrebbero diventare un unico polo commerciale e anche culturale. Si potrebbero realizzare filiere legate al biologico e all'equo-solidale, far conoscere nel dettaglio aziende e fattorie sociali, presentare testi e organizzare conferenze sul significato più profondo della produzione e del consumo nell'epoca della globalizzazione.

Insomma, chi più ne ha, più ne metta. Salviamo il mercato di Gorizia, ma immaginiamo un futuro di condivisione con quello di Nova Gorica, puntando a un sistema di compravendita improntato ai principi della vicinanza, della solidarietà e della cultura.

Nel frattempo, se posso darvi un consiglio, provate ad andare in Delpinova, un qualsiasi sabato mattina prima delle 10.30 (non questo, 17 gennaio o il prossimo, 24 gennaio, ci sono altri appuntamenti molto importanti in zona, saranno oggetto dei prossimi post). Gustatevi un giretto al mercato, prima di pascervi con la cultura, uno sguardo ai libri, un caffè e un plurilingue scambio di idee da Maks hanno il potere di allargare le menti e di abbellire qualsiasi week end!

domenica 28 dicembre 2025

Evropska prestolnica kulture 2025. Tempo di bilanci.

Tempo di fine anno, momento di bilanci. Tra i tanti, c'è anche quello, importante, relativo alla capitale europea della cultura 2025, la città in Slovenia di Nova Gorica, che ha meritato il prestigioso riconoscimento (e il gigantesco impegno!) anche grazie all'illuminata proposta di associare la parte di Gorizia collocata in territorio italiano.

In Italia, i commenti veleggiano tra due estremi, entrambi supportati da valide ragioni. C'è chi manifesta un grande entusiasmo, ritenendo che l'occasione sia stata quasi perfettamente sfruttata e che si sia raggiunto un punto di non ritorno nelle relazioni simpatetiche fra le due aree urbane non più divise dal confine. E c'è chi ritiene di aver assistito a un clamoroso flop, con la cancellazione di ogni aspetto storicamente e socialmente rilevante, sotto un fiume di iniziative ampiamente finanziate con soldi pubblici e tese soltanto a disinnescare la complessità della memoria.

A Nova Gorica, in termini molto più sfumati, si assiste a qualcosa di simile, passando dalla soddisfazione degli organizzatori che possono sottolineare la continuità garantita da alcuni punti vertice dell'anno - per esempio l'inaugurazione di Epic, il Museo del Novecento Goriziano, l'incontro con il filosofo Slavoj Žižek, la nascita e il consolidamento di un luogo così accogliente e davvero inter-nazionale come la knjgarna kavarna Maks - e la perplessità di chi non si è sentito molto coinvolto nella grande operazione culturale.

Già il fatto che ci siano "letture" così diverse e poco condivise evidenzia uno dei punti deboli, le assai scarse occasioni di reale coinvolgimento unitario delle due realtà, ancora molto lontane dal sentirsi effettivamente "congiunte". Dopo l'unico vero meraviglioso momento di piena e totale simbiosi, di autentica sensazione "senza confini", verificatosi l'8 febbraio con l'apertura di GO2025, di fatto non si è più percepito quell'anelito "brez meja" che avrebbe dovuto essere il principale obiettivo dell'intera iniziativa transfrontaliera. Anche dal punto di vista della comunicazione mediatica, si sono viste le ottime esperienze editoriali con la pubblicazione di splendidi testi da parte della goriziana Qudu Libri e ZTT di Trieste e, nell'ambito delle riviste, il plurilingue Episcop e la rediviva esperienza di Isonzo Soča. Ma si potrebbe fare molto di più, soprattutto nell'ambito dei quotidiani e della stampa settimanale o periodica.

Ecco perché la corretta interpretazione non sta in mezzo tra l'entusiasmo e la delusione, ma deve prendere in considerazione sia l'uno che l'altra, in prospettiva futura. 

E' difficile vedere tutto nero, in un tempo che ha riconsegnato alle cittadine e ai cittadini parchi come quelli del Rafut, della Valletta del Corno e della villa Coronini, che ha visto svolgersi importanti convegni e kermesse internazionali, che ha riempito interessanti serate di musica, cinema, teatro, danza e altre espressioni artistiche, che ha suscitato dibattiti vivaci, a volte infuocati, sul presente e sul futuro del territorio, che ha visto la proposta di bellissime mostre, che ha permesso - sia pure in modo alquanto marginale, di riscoprire figure straordinarie, in campi diversi, come quelle di Ravnikar, Basaglia, Mušič, che ha consentito la realizzazione di percorsi ciclabili stupendi, nonché di nuovi avvincenti Cammini..

Ma è difficile anche vedere tutto rosa, quando il confine di Schengen è stato ripristinato con invasivi controlli, pochi hanno approfittato dell'opportunità per chiedere una nuova politica dell'apprendimento delle culture e delle lingue - italiano, sloveno, inglese in primis, ma anche friulano e altre parlate locali, quasi mai ci si è sentiti veramente parte di un'unica realtà fondata sulla valorizzazione della diversità linguistica e culturale, soprattutto non c'è stato il coraggio di porre gesti "forti" e condivisi su temi decisivi: l'interpretazione congiunta della storia, Mussolini è rimasto incredibilmente cittadino onorario di Gorizia e i reduci della X Mas continuano tranquillamente a essere ricevuti ufficialmente in Municipio; la costituzione di un autentico laboratorio di pace e giustizia al servizio di tutto il mondo, con l'utilizzo delle caserme abbandonate per trasformarle in luoghi di promozione della cultura dell'accoglienza, del dialogo e della trattativa; la realizzazione di un centro congiunto di accoglienza dei migranti della rotta balcanica, costretti a volte a dormire all'addiaccio - o addirittura sotto il discusso obelisco multicolore nel cuore della piazza della Casa Rossa - anche tra le luci e i suoni della Capitale.

