domenica 3 agosto 2025

Il Giubileo dei Giovani a Tor Vergata

 

Se non il più importante, il Giubileo dei Giovani a Tor Vergata sarà ricordato come il più entusiasmante tra gli eventi che stanno caratterizzando l’Anno Santo 2025.

Chi ha avuto modo di percorrere l’Italia nella settimana precedente l’evento, ha potuto incontrare ovunque migliaia di ragazzi, per lo più parte di gruppi simpatici e delicatamente chiassosi, in ideale cammino verso Roma. Dappertutto è stato possibile vedere girotondi, ascoltare musiche di chitarre e cembali, perfino sentirsi avvicinare e intervistare da giornalisti in erba, armati di Bibbia e buona volontà, interessati a conoscere dai passanti il loro punto di vista su Cristo, Chiesa e sacre scritture. Dove il turismo di massa sembra un po’ in crisi, in particolare in città d’arte come Orvieto, Spoleto o Città d Castello, è subentrata, come una boccata d’aria fresca, questa pacifica invasione di pellegrini in cammino, provenienti da ogni parte d’Europa e anche del Mondo.

Il colpo d’occhio più impressionante è stato senz’altro quello dell’immensa spianata a sud della Capitale, gremita all’inverosimile intorno al gigantesco palco e fino ad almeno un chilometro di distanza. Dalle immagini trasmesse dalle televisioni, si è avuta l’impressione di un clima dove si sono mescolate allegria, spiritualità, impegno e intensa voglia di stare insieme.

La Veglia di preghiera del sabato notte ha evidenziato elementi di continuità e di differenziazione, rispetto ai precedenti numerosi appuntamenti di questo genere che si sono susseguiti dal 1989 a oggi. L’intuizione iniziale è stata di Giovanni Paolo II che ha presieduto le prime Giornate, a Roma 1986, a Buenos Aires 1987 e soprattutto a Santiago di Compostela 1989 e di nuovo a Roma, in occasione del Grande Giubileo dell’anno 2000. A Benedetto XVI sono toccate le esperienze di Colonia, nel 2005 e di Madrid. Papa Francesco ha iniziato il suo pontificato con la trascinante Giornata di Rio de Janeiro nel 2013, si parla di due milioni di persone accorse soprattutto dall’America del Sud in quell’occasione.

La continuità è stata indicata dall’impostazione organizzativa, sempre più curata dagli inizi fino al momento attuale, nonché dall’evidente passione comunicativa della gioventù cattolica di ogni periodo. Le differenze sono decisamente più significative, cominciando dallo stile dei diversi vescovi di Roma. Il papa polacco – nei lontani tempi in cui ancora non esisteva la possibilità di comunicare con i cellulari e con internet - ha proposto negli incontri con i giovani il modello di Cristo per lanciare non soltanto un nuovo umanesimo, ma anche una rinnovata visione dell’Europa unita nelle sue radici cristiane “dall’Atlantico agli Urali”. Josef Ratzinger ha invitato a trovare in Gesù Cristo il centro focale della vita individuale e sociale, criterio ermeneutico della natura e della storia. Francesco ha portato i suoi affascinati interlocutori in una dimensione del tutto originale, parlando più in generale ai giovani del Pianeta che a quelli cattolici, invitando tutti al dialogo interreligioso, all’ecumenismo e soprattutto all’accoglienza simpatetica di ogni essere umano, indipendentemente dal suo credo religioso e dalla sua concezione del mondo.

E Prevost, alias Leone XIV? A prima vista, sembra essere tornato all’impostazione ratzingeriana. Già la scelta di incentrare la veglia notturna sull’adorazione eucaristica sembra delineare la volontà di superare la visione ecumenica del suo predecessore, riproponendo un rito essenzialmente cattolico. I suoi discorsi, abbastanza generici per ciò che concerne la lettura del presente e molto precisi nel riaffermare Gesù Cristo come fondamento dell’amicizia e delle scelte esistenziali dei giovani, hanno ricordato più gli accenti spirituali e teologici di Benedetto XVI che le aperture cariche di suggestione e di speranza di Francesco.

Come procederà quindi il mondo cattolico nei meandri e nelle tempeste del mondo attuale, alla luce del grande incontro romano? Probabilmente sempre più nella linea di una sostanziale restaurazione, condita con un certo rispetto delle aperture rivoluzionarie di papa Bergoglio. La Chiesa cattolica continuerà la sua navigazione nel mare in tempesta, cercando di evitare troppo forti scossoni e proponendosi come un porto sicuro – forse un po’ troppo sicuro - per le coscienze individuali e per i fenomeni sociali.  

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