mercoledì 10 febbraio 2021

Ancora confusione nelle rilevazioni dei contagi

Riprendendo un tema già affrontato, si rileva il "numero" dei contagiati proposto dai quotidiani locali sulla base delle indicazioni della Protezione Civile, rispetto a quello ufficiale inviato dall'azienda sanitaria territoriale.

I dati odierni di un paese x indicano, da parte della Protezione Civile n.20 casi di soggetti tuttora "positivi", da parte dell'Azienda Sanitaria il dato scende a n.5 "positivi" e una quarantena. Il quotidiano, sotto la cartina multicolore del Friuli-Venezia Giulia, avvisa che l'indicazione giornalistica non sostituisce quella ufficiale e che i dati sono comunque aggiornati una volta ogni settimana.

Il problema rimane, la differenza tra 20 e 5 è enorme, in un Comune abbastanza piccolo. E una settimana fa i dati non erano diversi. 

Ci si chiede da dove siano stati ricavati i numeri, che rapporto ci sia tra Azienda Sanitaria e Protezione Civile, quali dati siano inviati ai vertici regionali e nazionali chiamati a stabilire le zone rosse, arancioni e gialle. Perché se la questione sembra curiosa in rapporto a dati riferiti a situazioni relativamente minuscole, diventa molto complessa se analizzata in un contesto più vasto, con tutte le conseguenze che ne possono derivare.   

martedì 9 febbraio 2021

Suggestioni aquileiesi...

 

Nella cripta degli affreschi, sotto l'abside della Basilica di Aquileia - oltre ai bellissimi affreschi delle lunette che raccontano la passione morte, deposizione dalla croce di Gesù e la dormizione della Vergine, oltre alle volte che narrano la storia leggendaria della fondazione della chiesa aquileiese da parte dell'evangelista Marco - ci sono delle rappresentazioni misteriose che sembrano quasi svanire sotto lo sguardo del visitatore. Una di queste, esattamente al centro dell'absidiola, permette di cogliere le sembianze di un uomo che, seduto su una specie di trono in mezzo a due alberi, suona la lira. Da una parte e dall'altra accorrono verso di lui gli animali, uccelli, cammelli, bestie feroci, perfino sembra di intravvedere una giraffa e un cagnolino. Chi può essere questo personaggio? Forse il re Davide, al quale la tradizione attribuisce la composizione dei Salmi? Oppure Orfeo, l'incantatore che con la sua musica seduce perfino i demoni e riesce a raggiungere negli inferi al sua bella Euridice? In un contesto basilicale forse occorre fondere le due suggestioni, riconoscendo nell'uomo che suona lo strumento musicale lo stesso Cristo, discendente della stirpe di Davide, Colui che dopo la morte discende agli inferi per liberare coloro che le sono prigionieri. E' uno straordinario messaggio di speranza, la Vita vince la Morte, in una simbiosi nella quale il Salvatore e il Salvato si scambiano misteriosamente i ruoli e raggiungono una definitiva e nel contempo sempre dinamica Unità.

Certo, non è facile raggiungere questa profonda comunione di intenti e questa indescrivibile partecipazione alla dimensione divino-umana che caratterizza ogni essere vivente. Se da una parte c'è Colui che viene dall'Alto per liberare con la musica divina il prigioniero dell'apparenza e della frammentarietà, dall'altra l'annuncio del Regno presente sulla Terra implica l'accettazione del dramma

della storia, sempre sospesa tra edificazione e rovina. Accanto alla serena contemplazione del suonatore seduto, si svolgono altre scene, quasi una rappresentazione della gloria e del dolore universale. Un uomo, con gli occhi spalancati verso un orizzonte di sofferenza, viene trascinato nudo, con una corda, verso una specie di piazza. Agli ordini forse di un soldato - ma il dipinto è troppo deteriorato per esserne sicuri - qualcuno sembra essere dilaniato da una belva. Sono martiri cristiani? Prigionieri di qualche guerra che fin quasi ai giorni nostri si osava definire in modo sacrilego "santa"? Oppure sono semplicemente la descrizione di ciò che è avvenuto e avviene in ogni tempo, la creatura chiamata alla Vita si sente misteriosamente attratta dalla Morte, la Luce sfolgorante della Fede che trascende il "qui e ora" viene soffocata dai pogrom e dai massacri di ogni secolo?

