sabato 22 ottobre 2022

... ma soprattutto così!

 


Così, oggi...

Syracusis anicula deos cotidie obsecrabat ut Dionysius, crudelissimus civitatis tyrannus, incolumis sempre esset diuque viveret. Dionysius, re nova cognita, mulierem in regiam adduci iussit precumque causam quaesivit. Anicula liberius respondit : “Olim Syracusis iniquus tyrannus imperium tenebat; cum e vita excessiset, ferocior tyrannus urbis arcem occupavit, ideoque vehementer cupiebam ut eius dominatus quam brevissimus esset. Sed postea habuimus te, omnium tyrannorum saevissimum et violentissimum. Ita deos pro tua salute obsecro, ne post mortem tuam tyrannus etiam peior civitati contigat”. Tam liberum ac facetum responsum Dyonisius punire noluit et aniculam dimisit incolumen. (Valerius Maximus, I sec. a.C.-I sec. d.C.)

martedì 18 ottobre 2022

Il dado è tratto, il Giro d'Italia salirà sul Lussari

E così, come previsto, la tappa a cronometro sul Monte Lussari si farà. Anche solo a vederla sulla mappa del Giro d'Italia è una forzatura, un brevissimo frammento totalmente isolato, ci si arriva con un lungo trasferimento stradale e si va via addirittura con l'aereo, per la passerella finale ai Fori Imperiali di Roma.

La febbre del consumo ha così contagiato anche questo luogo meraviglioso, questa reliquia di un ambiente che fino a pochi anni fa era ancora incontaminato.

Ci si può immaginare quella giornata di maggio. Automobili, elicotteri, motociclette, pedoni assiepati. E sotto il santuario, la piazza dell'arrivo, le interviste, gli autografi, il processo alla tappa. E ci si può immaginare che cosa resterà. Una strada di cemento che, nonostante i divieti, invoglierà tanti a domandare permessi, un'area un tempo occupata da un laghetto trasformata in parcheggio, rumori di motori di veicoli che arrancano in salita, emissioni da tubo di scappamento al posto delle fragranze boschive. E' l'addio alla tranquillità di un luogo tanto caro a tutte le genti che abitano ai piedi del monte, sloveni, austriaci, italiani e friulani.

E' un addio che vale anche per i veri amanti della bicicletta. Molti, inforcando la mountain bike, hanno già raggiunto il Lussari, la strada sterrata è da anni un buon banco di prova per chi ha gambe e polmoni. si sono fatte anche gare, di velocità in salita, anche con molto concorso di pubblico. Poteva bastare, anche per rilanciare l'uso della bicicletta come mezzo che unisce cultura, economia, umanità e salute. Nessuno aveva mai neppure immaginato un simile consumo di suolo, la cementificazione di una stradina di montagna, il lancio nel circo del turismo globale. E' vero, le avvisaglie c'erano tutte. La funivia aveva riempito i fine settimana d'inverno di sciatori innamorati della stupenda pista Di Prampero, mi aveva consentito anche a chi non ha il dono o la forza per camminare di sperimentare la spiritualità dell'ambiente. C'era stata una lunga battaglia per evitare la trasformazione dell'antica via dei pellegrini in pista da sci. E pensare che fino agli anni '80 del XX secolo era ancora possibile vedere alcuni tratti del selciato di pietre lisce sulle quali molti pellegrini salivano in ginocchio per ore!

Insomma, il Monte Lussari è uno scrigno di storia, di fede, di bellezza paesaggistica e anche di arte. E' un luogo che è rimasto nei secoli così affascinante anche per la fatica richiesta per raggiungerlo. Forse per questo, la tappa del Giro d'Italia sembra a molti - certo, non a tutti - più che una provocazione, un'inutile profanazione di un tempio della Natura e dell'Umanità. 

Sono consapevole che ciò non interesserà a nessuno, ma da appassionato ciclista e da abbastanza fedele spettatore della corsa rosa, quest'anno non seguirò le sue tappe, meno che meno la diciannovesima, la cronoscalata da Valbruna al Monte Lussari.

domenica 16 ottobre 2022

Gli Iron Maiden oltre l'Iron Curtain, 12 aprile 1981

 

Foto Nevio Costanzo
Ecco un'interessante gemma, una vera e propria curiosità culturale. La "rubo", con l'autorizzazione dello scopritore nonché fotografo, da quello straordinario osservatore di particolari angoli goriziani che è Nevio Costanzo.