Quindi? Quindi abbastanza bene, dai, anche se si possono esprimere del tutto comprensibili perplessità sull'utilizzo dei soldi pubblici in opere faraoniche - soprattutto a Gorizia - a fronte dell'aumento dell'irpef comunale anche per le fasce più deboli della popolazione. Bene anche a Nova Gorica, dove il livello dei suggerimenti artistici e propriamente culturali è stato mediamente molto più alto, anche se forse maggiormente rivolto a un target abbastanza selezionato di destinatari. Abbastanza bene o bene che sia, c'è ancora tantissimo da fare. La Capitale europea della Cultura è stata un'occasione importante. se sia stata un successo o un flop lo dimostreranno il 2026 e gli anni a venire. Ci sono ancora enormi passi da fare, per sentirsi veramente parte di "Gorici", povezani mesti, due città con-giunte. L'orizzonte è incerto e c'è molto da lavorare insieme, con il coinvolgimento di tutte le categorie e fasce sociali. Si può pensare a EPK/CEC come a un seme gettato in terra, nel nascondimento dell'inverno può trovare le energie per germogliare spuntare in primavera, per diventare poi foglia, fiore e frutto. Se ciò accadrà, non dipenderà solo dai politici o dai tecnici, ma dall'attivo, critico e intenso impegno di ogni abitante di questa meravigliosa, complessa, drammatica e affascinante porzione d'Europa. 

domenica 21 dicembre 2025

A Protestantesimo, su Rai3, si parla di Trubar, di Nova Gorica e Gorizia

https://www.raiplay.it/video/2025/12/Protestantesimo---Senza-confini---21122025-b57d2b7a-846e-432f-8e98-0d430f23adf3.html?wt_mc=2.www.wzp.raiplay_vid_Protestantesimo

La puntata di Protestantesimo trasmessa questa mattina è veramente molto interessante! Una trasmissione da non perdere, per approfondire i temi della Capitale europea della Cultura, con uno sguardo su Nova Gorica e Gorizia, sul
Novecento, sul ruolo di Primož Trubar e sul protestantesimo nel territorio. Bravissimi gli intervistati, ottime la curatrice dei servizi Barbara Battaglia, la conduttrice Federica Tourn, le direttrice del programma Nadia Angelucci e l'organizzatrice Dafne Marzoli. Ovviamente, anche tutti gli altri collaboratori... Con Andrea Bellavite in studio a Roma, Peter Ciaccio in studio a Trieste, Kaja Širok, Janko Petrovec, Nadja Velušček, Slavoj Žižek, Anna Di Gianantonio, Jens Hansen, Mario Colaianni e molti altri.  

venerdì 5 dicembre 2025

Dalla capitale della cultura, il seme di un nuovo modo di sentirsi "Goriziani"

 

Con una certa sobrietà, si chiude il grande evento, l'anno di Nova Gorica con Gorizia, evropska prestolnica kulture, capitale europea della cultura.

Più che una sintesi del passato prossimo, in molti luoghi si discute sul futuro. Cosa resterà di questa esperienza, come si andrà avanti dal 2026 in poi?

Le aspettative, nei lunghi anni di preparazione, erano enormi. In parte hanno trovato adeguata risposta, in parte, soprattutto dopo lo spettacolare inizio dell'8 febbraio, ha cominciato a serpeggiare una certa, forse inevitabile, delusione.

Ci sono stati tanti meravigliosi momenti, Nova Gorica e Gorizia sono diventate più belle e attrattive, è cresciuto il numero dei turisti e dei visitatori. Ma ci si può limitare a solo questo criterio di valutazione? Certamente no. Quello che è mancato e che dovrebbe essere al primo posto negli auspici e negli impegni per il futuro, è la consapevolezza gioiosa di essere uniti nella diversità, di sentirsi parte di una città in due o di due città congiunte. Ogni "goriziano" (sia esso sloveno, friulano, italiano, pakistano, albanese o macedone) dovrebbe sentirsi  parte di un insieme straordinario, nel quale ciascuno è aiutato a donare agli altri la propria specificità. 

Perché questo accada, occore rafforzare una struttura più efficace, nel cuore geografico e morale dell'Europa. Occorre pensare a un organismo dotato di poteri amministrativi autonomi, eletto su base democratica, che coinvolga tutti i Comuni del bacino dell'Isonzo Soča, in ambito italiano e sloveno. E' un grande spazio vitale, fortemente caratterizzato da affascinanti differenze, ma anche da una vocazione a percepirsi come unica umanità, sororità e fraternità. Potrebbe essere un segno permanente, per l'Europa e per il Mondo, di come sia possibile che il dolore delle guerre e dei genocidi si possa trasformare in impegno per costruire giustizia, pace ed equità in tutto il Pianeta.

Un Pianeta che è in grande sofferenza richiede un'analisi per quanto possibile globale, senza per questo dimenticare, anzi fondando il locale. La Capitale europea della Cultura, si è detto più  volte, dovrebbe essere Capitale europea dell'Accoglienza. Il dolore di migliaia di persone che raggiungono il confine dopo aver attraversato la rotta balcanica, dovrebbe interpellare fortemente i cittadini e soprattutto le rappresentanze politiche. Che cosa si è fatto, come Nova Gorica e Gorizia, per ricevere degnamente non soltanto danarosi turisti o colti ricercatori della tradizione storica, ma anche la schiera dei poveri che bussa alle porte dell'Occidente per trovare rifugio e conforto?

In tutto questo anno "senza confini" non si è riusciti a costruire una scuola unitaria trilingue, a inserire i reciproci insegnamenti di italiano e sloveno nelle rispettive scuole di Nova Gorica e Gorizia, a togliere dal Comune di Gorizia l'ingombrante cittadinanza onoraria a Mussolini, non si è pensato a una rivoluzione toponomastica congiunta, non si è riusciti neppure a convincere il Governo a togliere gli odiosi controlli sul confine, non si sono incontrati che assai raramente - se non mai al di fuori dei momenti ufficiali - i consigli comunali e le rappresentanze politiche della vecchia e nuova Gorica, oltre che del Comune di Šempeter...

Ciò che lascia la Capitale della Cultura è la necessità di ripensare il futuro tutti insieme, in ogni livello della civile convivenza e delle fasce della società.

