domenica 24 agosto 2025

Via le armi dal Pianeta Terra!

Cari miei 25 lettori (cit.), anche questa volta il testo è un po' lungo, ma sarei molto felice se lo leggerete. Sembra tutto così ovvio e invece è tremendamente difficile. Ma un segnale di speranza c'è, lo trovate nelle ultime righe... (ab) 

Che dietro a ogni guerra ci siano interessi economici è fatto difficile da mettere in discussione. Che uno di essi sia la produzione e il commercio delle armi è anche evidente. E' nauseante pensare all'intera filiera, dall'imprenditore che investe al politico che appalta, dall'operaio che produce al soldato che utilizza... Ognuno di essi contribuisce a creare qualcosa che avrà come suo scopo quello di colpire, ferire uccidere un altro essere umano, distruggere un villaggio, annientare una città o un'intera nazione. L'arma non ha occhi - o meglio ha gli occhi di chi la usa - entra e sconquassa corpi di soldati e di civili, di donne uomini e bambini. Uccide. Toglie la vita, il bene più prezioso, anzi, tutto ciò che ognuno di noi possiede. Un colpo di fucile, una bomba, l'atomica e via... Esistenza, affetti, costruzioni culturali, arte e poesia, coscienza di esserci, visione del mondo, compagnia... tutto ciò, in un istante finisce. Fine, punto, nulla più.

Per poter convincere gli esseri umani a entrare in questa logica perversa e catastrofica non può certo bastare la constatazione ovvia del fatto che dall'esistenza degli armi pochissimi traggono squallidi ma enormi profitti mentre un'immensa moltitudine ne paga le conseguenze. Chi mai potrebbe mettere a repentaglio la propria vita per difendere i macrointeressi dei vari Trump, Netanyaohu, Puntin, Zelenski e via dicendo oppure per qualche oscuro presidente di consiglio di amministrazione di una multinazionale delle armi o sostenitore di banche armate? Per poter inviare i giovani a farsi macellare e a massacrare altri giovani come loro o a sganciare bombe su cittadine e cittadini inermi che fanno la fila per un pezzo di pane, occorre inventare altre più coinvolgenti motivazioni.

Sì, proprio inventare, perché mentre il dolore è oggettivo e riguardo allo stesso modo ogni uomo, il motivo per provocarlo è sempre frutto dell'umana immaginazione. Per esempio, formidabile è il trittico Dio Patria e Famiglia. Con i mezzi che ho a disposizione - prediche, stampati, media, televisioni, social e via dicendo - convinco i miei simili a uccidere altri simili perché hanno un Dio diverso dal mio, perché hanno una bandiera con altri colori, perché attentano alla sopravvivenza della mia famiglia. Terribile! L'altro da me, che è ovviamente parte di me, membro della mia stessa umana famiglia, ha i miei stessi sentimenti, emozioni... Lei o Lui, soltanto perché vive in una zona diversa, parla una lingua diversa, ha un altro colore della pelle, ammira diversi poeti e pittori, prega in un altro modo, soltanto per questo può essere vilipeso, ferito, assassinato, devastato. Il nazionalismo, il razzismo, il pensiero o la religione unica, l'assolutismo sono gli strumenti formidabili - anche quando somministrati in modo subdolo e apparentemente innocuo - attraverso i quali i potenti del mondo riescono a mettere gli "uomini contro". 

Si risolva lo squilibrio economico sulla base dell'elementare constatazione che la Terra è di tutti e tutti hanno il diritto di usufruire delle sue risorse allo stesso modo. Si cancellino i profitti che derivano dal funesto commercio di armi generato da disumani burocrati che se ne fregano altamente delle conseguenze delle loro azioni. Si superino i concetti di nazione, di etnia, di appartenenza, di identità (tutte minuscole). Si ponga al primo piano la Sororità e Fraternità (queste due Maiuscole!) universali e tutte le differenza diventeranno immediatamente spettacolare ricchezza da donarsi gli uni agli altri. 

Utopia? No, utopia della realtà. Se analizzassimo a fondo l'evento degli eventi e comprendessimo totalmente l'incredibile opportunità, la Capitale europea della Cultura 2025, Nova Gorica con Gorizia insieme stanno lanciando un immenso messaggio all'Europa e al Mondo: è possibile sentirsi prima esseri umani, fratelli e sorelle e, riconoscendosi tali, costruire un nuovo meraviglioso modo di essere insieme, dove ciascuno diventa meraviglioso e arricchente dono di amicizia, cultura e bellezza per l'altro.

venerdì 22 agosto 2025

EPK, capitale europea della Cultura e della Pace, un nuovo modo di essere Città

Bruno Civran, Transalpina trg Evrope, tra passato e futuro
Dopo l'anno nel quale Nova Gorica e Gorizia sono state (o è stata) capitale culturale d'Europa, non è più possibile trattare le due realtà come se fossero ancora del tutto separate.

La proposta è evidente e suggestiva. Da questo momento in poi è necessario pensare tutto insieme, nel rispetto delle evidenti diversità. Questo territorio di centro Europa ruota intorno alle due/una città, ma ha una peculiarità straordinaria, percepibile soltanto a 
chi tiene gli occhi aperti.

Dal punto di vista storico la valle dell'Isonzo e quelle dei suoi affluenti sono un'enciclopedia che racconta millenni di vicende che hanno riguardato l'essere umano e la natura nella quale è vissuto. Dai ritrovamenti del flauto dei Neanderthal alla celebrazione della storia aquileiese, dall'arrivo e conversione al cristianesimo del popolo sloveno ai fascini mitteleuropei dei Patriarcato, dalle diatribe fra Venezia e gli Asburgo alla complessità del Novecento, è tutto un susseguirsi di avvenimenti drammatici e avvincenti che inquadrano la specifica vocazione di questo territorio all'unità nella diversità.

Dal punto di vista geografico, come non notare la potenzialità di un rapporto così stretto tra il Mare, l'Adriatico con le sue autostrade azzurre che collegano Koper, Trieste e Monfalcone con l'intero Mediterraneo e la Montagna, culminante nel meraviglioso divino Triglav? L'Isonzo/Soča è uno dei più bei fiumi di Europa, la passeggiata a piedi o in bicicletta potrebbe attirare genti da tutto il Mondo. Il Collio e il Carso permettono di scoprire confini geologici da poco esplorati e i colori del cielo gareggiano con le tenebre illuminate dalle torce delle straordinarie grotte. Ecco il proteo, il pesce uomo, poi in superficie l'orso, il lupo, gli stambecchi, i prolifici cinghiali e i docili caprioli. Insomma, siamo in un piccolo paradiso.

Allora si potrebbero raccogliere tante idee, dall'intuizione dell'Evropska prestolnica kulture, non soltanto dagli eventi - molto belli e di alta qualità - che l'hanno manifestata, quanto dalle prospettive più o meno visibili, in vista del 2026 e degli anni a venire.

