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martedì 19 dicembre 2023

LETTERA DI NATALE 2023 BOŽIČNO PISMO 2023

Sono passati oltre venti anni, da quando un gruppo di preti delle diocesi del Friuli Venezia Giulia, hanno iniziato a scrivere la "Lettera di Natale", un'occasione per riflettere insieme alle cittadine e ai cittadini sui temi internazionali, nazionali e locali che interessano il momento presente.

Alcune firme purtroppo non ci sono più, mancano tanto il primo ideatore, don Pierluigi Di Piazza come pure il saggio amico gesuita Mario Vit. Ma ce ne sono molte nuove, non più confinate soltanto nel FVG e a Padova, ma anche a Brescia e a Mestre, con i volti intelligenti e creativi di don Nandino Capovilla e don Fabio Corazzina. Si sono aggregati anche i laici, comprese alcune associazioni laicali particolarmente entusiaste di partecipare all'esperienza.

Balza subito agli occhi una grande novità, la stesura di un unico libretto scritto in italiano e in sloveno. E' una scelta importante, corroborata dalla presenza in fase di elaborazione di pater Bogdan Knavs, il vivace e avvincente priore del monastero di Monte Santo/Sveta Gora, sopra le Gorizia. Con questa scelta e l'allargamento alla dimensione internazionale, si vuole ribadire il segno positivo della Capitale europea della Cultura 2025. Una zona che ha visto spargere tanto sangue in guerre e conflitti di ogni genere, oggi il principio dell'unità nella valorizzazione della ricchezza delle diversità potrebbe creare un esempio virtuoso e carico di speranza da indicare a tutti i luoghi in cui ancora "la terra brucia".

Accanto al tema della speranza, c'è il tradizionale e purtroppo sempre attuale tema della denuncia della guerra, con tutto ciò che essa comporta e con i mastodontici interessi economici che non riesce a nascondere. come non ricordare gli oltre cento conflitti presenti oggi nel mondo e come non riferirsi alle terribili immagini dall'Ucraina e dalla Palestina, dove Israele ha colto al balzo la tragica occasione degli attentati del 7 ottobre per perpetuare un vero e proprio genocidio nei confronti degli abitanti - soprattutto bambini! - della Striscia di Gaza. La lettera ribadisce la necessità del metodo della nonviolenza attiva, ovvero la possibilità di risolvere le controversie mai con le armi che producono solo ulteriore devastazione e desiderio di vendetta, ma con al forza dell'intelligenza, del dialogo e della trattativa.

L'immagine che accompagna tutto il testo è quella del viandante, colui che attraversa le città, i campi e le periferie, lasciandosi interpellare da ciò che vede e ciò che ascolta, portando la potenza del proprio essere disarmato. Il cammino è una costante metafora della vita, più lo si affronta senza sicurezze, più ci si affida all'accoglienza da parte di tutto ciò che è umano e più si è credibili nel proporre di costruire insieme un mondo senza armi e senza ingiustizie sociali. Naturalmente tale riferimento non può che portare immediatamente anche a pensare alle decine di migliaia di donne, uomini e bambini che sfidano il mar Mediterraneo e i Balcani per poter giungere nel territorio dell'Unione Europea. Il loro trattamento sui confini di Trieste e Gorizia, la dimenticanza e l'abbandono dovrebbero - ma così non avviene - interpellare le coscienze e avviare una nuova stagione di politiche di accoglienza e di condivisione e non di respingimento e di rifiuto.

Sono temi attuali, che suscitano giusto e ragionevole confronto a ogni livello, anche tra gli stessi firmatari. Come è scritto in un passo del testo, questi tempi non sono quelli dell'indifferenza o della delega. Comunque la si pensi, oggi è indispensabile "essere di parte". Anche perché, se non si è di parte, non può esistere un serio dialogo fra punti di vista diversi, unica possibilità per contrastare la logica del bipolarismo assoluto, su qualsiasi argomento, dove ciascuno resta ancorato al proprio pensiero sostenuto dai propri supporter e dove difficilmente si genera l'arte dello scambio, della reciproca conoscenza, del rispetto, se non dell'individuazione di un accordo tra le diverse posizioni.