Proposta: e se, sulla linea delle intuizioni passate e presenti della rivista Isonzo Soča, si costituisse un gruppo culturale, diffuso sia a Nova Gorica che a Gorizia, in grado di costruire le basi di pensiero filosofico, fondanti un programma transfrontaliero condiviso. Se si favorisse in ogni modo la costituzione di tavoli di lavoro condivisi tra gruppi di interesse, categorie sociali e produttive, realtà culturali e aggregative? E infine, se si individuasse anche un simbolo con valenza politica, tra coloro che si riconoscono in una visione umanistica della società da presentare - unito ad altri complementari simboli o anche autonomamente - alle prossime elezioni amministrative di Nova Gorica 2026 e Gorizia 2027? 

Cosa ne pensate?

Morti di freddo e di stenti in FVG: dolore, vergogna, indignazione

 

Mentre il periodo di Natale accende città e paesi di luci e di suoni, quattro persone sono morte di freddo e di stenti in Friuli Venezia Giulia.

Sono migranti, provengono da luoghi del mondo dove infuriano la guerra e la fame. Come Gesù bambino, non trovano posto negli "alberghi" e devono accontentarsi di casolari fatiscenti esposti al vento, alla pioggia e alle intemperie.

Questa situazione va avanti da anni, sottolineata grottescamente da amministratori in-coscienti (o forse molto coscienti) che si vantano di aver "ripulito" piazze, gallerie, parcheggi sotterranei. A volte addirittura arrivano a fomentare l'odio contro questi fratelli, negando il diritto alla loro cultura e spiritualità.

Se i quattro sono quattro - ma ognuno di loro è un essere umano, portatore di emozioni, speranze, attese, sacrifici immani vanificati dalla porta dell'opulenza chiusa in faccia - è perché centinaia di volontari si sono ribellati. Sono loro che ogni notte ricevono i reduci dalla rotta balcanica, li curano amorevolmente, fanno salti mortali per procurare cibo e coperte. Senza di loro i disagi sarebbero ancora più grandi, universali e i caduti di questa guerra a senso unico sarebbero migliaia. E questi angeli di umanità sono costretti a subire lo scherno di chi ha l'autorità per intervenire, individuando scelte, risorse e percorsi che non siano limitati a spostare le persone come se fossero pacchi postali. Quella che ancora qualcuno chiama emergenza - dopo più di un decennio - è, nel migliore dei casi, incapacità di intendere e volere.

La vergogna ci coinvolge tutti, siamo comunque parte di questo sistema che privilegia i ricchi e affossa i poveri. Il dolore delle vittime penetra a fatica tra presepi luccicanti che alcuni vorrebbero imposti dalla legge e alberi multicolori. L'indignazione è grande, ma che fare?

Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti - ci sbatteva in faccia un tempo Fabrizio de Andrè. Sì, perchè l'indignazione non è soltanto un grido assolutamente indispensabile contro chi governa e amministra chiudendo gli occhi davanti a ciò che sta accadendo. E' anch un impegno personale affinché nel proprio piccolo ognuno possa operare per costruire un'umanità davvero senza confini, dove l'essere parte della famiglia umana venga prima e valorizzi la diversità di lingua, cultura e religione.

Altrimenti, anche i droni proiettati nel cielo, i fuochi d'artificio di fine anno, le feste goriziane per la fine della capitale della cultura... se non segneranno lì'inizio della Capitale dell'accoglienza e della pace, svaniranno in un'eco di sottile ipocrisia.

sabato 1 novembre 2025

Questa demolizione non s'ha da fare, né oggi né mai!

 

Lo vedete questo significativo frontone? Ebbene, tra breve potrebbe essere ridotto a macerie, insieme all'intero, grande edificio che lo sostiene.

Sulla sinistra (della foto) c'è la "Scientia", simboleggiata dall'albero della conoscenza del bene e del male, sulla destra la "Charitas", con una bella e fruttifera palma. Gli strumenti portati dagli angeli della sapienza e dell'amore sono quelli che caratterizzano il personale, socio sanitario, infermieristico, medico.

E' l'ospedale civile di Via Vittorio Veneto, oggetto di strenua difesa da parte dei Comitati cittadini, dai primi anni '90 del XX secolo in poi. Si volevano evitare il doppio acquisto del San Giovanni di Dio da parte della Regione, il depotenziamento delle strutture sanitarie goriziane, la realizzazione di piani sanitari studiati a tavolino nel nome dell'efficacia aziendale più che del servizio alla persona sofferente. Si voleva evitare anche il sempre più marcato fenomeno della privatizzazione e si intendeva difendere il grande valore e la conquista della sanità pubblica. 

L'idea fondamentale era quella della collaborazione con il vicinissimo ospedale di Šempeter, una proposta che sarebbe stata all'avanguardia a livello internazionale, economicamente sostenibile e anche pionieristica, anticipando di almeno venti anni la proclamazione della Capitale europea della Cultura.

Ebbene, nulla di tutto questo è accaduto, anzi, dopo un periodo di grande incertezza sul destino del vecchio ospedale, ora si è alla vigilia della sua completa demolizione. Si dice, per realizzare un centro - oggi si dice un campus - per gli studenti del territorio, che verrebbero invitati a lasciare il centro cittadino per svolgere le loro attività scolastiche ai margini della città. E' difficile prevedere tempi di distruzione e ancora di più quelli di ricostruzione. Pur incrociando le dita, è più facile pensare all'ormai quasi trentennale vicenda degli ascensori al castello di Gorizia. La vicenda dell'ex "civile" avrà lo stesso destino? Per il momento, quasi di nascosto per evitare proteste, è stata rasa al suolo la chiesetta dall'ex Ospedale psichiatrico, luogo che custodiva molte memorie culturali, sociali e sanitarie della città.