Anzitutto occorre osare. Se tutti i Comuni del Bacino isontino (da Bovec ad Aquileia, da Ajdovščina a Cormons e a Cividale) si unissero in un organismo autonomo da essi nominato, simile all'attuale GECT/EZTS ma con orizzonti ancora più vasti, si potrebbe immaginare una forma di amministrazione del territorio svincolata dalle appartenenze nazionali. Il Goriziano, nel quale non vivono solo sloveni, italiani e friulani, ma anche tedeschi, pakistani, kosovari, albanesi, marocchini e via dicendo, potrebbe interloquire direttamente non soltanto con gli Stati, ma anche direttamente con l'Unione Europea e un domani con le Nazioni unite. Venendo prima il sostantivo "umano" (sorella, fratello, ecc.), gli aggettivi che lo specificano (sloveno, italiano, cristiano, musulmano, buddhista, ecc.) sarebbero considerati una strabiliante ricchezza, là dove ciascuno dona all'altro le linee fondamentali del suo modo di essere e di concepire la realtà.

In questo orizzonte la capitale europea della cultura non può che continuare sotto la forma di capitale dell'accoglienza, della giustizia e della pace. Occorre riprendere il percorso inter-nazionale, costruendo insieme - con l'aiuto dei centri accademici e di studio - i percorsi per la realizzazione dei corpi di intervento civili nonviolenti in zone di guerra. E Nova Gorica con Gorizia sarebbero riconosciuti come i luoghi ideali per avviare portare avanti le relazioni diplomatiche fra popoli in conflitto. Un primo passo, anche concreto, perché ciò avvenga, è che nella zona si investa molto sulle lingue. E' finito il tempo dell'accettazione passiva di un'ignoranza cronica che ha portato quasi tutti gli italiani a non conoscere neppure i fondamenti elementari della lingua slovena. Ultimamente accade anche il viceversa, costringendo a riconoscere che, oltre alla conoscenza della lingua del "vicino di casa", sia necessaria anche quella dell'inglese, perché senza comunicazione - o con una comunicazione mediata soltanto dai mezzi artificiali - non si può essere attrattivi e farsi conoscere in Europa. 

Ovviamente occorre costruire relazioni, per rilanciare l'intero territorio anche a livello imprenditoriale. E' finito il tempo della contrapposizioni, è giunto quello delle collaborazioni. Nel 2027 Pordenone sarà capitale italiana della Cultura, con Udine, Trieste e ovviamente anche Monfalcone i legami devono essere sempre più stretti. Gorizia e Nova Gorica si caratterizzano per la cultura, dal preromano al medioevo e soprattutto alla modernità e postmodernità. Ad Ajdovščina cresce un assai promettente polo industriale, grazie alla vicinanza di Ljubljana si possono avere contatti con una delle più sorprendenti capitali della nuova Europa. Le valli, il Carso e il Collio offrono incredibili potenzialità, sul piano del turismo lento (a piedi o in bicicletta), culturale, enogastronomico, nel rispetto profondo della Natura. Ma non si può vivere solo di turismo, occorre investire, soprattutto attraverso una visione politica di ampie vedute e orizzonti, su nuove forme di attività industriali e produttive, si potrebbe veramente diventare un polo innovativo sul piano dell'efficacia e soprattutto dell'ecologia, a livello planetario!

Certo, se ognuno pretende di coltivare il proprio orticello, magari dando una pacca sulla schiena invece di ignorare l'altro, non cambierà nulla. Ma se ci concepiremo tutti insieme "Goriziani, Goričani, Gurissans, ecc. ecc...." vinceremo la tentazione del nazionalismo fascista e razzista ed entreremo nella logica di quello che padre Balducci chiamava homo planetarius. Un nuovo modo di essere Città.

domenica 17 agosto 2025

Il Barocco in Slovenija. Assolutamente da vedere...

 

La mostra sull'arte barocca in Slovenija è veramente molto interessante. Allestita presso la comunque imperdibile Narodna Galerija di Ljubljana, aperta fino al mese di novembre 2025, consente una profonda immersione nell'arte slovena, non soltanto nel classico periodo del XVII e XVIII secolo, ma anche in quello medievale e rinascimentale.

Nella prima sala sono esposti affreschi, la maggior parte dei quali in copia, testimonianza della ricchezza della spiritualità e della fede della terra slovena. Le didascalie costituiscono una vera e propria guida alla conoscenza di luoghi ordinariamente lontani dai riflettori del turismo culturale.  

Stupendi sono gli arredi lignei, sontuosi altari, ma soprattutto statue, di fattezza popolare e proprio per questo particolarmente affascinanti e commoventi. Guardando le trecentesche e quattrocentesche pietà (vesperbild ispirate dalla tradizione germanica), nel volto di Maria che tiene fra le braccia il Figlio ucciso, è possibile riconoscere il dolore di ogni madre che abbraccia il frutto del suo grembo strappato al mistero della Vita. Era un tempo difficile, la peste imperversava e anche in quel tempo la guerra e la violenza seminavano ovunque morte e distruzione. L'esperienza religiosa e spirituale, incarnata nel contesto della Christianitas medievale, tendeva a identificare le sofferenze del presente con quelle provate dai protagonisti del primo annuncio evangelico, sottolineando maggiormente l'elemento della compassione rispetto a quello relativo allo stupore per la risurrezione.

Salendo di un piano, si entra in un altro mondo. Il barocco sloveno si presenta con tutta la sua forza e potenza, attraverso una miriade di autori, celebri e meno. Tra i tanti non si possono dimenticare i "Goriziani", in particolare il Paroli, il Guardi, il Quaglio, i fratelli Liechtenreit e, tra gli scultori, il gradiscano Antonio Michelazzi (1707-1771). La Slovenia è stata attraversata dalla bufera protestante, con il successo della predicazione di Primož Trubar e la conseguente Restaurazione voluta dagli Asburgo, con la chiamata dei gesuiti e degli ordini religiosi per riportare al cattolicesimo le "pecorelle perdute". Le immagini barocche evidenziano il trionfo del Cristo sulla morte, la grandezza della Chiesa che porta in sé stessa la verità della fede. Sono esaltati i testimoni, soprattutto i martiri che hanno vinto con la loro passione la potenza dell'impero Romano. E si moltiplicano i ritratti dei "vip" del tempo, imperatrice e imperatori, principi e baroni, una danza del potere che stride significativamente con la sobrietà dei tempi precedenti. C'è anche chi si ricorda del dolore del popolo, anch'esso sublimato nella consapevolezza che le angustie dell'al di qua troveranno compimento nella gioia definitiva dell'al di là.

Insomma, è veramente interessante scoprire la relazione tra spiritualità e arte, soprattutto conoscere attraverso l'espressione della bellezza alcuni aspetti della storia e della vita del mondo sloveno. E' anche un'integrazione necessaria alle tante suggestioni offerte in quest'anno a Nova Gorica con Gorizia, capitale europea della cultura 2025.        

sabato 16 agosto 2025

Alla planina Preval, sopra il passo Ljubelj

 

In pieno agosto, fra i vari bagliori di un Mondo in crisi, una proposta di bellezza anche ci sta!

