venerdì 3 dicembre 2021

Sui vaccini, un dialogo difficile, complesso e necessario

L'argomento è senz'altro scomodo e sta dividendo in modo quasi insormontabile le persone, spesso anche gli amici o i familiari. Indispensabile è ripetere alcune premesse.

Ho scelto con convinzione di ricevere il vaccino anti covid-19, appena reso possibile per le classi over 60 e attendo con impazienza la terza dose, trascorsi i prescritti sei mesi dalla precedente.

Non sono complottista, di conseguenza ritengo che nessuno abbia voluto il virus per reconditi motivi e che i governi - praticamente del mondo intero - abbiano cercato di arginare la situazione, emanando leggi e decreti dettati da buone intenzioni e non da malevoli disegni finalizzati a infliggere sofferenze alla collettività. Ovviamente ciò non significa che non siano stati compiuti errori, inevitabili in un contesto completamente nuovo e di fronte all'irruzione di un virus sconosciuto.

Ritengo immorali lo stratosferico arricchimento di alcune case farmaceutiche, la mancata liberalizzazione dei brevetti e l'iniqua distribuzione dei vaccini, con la solita forte penalizzazione dei Paesi più poveri a tutto vantaggio di quelli più ricchi.

Premesso tutto ciò, non condivido la demonizzazione sistematica di tutti coloro che esprimono dubbi, paure e perplessità. Al contrario, credo che la valanga di informazioni, le trasmissioni a senso unico, il "verbo" proclamato con assoluta sicurezza sempre dagli stessi conduttori televisivi, non portino acqua al mulino della corretta informazione e che siano - a lungo andare - controproducente.

E' logico che se nei dibattiti televisivi - quelli che ancora di fatto maggiormente contribuiscono a formare le opinioni - vengono totalmente cancellate le voci dissenzienti oppure si offre spazio soltanto a personaggi a dir poco ignoranti e imbarazzanti passandoli come rappresentanti del punto di vista opposto, è difficile parlare di libero consenso. Sì, ci sono anche noti pensatori che spesso si affacciano alle tribune mediatiche. Sembrano però irriconoscibili, quasi ridotti a "spalla" dei conduttori, misere comparse che smarriscono la loro autorevolezza nella necessità di sbraitare per farsi ascoltare (e per far salire l'audience del programma di turno). 

Non è vero che il dissenso sia espresso solo da una minoranza di incompetenti "manovrati" dagli opposti estremismi. Ci sono scienziati, stimati operatori sanitari, giuristi e pensatori di ogni estrazione ideologica che giustificano i timori e che comunicano perplessità riguardo alla "tenuta" della democrazia nel momento in cui di fatto vengono imposti trattamenti sanitari non desiderati.

Devono essere ascoltati, il timore di veder fallire l'obiettivo dell'"immunità di gregge" non può trascurare l'obbligo di un confronto aperto, "alla pari". Ciò potrebbe portare a sostituire il "muro contro muro" che sta scavando un solco sempre più inquietante tra gli uni e gli altri, con una nuova forma di dialogo che forse risulterebbe anche più convincente rispetto all'attuale monotono martellamento pro-vax. Tra l'altro, è difficile pensare che il supergreen, almeno così come inteso finora, non contribuisca ulteriormente a esasperare gli animi, in particolare di coloro che saranno costretti a interrompere il loro lavoro per rimanere fedeli al dettato - che personalmente, lo ripeto ancora, non condivido - della loro coscienza. 

A questo proposito, un domanda può essere posta anche alle religioni, alle vie filosofiche e in particolare alla Chiesa cattolica, i cui interventi sono di solito presi in considerazione con molta attenzione. Da quando il Concilio Vaticano II ha ribadito la necessità del giudizio di coscienza come fondamento dell'azione individuale e sociale, la teologia morale ha compiuto grandi passi e il magistero pontificio è intervenuto spesso, sia pur con diverse sensibilità. Riguardo al covid, è invece evidente un forte imbarazzo e le posizioni delle Conferenze episcopali non si discostano granché dall'invito a obbedire alle rispettive autorità governative. Non mancano certo insigni pensatori, illuminati scienziati, competenti giuristi, esperti nell'insegnamento sociale nelle file della comunità cattolica. Non sarebbe quindi forse opportuno creare un tavolo di discussione, a livello centrale o periferico, per discutere le varie opzioni e offrire al confronto dialogico generale uno spunto etico profondo e argomentato - tramite un'enciclica, un documento nazionale, un testo ben documentato - che non si limiti all'invito all'osservanza delle leggi o alle prescrizioni liturgiche conseguenti?

Se si è sicuri delle proprie idee e se si ritiene che il vaccino contribuisca all'immunizzazione, perché avere timore di un confronto serio con le "ragioni" (o "dis-ragioni") degli altri?

2 commenti:

  1. Bisogna rilevare che Monsignor Viganò, cardinale, si sia posto con lucidità e determinazione come ideologo dei nagazionisti, ma anche NoVax, NoGreenPass aut similia (tra cui anche NoPapaFrancesco), suscitando sconfinata ammirazione in costoro ...

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  2. Viganò è un esempio di come si possano ridicolizzare argomenti molto seri, riguardanti la Chiesa e la società. Non è un caso che trovi tanto spazio mediatico, le sue farneticazioni "servono" proprio ad azzerare il valore di un dialogo costruttivo.

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