venerdì 31 marzo 2023

A margine delle dichiarazioni di Ignazio La Russa

In ciò che ha detto oggi Ignazio La Russa non stupisce tanto il fatto che il presidente del Senato la pensi così, quanto la noncuranza con la quale tali parole sono state espresse. A parte la mancanza di qualsiasi riferimento storico e storiografico, come pure la superficialità di un'analisi buttata lì, in modo volgare e privo di spessore, colpisce e preoccupa la "normalità" con la quale vengono pubblicizzate idee che fino a qualche anno fa chiunque si sarebbe vergognato perfino di pensare.

La critica all'attentato di via Rasella è una contestazione delle azioni dei partigiani e di coloro che in quel tempo lottavano nella Capitale contro la crudele occupazione nazista, sostenuta di fatto anche dai fascisti italiani. E' di fatto anche un indiretto, indegno e velato indebolimento della responsabilità rispetto al massacro delle Fosse Ardeatine, quasi che possa essere in qualche modo accettata come ordinaria legge di guerra quella della "rappresaglia" su 335 persone inermi e indifese.

La Russa non è l'ultimo arrivato nel mondo della politica italiana e se ha l'ardire di parlare in modo così esplicito, è perché ha il sentore di poter "provocare", senza per questo perdere, anzi forse addirittura aumentando il consenso nei confronti della sua persona e del suo partito. Alla faccia di chi ancora ritiene che "il fascismo non esista più", lo sdoganamento progressivo di un'interpretazione filofascista della storia è fatto particolarmente minaccioso, tanto più in un contesto culturale (o pseudoculturale) nel quale una parte sempre più rilevante della popolazione non soltanto non si scandalizza, ma addirittura si compiace.

Un consiglio a destra e uno a sinistra. 

C'è una destra sociale, molto lontana dalle posizioni dei nostalgici del ventennio. Sarebbe bene che si facesse sentire, soprattutto negli ambiti più rilevanti della politica rappresentativa. Ci vuole proprio tanto a dire: "Io sono di destra, ma non mi riconosco in alcun modo nelle parole di La Russa, anzi me ne dissocio totalmente"? E' lecito per esempio attendersi una sconfessione del genere dalla presidente del Consiglio, che più volte ha cercato di smarcarsi da visioni del passato, bollandole come simpatie giovanili. Così come sarebbe opportuno - e forse anche vantaggioso in termini di consenso - che anche altri esponenti di Fratelli d'Italia (o della Lega o di Forza Italia...) abbiano il coraggio di dissociarsi pubblicamente da certe prese di posizione.

E la sinistra? La sinistra deve tornare a condividere la vita delle persone. Deve prendere molto sul serio la sofferenza di chi lavora nelle fabbriche e nei cantieri, come pure nelle campagne dominate dalle nuove forme di latifondismo. Fa bene a sollevare il rispetto dei diritti civili, ma ha bisogno di riprendersi la leadership della rivendicazione dei diritti sociali. Fa bene a investire in un'elevata visione del mondo, ma è necessario che si renda conto del crescente analfabetismo culturale, indotto da decenni di martellante e sistematico instupidimento delle menti. La sinistra si è sempre caratterizzata dallo stare dalla parte dei più deboli, dall'impegno per la garanzia del diritto al lavorare nella sicurezza, per la giusta paga, per la partecipazione collegiale alla gestione delle imprese, per l'affrancamento dalle antiche e moderne schiavitù, per la contestazione al padronato e alle sue diramazioni, per l'internalizzazione della lotta per la giustizia, la pace, la solidarietà. Se non torna con convinzione a questi temi e non torna ad affrontarli nei luoghi di lavoro, nei quartieri dimenticati, nelle periferie dove vivono milioni di esseri umani spesso schiacciati dalla solitudine assoluta, la sinistra si ridurrà a una fragile élite di intellettuali che ritengono di avere - solo loro - le idee giuste per la riforma della società, perdendo progressivamente il riferimento con la realtà. Se invece ritornerà su questi sentieri interrotti, potrà ritornare nelle piazze con la convinzione di chi non ha soltanto qualcosa da contestare, ma anche da costruire. Sentirà e onorerà di nuovo come propri padri e nonni i partigiani e coloro che hanno lottato contro la tirannia nazifascista.

martedì 28 marzo 2023

Di strade e di ponti...

Un piccolo tour in bicicletta, verso il Calvario.

Mi pongo qualche domanda, ingenua e da ignorante (nel senso che ignoro). Nel 2025, forse, queste strade saranno percorse dai visitatori della capitale della cultura, in numero ben superiore a quelli che sono passati nella (mancata) occasione dell'accorata riflessione sui cento anni dall'orrenda carneficina che è stata la prima guerra mondiale.