Il punto di partenza è poco prima della galleria del passo Ljubelj, qualche chilometro a nord dell'abitato di Tržič.

Ci si trova nella parte occidentale delle Alpi di Kamnik, un gruppo montuoso forse un po' trascurato dagli escursionisti italiani.

In questo caso, il percorso si svolge in un ambiente solenne, circondato da alte montagne culminanti nel bel massiccio della Begunjščica  (2050 metri). Le rocce sono fragili, come dimostrato dalla presenza di ampi ghiaioni, residui di frane antiche e più recenti.

La meta di una piacevole passeggiata è la planina Preval (1311), una malga trasformata nell'estate in rifugio. Il non eccessivo dislivello, poco più di 350 metri nell'insieme e la vastità dei panorami, fanno sì che il sentiero sia facilmente condiviso con numerosi altri viandanti, tanto più nel classico periodo di ferie di metà agosto. La malga-rifugio offre cibo genuino e bevande a piacere, come pure la possibilità di farsi immortalare nelle fotografie con le immancabili mucche al pascolo. Per chi ha tempo e passione, in un paio d'ore si raggiunge l'importante cima, punto di vista quasi onnicomprensivo sull'intera regione slovena della Gorejnska.

E' un simpatico cammino sì, ma richiede anche una certa prudenza e attenzione. Non tanto nella prima parte, dove a farla da padroni sono boschi di conifere che rinfrancano l'escursionista nelle calde e afose giornate estive. E neanche un po' più avanti, dove i resti di qualche bunker memoria della seconda guerra mondiale invitano gli amanti della storia a una breve e prudente sosta informativa.

Passato un costone erboso, il sentiero corre su una stretta cengia artificiale, scavata sopra lo strapiombo. Nei punti più esposti, una corda di ferro consente anche a chi soffre di vertigini di sentirsi al sicuro. La vera sorpresa è dopo l'attraversamento di un ripido ghiaione, dove il consiglio è quello di non guardare verso la strada statale che ospita i bikers rombanti laggiù, nella valle molto profonda. Un tunnel, anzi due, di circa duecento metri ciascuno, scavati nella roccia viva fanno sì che sia possibile attraversare due alte pareti strapiombanti, altrimenti inaccessibili. E' il Bornov predor, la galleria della famiglia Born, antichi proprietari dei boschi dei dintorni che avevano scavato questa meraviglia di ingegneria popolare per poter trasportare il legname da un versante all'altro della montagna. 

Con passo tranquillo, l'intero percorso di andata richiede circa un'ora e mezza, il ritorno, in costante e leggera discesa, un po' meno. Una volta rientrati alla base, carichi di bellezza e di spaziosi panorami, c'è la possibilità di visitare ciò che resta del campo di concentramento nazista di Loibl sud. Centinaia di prigionieri hanno scontato qua la loro detenzione, costretti a lavorare per la costruzione della galleria stradale. Decine di essi, di diverse provenienze, soprattutto francesi, hanno perso la vita per la fame, gli stenti, le malattie e le forme di persecuzione da parte dei carcerieri. C'era perfino un rudimentale forno crematorio, scavato in un anfratto naturale. Il campo di Loibl costituiva una succursale di quello più famoso di Mauthausen, presso Linz. Le rovine che sono state recuperate e trasformate in un grande museo all'aperto, ospitano diverse lapidi in memoria di chi in questo luogo ha sofferto ed è morto. Alcuni di queste memorie sono riferite ai campi di concentramento e di sterminio della Germania nazista e dell'Italia fascista. Non manca la menzione di Visco, Gonars, Rab, accanto ad Auschwitz, Buchenvald, Dachau e tutti gli altri nomi tristemente noti all'umanità del XX secolo.

In una simile giornata, è difficile non pensare al contrasto tra la straordinaria bellezza della Natura e l'abisso di orrore nel quale l'uomo può scendere quando dimentica di appartenere alla medesima famiglia e si adopera con tutte le sue forze per fare del male e sopprimere il proprio fratello. Ed è impossibile non pensare mestamente a quanto poco serva quell'"adesso basta!" che la visita di questi luoghi suscita. Quanti massacri, quante guerre, quante pulizie etniche e genocidi si sono ripetuti, dal tempo in cui funzionava il campo di Ljubelj fino ai difficili giorni attuali.

giovedì 14 agosto 2025

Una mostra da visitare... e da tradurre

 

Continua nel Museo di Santa Chiara a Gorizia la mostra dedicata al Tesoro dell'Arcidiocesi, un racconto che affonda le radici nella storia di Aquileia e del suo Patriarcato, evidenziando con reperti, pannelli illustrativi e interventi filmati le foglie e i frutti manifesti in particolare nella vicenda del cattolicesimo goriziano. Nei prossimi giorni gli orari di apertura saranno ampliati, prevedendo anche la possibilità di visite serali gratuite e di percorsi guidati dagli organizzatori. A differenza di quanto indicato nel manifesto programmatico a lato, mercoledì e giovedì si potrà accedere dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 20 con ingresso a pagamento; venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19, sempre acquistando il biglietto, ma dalle 20 alle 23 con ingresso libero. 

E' un'esposizione da vedere, ricca di contenuti e spunti di riflessione. Camminando lungo i percorsi allestiti nei tre piani del (sempre bellissimo) museo di santa Chiara, ci si può immergere in una storia estremamente affascinante e complessa. Ogni passo consente di scoprire la straordinaria bellezza e drammaticità di un territorio che ha visto incontri e scontri tra diverse culture, soprattutto nel cuore dell'Europa moderna. Cartine, quadri, reperti archeologici, mirabili codici miniati e suppellettili liturgiche introducono al racconto di tempi di certo passati, anche se nel contempo ancora attuali. Dal pluralismo spirituale e religioso dell'Aquileia precristiana si passa alle teocrazia medievale incarnata nella solenne figura dei patriarchi. La sostanziale unità garantita dal tetto patriarcale si stempera nella moderna ricerca di un nuovo modo di concepire il rapporto tra Stato e Chiesa che caratterizza la giovane Arcidiocesi. Non sono dimenticate le tensioni del XX secolo, con la sfida rivolta a un territorio chiamato a ritrovare la sua vocazione all'unità nella diversità.

Il livello di approfondimento è molto elevato e non è certo motivo di meraviglia: il direttore scientifico, prof. Alessio Persic, è una delle menti più brillanti del mondo accademico del Friuli Venezia Giulia, patrologo e storico di livello internazionale. 

Infine, ecco un paio di osservazioni intenzionalmente costruttive, in vista di una nuova edizione e del possibile allargamento della mostra secondo gli orientamenti "aquileiesi" e "goriziani" proposti negli ultimi anni... 

Sarebbe necessario, anzi indispensabile - e questo, se ancora in tempo, si potrebbe già realizzare - in una mostra presentata come uno degli elementi principali di Nova Gorica Gorizia Capitale europea della cultura, leggere le didascalie non solo in lingua italiana, ma anche e soprattutto in sloveno, inglese e possibilmente anche friulano. 

