martedì 12 agosto 2025

Don Nandino: "io sono libero, ma il popolo palestinese è prigioniero nella sua terra!"

Don Nandino , giornata ONU per la Palestina, Bologna 12/2023 (foto E.Tofful)

Don Nandino Capovilla, bloccato ieri in aeroporto a Tel Aviv, trattenuto per alcune ore e poi espulso da Israele, sta bene e questa mattina (martedì 12 agosto) è rientrato in Italia. Ha scritto (giustamente!) di dedicare una sola riga alla sua liberazione ed ecco fatto. 

La sua vicenda personale consente tuttavia di parlare di Gaza molto più che se tutto fosse andato bene e il "pellegrinaggio" di una quindicina di persone avesse raggiungo gli obiettivi prefissati.

A chi si riferisce a Israele come una "democrazia", viene mostrato il vero volto di uno Stato che non tollera il dissenso, né quello dei giornalisti palestinesi inermi massacrati a Gaza, né quello dei pacifisti esteri che tentano di aprire gli occhi del mondo sul genocidio in atto.

Come scrive il giornalista ed esperto commentatore politico Franco Juri, il più grande e colpevole antisemita odierno è Benjamin Netanyahu. Con le sue decisioni, avvallate purtroppo da una parte consistente dell'opinione pubblica israeliana, distrugge un popolo semita come è quello palestinese, rinverdisce la memoria degli orrori perpetrati dai nazisti e in questo modo suscita una ventata planetaria di ingiustificato odio nei confronti degli ebrei. Tanti infatti, per ignoranza, non sanno distinguere l'esperienza religiosa ebraica dall'ideologia sionista e dall'appartenenza allo Stato di Israele. Così come ci sono all'opposto altrettanti che confondono i miliardi di fedeli di una grande religione di pace quale è l'Islam con alcune piccole frange votate al fondamentalismo.

A Gaza si assiste impotenti all'indegno massacro indiscriminato di persone ridotte alla fame, uccise mentre fanno la fila per ricevere un tozzo di pane, figure sempre più esili che vagano tra i fantasmi i città ridotte in macerie fumiganti, un macabro gioco di rito a segno dove il bersaglio sono i bambini. Si assiste al funerale del diritto internazionale - ammesso che da qualche parte e in qualche momento sia esistito -  con la legittimazione di una guerra totale di annientamento di un popolo, scatenata per vendicare il comunque ingiustificabile attentato. Sono molte le perplessità non ancora fugate davanti agli eventi di quel 7 ottobre, veramente ciò che è accaduto successivamente non può che alimentare il dubbio di una regia premeditata. L'ormai a quanto pare vicina invasione definitiva della Striscia di Gaza e l'affidamento del potere a non meglio precisati "arabi", non è forse il disegno nascosto da decenni nella mens dei capi di Israele?

Si assiste alla morte e sepoltura della possibilità di un dialogo, finalizzato alla risoluzione della questione del Medio Oriente, da quasi ottanta anni caratterizzata da violenze, guerre e soprusi che hanno impedito al popolo palestinese di poter essere libero e autonomo neo decidere le proprie sorti. E si assiste alla fine dell'informazione giornalistica, con la quotidiana e mirata soppressione fisica dei pochi avventurosi "non allineati" che sfidano le bombe e le mitragliatrici per trasmettere qualche notizia oggettiva.

Si assiste a tutto questo, certo, ma ci si rende anche conto che la questione va al di là anche della tragedia di Gaza e tocca i gangli vitali del sistema iperliberista, all'interno del quale il criterio morale di bene o di male, quello estetico di bello o di brutto, quello logico di vero o di falso, non è determinato dal primato della persona, ma dall'interesse del Capitale.

A Gaza - sulla pelle di milioni di poveri - non si sta definendo soltanto il destino del popolo palestinese, ma si sta determinando anche la sorte della "democrazia" nell'epoca dell'ultracapitalismo. Ciò accade indubbiamente anche in altre parti del mondo, ma quello che avviene nella Striscia ha il triste privilegio di comparire sulla scena mediatica del Mondo.

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