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giovedì 23 ottobre 2025

La maggioranza silenziosa del consiglio comunale

Ho seguito attraverso i giornali il destino dell'importante mozione di Rosi Tucci in consiglio comunale a Gorizia. Riguarda il drammatico tema della situazione attuale e del riconoscimento dello Stato di Palestina.

C'è un aspetto che mi ha colpito, già riscontrato in occasione della mancata cancellazione della cittadinanza onoraria a Mussolini. L'articolata e approfondita mozione di Eleonora Sartori ha superato nell'occasione i confini della Regione e dello Stato. Ha raggiunto anche le trasmissioni televisive nazionali, sia per l'incomprensibile "gran rifiuto" che per la risibile giustificazione addotta dal sindaco che ha equiparato una linea con la penna sul nome del dittatore alla distruzione della antiche statue del Buddha da parte dei Talebani. 

Ciò che colpisce è il silenzio assoluto della cosiddetta "maggioranza consigliare". Se si può capire, ma non giustificare, in occasione della questione essenzialmente politica relativa al riconoscimento onorifico conferito cento anni fa al capo del fascismo, non si può né capire né giustificare nell'ultimo caso in questione. Non esiste luogo pubblico o privato, dove il tema della Palestina non sia stato esaminato e discusso, certo con tesi contrapposte, come si conviene a una questione così delicata e difficile. Da parte di tutti, sia pur con toni diversificati, c'è stato ovunque almeno un moto di pietas nei confronti della sofferenza immane della gente che vive nella Striscia di Gaza, come pure delle famiglie delle vittime degli attentati del 7 ottobre, della situazione delle decine di migliaia di ostaggi palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane e della sorte di quelli trattenuti fino a qualche giorno fa nei tunnel di Gaza.

L'unico luogo nel quale la maggior parte dei presenti ha preferito un assordante silenzio è la principale aula della politica cittadina, quella appunto dove si svolge il Consiglio Comunale. C'è chi si chiama fuori, ritenendo che in tale sede si debba trattare esclusivamente ciò che riguarda la città, come se le questioni nazionali, europee e internazionali non riguardino in alcun modo l'"isola felice" ai confini della realtà. E c'è ogni componente della maggioranza, assessori compresi, che non ritiene di dover pronunciare neppure una parola - a favore o contro - rispetto a una vicenda che non coinvolge tanto le posizioni ideologiche dell'uno o dell'altro, ma il livello stesso di consapevolezza di appartenere al genere umano. Dato per scontato che i vari consiglieri abbiano un'idea relativamente a ciò che sta accadendo, perché non esprimerla? Perché non rappresentare quella parte di cittadini che li ha votati, offrendo all'aula il proprio pensiero? Di che cosa hanno paura, se giungono fino a tacere di fronte a ciò di cui sicuramente parlano dal mattino alla sera in famiglia, con i colleghi di lavoro, ovunque? 

E' veramente penoso vedere delle persone adulte che si trincerano dietro al probabile "ordine dall'alto" e si autoimpongono un silenzio carico di tensione, così contradditorio rispetto alle inaugurazioni delle conclamate "opere di pace" che il Comune ha voluto con l'obelisco di piazza della Casa Rossa, le statue di piazza Sant'Antonio e il festival del dialogo interreligioso. Si auspica il dialogo fra le religioni e fra i popoli e nel contempo ci si rifiuta di dialogare tra concittadini addirittura in una sede prestigiosa e democratica come è il Consiglio Comunale. "Meglio parlare di ciò che unisce, senza affrontare ciò che divide". Con questa idea di confronto tra umani, saremmo ancora sugli alberi a cercare di sfuggire agli atletici salti della tigre dai denti a sciabola...

giovedì 13 marzo 2025

Mussolini non è mio concittadino, piazza Municipio a Gorizia, sabato alle 10

 

Anche sant'Ignazio protesta...
Sabato 15 marzo, alle 10 davanti al Municipio, la cittadinanza di Gorizia è invitata a partecipare al secondo momento di protesta contro la mancata revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, l'accoglienza ufficiale e solenne dei reduci della Xmas in Comune. 

Sarà un momento particolarmente efficace, dal momento che sarà svolto proprio mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l'ex presidente della Slovenia Borut Pahor riceveranno il premio annuale dedicato ai patroni Ilario e Taziano.

Si potrà intervenire liberamente, anche per dilatare il punto di vista alle problematiche che attanagliano l'umanità attuale, collegando le potenzialità di pace di una capitale europea non fondata sull'ipocrisia ma sulla Cultura alla situazione di conflitto permanente che interessa il mondo. L'antifascismo, l'antinazionalismo e l'antirazzismo sono precomprensioni per la realizzazione dell'ideale di una/due città fondata/e sulla pace, sull'accoglienza e sulla giustizia. (ab)

Ecco il comunicato stampa degli organizzatori, in lingua italiana e slovena:


GORIZIA: capitale europea dell’ipocrisia
Mussolini non è mio concittadino!
La protesta continua...

