martedì 1 novembre 2022

Buona festa di noi, felici testimoni della Vita!

Buona festa di Ognissanti a tutte e tutti.

Oggi mi è arrivato un bell'augurio: "buona festa di noi, felici testimoni della vita".

Ho pensato a una famosa iscrizione, incastonata nel mosaico della pesca della Basilica di Aquileia.

In effetti l'augurio rivolto a Teodoro, vescovo dell'epoca (siamo nei primi venti anni del sec. IV), è molto simile. "Felice, o Teodoro!"

Felice perché?

Perché "con l'aiuto di Dio onnipotente e del gregge a te affidato dal cielo, hai realizzato gioiosamente tutto e hai gloriosamente consacrato".

Il motivo della felicità è la consapevolezza della compagnia di Dio, ma anche della comunità. "Tutte le cose" sono senz'altro le strutture magnifiche, i mosaici e le pitture delle primitive aule della futura basilica. Ma è anche tutto il resto, cioè la vita nel suo insieme, che è "beata", "felice", quando consapevole del dono meraviglioso che è in sé. 

La comunità è definita gregge con il termine greco poemnio che ha la stessa radice del poimen, il "pastore". Non appartiene a Teodoro, ma è a lui affidata. Anche Teodoro fa parte del "poemnio", cioè di coloro che attraverso il battesimo assumono la stessa natura - umana e divina - del pastore, che è appunto e solo Dio.

La comunità dei discepoli di Gesù è per questo un gruppo di persone "felici", chiamate ad affrontare la tempesta del Mondo, lasciandosi inghiottire e poi rigettare dal mostro marino, sfidando cioè la morte nella certezza della definitiva vittoria della Vita. Il poemnio di Dio non è composto solo dai battezzati, ma da tutti coloro che in Adamo sono stati chiamati all'esistenza, cioè da tutti i viventi. In un'antica iscrizione romana, il Maestro è definito "ichtys zonton", il pesce dei viventi, giocando sul famoso acronimo che definiva "Gesù Cristo figlio di Dio salvatore". Sì, di tutti i viventi.

Santo dunque, nel senso più consueto del termine, non è e non può essere nessuno, la Chiesa non ha alcun potere di stabilire chi possa essere tale e chi no. Nel senso più antico e avvincente, "santo", cioè "sancito", appartenente, consacrato è ogni essere umano, anzi ogni creatura transitata sulla faccia della Terra. Il battezzato è solo uno che lo dovrebbe sapere e che dovrebbe raccontare a tutto il mondo il disegno di amore che misteriosamente - sì, misteriosamente, sfuggendo a qualsiasi possibilità di controllo razionale o di impossibile spiegazione del bene e del male che autonomamente sembrano essere in continua lotta nel cuore del mondo - soggiace in tutte le cose. Anzi, dovrebbe impegnare la sua vita, individuale e sociale, affinché esso si realizzi per ognuno, quaggiù su questa terra, senza pensare a un al di là che se esiste, è senz'altro inconoscibile. L'unico modo per rendere visibile la "felicità" del "santo" è lottare contro la miseria, l'ingiustizia, il razzismo, la violenza che infangano e rendono invisibile questo progetto di trascendenti bontà bellezza e verità.

Che invece dovrebbe essere per tutti, nessuno, ma proprio nessuno, escluso.

lunedì 31 ottobre 2022

31 ottobre, Giorno della Riforma, Dan Reformacije

Busto di Primož Trubar, castello di Rubja
Si racconta che il 31 ottobre 1517 Martin Lutero avrebbe affisso le sue famose 95 tesi sul portale della chiesa del castello di Wittenberg. Che sia andata veramente così non si sa, ma di certo il movimento protestante riconosce nella pubblicizzazione di quelle idee l'inizio della Riforma che ha trasformato profondamente il cristianesimo e ha influenzato in modo decisivo la storia dell'Europa.

