martedì 25 agosto 2026

Ghiacciai "perenni" e montagne "incrollabili" (?)

La Marmolada, dal passo Sella
Si è cresciuti ripetendo la poesia dei ghiacciai perenni e dell'essere saldi come le montagne. Chi se lo poteva permettere, senza scomodare il Monte Bianco o il Rosa, fuori dalla stagione invernale andava sulla Marmolada o sul GrossGlockner a sfidare i crepacci. Chi desiderava misurarsi, con rispetto e trepidazione, con la grandezza delle montagne, anche se non affrontava la nord della Grande di Lavaredo, poteva godersi ardite ferrate o semplicemente percorrere piacevoli sentieri escursionistici ai piedi delle pareti strapiombanti.

L'estate 2026, come e molto più degli anni precedenti, ha aperto uno squarcio nelle tutt'altro che incrollabili certezze del linguaggio: i ghiacciai non sono più perenni, si stanno sciogliendo a vista d'occhio, con lo zero termico oltre i 4500 metri e le cascate d'acqua che irrigano le pareti piramidali del Cervino. Le montagne non sono più salde, con crolli impressionanti dai blocchi massicci del Pelmo e della Moiazza, con scariche di sassi e pietre giganti un po' ovunque. Il caschetto, normale compagno di tante avventure, è diventato un'indispensabile precauzione, da non dimenticare anche negli apparentemente semplici attaversamenti dei prati.

Ci si mettono anche gli incendi - e che incendi! - a frammentare, spezzare, devastare non solo i boschi ma anche le ghiaie sottostanti e alle quote più alte il permafrost, vera e propria provvidenziale colla che aggrega la materia, sembra ormai piegato, quasi definitivamente, alla dura legge del cambiamento climatico.

Ecco, forse si è dato uno sguardo distratto alle fotografie di questo agosto, ci si è lasciati sfuggire un oh di meraviglia davanti al fumo provocato dai ciclopici crolli, si è criticato i numerosi indisciplinati che ignorando gli avvisi si sono trovati nel mezzo di pericolose piogge di frammenti.

Ma anche chi non ama particolarmente la montagna, non può provare un sentimento di angoscia nel vedere ciò che sta accadendo. In un lasso di una manciata di decenni, la situazione si è modificata quanto nell'intera plurimillenaria era postglaciale precedente. E basta avere trent'anni per poterlo testimoniare! 

Insomma, sembra che il declino sia irreversibile e che tra breve non esisteranno più le nevi perenni che hanno ispirato l'Hemingway del Kilimangiaro e che non avrà più senso paragonare la saldezza morale alla stabilità dei picchi rocciosi. Non solo la natura, ma anche il linguaggio sarà costretto a cambiare, come peraltro aveva profetizzato l'indimenticabile Dino Buzzati. E forse, questa è solo la metonimia di un frammento che denuncia la gravità del Tutto. 

Nessun commento:

Posta un commento