In un passo successivo, sarebbe interessante riempire i temi espositivi con altri settori fondamentali della "spiritualità" del territorio. Per esempio, un primo necessario riferimento potrebbe essere al protestantesimo, nei suoi due momenti chiave relativi alla predicazione di Primož Trubar nel XVI secolo e alla rinascita con i Ritter, a partire dalla metà del XIX. Un altro approfondimento dovrebbe essere dedicato sicuramente all'ebraismo, fattore determinante per ciò che concerne la cultura goriziana dal '600 alla tragica notte della deportazione nazista. Potrebbe infine essere alquanto opportuno un breve racconto della storia delle relazioni tra cristianesimo e popolazioni slovene, corollario delle relazioni tra le istituzioni ecclesiastiche di Aquileia e Salisburgo, senza dimenticare il ruolo di Cirillo e Metodio. E in fase di richiamo alle fondazioni antiche, sarebbe interessante anche cogliere il nesso fra spiritualità e arte nel mondo preromano e romano, grazie ai numerosi reperti presenti nei musei aquileiesi. 

Solo solo degli spunti, senza dimenticare la necessità di uno sguardo anche al presente e al futuro, perché la storia è maestra di vita, ma solo nella misura in cui si è capaci di riconoscerla e di ascoltarla come tale.

mercoledì 13 agosto 2025

Tra scienza, democrazia e verità

 

Sì, c'è qualcosa di "familiare" in questo post. Ma il riferimento è del tutto casuale, non ho alcun elemento per sostenere o denigrare gli orientamenti medici di chicchessia. In realtà il tema è molto delicato, perché tocca questioni che collegano strettamente la questione della verità a quella delle libertà. E' solo uno spunto di discussione, niente di più e niente di meno, sperando di non innervosire nessuno... (ab)

In relazione al dibattito in corso sul delicato tema dei vaccini, non ho alcuna competenza per sostenere una posizione piuttosto che l'altra. Mi interessa tuttavia il metodo, dal momento che investe sia la teoria della conoscenza che il concetto di "verità".

Chi stabilisce che cosa è vero rispetto a ciò che è falso?

Un tempo era semplice rispondere: l'autorità divina, riproposta e interpretata da esseri umani che si ritenevano scelti e consacrati come indiscutibili (infallibili!) interpreti. Si era nell'epoca dell'oggettivismo, dove logica, etica ed estetica si intersecavano fra loro. Chi non si adeguava, veniva estromesso dalla comunità civile e, nel migliore dei casi, emarginato dalla società.

Con l'avvento del soggettivismo moderno, cambiano tutti i paradigmi, la verità viene ridimensionata nella dimensione di un'inesauribile ricerca. Anche la scienza ridefinisce il proprio statuto e la ricerca della causa viene sostituita dall'esercizio della sperimentazione. E' una ricerca che non ha mai fine, in un continuo falsificare e verificare posizioni temporaneamente ritenute valide. Certo, è necessario accordarsi sul metodo da seguire, così come in democrazia è indispensabile la ricerca e l'individuazione dei punti sui quali potersi trovare maggiormente d'accordo. E, come ben si sa, non è affatto detto che chi detiene la maggioranza dei consensi popolari, possieda la "verità", ma riceve solo il compito di governare, in quel momento e in quell'ambito geografico, fino alla prossima modifica del dato maggioritario. Insomma, possesso della maggioranza non significa possesso della verità.

Ordunque (!), chi può stabilire che cosa è "scientifico" e cosa no? Dire che da una parte c'è la Scienza (rigorosamente con la S maiuscola) e dall'altra la ciarlataneria, è insostenibile quanto affermare che l'unico criterio di verità possa essere la parola del Papa quando parla ex cathedra Petri. Dire che la "comunità scientifica" ha il potere di stabilire chi è dentro e chi è fuori, significa ricostruire una Chiesa con i suoi dogmi che stabilisce in termini oggettivi chi può essere preso in considerazione e chi invece deve essere escluso.

Ora, costruire un "caso" quasi internazionale contro chi ha posizioni diverse e proporre di chiudere la porta a un possibile dialogo tra posizioni alternative, è fatto antidemocratico e anche antiscientifico. Non è vero infatti che chi ha espresso dubbi sulla validità ed efficacia dei vaccini sia un mago o uno stregone. A parte i personaggi finiti in questi giorni nell'occhio del ciclone mediatico e politico, ci sono con loro premi Nobel, scienziati accademici, migliaia di medici - cioè uomini di scienza - che hanno espresso e continuano a esprimere le stesse ipotesi.

Quindi, indipendentemente dalla valutazione del loro o altrui operato, occorre riconoscere con semplicità e umiltà che esistono diversi punti di vista e che solo un adeguato confronto dialettico può far crescere il percorso della conoscenza. Perché la Scienza, come ogni altra disciplina che abbia a che fare con l'essere umano, non si scrive con quella maiuscola come se fosse un'autorità trascendente, ma con quella operosa minuscola che implica disponibilità a mettersi in discussione, a cambiare le proprie idee di fronte all'evidenza sperimentale, a costruire insieme il grande mosaico della conoscenza.

martedì 12 agosto 2025

Don Nandino: "io sono libero, ma il popolo palestinese è prigioniero nella sua terra!"

Don Nandino , giornata ONU per la Palestina, Bologna 12/2023 (foto E.Tofful)

Don Nandino Capovilla, bloccato ieri in aeroporto a Tel Aviv, trattenuto per alcune ore e poi espulso da Israele, sta bene e questa mattina (martedì 12 agosto) è rientrato in Italia. Ha scritto (giustamente!) di dedicare una sola riga alla sua liberazione ed ecco fatto. 

La sua vicenda personale consente tuttavia di parlare di Gaza molto più che se tutto fosse andato bene e il "pellegrinaggio" di una quindicina di persone avesse raggiungo gli obiettivi prefissati.

A chi si riferisce a Israele come una "democrazia", viene mostrato il vero volto di uno Stato che non tollera il dissenso, né quello dei giornalisti palestinesi inermi massacrati a Gaza, né quello dei pacifisti esteri che tentano di aprire gli occhi del mondo sul genocidio in atto.

Come scrive il giornalista ed esperto commentatore politico Franco Juri, il più grande e colpevole antisemita odierno è Benjamin Netanyahu. Con le sue decisioni, avvallate purtroppo da una parte consistente dell'opinione pubblica israeliana, distrugge un popolo semita come è quello palestinese, rinverdisce la memoria degli orrori perpetrati dai nazisti e in questo modo suscita una ventata planetaria di ingiustificato odio nei confronti degli ebrei. Tanti infatti, per ignoranza, non sanno distinguere l'esperienza religiosa ebraica dall'ideologia sionista e dall'appartenenza allo Stato di Israele. Così come ci sono all'opposto altrettanti che confondono i miliardi di fedeli di una grande religione di pace quale è l'Islam con alcune piccole frange votate al fondamentalismo.