Esattamente una settimana prima dell’inaugurazione della Capitale Europea della Cultura, il 1°
febbraio scorso, si è svolta, davanti al Municipio di Gorizia, la prima protesta organizzata da
operatori culturali, artisti e cittadini comuni della città transfrontaliera di Gorizia – Nova Gorica,
supportata anche da molte associazioni culturali, oltre che da cittadini giunti da fuori città.
A seguito: della grande partecipazione; delle molte adesioni, anche successive alla manifestazione;
della risonanza che l’iniziativa ha avuto sui diversi media, non solo locali; delle mancate risposte sia
da parte dell’amministrazione comunale che da parte del Presidente Mattarella, al quale la mattina
dell’8 febbraio sono state consegnate le 890 firme raccolte in meno di una settimana; i cittadini della
città transfrontaliera di Gorizia – Nova Gorica hanno deciso di prolungare la loro protesta per tutto
il 2025, anno della Capitale Europea della Cultura, o almeno fino a quando non otterranno delle
garanzie rispetto alle loro richieste.
A partire dal 15 marzo saremo quindi di nuovo a far sentire la nostra voce, davanti al Municipio di
Gorizia, il secondo o il terzo sabato di tutti i mesi del 2025, dalle 10 alle 12. Queste le ulteriori
date, già programmate: sabato 12 aprile e sabato 17 maggio.
Leggeremo nuovamente, all’inizio di ogni incontro, il nostro comunicato bilingue, per poi
consentire a chi vorrà di parlare ed esporre le proprie idee ed eventuali proposte.
Continueremo inoltre a raccogliere le firme di quei goriziani che vogliono dichiarare, seppure
simbolicamente, “di voler rinunciare alla cittadinanza goriziana”, oppure, se non residenti, di
sostenere tale iniziativa. Ricordiamo che tra questi hanno già sottoscritto Senatori, Deputati,
Consiglieri Regionali e Sindaci di questa regione.
E alla fine di ogni mese invieremo le nuove sottoscrizioni al Presidente Mattarella.
Questa iniziativa deriva anche dalla convinzione che la Cultura, intesa nel suo senso più ampio, sia
lo strumento più potente per debellare tutte le forme di violenza, fisica e verbale, di xenofobia e di
razzismo: dove c’è Cultura non c'è fascismo.
Ricordiamo infine le nostre richieste al Comune di Gorizia, richieste alle quali si è associato anche il
responsabile del programma della Capitale europea della Cultura 2025, Stojan Pelko, in qualità di
rappresentante morale dei cittadini della città transfrontaliera, quantomeno sotto la bandiera della
Cultura:
- revocare a Benito Mussolini la cittadinanza onoraria di Gorizia;
- celebrare la festa della Liberazione dal nazi-fascismo il 25 aprile di ogni anno;
- non ricevere più i rappresentanti della Decima Mas in maniera istituzionale (che ricordino pure i
loro caduti, ma in forma privata).


GORIZIA: Evropska prestolnica hinavščine
Mussolini ni moj someščan!
Protesti se nadaljujejo...

Točno teden dni pred odprtjem Evropske prestolnice kulture, 1. februarja, je pred mestno hišo v
Gorici potekal prvi protest, ki so ga organizirali kulturni delavci, umetniki in navadni državljani
čezmejnega mesta Gorica - Nova Gorica, podprli pa so ga tudi številna kulturna društva in
prebivalci zunaj mesta.
Po veliki udeležbi, veliki podpori številnih podpisih, tudi po demonstracijah, na kasnejših
prizoriščih in odmevu, ki ga je pobuda imela v različnih medijih, ne le lokalnih, pomanjkanju
odziva občinske uprave in predsednika Mattarelle, ki so mu vročili 890 podpisov, zbranih v manj
kot tednu dni, 8. februarja zjutraj, so se prebivalci čezmejnega mesta Gorica-Nova Gorica odločili,
da bodo svoj protest podaljšali do leta 2025, leta Evropske prestolnice kulture, ali vsaj dokler ne
dobijo zagotovil glede svojih zahtev.
Od 15. marca dalje se bomo torej vrnili, da bi izrazili svoj glas pred mestno hišo v Gorici, in sicer
vsako drugo ali tretjo soboto v mesecu 2025, od 10.00 do 12.00. Ta sta naslednja že predvidena
datuma: sobota 12. aprila in sobota 17. maja.
Na začetku vsakega zasedanja bomo ponovno prebrali naše dvojezično sporočilo, nato pa bomo
omogočili vsem, ki želijo spregovoriti, da predstavijo svoje zamisli in predloge.
Nadaljevali bomo tudi z zbiranjem podpisov tistih Goričanov, ki hočejo, čeprav simbolično, izjaviti,
„da se želimo odpovedati goriškemu državljanstvu“, ali, če so nerezidenti, podpreti to pobudo.
Opozarjamo, da so jo že podpisali senatorji, poslanci, deželni svetniki in župani te regije.
Ob koncu vsakega meseca bomo predsedniku Mattarelli poslali novozbrane podpise.
Ta pobuda izhaja tudi iz prepričanja, da je kultura, razumljena v najširšem smislu, najmočnejše
orodje za izkoreninjenje vseh oblik nasilja, fizičnega in verbalnega, ksenofobije in rasizma: kjer je
kultura, ni fašizma.
Na koncu bi radi spomnili na naše zahteve Občini Gorica, ki se jim je pridružil tudi odgovorni za
program Evropske prestolnice kulture 2025, Stojan Pelko, kot moralni zastopnik državljanov
čezmejnega mesta, vsaj pod zastavo kulture:
- odvzem častnega državljanstva Gorice Benitu Mussoliniju;
- naj se vsako leto 25. aprila praznuje praznik osvoboditve izpod nacifašizma;
- ne sprejemajo več predstavnikov Decima Mas na institucionalen način (naj se spominjajo svojih
padlih, vendar zasebno).

