Il titolo già dice di cosa si tratti: Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo.
Sette secoli sono quelli che vanno dal XIV al XXI, ma il testo esposto da oggi ad Aquileia è molto più antico, forse si può parlare non di sette ma di 15 secoli, quando è stato scritto da qualche amanuense in un monastero adriatico. O forse anche di qualcosa di più di due millenni, quando qualcuno, a nome di Marco e riportando probabilmente il punto di vista di Pietro, ha sintetizzato per la prima volta l'esperienza dell'incontro con Gesù, raccogliendo parole, esperienze e storie interessanti diffuse nelle prime comunità dei discepoli del Maestro.
Questa storia universale interseca quella particolare di questo lembo di terra, il più a nord del Mediterraneo. Secondo la leggenda diffusa dopo il Concilio di Costantinopoli II (553), Marco, inviato da Pietro (come da immagine, tratta dalla meravigliosa cripta degli affreschi della basilica), sarebbe stato il fondatore della chiesa aquileiese. Addirittura si diceva che avesse scritto di proprio pugno, esattamente nella grande città di porto sulle rive del fiume allora chiamato Natisone, il suo Vangelo.
Sì, quel vangelo che nel '300 era ancora intatto e che subito dopo sarebbe stato spezzato in tre frammenti dalle vicende internazionali di quel tempo, tra Praga (lì portato da un grande "cacciatore" di reliquie, ilre di Boemia Carlo IV), Venezia e Cividale. Ed ecco appunto i tre pezzi strappati, da allora dispersi e conservati, con grande attenzione e particolare cura, tra i "tesori" delle rispettive città. Brani contemplati, venerati, amati dalle persone più semplici come pure da principesse, principi, re e imperatori che hanno avuto l'onore di apporre la loro firma sull'austero codice.
E' veramente un racconto europeo, certamente anche mediterraneo, forse addirittura mondiale. Lo è perché per la prima volta dopo 700 anni quei frammenti vengono ricomposti. La loro separazione è un simbolo della divisione che ha regnato nel secondo millennio tra tanti popoli europei. Dietro a quei pezzi manoscritti si possono intravvedere eserciti in marcia e difficili accordi di pace, pellegrini ansiosi di raggiungere i luoghi santi e mercanti senza scrupoli, persone che la chiesa ha indicato come esempi virtuosi da seguire (compresi reggitori di popoli, generali e condottieri sanguinari) e pubblici peccatori come minimo gravati da una repentina scomunica.
La loro ricomposizione ha un valore simbolico enorme, significa un'Europa che vuole ritrovare la propria unità fondata sulla diversità. Guardando il Vangelo di Marco riunificato - accompagnato da parole, immagini e reperti che ne inquadrano e spiegano magistralmente la storia - si alimenta la speranza di pace, di amicizia tra le persone, di superamento di ogni nazionalismo. Si vede la possibilità di una religione che cresce attorno alle proprie fonti, inserita in un contesto multiculturale e plurireligioso. Si riscopre l'essenza di una Parola alta, incentrata sull'unico autentico comandamento - divino o umano che sia - quello dell'amore come fondamento della fraternità universale.
Grazie dunque a Fondazione Aquileia e collaboratori, grazie a Martina Dlabajova, Luca Villa e Cristiano Tiussi, insieme a tutti coloro che hanno collaborato per raggiungere questo prestigioso traguardo. Che veramente questa mostra dimostri come l'autentica Cultura sia il fondamento della giustizia e della pace ovunque. Nel Mediterraneo, in tutta Europa e nell'intero pianeta Terra.
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