sabato 24 gennaio 2026

La fiamma olimpica, un mega spot di Coca Cola ed Eni

Oggi la fiamma olimpica è transitata per Gorizia, accompagnata da una folla che - complice il tempo decisamente inclemente - ha dimostrato un assai risicato entusiasmo, riservando un timido applauso soltanto al tedoforo, un sorridente atleta paralimpico impregnato di pioggia invernale, unico sprazzo di umanità all'interno di un evento a dir poco imbarazzante.

Del resto, effettivamente, c'è poco da entusiasmarsi.

Una volta la parola Olimpiadi era sinonimo di competizione priva di interessi economici, oltre che di confronto fra dilettanti coinvolti nel momento più importante della loro carriera sportiva. Dominava il tutto lo spirito decoubertiano, secondo il quale "l'importante è partecipare".

Non occorre essere maliziosi per essere consapevoli di come in realtà non sia mai stato così e di come le Olimpiadi moderne siano state dall'inizio una straordinaria vetrina per propagandare interessi e prodotti. Ciò avviene in ogni sport e il dilettantismo è confinato in una mitologica età che forse non è mai esistita. Basti pensare al Giro d'Italia, al Tour de France, alle gare di Formula uno o alle discese con gli sci, per contemplare ovunque la selva di sponsor che offrono i mezzi per realizzare gli eventi e che in cambio ricevono immensi vantaggi pubblicitari.

Ciò che colpisce in questo mai così evidenziato viaggio del fuoco olimpico è la riduzione dell'impresa a soli due marchi, ENI e soprattutto Coca Cola.

Prima dell'arrivo dell'atleta con la torcia, si assiste a un mega spot pubblicitario della più nota bevanda del mondo occidentale. Transitano furgoni con i colori inconfondibili, un tizio sul camioncino agita con forza la bandiera che ha ispirato gli inventori del look di Babbo Natale, altri distribuiscono a destra e a manca lattine da 20 ccl e lanciano borsette biancorosse a un pubblico, anche in questo caso (per fortuna) assai diffidente.

D'accordo che questa è la globalizzazione e che questo è il capitalismo. D'accordo che dai tempi degli imperatori romani il Potere si autogenera attraverso la distribuzione di "panem et circenses". Ma qui si è superato ogni limite: la Coca Cola, marchio espressione per eccellenza della civitas statunitense, è la grande protagonista delle Olimpiadi invernali che si svolgono a Cortina e Milano in questo anno domini 2026. 

In quanto simbolo, la Coca Cola si assume tutta la responsabilità della gestione olimpica. Lo ha già fatto in altre occasioni, come quando si è addirittura accapparata le Olimpiadi del 1996, costringendo il comitato a scegliere la sua "culla", Atlanta e surclassando così le città di Olimpia e Atene, che avrebbero voluto celebrare il secolo dalla rinascita dei Giochi, inventati un paio di millenni prima in Grecia.  

E' ovvio che uno degli Stati ospiti d'onore della kermesse sia Israele. Il genocidio di Gaza perpetrato dal governo Netanyahu, le persecuzioni dei palestinesi in Cisgiordania, i bombardamenti su Stati sovrani, sono stati compiuti tutti con l'avvallo di Trump e dell'attuale (ma non solo!) amministrazione USA. Nel segno e nel nome della Coca Cola, tutto diventa possibile. E' un motivo in più per constatare quanto siano cambiate le Olimpiadi: la presenza degli atleti di Israele, in un momento nel quale sono stati uccisi tanti sportivi gazawi e palestinesi, è il simbolo di un mondo dominato dagli interessi di pochissimi, ai quali nulla importa della giustizia sociale e del sempre più calpestato diritto internazionale. 

Infine, una nota di simpatia nei confronti del Forum per Gorizia e di molte altre "sigle" del Friuli Venezia Giulia e della Primorska slovena. Con un'azione nonviolenta presso il valico del Rafut/Pristava, si è voluto richiamare l'assurdità di una fiamma olimpica che attraversa liberamente e con tutti gli onori il vecchio confine, mentre prosegue l'assurda e venefica sospensione di Schengen. Si chiede la rimozione immediata dei controlli sul confine, iniziati con la scusa del timore degli attentati dopo il 7 ottobre 2023, ora ribaditi con quella della celebrazione delle Olimpiadi. Tutti pretesti, naturalmente, sembra evidente che il vero obiettivo siano i poveri migranti, nel loro faticoso arrivo al termine del difficile viaggio lungo la rotta balcanica. Sperano di aver raggiunto la terra delle libertà, invece, dopo aver trascorso notti ghiacciate nei rifugi di fortuna, finiscono nei centri per l'identificazione e l'espulsione.

