giovedì 31 dicembre 2020

Auguri per il 2021, sulla Barca dell'Essere


E' un'opera d'arte, collocata davanti al Museo di Arte Contemporanea di Roma.

La barca serve per solcare le acque, affrontando le tempeste e le onde altissime. Al posto della vela c'è un muro che l'attraversa. La taglia in due.

Da una parte c'è il passato, un anno che se ne va, portandosi via attese realizzate e inevase, sofferenze e soddisfazioni, piccole gioie quotidiane, memorie e rimpianti.

Dall'altra c'è il futuro, con lo sguardo proteso in avanti, con il vento della speranza e la forza del desiderio. Dove ci porterà la nave dell'Essere e dell'esserci, in questo nuovo inizio che sta per accadere?

La barriera tra il passato e il presente è anche quella, misteriosa, tra la vita e la morte. E' qualcosa che impedisce di guardare oltre, ma anche consente di presentire l'Infinito, l'eterno conflitto fra l'angusto spazio della conoscenza e l'ampio oceano dell'ignoto.

La barca ricorda tante sorelle e fratelli che affrontano il mare e sono affondati dal muro dell'indifferenza e dell'egocentrismo, pesante fardello imposto a chi cerca soltanto una vita sicura e un po' di pace. La barriera ricorda la fine della rotta balcanica, il respingimento illegale di migliaia di profughi ce arrivano stremati in Italia e vengono rigettati in Slovenia, in Croazia e poi di nuovo in Bosnia, portando sul loro corpo le ferite e le umiliazioni inferte dai bastoni del Potere.

Il muro richiama la divisione dei confini, le bombe e le fucilate che impediscono di transitare, da una parte all'altra. Ma ricorda anche la bellezza della diversità, il fascino della trasgressione, la curiosità dell'andare, come scriveva Montale, "più in là".

I muri sono fatti per essere abbattuti, ma anche per proteggere la ricchezza della diversità. Sono fatti per limitare, ma anche per donare. Sono impedimenti alle relazioni, ma anche loro condizioni.

Siamo tutti, in modi diversi, su questa barca. Quest'anno lo abbiamo sperimentato più che mai, riscoprendo - forse!!! - la bellezza della solidarietà, della compassione, del richiamo arcano a un amore che trascende l'individuo e si proietta verso la collettività, abitando la distanza che invoca il rispetto per l'enigma di ogni soggettività.

Siamo tutti sulla barca della Realtà, in qualunque modo la si voglia definire o la si voglia ritenere indefinibile. Una barca che ha in mezzo un immenso muro, da scavalcare, abbattere o abbellire, sapendo che solo oltrepassandolo potremo scoprire la Verità, ovvero che l'universo è un immenso mosaico di barche, di muri apparentemente invalicabili, di desideri irrealizzati, di utopie sconvolgenti la dimensione ordinaria del banale "di qua".

Coraggio allora, buon 2021. Se in questa barca dobbiamo remare, avanti a tutta forza, servendoci, amandoci, rispettandoci, guardando con ragionevole fiducia, al futuro prossimo che verrà.

domenica 27 dicembre 2020

Appello da Bihac, fermiamo una possibile strage degli innocenti.

