domenica 31 gennaio 2021

Nuovo vento (di pace e giustizia) dal Sabotino


Da quando sono stati chiusi i confini dei Comuni, per evitare i contagi da coronavirus, un bellissimo luogo è diventato un nuovo punto di riferimento per molti goriziani, sloveni, friulani e italiani. Il Sabotino, o Sabotin o San Valantin comunque lo si voglia chiamare, da nome simbolo della prima guerra mondiale è diventato sinonimo di pace, amicizia fra popoli, amore.

Per chi ha buone gambe, non è difficile da raggiungere. Dalla Slovenia, chi non vuole affrontare uno dei meravigliosi sentieri che salgono da est e da nord, si può arrivare con l'auto - meglio ancora e senza eccessivo sforzo con la bicicletta - fino ai rifugi, dove ci sono le trincee e un piccolo ma molto interessante museo. Da lì alla vetta ci sono pochi passi, al massimo un quarto d'ora di cammino. Dall'Italia si può salire fino alla suggestiva chiesetta e all'abitato di San Mauro, poi o tramite strada asfaltata ex militare oppure (meglio!!!) su splendido sentiero tra le rocce e nella boscaglia, si risale fino alla cresta. Passati accanto alla O della scritta TITO, facendo slalom tra i cippi di confine che segnano una divisione sempre meno significativa, si raggiungono i resti dell'eremo di san Valentino, restituiti alla luce e alla contemplazione dall'opera straordinaria del compianto Mario Muto. Poi si percorre la lunga cresta, con vista mozzafiato sulla valle dell'Isonzo/Soča e si raggiunge la cima.

Due, fra tante, sono le impressioni che consentono di comprendere perché molti "goriziani" salgono come minimo una volta la settimana, attuando così quell'"attività fisica" consentita dalle varie norme.

La prima è che quassù, soprattutto dalla primavera 2020, ci si ritrova in tanti e senza realizzare alcun assembramento, diventa possibile conoscersi, stimarsi e gioire insieme della bellezza della natura e del fascino della storia. Si sentono parlare tutte le lingue del territorio, anche quelle di nuovi migranti dall'est e dal sud del mondo, attualmente residenti nel territorio.

La seconda è che lo sguardo dall'alto consente di abbracciare un'inequivocabile verità. Il "Goriziano" è unico, nella valorizzazione della sua diversità. I nuovi quartieri della giovane Nova Gorica prolungano le antiche case dominate dal colle del castello della vecchia Gorizia. Architetture recenti si intrecciano con antiche emozioni, in un contesto che racconta, anche soltanto a prima vista, l'epopea del Novecento, dai - presunti o reali - fasti imperiali alla tragica vicenda della prima guerra e del funesto fascismo, dalla terribile esperienza della seconda guerra al lungo, faticoso ma anche fruttuoso cammino di ricostruzione di un'identità multipla e multiculturale.

Dall'alto risulta evidente l'intelligenza e l'originalità della scelta di Nova Gorica/Gorizia capitale europea della Cultura nel 2025. In pochi ambiti del Vecchio Continente, forse anzi soltanto qua, è possibile respirare quella "comunione nella ricchezza delle diversità" che costituisce o almeno dovrebbe costituire - uno dei pilastri teorici dell'edificio dell'Unione Europea.

Allora, auguri a questo meraviglioso e drammatico territorio, arrivederci a presto, possibilmente... sul Sabotino, Sabotin, Mont di san Valantin. 

giovedì 28 gennaio 2021

Sul covid 19, a livello locale, si danno i numeri...

Non per essere disfattisti, ma la domanda su quali siano i "numeri" riguardanti il covid che giungono sul tavolo dei decisori, è sicuramente legittima. Un sindaco non meglio identificato di un piccolo paese del F-VG riceve via mail due elenchi distinti, ciascuno riportante quante persone risultano isolate perché contagiate e quante in quarantena prudenziale. C'è inoltre il dato della Protezione Civile che normalmente viene riportato anche dai quotidiani locali. Ebbene?

Ebbene, per rimanere alla data odierna, il risultato è il seguente: la prima fonte recita 32 riconosciuti positivi e quindi isolati e 9 quarantene prudenziali, per un totale di 41 persone sotto osservazione. la seconda fonte riconosce invece soltanto 5 "positivi" e 9 quarantene per un totale di 14 persone. Ci si mette poi la Protezione Civile con il dato di 22 persone "positive" e 0 quarantene. 