L'inizio del vento di cambiamento che ha soffiato sul XVI secolo è stato lo scandalo della vendita delle indulgenze. La Chiesa di Roma aveva tollerato, anzi favorito, una concezione dell'al di là finalizzata esclusivamente a rimpinguare le casse, a scapito soprattutto dei più poveri. La questione toccava nervi assai sensibili, riguardanti essenzialmente la possibilità nientemeno che di abbreviare il "tempo" del Purgatorio - per sé e per i propri cari - in cambio di alcune preghiere e di sostanziose offerte.

In sostanza, si diceva che l'assoluzione sacramentale offrisse il perdono dei peccati, ma non la piena remissione della pena, che sarebbe stata cancellata - in parte o in toto - con l'atto di indulgenza da parte del Papa e dei suoi delegati. Naturalmente ciò poteva accadere soltanto se l'interessato si trovasse nel settore della purificazione e non nell'inferno, dove sarebbero rinchiusi, senza alcuna possibilità di amnistia, coloro "che morranno ne le peccata mortali", per dirla con san Francesco che comunque con tutta questa storia non c'entrava proprio niente. Da tenere conto che, nonostante la sacrosanta critica luterana secondo la quale l'ignobile pratica dell'indulgenza era soltanto un modo di strumentalizzare la paura della morte per spillare soldi alla povera gente, tale dottrina teologica esiste ancora, sia pur riformata e resa più attuale a partire dall'anno santo straordinario del 1993.

Tuttavia è da ricordare che il contrasto alle indulgenze - dai cui proventi, secondo alcuni, papa Giulio II avrebbe avviato la ricostruzione rinascimentale della Basilica di San Pietro a Roma, demolendo ciò che rimaneva della stupenda basilica costantiniana - è soltanto l'inizio. Il dibattito suscitato da Lutero si sviluppa nelle corti europee, con un'incredibile forza e rapidità di diffusione. In particolare i punti principali della critica luterana alla chiesa di Roma, dal punto di vista meramente teologico, possono essere ricondotti a tre. Il primo riguarda la salvezza eterna che non può essere ottenuta dai "meriti" delle persone (e quindi meno che meno da atti umani che mercificano la relazione con il divino), ma soltanto dalla "grazia" di Dio, che non condanna l'uomo peccatore ma lo accoglie nel dono della vita del suo Figlio crocifisso. Il secondo si riferisce alla trasmissione della Rivelazione esclusivamente attraverso la Scrittura, che deve essere interpretata con libero esame da parte di ogni cristiano che trova in essa la fonte della libertà. Il terzo è relativo alla "sola fede", l'unica forma di conoscenza che consente all'uomo di corrispondere al dono di Dio, che non può in alcun modo essere compreso con la sola forza dell'umana ragione, intrinsecamente insufficiente a superare i suoi limiti spaziali e temporali. Queste tre dimensioni segnano un distacco incolmabile con una Chiesa cattolica che ritiene di essere "simul sancta et peccatrix", depositaria della retta e infallibile interpretazione dei testi sacri e della tradizione ritenuta altrettanto sacra, ma anche investita del compito di custodire la "Natura" e la "Ragione" naturalmente portata, se esercitata rettamente, a conoscere Dio in quanto principio e fine di tutte le cose.

Se si attribuisce al cogito cartesiano l'avvio della rivoluzione filosofica che rovescia il dominante aristotelismo tomista in nome del primato del pensiero sull'essere, non si può dimenticare che dal punto di vista teologico sono stati Martin Lutero e i predicatori della Riforma ad aprire la strada dell'avvento dell'uomo moderno europeo, con tutti gli onori e gli oneri che tale concetto comporta. Tra i predicatori del primo protestantesimo, a sud del Danubio, è da menzionare Primož Trubar, lo straordinario personaggio sloveno che ha percorso le strade di mezza Europa - passando anche per Goriza e dintorni - per annunciare il Vangelo. In Slovenia ha scritto e pubblicato i primi testi stampati, tra i quali l'Abbecedario e il Catechismo, motivo per cui è considerato il padre della letteratura slovena. Ed è per questo che in un Paese con una piccola minoranza numerica protestante, si celebra con grande solennità la Festa Nazionale il 31 ottobre, "Dan Reformacije".

