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lunedì 16 settembre 2024

Gorici, il territorio delle due Gorizia, protagonista a Napoli

 

Giovedì 26 settembre, presso l'istituto "L'Orientale" dell'Università di Napoli, nell'ambito del Festival delle Lingue, si parlerà di Nova Gorica e di Gorizia.

Alle 15 ci sarà una conferenza, nel corso della quale verranno evidenziate le straordinarie opportunità offerte dal vivere in un territorio di confine. Senza tacere la drammaticità degli eventi che si sono verificati soprattutto nella prima metà del XX secolo, si racconterà il percorso che ha portato due città divise a essere congiunte, nella valorizzazione delle differenze. Si parlerà anche dell'Europa che in un momento particolarmente difficile, caratterizzato da nuove guerre, dal rinascere del nazionalismo e del razzismo, guarda con speranza a Nova Gorica e Gorizia, capitale europea della Cultura (ma anche della Pace, dell'Accoglienza e della Giustizia) per il 2025. Seguirà, alle 16, la proiezione dell'ottimo film Moja meja/Il mio confine, di Anja Medved e Nadja Velušček, che consentirà di andare ancora più a fondo sulla percezione della storia di una frontiera che si vorrebbe eliminata per sempre, non soltanto dalla carta geografica ma anche e soprattutto dalla testa delle persone. Il tutto sarà anticipato, alle ore 14, da un'assai interessante riflessione di Rosanna Morabito e Maria Bidovec sul tema Le lingue dei vicini, serbo croato e sloveno. Per questa straordinaria occasione, un grazie speciale a Maria Bidovec e Sanja Pirc, referenti dell'insegnamento accademico della lingua e della cultura slovena a Napoli e a Roma.

venerdì 31 maggio 2024

Materani a Gorizia: incontri immaginari tra capitali europee della cultura (3: Solkan e Sveta gora)

 

Non c'è la possibilità del bagno in mare, ma aprire le finestre sul Collio di prima mattina, è un'esperienza elettrizzante. Le colline si rincorrono l'una con l'altra, divise da valli scavate da torrenti impercettibili, i colori dei vigneti si mescolano con quelli degli alberi da frutta, risuonano ovunque i festosi rintocchi delle campane che sembrano voler collegare i paesi in un meraviglioso concerto all'aria aperta. E' uno scenario da sogno, che ricorda qualche parte della Toscana, ci sono perfino i paesi abbarbicati sulle cime e i tozzi castelli dall'aria ammiccante... 

La colazione non fu da meno, tra una marmellata e una fetta di salame, Carmelo, Nunziata e Ninetto ebbero la possibilità di scambiare due parole con la famiglia di ospiti seduta al tavolo vicino. Il giovane, che cominciava a essere un po' stufo della compagnia dei soli suoi genitori, aveva adocchiato la ragazza e aveva cercato di capire da dove venissero. Un po' con il suo stentato inglese, un po' con gesti e tirando fuori dalla borsa una cartina, riuscì a capire che anch'essi erano venuti a visitare la capitale europea della cultura e che provenivano da un'altra "capitale", di qualche anno prima: Maribor. Si stupì che anche Jana avesse la stessa guida del territorio, ma ben presto si accorse che era l'edizione in lingua slovena: Gorica Nova Gorica, povezani mesti. Non c'era molto tempo per i convenevoli, Carmelo disse: "Su dai, dobbiamo andare, ci troveremo di sicuro in giornata da qualche parte". In qualche modo si salutarono e, per farla breve, ripresero l'auto e ridiscesero verso la città. 

Giunsero a Solkan proprio mentre dal ponte della strada cosiddetta di Osimo, alcuni ardimentosi si gettavano a capofitto verso l'Isonzo, sostenuti da corde elastiche che consentivano voli impressionanti. Trascurarono per il momento l'originale museo della falegnameria - "Ci passeremo domani!" - e giunsero a Vila Bartolomej, la sede del Goriški Muzej, dove li aspettava un'importante disanima della storia del Novecento: l'inizio sotto l'Impero Austro-Ungarico, la prima guerra mondiale, poi l'Italia e il fascismo, la seconda guerra mondiale e la liberazione, la presenza dell'esercito jugoslavo e poi quella degli alleati, la linea di confine, il tempo della Jugoslavia con la nascita di Nova Gorica e poi della Slovenia indipendente, l'ingresso nell'Unione europea, poi in area Schengen e infine la capitale europea della cultura. "E' un viaggio incredibile nel cuore dell'Europa", disse Ninetto emozionato. "Nel cuore del mondo", aggiunse Nunziata. "Avete visto molto, ma al vicino castello di Kromberk vi potrete godere alcuni grandi pittori, Zoran Mušič, Lojze Spacal, Tone Kralj, Avgust Černigoj, conoscere le storie e le opere di letterati straordinari, entrare nel cuore di una delle più vivaci e interessanti storie culturali della Mitteleuropa". Le parole del direttore del Museo erano alquanto convincenti. Era necessario rimanere ancora qualche giorno a Gorizia e Nova Gorica, avere anche il tempo per una corsa su per la strada dell?Isonzo, verso Kanal e Kobarid... "Ah Kobarid, quello della rotta di Caporetto", non si trattenne Ninetto, che ricordava ancora il suo professore di storia che parlava del Sabotino, del Podgora e delle battaglie della Bainsizza. "I luoghi di Uomini contro, il film con Gian Maria Volonté!" disse Carmelo per fare il saputello, confondendo peraltro il Carso e il Collio con l'altopiano di Asiago. "Sì - aggiunse Nunzia - ma oggi cerchiamo almeno di finire il percorso della grande mostra della capitale della cultura. Ci manca Monte Santo". "Sveta Gora" si sentì una voce dietro di loro. Era Jana con i suoi: "se volete, andiamo su insieme - disse in un ottimo inglese - tra l'altro lassù si mangia anche molto bene!".

