Visualizzazione post con etichetta Cultura; Storia; Gorizia/Gorica; pace; Religioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cultura; Storia; Gorizia/Gorica; pace; Religioni. Mostra tutti i post

domenica 21 dicembre 2025

A Protestantesimo, su Rai3, si parla di Trubar, di Nova Gorica e Gorizia

https://www.raiplay.it/video/2025/12/Protestantesimo---Senza-confini---21122025-b57d2b7a-846e-432f-8e98-0d430f23adf3.html?wt_mc=2.www.wzp.raiplay_vid_Protestantesimo

La puntata di Protestantesimo trasmessa questa mattina è veramente molto interessante! Una trasmissione da non perdere, per approfondire i temi della Capitale europea della Cultura, con uno sguardo su Nova Gorica e Gorizia, sul
Novecento, sul ruolo di Primož Trubar e sul protestantesimo nel territorio. Bravissimi gli intervistati, ottime la curatrice dei servizi Barbara Battaglia, la conduttrice Federica Tourn, le direttrice del programma Nadia Angelucci e l'organizzatrice Dafne Marzoli. Ovviamente, anche tutti gli altri collaboratori... Con Andrea Bellavite in studio a Roma, Peter Ciaccio in studio a Trieste, Kaja Širok, Janko Petrovec, Nadja Velušček, Slavoj Žižek, Anna Di Gianantonio, Jens Hansen, Mario Colaianni e molti altri.  

sabato 8 novembre 2025

Il cardinale Tagle a Gorizia

 

Questo post è chilometrico e me ne scuso, ma l'assemblea proposta dalla chiesa diocesana di Gorizia è stata troppo interessante per non raccogliere da essa problemi, pensieri e prospettive. Buona lettura! (ab) 

E' stato molto avvincente l'incontro con il cardinale filippino Tagle, uno dei più gettonati papabili in occasione dell'ultimo conclave.

Il personaggio, interrogato da dieci giovani appartenenti al Polo Liceale di Gorizia e alla scuola del Collegio del Mondo Unito, ha tenuto con il fiato sospeso l'assemblea che ha affollato in tutti gli ordini di posti il Centro Culturale Lojze Bratuž.

Gran comunicatore, simpatico, intenso e profondo, ha saputo infondere una ventata di ottimismo, nel cuore di tutti i presenti. Ha anche invitato a pensare alle sofferenze immani del mondo attuale, individuando nella giustizia, nel rispetto, nella verità e nell'amore le parole chiave sulle quali - a suo parere - è possibile costruire un mondo di pace. Molto interessanti anche le risposte ai numerosi interrogativi riguardanti il dialogo tra le religioni, là dove con arguzia ha raccontato la sua esperienza familiare ed ecclesiale in un ambiente per natura improntato all'incontro e al confronto fra le religioni.

Detto questo, mi sembra necessario aggiungere qualche riflessione, anche alla luce del sorriso di convinta condivisione che è apparso sulla bocca di molti, guardando due vescovi applaudire con entusiasmo non solo i bravissimi ragazzi che l'hanno proposto, ma anche il testo di una canzone che proclama la fine delle religioni e la possibilità di armonizzare tutte le differenze esistenti ovunque.

Prima del Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica, ancora di fatto ancorata all'antico motto "Extra Ecclesiam nulla salus", negava la possibilità di una salvezza eterna a coloro che, pur ignorandone la necessità, non avevano ricevuto il Battesimo. La teologia medievale aveva perfino inventato il limbo, come luogo di malinconica dimora dei bambini e delle brave persone che si erano comportate bene ma non erano state battezzate. Il Concilio, concluso esattamente 60 anni fa, non nega ma tempera notevolmente questa visione, in parte nella Costituzione Lumen Gentium e soprattutto nella Dichiarazione Nostra Aetate, dove si guarda con un atteggiamento simpatetico all'esistenza delle diverse religioni. Il dibattito postconciliare segue due strade, incarnate in due diverse (inconciliabili?) posizioni.