La salita dalla Grojna presenta due novità, rispetto alle ultime salite che risalgono all'inizio dello scorso anno.

La prima è il taglio di numerosi alberi, non solo degli infestanti che si trovano un po' ovunque, ma anche di piante ben radicate nel territorio. I pendii denudati fanno un po' impressione e l'argilla dominante desta qualche preoccupazione. Chi fermerà eventuali e possibili frane e smottamenti?

La seconda è che la strada, quasi tutta, è piena di buche e rende ardua la pedalata verso la cima. Ah sì, a proposito. L'abitudine alla marcia in montagna ha sempre fatto pensare alla cima come il punto più alto di un monte o di un gruppo montuoso. Se vedo un cartello con scritto "strada interrotta per la cima", immagino che quella preclusa sia l'ultima, che sale dalla strada principale e conduce sulla vetta. Altrimenti se, come è, l'asfalto si interrompe sulla via principale, sarebbe meglio scrivere "strada interrotta tra 500 metri", per evitare che l'intraprendente ciclista non tiri giù un bel po' di santi dal paradiso.

Ma perché è interrotta? Perché si sta lavorando, c'è un gran cumulo di terra che occupa l'intera carreggiata. Cosa stanno facendo? Forse è l'inizio di una necessaria ristrutturazione completa, per la felicità di ciclisti e camminatori? Non si capisce bene, si nota solo che un cartello promette la fine dei lavori di questo breve tratto per il 3 febbraio 2023. Già, ormai si è al 28 marzo e non sembra proprio che il cantiere sia prossimo alla sua chiusura.

Si stende un pietoso velo sulla deviazione (obbligata, a questo punto) per Lucinico. La discesa - o la salita, a seconda dei punti di vista - è veramente un colabrodo e se si è in bici non si può far altro che affrontare le curve a passo d'uomo, se non ci si vuole rompere il collo. non si pensa a una sistemazione di questo bellissimo percorso alternativo verso la "cima"?

Ci sarebbero molte altre cose da dire. Solo una nota curiosa finale. Esiste ancora una traccia sbiadita che sul ponte VIII agosto consente ai ciclisti e ai pedoni di affrontare il traffico pesante. La sicurezza è quella che è, ma il ponte consente un bellissimo panorama sul ponte ferroviario e sull'Isonzo, se percorso sullo strettissimo marciapiede separato da un basso guardrail dallo scorrere ininterrotto di camion e auto. Un cartello avvisa i nuovi arrivati di cosa li attende in città e oltre la città. Andando a sinistra, terza uscita della rotonda, prima o poi arriveranno al Valico di II categoria di Salcano (non è più tale da circa 20 anni), andando a destra giungeranno al valico di I categoria della Casa Rossa. I controlli sul confine sono stati aboliti nel dicembre del 2007, ben 16 anni fa. Non sarebbe il caso di cambiare il cartello o forse si pensa di tenerlo così per ricordo, riservando a un'indicazione stradale una sorte più dignitosa di quella toccata alla povera rete confinaria della Transalpina, quella sì intrisa di storia e di memoria?
 

domenica 26 marzo 2023

Dal Gorgazzo alla Santissima, la 25ma via crucis di pace

 

Si è svolta oggi (domenica 26 marzo) la 25ma edizione della Via Crucis, proposta dai Beati i costruttori di pace e da molte altre realtà associative della Regione Friuli-Venezia Giulia.

L'inizio è stato impressionante. Tutti i partecipanti avevano sentito parlare del Gorgazzo, la più affascinante delle sorgenti del fiume Livenza. Ci si aspettava di contemplare uno specchio d'acqua profondo e misterioso, ascoltando il fragore delle acque che scaturiscono dalla roccia, una prorompente nascita dal grembo ospitale della montagna. Lo spettacolo non è stato deludente, ma preoccupante, un minuscolo specchio di acqua stagnante, coperta dalle foglie degli alberi circostanti. La risorgiva sembra essersi quasi inaridita e quello che era un arcano invito ai più coraggiosi ed esperti speleologi si è trasformato in una pozza evanescente. Come non pensare ai cambiamenti climatici, a un'estate nella quale si sono potuti attraversare all'asciutto fiumi un tempo impetuosi, a un inverno con la poca neve caduta sui monti soltanto dal mese di gennaio in poi? L'acqua, che è condizione perché la vita sia, sembra inabissarsi verso il centro della terra, lasciando all'asciutto domande inevase sugli attuali criteri e sistemi esistenziali.

