Visualizzazione post con etichetta Giornalismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giornalismo. Mostra tutti i post

venerdì 26 giugno 2026

Isonzo Soča, 123

La sorgente ovest della Soča/Isonzo, sotto planina Zapotok 
Sta per uscire il numero 123 di Isonzo Soča, la rivista internazionale, fondata e diretta per decenni da Dario Stasi.

Non anticipando la splendida copertina, il tema principale è il presente e soprattutto il futuro  del territorio Goriziano. Non a caso, protagonisti sono i giovani, autori degli ottimi editoriali e di altri notevoli contributi. 

Si parla un po' di tutto, anche ovviamente di attualità globali e locali, con un ricordo particolare a chi ci ha lasciato, in modo particolare allo storico Branko Marušič. Sono posti sotto analisi luoghi e situazioni, con specifica attenzione alle problematiche di tipo architettonico e sociale. Non manca la pagine di Corno/Koren, con le immancabili vignette di Franko Juri.

Un grazie speciale va all'instancabile Peter Abrami e anche a Katarina Visintin, oltre che allo straordinario grafico che è Zvone Kukec. Senza di loro non ci sarebbe nulla. Il giornale sarà presentato nella settimana successiva al 12 luglio, sia a Nova Gorica che a Gorizia.

Non resta che attenderne la stampa e cercare di recuperarlo nei soliti punti di diffusione. Come sempre, sarà scritto in sloveno, italiano e friulano, con le rispettive traduzioni da recuperare attraverso i qcode.

domenica 23 aprile 2023

MARCO GIRARDO, NUOVO DIRETTORE DI AVVENIRE!!!

 

Un'ultima ora, già peraltro annunciata.

Marco Tarquinio, grande giornalista, finora responsabile del quotidiano di ispirazione cattolica Avvenire, lascia la direzione. Ha tenuto il timone con sicurezza nei delicati frangenti della pandemia e della guerra in Ucraina, ha sostenuto con coraggio la linea di straordinaria apertura di papa Francesco, è sempre stato in prima linea, dalla parte dei migranti, dei più deboli, degli emarginati. Insomma è stato un grande direttore, obbediente soprattutto alla propria coscienza, per nulla intimidito dalle pressioni politiche e culturali di questo difficile periodo.

Dispiace molto che non abbia più questo importante incarico, dal momento che Avvenire, sotto la sua direzione, è diventato un punto di riferimento importante nel panorama giornalistico nazionale e internazionale. Il quotidiano, da sempre molto attento alle vicende del mondo intero, con Tarquinio è diventato anche uno strumento indispensabile per comprendere le dinamiche della politica e dell'economia italiane.

Certo, il dispiacere è alleviato dalla rivelazione del nome di chi lo sostituirà, il "nostro" Marco Girardo, giornalista, scrittore, filosofo, economista originario di Ronchi dei Legionari, da tanti anni in forza dell'ottimo quotidiano. E' stato un caro collaboratore prezioso ai tempi della mia direzione di Voce Isontina e di Radio Voce/Glas, si è saputo da subito far riconoscere per la competenza, l'acume intellettuale, ma anche per la straordinaria simpatia e capacità di relazioni. Sarà uno straordinario direttore di Avvenire, degno erede dei suoi immediati e antichi successori, renderà il giornale ancora più in linea con quel grande cambiamento della chiesa e della società che il vescovo di Roma sta con forza sollecitando dall'inizio del suo Pontificato. Anche per tutti noi è una grande opportunità, chi meglio di lui potrebbe "leggere" a livello nazionale le prospettive aperte dall'avvicinamento e dalla celebrazione di Nova Gorica con Gorizia capitale europea della Cultura 2025? 

A lui, con amicizia e con grande stima, il più sentito augurio di buon lavoro, di saper dare sempre voce ai tanti, troppi che non hanno voce!

venerdì 28 gennaio 2022

Un pensiero a Mostar, 28 anni dopo...

Ecco ora un comunicato stampa importante, di Assostampa e Ordine regionale dei giornalisti:


Gli amici e colleghi di Assostampa Fvg e Ordine regionale dei giornalisti, a ventotto anni dalla tragedia di Mostar, ricordano con immutato affetto e commozione Marco, Saša e Dario, caduti in nome di un impegno professionale e civile. E sono sempre vicini ai parenti dei colleghi e alla Fondazione, che ha saputo trasformare un terribile lutto in una nobile e mirabile realtà di solidarietà e speranza.