Per celebrare questa particolare "Giornata", si propone l'ascolto di uno dei più conosciuti e importanti inni scritti da Martin Lutero, Ein' Feste Burg:     https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/45/Ein%27_Feste_Burg.ogg

domenica 30 ottobre 2022

Pacifismo e guerra, l'ora di un profondo rinnovamento

 

Ormai sono passati molti mesi dall'inizio della guerra in Ucraina. Lo scenario per il momento non sembra purtroppo essere molto diverso da quello dei primi giorni. Il conflitto si è stabilizzato, nel senso che continua con il suo carico di morte e distruzione. Il mondo cosiddetto occidentale è totalmente schierato dalla parte di Zelensky e per il momento invia vecchi e nuovi armamenti che consentono una resistenza sanguinosa e un prolungamento a oltranza dei combattimenti. L'unica voce autorevole che invita a deporre le armi e a trattare con la forza della diplomazia, è quella di papa Francesco che, mai come in questo momento, sembra essere un profeta inascoltato.

O meglio, è ascoltato da un'area abbastanza composita di sostenitori delle ragioni di una pace che non può essere raggiunta immettendo sul campo armamenti sempre più sofisticati. Ai movimenti pacifisti di area cattolica e comunista, si sono aggiunte frange provenienti dal settore anarchico e libertario, oltre che da isolati settori della politica parlamentare. Fra questi, una parte consistente dei Cinque Stelle sembrano essere più liberi rispetto al tempo in cui, inseriti nel governo Draghi, erano costretti a "tacere e andare avanti". C'è da aspettarsi, per lo stesso motivo, uno spostamento su posizioni pacifiste anche di alcuni settori del Partito Democratico, svincolati dalla necessità di sostenere senza tentennamenti le ragioni di Zelensky (e forse anche, si spera, le politiche migratorie degli ultimi anni).

Detto, o meglio scritto questo, c'è da domandarsi quanta forza abbiano queste voci. In tutta Italia, dallo scorso mese di marzo e poi ancora di più dallo scorso 21 ottobre, si svolgono manifestazioni per una pace senza armi. Il prossimo 5 novembre, a Roma, si prevede un corteo che dovrebbe raggiungere "numeri" di altri tempi. Ma servirà a qualcosa? E' difficile dirlo, per il momento quello dei costruttori di pace sembra essere un recinto tollerato dal sistema, più che uno spazio di rivendicazione in grado di disturbare effettivamente il Potere. Per quanto riguarda le iniziative locali, l'impressione, con tutto rispetto, è più quella di raduni di reduci che di forze giovani e innovative che sappiano farsi veramente e concretamente ascoltare. 

Certo, piuttosto che niente è meglio piuttosto. Tuttavia l'ammissione di una sostanziale inincidenza e di piccoli successi autoreferenziali ("Siamo in tanti!", "C'era anche la RAI", "le musiche erano molto belle", e così via...), nonostante gli sforzi profusi, dovrebbe essere preludio a qualche nuovo passo, su sentieri diversi rispetto a quelli finora battuti. Forse occorre che la generazione dei grandi movimenti contro la guerra in Iraq, successiva a quella "mitica" anti intervento americano in Vietnam, sappia farsi da parte e, come si suol dire, lasciare spazio ai giovani. Le nuove "leve", per usare un termine militaresco, hanno già dato prova di grandi capacità con gli indimenticabili "venerdì per il futuro". Forse è necessario dare loro molto più ascolto e spazio, anche offrendo spunti di riflessione come sta facendo il buon Francesco, ma lasciando a essi la possibilità di esprimersi, di organizzare e di costruire, magari anche in modi e forme molto diversi da quelli ai quali ci si è ormai abituati.

Il rischio del più o meno stanco ripetersi del rito esiste, pur nella piena consapevolezza della necessità di non tacere. Ma se in ogni azione per costruire un "altro mondo possibile" non si percepisce la presenza che di pochissimi giovani e manca la sensazione di un autentico rinnovamento, il grido di pace sarà ascoltato soltanto da coloro che lo elevano. Non toccherà le coscienze e nessuno, nei piani alti della politica e della cultura, si preoccuperà neppure di soffocarlo.

sabato 29 ottobre 2022

Gorica, l'urgente necessità di passare dal multilinguismo al plurilinguismo.