Si è poi camminato, per raggiungere la piazza del sorprendente bel paese di Polcenigo. Si è riflettuto su come l'acqua, in particolare del mare, sia anche una memoria di morte, in particolare delle decine di migliaia di migranti che sulle rotte del Mediterraneo e dei Balcani, cercano di raggiungere l'eldorado dell'Unione europea per poter sopravvivere alle guerre e alla fame. La causa di tali tragedie non è ovviamente nella grandezza affascinante del mare, ma nelle politiche planetarie che dividono i pochi straricchi dalle moltitudini immense dei poveri e che impediscono di pensare all'altro come una sorella o un fratello da accogliere e non come una minaccia dalla quale difendersi.

Si sono poi attraversati i campi dei dintorni, ammirando i paesaggi e le architetture rurali, per arrivare al santuario della Santissima (santissima chi e che cosa non si è capito bene...), ritrovando finalmente le acque correnti del Livenza, la cui seconda risorgiva si trova qualche centinaio di metri più avanti. In questo caso, la fuoriuscita di un intero fiume dalla roccia è veramente magnifica e finalmente si sente il caratteristico fragore di ogni sorgente. Il luogo è letteralmente punteggiato da chiese e cappelle, certamente cristianizzazioni più o meno sostenibili dell'ancestrale sacralità che permea luoghi così carichi di energia, non del tutto soffocata dal traffico della statale incipiente.

Il rito della via crucis si svolge dell'interno della chiesa, si alternano le preghiere e le testimonanze, le parole incrociano una musica potente e coinvolgente. Si parla di pace, nei termini forti e indimenticabili di don Lorenzo Milani, della testimonianza della donna nella società contemporanea, delle straordinarie esperienze di nonviolenza e obiezione di coscienza degli ucraini e dei russi coinvolti nell'attuale conflitto. Si ascolta con il fiato sospeso la storia della fuga dall'Afghanistan di un giovane amico. Ci si invita reciprocamente alla gratitudine, all'impegno, all'amore al fratello, anche al "nemico". Riecheggiano potenti le beatitudini evangeliche, quelle di Luca, beati i poveri, gli affamati, i piangenti, i perseguitati, ma anche guai!, sì, guai ai ricchi, ai sazi obesi, a coloro che troppo ridono e a coloro dei quali tutti parlano bene. 

Che tacciano ovunque le armi e al posto dei fucili si imbraccino le falci e i martelli, che ogni essere umano accolga ed abbracci ogni suo simile, che la madre terra sia rispettata in ogni sua dimensione, che ritornino le acque a irrorare e fecondare la terra.

A via crucis conclusa, salutata con gratitudine dal placido scorrere del Livenza già adulto, è scesa copiosa la pioggia.

Una copia della croce di Aquileia (IV sec.) donata alla basilica

Nel corso di una semplice, ma interessante cerimonia, è stata consegnata alla basilica di Aquileia una croce in bronzo. Si tratta di un'opera dell'artigiano di Torviscosa Giovanni Ghirardo, il quale con tanta pazienza e abilità a realizzato una copia perfetta di un interessante reperto arcehologico.

Durante l'aratura dell'anno 1874, nei pressi dell'abitato di Monastero, è stata ritrovata infatti una croce astile, risalente al IV - V secolo d.C. Dono del barone Ettore von Ritter, il reperto è attualmente in mostra nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Alta 54 cm e larga 27, rappresenta una variante del noto e classico "chrismon", in modo da formare con l'intersezione dei due bracci la lettera greca X (hi) e con il braccio orizzontale la P (ro), ovvero le prime due lettere del nome XPΙΣΤΟΣ (CHRISTOS). Sono agganciate altre due lettere, A (alpha) e Ω (omega), la prima e l'ultima dell'alfabeto greco, come a ribadire quanto si trova scritto nell'Apocalisse riguardo al mistero di Dio: "Io sono l'Alpha e l'Omega, dice Dio, il Signore, che è stato, che è e che verrà, il Signore di tutta la creazione". 

L'opera di Ghirardo consente di mantenere una memoria viva del manufatto paelocristiano e di collegare Aquileia con Vienna. L'artista, visibilmente emozionato, ha partecipato con i familiari al rito di benedizione della croce, guidato dall'Arcivescovo di Gorizia e ha ricevuto il ringraziamento da parte di tutta la comunità parrocchiale aquileiese.

A Kamnik, un mammuth ricostruito

 

Oggi una notizia per sorridere un po'.

Tra una glaciazione e l'altra, oltre 20.000 anni fa, sulle pendici delle Alpi di Kamnik gironzolavano degli enormi mammuth. Con il loro forte pelo si sentivano molto potenti, dall'alto della loro impressionante mole guardavano tutti gli altri animali dall'alto in basso.

