lunedì 23 marzo 2026

Centro destra e destra, l'inizio della fine?

NO E' il risultato del referendum. Il dado è tratto e, con una rimonta veramente clamorosa negli ultimi due mesi di (assai accesa) campagna elettorale, ha vinto il parere di chi riteneva sbagliati sia il merito che il metodo della cosiddetta "riforma Nordio".

Anche se i protagonisti dei due schieramenti lo negano - sia pur con poca convinzione - il dato è essenzialmente politico. Difficilmente la stragrande maggioranza degli elettori poteva avere sufficienti conoscenze per tracciare un segno totalmente sicuro e consapevole sulla scheda. A tutti invece era chiaro che l'esito della più importante riforma prodotta in questi anni dal governo Meloni, sarebbe stato in un caso un tiepido rafforzamento, nell'altro una forte spallata contro l'attuale esecutivo.

Che succederà adesso? La logica vorrebbe indicare la strada delle dimissioni di Giorgia Meloni. Ciò dovrebbe essere gradito ovviamente ai sostenitori del "no", ma in fondo anche a quelli del "sì", anche alla stessa premier, che forse potrebbe sfruttare il vento favorevole - certamente molto meno impetuoso rispetto ai mesi scorsi - per il momento ancora rilevato dai sondaggi.

Forse, più probabilmente, si userà l'attuale situazione maggioritaria in Parlamento, per puntare alla complessa riforma della legge elettorale, prima di procedere verso le probabili elezioni anticipate.

Insomma, il colpo per il centro destra e la destra è stato molto forte, probabilmente assorbito in forme diversificate, più sentito da Forza Italia e da Fratelli d'Italia, meno dalla Lega e dalle altre compagini governative. Ciò potrebbe portare non pochi problemi nell'immediata fase post-voto, con probabili regolamenti di conti interni.

Anche sul versante del centro sinistra e della sinistra, non è tutto oro quello che luccica e si apre una stagione nella quale diventa urgente raggiungere gli obiettivi finora procrastinati. E' vero, la vittoria referendaria è andata al di là delle previsioni, sia per ciò che concerne la notevole affluenza che per quanto riguarda il non indifferente divario tra il "no" e il "sì". Occorre ora chiarire la forma della coalizione, decidere definitivamente la leadership, ma anche precisare i programmi, per evitare che un'eventuale, a questo punto possibile, vittoria elettorale non si trasformi in un'azione governativa costantemente minata dal cosiddetto "fuoco amico".

Insomma, questo è il verdetto referendario e ora si guarda al futuro, alle mille proeccupazioni suscitate dalla tremenda tempesta internazionale, che richiede nervi saldi, alto senso di responsabilità e profonda serietà... doti, queste ultime, che non sembrano essere troppo di casa nell'edificio dell'attuale politica nazionale, europea e mondiale.

1 commento:

  1. Evvai, ora si che si sta bene, noi e la Grecia :)) saluti patrizia

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