E' chiaramente una pietra confinaria, con il numero seriale 58 ben dipinto. Fino a qua niente di strano. Ma se si aguzza la vista, si scopre che sotto qualcuno ha scolpito una scritta in inglese: Iron Maiden passed the iron curtain 12-4-1981.

Sì, proprio gli Iron Maiden, i musicisti del celebre gruppo inglese, sono passati per Gorizia, hanno attraversato il valico confinario della Casa Rossa e sono entrati in Jugoslavija, forse per una tournée o per chissà quale altro motivo.

Hanno voluto, gli interessati o chi per loro, lanciare un messaggio ai posteri, giocando ironicamente sul termine "iron". La "fanciulla di ferro" ha attraversato la "cortina di ferro" che evidentemente non era così chiusa come qualcuno voleva far credere.

Non esiste più la Jugoslavija, non esiste più la cortina di ferro. Esistono ancora i confini, sono quelli dell'Unione europea, spostati di qualche centinaio di chilometri e diventati reticolati insormontabili di acciaio per chi fugge da fame guerra e persecuzioni. Ma quella scritta è ancora visibile, ricordo di un tempo che sembra molto più lontano dei quasi 42 anni trascorsi da quel mese di aprile del 1981.

sabato 15 ottobre 2022

"Andemo de là". Una gita a Nova Gorica.

 

Circa 60 persone, provenienti da Gorizia e dintorni, accogliendo l'invito del "Libro delle 18.03", hanno visitato Nova Gorica.

Sembra una gita un po' strana. Perché dedicare una mattina alla conoscenza di una città distante al massimo venti chilometri dalla residenza degli intervenuti? Perché in realtà la distanza non è geografica, ma storica e la divisione che ha segnato questa terra soltanto recentemente sta svanendo dalla testa degli abitanti.

Un po' grazie a una guida di eccezione, Pavla Jarc, direttrice del Kulturni dom di Nova Gorica e competente storica dell'arte, un po' grazie a una costruttiva curiosità, i partecipanti sono stati resi partecipi di tanti aspetti e angoli nascosti, a un passo al di là del confine.

Nella stazione della Transalpina c'è stato l'incontro con Kristina Markova, referente dell'importante info point turistico internazionale. Si è poi fatto sosta alla Carinarnica, il piccolo edificio doganale sul confine tra la Erjavčeva ulica e la via San Gabriele. Si sono poi ammirati alcuni dei tanti busti scolpiti, soffermandosi in particolare ad ascoltare le voci poetiche di Ljubka Sorli Bratuž, Alojz Gradnik e Simon Gregorčič. Grazie alla parola sapiente di Pavla, hanno trovato forma e spiegazione le numerose statue presenti in città, soprattutto le più recenti espressioni di arte moderna e postmoderna. Ci si è soffermati sulla Fornace, unico edificio esistente prima dell'avvio delle fondamento di Nova Gorica, nonché sulle reliquie dell'antico cimitero, al posto del quale oggi c'è la stazione delle corriere. Non poteva mancare un passaggio nella piazza del "travnik", davanti al Municipio, una discesa nell'interessante sala espositiva, la Mestna Galerja e un'istruttiva passeggiata guidata all'interno della bellissima Knižnica, la Biblioteca della città.

L'obiettivo non dichiarato ma del tutto centrato è stato quello di far comprendere che Nova Gorica e Gorizia non sono due città separate, ma un unico agglomerato urbano, uno antico e uno moderno. Questa diversità, marcata anche dalle lingue e dalle espressioni artistiche e culturali, invece di essere un ostacolo, è una risorsa preziosa della quale rendersi conto ed andare orgogliosi. Del resto, la nomina di Capitale europea della Cultura è stata determinata proprio da questa simbiosi tra vecchio e nuovo, tra tradizione e innovazione, tra tanti idiomi e ricerca di unità. Grazie Pavla per la guida delicata e intelligente, grazie Paolo Poli per aver pensato a Nova Gorica, come sorprendente meta della prima "passeggiata" di questa edizione autunnale del Libro delle 18.03.

venerdì 14 ottobre 2022

Evropska Prestolnica Kulture 2025. Che cosa è la Capitale Europea della Cultura 2025?

L'assegnazione a Nova Gorica della Capitale europea della Cultura, nell'anno 2025, ha un passato, un presente e un futuro.