A chi credere? E soprattutto, quali di questi dati sono in uso al Comitato Tecnico Scientifico e, tramite esso, al Ministero della Salute che deve determinare il colore delle varie regioni d'Italia? Nel primo caso il paese in questione registra circa 16 casi di positività ogni mille abitanti, numeri da zona rossa; nel secondo caso si scende a meno di 3 casi ogni 1000 abitanti, da zona gialla insomma; nel caso che i numeri corrispondano a quelli della Protezione Civile si risale a oltre 21 casi ogni 1000 abitanti, ci si meriterebbe sì e no la zona arancione.

Non c'è motivo di ritenere che la situazione descritta sia isolata, è molto probabile anzi che sia abbastanza generalizzata, il che significa: a) che i dati inviati non sono costantemente aggiornati (sì, ma quali dei tre?) b) che esistono diverse fonti di informazione nell'ambito dello stesso territorio c) che in realtà la situazione generale non è sotto controllo. Sarà possibile trovare una soluzione, in modo da poter intervenire efficacemente relativamente alla prevenzione e alla cura?

martedì 26 gennaio 2021

Auschwitz, 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2021

La Giornata della Memoria riapre ogni anno una ferita profonda. Milioni di esseri umani sterminati, una crudeltà infinita, l'orrore istituzionalizzato. Ebrei, rom, disabili, omosessuali, testimoni di Geova, oppositori politici e tanti tanti altri sono stati annientati con l'unico obiettivo di cancellarli dalla storia e dal ricordo. Per questo è indispensabile che la "Giornata" si celebri ogni anno, quasi per un microscopico risarcimento alle vittime del mastodontico genocidio. E' stato un qualcosa di unico, almeno nell'evo moderno, imparagonabile con qualunque altra tragedia, l'orrendo frutto del razzismo.
Non basta celebrare, occorre anche pensare, lasciarsi toccare dal pensiero di ciò che è accaduto. Nel cuore della "civile" Europa, due popoli, quello tedesco e quello italiano, consentono a due criminali, Hitler e Mussolini, di diventare "fuhrer" e "duce". Come non rabbrividire guardando i film del tempo e vedendo le masse entusiaste inneggiare a chi proclamava la guerra, a chi teorizzava la "soluzione finale"? Come autorevoli scrittrici e scrittori hanno detto, è terribile ma vero, ci si può abituare alla quotidianità del Male e questa abitudine, passo dopo passo, porta alla catastrofe dell'umanità.
In altre parole, ci si può non accorgere di ciò che si sta verificando sotto i nostri occhi e la sofferenza, anche quella immane, può passare inosservata, in una sorta di immunità esistenziale che rende impossibile il contagio della solidarietà e della compassione.
Per questo lo sguardo oggi deve andare in tanti luoghi del mondo dove i genocidi sono ancora all'ordine del giorno, interi villaggi vengono cancellati dalla violenza assassina, centinaia di milioni di persone sono costrette a fuggire dalle guerra, dalle persecuzioni razziali e ideologiche, dalla fame. Forse tra qualche decennio sarà istituita una Giornata della Memoria (o come la si vorrà chiamare) per ricordare le decine di migliaia di morti nel Mare Mediterraneo, sulle rotte balcaniche verso l'Eldorado Europeo o su quelle centro americane verso i muri innalzati dai vari Trump e seguaci. 
E la gente ci chiederà: "Ma dove eravate mentre accadeva tutto questo?" E noi risponderemo: "E come potevamo saperlo?". E domanderanno ai capi: "Perché avete fatto così poco per evitarlo?". Ed essi risponderanno: "Abbiamo solo obbedito agli ordini". 
Parole già sentite, drammi ripetuti... In ogni caso, un esame cui sottoporre la coscienza, se non si vuole che la Giornata della Memoria non sia solo una celebrazione annuale, ma l'occasione per riflettere, per aprire gli occhi e per cambiare.

sabato 23 gennaio 2021

Fantasia del cammino

Bella domanda, in un'intervista, l'altra sera: tu sei un buon camminatore, ma uno che sta sempre nella parte sinistra della strada!

Sì, è vero, quando cammini devi sempre stare dalla parte sinistra, perché così puoi vedere le automobili che ti sfrecciano contro e puoi così marciare più spedito, con prudenza, possibilità di evitare i pericoli, decisione.

Certo, non è vietato camminare sulla destra, ma in questo caso non sai mai che cosa ti possa capitare e la marcia è sicuramente meno sicura e più rallentata dalla paura di un qualcosa che non puoi conoscere.

