Tipica è l'espressione, divenuta ormai scherzosamente proverbiale, "e allora i marò?", in tutte le sue varie declinazioni.
Si sta parlando degli orrori perpetutati dagli italiani in Jugoslavija e dell'importanza della Liberazione dal nazifascismo e qualcuno alza la mano e dice: "e allora le foibe?". Si sta parlando della prima guerra mondiale e dell'immane inutile strage, c'è subito chi ha da dire qualcosa sullo (sciagurato) intervento coloniale italiano in Libia. C'è chi esprime perplessità nei confronti di Zelensky e subito qualcuno interviene per dire "e allora Putin?" (o viceversa...). In questo modo, allargando l'orizzonte della discussione, essa perde di efficacia, rendendo impossibile affrontare i fatti uno accanto all'altro, prima di collegarli fra loro.
Si dice questo per proporre, da un punto di vista del tutto personale, un pensiero su questo modo di valutare gli eventi, rifuggendo sia da un'analisi puntuale di ciascun evento, sia dalla assoluamente necessaria contestualizzazione. Così non si fa altro che rafforzare o sminuire - spesso inconsapevolmente - una determinata tesi e non si offre alcun serio contributo alla comprensione della storia.
Durante il bel momento vissuto in questi giorni con oltre 1000 studenti di Gorizia e Nova Gorica che hanno marciato per invocare pace e giustizia nel mondo, si è passati davanti alla sinagoga. Si è ricordata la comunità ebraica di Gorizia, sterminata dai nazisti nel 1943. E subito qualcuno ha detto: "ecco, i perseguitati sono diventati persecutori". No, non si può in alcun modo affrontare la tragedia spaventosa della Shoah, leggendola con gli occhiali del presente. La Shoah del popolo ebraico e di tutte le altre vittime del nazifascismo, le deportazioni di massa e i campi di sterminio sono un evento che non ammette paragoni e similitudini. Così come non ammette paragoni o similitudini il genocidio perpetuato oggi da Israele nei confronti dei gazawi e in generale del popolo palestinese. Sono entrambe realtà terribili, ma non si può neppure lontanamente suscitare l'impressione che i milioni di vittime inermi di oltre ottanta anni fa possano essere in qualche modo collegate all'azione criminale che stanno portando avanti i loro pronipoti e bisnipoti.
Denunciamo senza esitazione ogni atto di violenza compiuto contro gli abitanti della Palestina dal secondo dopoguerra a oggi, ma non tocchiamo la memoria di chi ha pagato con la propria vita il fatto di essere riconosciuto ebreo, rom, disabile, omosessuale, testimone di Geova e via dicendo.

Non si può pensare che milioni di vittime etc.....siamo collegate all'azione criminale dei loro nipoti e pronipoti,? No, se non si sa. Se non si conoscono i meccanismi inconsci e transgenerazionali con cui si trasmettono le esperienze e le loro conseguenze. Da Bert Hellinger ad oggi si sa. Sempreché si voglia sapere.
RispondiEliminaChiedo scusa, volevo firmarlo ma ho fatto un errore. Eccomi!
RispondiEliminaChiedo scusa. Il commento precedente è mio.
RispondiElimina