lunedì 9 settembre 2024

Gli eroi di Bazovica: il discorso integrale di Anna Di Gianantonio

 

Ieri, 8 settembre 2024, si è tenuta l'annuale commemorazione degli "eroi di Bazovica". Un coro potente e un'orchestra efficace hanno creato un clima di profonda emozione. La lettura delle toccanti lettere dal carcere di Regina Coeli di Fran Marušič, rese pubbliche per la prima volta grazie alla disponibilità delle nipoti, hanno aiutato a pensare al dramma di questi giovani che sono stati assassinati dai fascisti perché volevano difendere i diritti del proprio popolo. I saluti a nome dell'organizzazione di Milan Pahor e a nome della comunità cattolica del vescovo Trevisi hanno sottolineato l'importanza della valorizzazione delle lingue e delle culture, in una città come quella di Trieste e nel territorio circostante. Molto interessante è stato l'intervento introduttivo della ministra della Cultura della Repubblica di Slovenia Asta Vrečko, che ha ricordato le enormi ingiustizie e violenze che si perpetuano anche oggi, in particolare con il genocidio di Gaza e che si è anche riferita alla grande occasione di Nova Gorica con Gorizia capitale europea della Cultura 2025. Le orazioni ufficiali sono state portate da un'esperta di lingua, storia e letteratura slovena e dalla storica Anna Di Gianantonio, il cui intervento viene qui pubblicato integralmente. E' una lettura lunga, ma veramente vale la pena di non perdere neppure una parola:


Sono davvero onorata di aver ricevuto l’invito a parlare nella ricorrenza della tragica
fucilazione dei quattro eroi di Basovica, Ferdo Bidovec, Franjo Marušič, Zvonimir Miloš,
Vekoslav Valenčič ,uccisi al termine del primo processo di Trieste il 6 settembre 1930.
Giovani che appartenevano all’organizzazione Borba che attraverso momenti di incontro,
escursioni e discussioni, con la diffusione della stampa e anche con le armi volevano
difendere l’identità slovena e il loro stesso diritto ad esistere nella società giuliana di quegli
anni in cui si parlava di “bonifica etnica”. Da giovanissimi avevano visto e sentito parlare
dell’incendio del Narodni dom e del silenzio di Giolitti che non aveva risposto al
memoriale che i dirigenti sloveni più anziani gli avevano mandato. Avevano capito che i
metodi tradizionali di lotta non bastavano più, dopo che dal 1927 erano stati costretti ad
entrare in clandestinità a causa della legge fascista che aveva sciolto le associazioni.
Voglio per prima cosa ringraziare il Presidente del Comitato Promotore degli eroi di
Basovica, Milan Pahor e tutto il direttivo e Štefan Čok storico della Sezione di Storia ed
Etnografia della Biblioteca Nazionale Slovena degli studi.
Ho letto e seguito negli anni l’impegno, le difficoltà, la costanza che il Comitato ha
profuso per dare alla quattro giovani vittime il riconoscimento di eroi combattenti.
Continuava così l’impegno a mantenere viva la memoria che, dopo appena due mesi
dall’esecuzione dei quattro eroi, aveva portato all’erezione a Kranj di un monumento in
legno in loro ricordo, la piramide spezzata, e l’anno dopo all’inaugurazione di quello in
muratura, che, come ricorda con orgoglio Drago Žerial, protagonista del ritrovamento dei
corpi delle quattro vittime al Cimitero di S. Anna nel 1945, fu il primo monumento
antifascista al mondo.
Voglio ricordare tutti gli studi degli intellettuali e storici sloveni, la raccolta e l’analisi delle
testimonianze dei protagonisti di quegli anni, poi tradotte, perché è stata una ricerca
fondamentale per gli storici italiani che hanno avuto accesso ad una documentazione
indispensabile per l’analisi dell’antifascismo sloveno tra le due guerre. Il lavoro culturale è
stato qualcosa in più che la pubblicazione di libri: è stato un gesto di pace e di fratellanza,
perché la condivisione della storia porta alla comprensione e al rispetto reciproci.
Importanti sono state le trasmissioni radiofoniche di Lida Turk che hanno divulgato la
memoria dell’antifascismo sloveno ad un pubblico ancora più vasto. Questo enorme lavoro
ha avuto una valenza politica, nata dalla consapevolezza che la memoria e la storia sono
terreni conflittuali, attraversati da diverse interpretazioni che rispondono spesso a interessi
politici.
Noi ricordiamo i crimini compiuti dai nazionalisti italiani in sintonia con gli industriali e la
finanza, le forze dell’ordine e i fascisti già all’indomani della gestione militare della città
del generale Carlo Petitti di Roreto. Conosciamo le violenze razziste di quegli anni,
violenze che hanno un lungo arco cronologico e un ampio spettro territoriale. Per esempio
a Gorizia, dopo l’uccisione nel 1937 di Lojze Bratuž e le tragiche vicissitudini di sua
moglie, la poetessa Liubka Šorli, nel 1947, a guerra finita, la violenza culminò con la
distruzione delle attività economiche e commerciali degli sloveni e con il saccheggio delle
loro case e continuarono nel ‘49 con l’aggressione agli sloveni che volevano celebrare il
poeta Prešeren nella centrale sala Petrarca. Un filo nero ha legato il confine di Rapallo a
quello stabilito a Gorizia nel 1947. Il nazionalismo si lamentava nel’20 della “vittoria
mutilata” e nel ‘47 dell’ingiustizia del nuovo confine stabilito dal Trattato di pace, senza
riconoscere le colpe del fascismo e le tragedie della guerra. La mia generazione non può
dimenticare il clima della guerra fredda che ha scoraggiato molti italiani dall’imparare la
lingua e la cultura del vicino di casa, mai proposta nella scuola, provocando un grande
impoverimento culturale. Nè dimentichiamo quello che successe nel 1969, a due mesi dalla
strage di piazza Fontana, con gli attentati neo fascisti alla scuola slovena di via Caravaggio
di Trieste dove vennero ritrovati volantini anti slavi e al cippo confinario della Transalpina
a Gorizia.
Nella prefazione al volume di Milan Pahor “L’organizzazione antifascista Borba 1927-
1930” Adriano Sofri ha scritto una frase che mi ha colpita. Sofri parla della “memoria che
può essere preziosa per dirci “quel che non siamo più, quel che non vogliamo più”. Questa
frase è di grande importanza per gli antifascisti.
Ma bisogna essere altrettanto consapevoli che una memoria e una storia ostile a quella
antifascista è ben presente ancora nella società italiana e che ad ogni passo in avanti verso
il rispetto e la riconciliazione tra le due comunità, c’è qualcuno che vi si oppone. Quando
nel 2020 i due presidenti Pahor e Mattarella si sono recati ad omaggiare il monumento
della foiba di Basovica e quello dei 4 eroi fucilati e poi hanno firmato a cento anni di
distanza, la restituzione del Narodni dom, il gesto è stato importante. Ma non va
dimenticato che nel 2021 la richiesta di fare riconoscere questo monumento di interesse
nazionale è stata duramente contestata dall’ Unione degli Istriani e dalla Lega nazionale,
che hanno giudicato inaccettabile il riconoscimento, perché le vittime erano anti italiane e
terroriste. Dunque, con un rovesciamento tipico della retorica nazionalista, era definito
terrorista non chi aveva distrutto le associazioni slovene, picchiato e ucciso i militanti,
espropriato banche e terreni, costretto all’emigrazione centomila sloveni e croati e
scatenato una guerra di aggressione, ma chi a questo si era ribellato. Di esempi in cui ad
ogni conquista ottenuta c’era un ritorno indietro se ne potrebbero fare molti. Nel 2025
Nova Gorica e Gorizia sono capitale della cultura, un grande gesto di riconciliazione e di
pace. Spero quindi che il sindaco della città non accolga ancora i reduci della Decima mas
in Comune e approvi il ritiro della cittadinanza onoraria a Mussolini, più volte richiesto. Il
processo per il rispetto della storia e della memoria nei nostro territorio non è dunque né
semplice né lineare, ma ci rafforza vedere quanti siamo che lavoriamo per gli stessi
obiettivi: pace, rispetto, verità.