Bisogna anche dire che se il viandante "a sinistra" passa il suo tempo a guardare quelli che procedono dalla parte opposta e non fa altro che criticarli, fa sì che questi si indispettiscano e accelerino il passo per distanziare il noioso interlocutore.

Se invece il marciatore "sicuro" si guarda in giro solo per vedere la bellezza del paesaggio e dimostra convinzione, decisione e anche la caratteristica gioia che scaturisce dagli occhi di coloro che da tempo si sono avventurati sul percorso, allora anche chi sta andando "a destra" comincia a interessarsi, valuta la possibilità di cambiare parte e spesso attraversa la strada, seguendo con curiosità e simpatia l'interlocutore.

Importante è non fermarsi mai, perché parafrasando il classico dei classici Chatwin, la meta non è altro che il cammino. Ciò vale per la storia dell'umanità, da quando si è scesi sugli alberi per affrontare con coraggio la tigre dai denti a sciabola fino alle soglie della scoperta dell'elisir dell'immortalità. Ciò vale anche per la vita di ogni essere umano, un percorso attratto e nel contempo respinto dalla tensione a un equilibrio il cui raggiungimento significa di fatto la fine della vicenda, cioè la morte.

Bene camminare un po' squilibrati sul lato sinistro, un po' più equilibrati - possibilmente non troppo - sulla destra. Se poi si hanno buone scarpe, è ancora meglio calpestare la terra, oltre i paracarri e i limiti della carreggiata. Importante è, in ogni caso, non fermarsi mai.

Chi ha orecchia per intendere, intenda (e chi non le ha, in roulotte)... 

giovedì 21 gennaio 2021

Il Ministero dell'Interno condannato, le "riammissioni in Slovenia" sono illegali!

Se a volte sembra che tutto sia inutile e nulla si possa cambiare, la notizia di oggi alimenta al contrario la speranza e la certezza che - batti e ribatti - con l'insistenza si possano ottenere grandi risultati.
Ieri il tribunale di Roma ha dato ragione a un migrante pakistano che ha raccontato gli orrori della rotta balcanica e ha stabilito che il comportamento del Ministero degli Interni, con le "riammissioni" in Slovenia, "viola contemporaneamente la legge italiana, la Costituzione, la carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e lo stesso accordo bilaterale Italia/Slovenia". 
Si tratta di una grande vittoria giudiziaria che apre la strada a un nuovo modo di guardare non soltanto agli scandalosi respingimenti voluti dalla ministra Lamorgese in accordo con il governo cosiddetto giallorosso, ma anche alla tragica situazione del nord della Bosnia e del sud della Croazia, da dove cominciano a filtrare terribili notizie di tante persone che hanno perso la vita sulla rotta balcanica.
Ma si tratta anche di una vittoria della perseveranza di chi da anni, fino a un mese fa senza molto ascolto, ha denunciato le gravi situazioni. La moltiplicazione degli appelli, le manifestazioni, i viaggi nel cantone di Una Sana, anche il digiuno staffetta e i convegni internazionali, hanno aperto il vaso di Pandora e ora la "scorta mediatica" ha supportato efficacemente l'iter giudiziario.
Certo, è un piccolo tassello nel mosaico della giustizia. La realtà dei campi di Lipa, Bihač, Velika Kladuša, Sarajevo non consente né sorrisi compiaciuti, né allentamento delle pressioni sull'Europa e sui Governi dei paesi sulla rotta balcanica. I morti, i torturati, i feriti, i dimenticati sono donne, uomini e bambini che hanno lo stesso diritto alla Vita di ogni altro essere umano e non possono essere condannati a perdere o comunque rischiare la vita nello squallido "game", per loro speranza di futuro, per chi li intercetta occasione per manifestare crudeltà, inutile violenza e disumanità.
Non si può dimenticare che l'incredibile violenza della polizia croata e le minacce di quelle slovena e italiana non sono solo il frutto di inaudita cattiveria, ma anche "obbedienza agli ordini" di "difesa dei confini" - o meglio "degli interessi" - dei governi locali ma anche dell'Unione Europea nel suo insieme.