 

Secondo il Consiglio d’Europa, con il termine plurilinguismo si intende la varietà di lingue che un individuo o un insieme di individui è in grado di utilizzare. Il plurilinguismo include pertanto la varietà linguistica indicata come “lingua madre” o “prima lingua”, “seconda lingua” etc. Per multilinguismo, invece, si intende la presenza in un’area geografica, indipendentemente dalle sue dimensioni, di più varietà linguistiche.

Nova Gorica e Gorizia, o meglio da qui in poi "Gorica" è realtà multilinguistica o plurilinguistica?

Non è una questione di secondaria importanza. Finora, la parte antica della città è stata sostanzialmente multilinguistica per ciò che concerne la quasi totalità della popolazione italiana, plurilinguistica per quanto riguarda la componente culturale slovena. In altre parole, gli italiani vivono in un territorio nel quale non sono in grado di comprendere la lingua degli altri abitanti, mentre gli sloveni sono in grado di parlare e comprendere, oltre allo sloveno anche l'italiano. Diversa è la situazione della parte nuova della città, diversa ma non migliore. Infatti a Nova Gorica sono sempre meno coloro che comprendono la lingua italiana, imparata soprattutto grazie alle trasmissioni televisive captate oltreconfine, dalle persone "dai quaranta anni in su". Quindi anche la parte più moderna del territorio goriziano sta perdendo una sua specifica identità plurilinguistica, che l'aveva caratterizzata dal momento della sua fondazione, nel 1947, avendo ospitato migliaia di persone provenienti dalle diverse repubbliche della Jugoslavija, in un contesto quindi esemplare, nel quale era possibile parlare diverse lingue e comprendere quelle degli altri.

Non si capisce bene perché, ma questa questione, assolutamente decisiva per l'interpretazione del ruolo di una terra storicamente di confine tra diversi mondi, non sia ancora all'ordine del giorno dell'avvicinamento alla capitale europea della cultura 2025. Non si tratta solo di apprendimento delle lingue, ma anche di conoscenza delle reciproche storie e culture. Come è possibile che ancora oggi in nessuna scuola italiana della "vecchia" Gorica non ci sia l'insegnamento obbligatorio dello sloveno? E come è possibile che anche nella scuole della "nova" Gorica non sia obbligatorio lo studio dell'italiano?

Il grande onore di essere capitale culturale d'Europa dipende dal riconoscimento della compenetrazione culturale tra le diverse realtà che insistono sul territorio. Ma senza una convinta scelta di percorrere la strada del plurilinguismo, andando oltre al tradizionale multilinguismo, sarà possibile realizzare tale obiettivo? Cambierà qualcosa nel 2025 e soprattutto, dal 2026 in poi? L'esempio delle scuole slovene in Italia, sempre più frequentate anche da studenti provenienti da famiglie di lingue e cultura italiana, potrà essere seguito e indicherà la strada maestra da percorrere da tutti oppure resterà solo un'opportunità "sfruttata" dai nuvlei familiari più attenti e sensibili alla specificità del luogo?

mercoledì 26 ottobre 2022

Il prof. Košuta parla del poeta France Prešeren: il video del "dialogo"

 

Il prof. Miran Košuta (foto Jan Komel)
Martedì sera il Kulturni dom di Gorizia ha ospitato la presentazione della nuova edizione delle "Poesie" di France Prešeren, in lingua originale con la traduzione e l'apparato critico curati dal prof. Miran Košuta. L'iniziativa è stata realizzata nell'ambito dell'edizione autunnale della rassegna "Il libro delle 18.03".

E' stato un dialogo appassionato e avvincente che ha permesso a chi non conosceva il grande poeta - nato a Vrba nel 1800 e morto a Kranj l'8 febbario 1849 - di avvicinarsi alla sua opera e a chi già lo aveva letto, di approfondirne i contenuti grazie alla competenza e sapienza di Miran Košuta. 