Mala tempora currunt, sed peiora parantur!

domenica 18 gennaio 2026

Fratello confine, sorella frontiera...

Domenica 11 gennaio, i Frati minori cappuccini e l'Ordine francescano secolare di Gorizia, insieme ai Frati minori francescani e l'Ordine francescano secolare di Kostanjevica Nova Gorica hanno promosso un bel pomeriggio di riflessione, dal significativo titolo Fratello confine, Sorella frontiera. Coordinata da fra Luigi Bertier, l'iniziativa ha visto la presenza, tra gli altri, dell'Arcivescovo Carlo Maria Redaelli, del pastore della chiesa metodista Jens Hansen e del guardiano del santuario di Kostanjevica p.Boštjan Horvat.   

Chi volesse saperne di più, può trovare una sintesi dell'intero incontro al seguente link di you tube: https://youtu.be/m_k5ZhZheQE?si=hvPNNso7KAKebfkc Ve lo consiglio vivamente, ringraziando la "regista" Francesca Curreli!

Prima di un bel momento di incontro interreligioso, con profonde citazioni dalle tradizioni ebraica, musulmana, buddhista, ortodossa, protestante e cattolica, si è svolto un'assai interessante tavola rotonda, animata da Andrea Bellavite e guidata dalla dott.ssa Morena Maresia, della Soprintendenza Archeologia e Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

Il compito della Soprintendenza è quello della custodia, ma anche della valorizzazione dei beni che appartengono non a uno o all'altro ente, ma a tutta l'umanità. La Bellezza infatti è un dono per tutti e dovrebbe essere percepita come una proprietà universale. E' in questo spirito che Morena Maresia ha promosso il progetto "...e adesso sono qui", al quale hanno partecipato, in diverse sessioni, decine di giovani, migranti e non, della Regione. Con loro è stato possibile visitare e conoscere i luoghi dell'arte e della cultura, in particolare le testimoninaze delle diverse spiritualità testimoniate dalle chiese, dalle moschee e dalle sinagoghe presenti nei principali centri regionali. Il lavoro, che ha coinvolto anche numerosi Minori stranieri non accompagnati, è stato raccolto in un bel volume che racconta le esperienze vissute, ma anche le prospettive. Nella chiesa dei Cappuccini hanno parlato anche un giovane marocchino e uno pakistano. Hanno testimoniato la loro gioia nel conoscere i beni culturali della zona dove sono stati accolti, ma anche le potenzialità che simili progetti possono portare, al punto che entrambi hanno già trovato uno sbocco lavorativo, proprio nell'ambito dell'esperienza artistica. Particolarmente emozionante è stato il racconto dell'incontro con l'Hospitale di san Giovanni a Majano e la sorpresa di entrare nelle chiese e di sentire all'interno di esse "la stessa presenza di Dio che si incontra in qualsiasi altro luogo di fede e preghiera". Nel filmato illustrativo, oltre a tutte le altre, ha colpito molto anche la testimonianza del giovane Mosè, sloveno di Jazbine, che sulla piazza della Transalpina/Trg Evrope, ha parlato della necessità di oltrepassare tutti i confini.

E' veramente notevole il fatto che un'istituzione pubblica importante come la Soprintendenza, impegni il proprio personale in progetti di così grande respiro, invitando a collegare la potenza dell'arte con la valorizzazione della dignità di ogni persona umana e l'affermazione della fraternità universale.

venerdì 16 gennaio 2026

La decima mas in Municipio di Gorizia è una vergogna!

 

Sabato 17 gennaio, alle ore 11 presidio antifascista all'incrocio tra Via Diaz e Corso Verdi. 

Si compie il solito rito, ridotto di fatto a una mera provocazione. I reduci della x mas vengono a Gorizia e vengono accolti con tutti gli onori nell'atrio del Municipio. Vogliono ricordare i commilitoni caduti durante le orribili azioni, sostenute per obbedire agli ordini dei fascisti e dei nazisti. E' dimostrato che molti appartenenti a queste squadre paramilitari si siano comportati così crudelmente, da far impallidire perfino i colleghi tedeschi.

Basta aprire qualsiasi libro di storia per rendersi conto del ruolo della x non soltanto nel periodo dei repubblichini, ma anche nei decenni successivi, basti pensare al tentativo di golpe ordito da junio valerio borghese nel dicembre del 1970. Sono stati tutti atti che avevano lo scopo esplicito di minare la fragile democrazia in Italia, in un tempo nel quale la strategia della tensione fascista aveva riempito di terrore i cittadini.

