In pieno agosto, fra i vari bagliori di un Mondo in crisi, una proposta di bellezza anche ci sta!
Il punto di partenza è poco prima della galleria del passo Ljubelj, qualche chilometro a nord dell'abitato di Tržič.
Ci si trova nella parte occidentale delle Alpi di Kamnik, un gruppo montuoso forse un po' trascurato dagli escursionisti italiani.
In questo caso, il percorso si svolge in un ambiente solenne, circondato da alte montagne culminanti nel bel massiccio della Begunjščica (2050 metri). Le rocce sono fragili, come dimostrato dalla presenza di ampi ghiaioni, residui di frane antiche e più recenti.
La meta di una piacevole passeggiata è la planina Preval (1311), una malga trasformata nell'estate in rifugio. Il non eccessivo dislivello, poco più di 350 metri nell'insieme e la vastità dei panorami, fanno sì che il sentiero sia facilmente condiviso con numerosi altri viandanti, tanto più nel classico periodo di ferie di metà agosto. La malga-rifugio offre cibo genuino e bevande a piacere, come pure la possibilità di farsi immortalare nelle fotografie con le immancabili mucche al pascolo. Per chi ha tempo e passione, in un paio d'ore si raggiunge l'importante cima, punto di vista quasi onnicomprensivo sull'intera regione slovena della Gorejnska.E' un simpatico cammino sì, ma richiede anche una certa prudenza e attenzione. Non tanto nella prima parte, dove a farla da padroni sono boschi di conifere che rinfrancano l'escursionista nelle calde e afose giornate estive. E neanche un po' più avanti, dove i resti di qualche bunker memoria della seconda guerra mondiale invitano gli amanti della storia a una breve e prudente sosta informativa.
Passato un costone erboso, il sentiero corre su una stretta cengia artificiale, scavata sopra lo strapiombo. Nei punti più esposti, una corda di ferro consente anche a chi soffre di vertigini di sentirsi al sicuro. La vera sorpresa è dopo l'attraversamento di un ripido ghiaione, dove il consiglio è quello di non guardare verso la strada statale che ospita i bikers rombanti laggiù, nella valle molto profonda. Un tunnel, anzi due, di circa duecento metri ciascuno, scavati nella roccia viva fanno sì che sia possibile attraversare due alte pareti strapiombanti, altrimenti inaccessibili. E' il Bornov predor, la galleria della famiglia Born, antichi proprietari dei boschi dei dintorni che avevano scavato questa meraviglia di ingegneria popolare per poter trasportare il legname da un versante all'altro della montagna. Con passo tranquillo, l'intero percorso di andata richiede circa un'ora e mezza, il ritorno, in costante e leggera discesa, un po' meno. Una volta rientrati alla base, carichi di bellezza e di spaziosi panorami, c'è la possibilità di visitare ciò che resta del campo di concentramento nazista di Loibl sud. Centinaia di prigionieri hanno scontato qua la loro detenzione, costretti a lavorare per la costruzione della galleria stradale. Decine di essi, di diverse provenienze, soprattutto francesi, hanno perso la vita per la fame, gli stenti, le malattie e le forme di persecuzione da parte dei carcerieri. C'era perfino un rudimentale forno crematorio, scavato in un anfratto naturale. Il campo di Loibl costituiva una succursale di quello più famoso di Mauthausen, presso Linz. Le rovine che sono state recuperate e trasformate in un grande museo all'aperto, ospitano diverse lapidi in memoria di chi in questo luogo ha sofferto ed è morto. Alcuni di queste memorie sono riferite ai campi di concentramento e di sterminio della Germania nazista e dell'Italia fascista. Non manca la menzione di Visco, Gonars, Rab, accanto ad Auschwitz, Buchenvald, Dachau e tutti gli altri nomi tristemente noti all'umanità del XX secolo.In una simile giornata, è difficile non pensare al contrasto tra la straordinaria bellezza della Natura e l'abisso di orrore nel quale l'uomo può scendere quando dimentica di appartenere alla medesima famiglia e si adopera con tutte le sue forze per fare del male e sopprimere il proprio fratello. Ed è impossibile non pensare mestamente a quanto poco serva quell'"adesso basta!" che la visita di questi luoghi suscita. Quanti massacri, quante guerre, quante pulizie etniche e genocidi si sono ripetuti, dal tempo in cui funzionava il campo di Ljubelj fino ai difficili giorni attuali.
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