.                                                                                                                           

A 28 anni dalla morte a Mostar di Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota e Dario DAngelo, la Fondazione a loro intitolata, rinsalda il proprio impegno nella difesa e cura dei bambini, delle persone più deboli e a rischio dellemarginazione sociale. Sono passati 28 anni, che sono volati. In realtà si tratta di un tempo enorme, una generazione - osserva la presidente della Fondazione, Daniela Schifani Corfini Luchetta -. Mai più avremmo potuto immaginare che 28 anni dopo, in memoria di Marco, Alessandro e Dario, più di 800 bambini sarebbero stati aiutati, recuperando una vita. Questo è la cosa straordinaria che rimane, accanto a un ricordo ovviamente triste.

Dopo la pausa forzata che c’è stata con il Covid, le attività sono riprese a pieno ritmo, con larrivo di bambini che hanno dovuto aspettare che passasse la fase acuta dellemergenza. Ma oggi la Fondazione si trova in prima linea anche nel dramma dellAfghanistan, tornato nuovamente sotto il tallone dei talebani. Sta infatti evolvendo in un progetto lattività di accoglienza di famiglie afghane fuggite dal Paese martoriato. Da ottobre scorso, la Fondazione Luchetta infatti ha accolto nelle proprie case già due nuclei, e altre 2-3 famiglie presto dovrebbero arrivare.

Una tragedia, quella della popolazione afgana, aggiunge la presidente, che viene trascurata oggi come lo era la tragedia della Bosnia negli anni '90. "Quello che bisogna evidenziare purtroppo è l'atteggiamento dell'Unione europea verso i migranti. Stiamo assistendo a continue violazioni dei diritti umani e lUe ha deluso tutte le aspettative. La politica mira a parcheggiare le persone, senza farsene carico. Per questo ci manca già David Sassoli che più volte si era esposto per far sì che l'Europa si responsabilizzasse.

Si tende a fare della "memoria" un esercizio retorico, continua la presidente: Queste sono giornate particolarmente dolorose, attraversate da lutti inaccettabili. Ha senso celebrare se il ricordo diventa un monito per il presente. A questo proposito mi ha fatto particolarmente piacere ricevere il 25 gennaio un riconoscimento da Articolo 21, perché le parole che ho ascoltato valorizzavano il ricordo dei nostri cari in quest'ottica: la Fondazione è stata un modo per ribellarsi alla violenza e alla tragedia. Da un evento terribile è nato, nel loro ricordo, qualcosa di bellissimo, conclude Daniela Luchetta.

martedì 25 gennaio 2022

Un intenso giorno di gennaio

 Molti sono i temi che caratterizzano questa giornata.

Il più importante riguarda i sei anni dal rapimento di Giulio Regeni. A Fiumicello l'evento viene ricordato con un importante meeting, nel corso del quale personaggi noti e meno noti del mondo giornalistico, culturale e sociale porteranno la loro testimonianza e la loro attiva adesione alla lotta per la verità e la giustizia. La famiglia Regeni, insieme all'avvocato Alessandra Ballerini, ha coinvolto ormai milioni di persone in Italia e in Europa, denunciando incessantemente i terribili soprusi che si compiono in Egitto (e non solo!) e invocando che sia fatta piena luce sui fatti di fine gennaio 2016. Hanno insegnato che non ci si deve stancare o demoralizzare mai, quando si è schierati nella lotta appunto, per la verità e per la giustizia.