Da una parte c'è la via propugnata da Giovanni Paolo II e ribadita da papa Ratzinger. Il primo invitava solennemente ogni abitante del mondo ad "aprire, anzi spalancare le porte a Cristo", il secondo ribadiva l'unicità della Salvezza in Cristo, in particolare nel documento Dominus Jesus e in generale nel suo pontificato. Pur non negando la necessità di un dialogo costruttivo tra le diverse religioni, insisteva non solo sulla specificità e superiorità della teologia cristiana, ma anche sulla necessità di riconoscere come fondante la prima sistematizzazione filosofica generata dall'incontro dei primi interpreti cristiani con la filosofia greca.

Dall'altra c'è stata la rivoluzione di Bergoglio. La sua dichiarazione seconda la quale ogni religione è a pari titolo una via per riconoscersi fratelli e innalzarsi verso Dio, pronunciata durante un viaggio nelle Filippine, segna un punto di rottura e di non ritorno. Il documento di Abu Dhabi, sottoscritto dai rappresentanti di molte vie religiose del Pianeta, segna una svolta clamorosa, anche ufficiale, nell'atteggiamento della guida della cattolicità. Questa sera il cardinale Tagle - evidentemente sulla stessa linea di Francesco - lo ha ribadito con inusitata chiarezza: le religioni altro non sono che l'istituzionalizzazione dell'esperienza della fede. La conseguenza è che, come tali, differiscono per la capacità di inserirsi nei diversi contesti, ma non nella loro essenza di risposta ai cruciali interrogativi che albergano nel cuore dell'uomo. Se ne è fatta, e tanta, di strada in pochissimi anni!

Papa Leone XIV non sembra essere pienamente a suo agio in questo orizzonte di rapida trasformazione, appare ogni giorno di più come un elemento di mediazione, schiacciato fra la tensione progressista e quella tradizionalista. Il suo frequente richiamo alla figura del Cristo e l'attenzione alle conseguenze morali dell'appartenenza cristiana sembrano avvicinarlo all'identitarismo Woytiliano, moderando fortemente le personali ed estemporanee performance di papa Francesco che sembrava sul punto di mettere in discussione perfino il catastrofico dogma del Vaticano I riguardante l'infallibilità del Vescovo di Roma, quando parla "ex cathedra Petri". In un certo senso, si può dire che la missione affidata a Prevost sembra quella di ricondurre le pecore nell'ovile - sia quelle "di sinistra" che quelle "di destra" - offrendo motivi di confronto, dialogo e possibilmente riconciliazione.

Resta da capire se non sia ormai troppo tardi e se le due visioni del cristianesimo non siano talmente antitetiche da portare inevitabilmente a una divisione. Entrambe mosse dall'evidente constatazione della generale defezione dei battezzati non solo dal quasi totalmente sconosciuto insegnamento della Chiesa, ma anche dalla partecipazione alla vita comunitaria e sacramentale, tendono a rinsaldare le proprie fila, radicalizzando le proprie posizioni piuttosto che accettare vie di trattativa.

Per questo motivo, l'impressione è che si vada ormai verso la fine della Chiesa Cattolica. Da una parte il vescovo di Roma sembra più che mai indebolito nella sua autorevolezza e autorità, facendo così venire meno quel punto di riferimento unitario che era stato la forza del Potere della Chiesa imperiale lungo tutto il Medioevo e generando numerosi nuovi interrogativi. I cosiddetti tradizionalisti - come peraltro già visto nella Basilica di san Pietro pochi giorni fa - riproporranno una visione letteralista e fondamentalista della Tradizione, ricentrando l'unicità della salvezza in Cristo e rigettando qualsiasi compromesso con il "mondo", inteso nel senso del regno del permissivismo, del relativismo e della disperazione? I progressisti andranno verso una dissoluzione dell'unità cattolica, accompagnando i fedeli in una lettura spirituale, ma anche politica, della situazione del mondo? Proporranno il superamento delle terribili ingiustizie che annichiliscono i popoli, attraverso una testimonianza di fedele e amorevole vicinanza alle persone provate dalla sofferenza e sostenendo - almeno fino a un certo punto - i moti di ribellione e di rivoluzione finalizzati a realizzare la Liberazione dell'uomo da ogni schiavitù?