Beth-lehem significa letteralmente "casa del pane". Ma il pane manca per migliaia di persone che vivono nei campi profughi delle isole greche e della Turchia oppure nel nord della Bosnia.
I reportage giornalistici di Nello Scavo su Avvenire nelle domeniche di dicembre e quelli riportati sull'ultimo numero dell'Espresso, più che della capanna di Natale parlano di tante, possibili catastrofi umanitarie.
Migliaia di giovani, provenienti dall'Africa e dall'Asia, sono bloccati ormai da diversi anni nel cuneo di Bihac e della regione del fiume Una. Per loro la vita è un inferno, spesso gli assai precari rifugi ospitano anche intere famiglie, con madri e figli molto piccoli. Come dimenticare Mohamed, un bimbo al massimo di 9 anni, che faceva da interprete per la sua famiglia composta dal padre, dalla madre e da altri tre fratellini? Chiedeva come poter salire senza farsi "beccare" su un treno, per andarsene dalla tenda fatiscente di Bihac e raggiungere l'Italia. Chissà dove sarà, se lui e i suoi avranno realizzato il sogno di raggiungere quello che loro pensavano essere l'approdo della libertà?
In realtà, in questo ormai lungo tempo, tutti prima o poi hanno tentato la sorte con l'ormai noto "game", un tragico tentativo - tutt'altro che un gioco - di attraversare il confine nei boschi ed entrare in Croazia. La stragrande maggioranza di coloro che ci hanno provato sono stati scoperti, picchiati e torturati, poi respinti in Bosnia con l'ingiunzione di non tornare mai più. Alcuni, più "fortunati", sono riusciti nel loto intento e, dopo mille dolorose peripezie, hanno attraversato Croazia e Slovenia per raggiungere finalmente l'agognata Italia. Cosa ne è stato? Una parte cospicua, giunta stremata a Trieste e dintorni, è stata respinta di nuovo in Slovenia, lì rinchiusa nel campo di Postojna e poi rispedita in Croazia, poi di nuovo, non senza la solita dose di bastonate, nello Stato della Bosnia-Erzegovina, cioè fuori dal recinto dell'Unione Europea. Il tutto è avvenuto e continua ad avvenire sulla base di antichi trattati internazionali ampiamente superati dall'appartenenza della Slovenia al novero degli stati dell'Unione.
E nella zona di Bihac cosa sta accadendo? Dove trovano alloggio coloro che giungono dal Sud e coloro che vengono respinti indietro dal Nord? Fino alla scorsa settimana nei campi gestiti dall'IOM e dalle organizzazioni mondiali ed europee. Adesso, dopo l'incendio del campo di Lipa, sull'esempio di quelli altrettanto drammatici di Lesbo e di Samos, le organizzazioni hanno abbandonato i campi e il governo cantonale di Una-Sana non ha autorizzato la riapertura delle fabbriche dismesse dove all'inizio era stata resa possibile una parvenza di accoglienza.
Il risultato di tutto ciò è che migliaia di persone, richiedenti asilo che fuggono da guerra, fame e persecuzioni di ogni sorta, vagano abbandonati da tutti nelle inospitali e attualmente gelide contrade, impossibilitati a entrare in città, perché "non c'è posto per loro nei ricoveri". Non hanno da mangiare nè da coprirsi, si prospetta una vera e propria catastrofe umanitaria. Nello Scavo ha chiamato la rotta balcanica la "via della vergogna". Se nessuno si muoverà in tempo - a livello di istituzioni europee e mondiali - oltre che della vergogna sarà anche la via di una nuova colpevole "strage degli innocenti" voluta o tollerata dagli Erode in doppiopetto che abitano i sontuosi palazzi di Strasburgo e di Bruxelles. 

giovedì 24 dicembre 2020

Arbor Natalis et Praesepium 2020

L'albero di quest'anno, quello realizzato per pensare e non solo per guardare, viene dalla Slovenia. E' costruito con i libri, ovvero, come nell'origine stessa del simbolo, con i frutti della conoscenza del bene e del male. Ci si può nutrire di essi? Oppure siamo condannati a navigare nelle tenebre dell'ignoranza e della sottomissione? Sapere e voler leggere è l'inizio della rivoluzione. Tanti arbusti ogni Natale vengono uccisi, per essere poi portati cadaveri nei boschi, dopo aver impregnato di aghetti le case dove sono stati goduti per qualche breve istante. Un abete di testi, per bambini e adulti, richiama il rispetto della Natura e della Cultura, l'accoglienza del messaggio dei "venerdì per il futuro", l'auspicio di un rispetto nuovo nei confronti dell'ambiente e della Vita.

Ed ecco il ora presepio di quest'anno.