Altre scene rappresentano battaglie tra soldati vestiti con abiti curiosi e originali, poi un corteo di (forse) pellegrini che offrono - o ricevono - doni da personaggi altolocati, sovrastati da scritte che non risolvono ma complicano l'enigma. Tutto ciò non viene mostrato nella sua immediata evidenza, ma parzialmente nascosto dietro a un artistico velo, trattenuto in alto da maschere quasi grottesche. Ciò che è chiaro e immediatamente percepibile è il Mistero Pasquale affrescato nelle lunette o la storia della comunità cristiana di Aquileia, con i suoi fondatori, i suoi santi e i suoi martiri. Tutto il resto rimane comprensibile soltanto grazie a una luce soffusa, che non  si impone e forse neppure si propone. Così è e basta rendersene conto, senza sprofondare nel baratro della disperazione o senza innalzarsi alle vette della presunzione. Questo è il teatro sul quale si svolge la nostra personale rappresentazione esistenziale. E se passa la scena di questo mondo, non è detto che al di là del Velo non ci sia un'altra realtà, non più condizionata dalle categorie dello spazio e del tempo, svincolata dalle austere leggi della fisica e dagli spazi speculativi della metafisica, un universo di energie fluttuanti nel vuoto cosmico o nell'assoluta pienezza dell'imperscrutabile Mistero. 

lunedì 8 febbraio 2021

8 febbraio 1849 - 8 febbraio 2021, vse najboljše Slovenija, nella festa della Cultura


France Prešeren
Oggi, 8 febbraio, la Slovenia è in festa. Perché? Perché ricorda l'anniversario della scomparsa del proprio "Poeta", France Prešeren, nato a Vrba il 3 dicembre 1800 e morto a Kranj l'8 febbraio 1849.

Non si tratta solo del ricordo di un grande autore, uno dei più significativi della letteratura romantica europea, ma anche della sua convinzione della necessità di intensificare la coscienza di appartenenza nazionale attraverso la valorizzazione della Cultura. In questo senso la vita inquieta e appassionata dell'autore, è divenuta di per sé stessa un punto di riferimento ineludibile per la consapevolezza di un popolo. Privi di uno stato nazionale fino alla fine del XX secolo,, gli sloveni sono riusciti ad attraversare frangenti drammatici della Storia, valorizzando i propri artisti, la propria lingua, le proprie musiche e tradizioni. Grazie allo studio intenso e alla memoria dei propri scrittori, hanno resistito alle umiliazioni e alle persecuzioni, sia da parte dell'autorità imperiale austroungarica che - in misura maggiore e tragica - alle sofferenze inflitte dall'occupazione fascista e nazista.

Oggi la Slovenia, con il suo vivace Stato affacciato sull'Adriatico e confinante con Italia, Austria, Ungheria e Croazia, si colloca al centro della nuova Europa e si appresta a presiedere il Consiglio Europeo. 