Da una parte si riproporrà la Chiesa trionfante in un contesto totalmente anacronistico, di progressivo disfacimento degli ancora numerosi centri di potere finanziario e politico, facile preda della strumentalizzazione da parte dei sovranismi neofascisti sostenitori di un'inesistente cittadella insepungabile dell'Occidente? Dall'altra si riproporrà il cristianesimo del "lievito" nascosto che fermenta la pasta dal di dentro, senza necessariamente mettersi in mostra? Da una parte ci sarà il proselitismo nei confronti dei pochi che ancora saranno interessati, dall'altra ci sarà una decisiva enfatizzazione del dialogo paritario in un mondo tornato a essere totalmente pluralista, fino al punto da oltrepassare definitivamente la pretesa dell'unicità del Cristo quale via e verità per raggiungere la vita?

In un caso o nell'altro, la Chiesa cattolica come configurata per oltre 1700 anni, dall'editto di Tessalonica (Teodosio, 380 d.C.) fino ai giorni nostri, sembra destinata, ben presto, a non esistere più. Continuerà invece sicuramente a esistere - e probabilmente di nuovo a prosperare - un cristianesimo pluriforme, più intimamente legato alla soggettività e meno alla comunità, al fascino dell'insegnamento evangelico, fondamento di scelte personali da esso derivate, anche sul piano culturale e sociale. Esso sarà intensamente radicato nell'esperienza originaria e fondante della compagnia del Maestro con i suoi discepoli, ma anche - come nel tempo delle origini - attento e rispettoso nei confronti dell'infinità di diversi linguaggi che caratterizzano il nostro momento. A livello comunitario sarà più attratto dall'impegno dell'accoglienza di ogni essere umano come "fratello", indipendentemente dai suoi "credo" o dalle ideologie, meno direttamente preoccupato delle conseguenze dell'annuncio di Cristo nelle dinamiche etiche e politiche di ogni tempo.

domenica 26 ottobre 2025

Go25 e il dialogo interreligioso

 

Nei prossimi giorni si terrà a Gorizia il festival del dialogo interreligioso, con l'accattivante titolo Terre di pace.

Purtroppo non mi sarà possibile partecipare e mi dispiace davvero, perché è una bella e importante occasione per conoscere, riflettere e crescere nelle buone relazioni.

Se ne parlerà molto, in questo contesto interessa offrire un paio di interrogativi che troveranno sicuramente risposta nell'incontro goriziano.

Il primo riguarda i concetti di religione e di dialogo. La domanda fondamentale, alla quale sicuramente l'Oriente risponde in modo più adeguato rispetto all'Occidente, è relativa alla pretesa unicità di ciascuna religione. Le cosiddette vie "del libro" - ebraismo, cristianesimo, islam - ritengono di essere le uniche depositarie della Verità rivelata da Dio. Ciò vale tuttora, anche per lo stesso cattolicesimo, fino al Concilio Vaticano II convinto del fatto che "extra Ecclesiam nulla salus" e anche successivamente abbastanza restio al confronto paritetico con gli altri percorsi religiosi. La pretesa unicità della propria via religiosa è il maggior ostacolo a un autentico dialogo, il quale per definizione dovrebbe presupporre la parità di condizioni di tutti gli interlocutori.

Certo, c'è la possibilità di aggirare l'ostacolo, cercando "ciò che unisce piuttosto che ciò che divide". In questo caso la relazione tra le diversità può effettivamente risultare una ricchezza, ma non toccando il punto fondamentale, obiettivamente lascia tutti nella propria posizione senza modificare alcunché.

Si può porre anche il problema da un altro punto di vista. Le religioni altro non sono che diverse strade per manifestare - attraverso miti, riti e sistemi valoriali - il rapporto con il medesimo e unico Dio. Questo percorso, che libera il mistero trascendente da speculazioni che non possono altro che essere frutto dell'umana ragione, trasforma tuttavia ogni religione in un sistema politico e culturale di natura esclusivamente umana. A questo punto, diventa veramente difficile esercitare il principio del cercare ciò che unisce piuttosto che ciò che divide. In relazione a concezioni dogmatiche fondamentalmente lontane dalla vita quotidiana si può anche arrivare a stabilire dei principi comuni, come proposto spesso dal per questo criticatissimo papa Francesco e scritto nell'interessante documento di Abu Dhabi. Se invece si mette a tema la realizzazione politico culturale di ogni religione, è necessario misurarsi su temi estremamente concreti, se non si vuole rimanere confinati in un'insopportabile genericità.