Purtroppo per loro, quod non fecerunt barbari fecerunt barberini, in altre parole, ciò che non riuscì alle rigide temperature e ai (quella volta) lenti cambiamenti climatici, riuscì al più pericoloso di tutti gli animali, tal "homo sapiens, impegnato in quei tempi anche nell'eliminazione dell'ultimo dei suoi concorrenti, il buon "homo neanderthalensis". Ma si sa, allora come oggi, tempi duri per i troppo buoni e così in breve tempo i mammuth incontrarono i primi cacciatori che usavano lance quanto mai rudimentali, ma in ogni caso più efficaci delle zanne ricurve dei poveri mastodonti. 

E così uno di loro restò incagliato da qualche parte, nella zona di Nevlje, vicino a Kamnik, sotto la stupenda Velika planina. Alcuni operai hanno trovato il suo scheletro perfettamente conservato, scavando la terra sotto un ponte nel 1938, periodo in cui l'Europa era preoccupata per ben altri motivi, alla vigilia del tragico secondo conflitto mondiale. C'è stato comunque il tempo per raccogliere con delicatezza il tutto e per ricostruirlo con cura, offrendo così a tutti la possibilità di immaginare cotal possanza - come direbbe l'Alfieri - a partire da un'ordinata catasta di ossa rilucenti.

C'era bisogno di ricordare l'evento, non tanto della triste fine del mammuth un paio di decine di millenni fa quanto del suo ritrovamento nella prima metà del XX secolo. E così, un bravo scultore ha provato a ricostruirne con il bronzo la carne e la pelle, donando la sua opera al Comune di Kamnik che, come ogni amministrazione che si rispetti, ha impiegato un'altra manciata di anni per ragionare, discutere, emettere ordinanze e prescrizioni. Ma alla fine il risultato è stato ottenuto.

Da ieri (sabato 25 marzo), giorno dell'inaugurazione, il mammuth in carne e ossa, o meglio in bronzo e rame ma con dimensioni rigorosamente reali, non è più soltanto il simbolo stilizzato del Museo di storia naturale di Ljubljana, ma anche un suggestivo monumento, ben visibile dalla grande strada che unisce la capitale slovena con la bella e antica cittadina di Kamnik. Molti abitanti sono di sicuro orgogliosi di ricordare in questo modo l'originale ritrovamento del 1938, ma i più felici di tutti sono i bambini che senza alcun timore reverenziale tentano invano di scalare il bisnonno degli attuali elefanti, si appendono alle sue zanne ricurve e fanno vibrare il tutto colpendo la struttura con i pugni.

Povera bestia, se ci si fosse trovati nella stessa situazione 22mila anni fa, non ci sarebbe stata tanta voglia di ridere e scherzare!

giovedì 23 marzo 2023

Un plastico per capire Nova Gorica, i miracoli del mettersi "in rete"

 

Sapete cosa è? 

Facile, un lavoro con il vecchio e intramontabile Lego.

Sì, ma cosa rappresenta?

Ve lo dico io. E' trg Edvard Kardelj a Nova Gorica. A destra l'edificio del Municipio, inaugurato nel 1952, A sinistra il grattacielo costruito alla fine degli anni '50 e la moderna Knižnica Bevk, luminosa biblioteca cittadina. Quello in rosso š il Teatro nazionale. Si intravvedono anche la torre azzurra della Banca e, nell'angolo in alto a sinistra, in bianco è rappresentato l'antico portale che un tempo introduceva nell'antico cimitero di Gorizia. Bello in evidenza è il Travnik, l'ampio prato verde che collega la storia della nuova con quella della vecchia Gorizia, con il suo "travnik" oggi chiamato Piazza Vittoria.

Perché un gioco è così interessante?

Perché è una parte di un plastico più grande, che rappresenta tutta Nova Gorica e che  può essere modellato a piacere, anche per illustrare a un gruppo di scolari, studenti o turisti l'evoluzione nella concezione urbanistica del nuovo spazio metropolitano, dall'idea originaria (1947) fino a oggi.

Il lavoro, presentato questa mattina in conferenza stampa nel bel cortile interno del Municipio di Nova Gorica, costituisce un singolare esempio di come una rete di istituzioni che sappiano collaborare, possano produrre dei risultati straordinari con costi alquanto limitati.