"Liberate la Cultura!"
Nello stesso tempo, le pacifiche e - guarda caso - artistiche rivendicazioni di libertà, giustizia e autentica democrazia che si propongono settimanalmente lungo le strade di Lubiana, compatibilmente con le restrizioni anti-covid, costituiscono un richiamo sempre più potente alla lotta contro ogni tentazione totalitarista e neofascista. Nella foto, scattata durante i cortei "del venerdì", i manifestanti hanno "incatenato" la statua del Poeta, collocata nella principale piazza del centro storico di Lubiana, vedendo in lui e nella sua opera la vera Libertà di uno spirito indomito che non si piega davanti all'oppressione. Questo gesto di contestazione esprime una preoccupazione che ha trovato purtroppo conferma in queste ultime settimane, con la distruzione di Rog, un centro di cultura alternativa - intesa come accoglienza, convivenza e arte - nel cuore della capitale slovena. I fermenti di rinnovamento procedono dalla valorizzazione di un Poeta vissuto duecento anni fa, le sue parole e il suo esempio riescono ancora a mobilitare la parte più consapevole e impegnata della popolazione, in particolare i più giovani, coinvolti più di ogni altro nel desiderio di una Democrazia radicata nel confronto fra le idee e non certo nell'ottusità della repressione.

In questo senso Prešeren può essere considerato un precursore, o almeno un ispiratore. Se Krst pri Savici (Il battesimo presso la Sava) è una composizione storico-poetica finalizzata a ricordare le radici profonde della comunità, Zdravljica (il brindisi) è un poema che esalta l'identità senza contrapporla, anzi evidenziandola come auspicio e profezia di un mondo nuovo, dove "la discordia sarà sradicata dal mondo" e il (popolo) vicino "sarà considerato un amico". Quante Nazioni hanno un inno che celebra la pace e l'amicizia tra i popoli?

In quest'anno, l'Italia chiede all'Europa di ri-conoscere insieme Dante Alighieri nel 700° anniversario della morte. Nova Gorica e Gorizia sono ormai avviate verso lo straordinario appuntamento della "capitale europea della cultura 2025". In questo quadro, la festa odierna assume un particolare significato e porta a preconizzare una simbolica stretta di mano fra Prešeren e Dante, disponibili a intraprendere l'affascinante sentiero che porta a considerare la Cultura l'unico vero fondamento di ogni azione politica, sociale, economica, urbanistica, ambientale.

Vse najboljše, Slovenija, auguri tanti, "brindiamo" insieme affinché "vivano a lungo tutti gli uomini buoni". 

venerdì 5 febbraio 2021

Fermenti planetari (2): martirologio dei cercatori della Verità.

(continua dal post precedente) 

Qualche esempio recente? Eccone otto, talmente eclatanti da sconvolgere non solo i governi, ma anche le cittadine e i cittadini del mondo.

1. Giulio Regeni, ucciso in Egitto proprio in quanto "pro-feta", cioè come colui che svela ciò che è occulto e denuncia l'ingiustizia, il sopruso del Potere. Il movimento in Italia e non solo che chiede "Verità e Giustizia per Giulio Regeni" è l'esempio di come la tenacia e l'intelligenza possano mantenere in atto una protesta sistematica, in grado di imbarazzare chi è abituato a stendere le cortine del silenzio sulla violenza dei dittatori. 

2. Daphne Anne Vella (Caruana Galizia), vittima di un attentato dinamitardo a Malta nel 2017, è stata una giornalista di inchiesta, che ha denunciato corruzione e loschi interesse, nel suo Paese e in Europa. Anche lei è stata azzittita, cancellata dall'esistenza, evidentemente per aver toccato i veri nervi scoperti dell'ennesimo "sistema". 

3. Ritornando in Egitto, la richiesta di giustizia non può che trasformarsi in pressione affinché Patrick Zaki, da un anno chiuso in un carcere e perseguitato per il suo desiderio di conoscere e informare, sia immediatamente liberato. E' uno scandalo che i governi, anche quello italiano, trattino commesse commerciali e militari con un Paese che viola in modo così palese i diritti umani.

4. Marielle Franco, straordinaria attivista e sostenitrice dei diritti umani, consigliera comunale a Rio de Janeiro, uccisa il 14 marzo 2018. Era un punto di riferimento per i movimenti pacifisti e femministi del brasile e dell'intera America Latina. Il suo assassinio è stato un tragico preludio alla stagione di repressione antidemocratica sostenuta dal 2019 dal nuovo presidente Bolsonaro.