Fu così che i sei risalirono i tornanti, lanciando sguardi sempre più interessati al panorama che si andava aprendo sull'intera piana di Gorizia, là dove le città sembravano essere un unico grande agglomerato raccolto tra dolci colline. La visita al santuario fu molto interessante, un giovane francescano raccontava la storia del sito, Jana cercava di tradurre in inglese per Ninetto e lui a sua volta parlava in italiano con i suoi. Era un modo un po' complicato per comunicare, ma alla fin fine parlavano più i sorrisi della comprensione dei termini, tanto che Jana e Ninetto uscirono dalla chiesa tenendosi per mano. A Nord si stagliavano le Alpi Giulie, il Kanin, il Krn e il Triglav salutavano i visitatori, a Sud, facendo capolino dietro la mole massiccia del Sabotin, salutavano le due Gorizia unite, risplendenti sotto il sole dell'estate. L'Isonzo si intuiva nel profondo della valle, sembrava quasi di ascoltare il suo fragoroso e allegro mormorio. Era tempo di entrare nei locali interni del santuario, dove era allestita la parte della mostra riguardante la storia del popolo sloveno e della conversione al cristianesimo negli oscuri secoli tra il VII e il IX. I gitanti di Maribor sembravano ovviamente conoscere meglio quelle storie, per gli italiani era tutta una novità: il ruolo del patriarcato di Aquileia, i contrasti con Salisburgo, Carlo Magno e la conversione forzata dei popoli provenienti dall'est, Paolino d'Aquileia e la proposta di convertire con la convinzione e non con la costrizione, il grande poeta sloveno France Prešeren e il racconto dei leggendari Črtomir, Bogomila, Valjhun... Era una storia estremamente interessante, raccontava incontri e scontri tra culture, lingue intrecciate e poi disciolte, vicende di pace e di guerra. Era così chiaro adesso il percorso, erano poste le radici, erano spuntati i tronchi, cresciuti i rami, prodotte le foglie, generati i fiori. E ora ci si poteva godere in tutta la sua ampiezza quel territorio, lontano da Maribor, lontanissimo da Matera. "Grazie a chi ha realizzato questa mostra in così tante e differenziate sedi. Ci avete aiutato a entrare nella vostra vita". Aveva scritto Carmelo sul libro dei visitatori e gli altri due avevano firmato. Ninetto aveva lanciato un'occhiata anche a Jana che stava scrivendo qualcosa dopo di loro. Non aveva capito nulla di ciò che era scritto, ma presentiva che quell'incontro non sarebbe stato l'ultimo.

Visitata la grande mostra della capitale europea della cultura, era tempo di tornare a valle e di conoscere le "due città in una", possibilmente camminando oppure, perché no? andando in bicicletta. I tre materani telefonarono al bed and breakfast della sera prima, sarebbero rimasti in zona almeno altri tre o quattro giorni. "ora che non dobbiamo più seguire il percorso dal preromano al postmoderno, tira fuori la guida, con quel magnifico colore, decidiamo che fare nei prossimi giorni" ordinò quasi ridendo Nunzia al suo Ninetto, che vedeva un po' smarrito. "Sì, dai, verranno anche gli amici di Maribor, magari piano paino impariamo qualche parola di sloveno!" Carmelo disse: "Vediamo di affrontare già oggi pomeriggio il primo degli otto itinerari proposti da Nova Gorica Gorizia, due città in una". "Chissà chi è questo autore, dal cognome promettente?" "Mah, chissà, forse lo incontriamo, camminando per il centro della parte vecchia o della parte nuova. Sarebbe bello farci guidare da lui..."   

Finito il sontuoso arrosto e consumato l'ultimo bicchiere di cabernet, assai soddisfatti si tuffarono nella ripida e stretta strada che li avrebbe riportati in città. (3. Fine)

mercoledì 29 maggio 2024

Materani a Gorizia: incontri immaginari tra capitali europee della cultura (2: Santa Chiara, Castagnavizza, Transalpina)

 

La mattina dopo, dopo il bagno mattutino in mare, i tre lasciarono Grado per dirigersi verso Gorizia. Questa volta avevano affittato un auto, per essere più  liberi e avevano pensato di seguire un'altra strada, per fermarsi almeno una mezz'ora a san Canzian d'Isonzo, citato dalla guida come "secondo sito archeologico più importante della Regione". Nunziata aveva un po' protestato perché avrebbe voluto vedere i casoni della Laguna - "mi hanno detto che assomigliano ai trulli", aveva detto rivendicando ancora una volta le sue origini pugliesi distinte da quelle del marito e del figlio rigorosamente lucani. "Avremo tempo nei prossimi giorni, adesso non vediamo l'ora di essere a Gorizia!"

Conobbero la fulgida storia dei santi martiri canziani e proseguirono verso Sagrado e Gradisca, salirono sul san Michele e diedero uno sguardo, col cuore triste, alle innumerevoli trincee e ai segni della sanguinosa Grande Guerra. Scesero verso la città, adagiata fra i colli, sotto la collina del castello che - come recitava la guida alla mostra pluricentrica del 2025, "aveva dato il nome alla città, riportato in un documento con il quale l'imperatore Ottone III donava al Patriarca di Aquileia Giovanni villa quae sclavorum lingua vocatur Goriza", cioè piccola montagna, ovvero collina.