A Gaza si assiste impotenti all'indegno massacro indiscriminato di persone ridotte alla fame, uccise mentre fanno la fila per ricevere un tozzo di pane, figure sempre più esili che vagano tra i fantasmi i città ridotte in macerie fumiganti, un macabro gioco di rito a segno dove il bersaglio sono i bambini. Si assiste al funerale del diritto internazionale - ammesso che da qualche parte e in qualche momento sia esistito -  con la legittimazione di una guerra totale di annientamento di un popolo, scatenata per vendicare il comunque ingiustificabile attentato. Sono molte le perplessità non ancora fugate davanti agli eventi di quel 7 ottobre, veramente ciò che è accaduto successivamente non può che alimentare il dubbio di una regia premeditata. L'ormai a quanto pare vicina invasione definitiva della Striscia di Gaza e l'affidamento del potere a non meglio precisati "arabi", non è forse il disegno nascosto da decenni nella mens dei capi di Israele?

Si assiste alla morte e sepoltura della possibilità di un dialogo, finalizzato alla risoluzione della questione del Medio Oriente, da quasi ottanta anni caratterizzata da violenze, guerre e soprusi che hanno impedito al popolo palestinese di poter essere libero e autonomo neo decidere le proprie sorti. E si assiste alla fine dell'informazione giornalistica, con la quotidiana e mirata soppressione fisica dei pochi avventurosi "non allineati" che sfidano le bombe e le mitragliatrici per trasmettere qualche notizia oggettiva.

Si assiste a tutto questo, certo, ma ci si rende anche conto che la questione va al di là anche della tragedia di Gaza e tocca i gangli vitali del sistema iperliberista, all'interno del quale il criterio morale di bene o di male, quello estetico di bello o di brutto, quello logico di vero o di falso, non è determinato dal primato della persona, ma dall'interesse del Capitale.

A Gaza - sulla pelle di milioni di poveri - non si sta definendo soltanto il destino del popolo palestinese, ma si sta determinando anche la sorte della "democrazia" nell'epoca dell'ultracapitalismo. Ciò accade indubbiamente anche in altre parti del mondo, ma quello che avviene nella Striscia ha il triste privilegio di comparire sulla scena mediatica del Mondo.

domenica 10 agosto 2025

I mosaici di Aquileia, un messaggio avvincente, prima del Concilio di Nicea

Chiocciole nell'aula nord (archivio personale)

E' un po' lungo il post odierno, ma credo valga la pena di leggerlo, tanto più in tempo di vacanza. Dal passato possiamo ricavare grandi insegnamenti per il nostro tempo e per il nostro particolare impegno. Tanto più è vero, quando nel nostro territorio c'è uno dei più importanti monumenti di memoria cristiana esistenti al mondo. (ab)

Il rinvenimento dei mosaici cosiddetti "teodoriani" all'interno della chiesa di Aquileia è stato evento di enorme importanza dal punto di vista storico, archeologico e culturale. Non è da sottovalutare, anzi, è forse da approfondire, l'impatto spirituale che tale scoperta ha prodotto. Sepolti per più di 1500 anni, vengono alla luce in un momento particolare, all'inizio di quel XX secolo che porterà a una radicale revisione di quell'"impero cristiano" del quale sono testimonianza solenne le successive fasi di costruzione della meravigliosa basilica.

Raccontano infatti la particolare vicenda delle comunità cristiane dei primi tre secoli, c'è ancora il sapore forte del simbolismo tipico del periodo delle persecuzioni. Dentro e dietro i simboli, tanto più quelli misteriosi e difficili oggi da decifrare, si possono solo immaginare i dibattiti profondi tra gli assertori della necessità di un'inculturazione della nascente fede cristiana attraverso i linguaggi metaforici già in uso nello spazio civile e i sostenitori delle nuove visioni gnostiche istintivamente sospettose nei confronti di qualunque riduzione puramente razionale dell'esperienza della fede.

E' il tempo della prima accoglienza dell'annuncio della morte e della risurrezione di Cristo, periodo capace di suscitare un fascino irriducibile e di infondere la forza di una passione missionaria capace, in relativamente pochi anni, di raggiungere i vertici culturali e politici dell'Impero. E' il tempo gioioso e pericoloso dell'infanzia e dell'adolescenza, l'acquisizione di un amore per il quale diventa normale mettere a repentaglio anche la propria vita, la freschezza di comunità di donne e uomini organizzate efficacemente ma non gerarchicamente strutturate.

Poi arrivò il momento dell'istituzionalizzazione, con la definizione delle verità da credere, delle forme dei riti e soprattutto del sistema di potere. I "presbiteri" (=anziani) diventano "sacer-dotes", i "vescovi" (=sovrintendenti, controllori) diventano "ponti-fices", costruttori di ponti tra il mondo divino e quello umano. Una Chiesa adulta si dota dei mezzi per attraversare i meandri e le tempeste della storia, si ripristina la distinzione tra sacro e profano che ha caratterizzato tutte le tradizionali religioni. Si prepara a diventare l'ago della bilancia dell'Occidente, in un'irrisolta dialettica tra potere religioso e potere imperiale. Il cristianesimo diventa l'anima del Medioevo, ma perde progressivamente il fascino attrattivo dei primi istanti. Francesco (san), Pietro Valdo, a suo modo Lutero e tanti altri, tenteranno di richiamare la necessità del ritorno alle origini, ma senza troppo successo, se non a livello di testimonianza personale.

La scoperta del mosaico dell'inizio del IV secolo offre la possibilità di un ritorno anche visivo, di una piena immersione nella vita della chiesa infante e adolescente. E non è forse una straordinaria occasione di ripensamento, nel momento in cui, per la prima volta da allora, il cristianesimo non è più la forma spirituale prevalente, ma si colloca in un mondo tornato completamente pluralista, con tutte le sfide di linguaggio, di simbolica  e di ricomprensione ad intra e ad extra che questa constatazione comporta? I segni simbolici voluti forse dal vescovo Teodoro saranno coperti pochi anni dopo, sostituiti da nuovi, meno evocativi di un tempo fondato sull'emozione dell'esperienza piuttosto che sulla necessità dell'appartenenza. E' forse il punto di partenza anche nell'oggi, per una rinascita radicata nella riscoperta delle origini?

I mosaici di Aquileia precedono una data fatidica, a partire dalla quale si può dire che veramente "tutto cambia". Tale data ci ricorda uno dei tanti anniversari dei quali è costellato il 2025. Senza troppi clamori, il periodo corrispondente al Concilio di Nicea (20 maggio - 25 luglio 325) è trascorso. Certo, si attende ancora la solenne celebrazione ecumenica con la presenza del papa di Roma e del patriarca di Costantinopoli. Già prevista proprio in maggio con Francesco, l'importante incontro in Turchia è stato sospeso e sembra possa essere realizzato con Leone e Bartolomeo, intorno alla festa di sant'Andrea , il prossimo 30 novembre. 

L'assise sinodale fu convocata dall'imperatore Costantino per dirimere la questione teologica dell'affermazione contestuale dell'unicità di Dio e della sua specificazione nei termini analogici di Padre e Figlio. Fu di fatto il primo momento assembleare di incontro autorevole e decisionale tra rappresentanti dei responsabili delle chiese cristiane allora diffuse nel mondo conosciuto, per affrontare insieme un problema e stabilire il "giusto modo di credere"(=ortodossia) rispetto a quello falso.