5. Juljan Assange, straordinario giornalista, autore di incredibili reportage sul funzionamento dei meccanismi di violenza e guerra, nei Paesi più potenti del mondo, da oltre dieci anni vive la sofferenza della prigionia, dell'umiliazione e della malattia. E' un altro colpevole del reato di ricerca e testimonianza della verità, dimenticato e spesso vilipeso dai suoi stessi colleghi, forse preda di un certo senso di inferiorità di fronte a una persona che ha rinunciato alla libertà per non venire meno alla professionalità.

6. Malalai Maiwand è stata anche lei giornalista e ha difeso i diritti delle persone, soprattutto delle donne, in un Paese nel quale schierarsi in questo senso è molto pericoloso. E così anche il suo nome si iscrive nel novero dei troppi martiri della verità, uccisa con il suo autista in un attacco, a jalalabad, in Afghanistan, il 9 dicembre 2020.

7. In questi giorni la Russia è in fiamme, Aleksej Naval'njy, dopo l'avvelenamento che lo ha portato sulle soglie della morte, è ritornato in patria. Immediatamente arrestato - e con lui subito dopo la moglie e altri compagni di protesta - è stato condannato a rimanere in carcere dopo un processo lampo. Mentre il popolo scende in piazza a suo favore contro Putin, giunge la notizia della morte improvvisa del suo medico, quello che aveva denunciato l'avvelenamento.

8. Infine Zhang Zhan, ottima giornalista cinese, arrestata e condannata a quattro anni di carcere per essere stata "sulla notizia" nell'occhio del ciclone pandemico. E' lei che ha documentato le prima fasi del contagio da covid-19 a Wuhan ed è stata denunciata e condannata perché con i suoi servizi avrebbe "provocato litigi e problemi". 

Sì, l'elenco è molto lungo e potrebbe certamente ancora continuare. Sono tempi difficili ma importanti. In momenti come questi, occorre essere pronti a tutto, per cercare di aggirare e a cancellare la cortina del silenzio e del segreto che consente a chi comanda di perpetuare ogni obbrobrio pur di mantenersi saldi sulle poltrone che contano. Grazie a Giulio, Anne, Patrick, Marielle, Juljan,  Malalai, Aleksej, Zhang e a tutte e tutti coloro che perdono o rischiano la vita per poterci aprire gli occhi sulle malattie della democrazia.

Fermenti planetari (1): eppure si muove...

Sono tempi di grandi movimenti, l'effetto indiretto della pandemia comincia a farsi sentire in diverse parti del mondo. In realtà qualcosa di molto nuovo si intravvedeva anche prima, con le grandi manifestazioni di popolo, per citarne una fra tante, quella promossa dai "Fridays for future" che hanno portato milioni di ragazzi nelle piazze. Negli USA il grande movimento "Black lives matter" contro il razzismo, in Italia i cortei "Prima le persone" per l'accoglienza e contro i respingimenti dei migranti, in Slovenia le artistiche performance contro la deriva autoritaria governativa, in America del Sud, in Asia, anche in alcuni paesi dell'Africa, in Ucraina e ora in Russia... è tutto un grande fermento, coltivato in una profonda insoddisfazione per lo stato sociale e ambientale del Pianeta, incentivato dalle oscure prospettive che si intravvedono oltre il tunnel dell'epidemia globale. Sembra di essere tornati ai primi anni del nuovo millennio, alle mille riunioni per "un altro mondo possibile" del G8 di Genova, alle decine di milioni sulle strade per scongiurare la seconda guerra in Iraq. E non è un caso che ovunque si muovono i cultori dello status quo, i potentati politico-economici preoccupati di assicurarsi il massimo profitto dalla "guerra" contro il virus. Come anche non è un caso che sia stata marginalizzata la democrazia rappresentativa, ormai teatro di uno squallido gioco di potere, dove maggioranze e minoranze si scontrano con l'unico scopo di assicurarsi un posto al sole, senza idealità e parvenze di coerenza, dove - come per esempio in Italia - la destra neofascista si erge a paladina delle Costituzione e la sinistra sedicente riformista si allinea alle celebrazioni del nuovo Capo del Governo, il banchiere dei banchieri europei. Naturalmente la stessa cosa si può dire degli altri Paesi, dove governativi e oppositori siedono da una parte o dall'altra degli emicicli parlamentari dando voce più o meno allo stesso gioco.