martedì 19 gennaio 2021

TUTTE LE VITE VALGONO #rottabalcanica #norespingimenti

Oggi è giornata di digiuno, nell'ambito della staffetta proposta da rete DASI del FVG. Con questa iniziativa, che ha suscitato interesse ovunque e ha raccolto centinaia di adesioni, si vuole richiamare l'Europa su ciò che sta accadendo sulla rotta balcanica e chiedere al governo italiano l'immediato stop agli odiosi respingimenti dall'Italia alla Slovenia.
La situazione nel cantone di Una-Sana, nel nord della Bosnia, è sempre più grave, ma da ogni parte giungono notizie drammatiche, di bambini, donne e uomini che muoiono di freddo e di fame. Sono esseri umani, il cui diritto alla Vita dovrebbe essere riconosciuto, sempre e ovunque. Il solo pensiero a ciò che sta accadendo nelle isole greche, ai confini tra Turchia e Grecia, tra Bosnia e Croazia, suscita molti dubbi sul presunto grado di "civiltà" e "umanità" raggiunto dall'Europa, o almeno dagli Stati che la compongono.
Quello che oltre a tutto stupisce è la mancanza di iniziativa e di proposta politica. Quello che, insieme alla pandemia, dovrebbe essere il tema centrale dell'attuale momento, viene portato ogni tanto all'attenzione per poi essere rigettato nell'oblio, lasciando tutto nella stessa situazione.
La realtà è che non esiste una politica di accoglienza condivisa, né a livello europeo né a quello italiano. Le destre populiste e razziste propongono un impossibile teorema del respingimento, di fatto inattuabile se non provocando vere e proprie guerre violente contro i più poveri del mondo. Le cosiddette sinistre, dall'alto della da esse presunta superiorità, danno lezioni degne dei migliori maestri di morale, ma in pratica non muovono un dito per predisporre progetti e programmi sostenibili sulla linea della "libera circolazione delle persone" che dovrebbe esserne la ovvia conseguenza. Anzi, l'"invenzione" del sistema delle "riammissioni" in Slovenia è "targato" governo Conte II, quello "buono". A pensarci vengono i brividi. Persone inermi raggiungono con enormi sacrifici e rischi il nostro Paese, per essere rigettati al di là del confine sulla base di una legge bilaterale del 1996, superata dall'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea e nell'area Schengen. Ciò significa essere poi ricondotti in Croazia e da lì, dopo incredibili torture ormai documentate dagli organismi internazionali, riportati al punto di partenza, nel gelido nord della Bosnia.
C'è un modo di andare oltre allo stallo attuale. E' possibile immaginare che davvero "tutte le vite valgono" e improntare su tale consapevolezza un percorso politico nazionale e internazionale? Potrebbe essere possibile, eccome! Procedendo da un principio sacrosanto ribadito anche nella dottrina socaiel della Chiesa. Se esiste una liceità etica nella proprietà privata (e nel possesso di ricchezze materiali o spirituali), è solo ed esclusivamente in quanto finalizzata alla destinazione universale dei beni, alla giustizia retributiva e alla solidarietà universale.

domenica 17 gennaio 2021

Giorgio Camauli, un grazie profondo


E' passato tanto tempo da quando è stata scattata questa foto, un'estate, nella vecchia casa del caro amico Vito Dalò (al centro). Ma la voglio riproporre per ricordare Giorgio Camauli (nella foto, a sinistra).

Quella della "partenza" di Giorgio è una notizia che non si sarebbe mai voluta sentire e che ha fatto in un istante il giro di Gorizia. Hai sentito di Giorgio? Mi hanno chiesto da ogni parte, perfino dalla Puglia e dalla Moldavia!

Io l'ho appresa da Maria, sul sempre importante gruppo wathsapp "Punto pace" e sono rimasto letteralmente senza parole. Sì, si sapeva che era in corso una malattia, dall'esito probabilmente letale, ma non si era e non si è preparati a vivere la città senza di lui.

Con la sua simpatia riusciva a contagiare di serenità i tanti ambienti e le tante situazione da lui frequentati, portando una ventata di autentica gioventù, con la sua passione per la musica, per la fotografia, soprattutto per la fattiva e costante presenza nei mondi della solidarietà e dell'impegno a favore dei più deboli. 

Con Maria è stato sempre presente nei luoghi che in questi ultimi anni hanno creato la storia dell'attuale Gorizia, dal tunnel sotto il castello alle mense per i dimenticati fino a una concretezza di apertura e accoglienza senza dubbi o ritrosie. Insieme hanno generato, coltivato e realizzato molti sogni, intrisi di bellezza e di umanità. E insieme, anche se in modo diverso, continueranno attraverso di lei il loro progetto di vita, autenticamente, come avrebbe detto don Milani, "dalla parte dell'ultimo".

Grazie Giorgio, per la tua saggezza e amicizia, per la tua passione per la bellezza e per la vita, per la tua discrezione e per il tuo impegno, per il tuo costante e coinvolgente sorriso...