"Andiamo subito in centro, a vedere la mostra nel museo di Santa Chiara". Tutti tre una volta tanto erano d'accordo, parcheggiarono vicino al bel mercato coperto e tirarono fuori il biglietto cumulativo: dopo i musei di Aquileia, era la volta di quelli del Goriziano. Anche qua l'argomento era il rapporto tra popolo, religiosità e arte. Un piano permetteva di contemplare i bei reperti del tesoro della Cattedrale di Gorizia, dettagliati pannelli illustrativi ne raccontavano la storia, dal 1751, anno della soppressione del Patriarcato di Aquileia e dell'erezione della nuova Arcidiocesi. In un altro piano venivano presentati altri culti e opere d'arte presenti sul territorio. Si parlava della predicazione di Primož Trubar, della sua grande figura di fondamento della letteratura slovena, del primo  protestantesimo diffuso a macchia d'olio fino alla scelta per il cattolicesimo degli Asburgo. Si invitavano i visitatori a visitare le chiese della città, come pure a un passaggio presso quella evangelica metodista, costruita a metà dell'800 dalla famiglia degli industriali tedeschi Ritter, ai quali tanto si deve della sopravvivenza del territorio. All'ultimo piano si raccontava la storia dell'ebraismo, dei ghetti della Cocevia e dell'attuale via Ascoli, della costruzione della Sinagoga, di Graziadio Isaia Ascoli, dei Michelstaedter, di Carolina Luzzato, dei Morpurgo. "Qua c'è scritto che non si può andare via dalla zona senza aver visto il cimitero ebraico di Valdirose. Io ci andrei subito dopo la visita a questo interessantissimo museo" - propose Ninetto, aggiungendo che nella guida acquistata ancora a Matera c'era scritto che in Slovenia avrebbero trovato delle ottime "gostilne", cioè ristoranti. "In effetti, mi sta venendo su una fame indescrivibile" - chiosò Carmelo, invitando gli altri due ad affrettarsi.

E fu così. Attraversarono il confine alla Casa Rossa e andarono a vedere la suggestive tombe ebraiche, nomi importanti, simboli affascinanti, l'acqua versata sulla terra, Giona inghiottito dal pesce. Si rinfrancarono con un breve spuntino e notarono come il santuario della Castagnavizza, successiva meta del museo diffuso "dal preromano al postmoderno", fosse proprio sopra di loro. decisero di andarci a piedi, costeggiando lo spettacolare parco Rafut e la villa Laščak. Sotto il sole non  fu proprio una passeggiatina, ma appena arrivati furono ampiamente ripagati.  Il monastero era bellissimo, con una chiesa, ricostruita quasi interamente dopo la prima guerra mondiale, molto accogliente e riservata. Sotto il pavimento c'erano le tombe dell'ultimo re di Francia Carlo X e di diversi dignitari della sua corte, finiti a Goriyia seguendo il bizzarro scorrere degli eventi storici. Una gentilissima studiosa parlò loro del grande linguista Stanislav Škrabec, vissuto oltre 40 anni nel convento, responsabile dell'avvio dell'ormai quasi bicentenario meraviglioso giardino delle rose: "ma per capirne la bellezza dovete tornare in maggio,  potrete vedere i colori e sentire i profumi... Per ora accontentatevi della quarta parte della nostra mostra del 2025, sulla religiosità popolare. I  tre materani erano veramente colpiti, non si sarebbero mai aspettati tanti reperti, cassapanche, ex voto, semplici tavolette di legno, a ricordare la fede semplice  e nello stesso tempo solida dei contadini e dei montanari delle valli dell'Isonzo e del Vipacco. "E non è tutto - vedrete tantissime altre testimonianze, anche molto misteriose e originali, al Goriški Muzej di Solkan. E' la penultima tappa della mostra, dedicata agli eventi dell'ultimo secolo... Però prima godetevi gli incunaboli del Monastero e anche, in esclusiva per questo periodo, le incredibili miniature dei codici aquileiesi".

"Carmelo - disse Nunzia uscendo dal santuario e contemplando la città di Nova Gorica ai loro piedi - ma qua le mostre ci stanno raccontando una storia straordinaria, ma se non ci fermiamo di più rischiamo di non goderci le città". "Già - disse Ninetto - perché non cerchiamo da dormire da queste parti questa notte." Provo in qualche paese sul Collio, dicono che siano molto accoglienti e che abbiano un vino straordinario...". "Affare fatto" - dissero all'unisono Ninetto e Carmela.

Scesero così alla Transalpina, la stazione antica, meravigliosa. Notarono che la piazza in Slovenia si chiama Piazza dell'Europa, ricordando l'ingresso della Slovenia nell'Unione europea. Videro il piccolo museo della stazione e chiesero notizie. Un gentilissimo custode disse. "Vi conviene finire la mostra principale, vi mancano il museo di Solkan e Sveta Gora (in italiano Monte Santo). Se poi vi fermate ancora qualche giorno, vi consiglio il museo diffuso sul confine: ci sono tanti piccoli luoghi di esposizione che raccontano come si viveva quando qua c'era il confine. Non certo una cortina di ferro, ma senz'altro uno sbarramento che oggi non esiste più."

E fu così che i tre, sempre più entusiasti di aver deciso di venire a Gorizia e a Nova Gorica, ordinarono una birra al bar della stazione e decisero di rinviare al giorno successivo la visita agli ultimi due luoghi di esposizione della grande mostra "dal preromano al postmoderno", anche perché sapevano che avrebbero dovuto affrontare il tema più complesso dell'intero lungo itinerario: il Novecento Goriziano. Prenotarono su internet le stanze di un bed and breakfast in un paese che si chiama Medana e si prepararono a un indimenticabile tramonto, condito dalla locale ribolla gialla e da uno strepitoso piatto di čevapčiči. (2. continua)

mercoledì 15 maggio 2024

Tone Kralj a Gorizia...


Kruha in iger, panem et circenses. E' il titolo della straordinaria mostra del famoso pittore sloveno Tone Kralj (1900-1975) che si terrà al Kulturni dom di Gorizia, con inaugurazione lunedì 20 maggio, alle ore 18. Nell'occasione parleranno Nataša Robežnik, Tina Fortič Jakopič, Andrea Bellavite, Boris Peric e Igor Komel. La presentazione ufficiale della mostra è affidata a Kaja Širok.

