martedì 13 settembre 2022

In morte di Loujin Ahmed Nasif

 

Mentre la miliardaria signora Elisabetta Windsor passa serenamente da questo all'altro mondo e riceve l'omaggio postumo di capi di stato, cittadini e media planetari, nel Mare Mediterraneo si consumano, una dietro l'altra, nuove tremende tragedie di migranti.

Mentre gran parte dell'Europa guarda al conflitto tra Russia e Ucraina, quasi non si accorge dell'attacco dell'Azerbajan all'Armenia, relegato a trafiletti sulle pagine dei più informati giornali.

Dal punto di vista dell'informazione globale, ci sono esseri umani di serie A e di serie B, popoli e nazioni di serie A e di serie B.

Loujin Ahmed Nasif è morta di sete l'8 settembre, dopo 10 giorni di navigazione alla deriva, qualche giorno dopo hanno perso la vita, nello stesso modo, altri tre bambini e alcune donne.

Questi eventi dovrebbero interpellare tutti, dai cittadini a chi ha responsabilità politiche. Non è possibile che il tema dell'accoglienza di migranti sia trattato in modo così insopportabilmente superficiale, anche da quasi tutte le forze partitiche in competizione verso la prossima scadenza elettorale. Dai tempi della già assai discutibile legge Turco-Napolitano (1998) e del suo peggioramento con la Bossi-Fini (2002), non si è più messo mano a una normativa organica, non incentrata sulla volontà di difesa o di respingimento, bensì su quella dell'accoglienza, in una nuova concezione di un'Italia e di un'Europa pluriculturali. Perché ciò possa accadere, è necessario cancellare IMMEDIATAMENTE i Centri per il Rimpatrio, riconoscere l'illegalità dei respingimenti, avviare nuove politiche del lavoro, della casa e dei ricongiungimenti familiari, rivalutare e migliorare il sistema SAI (ex SPRAR) affidando agli enti locali il coordinamento dei percorsi di introduzione dei richiedenti asilo e dei rifugiati.  

Si tratta di una svolta convinta e urgente, se non si vuole lasciare solo alle lacrime di coccodrillo la tristezza per la morte disumana dei piccoli abbandonati con i loro familiari sui barconi.

E' straziante il grido di dolore della madre che, in piedi sulla barca che avrebbe dovuto condurre i suoi occupanti alla salvezza, tiene fra le braccia la sua piccola Loujin, ridotta a uno scheletro dalla sete e dalla fame. E' terribile l'indifferenza di chi sapeva e non ha fatto nulla, gli equipaggi delle navi di passaggio, i governanti ai quali è stato chiesto l'approdo e ognuno di noi, quando gli occhi sono foderati di un nulla cosmico che impedisce di vedere e di amare. 

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