A proposito, si torna a parlare di venti di guerra, anche se la preoccupazione per la grave crisi tra Russia e Ucraina sembra - almeno in Italia - soffocata da quella per la diffusione del coronavirus e naturalmente dalla curiosità riguardo al prossimo Presidente della Repubblica. In realtà la situazione è particolarmente difficile, sospesa tra rivendicazioni territoriali russe, possibilità di accoglienza dell'Ucraina nella NATO, tutela dei diritti delle persone, spaccatura dei Paesi dell'Unione europea e posizione quanto meno confusa del presidente USA Biden. E' auspicabile che il tutto non degeneri, ma occorre particolare delicatezza e attenzione. A volte una guerra scoppia a causa di qualche piccolo errore dell'uno, dell'altro o di entrambi i contendenti. Nel mondo globalizzato, il rischio è quello di un effetto domino che potrebbe trasformare un fragile accordo diplomatico in scintilla dagli effetti imprevedibili e devastanti. Molto interessante e istruttivo, riguardo questo argomento, è il film Monaco. Sull'orlo di una guerra, del regista tedesco Christian Schwochow (2021), sulla preparazione, svolgimento e conseguenze del Patto di Monaco. sia pur in una situazione totalmente diversa, a livello di metodo si possono individuare inquietanti similitudini.

Infine si sta arrivando al momento decisivo per ciò che concerne l'elezione del Presidente. Dando per scontato la necessità di oltrepassare i primi tre scrutini che richiedono i due terzi dei votanti, le singole operazioni di voto per il momento non interessano molto. E' più importante osservare l'altalena dei nomi che vengono posti uno dopo l'altro sul tavolo della trattativa. Draghi, entrato in conclave papa, sembra ormai certo che ne uscirà cardinale, essendo troppo difficile il nodo della sostituzione del Presidente del Consiglio, senza sciogliere il quale si andrebbe direttamente alla tanto temuta (da deputati e senatori) fine anticipata di un anno della Legislatura. Se non il "Migliore" - tanto amato dal neoliberismo europeo e mondiale targato Goldman Sachs - chi potrebbe salire al Quirinale? Molto difficile prevederlo, anche perché la scelta è demandato esclusivamente ai Mille grandi elettori, non sempre inclini ad ascoltare i numerosi suggerimenti provenienti dalla base, che tendenzialmente vorrebbe finalmente come Presidente una donna, possibilmente non troppo avanti con l'età, impegnata nella società civile, con una buona conoscenza del funzionamento delle istituzioni e delle dinamiche della democrazia rappresentativa. Non dovrebbe essere così difficile trovare una persona così!

Si conclude infine oggi, data in cui il calendario cattolico ricorda la Conversione di san Paolo, la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. La situazione della cristianità e quella più in generale del mondo sono talmente complesse da porre in secondo piano quello che fino a qualche anno fa era ritenuto una delle maggiori urgenze, ovvero il dialogo ecumenico tra le diverse forme del cristianesimo storico. Sono solo piccole ma rumorose frange tradizionaliste a rimanere ancorate all'antico detto "extra ecclesiam nulla salus", intendendo con "chiesa" soltanto quella cattolica. Chi, se non qualche ben preparato studioso di storia oppure qualche fanatico fedele "filomedioevale" si interessa alle sottigliezze teologiche che differenziano il cattolicesimo dall'ortodossia e dal protestantesimo? Si è ben più preoccupati dalle minacce globali, da quelle legate al riscaldamento globale alle guerre già in corso, dalla fragilità di fronte alle esplosioni di potenza della Natura alla debolezza risocperta nell'epoca del virus pandemico. In questa situazione, un vento di crisi infuria sulla Chiesa di Roma, indipendentemente dagli entusiasmi, ma anche dalle delusioni suscitate da papa Bergoglio. Viene tirato in ballo perfino il cosiddetto "papa emerito". Dibattendo sul sesso degli angeli e su questioni di lana caprina, alcuni ritengono che non si sia realmente dimesso e che quindi il suo "successore" sarebbe un antipapa usurpatore del trono di Pietro. Più drammaticamente, il mite Ratzinger, nonostante la debolezza e la malattia, viene esplicitamente accusato di aver coperto situazioni di pedofilia e incappa - lui o chi per lui - in un clamoroso errore, costretto a smentire sé stesso. La questione degli abusi realizzati e sottaciuti, è ormai arrivata ai piani alti del Vaticano, mescolandosi a quella degli scandali finanziari e dei (molti) gialli irrisolti, primo fra tutti quello di Emanuela Orlandi. Insomma, c'è da aspettarsi di tutto! 

venerdì 5 febbraio 2021

Fermenti planetari (2): martirologio dei cercatori della Verità.