E' un'occasione unica per conoscere il percorso artistico di un autore particolarmente interessante e coraggioso. E' stato un vero innovatore, offrendo un esempio di sperimentalismo modernista, con un'eccezionale capacità di gestione dei colori e delle forme. E' noto soprattutto per il costante collegamento, neanche troppo simbolico, con la situazione del popolo sloveno nel periodo del fascismo e con la realtà della Jugoslavia dell'immediato  secondo dopoguerra. La scelta dei quadri esposti al Kulturni consente un'immersione particolarmente avvincente e drammatica nelle vicende della deportazione, degli incendi, delle fucilazioni di gruppo che hanno interessato la Slovenia, dal Trattato di Rapallo a quello di Parigi. E' soprattutto evidenziata la delicatezza e la compartecipazione, in una singolare commistione di motivi religiosi e civili in grado di suscitare emozione e commozione. La sofferenza derivata dall'oppressione è accomunata a quella dei martiri cristiani dei primi secoli, così come il pensiero al principio neroniano (ahimè, non solo suo!) del "panem et circenses" suscita la speranza che il tempo delle persecuzioni possa finire, con l'avvio di una nuova stagione di serenità e libertà.

Altrettanto interessante è la contemporanea inedita esposizione di alcuni quadri e schizzi per la realizzazione di affreschi nelle chiese, che si tiene presso la Biblioteca Damir Feigl (Trgovski dom). In questo caso l'inaugurazione è prevista il giorno dopo, martedì 21 maggio, sempre alle ore 18, con la presentazione di un significativo catalogo, curato anche da Klavdija Figelj, Luisa Gergolet e Alessandro Quinzi. In questo caso si tratta solo di un piccolo frammento della gigantesca opera compiuta da Tone Kralj in decine di chiese della Primorska e non solo. In questo contesto, si comprende ancora meglio la sensibilità storica, culturale e religiosa dell'artista, impossibile da rinchiudere in uno schema fisso, dal momento che la sua arte è sempre libera e, pur innestata nelle più avanzate suggestioni della modernità, sempre affrancata da qualsiasi inquadramento di ordine tecnico o contenutistico. La sacralità si confonde nella laicità e il paradosso della fede si congiunge alla complessità della Storia.

Insomma, due mostre da non perdere su un grande artista, da conoscere anche accogliendo il suggerimento di prevedere qualche visita agli innumerevoli luoghi di preghiera nobilitati dai suoi affreschi e dalle sue pitture.

domenica 5 maggio 2024

Il link alla magica serata del Kulturni dom: hvala, grazie!

Gorici, due città in una
Un post anomalo e più personale del solito. In un periodo così pieno di preoccupazioni, è stato bello trascorrere una sera dialogando su come sia possibile l'impossibile, cioè sulla trasformazione di un territorio insanguinato da tante guerre in uno spazio di pace e convivenza, dove ciascuno - con le sue peculiarità linguistiche e culturali - possa veramente sentirsi a casa propria. Evropska prestolnica kulture, Capitale europea della cultura, cioè della pace, dell'accoglienza, della giustizia, della sororità e fraternità universali.

Venerdì scorso, 3 maggio, al Kulturni dom di Gorizia c'è stata la prima presentazione dei libri Gorizia Nova Gorica due città in una (Ediciclo) e Gorica Nova Gorica povezani mesti (ZTT).

E' stata una serata magica per le parole condivise, la presenza straordinaria di tantissime persone attente e partecipi, le riflessioni scaturite dalle parole espresse.

Come non scrivere un grandissimo GRAZIE, HVALA, anche in queste Storie Viandanti. Grazie agli ideatori, Pia Lešnik, Boris Peric e Igor Komel. Grazie agli editori Martina Kafol e Vittorio Anastasia con tutti i loro bravissimi collaboratori che hanno curato la grafica, la cartografia, la correzione delle bozze e la diffusione. 

Grazie a Mattia Vecchi al quale si devono quasi tutte le fotografie, tra le quali quella splendida in copertina. Grazie ad Anja Mugerli e ad Angelo Floramo per le loro partecipi e avvincenti prefazioni. Grazie per le prime presentazioni nel mese di maggio e l'incoraggiamento di Romina Kocina e Marko Marinčič (Gorizia, 3 maggio), di Stojan Pelko e Boris Peric (Nova Gorica, 6 maggio, Knižnica Bevk, ore 18), di Barbara Urizzi (Udine, 12 maggio, Libreria Feltrinelli, ore 17), di Nevio Costanzo (Latisana, Agriturismo Albafiorita, ore 18) e di Klavdija Figelj (Nova Gorica, 30 maggio, Libreria Maks, ore 18). 

Un ulteriore e speciale grazie naturalmente a Pia Lešnik che ha tradotto il testo e lo ha sapientemente adattato al lettore sloveno. Un grazie grande ai giornalisti, a coloro che hanno curato e curereranno le recensioni. Ovviamente infine, un grazie a tutte e a tutti, a ciascuna e ciascuno:  con la loro presenza hanno reso e renderanno più interessanti gli incontri di presentazione. 

Un particolare grazie a Nevio Costanzo che ha registrato la serata del Kulturni e l'ha resa disponibile sul web. Chi è interessato, trova il tutto clikkando sul link: https://youtu.be/g2jIEp70VFI

domenica 21 aprile 2024

Sotto il Sabotino, con il pensiero a Dario Stasi

 

E' stato un bel modo per ricordare Dario, quello realizzato sabato scorso. L'edizione primaverile del Libro delle 18.03 ha previsto infatti un'uscita a Solkan, in linea con i contenuti del suo bel testo "Intorno a Gorizia".

