Sì, c'è qualcosa di "familiare" in questo post. Ma il riferimento è del tutto casuale, non ho alcun elemento per sostenere o denigrare gli orientamenti medici di chicchessia. In realtà il tema è molto delicato, perché tocca questioni che collegano strettamente la questione della verità a quella delle libertà. E' solo uno spunto di discussione, niente di più e niente di meno, sperando di non innervosire nessuno... (ab)
In relazione al dibattito in corso sul delicato tema dei vaccini, non ho alcuna competenza per sostenere una posizione piuttosto che l'altra. Mi interessa tuttavia il metodo, dal momento che investe sia la teoria della conoscenza che il concetto di "verità".Chi stabilisce che cosa è vero rispetto a ciò che è falso?
Un tempo era semplice rispondere: l'autorità divina, riproposta e interpretata da esseri umani che si ritenevano scelti e consacrati come indiscutibili (infallibili!) interpreti. Si era nell'epoca dell'oggettivismo, dove logica, etica ed estetica si intersecavano fra loro. Chi non si adeguava, veniva estromesso dalla comunità civile e, nel migliore dei casi, emarginato dalla società.
Con l'avvento del soggettivismo moderno, cambiano tutti i paradigmi, la verità viene ridimensionata nella dimensione di un'inesauribile ricerca. Anche la scienza ridefinisce il proprio statuto e la ricerca della causa viene sostituita dall'esercizio della sperimentazione. E' una ricerca che non ha mai fine, in un continuo falsificare e verificare posizioni temporaneamente ritenute valide. Certo, è necessario accordarsi sul metodo da seguire, così come in democrazia è indispensabile la ricerca e l'individuazione dei punti sui quali potersi trovare maggiormente d'accordo. E, come ben si sa, non è affatto detto che chi detiene la maggioranza dei consensi popolari, possieda la "verità", ma riceve solo il compito di governare, in quel momento e in quell'ambito geografico, fino alla prossima modifica del dato maggioritario. Insomma, possesso della maggioranza non significa possesso della verità.
Ordunque (!), chi può stabilire che cosa è "scientifico" e cosa no? Dire che da una parte c'è la Scienza (rigorosamente con la S maiuscola) e dall'altra la ciarlataneria, è insostenibile quanto affermare che l'unico criterio di verità possa essere la parola del Papa quando parla ex cathedra Petri. Dire che la "comunità scientifica" ha il potere di stabilire chi è dentro e chi è fuori, significa ricostruire una Chiesa con i suoi dogmi che stabilisce in termini oggettivi chi può essere preso in considerazione e chi invece deve essere escluso.
Ora, costruire un "caso" quasi internazionale contro chi ha posizioni diverse e proporre di chiudere la porta a un possibile dialogo tra posizioni alternative, è fatto antidemocratico e anche antiscientifico. Non è vero infatti che chi ha espresso dubbi sulla validità ed efficacia dei vaccini sia un mago o uno stregone. A parte i personaggi finiti in questi giorni nell'occhio del ciclone mediatico e politico, ci sono con loro premi Nobel, scienziati accademici, migliaia di medici - cioè uomini di scienza - che hanno espresso e continuano a esprimere le stesse ipotesi.
Quindi, indipendentemente dalla valutazione del loro o altrui operato, occorre riconoscere con semplicità e umiltà che esistono diversi punti di vista e che solo un adeguato confronto dialettico può far crescere il percorso della conoscenza. Perché la Scienza, come ogni altra disciplina che abbia a che fare con l'essere umano, non si scrive con quella maiuscola come se fosse un'autorità trascendente, ma con quella operosa minuscola che implica disponibilità a mettersi in discussione, a cambiare le proprie idee di fronte all'evidenza sperimentale, a costruire insieme il grande mosaico della conoscenza.
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