Si è ancora in tempo per fermare le ruspe? Per immaginare un futuro diverso per questo spazio "storico" per i Goriziani? E, prima di tutto, nel clima di GO25, si è pensato qualcosa insieme a Nova Gorica e Šempeter Vrtojba, tenendo conto che la demolizione e la nuova (eventuale) destinazione coinvolge inevitabilmente anche le persone e le strutture che si trovano al di là del muro di recinzione? Ciò vale in termini di salute - i materiali polverizzati potrebbero essere fortemente nocivi alla salute di chi vive nei dintorni; in termini strategici - uno spazio che potrebbe essere veramente pensato e realizzato insieme; in termini paesaggistici - si, perché anche il paesaggio è un bene comune, anzi, uno dei più importanti beni comuni!  

martedì 21 ottobre 2025

Parchi Goriziani senza confini

 

L'anno scorso il territorio goriziano è stato gratificato dall'apertura del parco del Rafut, uno straordinario spazio verde sul colle dove c'è anche il santuario della Kostanjevica. Percorrendo i viali, all'ombra di alberi secolari, si può contemplare tra l'altro anche la suggestiva Villa Laščak, presto ristrutturata e riconsegnata alla fruizione dei cittadini. Le iniziative promosse dalla parte di Nova Gorica hanno consentito di conoscere bene questo scorcio finora dimenticato. Tra esse i concerti tra gli alberi hanno regalato momenti di grande arte e intensa emozione. 

Anche nel settore più antico delle Gorizia non si è stati da meno. L'attesa inaugurazione ha consentito ad abitanti e turisti di riappropriarsi di alcuni luoghi dimenticati da decenni e di nuovi originalissimi sguardi sulla città. Quello della Valletta è un capolavoro della natura, con una sapiente piantumazione, delicati vialetti pedonali e soprattutto la visione del Corno/Koren, il vero fiume di Gorici (sempre il duale, per "le due Gorizia"), libero dalle solette d'asfalto che lo imprigionano dal confine di Erjavčeva/San Gabriele fino alla palestra prossima al Kulturni dom. E' una breve, ma significativa passeggiata che consente di contemplare scorci del tutto inattesi e scoprire nel torrente perfino pesci e animaletti dell'acqua, che hanno ritrovato un habitat decente all'interno del quale sopravvivere. Colori, profumi, sapori si mescolano tra loro, in un'atmosfera di serenità metropolitana.

E che dire del parco Coronini? Fino a non molto tempo fa, buona parte di esso era una selva inestricabile, impossibile da affrontare. Anche il viale e la loggia con le statue degli dei dell'Olimpo si potevano visitare raramente e soltanto intuire dietro a una vegetazione che non invogliava a superare la soglia con il bel cancello di ferro. Ricordo i tempi delle scuole superiori, quando dall'antistante palazzo Formentini (Liceo Dante Alighieri) si sbirciava tra le radure e spesso si vedeva l'ultimo Conte camminare pensoso tra gli arbusti. L'ingresso da via Brass è veramente delizioso, inimmaginabile dietro a uno squallido muretto fino a una manciata di mesi fa. Un sentiero consente di risalire la collina, tra pietre carsiche disseminate un po' ovunque. Si raggiungono i caseggiati, con le mostre temporanee che si susseguono l'una all'altra, si può dare uno sguardo alla lapide che ricorda la nascita del grande Julius Kugy e si può concludere il percorso sulla specie di tempietto neoclassico, collocato nel punto più elevato. 

Ci sarebbe molto da dire, ma senza togliere il piacere della scoperta a chi vuole dedicare una passeggiata domenicale a questi gioielli goriziani, resta l'invito a riappropriarsi del Rafut, della Valletta e del Parco Coronini. Sono spazi pubblici, rigorosamente senza confini, usufruibili gratuitamente, approfondiscono il piacere e l'orgoglio di essere Goriziani! Resta solo la raccomandazione alle cittadine e ai cittadini di rispettare questa proprietà che è un bene comune, cioè appartenente a tutti e a ciascuno. E agli amministratori di curare con diligenza questo salotto naturale cittadino, mantenendolo così bello e accogliente anche per chi verrà e potrà usufruirne dopo di noi.

mercoledì 3 settembre 2025

Quanto è bella la mostra sul pittore Zoran Mušič in Palazzo Attems!

 

In tempo di genocidio, l'arte può essere veramente una denuncia universale, al di là del tempo e dello spazio, della violenza e della crudeltà che coinvolgono l'essere umano. Ma può essere anche il fondamento di una speranza profonda, derivata dall'immersione nella dimensione affascinante e coinvolgente della Bellezza.

Per questo non si può tralasciare una visita alla stupenda mostra allestita nel Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia, aperta ancora fino al 31 ottobre 2025.

Si tratta di un percorso interiore, nel cuore e nella mente del grande pittore sloveno Zoran Mušič, attraverso la contemplazione delle sue opere, ma anche guidati dalla chiave di lettura delle sue parole, riportate rigorosamente in italiano, sloveno e con la possibilità di audioguida in inglese (messaggio subliminale a un'altra interessante mostra contemporaneamente allestita a Gorizia).

L'artista attraversa tutti gli stili del XX secolo, ma l'originalità dell'esposizione sta nel farci vedere, al centro dell'itinerario, la "stanza di Zurigo" e il suo "Atelier". Sono due strutture completamente affrescate, che rendono possibile al visitatore un'immersione completa, tridimensionale, nel tratto artistico del pittore sloveno. In tali opere, espressione delle relazioni e delle amicizie umane e culturali, emerge una certa serenità nel modo di affrontare la vita. Prevalgono scene tratte dalla natura, delicatissimi nudi femminili e maschili, paesaggi carsici e dalmati, caratteristici animali proiettati in una dimensione metafisica. Le stanze successive tolgono ogni patina di serenità e contestano perfino la riduzione dell'essere alinea e forma caratteristica delle meravigliose imprese dell'astrattismo.

C'è una rottura profonda ed evidente, determinata dall'internamento di Zoran nel campo di sterminio di Dachau. Da quell'esperienza, relativamente breve, durata dall'autunno 1944 all'aprile 1945, nasce un nuovo modo di concepire la realtà e l'arte che la esprime. Se nell'immediato dopoguerra la rappresentazione dell'orrore derivato dal genocidio nazista degli ebrei e di tante altre categorie di inermi, è caratterizzata da un realismo sconvolgente, negli anni successivi il tema si trasforma in una speculazione "oltre la natura", una trasfigurazione della tragedia assoluta in un germe di speranza.