Quaranta persone si sono incontrate al Centro Kajak. Hanno ascoltato una breve e intensa riflessione di Agostino Colla, presidente dell'Associazione Isonzo Soča. Ricordando l'amico, ne ha tratteggiato il carattere, i tanti obiettivi raggiunti e i sogni ancora rimasti nel cassetto. Con un carattere forte e un'indomita creatività, Dario Stasi è stato un vero costruttore di pace, che ha collaborato con entusiasmo a "demolire muri e costruire ponti". 

L'espressione, ormai divenuta quasi sintetico programma politico e sociale, è stata ben inserita in un luogo caratterizzato proprio da tre bei ponti. Il momento commemorativo è stato tenuto all'ombra della nuova passerella ciclopedonale costruita dal GECT/EZTS in vista del 2025. Si è poi percorso lo spettacolare sentiero sotto il viadotto "di Osimo", per raggiungere e sostare sotto la ferrovia Transalpina, contemplando l'arco di pietra più grande del mondo. Nel frattempo, l'Isonzo con i suoi colori ha dato il meglio di sé per alleviare la gioiosa fatica dei viandanti.

Molto interessante è stata la visita al Mizarski muzej, dove i gestori hanno riservato una calorosa accoglienza e hanno svelato la straordinaria storia dei falegnami di Salcano, un tempo artigiani di fama internazionale. Un pensiero al tempo che fu ha accompagnato i sorprendenti numeri: a fine '800 erano 350 le botteghe artigiane nel paese, nel 2024 ne è rimasta solo una, accanto a tanti ricordi opportunamente evidenziati dall'associazione che promuove e tutela la memoria di questa particolare vicenda sociale.

C'è stato il tempo per visitare altri luoghi caratteristici, la colonna all'inizio del sentiero percorso una volta dai pellegrini che salivano a Sveta Gora (Monte Santo), le fontane dedicate all'Isonzo nelle piazze, la chiesa di Santo Stefano con il ricordo del millenario dalla prima menzione del "Castellum Siliganum", il toccante monumento ai caduti partigiani. Insomma, è stato un breve percorso che ha consentito la conoscenza di luoghi geograficamente vicini, spesso attraversati ma poco conosciuti, come hanno rilevato i partecipanti che hanno concluso la gita con un piacevole "kosilo" presso la gostilna di Sveta Gora, salutati da un affascinante raggio di sole a illuminare il Triglav.

Qualcuno alla fine ha detto che "Dario Stasi avrebbe apprezzato questo modo di ricordarlo". E' una sintesi efficace di una bella mattinata in un lembo della capitale europea della Cultura.

mercoledì 17 aprile 2024

A Solkan, sabato alle 10.03, ricordando Dario Stasi

 

Sabato 20 aprile ricordiamo Dario Stasi. E' stato un precursore delle idee e delle prospettive che oggi sono prerogativa della capitale europea della Cultura. Tra i tanti suoi impegni a favore delle persone che abitano nel goriziano, non si possono dimenticare i cartelli esposti in piazza Travnik e ai Giardini di Gorizia con 40 luoghi significativi, gli oltre 120 numeri della rivista Isonzo Soča, le iniziative di ogni tipo sul confine e i piacevoli libri che hanno permesso a tanti di conoscere spazi e tempi inediti del territorio.

Indimenticabili sono anche le "uscite", in una Nova Gorica e in una Slovenija ancora non entrate ufficialmente nell'Unione europea, come pure ad Aquileia e paesi limitrofi.

Il Libro delle 18.03 ha ritenuto di fare memoria di un amico così prezioso, nel modo che forse Dario avrebbe maggiormente apprezzato, cioè camminando, alla ricerca di orizzonti nuovi, anche se molto vicini alle nostre ordinarie abitazioni.

E così si va a Solkan (Salcano), trovandosi alle 10.03 al centro Kajak, presso il nuovo ponte della bella ciclabile che unisce il paese a Plave. Si costeggerà l'Isonzo Soča, lungo il breve e un po' accidentato cammino sotto i tre ponti e si raggiungeranno i campi sportivi della Žogica. Si visiterà poi, con adeguata guida, il museo della falegnameria e si contemplerà il murale che rappresenta l'arrivo dei Tolminotti a Gorizia, proprio quelli che grazie a un'iniziativa di Dario vengono ricordati, con la loro rivolta, in una significativa lapide in piazza Travnik/Vittoria.

La meta successiva sarà la chiesa di Santo Stefano con la sua centa e le memorie longobarde. Si osserveranno i monumenti alla Soča e le molte memorie lapidarie che si trovano un po' ovunque nel centro del paese. Il monumento ai partigiani caduti, con la commovente scultura di Nemec, sarà un altro insostituibile punto di sosta, prima di rientrare verso  l'Isonzo attraverso  le vie meno note di Solkan.

Al termine della camminata si riprenderanno le automobili per salire a Sveta Gora/Monte Santo, dove dopo una breve visita al Santuario, è previsto un momento di piacevole scambio di opinioni intorno a un immancabile "kosilo" presso la locale gostilna.

sabato 6 aprile 2024

Il parco del Rafut, un gioiello nel cuore del territorio goriziano

 

A volte si cercano mete distanti e ci si gode la bellezza del verde e delle architetture di città lontane.

Poi ci si accorge della bellezza del proprio ambiente di vita. Nova Gorica, Gorizia e dintorni sono un miracolo di amicizia e convivenza, luoghi che hanno visto tremendi conflitti oggi diventano un segno talmente forte di unità nella diversità delle lingue e delle culture, da meritare addirittura il titolo di capitale europea della Cultura.