Insomma, se proprio non è possibile impedirlo, che facciano quello che a loro pare, mettere corone su un monumento o pregare per le anime dei massacratori. In Germania le memorie della furia nazista sono state cancellate per scongiurare tentazioni di emulazione, in Italia e a Gorizia, al contrario, è ancora possibile visitare e onorare le tombe e le lapidi dedicate a chi ha condotto l'Italia alla catastrofe o mantenere il nome di mussolini tra i cittadini degni di onore. Ma che i rappresentanti delle istituzioni, vestiti in forma ufficiale con la fascia tricolore sulle spalle, ricevano questi vecchi nostalgici con tutta la riverenza possibile, questo è veramente scandaloso e inaccettabile, una vergogna! 

Non sarebbe ora di finirla con queste provocazioni? Lasciamo che quattro anziani versino lacrime sui morti, ma basta con queste sceneggiate nell'atrio del Comune. Vadano dove vogliono, ma non siano accolti come eroi nel luogo simbolo dell'unità di una cittadinanza che non merita questo affronto.

Quale conto elettorale deve pagare l'amministrazione comunale, per esporsi ogni anno a una simile umiliazione e a una riprovazione quasi unanime, di proporzioni nazionali e internazionali?

giovedì 15 gennaio 2026

PER UN MCG/GST (Mercato Comune Goriziano/Goriška Skupna Tržnica)

 

Si parla tanto di collaborazione e di prolungamento dell'Evropska prestolnica kulture, ma a volte sembra soltanto un mantra per rafforzare la propria parte e non per intensificare una via che non può essere altro che di collaborazione e costruzione comune. In altre parole, non che da una parte si pensi una cosa e poi la si imponga all'altra, questo atteggiamento fa parte di un passato che si spera non ritorni mai più. Si tratta invece di mettersi intorno a un tavolo e di cominciare a pensare, a ideare e a realizzare INSIEME. Uno dei tanti ambiti di prova potrebbe essere proprio quello dei MERCATI, quello di Gorizia - in grave difficoltà - e quello di Nova Gorica, quasi del tutto sconosciuto a chi vive nella parte in Italia della città.

Ci si entra dalla Delpinova ulica, vicino alla bella libreria caffetteria Maks. E' il mercato di Nova Gorica, aperto tutti i giorni, soprattutto però "abitato" di sabato. Occorre andarci abbastanza presto, perché è molto attrattivo e i banchi si svuotano abbastanza in fretta. Gli acquirenti possono trovare una significativa offerta - sul piano quantitativo ma specialmente qualitativo - di magnifici prodotti agroalimentari a km0, dal produttore al consumatore. Verdura e frutta di stagione, formaggi e latticini di origine più che controllata, fiori e prodotti artigianali, fanno bella mostra di sé e invitano a guardare, assaggiare, comprare. Come ogni mercato, ciò che conta è anche il rapporto umano. Non c'è ostacolo né di lingua né di mancata conoscenza. Tra chi vende e chi compra si stabilisce una sorta di complicità e non può mancare uno scambio di idee su questo o su quell'argomento.

Sì, perché il mercato è un importante presidio sociale, un punto di incontro e di riconoscimento tra le persone che lo frequentano. Ci si tiene aggiornati e per molte persone è anche uno dei pochi momenti nei quali diventa possibile scambiare due parole con altri esseri umani, aggiornarsi sui percorsi di vita degli uni e degli altri.

Allora, ecco la proposta: creare un tavolo di lavoro tra produttori del territorio ed esercenti, in modo da realizzare in piena solidarietà e collaborazione "due mercati in uno". Gli abitanti dell'una e dell'altra parte della città potrebbero individuare un sistema coordinato di commercio alternativo. Sulla scia di proposte già enucleate ai gloriosi tempi del festival vegetariano e vegano, i due mercati, in forme complementari, potrebbero diventare un unico polo commerciale e anche culturale. Si potrebbero realizzare filiere legate al biologico e all'equo-solidale, far conoscere nel dettaglio aziende e fattorie sociali, presentare testi e organizzare conferenze sul significato più profondo della produzione e del consumo nell'epoca della globalizzazione.

Insomma, chi più ne ha, più ne metta. Salviamo il mercato di Gorizia, ma immaginiamo un futuro di condivisione con quello di Nova Gorica, puntando a un sistema di compravendita improntato ai principi della vicinanza, della solidarietà e della cultura.