La lettera verrà diffusa capillarmente nei prossimi giorni, è possibile scaricarla direttamente dal sito del Centro Balducci di Zugliano, a questo link: http://www.centrobalducci.org/easyne2/LYT.aspx?Code=BALD&IDLYT=359&ST=SQL&SQL=ID_Documento=4398

domenica 17 dicembre 2023

Corpi civili di pace, per uscire dal tunnel

Fine dicembre a Gorizia all'insegna della pace. La sera dell'ultimo dell'anno ci sarà l'annuale "marcia", promossa dalla Conferenza episcopale italiana. Per la prima volta sarà transfrontaliera, partendo da Oslavia e raggiungendo la con-Cattedrale di Nova Gorica. Si parlerà di giustizia  e di accoglienza e sono previsti interventi mirati, con testimonianze online dalla Palestina e dall'Ucraina.

La mattina del 31, come ogni anno, si rifletterà sull'intrigante tema "intelligenza artificiale e pace", sulla base del ricorrente messaggio del Papa per la Giornata della pace dell'1 gennaio.

Per i Goriziani, l'appuntamento più importante sarà il 30 pomeriggio, presso il Conference Center della sede goriziana dell'Università di Trieste. Si parlerà di corpi civili di pace europei, riprendendo un'intuizione dell'inizio degli anni '90 del ventesimo secolo. 

Ci si propone infatti di sottolineare come proprio Nova Gorica e Gorizia possano essere i luoghi ideali per avviare le trattative tra i popoli in guerra. E anche di pensare a questo territorio come lo spazio per formare i corpi civili di pace europei, giovani competenti e professionalmente preparati che possono inserirsi nei meandri delle guerre attuali per offrire la possibilità della trattativa piuttosto che del massacro. E, con i tempi che corrono, davanti al genocidio di Gaza e all'interminabile guerra in Ucraina, potrebbe proprio essere la centratura di una nuova possibilità. Sulla destra, il programma completo del convegno. 
 

venerdì 8 dicembre 2023

La morte di Dario Stasi, un grande vuoto in città

Con la morte di Dario Stasi, Gorizia perde un punto di riferimento molto importante. Al di là della sua vita familiare e lavorativa, è stato un autentico protagonista del cammino verso l'abbattimento dei muri - fisici e mentali - esistenti tra Nova Gorica e Gorizia.

Fine conoscitore della storia e grande comunicatore, ha lanciato l'intuizione della rivista Isonzo/Soča. Grazie alla sua ferrea volontà, è riuscito a creare una rivista bilingue in tempi molto lontani da quelli attuali, oltre 110 fascicoli pregni di vicende del territorio, raccontate dai maggiori studiosi, esperti e appassionati, del territorio. Fin quando ha potuto, ha percorso in bicicletta i più remoti angoli della zona, i suoi itinerari sono confluiti nel bellissimo libro "Intorno a Gorizia". Ha sensibilizzato tutti su alcuni aspetti particolari, si deve a lui la proposta e la realizzazione della lapide dedicata ai capi della rivolta dei Tolminotti, assai opportunamente collocata nella piazza delle esecuzioni. Ha amato profondamente Aquileia, leggendo tutto ciò che è stato finora pubblicato e proponendo sempre interpretazioni originali, anche se spesso legittimamente discusse e discutibili. Da questo punto di vista, ha cercato di unire i mondi che fanno capo ad Aquileia, sostenendo anche l'affascinante tesi secondo la quale la via che univa Aquileia con Lubiana, la romana Emona, fosse la via Gemina. Il suo progetto di scrivere un libro sull'argomento e di produrre un documentario non era solo un'espressione di erudizione, ma un atto di amore nei confronti di una terra da lui descritta come crogiuolo di popoli, lingue e culture chiamate a essere in reciproco ascolto e fraterna condivisione.

14.04.2015, presentazione in Senato: Grasso Stasi Romoli Marini Fasiolo 
L'attenzione alle vicende relative al confine l'hanno portato a realizzare un altro grande progetto, quello della mostra sul "secolo lungo" goriziano, presentata a Gorizia, Nova Gorica e perfino nella prestigiosa sede del Senato della Repubblica Italiana. Da quella esposizione, che era riuscita a mettere insieme sensibilità politiche e culturali assai diverse fra loro, sono derivati anche i cartelloni illustrativi del Novecento Goriziano, che tuttora possono essere contemplati, con ammirazione per l'intelligenza della scelta dei temi e dei testi, presso i Giardini pubblici di Corso Verdi e davanti alla facciata della chiesa di Sant'Ignazio. Da no dimenticare sono le numerose gite, organizzate e guidate da Dario, anche in questo caso pionieristiche uscite alla conoscenza di Nova Gorica, Kromberk, Solkan e le valli dell'Isonzo/Soča e del Vipacco/Vipava.