La ricerca si incentra sulla realtà e sul mistero del corpo umano, esaltato e vilipeso non solo dalla violenza dell'uomo contro l'uomo, ma anche dallo scorrere del tempo che tutti ci trasforma, costringendoci ogni giorno a un nuovo compromesso con l'immagine che abbiamo di noi stessi e della nostra abitazione sulla Terra. La percezione della relatività e della fragilità, lungi dall'annichilire la visione dell'umano, la riempiono di una meravigliosa compassione che penetra nelle fibre dell'essere e si manifesta in un inno alla bellezza, alla verità e alla paradossale bontà di tutti ciò che esiste.

Beh insomma, al di là delle mie chiacchiere, una mostra assolutamente da andare a vedere.

venerdì 22 agosto 2025

EPK, capitale europea della Cultura e della Pace, un nuovo modo di essere Città

Bruno Civran, Transalpina trg Evrope, tra passato e futuro
Dopo l'anno nel quale Nova Gorica e Gorizia sono state (o è stata) capitale culturale d'Europa, non è più possibile trattare le due realtà come se fossero ancora del tutto separate.

La proposta è evidente e suggestiva. Da questo momento in poi è necessario pensare tutto insieme, nel rispetto delle evidenti diversità. Questo territorio di centro Europa ruota intorno alle due/una città, ma ha una peculiarità straordinaria, percepibile soltanto a 
chi tiene gli occhi aperti.

Dal punto di vista storico la valle dell'Isonzo e quelle dei suoi affluenti sono un'enciclopedia che racconta millenni di vicende che hanno riguardato l'essere umano e la natura nella quale è vissuto. Dai ritrovamenti del flauto dei Neanderthal alla celebrazione della storia aquileiese, dall'arrivo e conversione al cristianesimo del popolo sloveno ai fascini mitteleuropei dei Patriarcato, dalle diatribe fra Venezia e gli Asburgo alla complessità del Novecento, è tutto un susseguirsi di avvenimenti drammatici e avvincenti che inquadrano la specifica vocazione di questo territorio all'unità nella diversità.

Dal punto di vista geografico, come non notare la potenzialità di un rapporto così stretto tra il Mare, l'Adriatico con le sue autostrade azzurre che collegano Koper, Trieste e Monfalcone con l'intero Mediterraneo e la Montagna, culminante nel meraviglioso divino Triglav? L'Isonzo/Soča è uno dei più bei fiumi di Europa, la passeggiata a piedi o in bicicletta potrebbe attirare genti da tutto il Mondo. Il Collio e il Carso permettono di scoprire confini geologici da poco esplorati e i colori del cielo gareggiano con le tenebre illuminate dalle torce delle straordinarie grotte. Ecco il proteo, il pesce uomo, poi in superficie l'orso, il lupo, gli stambecchi, i prolifici cinghiali e i docili caprioli. Insomma, siamo in un piccolo paradiso.

Allora si potrebbero raccogliere tante idee, dall'intuizione dell'Evropska prestolnica kulture, non soltanto dagli eventi - molto belli e di alta qualità - che l'hanno manifestata, quanto dalle prospettive più o meno visibili, in vista del 2026 e degli anni a venire.

Anzitutto occorre osare. Se tutti i Comuni del Bacino isontino (da Bovec ad Aquileia, da Ajdovščina a Cormons e a Cividale) si unissero in un organismo autonomo da essi nominato, simile all'attuale GECT/EZTS ma con orizzonti ancora più vasti, si potrebbe immaginare una forma di amministrazione del territorio svincolata dalle appartenenze nazionali. Il Goriziano, nel quale non vivono solo sloveni, italiani e friulani, ma anche tedeschi, pakistani, kosovari, albanesi, marocchini e via dicendo, potrebbe interloquire direttamente non soltanto con gli Stati, ma anche direttamente con l'Unione Europea e un domani con le Nazioni unite. Venendo prima il sostantivo "umano" (sorella, fratello, ecc.), gli aggettivi che lo specificano (sloveno, italiano, cristiano, musulmano, buddhista, ecc.) sarebbero considerati una strabiliante ricchezza, là dove ciascuno dona all'altro le linee fondamentali del suo modo di essere e di concepire la realtà.

In questo orizzonte la capitale europea della cultura non può che continuare sotto la forma di capitale dell'accoglienza, della giustizia e della pace. Occorre riprendere il percorso inter-nazionale, costruendo insieme - con l'aiuto dei centri accademici e di studio - i percorsi per la realizzazione dei corpi di intervento civili nonviolenti in zone di guerra. E Nova Gorica con Gorizia sarebbero riconosciuti come i luoghi ideali per avviare portare avanti le relazioni diplomatiche fra popoli in conflitto. Un primo passo, anche concreto, perché ciò avvenga, è che nella zona si investa molto sulle lingue. E' finito il tempo dell'accettazione passiva di un'ignoranza cronica che ha portato quasi tutti gli italiani a non conoscere neppure i fondamenti elementari della lingua slovena. Ultimamente accade anche il viceversa, costringendo a riconoscere che, oltre alla conoscenza della lingua del "vicino di casa", sia necessaria anche quella dell'inglese, perché senza comunicazione - o con una comunicazione mediata soltanto dai mezzi artificiali - non si può essere attrattivi e farsi conoscere in Europa. 

Ovviamente occorre costruire relazioni, per rilanciare l'intero territorio anche a livello imprenditoriale. E' finito il tempo della contrapposizioni, è giunto quello delle collaborazioni. Nel 2027 Pordenone sarà capitale italiana della Cultura, con Udine, Trieste e ovviamente anche Monfalcone i legami devono essere sempre più stretti. Gorizia e Nova Gorica si caratterizzano per la cultura, dal preromano al medioevo e soprattutto alla modernità e postmodernità. Ad Ajdovščina cresce un assai promettente polo industriale, grazie alla vicinanza di Ljubljana si possono avere contatti con una delle più sorprendenti capitali della nuova Europa. Le valli, il Carso e il Collio offrono incredibili potenzialità, sul piano del turismo lento (a piedi o in bicicletta), culturale, enogastronomico, nel rispetto profondo della Natura. Ma non si può vivere solo di turismo, occorre investire, soprattutto attraverso una visione politica di ampie vedute e orizzonti, su nuove forme di attività industriali e produttive, si potrebbe veramente diventare un polo innovativo sul piano dell'efficacia e soprattutto dell'ecologia, a livello planetario!