Nel frattempo, se posso darvi un consiglio, provate ad andare in Delpinova, un qualsiasi sabato mattina prima delle 10.30 (non questo, 17 gennaio o il prossimo, 24 gennaio, ci sono altri appuntamenti molto importanti in zona, saranno oggetto dei prossimi post). Gustatevi un giretto al mercato, prima di pascervi con la cultura, uno sguardo ai libri, un caffè e un plurilingue scambio di idee da Maks hanno il potere di allargare le menti e di abbellire qualsiasi week end!

mercoledì 14 gennaio 2026

Pacifisti di tutto il mondo, uniamoci!!!

 

Come inizio d'anno, un bel caos! Per usare un eufemismo...

Gli USA rapiscono in Venezuela Presidente Maduro e moglie, con evidente violazione di ogni tacita ed esplicita regola del presunto esistente diritto internazionale. In Italia la maggior parte dei (tanti) venezuelani in esilio esulta per la cacciata del discusso personaggio, altri scendono in piazza per difendere il Venezuela umiliato dagli interessi USA. La nuova presidente consente la liberazione dei prigionieri politici stranieri - tra i quali alcuni italiani - e non si sa più se protestare per il violento cambio di regime o gioire per la di fatto conseguente libertà dei connazionali e degli altri detenuti ingiustamente.

In Iran si susseguono le manifestazioni contro il regime degli ayatollah, che a quanto pare rispondono con una repressione violenta e crudele. Non si sa se sostenere i cortei nel loro sincero anelito a un mondo migliore, sapendo però che dietro a essi c'è una precisa volontà degli USA e uno specifico interesse dell'erede di Rheza Palhevi. Oppure se scongiurare il ventilato intervento militare di Trump, dando di fatto man forte alle correnti più fondamentaliste dell'Islam iraniano.

In Ucraina continua una guerra assurda, nella quale c'è chi sostiene le "ragioni" di Zelensky, promuovendo un ininterrotto flusso di armi, anche dall'Unione europea che - come previsto - altro non fanno che alimentare un'inutile strage. Dall'altra parte c'è chi tutto sommato non disdegna enfatizzare le "ragioni" di Putin, che non sembra far nulla per accelerare i tempi di un accordo che sarebbe stato possibile fin dai primi momenti di questo orribile conflitto.

C'è chi innalza la bandiera arcobaleno della pace, proponendo agli uni e agli altri la strada della nonviolenza, cercando in questo modo di non portare sostegno a nessuno dei contendenti. Purtroppo tale posizione - per lo più portata avanti, o almeno comunicata, quasi solamente lontano dalle zone dove la terra brucia - finisce per essere del tutto minoritaria e spesso priva di un'articolata proposta alternativa.

Eppure, a pensarci bene, questa è l'unica soluzione possibile. Ma richiede studio, ricerca, impegno, relazioni umane e tanto tanto lavoro. Ci vuole anche una grande capacità di infomrarsi e di trovare le fonti autentiche per comprendere cosa stia veramente accadendo, sfuggendo alla tentazione venefica di fermarsi alla pura propaganda. Non si può prendere posizioni radicali, senza un'approfondita conoscenza delle diverse situazioni. E non basta affermare che l'unica strada possibile è quella della pace e della nonviolenza. Occorre precisare meglio cosa questo significhi, riempire queste parole di concretezza, di risposte autenticamente politiche alle questioni che attanagliano il Pianeta. Non c'è molto tempo a disposizione. Se a prevalere sarà la violenza militare, sotto qualsiasi bandiera essa venga agitata, l'umanità non avrà scampo. 

Sostenitori della nonviolenza attiva di tutto il mondo, uniamoci!!!

martedì 13 gennaio 2026

Elezioni Provinciali? No grazie!

 

Per chiarezza, nei confronti dei manzoniani venticinque lettori di questo blog, devo dire che leggendo un articolo sulla pagina di Monfalcone del Piccolo di oggi, mi sono venuti i fumi...

O meglio, non leggendo l'articolo, ma il titolo con le sottostanti foto. Non molto affascinante la mia - devo dire - il giaccone invernale e il sorriso un po'stentato non mi donano granché.

Scherzi a parte, allo stato attuale delle cose, non ho alcuna intenzione di accettare un'eventuale candidatura alle prossime elezioni provinciali. A parte il fatto che non si sa ancora se saranno a elezione diretta oppure indiretta e non si è ancora definito quale competenze dovrebbero spettare all'eventualmente risuscitato ente provinciale, credo sia del tutto prematuro lanciare nomi a caso nella mischia.

In realtà, come peraltro si evince abbastanza bene dall'articolo e non dal titolo, l'incontro opportunamente promosso da Enrico Bullian non ha alcuna velleità di presentare nomi candidabili alle prossime elezioni, ma di fare un punto sulle diverse realtà sociali e culturali del territorio. L'invito che ho ricevuto è stato solo quello di parlare di un tema che mi sta molto a cuore, ovvero la necessità di stringere relazioni sempre più intense tra le persone e le istituzioni che vivono da una parte e dall'altra del vecchio confine.