All'improvviso si apre una nuova finestra di bellezza e, oltre alle considerazioni storiche e filosofiche, non si può che rimanere affascinati. E' stato inaugurato in questi giorni il Parco cittadino del Rafut. A neanche un chilometro dalla mia casa, al di là di un chiaro portone, si spalanca un mondo incantato. Strade pittoresche e gradinate sontuose consentono di attraversare veri e propri boschi di canne e di ammirare alberi secolari talmente alti da sembrar sfidare il cielo. Passo dopo passo, gradino dopo gradino si arriva sotto la spettacolare Villa Laščak, dalla storia intrigante e misteriosa e dalle evidenti influenze orientali. Un pezzo dell'Egitto del famoso architetto goriziano è stato portato nel cuore della città, a un passo dallo storico convento della Kostanjevica. L'ideatore e costruttore non ha potuto godersi il fascino della sua opera, ma quando si cammina lungo i vialetti e ci si inerpica sulla collina, è quasi naturale dedicargli un pensiero grato.

In attesa del completamento dei lavori nella Valletta del Corno, il territorio si arricchisce di uno straordinario polmone verde, un dono prezioso a ogni cittadina e cittadino. Veramente, è una passeggiata che vale la pena, tanto più se preceduta o seguita dall'immersione nella storia del Novecento, resa possibile dalla visita ai due bei musei, quella della prepustnica e del contrabbando, nelle antiche case che ospitavano i doganieri al tempo del confine.  

domenica 14 gennaio 2024

La colonna all'inizio dell'antico sentiero per Sveta Gora

E' stata inaugurata e benedetta questa mattina la nuova colonna situata a Solkan, nei pressi del cimitero, all'inizio della salita che i pellegrini un tempo affrontavano per raggiungere Sveta Gora (Monte Santo).

Preceduti e seguiti dai canti del coro parrocchiale di Solkan, si sono alternati nelle riflessioni la responsabile del quartiere di Solkan, il vice sindaco di Nova Gorica e lo storico Jernej Vidmar. Dopo i discorsi, il rettore del santuario di Sveta Gora Bogdan Knavs ha benedetto il monumento.

Tutti hanno ripercorso la storia. Si è partiti dal tempo precedente la prima guerra mondiale, quando le colonne erano due, da una parte e dall'altra della strada. C'era anche una scritta in latino che invitava a salire la strada che conduceva ai doni di grazia che si potevano ottenere nel santuario. Anch'essa recentemente restaurata, c'era anche una fontana con un dipinto con l'apparizione di Maria alla pastorella Urška di Grgar - oggi un bel mosaico dorato che rappresenta la Madonna con il Bambino. Dopo la Grande Guerra le colonne sono state parzialmente ridotte in macerie e la costruzione della strada dell'Isonzo ha posto fine alla loro vicenda. 

La colonna oggi inaugurata è stata realizzata lo scorso anno. Porta l'iscrizione Pax, un'invocazione di pace per il mondo, per la Terra Santa, ma anche per l'Europa. Sulla punta c'è una fiamma, che ricorda la luce di Cristo e l'illuminazione della fede, che permette di affrontare con serenità le prove della vita.

I numerosi presenti hanno vissuto un intenso momento di fede e di preghiera, ma anche di conoscenza storica, relativa ad aspetti della realtà dei paesi che, senza il sostegno di questi momenti di memoria, rischiano di perdersi nello scorrere rapidissimo del tempo moderno.

Il pilastro, da ora in poi, tornerà a essere uno dei principali punti di riferimento di ogni cammino che congiungerà la pianura e la montagna con Sveta Gora. Ci sarà anche un altro elemento di riflessione, nel ricordo della chiesa di San Rocco, esistente qua prima della distruzione bellica. Davanti a essa, nel 1714, c'era stato il primo incontro tra i Tolminotti in rivolta e gli emissari dei nobili e dei governatori di Gorizia. Un grande murale dipinto sul cemento del viadotto della strada dell'Isonzo testimonia una delle più importanti lotte contadine del '600 e del '700 europeo.

venerdì 29 dicembre 2023

"Negoziare la pace". Domani (sabato 30) alle 14, il convegno di Pax Christi al Conferenze Center

Il convegno organizzato da Pax Christi a Gorizia, in concomitanza con la marcia della pace che si svolgerà domenica 31 pomeriggio, da Oslavia a Nova Gorica, si inserisce in un contesto "glocal" particolarmente importante.

Il tema della prima giornata, che si terrà domani, sabato 30 dicembre, dalle 14 in poi presso il Conferenze Center dell'Università di Trieste a Gorizia, è "Negoziare la pace". L'obiettivo è proporre al mondo politico, accademico e culturale di Nova Gorica e Gorizia, la realizzazione del "Laboratorio internazionale di Giustizia e di Pace". Come già accadeva agli inizi degli anni '90 del XX secolo, le due/una città potrebbe(ro) essere sede dei primi passi delle trattative fra delegazioni di popoli in guerra. Inoltre, una delle tante caserme dismesse che occupano e deturpano un ampio spazio pubblico, potrebbe diventare centro di preparazione dei corpi civili di pace europei. Non si tratta di "volontari", preparati per andare ad alleviare le sofferenze delle vittime delle guerre, quanto di veri e propri diplomatici, assai ben addestrati e competenti, in grado di raggiungere zone di conflitto per suggerire con gli strumenti della diplomazia percorsi alternativi alla violenza, ovvero l'avvio del dialogo e della trattativa al posto dell'invio di armi  a sostegno di una parte contro l'altra.

L'urgenza di una simile proposta è purtroppo drammaticamente evidente. Le due guerre sotto i riflettori mediatici, in Ucraina e in Palestina, sono una gara al rialzo dell'orrore. Da una parte una permanente situazione di scontro cronicizzato, con migliaia di morti - civili e militari. Dall'altra parte un massacro senza precedenti, l'annichilimento della striscia di Gaza, seguito ai terribili attentati di Hamas del 7 ottobre. Dove condurrà questa interrotta sequela di morte e distruzione? Anche se l'opinione pubblica sembra essere sempre più formata a pensare irrazionalmente il contrario, non esiste altra soluzione che non sia la trattativa, l'ascolto delle reciproche "ragioni" e la ricerca politica di una soluzione. Questo vale anche per l'altro centinaio di guerre che si combattono, lontano dai riflettori, in ogni Continente.