Si è trattata di una vera e propria lezione, valorizzata dal genere dialogico, un'efficace introduzione alla vita e all'opera di colui che è considerato il sommo letterato del mondo sloveno. Ed è stato anche un originale approccio all'innovativo metodo di traduzione, finalizzato a mantenere vivo sia lo "zven", il suono che il "pomen", il significato di ogni composizione. Per tutti coloro che sono interessati e che non hanno potuto partecipare di persona all'interessante serata, si riporta il link per entrare nella conversazione attraverso il filmato curato da  Nevio Costanzo e pubblicato già il giorno dopo su Youtube:  https://www.youtube.com/watch?v=tpAPT-qHhHg&t=1782s

martedì 25 ottobre 2022

France Prešeren

Viene presentato questo martedì 25 ottobre - Kulturni dom, ore 18 - il volume delle "Poesie" di France Prešeren, in lingua italiana. E' il frutto di un grande lavoro di traduzione e critica letteraria compiuto dal prof. Miran Košuta, narratore, saggista, insegnante e traduttore.

Non è la prima edizione in italiano della principale e unica opera pubblicata nella lingua materna prima della morte del poeta sloveno. La precedente, a suo tempo abbastanza diffusa è datata 1976, curata da Francesco Husu. La seconda risale al 1998, curata da Marija Pirjevec e con traduzione di Giorgio Depangher. Questa nuova opera ha molti pregi e può essere un ottimo strumento offerto al pubblico italiano per conoscer non solo la poetica di Prešeren, ma anche a storia culturale e letteraria del popolo sloveno nella prima metà del XIX secolo. Come nel 1998, viene riprodotta opportunamente anche la versione in sloveno, corredata da un approfondito apparato critico che consente di contestualizzare e di comprendere meglio ogni componimento. Tuttavia, a differenza delle precedenti, questa versione vuole mantenere, come scrive lo stesso curatore, "lo zven e il pomen", il suono e il significato, con un linguaggio accessibile e nello stesso tempo innovativo.

Ecco allora che l'opera si sdoppia, pur rimanendo profondamente unitaria. Da una parte emerge il grande poeta sloveno, nati a Vrba nel 1900 e morto a Kranj l'8 febbraio 1849. Si tratta di un accesso molto originale alla poesia romantica dell''800 europeo, che offre alta dignità alla lingua letteraria slovena e nel contempo sottolinea la forte relazione con la vita della comunità popolare e locale. Prešeren scrive di amore e di cultura, di politica e di religione, riesce perfino a regalare un originalissimo mito fondatore, nel "Krst", "Battesimo alle sorgenti della Savica", l'epopea di Črtomir e Bogomila, due anti-eroi collocati all'origine della coscienza identitaria. In questo senso può essere paragonato a Leopardi, anche se la ripetizione quasi ossessiva della rima baciata consente un singolare intreccio fra la tradizione e la novità. Come molti sanno, una strofa del "Brindisi" di Prešeren fa parte dell'inno nazionale sloveno, un canto che inneggia al vino e alle gioie della vita e che si conclude con un forte anelito alla pace e alla giustizia tra tutte le nazioni.

Dall'altra parte è Košuta che dona un sorprendente approccio alla traduzione. Le poesie tradotte in italiano prendono nuova vita. Non tradiscono ma trasmettono nella poetica contemporanea, uniscono il romanticismo con la postmodernità, creano un grande spazio di incontro artistico tra i popoli che si sentono rappresentati dalla lingua slovena e da quella italiana. Il risultato è un affidamento di responsabilità a chi vive intorno a un confine, quello di seguire l'esempio di Miran, diventando capaci di valorizzare da una parte la propria storia e cultura, dall'altra quella del "vicino", disponibili a creare un'ulteriore "forma" di linguaggio, una sorta di mediazione creativa, quella caratteristica di una "cultura di frontiera", intesa come passaggio, compenetrazione, commistione.

 

domenica 23 ottobre 2022

La Slovenia sceglie il nuovo Presidente, nell'"anno delle votazioni"

 

Invito ufficiale al voto
Per la Slovenia il 2022 è senza dubbio un anno "elettorale".