Dal punti di vista politico Dario Stasi, dai tempi delle contestazioni studentesche del '68 goriziano fino ai giorni nostri, è sempre stato uomo di sinistra, ma sempre controcorrente. Vivace sostenitore delle proprie idee, si è sempre dimostrato aperto al confronto e al dialogo con tutti, anche con chi la pensava in modo diametralmente opposto al suo. Il suo orgoglioso libero pensiero non gli ha portato soltanto simpatie e adesioni, ma anche forti contrapposizioni, da lui sempre superate in vista dell'obiettivo fondamentale di riconoscere in Nova Gorica e Gorizia un'unica città unita nelle sue diversità. In fondo la proclamazione della Capitale europea della Cultura 2025 porta dentro di sé tanto dell'opera, a volte silenziosa a volte eclatante, del nostro "direttore". se dal punto di vista giornalistico, il suo capolavoro è stato Isonzo/Soča, dal punto di vista culturale e politico non si può dimenticare la co-fondazione del Forum per Gorizia nel 2005 come pungolo costruttivo nei confronti dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Vittorio Brancati. L'impegno di un centinaio di persone entusiaste, riunite di fatto proprio intorno a Dario Stasi nelle elezioni amministrative del 2007, ha portato il candidato sindaco del Forum a un passo da un possibile ballottaggio con il primo Ettore Romoli, nonché ben sei consiglieri nell'assise comunale. In questo senso, e non solo, il pensiero e l'azione di Dario hanno inciso anche sui cambiamenti esistenziali che hanno riguardato molti di noi. E di questo, personalmente, non finirò mai di conservare un pensiero colmo di gratitudine e di rispetto.

Caratterialmente, Dario Stasi è stato persona molto forte, con la quale non era difficile trovare anche momenti delicati, se non di scontro, almeno di assai vivace dialettica. Ciò che era comunque bello con lui, era la capacità di perdonarsi, andando oltre anche agli eccessi delle discussioni più accese, per sorriderci sopra riconoscendo che da ogni confronto si usciva arricchiti e ci si decideva a impegnarsi ancora più profondamente per la causa comune.

Cosa dire infine, sapendo di aver tralasciato tanto, in questo ricordo immediato, colmo di tristezza e di emotività. E' difficile immaginare la cultura della città senza Dario Stasi, anzi quasi impossibile. L'unico auspicio è che molti dei semi da lui gettati, coltivati e fatti crescere, siano portati a maturazione da chi con lui ha condiviso prospettive, battaglie culturali e azioni politiche. 

Un abbraccio a Nadia e agli altri suoi familiari e amici. E' difficile scrivere "che riposi in pace" a una persona che non è mai stata tranquilla e che ha investito tutto il suo tempo e le sue energie al servizio del Bene! Forse, Dario, basta dire che ci mancherai tantissimo e che lasci un grande spazio vuoto nella nostra città.

giovedì 20 aprile 2023

Sulle tracce di un confine che non c'è più, sabato 22 alle 10.

 

E' un interessante appuntamento quello di sabato 22 aprile, dalle ore 10 in poi, con incontro a Miren (Merna), subito dopo l'antico confine, presso il cimitero.

Nell'ambito della tradizionale "uscita mattutina" della rassegna libraria Il libro delle 18.03, è infatti prevista un'uscita per conoscere alcuni luoghi che hanno caratterizzato l'ormai antico periodo della netta divisione fra Italia e Slovenia.

In particolare, grazie alla competente guida di Rok Bavčar e del Goriški Muzej di Nova Gorica, si potrà conoscere la tormentata vicenda del cimitero, tagliato in due dal confine, attraversato da un invalicabile filo spinato. Oggi è un monumento all'insensatezza delle frontiere e dei confini che separano le persone che coesistono nella stessa zona.

Si andrà poi alla torretta di avvistamento, che alcuni definiscono il più piccolo museo d'Europa. E' un luogo che testimonia la sofferenza di chi avrebbe voluto passare da una parte all'altra del confine (non sempre nella stessa direzione) e che ha sempre trovato la strada sbarrata dalla minaccia di un fucile o di una sparatoria. All'interno della torre, molte immagini ricordano le vicende di quel difficile periodo.

Se ci sarà il tempo, si potrà salire al suggestivo colle di Mirenski grad dove, sulle rovine di un antico castello, sono state edificate e riedificate dopo le distruzioni belliche la chiesa e la casa per esercizi spirituali, con la caratteristica "scala santa" e i forti affreschi di Tone Kralj.