venerdì 28 gennaio 2022

Il parroco don Camillo e il sindaco Peppone

Municipio di Aiello, durante la settimana della Croce Rossa
Il pensiero di oggi è dedicato all'esperienza politica e amministrativa, nel Comune di Aiello del Friuli, fra il 2016 e il 2021. L'articolo è stato scritto nel mese di novembre 2021 per Ad Agellum, un interessante periodico di argomento storico e culturale, curato dalla Commissione Comunale di Storia. L'attuale sindaco, "per evitare confusioni tra dinamiche personali e istituzionali", ha ritenuto giusto vietarne la pubblicazione. Dal momento che l'argomento può essere interessante al di là delle vicende individuali, lo propongo ai lettori del blog, come semplice occasione di riflessione e di confronto.


Ho trascorso cinque anni ad Aiello come Parroco, altri cinque ad Aiello e Joannis come Sindaco, dieci anni nella Bassa Friulana. E’ stata un’esperienza sicuramente originale, forse addirittura unica. Conoscere lo stesso territorio rivestendo due ruoli così diversi è stato per me un dono straordinario della Vita, ma anche per il Comune un fatto che comunque resterà negli annali della sua storia.

Da giovane guida spirituale, avevo potuto riconoscere la grande potenzialità umana e culturale di una realtà ecclesiale ben radicata nel tessuto friulano senza per questo essere avulsa dalle problematiche del mondo. Avevo cercato di comunicare l’indispensabile impegno nella storia, come criterio di valutazione anche dell’intensità della spiritualità personale, sottolineando come i valori evangelici debbano essere l’unico faro che illumina la vita del cristiano. E avevo immaginato una parrocchia aperta, in grado di mettere a disposizione dell’intera realtà civile le sue risorse materiali e culturali. Molte persone avevano seguito con entusiasmo tali inviti, in una ricca stagione di incontri e di creativa amicizia.

Da Sindaco, oltre venti anni dopo, ho trovato i paesi profondamente mutati, molte persone sono venute ad abitare da fuori, il tessuto sociale si è abbastanza disgregato ed è risultato certamente più difficile lavorare insieme per la costruzione della comunità. Ho cercato di indicare quella della Cultura (con la C maiuscola) come la strada per trovare l’unione nella diversità, come il fondamento sul quale improntare ogni azione politica, dall’urbanistica ai piani del traffico, dalla valorizzazione della scuola alla tutela dell’ambiente. Ciò si è cercato di portare avanti attraverso tante belle iniziative condivise con le Commissioni di Storia e per la Biblioteca (grazie a entrambe!), nonché con il circolo Culturale Navarca e tante altre attive associazioni di Aiello e Joannis. Soprattutto si è cercato di comunicare la necessità di prendere coscienza dei grandi cambiamenti in atto nella società, portatori di buone e interessanti novità, ma anche di disagio e solitudine, in particolare alle persone più fragili e più esposte alla complessa transizione dal tempo della Tradizione a quello della Post-modernità. In questo contesto si inserisce anche la valorizzazione del turismo lento, il Cammino Celeste e la rete di ciclabili della Bassa Friulana, come elementi che favoriscano la salute delle persone, ma anche come ottime occasioni per un rilancio imprenditoriale “verde”.

Per questo l’attenzione maggiore è stata rivolta soprattutto alla Cultura dell’Accoglienza e al Welfare di Comunità. Il centro diurno del Novacco, Casa Teresa, le due Case di Riposo, Il Servizio di Accoglienza e Integrazione per i richiedenti asilo, grazie all’ottima collaborazione con altri enti pubblici e del privato sociale, sono diventati un vero punto di riferimento, un modello di convivenza da proporre come esempio a tutte le cittadine e a tutti i cittadini. Il Welfare di Paese, di ispirazione basagliana, si fonda sulla consapevolezza che in una realtà sociale non esistono distinzioni tra assistenti e assistiti, perché ciascuno è nello stesso tempo soggetto e oggetto di cura, con le proprie potenzialità e capacità partecipa pienamente e da protagonista alla realizzazione della Comunità.

In altre parole, da Sindaco, mi sono proposto di sperimentare una vera e propria laica spiritualità della politica, intendendo con ciò non qualcosa di confessionale, ma di profondamente e radicalmente umano e proprio per questo essenzialmente sociale. Ci sarebbe stato bisogno di un altro po’ di tempo per riuscire a rendere più chiaro, comprensibile e attuabile questo progetto, aperto a una dimensione regionale e internazionale, con i rapporti da riprendere con la carinziana Metnitz e con l’inserimento nel percorso verso Nova Gorica con Gorizia capitale europea della Cultura 2025. Non è stato possibile, per ragioni indipendenti dalla mia volontà, ma sono sicuro che i semi di bene seminati in questi anni, prima come parroco e poi come sindaco, germoglieranno e saranno valorizzati anche dal mio predecessore e successore, al quale auguro sinceramente un ottimo lavoro, al servizio della splendida realtà di Aiello e di Joannis.

Grazie di cuore a tutti coloro che hanno collaborato con passione alla realizzazione di questi progetti, accogliendo con pazienza anche gli inevitabili limiti caratteriali e incertezze progettuali che accompagnano l’esperienza di ogni uomo.

Andrea Bellavite, mail: ndrbll@gmail.com

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