(continua dal post precedente) 

Qualche esempio recente? Eccone otto, talmente eclatanti da sconvolgere non solo i governi, ma anche le cittadine e i cittadini del mondo.

1. Giulio Regeni, ucciso in Egitto proprio in quanto "pro-feta", cioè come colui che svela ciò che è occulto e denuncia l'ingiustizia, il sopruso del Potere. Il movimento in Italia e non solo che chiede "Verità e Giustizia per Giulio Regeni" è l'esempio di come la tenacia e l'intelligenza possano mantenere in atto una protesta sistematica, in grado di imbarazzare chi è abituato a stendere le cortine del silenzio sulla violenza dei dittatori. 

2. Daphne Anne Vella (Caruana Galizia), vittima di un attentato dinamitardo a Malta nel 2017, è stata una giornalista di inchiesta, che ha denunciato corruzione e loschi interesse, nel suo Paese e in Europa. Anche lei è stata azzittita, cancellata dall'esistenza, evidentemente per aver toccato i veri nervi scoperti dell'ennesimo "sistema". 

3. Ritornando in Egitto, la richiesta di giustizia non può che trasformarsi in pressione affinché Patrick Zaki, da un anno chiuso in un carcere e perseguitato per il suo desiderio di conoscere e informare, sia immediatamente liberato. E' uno scandalo che i governi, anche quello italiano, trattino commesse commerciali e militari con un Paese che viola in modo così palese i diritti umani.

4. Marielle Franco, straordinaria attivista e sostenitrice dei diritti umani, consigliera comunale a Rio de Janeiro, uccisa il 14 marzo 2018. Era un punto di riferimento per i movimenti pacifisti e femministi del brasile e dell'intera America Latina. Il suo assassinio è stato un tragico preludio alla stagione di repressione antidemocratica sostenuta dal 2019 dal nuovo presidente Bolsonaro.

5. Juljan Assange, straordinario giornalista, autore di incredibili reportage sul funzionamento dei meccanismi di violenza e guerra, nei Paesi più potenti del mondo, da oltre dieci anni vive la sofferenza della prigionia, dell'umiliazione e della malattia. E' un altro colpevole del reato di ricerca e testimonianza della verità, dimenticato e spesso vilipeso dai suoi stessi colleghi, forse preda di un certo senso di inferiorità di fronte a una persona che ha rinunciato alla libertà per non venire meno alla professionalità.

6. Malalai Maiwand è stata anche lei giornalista e ha difeso i diritti delle persone, soprattutto delle donne, in un Paese nel quale schierarsi in questo senso è molto pericoloso. E così anche il suo nome si iscrive nel novero dei troppi martiri della verità, uccisa con il suo autista in un attacco, a jalalabad, in Afghanistan, il 9 dicembre 2020.

7. In questi giorni la Russia è in fiamme, Aleksej Naval'njy, dopo l'avvelenamento che lo ha portato sulle soglie della morte, è ritornato in patria. Immediatamente arrestato - e con lui subito dopo la moglie e altri compagni di protesta - è stato condannato a rimanere in carcere dopo un processo lampo. Mentre il popolo scende in piazza a suo favore contro Putin, giunge la notizia della morte improvvisa del suo medico, quello che aveva denunciato l'avvelenamento.

8. Infine Zhang Zhan, ottima giornalista cinese, arrestata e condannata a quattro anni di carcere per essere stata "sulla notizia" nell'occhio del ciclone pandemico. E' lei che ha documentato le prima fasi del contagio da covid-19 a Wuhan ed è stata denunciata e condannata perché con i suoi servizi avrebbe "provocato litigi e problemi". 

Sì, l'elenco è molto lungo e potrebbe certamente ancora continuare. Sono tempi difficili ma importanti. In momenti come questi, occorre essere pronti a tutto, per cercare di aggirare e a cancellare la cortina del silenzio e del segreto che consente a chi comanda di perpetuare ogni obbrobrio pur di mantenersi saldi sulle poltrone che contano. Grazie a Giulio, Anne, Patrick, Marielle, Juljan,  Malalai, Aleksej, Zhang e a tutte e tutti coloro che perdono o rischiano la vita per poterci aprire gli occhi sulle malattie della democrazia.