I protagonisti, oltre al Comune, sono stati gli istituti accademici di Koper, Nova Gorica e Ajdovščina, l'associazione Medobčinsko društvo slepih in slabovidnih, il Goriški Muzej e le scuole della città. Hanno realizzato insieme il tutto, procedendo dal desiderio di offrire alle persone non vedenti uno strumento per conoscere attraverso il tatto la struttura e gli edifici principali della loro città. Man mano che l'opera procedeva ci si è accorti della sua utilità per le persone non udenti e portatrici di altre disabilità. Si è infine arrivati a riconoscere come il plastico - realizzato con l'aiuto di docenti preparati e professionali, nonché da competenti esperti di pedagogia, psicologia e tiflopsicologia - sia uno strumento utile per tutti, dai più piccoli che possono imparare attraverso il gioco ai più grandi che in poco tempo hanno un punto di vista completo ed esauriente, sia sulla situazione attuale che sul passato del territorio.

L'accessibilità e l'inclusività stanno diventando parole d'ordine irrinunciabili per tutti i siti culturali, antichi e recenti. E' stato immediato il desiderio di mettere in rete le esperienze da una parte e dall'altra del confine. Il prossimo passo sarà la realizzazione di un progetto inter-nazionale che coinvolgerà Nova Gorica e Gorizia come capitale europea della Cultura 2025, insieme ad Aquileia, la terra nella quale affondano le radici culturali di tutti i popoli del Centro Europa. Sarà finalizzato a mettere in comune le rispettive esperienze e a rispondere con strumenti sempre più adeguati all'obiettivo di consentire alle persone non vedenti o ipovedenti, ma anche non udenti e ipoudenti o portatrici di qualsiasi disabilità, di usufruire con semplicità e naturalezza di tutto ciò che appartiene di diritto a tutta l'umanità.

martedì 21 marzo 2023

Una bella alba in Basilica

 

Foto Joško Prinčič
Ci sono momenti in cui le emozioni personali diventano collettive. Così è stato in questa prima alba di primavera, nella basilica di Aquileia.

Circa 400 persone, provenienti da tutta la Regione, hanno partecipato a un momento molto intenso, nel quale le parole si sono intrecciate con il suono dell'arpa, la luce del giorno nascente con i messaggi simbolici dei mosaici e degli affreschi, il canto degli uccelli con lo scampanio festoso del mattino.

Con Angelo Floramo si è parlato di luce e di tenebre, di vita e di morte, di bene e di male, nel loro permanente generativo conflitto. Si sono ricordate le tradizioni culturali che nel corso dei millenni hanno sottolineato il particolare istante astronomico dell'equinozio primaverile. I volti dei presenti si sono rispecchiati in quelli che raccontano la loro storia dal tappeto musivo, la Dei genetrix ha celebrato la sua primazia sul potere patriarcale, rivelando dall'ogiva absidale la potenza della maternità e della figliolanza. Sul mare di Giona e sul ricordo dei troppi corpi di viventi inghiottiti dal Mare Nostrum/Mare Monstrum, è riecheggiato l'inaudito (nel senso di inascoltato) messaggio pasquale: perché cercare tra i morti colui che è vivo?

A loro modo hanno partecipato anche Giobbe, Giacomo Leopardi, un giovane poeta afghano, Apollonio Rodio con i suoi Argonauti e naturalmente Pachebel, Bach e gli altri grandi musicisti vivificati dall'arpa die Ester Pavlic.

Con Nella, Maria e Rossana
Il pellegrinaggio all'interno della Basilica è stato un simbolo del cammino di ogni essere vivente, sospesi tra la terra e il cielo, avvinghiati l'una all'altro come nel classico nodo di Salomone. E' stato ancor più comprensibile grazie a tre donne viandanti - Maria Nella e Rossana - camminatrici da Venezia verso la Cina, con prima tappa a Istanbul, in sosta proprio in questo giorno ad Aquileia. Sono partite a piedi, dopo aver ricevuto il mandato da parte di tutti i partecipanti all'evento mattutino. Porteranno verso l'Oriente - Costantinopoli, Bisanzio, Istanbul - un messaggio di pace e di accoglienza, una parola di speranza a coloro che incontreranno, anch'essi in cammino, ma a ritroso, lungo la rotta balcanica, mossi dalla speranza di passare dalla schiavitù alla libertà, dalla guerra alla pace, dalla fame alla possibilità di sopravvivere.

Il Sole ormai è alto, la primavera è iniziata con il suo tripudio di colori e di profumi. Il rinascere della vita e della natura porti intelligenza e sapienza, perché ogni donna e ogni uomo sulla terra possa trovare pace, fraterna solidarietà, lavoro, amicizia, partecipazione alla bellezza universale. Non dimenticheremo facilmente questa esperienza in Basilica, questa prima alba di primavera dell'anno 2023.