Il passato affonda le radici fino alla fine della seconda guerra mondiale. Il conflitto che ha insanguinato il mondo, unito alle sofferenze inflitte soprattutto alla popolazione slovena durante il regime fascista e l'occupazione nazifascista, ha provocato grandi devastazioni, materiali e spirituali, al territorio. Ma è già negli anni '50 che le ferite delle arbitrarie divisioni - alcune immagini, per usare un termine moderno, erano diventate virali, come quelle relative al cimitero di Miren o alla stalla separata dalla casa padronale - hanno cominciato a essere piano piano rimarginate. Sindaci illuminati, da una parte e dall'altra del vecchio confine, operatori culturali dalle larghe visioni, vescovi e sacerdoti desiderosi di camminare insieme, hanno permesso alla frontiera goriziana di non essere una "cortina di ferro", ma un luogo di passaggio, sempre meno difficile da oltrepassare. L'indipendenza della Slovenia e la dissoluzione della Jugoslavia hanno permesso di compiere un altro passo in avanti nelle relazioni reciproche. Il processo di avvicinamento si è compiuto nel 2004, con l'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea e soprattutto nel dicembre 2007, con l'adesione all'area Schengen. Da allora il confine ha cominciato a sparire anche dalla testa degli abitanti ed è diventato via via più normale non soltanto costruire affari, ma anche incontrarsi, conoscersi, intessere amicizie a relazioni affettive.

Il presente riguarda la candidatura a essere Capitale europea della Cultura nel 2025. Ogni anno sono due le Capitali europee della Cultura e vengono decise sulla base delle proposte che derivano dai diversi Stati, a rotazione. A ogni Nazione l'onore capita quindi circa una volta ogni 14 anni. In Italia l'ultima Capitale è stata Matera, nel 2019. La Slovenia ha candidato per il 2025 diverse città, ma la scelta finale è stata riservata a cinque: Ptuj, Kranj, i dintorni di Ljubljana, i quattro Comuni sloveni affacciati sull'Adriatico e, appunto, Nova Gorica. La scelta, come si sa, sulla base del contratto progettuale definito "bid book", è caduta su Nova Gorica, grazie al rapporto stabilito con la vecchia Gorizia italiana. Quindi, la dizione esatta è: Nova Gorica, capitale europea della cultura o meglio ancora Evropska Prestovlnica Kulture (EPK), con il sostegno e insieme a Gorizia. Il percorso fino al 2025 è stato per il momento abbastanza tormentato, anche per la frequente sostituzione delle persone chiamate a guidarlo e per la ricerca di strumenti burocratici adeguati per gestire un ambizioso programma che coinvolge di fatto due Stati. Sono stati così attivate due strutture di coordinamento per realizzare l'obiettivo di raccogliere finanziamenti dall'Europa, dalla Slovenia, dall'Italia e dalla Ragione Friuli - Venezia Giulia, Zavod per Nova Gorica e il già esistente GECT/EZTS composto dai tre comuni confinanti di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter/Vrtojba. Questa ultima istituzione è operativa da oltre dieci anni, ha realizzato diversi obiettivi, il più visibile viene inaugurato proprio in questa giornata di ottobre 2022, la bellissima passerella sull'Isonzo a Salcano, nodo determinante nella costruzione della pista ciclabile dalla foce alla sorgente del fiume.

Il futuro riguarda i sogni che si potrebbero realizzare, che cosa potranno essere - a partire dal 2026 - Nova Gorica, Gorizia, ma anche tutto il territorio che comprende le valli dell'Isonzo/Soča e del Vipacco/Vipava, il Carso sloveno e la Bassa Friulana Aquileiese. Tante sono le ipotesi possibili. Per esempio, con l'aiuto dei centri di ricerca accademica e scientifica dedicati alle relazioni internazionali e alla diplomatica, la zona potrebbe diventare Laboratorio di costruzione di pace e giustizia, centro di addestramento dei corpi civili di pace, luogo di avvio di trattative per popoli che si trovano momentaneamente in guerra. In questo senso, posta nell'area settentrionale della cosiddetta "rotta balcanica", la Capitale della Cultura dovrebbe segnalarsi per una straordinaria capacità di accoglienza, individuando modalità originali e creativi per far sì che chi fugge da guerra, fame e persecuzioni possa essere e sentirsi pienamente a casa propria. Inoltre, data l'importanza del Novecento Goriziano, potrebbe essere un realtà molto attrattiva per gli studi storici e antropologici, per gli approfondimenti botanici e zoologici, per la salvaguardia di un ambiente particolarmente bello e in parte incontaminato. Si potrebbero immaginare istituzioni socio-economiche in grado di generare lavoro, valorizzando l'asse orizzontale che dal Nord Italia si dirige verso Lubiana e il centro Europa e quello verticale, dall'Adriatico al Mare del Nord. Nova Gorica e Gorizia potrebbero quindi essere un vero nodo di scambi commerciali e soprattutto culturali, senza dimenticare il ruolo storico della vicina Aquileia, alla cui forza generativa spirituale e culturale guardano qualcosa come 9 attuali Nazioni e almeno 42 soggetti religiosi cristiani e non solo. Potrebbe altresì essere un luogo di approfondimento filosofico, invitando pensatori di tutto il mondo a confrontarsi sulla sostenibilità di un futuro che si presenta incerto, anche sul piano della visione teorica. A Nova Gorica e Gorizia si dovrebbe iniziare l'elaborazione di una nuova sintesi di pensiero, in grado di integrare valori e aporie dell'aristotelismo medievale e dell'idealismo moderno e postmoderno, senza dimenticare gli apporti delle culture extraeuropee. Sì, proprio a Nova Gorica e Gorizia, definite da molti "cerniera tra Oriente e Occidente".