Senza negare nulla di tutto ciò che si è verificato negli ultimi sedici secoli, questa memoria potrebbe veramente consentire un salto indietro, un'immersione nel tempo pre-niceno, non per rimanere prigionieri della nostalgia, ma per studiare in una nuova luce ciò che da allora è accaduto, "verificando ogni cosa e trattenendo il valore", per poter far sì che l'annuncio della vittoria della Vita sulla Morte possa ancora portare una ventata di speranza oggi, in un mondo che ne ha un immenso bisogno.

venerdì 8 agosto 2025

La "Pot" e la Gramozna jama, luoghi di storia e di memoria

Gramozna jama si trova a Ljubljana, facilmente raggiungibile dall'interessante Pot spominov in tovarištva. E' il percorso di circa 35 chilometri sistemato, ben segnalato e offerto a pedoni e ciclisti, corrispondente al cerchio di filo spinato che aveva trasformato la capitale slovena in campo di concentramento a cielo aperto, durante l'occupazione italiana e tedesca.

Al centro dello spazio c'è la copia di una scultura di Boris Kalin, che ricorda la tragedia di 124 ostaggi ivi fucilati dai militari italiani, assassinii sommari e crudeli, finalizzati a suscitare un clima di terrore tra la popolazione civile. Sono solo una parte degli uccisi innocenti in quel lungo, terribile periodo.

La statua rappresenta l'assurdità del fascismo, del nazismo e di qualsiasi ideologia perversa, caratterizzata dalla volontà di soppressione di esseri umani, per il solo fatto di essere riconosciuti appartenenti a una diversa cultura o concezione della vita. E fa anche pensare che gli italiani non sono affatto sempre stati "brava gente".

A tutti, dal momento che è comunque un'esperienza oggi piacevole e istruttiva per chi ama le passeggiate a piedi o in bicicletta, ma anche a chi ancora sia nostalgico del fascismo o ritenga inutile cancellarne i segni antichi e nuovi ancora presenti, si consiglia una camminata lungo la Pot. Si imparano molte cose, si è costretti a pensare all'orrore di una violenza che non ci si dovrebbe mai stancare di denunciare, ma si ha anche la possibilità di godere di bei panorami e scoprire angoli altrimenti nascosti della bella Ljubljana.

Per capire ancora meglio il senso di questo itinerario, conviene venirci il sabato più vicino al 9 maggio, giorno in cui si ricorda la Liberazione della città. In questo caso, i viali e le strade sono riempite da migliaia di persone festose, ma anche consapevoli dell'importanza della storia e della memoria.

Il papa a Gaza? Perché no?

L'affresco si trova alla Verna e rappresenta frate Leone mentre conversa con (san) Francesco, del quale sarà primo successore. Stupisce la somiglianza fisica con l'attuale papa Leone, successore di papa Francesco.

Al di là del richiamo che può suscitare un sorriso di stupore, riporto questa immagine, perché ad Aviano, nel corso dell'annuale ricordo della seconda bomba atomica sganciata ottanta anni fa sulla città giapponese di Nagasaki, sarà letta e inviata una lettera all'attuale pontefice, con un esplicito invito ad andare fisicamente a Gaza.

Non si vede come si possa fermare la deriva che sta portando al compimento di un genocidio e di una pulizia etnica, si possono solo immaginare le conseguenze della decisione di procedere all'occupazione militare della Striscia.

Hanno per ora fallito tutte le diplomazie, le armi sembrano la sola voce ascoltata in quel lembo di terra. Forse un elemento a sorpresa, come la presenza di una figura autorevole a livello mondiale come è quella del vescovo di Roma, potrebbe ottenere quello che ogni altro tentativo non ha raggiunto.

Non si tratta della preminenza del cattolicesimo su altre forme religiose, ben venga la presenza nella missione del Dalai Lama e di altre autorità religiose. Ma non si può negare che la visibilità di un papa sia a livello mediatico internazionale un'opportunità straordinaria. In questo caso Prevost rappresenterebbe una parte consistente dell'umanità che si sente impotente di fronte alle immani sofferenze del popolo palestinese.

E' vero che difficilmente un viaggio del genere si potrebbe realizzare, ma già provare a chiedere i necessari permessi potrebbe smuovere qualcosa. Sarebbe atto molto grave negare l'ingresso a Gaza a un uomo di pace di levatura internazionale, che certamente proporrebbe il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas, la fine del massacro da parte di Israele e la costituzione di un tavolo di lavoro tra le parti per addivenire a una pace giusta e duratura.

Per papa Leone, ancora sotto osservazione da parte dei cattolici e di un'umanità che era rimasta affascinata dalle aperture di orizzonti di Francesco, potrebbe essere una grande occasione per uscire dal guscio vaticano. Si potrebbe con forza proporre come elemento di richiamo alla possibilità di costruire ovunque nel mondo una pace fondata sula giustizia sociale, libera dai nazionalismi e dai razzismi, incentrata sulla constatazione della comune appartenenza di ogni essere umano a un'unica famiglia diffusa su tutta la terra.  

mercoledì 6 agosto 2025

Contro la bomba atomica, un nuovo sistema economico e sociale

 

Il 6 agosto 1945 la storia dell'umanità è entrata nell'era atomica. E' un passaggio fondamentale, un passo gigantesco.

A chi dice che in fondo le guerre ci sono sempre state, così come i genocidi e i massacri, è da far presente che mai c'è stato in precedenza un momento nel quale ci sia la reale possibilità di cancellare l'esperienza stessa della vita sulla terra. L'essere umano - non una meteora, un raffreddamento del Sole, un grande sistema vulcanico - ha per la prima volta in mano la possibilità di far saltare in aria il Pianeta, con tutto ciò che in esso esiste.

L'esperienza di Hiroshima e Nagasaki avrebbe dovuto mettere in guardia, relativamente alla non remota possibilità di un'esplosione generale. Invece la corsa agli armamenti prima, la ripresa delle minacce oggi, hanno riportato in prima pagina il tema. Ci sono migliaia di ordigni, seminati nella terra degli Stati Uniti, della Russia, della Cina, di Israele, come pure dell'Italia (Aviano, Ghedi...). Ne basterebbe un decimo per uccidere tutto ciò che è vivo, esseri umani, altri animali e vegetali, per decretare la parola fine alla Natura e alla Storia.

Oggi si terranno tante manifestazioni, in ricordo degli ottanta anni trascorsi da quell'immane tragedia, in esse si prenderà purtroppo atto di come la tensione internazionale stia riproponendo schemi già tragicamente visti. Il genocidio di Gaza riporta alla memoria tante simili catastrofi del XX secolo, le accuse e possibili ritorsioni tra USA e Russia richiamano i momenti più drammatici della guerra fredda. La corsa insensata al riarmo, sostenuta anche dai vertici dell'Unione europea, porta a dimenticare gli sforzi portati avanti nell'ultima parte del secolo passato per procedere verso la riduzione degli ordigni di distruzione di massa. 