Sarebbe bello che il meeting di Gorizia affrontasse i fondamenti teologici e filosofici di un dialogo tra sistemi di rappresentazione della fede. Ma sarebbe importante anche che fossero messi in discussione gli elementi fondamentali della contemporaneità: il ruolo delle religioni - o meglio in questo caso delle confessioni cristiane - nella guerra tra Russia e Ucraina, la questione religiosa nel genocidio del popolo palestinese, i fondamentalismi cristiano islamico ed ebraico e inoltre, per venire a casa nostra, il dialogo interreligioso in ambiti di significativa convivenza, come per esempio la realtà di Monfalcone.

In questo modo, dalla discussione potrebbe nascere un vero e concreto Manifesto per il futuro, non un semplice elenco di buone intenzioni, delle quali, come si sa, sono piene le fosse.

domenica 5 gennaio 2025

Da Aquileia un messaggio di misericordia e di speranza

 

La basilica di Aquileia (foto M.Vecchi)
Da questa domenica, 5 gennaio, la basilica di Aquileia è chiesa "giubilare". Lo è come San Pietro a Roma, come la Cattedrale di Gorizia e tante altre. 

Sarà perché l'ambiente è di quelli che non lasciano mai indifferenti, sarà per la sobrietà dei gesti, dei canti e delle parole, sarà per l'intensa omelia dell'Arcivescovo, sarà perfino per il freddo che penetrava nelle ossa e per la non proprio massiva partecipazione... Fatto sta che la celebrazione è risultata molto coinvolgente, a tratti anche emozionante. 

Si può essere credenti o meno nella dimensione trascendente del cristianesimo, ma due parole che hanno dominato questo periodo natalizio devono essere prese seriamente in considerazione: speranza e misericordia.

Entrambe possono essere declinate in termini del tutto laici.

La speranza è la virtù di coloro che, constatando e denunciando l'ingiustizia e il male presenti nel mondo, si rimboccano le maniche per portare un contributo efficace a un cambiamento. Non esiste situazione nella quale non sia possibile trasformare la violenza in azione costruttiva, la vendetta in perdono, l'iniquità in profonda giustizia. In fondo, tutto ciò è dimostrato anche dal prossimo inizio della capitale europea della cultura 2025. Tanti sottolineano la domanda "chi l'avrebbe mai detto?" In realtà, lo avrebbe detto chi ci ha creduto fino in fondo e che per quasi ottanta anni, da una parte e dall'altra del vecchio confine, ha richiamato la bellezza della diversità linguistica e culturale, ha varcato senza paure e con piacere il confine, ha costruito relazioni e amicizie, ha lottato per garantire a tutti il diritto di esprimersi nella propria lingue nei luoghi pubblici, ha incentivato il plurilinguismo, ha studiato in modo oggettivo la storia, ha rispettato il dolore dell'altro. In altre parole, che Nova Gorica e Gorizia si sarebbero congiunte, lo hanno detto le donne e gli uomini di speranza che dal 1947 a oggi hanno operato perché tutto questo accadesse.

La misericordia è la capacità di credere che ci sia sempre un'altra possibilità. In questo senso, i gesti simbolici compiuti a Rebibbia e, nel nostro piccolo, davanti alla casa circondariale di via Barzellini, potrebbero essere molto importanti, se esprimessero una forte volontà di accoglienza di coloro che hanno commesso degli sbagli, da parte delle persone che fanno parte delle comunità che tali segni propone. Due realtà sembrano soffocare la vita collettiva e quella individuale. Da una parte l'incapacità di comprendere il senso del termine perdono. Ovunque si invoca la pena, al punto da far dimenticare i tanti tentativi di creare delle alternative e al sistema carcerario, più consone al bene e alla dignità della persona. Chi ha sbagliato, deve pagare! Questa è la legge delle caverne, riproposta nel mondo postmoderno con un sistema di prigionia che ha provocato, solo nello scorso anno, quasi cento suicidi. La società, sempre alla ricerca del colpevole, ha bisogno di un nuovo punto di vista, impregnato appunto di misericordia, la forza di trasformazione che rende possibile trasformare le spade in aratri e le lance in falci.