Non si tratta dunque di realizzare qualche strada in più o di risistemare gli arredi urbani, neppure di svolgere qualche specifica azione teatrale o musicale. Si tratta di cambiare radicalmente mentalità, di sentirsi tutti parte di una straordinaria realtà internazionale che, per quanto geograficamente piccola, può offrire all'Europa e al Mondo intero una proposta credibile di giustizia, pace e fraternità.

giovedì 13 ottobre 2022

ASSANGE LIBERO! La maratona del 15 ottobre.

J.Assange, quadro di Abel Herrero
L'avvio della nuova legislatura del Parlamento italiano, le tradizionali e stucchevoli manovre per le elezioni dei vari presidenti e vicepresidenti, rischiano di far dimenticare un importantissimo appuntamento.

Sabato 15 ottobre ci sarà la maratona internazionale per la liberazione di Juljan Assange. In tutto il mondo ci saranno manifestazioni, incontri informativi, momenti di riflessione sull'incredibile - o forse fin troppo credibile! - caso del giornalista australiano.

Tutti ricordano perché sia entrato in un'odissea giudiziaria che lo ha portato a conoscere le più tremende umiliazioni che un essere umano possa ricevere. La sua "colpa" è una sola, quella di aver svolto con grande serietà la propria professione e aver rivelato scena e retroscena dei più clamorosi intrighi che hanno portato il pianeta a essere così come è.

Lo ha fatto in nome di un giornalismo che non deve essere il "cane da compagnia del Potere", ma il "cane da guardia della democrazia", denunciando tutto ciò che ostacola o rende evanescente quel "potere del popolo" che la parola stessa dovrebbe evocare. Assange non ha guardato in faccia nessuno, potenti della terra o magnati dell'economia e per questo è da quasi un decennio imbucato in una corsia di terrore che sembra non avere mai fine.

Manifestare a favore di Juljan non è tanto (o soltanto) rivendicare il sacrosanto rispetto dei diritti della persona, ma è proprio rivendicare la dignità del sistema che dovrebbe vedere ogni cittadino protagonista del governo del proprio Stato o del proprio Comune. Ogni segreto che impedisce la comprensione del reale svolgersi degli avvenimenti è una ferita profonda al sistema che dovrebbe consentire a tutti - nessuno escluso - di esercitare quel "potere che appartiene al popolo", come recita l'articolo 1 della Costituzione Italiana.

Mentre un'infinita serie di segreti - militari, politici, sanitari, finanziari... - determina l'esistenza quotidiana delle persone e delle società, si condanna e si distrugge la vita stessa di un giornalista che si ribella a questo stato di cose, nel nome di una formazione ed educazione all'autentico esercizio del "potere del popolo". Il caso Assange è un caso emblematico. se sarà estradato e ulteriormente condannato, avremo una tragica conferma della deriva di un sistema che di "democratico" ha soltanto il nome. Se invece la "maratona" del 15 ottobre avrà un successo e Assange ritroverà la libertà della quale ha totalmente diritto, si potrà guardare ancora al futuro con un barlume di speranza. 

A tutte e tutti l'invito a dedicare almeno un pensiero, sabato 15, a Juljan Assange, in qualunque situazione ci si trovi a vivere un nuovo giorno di grazia di questo difficile anno 2022.