Ci sono delle eccezioni? Sì, certo, ma sono sempre più minoritarie. Ci sono politici, giornalisti, personaggi della cultura, ma anche operai, agricoltori, studenti che mettono a repentaglio la propria vita per denunciare l'ingiustizia, per far conoscere la verità, per rivendicare i diritti di tutti. Sfidano un sistema che è potentissimo, soprattutto in termini di controllo dell'informazione e a volte la loro posizione riesce a raggiungere vertici di rischio talmente importanti da "bucare" il muro di gomma costruito dal Capitale. Si dice che un vero profeta lo si riconosce dal fatto che non potrebbe essere altro che perseguitato e forse davvero questo è un criterio per scoprire i veri e i falsi testimoni della Verità, anche oggi. 

(continua)

mercoledì 3 febbraio 2021

Il tempo dei Draghi

E così, è giunto il momento di Mario Draghi.

Intendiamoci, così non si poteva andare avanti. La debolezza del governo cosiddetto giallorosso (forse meglio giallo rosa) stava nell'anomalia di un presidente double face e in una coalizione comunque difficile da governare. Non è un caso che proprio chi ha reso possibile la "svolta del Papeete" nell'estate 2019, sia stato il protagonista della demolizione del progetto da lui stesso propugnato. Sarebbe stato opportuno andare alle elezioni subito, dopo il tracollo del funesto tentativo giallo verde, ma così non è stato a causa di un Renzi tuttora in caduta libera nei sondaggi.

Il discorso di Mattarella, ieri sera, è stato indiscutibile. In una situazione come quella che si è creata la strada "normale" sarebbe quella dello scioglimento delle Camere e del ricorso alle nuove elezioni. Tuttavia, in piena crisi sanitaria, sociale ed economica, "perdere" almeno cinque mesi senza un Governo nel pieno esercizio dei suoi poteri, sarebbe davvero un'incoscienza che l'Italia non si può permettere. Per questo la scelta non avrebbe potuto essere diversa, un Governo tecnico, nella speranza di larghe intese.

Certo, la scelta di Draghi non è casuale, sarebbe stato meglio una guida "morale" piuttosto che uno dei massimi rappresentanti dei potentati finanziari europei e mondiali. L'indirizzo del nuovo Governo dipenderà molto dalla disponibilità e dall'influenza che avranno su di esso i partiti che accetteranno l'invito di Mattarella e lo sosterranno. Anche chi non entrerà nel "gruppone" avrà una responsabilità importante. Ciò non riguarderà tanto i 5 stelle, in vista di possibili divisioni e ancora del tutto privi di un programma politico sostenibile. Sarà invece importante l'azione della Sinistra politica, quella parlamentare che dovrà scegliere se continuare nella simbiosi con il Pd e soprattutto quella non rappresentata in Parlamento, che ha un'occasione formidabile per riorganizzarsi, riunirsi e riproporsi con nuova forza, organizzazione e convinzione alle prossime elezioni, siano esse - come ormai probabile - fra due anni - oppure prima.

