giovedì 3 settembre 2026

Slovenia in piazza, Slovenija na trgu

Contro la devastazione della Slovenija
Trg Republike, a Ljubljana, ha ospitato mercoledì 2 settembre, un'imponente manifestazione di piazza. Si parla di diverse migliaia di persone (2500 secondo la polizia, ma dalle fotografie si evince un numero ben più elevato), chiamate dall'organizzazione Glas ljudstva (la Voce del popolo). Tale realtà di base, è stata protagonista già nel precedente periodo di governo Janša, delle manifestazioni in bicicletta che ogni venerdì sera  avevano portato nelle strade della Slovenia le ragioni di un'opposizione libera e popolare. E' importante conoscere cosa stia accadendo, può essere un segnale in controtendenza, là dove un'intera comunità promuove una riflessione politica assembleare e collettiva, in grado di mettere in discussione un potere che si crede indiscutibile. 

La protesta attuale nei confronti del da poco costituito governo di destra, è incentrata su diversi temi. Il primo è legato all'avvio della campagna per la raccolta di 40.000 firme, necessarie per l'indizione di un referendum contro la legge "omnibus", approvata a maggioranza dal parlamento sloveno all'indomani delle elezioni, addirittura ancora prima dell'installazione del nuovo esecutivo. Si tratta di un'insieme di norme, ritenute lesive dei diritti civili e potenzialmente pericolose per ciò che concerne il futuro della democrazia slovena. Tale legge, affermano i promotori (e leggendo il testo non si può certo dare loro torto), arricchisce i ricchi. Per questo, il referendum vuole dimostrare la volontà di difendere la giustizia sociale, la salute pubblica e i diritti dei lavoratori.

Il motivo principale e specifico della discesa in piazza del 2 settembre è legato a un'incredibile storia di corruzione e di conflitto di interessi, legata alla situazione di Boris Mijič, deputato eletto nelle liste di Resni.ca, formazione di fatto di estrema destra, guidata da Zoran Stefanovic, clamorosamente eletto presidente del nuovo Parlamento sloveno.  

"Boris Mijič si dimetterà? - si chiedono i manifestanti nell'invito a partecipare - Oserà guardare la gente negli occhi? Zoran Stevanović, che una volta promise "Potere al Popolo" in questa piazza, verrà? Quasi certamente no, e così facendo entrambi confermeranno ancora una volta di avere paura della democrazia e del vero potere del popolo. Domani, con uno sforzo congiunto, faremo arrivare il nostro messaggio forte e chiaro a Mijič e a tutti coloro che lo sostengono saggiamente, e a tutta la Slovenia".

"Tuttavia - continua Glas ljudstva - Mijič è solo il sintomo di una malattia ben più grave, a causa della quale abbiamo un governo in combutta con i responsabili del genocidio, che preannuncia la distruzione dello stato sociale e la persecuzione di chi la pensa diversamente, smantellando i diritti dei lavoratori e arricchendo spudoratamente le élite a spese dei più poveri e vulnerabili del Paese".

Sì, perché un altro dei temi che preoccupano i cittadini è la politica estera di Janez Janša, del tutto asservita all'attuale amministrazione Trump e all'azione violenta di Israele nei confronti di Gaza, del Libano e della Cisgiordania, anche con la prospettiva di una sollecita apertura della relativa ambasciata a Lubiana.

Insomma, sono tanti i motivi per guardare con interesse e con volontà di sostegno a ciò che sta accadendo al di là del confine, anche per trovare conforto dai "numeri" straordinari testimoniati dai cortei lubianesi.

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