Davvero la situazione preoccupa. Al di là delle formali dichiarazioni per la pace e degli un po' stucchevoli "ora basta!" che risuonano nelle piazze, si sa che la strada per invertire la rotta passa per alcune scelte programmatiche: la distruzione di tutti gli arsenali militari è una pura illusione, a meno che non si metta in discussione il sistema che genera la guerra. Il capitalismo, nella sua essenza, ha bisogno della guerra, anche attraverso quell'immane affare che è costituito dalla produzione e dalla vendita delle armi. E ha bisogno di fomentare il nazionalismo, per far credere alla gente che l'umanità sia divisa in compartimenti stagni e non sia invece un'unica grande famiglia, chiamata a custodire e a valorizzare l'ambiente che le viene donato. Lo squilibrio spaventoso tra poveri e ricchi, la morte di milioni di persone per fame, la presunta superiorità di alcuni nei confronti degli altri, il razzismo, i privilegi e la corruzione dilaganti, sono i tristi fondamenti su cui si edifica la società che innalza il Capitale e deprime l'Uomo. 

L'"adesso basta!" di oggi deve essere accompagnato dalla visione globale di un nuovo mondo possibile, da un sostegno convinto a chi proclama l'internazionalismo, la giustizia sociale, l'accoglienza fraterna. Occorre una nuova visione politica ed economica, radicata in un nuovo umanesimo, nel quale la scienza e la tecnica siano poste sempre al servizio e mai contro la Persona nella sua essenza.

E' ancora possibile una svolta così radicale? La parola "Speranza" induce a un delicato, critico e pensoso "SI!".

lunedì 4 agosto 2025

I cento anni dalla nascita di Celso Macor

 

In una dolce serata estiva, lunedì 4 agosto presso la chiesa della Madonna Lauretana di Versa, è stato ricordato il poeta, giornalista, scrittore Celso Macor, nel centesimo anniversario della sua nascita. L'iniziativa, promossa dal Comune, è stata introdotta dalle parole del Sindaco Michele Calligaris e molto ben condotta dall'assessora Alessia Tortolo.

Ne hanno parlato in tanti, accompagnati da splendide musiche dal vivo e da letture di testi originali dell'autore, in lingua friulana e italiana. Soprattutto ne ha tratteggiato i contorni la nipote Barbara Macor, che ha sottolineato la serietà e il rispetto con il quale Celso affrontava ogni persona, sia che fosse amica, sia che non la pensasse come lui.

Celso Macor, nato a Versa e vissuto per molti anni a Lucinico, dove tuttora tiene viva la sua memoria la moglie, è stato un vero uomo di pace. Ha saputo comprendere con sguardo profondo e profetico che il futuro di questa terra "Goriziana" non poteva essere che la convivenza e la valorizzazione delle diversità linguistiche e culturali. Ha raccontato la Natura, con estrema delicatezza e attenzione, soprattutto il fiume, l'Isonzo e la tanto amata montagna, le Alpi Giulie come le Dolomiti. Più di ogni altra cosa ha sottolineato la relazione co l'altro, l'incontro interpersonale come fondamento di ogni autentica costruzione di una società giusta e pacifica. Ha narrato la tragedia della guerra, ma dalla sua visione apparentemente malinconica ha saputo trarre insegnamenti carichi di profondità e di speranza. Per molti anni è stato vice direttore del settimanale diocesano di Gorizia Voce Isontina, dal quale ha lanciato messaggi pieni di verità e di amore per la sua terra, sempre intrisi di bellezza, intensità e poesia.

A lui è stato dedicato e scoperto un monumento particolarmente significativo, molto espressivo dell'essenza interiore, quasi dell'anima di Celso Macor. E' stato realizzato dallo scultore di Romans d'Isonzo Stefano Comelli. Lo sguardo del poeta segue in ogni passo il visitatore, dando la sensazione di essere sempre guardati, con simpatia, serietà e amicizia. E' come un mandato, una missione: continuare la sua opera di autentico costruttore di ponti fra i popoli che vivono intorno a un confine che da barriera dovrebbe essere sempre più riconosciuto come grande opportunità.

Sono passati cento anni dalla nascita del nostro Poeta, meno di trenta dalla sua scomparsa. Ma lui, Celso Macor, è ancora vivo. Le sue parole sono ancora estremamente attuali e indicano ogni giorno di più il giusto cammino, in particolare in quest'anno speciale, in cui Nova Gorica con Gorizia sono capitale europea della Cultura. 

Infine una proposta. Intorno al 2010, in Consiglio Comunale a Gorizia, fu proposta un'iniziativa, quella di ricordare Celso Macor intitolandogli la sala maggiore dell'Auditorium della Cultura Friulana di Via Roma. L'idea piacque a tutti e il sindaco Romoli la fece propria con un certo entusiasmo. Sono passati più di 15 anni da allora e non se ne è fatto nulla, Questo centenario potrebbe essere l'occasione per recuperare quell'idea e dare a essa finalmente concretezza?

Per un turismo dal volto umano

 

Una piazza di Spoleto quasi vuota
Si è parlato molto di overtourism e forse con molta ragione se ci si riferisce alle mete classiche di Venezia, Firenze o Assisi. Sono città nelle quali i centri storici hanno abdicato al loro ruolo ordinario per trasformarsi in disneyland paraculturali. Non ci sono più abitazioni e non si incontrano quasi più gli abitanti autoctoni, sostituite le prime da una marea di negozi che vendono più o meno le stesse cose e i secondi da gestori di bar, ristoranti e locali commerciali di ogni tipo. I circuiti principali del capitalturismo sono appannaggio di grandi agenzie che, tramite nave, aereo e bus, portano milioni di facoltosi giapponesi, cinesi, coreani e americani a godersi lo spettacolo delle più decantate città italiche.

Fuori dal "coro" sono invece tutte le altre località, un tempo anche molto gettonate e ora fuori dai percorsi "mordi e fuggi". Lamentano il problema opposto, ovvero la diminuzione consistente delle presenze, nonostante un'offerta di grandissima qualità e anche - occorre dirlo - un ancora del tutto sostenibile rapporto tra qualità e prezzi. Per fortuna in quest'ultima settimana, una marea di ragazzi e di giovani ha fatto scalo in molti di questi luoghi nel corso dell'avvicinamento al Giubileo di Tor Vergata. Esempi concreti, sperimentati in questi giorni, possono essere Bolsena con il suo affascinante lago, il più grande vulcanico d'Europa; Orvieto, con la grandiosa cattedrale che custodisce gli indimenticabili affreschi di Luca Signorelli; Montefalco, Spoleto e Spello, piccoli antichi gioielli, ai quali la creatività umbra ha recentemente aggiunto la "piccola Venezia" che è Rasiglia insieme addirittura al più alto ponte tibetano del Continente. E' ancora possibile trovare un rapporto umano con gli abitanti del territorio, intavolare uno scambio di idee e un confronto sulla vita individuale e sociale, contemplare meraviglie della natura, della storia e dell'arte senza dove aprire un mutuo per trascorrere una breve e istruttiva vacanza.