Nova Gorica con Gorizia, capitale europea della Cultura, può allora diventare anche Capitale europea della Pace. ma occorre che si prendano in considerazione anche altre premesse. Al Conferenze Center si discuterà ampiamente sui negoziati di pace. Ma non può esistere pace senza accoglienza e la carta d'identità di una capitale europea della Cultura deve essere da questo punto di vista sistemata. Come pensare con convinzione alla giustizia e alla pace, quando ogni sera centinaia di persone dormono all'addiaccio, sulla piazza della Casa Rossa o nei pressi della Stazione Centrale, perché "non c'è posto per loro da nessuna parte", neppure un fragile tetto sotto cui dormire?

sabato 21 ottobre 2023

A volte ritornano... i confini

 

Sono scene che non si vorrebbero più vedere. Sono ripresi questo sabato pomeriggio i controlli sul confine.

In nome della dea Sicurezza, si interrompe, sembra momentaneamente, la libera circolazione delle persone entro i confini tracciati dal Trattato di Schengen. L'Italia controlla gli ingressi dalla Slovenia, la Slovenia quelli dalla Croazia.

Perché poi?

La versione ufficiale è il controllo delle frontiere, in modo da impedire che qualche terrorista possa arrivare, transitando per i più importanti e presidiati posti di blocco europei. Il motivo, se la situazione non fosse tragica, sarebbe risibile. Come immaginare infatti che qualche malintenzionato possa lasciarsi spaventare dalle camionette della polizia schierate sui valichi, quando la linea di confine è lunga quasi 200 chilometri e la si potrebbe attraversare senza alcun problema ovunque? E come poi fare di ogni erba un fascio, prendendo spunto dal recente attentato in Belgio per accomunare milioni di persone in fuga dalla fame e dalle guerre a un unico, esasperato "lupo solitario"?

La realtà è un'altra e l'ha proclamata con molta enfasi la stessa presidente del consiglio Meloni: "Abbiamo chiuso la rotta balcanica". In altre parole, si è presa la palla al balzo, strumentalizzando i terribili eventi che si stanno verificando in Israele e in Palestina, per risolvere alla radice la questione degli arrivi quotidiani di migliaia di persone che cercano di entrare in Italia (o in Slovenia, naturalmente). Ancora una volta si evidenzia la strategia esclusivamente difensiva di un mondo ricco che con tutti i mezzi a sua disposizione per affrontare nuove politiche del lavoro e della casa, non trova altro rimedio che il rifiuto e la chiusura in se stesso. La guerra che si combatte è quella dei ricchi contro i poveri, di un cosiddetto Occidente demotivato e denatalizzato, ma terrorizzato, contro un Sud del Mondo ghettizzato e soffocato, ma desideroso di vivere e di prosperare.

No, non sarà la chiusura dei confini a sconfiggere il terrorismo, neppure una riforma di servizi segreti mai così vulnerabili o il riversare tonnellate di bombe - generando ulteriori odio e violenza che impregnano adulti e bambini -  su una città ormai allo stremo come è Gaza. L'unica strada possibile per una pace giusta e duratura è esclusivamente quella di appianare lo spaventoso baratro di iniquità che separa una parte del Pianeta dall'altra, costringendo la prima a una difesa disperata, la seconda a cercare in ogni modo di lottare per la propria stessa sopravvivenza. 

"Niente paura, non ci saranno particolari disagi per gli abitanti di Nova Gorica e Gorizia" - assicura sornione il sindaco Ziberna. In realtà, tirare fuori dal portafoglio una carta d'identità non è certo un problema. La vera preoccupazione è per le folle di migranti che saranno giuridicamente e di fatto rese invisibili, con tutto il disagio che si creerà in loro e nelle popolazioni che incontreranno. Ma la tristezza deriva anche dal constatare quanto sia facile perdere le conquiste degli ultimi decenni, siano esse le libertà democratiche, lo stato sociale, o il diritto di circolare ovunque, spinti soltanto dal desiderio di conoscere e amare.

Emanuele Luzzati e Coca Frigerio a Gorizia

 

Questo fiabesco scenario si trova nel Giardino Farber, intitolato a un bambino di pochi mesi, originario di Gorizia, vittima della barbarie nazista, ad Auschwitz, nel 1943. 

Ci si trova in via Ascoli, esattamente dietro la Sinagoga, una delle più importanti e belle dell'Europa Centrale, frequentata da un'importante Comunità ebraica, annientata nel 1943 dalla deportazione nei campi di sterminio. Sarà aperta ufficialmente al culto fino al 1969, poi resterà come monumento alla memoria e come luogo di numerose celebrazioni decentrate dalla vicina comunità di Trieste.

Il bellissimo scenario realizzato nel Giardino ha dei benefattori che lo hanno restaurato nel 2019, i membri del CTA, Centro del Teatro di Animazione e Figure. Ha un tema avvincente, la festa del Purim, nella quale si ricordano le gesta della regina Ester, raccontate nell'omonimo libro della Bibbia, ma anche i festeggiamenti annuali connessi, con maschere, balli e ogni sorta di cibi e dolciumi naturalmente consentiti dalla tradizione.

Ma ci sono anche due firme notevoli. Il bozzetto è stato richiesto dall'assessorato all'istruzione del Comune di Gorizia, nel 2007, a Emanuele Luzzati (Genova 1921- Genova 2007), un vero genio, maestro di ogni forma di arte applicata, assai conosciuto come scenografo e illustratore. E' stato accanto ai più grandi registi, attori e artisti del XX secolo, giungendo per ben due volte fino alla nomination per il premio Oscar. 

