giovedì 14 agosto 2025

Una mostra da visitare... e da tradurre

 

Continua nel Museo di Santa Chiara a Gorizia la mostra dedicata al Tesoro dell'Arcidiocesi, un racconto che affonda le radici nella storia di Aquileia e del suo Patriarcato, evidenziando con reperti, pannelli illustrativi e interventi filmati le foglie e i frutti manifesti in particolare nella vicenda del cattolicesimo goriziano. Nei prossimi giorni gli orari di apertura saranno ampliati, prevedendo anche la possibilità di visite serali gratuite e di percorsi guidati dagli organizzatori. A differenza di quanto indicato nel manifesto programmatico a lato, mercoledì e giovedì si potrà accedere dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 20 con ingresso a pagamento; venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19, sempre acquistando il biglietto, ma dalle 20 alle 23 con ingresso libero. 

E' un'esposizione da vedere, ricca di contenuti e spunti di riflessione. Camminando lungo i percorsi allestiti nei tre piani del (sempre bellissimo) museo di santa Chiara, ci si può immergere in una storia estremamente affascinante e complessa. Ogni passo consente di scoprire la straordinaria bellezza e drammaticità di un territorio che ha visto incontri e scontri tra diverse culture, soprattutto nel cuore dell'Europa moderna. Cartine, quadri, reperti archeologici, mirabili codici miniati e suppellettili liturgiche introducono al racconto di tempi di certo passati, anche se nel contempo ancora attuali. Dal pluralismo spirituale e religioso dell'Aquileia precristiana si passa alle teocrazia medievale incarnata nella solenne figura dei patriarchi. La sostanziale unità garantita dal tetto patriarcale si stempera nella moderna ricerca di un nuovo modo di concepire il rapporto tra Stato e Chiesa che caratterizza la giovane Arcidiocesi. Non sono dimenticate le tensioni del XX secolo, con la sfida rivolta a un territorio chiamato a ritrovare la sua vocazione all'unità nella diversità.

Il livello di approfondimento è molto elevato e non è certo motivo di meraviglia: il direttore scientifico, prof. Alessio Persic, è una delle menti più brillanti del mondo accademico del Friuli Venezia Giulia, patrologo e storico di livello internazionale. 

Infine, ecco un paio di osservazioni intenzionalmente costruttive, in vista di una nuova edizione e del possibile allargamento della mostra secondo gli orientamenti "aquileiesi" e "goriziani" proposti negli ultimi anni... 

Sarebbe necessario, anzi indispensabile - e questo, se ancora in tempo, si potrebbe già realizzare - in una mostra presentata come uno degli elementi principali di Nova Gorica Gorizia Capitale europea della cultura, leggere le didascalie non solo in lingua italiana, ma anche e soprattutto in sloveno, inglese e possibilmente anche friulano. 

In un passo successivo, sarebbe interessante riempire i temi espositivi con altri settori fondamentali della "spiritualità" del territorio. Per esempio, un primo necessario riferimento potrebbe essere al protestantesimo, nei suoi due momenti chiave relativi alla predicazione di Primož Trubar nel XVI secolo e alla rinascita con i Ritter, a partire dalla metà del XIX. Un altro approfondimento dovrebbe essere dedicato sicuramente all'ebraismo, fattore determinante per ciò che concerne la cultura goriziana dal '600 alla tragica notte della deportazione nazista. Potrebbe infine essere alquanto opportuno un breve racconto della storia delle relazioni tra cristianesimo e popolazioni slovene, corollario delle relazioni tra le istituzioni ecclesiastiche di Aquileia e Salisburgo, senza dimenticare il ruolo di Cirillo e Metodio. E in fase di richiamo alle fondazioni antiche, sarebbe interessante anche cogliere il nesso fra spiritualità e arte nel mondo preromano e romano, grazie ai numerosi reperti presenti nei musei aquileiesi. 

Solo solo degli spunti, senza dimenticare la necessità di uno sguardo anche al presente e al futuro, perché la storia è maestra di vita, ma solo nella misura in cui si è capaci di riconoscerla e di ascoltarla come tale.

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