venerdì 22 agosto 2025

EPK, capitale europea della Cultura e della Pace, un nuovo modo di essere Città

Bruno Civran, Transalpina trg Evrope, tra passato e futuro
Dopo l'anno nel quale Nova Gorica e Gorizia sono state (o è stata) capitale culturale d'Europa, non è più possibile trattare le due realtà come se fossero ancora del tutto separate.

La proposta è evidente e suggestiva. Da questo momento in poi è necessario pensare tutto insieme, nel rispetto delle evidenti diversità. Questo territorio di centro Europa ruota intorno alle due/una città, ma ha una peculiarità straordinaria, percepibile soltanto a 
chi tiene gli occhi aperti.

Dal punto di vista storico la valle dell'Isonzo e quelle dei suoi affluenti sono un'enciclopedia che racconta millenni di vicende che hanno riguardato l'essere umano e la natura nella quale è vissuto. Dai ritrovamenti del flauto dei Neanderthal alla celebrazione della storia aquileiese, dall'arrivo e conversione al cristianesimo del popolo sloveno ai fascini mitteleuropei dei Patriarcato, dalle diatribe fra Venezia e gli Asburgo alla complessità del Novecento, è tutto un susseguirsi di avvenimenti drammatici e avvincenti che inquadrano la specifica vocazione di questo territorio all'unità nella diversità.

Dal punto di vista geografico, come non notare la potenzialità di un rapporto così stretto tra il Mare, l'Adriatico con le sue autostrade azzurre che collegano Koper, Trieste e Monfalcone con l'intero Mediterraneo e la Montagna, culminante nel meraviglioso divino Triglav? L'Isonzo/Soča è uno dei più bei fiumi di Europa, la passeggiata a piedi o in bicicletta potrebbe attirare genti da tutto il Mondo. Il Collio e il Carso permettono di scoprire confini geologici da poco esplorati e i colori del cielo gareggiano con le tenebre illuminate dalle torce delle straordinarie grotte. Ecco il proteo, il pesce uomo, poi in superficie l'orso, il lupo, gli stambecchi, i prolifici cinghiali e i docili caprioli. Insomma, siamo in un piccolo paradiso.

Allora si potrebbero raccogliere tante idee, dall'intuizione dell'Evropska prestolnica kulture, non soltanto dagli eventi - molto belli e di alta qualità - che l'hanno manifestata, quanto dalle prospettive più o meno visibili, in vista del 2026 e degli anni a venire.

Anzitutto occorre osare. Se tutti i Comuni del Bacino isontino (da Bovec ad Aquileia, da Ajdovščina a Cormons e a Cividale) si unissero in un organismo autonomo da essi nominato, simile all'attuale GECT/EZTS ma con orizzonti ancora più vasti, si potrebbe immaginare una forma di amministrazione del territorio svincolata dalle appartenenze nazionali. Il Goriziano, nel quale non vivono solo sloveni, italiani e friulani, ma anche tedeschi, pakistani, kosovari, albanesi, marocchini e via dicendo, potrebbe interloquire direttamente non soltanto con gli Stati, ma anche direttamente con l'Unione Europea e un domani con le Nazioni unite. Venendo prima il sostantivo "umano" (sorella, fratello, ecc.), gli aggettivi che lo specificano (sloveno, italiano, cristiano, musulmano, buddhista, ecc.) sarebbero considerati una strabiliante ricchezza, là dove ciascuno dona all'altro le linee fondamentali del suo modo di essere e di concepire la realtà.

In questo orizzonte la capitale europea della cultura non può che continuare sotto la forma di capitale dell'accoglienza, della giustizia e della pace. Occorre riprendere il percorso inter-nazionale, costruendo insieme - con l'aiuto dei centri accademici e di studio - i percorsi per la realizzazione dei corpi di intervento civili nonviolenti in zone di guerra. E Nova Gorica con Gorizia sarebbero riconosciuti come i luoghi ideali per avviare portare avanti le relazioni diplomatiche fra popoli in conflitto. Un primo passo, anche concreto, perché ciò avvenga, è che nella zona si investa molto sulle lingue. E' finito il tempo dell'accettazione passiva di un'ignoranza cronica che ha portato quasi tutti gli italiani a non conoscere neppure i fondamenti elementari della lingua slovena. Ultimamente accade anche il viceversa, costringendo a riconoscere che, oltre alla conoscenza della lingua del "vicino di casa", sia necessaria anche quella dell'inglese, perché senza comunicazione - o con una comunicazione mediata soltanto dai mezzi artificiali - non si può essere attrattivi e farsi conoscere in Europa. 

Ovviamente occorre costruire relazioni, per rilanciare l'intero territorio anche a livello imprenditoriale. E' finito il tempo della contrapposizioni, è giunto quello delle collaborazioni. Nel 2027 Pordenone sarà capitale italiana della Cultura, con Udine, Trieste e ovviamente anche Monfalcone i legami devono essere sempre più stretti. Gorizia e Nova Gorica si caratterizzano per la cultura, dal preromano al medioevo e soprattutto alla modernità e postmodernità. Ad Ajdovščina cresce un assai promettente polo industriale, grazie alla vicinanza di Ljubljana si possono avere contatti con una delle più sorprendenti capitali della nuova Europa. Le valli, il Carso e il Collio offrono incredibili potenzialità, sul piano del turismo lento (a piedi o in bicicletta), culturale, enogastronomico, nel rispetto profondo della Natura. Ma non si può vivere solo di turismo, occorre investire, soprattutto attraverso una visione politica di ampie vedute e orizzonti, su nuove forme di attività industriali e produttive, si potrebbe veramente diventare un polo innovativo sul piano dell'efficacia e soprattutto dell'ecologia, a livello planetario!

Certo, se ognuno pretende di coltivare il proprio orticello, magari dando una pacca sulla schiena invece di ignorare l'altro, non cambierà nulla. Ma se ci concepiremo tutti insieme "Goriziani, Goričani, Gurissans, ecc. ecc...." vinceremo la tentazione del nazionalismo fascista e razzista ed entreremo nella logica di quello che padre Balducci chiamava homo planetarius. Un nuovo modo di essere Città.

1 commento:

  1. Bravo Andrea! Una bella, puntuale, esauriente e propositiva analisi che condivido in ogni parola. Bisogna crederci e lavorare molto in questo senso

    RispondiElimina