La chiamata alle urne è iniziata il 24 aprile, con la netta vittoria del partito Svoboda del nuovo primo ministro Robert Golob e della coalizione di centro sinistra formata anche da SD (Socialni Democrati, una specie di Partito Democratico) e da Levica (più o meno la nostra Sinistra). Nell'occasione il premier uscente Janez Janša e il suo partito SDS (Slovenska Demokratska Stranka) sono stati sonoramente sconfitti, insieme a tutte il resto della coalizione del centro destra, fatta eccezione per NSi (Nova Slovenija - Krčanski Demokrati), una sorta di Democrazia Cristiana post litteram.

Questa domenica, 23 ottobre, il secondo importante atto. la scelta del nuovo Presidente della Repubblica, successore di Borut Pahor. E' interessante notare la particolare forma di elezione. Come si sa, in Italia il Capo dello Stato non è eletto direttamente dal popolo, ma da una rappresentanza politica formata dai parlamentari delle due Camere più gli elettori provenienti dalle Regioni. In Slovenia, anche se non si tratta di un sistema presidenzialista o semipresidenzialista e se il ruolo corrisponde quasi del tutto a quello del presidente italiano, la decisione è affidata ai cittadini. I quali, appunto, sono chiamati in questo giorno a offrire la loro indicazione. Ci sono ben sette candidati, la maggior parte dei quali legati esplicitamente o implicitamente ai partiti di riferimento. Cominciando da sinistra, si trova anzitutto il giovane esponente delle Levica Miha Kordiš, su cui si concentrano le speranze di coloro che si aspettano un cambiamento radicale. le forze governative legate al presidente Golob e al partito SD orientano il voto verso Milan Brglez, per l'occasione disiscritto dal partito con il quale è stato eletto al Parlamento Europeo, del quale ancora fa parte. Vladimir Prebilič, attuale apprezzato sindaco di Kočevje, è stato proposto dal mondo ambientalista del partito Vesna, uscito con le ossa un po' rotte dalle elezioni politiche dove non ha ottenuto alcun seggio e da altri elettori. nell'area di centro si trovano due donne, entrambe indicate da gruppi di liberi elettori, La prima si chiama Nataša Pirc Musar, ex giornalista che ha ricevuto un endorsement importante come quello del già presidente della Repubblica Milan Kučan. L'altra è Sabrina Senčar, espressa dal gruppo Resni,ca (signifca "Verità") che raccoglie molti settori della protesta contro il governo precedente, come pure l'arcipelago dei movimenti anti-vax. Infine, la destra schiera due figure note, in quanto entrambi ministri nel governo precedente di Janez Janša. Nova Slovenija schiera Janez Cigler Kralj e la componente più forte del conservatorismo sloveno, l'SDS guidato dallo stesso Janša, orienta verso Anže Logar, suo potente ministro degli esteri. Difficilmente uno di questi sette potrà raggiungere subito il fatidico 50 per cento più uno, pertanto i primi due se la dovranno vedere con il ballottaggio che con ogni probabilità si terrà tra due settimane, il prossimo 6 novembre.

Ma per gli elettori sloveni la stagione delle votazioni non sarà ancora finita. L'autunno porta con sé le "localne volitve", quelle che riguardano i sindaci e i consigli comunali, i quali, a differenza che in Italia, vengono eletti tutti insieme ogni quattro anni. L'appuntamento per il primo turno è per il 20 novembre, al quale seguirà il turno di ballottaggio due settimane dopo, il 4 dicembre. 

C'è ancora tempo in mezzo per chiamare ancora una volta tutti alle urne la domenica 27 novembre, quando ci saranno ben tre referendum, promosso dalle destre alla ricerca di una rivincita rispetto alle politiche di primavera e di un espediente per ostacolare il lavoro del nuovo governo. Gli sloveni dovranno esprimersi sulla legge nazionale sulla televisione pubblica, sull'aumento dei ministeri nel governo e sull'organizzazione e finanziamento della realtà degli anziani.

Insomma, almeno sei giornate di voto in un anno: se non è un record, poco ci manca!