Certo, se ognuno pretende di coltivare il proprio orticello, magari dando una pacca sulla schiena invece di ignorare l'altro, non cambierà nulla. Ma se ci concepiremo tutti insieme "Goriziani, Goričani, Gurissans, ecc. ecc...." vinceremo la tentazione del nazionalismo fascista e razzista ed entreremo nella logica di quello che padre Balducci chiamava homo planetarius. Un nuovo modo di essere Città.

lunedì 4 agosto 2025

I cento anni dalla nascita di Celso Macor

 

In una dolce serata estiva, lunedì 4 agosto presso la chiesa della Madonna Lauretana di Versa, è stato ricordato il poeta, giornalista, scrittore Celso Macor, nel centesimo anniversario della sua nascita. L'iniziativa, promossa dal Comune, è stata introdotta dalle parole del Sindaco Michele Calligaris e molto ben condotta dall'assessora Alessia Tortolo.

Ne hanno parlato in tanti, accompagnati da splendide musiche dal vivo e da letture di testi originali dell'autore, in lingua friulana e italiana. Soprattutto ne ha tratteggiato i contorni la nipote Barbara Macor, che ha sottolineato la serietà e il rispetto con il quale Celso affrontava ogni persona, sia che fosse amica, sia che non la pensasse come lui.

Celso Macor, nato a Versa e vissuto per molti anni a Lucinico, dove tuttora tiene viva la sua memoria la moglie, è stato un vero uomo di pace. Ha saputo comprendere con sguardo profondo e profetico che il futuro di questa terra "Goriziana" non poteva essere che la convivenza e la valorizzazione delle diversità linguistiche e culturali. Ha raccontato la Natura, con estrema delicatezza e attenzione, soprattutto il fiume, l'Isonzo e la tanto amata montagna, le Alpi Giulie come le Dolomiti. Più di ogni altra cosa ha sottolineato la relazione co l'altro, l'incontro interpersonale come fondamento di ogni autentica costruzione di una società giusta e pacifica. Ha narrato la tragedia della guerra, ma dalla sua visione apparentemente malinconica ha saputo trarre insegnamenti carichi di profondità e di speranza. Per molti anni è stato vice direttore del settimanale diocesano di Gorizia Voce Isontina, dal quale ha lanciato messaggi pieni di verità e di amore per la sua terra, sempre intrisi di bellezza, intensità e poesia.

A lui è stato dedicato e scoperto un monumento particolarmente significativo, molto espressivo dell'essenza interiore, quasi dell'anima di Celso Macor. E' stato realizzato dallo scultore di Romans d'Isonzo Stefano Comelli. Lo sguardo del poeta segue in ogni passo il visitatore, dando la sensazione di essere sempre guardati, con simpatia, serietà e amicizia. E' come un mandato, una missione: continuare la sua opera di autentico costruttore di ponti fra i popoli che vivono intorno a un confine che da barriera dovrebbe essere sempre più riconosciuto come grande opportunità.

Sono passati cento anni dalla nascita del nostro Poeta, meno di trenta dalla sua scomparsa. Ma lui, Celso Macor, è ancora vivo. Le sue parole sono ancora estremamente attuali e indicano ogni giorno di più il giusto cammino, in particolare in quest'anno speciale, in cui Nova Gorica con Gorizia sono capitale europea della Cultura. 

Infine una proposta. Intorno al 2010, in Consiglio Comunale a Gorizia, fu proposta un'iniziativa, quella di ricordare Celso Macor intitolandogli la sala maggiore dell'Auditorium della Cultura Friulana di Via Roma. L'idea piacque a tutti e il sindaco Romoli la fece propria con un certo entusiasmo. Sono passati più di 15 anni da allora e non se ne è fatto nulla, Questo centenario potrebbe essere l'occasione per recuperare quell'idea e dare a essa finalmente concretezza?

martedì 20 maggio 2025

Quando una luce di pace?

 

Sembra proprio che l'umanità sia finita dentro un tunnel e, pur vedendo la luce, non riesca a venirne fuori.

Quello che sta succedendo a Gaza è assolutamente inaccettabile e ingiustificabile. No, non si dica che la causa è Hamas o che non si condannino sufficientemente gli attentati del 7 ottobre 2023. No, perché ciò che sta accadendo è totalmente sproporzionato e la sofferenza di migliaia di persone, soprattutto di tantissimi bambini, è uno scandalo che sconvolge lo stesso concetto di essere "umani". No, perché quasi tutti coloro che non possono accettare il genocidio in atto, hanno senz'altro deplorato la violenza che ha portato alla morte tanti giovani innocenti.

Ma come si può accettare il massacro in corso? Cosa si può fare per fermarlo? E' terribile l'impotenza della Comunità Internazionale, non nuova peraltro, ma tragicamente coerente con il sostegno dato a Israele anche di fronte alla distruzione dei villaggi palestinesi, agli insediamenti dei coloni e a ogni forma di persecuzione attuata non da oggi o da ieri, ma da almeno ottanta anni. 

L'altro fronte assurdo è quello dell'Ucraina, dove gli sforzi (?) di pace sembrano voler portare a una soluzione già prospettata ancora prima dell'inizio di questa guerra. Se così fosse, centinaia di migliaia di giovani sarebbero stati sacrificati assolutamente per nulla. Interessante è stata la proposta di negoziare la pace in Vaticano. Certo, sarebbe un bel segnale, anche se bisognerebbe vedere quali prezzi diplomatici dovrebbero poi essere pagati a Trump e agli altri pretendenti padroni del mondo.

Senza volergli dettare l'agenda, forse sarebbe meglio che il nuovo Papa Leone trasformi le parole in azione. Un suo viaggio - o almeno tentativo - a Gaza potrebbe veramente contribuire a rimescolare le carte e a fermare il genocidio. E un suo intervento presso i vescovi e il popolo cattolico di Ucraina potrebbe certamente aiutare a cercare delle soluzioni che vadano oltre al livello prettamente diplomatico. Il suo predecessore sembrava aver intuito che le parole ormai non bastano più, che occorrono i gesti eclatanti. E cosa più sconvolgente di un Papa che si macchia la veste bianca tra le macerie di Gaza?