L'altro versante della questione, più legato alla dimensione individuale, è il senso di colpa. La vera pena da scontare, quando si compie un atto ingiusto o si provoca nell'altro un dolore, è proprio il senso di colpa che attanaglia e rende impossibile l'azione, incrementando l'arroganza e la presunzione oppure sprofondando la persona nella disperazione. La prevenzione del male non passa attraverso l'incentivazione del senso di colpa, al contrario quest'ultimo è la radice di una violenza inaudita contro gli altri e contro sé stessi. La misericordia verso sé stessi non è solo un atto che consente di continuare a vivere, ma è anche un toccasana per la società. L'errore, inquadrato nella pazienza verso sé stessi e verso gli altri, viene depotenziato, svuotato della sua carica distruttiva. Se invece enfatizzato dal senso di colpa, continua a produrre i suoi effetti in un crescendo tragico nel quale l'orgoglio ferito dalla propria debolezza e il senso di potere vilipeso, si trasformano in volontà di offesa che può giungere fino all'omicidio. Il senso di colpa è tipicamente maschilista e patriarcale, la misericordia è profondamente femminile e matriarcale.

Il Giubileo, laico o religioso che sia, è un momento privilegiato nel quale cancellare il senso di colpa con la misericordia e nel quale vincere la tentazione della passività pessimista con la rivoluzionaria speranza in una nuova umanità.

sabato 13 aprile 2024

Spiritualità e religioni di Gorizia. La straordinaria accoglienza nella moschea e nella chiesa protestante

 

L'incontro presso la moschea
Il Comune di Gorizia ha organizzato una bella uscita in città, prevedendo tra l'altro la conoscenza e l'incontro con la moschea e i musulmani della città. 

La seconda puntata della visita ai luoghi religiosi di Gorizia, tenutasi oggi (sabato 13 aprile) nell'ambito del progetto Crocevie di Europa, è durata oltre quattro ore. Una cinquantina di persone, animate da grande interesse e volontà, hanno visitato diversi luoghi della città, dalla chiesa dell'Immacolata a quella di San Giovanni, dalla Sinagoga alle diverse statue e lapidi disseminate ovunque.

Tutto è stato seguito con grande interesse, ma i due momenti salienti sono stati la visita alla chiesa metodista wesleyana di via Diaz e alla moschea e centro culturale El Houda.

Nel primo caso, accolti con grande simpatia dal presidente del consiglio di chiesa Mario Colaianni e dal pastore Jens Hansen, i partecipanti hanno potuto conoscere la storia del movimento protestante, dai prodromi con Pietro Valdo agli sviluppi luterani e alla situazione attuale. Si è parlato anche della costruzione della chiesa goriziana, voluta dal barone Ritter e della vivace realtà attuale della comunità cittadina, molto impegnata sui fronti dell'accoglienza, della solidarietà e della rivendicazione della pace.

Lo stesso è accaduto durante l'incontro con i musulmani, presso la moschea di via Mameli. In questo caso, tutti i rappresentanti erano presenti e il loro punto di vista è stato espresso da una giovane che ha toccato con grande chiarezza e capacità di sintesi i principali temi riguardanti l'Islam. Dopo di lei è intervenuto l'imam, che ha tracciato un vero programma di pace e convivenza per la città di Gorizia e per tutto il mondo. "L'Islam ci chiama all'amore - ha detto tra l'altro - alla morale, alla pace e alla tranquillità, ma ci chiama anche a trasmettere questi principi e valori alle generazioni future, affinché la bontà rimanga diffusa sulla terra e i significati dell'umanità rimangano presenti tra gli esseri umani". Ha concluso dicendo che "il vero ruolo della moschea è l'adorazione, come pure l'insegnamento alle nuove generazioni dei principi di misericordia, pace e convivenza, attraverso lezioni, sermoni e momenti di preghiera".

A suggellare la bellezza dell'incontro è stato l'inatteso e gustosissimo rinfresco, con il tipico the verde e i buonissimi pasticcini preparati per l'occasione in casa. E' stato un segno di amicizia e accoglienza che tutti hanno apprezzato, con uno sguardo pieno di amicizia e interesse anche alla sala interna dedicata alla riflessione e al culto. Una bella lezione di pace e di vita, in un tempo in cui, in certe parti, si vorrebbe negare alle persone perfino il diritto di entrare in comunicazione con Dio.