Resta il fatto che ormai per la maggior parte delle tasche è impossibile accedere anche a questa forma, più semplice ed essenziale, di conoscenza del territorio. Checché se ne dica, la crisi economica nelle famiglie si fa sentire, eccome! e a essa si aggiungono le preoccupazioni per i venti di guerra che soffiano ovunque. Il tempo dei lunghi viaggi e dei momenti spensierati è finito un po' per tutti.

Forse questa ricerca dell'essenza, più che della forma, porta con sé un nuovo modo di concepire il turismo. Non è solo la questione economica a portare sempre più persone all'utilizzo della bicicletta e dei piedi, impegnate in meravigliosi cammini in Italia e anche in Friuli Venezia Giulia. E' invece la necessità di ripensare radicalmente ciò che per tanti anni si è dato per scontato. Il vero turismo è quello che consente un'immersione per quanto possibile profonda nella dimensione dell'umanità di chi si incontra. Se da una parte il turista deve essere pronto a cogliere con intensità di sguardo la "bellezza" delle persone al di là dei monumenti della Natura e della Storia, dall'altra gli operatori turistici non lo devono considerare semplicemente un pollo da spennare, ma una Persona da accogliere, raccogliendo le suggestioni della sua vita e della comunità da cui proviene. Il turismo, così come la viandanza o il pellegrinaggio, è anzitutto incontro con l'altro, educazione alla conoscenza della cultura, formazione di una coscienza internazionalista e fraterna. Se appunto non si basa sul venefico rapporto tra produzione e consumo, ma sulla relazione interpersonale, l'autentico turismo può costituire un notevole tassello nella costruzione della giustizia, della pace in un mondo più giusto e fraterno.

In conclusione un consiglio: se ve lo potete permettere e ancora non avete scelto una meta, i paesi dell'alto Lazio e quelli nel cuore dell'Umbria sono una miniera da scoprire e da amare. Altrimenti, per chi non può varcare i confini del Friuli Venezia Giulia o della Slovenia, rimane la proposta di una spettacolare due-giorni ad Aquileia, dove l'overtourism si combatte ogni giorno con strutture ricettive pronte ad accogliere chiunque, con un immersione completa in una storia trimillenaria, soprattutto con il sorriso di chi è chiamato a custodire un patrimonio straordinario che appartiene a ogni uomo, nessuno escluso.  

domenica 3 agosto 2025

Il Giubileo dei Giovani a Tor Vergata

 

Se non il più importante, il Giubileo dei Giovani a Tor Vergata sarà ricordato come il più entusiasmante tra gli eventi che stanno caratterizzando l’Anno Santo 2025.

Chi ha avuto modo di percorrere l’Italia nella settimana precedente l’evento, ha potuto incontrare ovunque migliaia di ragazzi, per lo più parte di gruppi simpatici e delicatamente chiassosi, in ideale cammino verso Roma. Dappertutto è stato possibile vedere girotondi, ascoltare musiche di chitarre e cembali, perfino sentirsi avvicinare e intervistare da giornalisti in erba, armati di Bibbia e buona volontà, interessati a conoscere dai passanti il loro punto di vista su Cristo, Chiesa e sacre scritture. Dove il turismo di massa sembra un po’ in crisi, in particolare in città d’arte come Orvieto, Spoleto o Città d Castello, è subentrata, come una boccata d’aria fresca, questa pacifica invasione di pellegrini in cammino, provenienti da ogni parte d’Europa e anche del Mondo.

Il colpo d’occhio più impressionante è stato senz’altro quello dell’immensa spianata a sud della Capitale, gremita all’inverosimile intorno al gigantesco palco e fino ad almeno un chilometro di distanza. Dalle immagini trasmesse dalle televisioni, si è avuta l’impressione di un clima dove si sono mescolate allegria, spiritualità, impegno e intensa voglia di stare insieme.

La Veglia di preghiera del sabato notte ha evidenziato elementi di continuità e di differenziazione, rispetto ai precedenti numerosi appuntamenti di questo genere che si sono susseguiti dal 1989 a oggi. L’intuizione iniziale è stata di Giovanni Paolo II che ha presieduto le prime Giornate, a Roma 1986, a Buenos Aires 1987 e soprattutto a Santiago di Compostela 1989 e di nuovo a Roma, in occasione del Grande Giubileo dell’anno 2000. A Benedetto XVI sono toccate le esperienze di Colonia, nel 2005 e di Madrid. Papa Francesco ha iniziato il suo pontificato con la trascinante Giornata di Rio de Janeiro nel 2013, si parla di due milioni di persone accorse soprattutto dall’America del Sud in quell’occasione.

La continuità è stata indicata dall’impostazione organizzativa, sempre più curata dagli inizi fino al momento attuale, nonché dall’evidente passione comunicativa della gioventù cattolica di ogni periodo. Le differenze sono decisamente più significative, cominciando dallo stile dei diversi vescovi di Roma. Il papa polacco – nei lontani tempi in cui ancora non esisteva la possibilità di comunicare con i cellulari e con internet - ha proposto negli incontri con i giovani il modello di Cristo per lanciare non soltanto un nuovo umanesimo, ma anche una rinnovata visione dell’Europa unita nelle sue radici cristiane “dall’Atlantico agli Urali”. Josef Ratzinger ha invitato a trovare in Gesù Cristo il centro focale della vita individuale e sociale, criterio ermeneutico della natura e della storia. Francesco ha portato i suoi affascinati interlocutori in una dimensione del tutto originale, parlando più in generale ai giovani del Pianeta che a quelli cattolici, invitando tutti al dialogo interreligioso, all’ecumenismo e soprattutto all’accoglienza simpatetica di ogni essere umano, indipendentemente dal suo credo religioso e dalla sua concezione del mondo.

E Prevost, alias Leone XIV? A prima vista, sembra essere tornato all’impostazione ratzingeriana. Già la scelta di incentrare la veglia notturna sull’adorazione eucaristica sembra delineare la volontà di superare la visione ecumenica del suo predecessore, riproponendo un rito essenzialmente cattolico. I suoi discorsi, abbastanza generici per ciò che concerne la lettura del presente e molto precisi nel riaffermare Gesù Cristo come fondamento dell’amicizia e delle scelte esistenziali dei giovani, hanno ricordato più gli accenti spirituali e teologici di Benedetto XVI che le aperture cariche di suggestione e di speranza di Francesco.

Come procederà quindi il mondo cattolico nei meandri e nelle tempeste del mondo attuale, alla luce del grande incontro romano? Probabilmente sempre più nella linea di una sostanziale restaurazione, condita con un certo rispetto delle aperture rivoluzionarie di papa Bergoglio. La Chiesa cattolica continuerà la sua navigazione nel mare in tempesta, cercando di evitare troppo forti scossoni e proponendosi come un porto sicuro – forse un po’ troppo sicuro - per le coscienze individuali e per i fenomeni sociali.