Chi governerà dovrà compiere scelte difficili e impopolari che metteranno a dura prova maggioranze e opposizioni parlamentari. Una visione alternativa, con forte carattere sociale, ambientale e autenticamente politico potrebbe in questi due anni crescere, contestando il potere dei "banchieri" e costruendo un percorso - più possibile unitario - verso una società equa e solidale, finalizzata a riorganizzare il mondo del lavoro, della sanità, della cooperazione, dell'accoglienza. Una società post-pandemica e post-capitalista, in grado di realizzare l'obiettivo, "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue esigenze".

lunedì 1 febbraio 2021

Largo ai giovani!

La svolta generazionale non è questione di età, ma di consapevolezza della diversità dei ruoli. Il mondo che verrà, dopo la pandemia, sarà radicalmente diverso da quello precedente. Migliore o peggiore? 
L'esperienza di eventi traumatici come le due guerre mondiali dimostra che la risposta non è scontata. Dopo la prima guerra mondiale e la bufera della febbre gialla, ci sono stati cambiamenti radicali e non si può certo dire che "sia andato tutto bene". Sulle macerie si sono sviluppati i semi della violenza e sono nati gli alberi velenosi del fascismo e del nazismo che hanno condotto il Pianeta sull'orlo - e moralmente anche oltre l'orlo - del baratro. Dopo la seconda guerra mondiale, la situazione si è evoluta in modo migliore, almeno per ciò che concerne l'Europa rasa al suolo. Senza dimenticare la sofferenza crescente del Sud del mondo, è vero che gli eroi della Resistenza, con le loro diverse ispirazioni, hanno consentito una crescita straordinaria, grazie agli accordi politici, economici e in parte anche culturali. Fatto sta che un 76enne della parte occidentale dell'Europa ha potuto vivere tutta la sua esistenza senza ordinariamente sapere per esperienza diretta che cosa siano la guerra, la fame, la persecuzione ideologica o religiosa.
Quale differenza tra il primo e il secondo dopoguerra? Tra le tante, una sembra particolarmente significativa per ciò che concerne l'analogia con la guerra e il dopoguerra "pandemici". I giovani che sono saliti sulle montagne per combattere il fascismo hanno riversato tutto il loro entusiasmo nella costruzione della Costituzione Repubblicana, aiutati dalla saggezza dei (pochi) anziani che avevano scelto, a rischio della propria vita, di stare dalla parte della giustizia e della libertà. Per portare qualche esempio, Aldo Moro aveva 30 anni, Nilde Iotti 26, Paolo Emilio Taviani 34, mentre i "vecchi" che stavano con loro erano personaggi dai nomi molto noti, Togliatti, 57 anni, Emilio Lussu e Piero Calamandrei 56, quando furono chiamati al difficile compito di stilare la nuova Carta fondamentale della Repubblica Italiana. 
Che cosa si vuol dire con ciò? Semplicemente che dopo questo periodo di minaccia per la salute e presto per la vita sociale ed economica dei Paesi dell'Europa e del mondo, si dovrebbe lasciare molto spazio ai giovani, alla generazione del Millennio e dintorni. Sono loro che dovranno essere i protagonisti, con la passione per la vita e la giustizia, con le capacità tecnologiche e le virtù morali, con nel sangue la consapevolezza di quanto sia legittima la diversità di cultura, di lingua, di opinione, di religione. Certo, i "vecchi" non dovranno essere rottamati, si è visto fin dove possono arrivare i "rottamatori". Ma dovranno rimanere al loro posto che non sarà più quello della militanza o del Potere, bensì quello della discrezione e del buon consiglio.
Non si può affidare il compito di ricostruire a chi ha contribuito in vari modi a distruggere. L'esperienza degli errori potrà essere molto utile a chi viene dopo, ma è indispensabile lasciare ai giovani spazi importanti, non solo oggetto dell'attenzione dei più adulti, ma soprattutto soggetto protagonista e capace di innovazione e di responsabilità. Il mondo che verrà sarà un mondo totalmente nuovo e i vecchi schemi e i linguaggi desueti non potranno funzionare più.