Anche Nova Gorica e Gorizia, se vogliono davvero essere anche capitale europea della pace, devono darsi una mossa e proporsi come ideale luogo di trattative nel cuore stesso dell'Europa. Dicono di averlo già fatto, ma perché non ripetere la proposta - da parte dei sindaci Turel e Ziberna - di invitare i negoziatori proprio nella Capitale europea della Cultura?

Oppure anche ad Aquileia, crocevia tra nord e sud, este e ovest, pianure sarmatiche e Mediterraneo?

domenica 11 maggio 2025

Gorici, le/la capitale europea della Pace? Sì, ma come?

 

Mettete dei fiori nei vostri cannoni! Cantavano i Giganti nei gloriosi anni '60. 

Ma come rendere concreta la parola "pace"? Come far sì che "la pace sia con voi" non sia molto più che un saluto all'inizio di una celebrazione?

E' difficile dare risposta a queste domande, ma una realtà concreta da proporre c'è, eccome!

Nova Gorica con Gorizia capitale europea della Cultura. Lo si è detto molte volte, ma dal punto di vista pratico, al di là di qualche pur importante marcia e di un assai interessante convegno, non si è ancora manifestato tutto il potenziale di pace insito nella scelta di nominare punto di riferimento per l'intera Europa una terra straordinaria. Dove la diversità è stata osteggiata e vilipesa, dove è scorso tanto sangue a causa del nazionalismo e del razzismo, ora si vuole porre uno strabiliante segno di come invece essere insieme, uniti nella valorizzazione delle differenza, sia la condizione per generare cultura, arte, accoglienza, autentica umanità.

Ma occorre un ulteriore salto di qualità. Questa/e città senza più barriere deve diventare il luogo in cui decine di migliaia di persone, soprattutto giovani, vengono da ogni parte per gridare il loro no alla guerra, al genocidio di Gaza e a tutti i genocidi, all'assurdo riarmo che sembra una priorità di un'Unione in crisi... Deve diventare il posto ideale per avviare le trattative tra rappresentanti di  popoli in guerra. I sindaci, il gect, GO2025 possono invitare le delegazioni di Ucraina e di Russia, dare la cittadinanza onoraria ai Palestinesi senza Patria, porre grandi segni politici capaci di far saltare sulle sedie i padroni del vapore?

E' da cogliere questa incredibile occasione. Gorici (=le due Gorizia) capitali europee e mondiali della pace. Sono solo parole o ci si può muovere davvero in questo senso? Ma non solo con incontri e convegni per gli addetti ai lavori, ma con un grande investimento per aiutare ogni cittadina e cittadino a essere pienamente consapevole della responsabilità che lo investe, di essere, nel suo piccolo, enorme costruttore di pace nel mondo. 

Basta con le parole, è ora di diventare operativi. Ben vengano concerti e conferenze, ci siano manifestazioni di ogni tipo, con un immenso grazie a chi organizza e promuove. Ma per costruire la dvojna (doppia) città della pace occorre un ulteriore soprassalto di creatività, di idee e di impegno.

domenica 4 maggio 2025

Le innumerevoli risorse di Kostanjevica

 

In tempi complessi, c'è bisogno di alimentare la mente e il cuore con iniezioni di bellezza, tanto più nell'anno della Capitale europea della Cultura. Per chi vive a Gorizia e Nova Gorica, c'è una miniera sempre aperta, dove poter scoprire nel corso di ogni visita qualcosa di nuovo. Ma c'è anche una guida impareggiabile, Mirjam Brecelj che conosce tutti i segreti del luogo e ogni volta aiuta a scoprire ciò che in precedenza era rimasto nascosto.

Il consiglio, in questi primi giorni di maggio, è quello di andare a Kostanjevica, anche per gustare la simpatica e intelligente accoglienza dei padri francescani. E' aperto il magnifico roseto con le rose Bourbon. Il loro nome non deriva,come molti pensano, dalla particolare predilezione di mostrata dall'ultimo re di Francia borbone per il santuario, ma da un'isola sperduta, oggi chiamata Reunion, tuttora dipartimento francese nell'Oceano indiano. 

La diversità di colori e di profumi non può essere descritta, non si può fare altro che entrare nel giardino e lasciarsi cullare, contemplando dall'alto la bellezza della città vecchia, abbarbicata intorno al castello. 

Ma Kostanjevica, il colle delle castagne che peraltro non ci sono più, non è soltanto esplosione primaverile della natura. C'è un'assai interessante e ben custodita biblioteca che conserva decine di incunaboli, testi in molte lingue, libri liturgici, filosofici e storici. Tra essi c'è la grammatica slovena di Adam Bohorič, stampata nel 1584, con una dedica manoscritta dello stesso autore. Già di per sé testo stampato raro e quasi introvabile, l'autografo ne sottolinea l'eccezionale importanza per quanto riguarda la storia della lingua e della letteratura slovena.

Naturalmente il santuario, conosciuto a Gorizia con il nome di Kapela, sorto sulla memoria di presunte apparizioni e fenomeni soprannaturali verificatisi oltre quattrocento anni fa, è celebre a livello europeo perché ospita la tomba di Carlo X, morto a Gorizia, nel palazzo Coronini, nel 1836, dopo essere stato costretto a un avventuroso esilio. accanto al suo massiccio sarcofago, ce ne sono altri che custodiscono i corpi di familiari e collaboratori dell'ultimo re della dinastia dei Borboni.

I campi che circondano santuario e chiesa sono molto ben coltivati dagli ospiti della Comunità Incontro. Lo sguardo si spinge oltre e raggiunge la foresta dello stupendo parco di Villa Rafut, un polmone verde appena risistemato e inaugurato che ha come suo centro focale la casa in fogge orientali costruita su disegno del grande architetto sloveno goriziano, anzi sanroccaro Anton Laščak. Il destino gli ha impedito di godere dell'edificio realizzato per trascorrere in serenità, in mezzo alla natura, gli ultimi anni della sua vita. Ma la sua opera, come tante altre diffuse da Alessandria d'Egitto fino a Istanbul, resta una perenne testimonianza e memoria.