Tra l'altro, apprezzo il cosiddetto "civismo" e ho fatto parte con impegno e convinzione in passato di movimenti civici culturali e in parte anche politici. Con essi ho anche portato avanti diversi impegni, anche a livello amministrativo. Tuttavia attualmente non faccio parte di nessun raggruppamento, sostenendo da cittadino del tutto indipendente le idee e le proposte che mi sembrano più adeguate al miglioramento della realtà nella quale viviamo.

sabato 10 gennaio 2026

Anziani e case di riposo: il caso Slovenia, dove l'erba del vicino è sempre più verde

 

Come sempre, l'erba del vicino è sempre più verde. Ma se guardiamo alla Slovenia, in rapporto al tema degli anziani e delle case di riposo, l'erba è davvero molto ma molto più verde che in Italia. Vi invito a leggere per intero questo post e, se volete maggiori informazioni, le potete trovare anche sui siti giornalistici sloveni (anche in lingua italiana).

"Se non vuoi diventare vecchio, devi morire giovane", diceva qualcuno riferendosi in modo autoironico alla propria terza età.

Nel mondo ricco, in realtà, la speranza di vita è alta e le percentuali delle persone anziane crescono di giorno in giorno. Ciò comporta il moltiplicarsi di piccoli e grandi problemi, riguardanti il diritto alla pensione, allo stato sociale, all'accesso ai servizi sanitari. Non ultima, la questione delle case di riposo.

Come fa una persona non più autosufficiente, con una pensione non solo minima ma anche media, a garantirsi la sopravvivenza? Come può una famiglia impegnata nella vita quotidiana a conciliare le esigenze di ogni giorno con l'assistenza a un familiare anziano? Non potendo farlo il familiare, come un Comune riesce a sopperire a necessità sempre più impellenti, senza dover impoverire altri fondamentali settori di intervento, a favore dei giovani, della cultura, dell'imprenditoria, della salvaguardia della Natura?

Risposta: per ora le difficoltà sono enormi, tra breve risulteranno insormontabili. Per entrare in una casa di riposo occorrono a volte mesi, se non anni e i costi di gestione sono inarrivabili per la stragrande maggioranza dei cittadini.

Come risolvere - o meglio tamponare - il problema? Ovunque la soluzione è quella di aumentare le rette, come accaduto ovunque e in misura assai ragguardevole, anche a Gorizia, contribuendo così a selezionare ulteriormente le persone, dividendole tra chi può e chi non può. E chi non può deve in qualche modo arrangiarsi, con o senza ricorso alla categoria delle e dei "Badanti", peraltro non meno impegnativa, dal punto di vista dei costi, rispetto alla Casa di Riposo. 

Ovunque, ma non nella Slovenia del tempo del governo Golob e del suo "Ministero per il futuro solidale" (un bellissimo nome per un ministero!). Esso si è infatti distinto, a livello europeo, per l'approvazione di numerose riforme importanti, riguardanti il lavoro, i diritti individuali e sociali, le pensioni. Tra esse, l'uovo di Colombo!, cioè la legge sull'assistenza a lungo termine. Con essa si stabilisce una tassazione dell'1% su tutti gli stipendi, degli imprenditori e dei lavoratori, da investire per l'ammodernamento e la realizzazione di nuova case di riposo e per contribuire - insieme all'intervento dello Stato - all'abbattimento delle rette ai familiari e al sostegno alle cure per gli anziani bisognosi. C'è una speciale attenzione anche ai lavoratori del settore, con l'incentivo all'assunzione di operatori socio sanitari. Con questo sistema, si è arrivati alla diminuzione sensibile delle rette (tra i 200 e gli 800 euro al mese!!!), riferite soltanto al vitto e all'alloggio, non alle cure dei non autosufficienti, a carico dello Stato. Nell'insieme, prima della normativa, l'utente versava il 65% della quota, lo Stato il 35%. Ora il rapporto si è capovolto, 65% lo Stato e il 35% il cittadino. Non che siano state risolte con la bacchetta magica tutte le liste di attesa e problematiche simili, ma ci si è incamminati sicuramente su una strada che - a fronte della richiesta di un minimo sacrificio al lavoratore - pone veramente al centro la persona e non gli interessi legati alla gestione di tali istituzioni. Sono state anche investite molte somme provenienti dal PNRR, utilizzate per ammodernare lo Stato sociale e non per offrire ai poveri cittadini e ai cittadini poveri "panem et circenses".