La realizzazione è stata affidata a un'altra personalità straordinaria del teatro di animazione e più in generale dell'arte italiana. Si tratta di Coca Frigerio, un'intera vita professionale impegnata come insegnante, illustratrice, maestra d'arte. Ha collaborato con i più importanti musei italiani, con una particolare attenzione al mondo dei più piccoli. Ha fondato con Bruno Munari, nel 1976, i Laboratori Creativi raccolti sotto il titolo di "Giocare con l'arte". Anche lei genovese, è nata nel 1937 ed è morta soltanto pochi mesi fa, il 31 maggio 2023. E' giusto ricordarla, anche per questa avvincente artistica "parte di lei", lasciata alla contemplazione, nel cuore dei luoghi dell'ebraismo goriziano.

sabato 16 settembre 2023

Vstala Primorska, a Opatje selo la memoria del 15 settembre 1947

 

E' stata una grande festa quella celebrata questa mattina a Opatje selo. Almeno 3000 persone, provenienti da tutta la Primorska, la regione del litorale sloveno, si sono date appuntamento per ricordare il 76mo anniversario dell'aggregazione del territorio alla confederazione jugoslava. Il 15 settembre 1947 ha segnato per le popolazioni delle valli dell'Isonzo/Soča e del Vipacco/Vipava, del Carso e dei Comuni sul mare Koper, Izola, Piran e Portorož, la fine definitiva di un incubo. Con il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, infatti, questa ampia zona inopinatamente assegnata all'Italia dal Trattato di Rapallo nel 1920, viene assegnata alla Slovenija ed entra a far parte della Jugoslavija. Due decenni di fascismo, con la persecuzione sistematica della popolazione, l'impedimento a parlare la propria lingua, l'italianizzazione dei nomi dei paesi e delle persone, i processi e le esecuzioni sommarie non hanno piegato la fierezza di un popolo consapevole delle proprie radici e della propria cultura. Le tragedie della seconda guerra mondiale, con l'occupazione nazi fascista e la lotta di Liberazione hanno temprato la consapevolezza della gente, che si è unita nella grande lotta per la giustizia e la libertà. 

Si comprende l'entusiasmo di tutti i presenti, che hanno applaudito con commozione i brani dei principali poeti sloveni, hanno contato le canzoni delle Resistenza all'oppressore, hanno ascoltato le sapienti parole del primo presidente della Repubblica di Slovenija Milan Kučan. Quest'ultimo, offrendo uno sguardo ampio sulla situazione europea e mondiale, ha ricordato con soddisfazione i passi compiuti che hanno consentito un forte avvicinamento fra le varie realtà che vivono da una parte e dall'altra del vecchio confine. Ma ha anche messo in guardia dalle nostalgie postfasciste e dai tentativi di revisionismo storico a senso unico, che vorrebbero far dimenticare la grave oppressione esercitata dall'Italia fascista nei confronti degli sloveni della Primorska. Dopo l'inno, l'avvincente Vstala Primorska che celebra la "nuova vita" realizzata nell'affrancamento dalla schiavitù e nel recupero della possibilità di valorizzare la propria cultura e parlare la propria lingua, la festa è gioiosamente continuata, nell'amicizia e nella condivisione fraterna. Come sempre, in queste occasioni, è evidente un senso di profonda gratitudine nei confronti di chi ha rischiato e perso la vita per sconfiggere il mostro del nazi fascismo. Il caro amico e appassionato sacerdote pater Bogdan Knavs lo ha scritto sulle magliette rosse (nella foto): "Attraverso di voi abbiamo mantenuto la lingua slovena e la nostra Primorska. Grazie a voi, cari partigiani".

Con molta meno partecipazione - anzi nella quasi totale indifferenza - le autorità hanno ricordato a Gorizia lo stesso Trattato di Parigi e la conseguente assegnazione della città all'Italia. Certo, è molto diverso celebrare il ritorno alla libertà di una Nazione oppressa dalla dittatura e dalla guerra, rispetto alla presa d'atto di una sconfitta militare e di un trattato che ha di fatto chiuso le ferite aperte con la prima guerra mondiale. Anzi, ci si può legittimamente chiedere se abbia senso mantenere in vita una cerimonia di questo tipo che pochissimi cittadini sembrano oggi comprendere. Invece di sottolineare con la presenza dei classici quattro gatti un evento ormai confinato nella storia, non sarebbe meglio ricordare insieme al mondo sloveno - come è accaduto nella solenne e grandiosa manifestazione odierna di Opatje selo - il cammino che si è percorso tra il 1947 e il 2023, dall'inizio alla fine, lungo, intenso e non privo di difficoltà? Ma la direzione è stata quella della ricostruzione delle relazioni interrotte e del superamento del nazionalismo, del razzismo e della violenza che avevano caratterizzato le epoche precedenti. Il riconoscimento della Capitale europea della Cultura è indubbiamente una tappa, non certo l'obiettivo finale di questo percorso. Sarebbe bello che tutti ci si sentisse "Goriziani" e "Primorski" e che ci si riconoscesse nell'invito ad alzarsi e a rinascere a una nuova alba di vita e di libertà. Sarebbe bello, nei prossimi anni, che si celebrasse insieme la fine dell'oppressione, in una riconciliazione che non dimentica i misfatti, ma trasforma l'odio in nuova amicizia, la cancellazione dei diritti in nuova collaborazione, l'assolutizzazione della propria Nazione nel gioioso riconoscimento di essere tutti coinvolti in una profonda unità caratterizzata dal gioioso riconoscimento reciproco e dalla valorizzazione di ogni specificità.