Buona parte del complesso è stata distrutta dalle bombe nel corso della prima guerra mondiale. Rimangono intatte le molto suggestive cantine e qualche parte della chiesa, ristrutturata e resa di nuovo bella grazie alla ricostruzione postbellica.

Perché sottolineare solo all'ultimo posto la stupenda chiesa, vero cuore pulsante del santuario? Perché è lì che nell'ultima visita, sempre grazie alla guida di Mirjam, ho scoperto un nuovo aspetto, sfuggito nelle tante visite precedenti. Sono splendidi gli stucchi, sotto il coro, belli gli affreschi sopravvissuti nel presbiterio, dolce la Madre di Dio che sorride con il bimbo da un medaglione sopra l'altare, "salus populi goritiensis" si potrebbe definirla. 

Ma chi poteva immaginare la presenza di un'opera di quell'assoluto genio architettonico e artistico che è stato Jože Plečnik? Oltre ad aver contribuito in modo determinante alla ricostruzione di Lubiana dopo il terremoto del 1895, ha lasciato innumerevoli segni della sua presenza in tante capitali europee. Sono da visitare tante sue chiese, nella capitale slovena ma anche in tanti luoghi più o meno conosciuti, come per esempio a Ponivke, sull'affascinante altopiano della Šentviska gora. Ma chi si poteva aspettare un moderno battistero attribuito a Plečnik nei pressi dell'altare della chiesa dedicata a Maria in Kostanjevica? E'una bellissima opera, dorata e argentata, che da una parte richiama le parole inconfondibili del battesimo di Gesù "in acqua e fuoco", dall'altra, rappresentando i simboli delle costellazioni, collega la celebrazione cristiana del battesimo alla solennità dell'inizio di una nuova vita. E' un'avvincente e convincente testimonianza dell'inchino al mistero dell'essere, portato da un punto di cista religioso, ma soprattutto artistico, laico e umano. Veramente da non perdere!

martedì 11 marzo 2025

La ragione dell'altro: un convegno internazionale sulla pace a Nova Gorica e Gorizia?

Nelle sue "Lettere dalla guerra", Tiziano Terzani scriveva che per fermare un conflitto fosse necessario conoscere le "ragioni" dei contendenti.

Sì, perché ogni guerra porta con sé delle motivazioni. Naturalmente ogni belligerante ritiene che le proprie siano le uniche e che quelle dell'altro debbano essere necessariamente talmente sbagliate da rendere necessario un intervento armato.

In altre parole, una delle cause dello scoppiare di una guerra è ritenere che da una parte ci sia la "Ragione" (con la R maiuscola) e dall'altra il "Torto" (con la T maiuscola). Soltanto approfondendo - senza condividere - i due (o più) punti di vista, si svela l'assurdità di voler risolvere le questioni con l'uso delle armi e si comprende come le vere questioni che stanno alla base di uno scontro non solo quelle dichiarate per creare consenso, bensì i traffici occulti che devono essere smascherati.

Ciò vale anche per il dibattito in corso in Italia e in Europa sul possibile riarmo (o difesa, che dir si voglia, anche se effettivamente non si è capito del tutto da chi o da che cosa). La semplificazione sta nel dividere i buoni dai cattivi: da una parte ci sarebbero i guerrafondai che non vedono l'ora di scatenare l'inferno, dall'altra i pacifisti che ingenuamente credono di fermare i carrarmati e i bombardieri mettendo dei fiori nei loro cannoni.

La questione non è così semplice. E' vero che tanta gente, imbevuta di pseudoverità ampiamente diffuse dai media di potere, sta pericolosamente progredendo nell'accettazione della guerra come unica possibilità di risolvere le varie controversie attualmente in atto. Ed è vero anche che un pacifismo "senza se e senza ma" è contraddetto dall'analisi di alcune situazioni limite che in passato - e forse nel presente - hanno giustificato il doloroso uso della violenza, senza la quale difficilmente sarebbero stati estirpati il fascismo e il nazismo.

E quindi? Quindi, in un momento così difficile è con urgenza necessario dare spazio al dialogo e alla riflessione. Occorre uscire dalla logica radicalmente bipolare che crea lo schema europeista = guerrafondaio contro pacifista = putiniano. Proprio facendo lo sforzo di uscire per un istante dalle proprie "ragioni" per capire quelle dell'altro, si può forse iniziare ad attuare nella per ora comoda realtà di non belligeranza lo stesso metodo che si vorrebbe in quella dove la terra brucia. Tale sforzo non significa rinunciare al proprio punto di vista, al contrario rafforzarlo attraverso l'ascolto e la discussione con quello apparentemente opposto.

La manifestazione pro Europa del 15 marzo rischia per questo di essere un divisivo inno alla "sia pur triste" (così si dice) necessità del riarmo, così come le incertezze all'interno del pd sembrano più un'incapacità di definire una posizione rispetto a un tema fondamentale per il futuro stesso del Pianeta che l'espressione di un autentico pluralismo di opinioni.

Che fare allora? Da una parte occorre ribadire, con sempre più approfondite argomentazioni, la propria visione, dall'altra è indispensabile creare luoghi di confronto democratico tra le diverse "ragioni". Perché non proporre, in ambito EPK, un dibattito del genere? Nova Gorica e Gorizia, giustamente decantate come un nuovo modo di condividere le diversità, non potrebbero essere la sede di un confronto serrato su questi temi. Si è su un importante palco internazionale: perché non approfittarne per chiamare filosofi, storici, politici di livello planetario che possano aiutare a realizzare un messaggio decisivo? In altre parole, perché non organizzare proprio nelle due Gorica un'assemblea, una sorta di convegno internazionale sulla pace in Europa e nel Mondo che, procedendo dalla conoscenza della ragione dell'altro, possa portare un decisivo contributo al superamento del pericoloso stallo attuale? Stallo di chi vuole in diversi modi la pace, mentre i veri guerrafondai, quelli sì, sono purtroppo in rapidissimo movimento...