La grotta oscura è senz'altro la tana del coronavirus, illuminata in parte dalle scene che si svolgono al suo interno. La stella che guida i magi dall'Oriente è la Speranza che si posa tranquilla sulle tempeste che agitano il buio dell'antro. I magi sono i dottori che in tanti modi vorrebbero curare l'umanità malata, portando doni di bellezza bontà e verità. L'asino e il bue sono il simbolo delle donne e degli uomini che si prendono cura gli uni degli altri e che riscaldano la mangiatoia senza porsi troppe domande. Quest'ultima, il "praesepium" appunto, è l'oggetto dell'appetito delle mafie più o meno legalizzate che se ne vorrebbero appropriare, dimenticando il bambino adagiato. E' protetto da Giuseppe e Maria, cioè da una paternità e maternità che oltrepassano ogni regola e invitano alla trasgressione e alla rivoluzione. Il bambino Gesù sono i milioni di migranti, costretti a dormire in tuguri ben meno accoglienti di una stalla, a navigare su imbarcazioni ben più fragili di una mangiatoia, a cercare di varcare di nascosto i confini, per non essere respinti, perché anche per loro "non c'è posto nei sontuosi alberghi del Capitale". Gli angeli quest'anno sono tutti gli appartenenti al personale medico planetario, che annunciano la gloria di Dio agli uomini di buona volontà, cioè a quelli disposti a perdere la propria vita per salvare quella altrui, non solo dal virus, ma anche dalla malaria, dal cancro, dalla fame, dalla guerra e da tutte le sventure che ammorbano la famiglia umana.. I pastori sono gli amici, che ci accompagnano nel cammino della Vita e non ci lasciano soli nella prova. E poi naturalmente ci sono i re Erode, oh, quanti re Erode nel mondo, ognuno di essi è una squallida incarnazione del Potere, politico, economico, militare e religioso! Vorrebbero far fuori il bambino che è nato, distruggere l'"homo" e moltiplicare le stragi degli innocenti. Quest'anno queste ultime sono dedicate ai bambini un po' cresciuti, alle decine di migliaia di anziani falciati dal coronavirus nella solitudine delle case di riposo e delle rsa, senza nessuna parola di conforto dei propri cari, esclusi dalla relazione in nome della salvaguardia della loro salute. Un pensiero infine va anche a Santo Stefano, il primo martire cristiano, celebrato con onore il giorno dopo Natale. A chi dedicare questa memoria se non a Giulio Regeni e a tutte e tutti coloro che sono perseguitati, torturati, incarcerati e uccisi perché hanno voluto conoscere, vivere e testimoniare la Verità?

Ecco il mio presepio, nell'anno di grazia e bisesto 2020. Buon Natale, Vesel Božič vsem.

lunedì 21 dicembre 2020

Ma c'è qualche proposta, oltre al lockdown e al vaccino?

Premessa. Non credo che il Natale abbia niente a che fare con le luci, i suoni, i regali, il cenone e via dicendo. Al contrario, penso che per i credenti sia la memoria della nascita di Gesù in una situazione di grande povertà e nella drammaticità delle purtroppo consuete - allora come oggi - stragi di innocenti. Non c'è alcun bisogno né di messe di mezzanotte, né di vin brulé, né di costosi doni portati dai babbi natale vestiti con i colori della coca cola. Per i non credenti ritengo sia il riconoscimento della speranza portata dal Sole che riprende la sua corsa verso la primavera, irradiando con maggior luce e calore la terra, o meglio, il suo emisfero boreale. Tutto ciò per dire che nessuno può "derubare la gente dal Natale" e che un mese di illazioni e controillazioni su come trascorrere le festività è stato solo un'inutile produzione di parole senza senso. 

Certo, si comprende bene invece la problematica relativa al lavoro di milioni di persone, indubbiamente penalizzate nelle loro attività nel periodo più favorevole al turismo e alla ristorazione. E' giusto che si pensi alla loro situazione, con adeguati contributi che consentano ai loro esercizi di sopravvivere ai periodi di restrizione.

Detto questo, si può esprimere qualche dubbio senza essere tacciati di negazionismo, di irresponsabilità, di neofascismo, di egoismo, di ottusità mentale? Ovviamente, cercando di esprimere le perplessità, rispondo affermativamente al quesito.

L'Italia è uno dei Paesi nei quali le "serrande chiuse" sono state proposte (o imposte, a seconda dei punti di vista) con la massima severità, sia in inverno/primavera che in autunno. La motivazione è sempre stata quella di "ridurre al massimo i contagi" e di conseguenza, i ricoveri negli ospedali e nelle terapie intensive, la diffusione nelle RSA e nelle case di riposo, il tristissimo dato riguardante la mortalità.

Evidentemente qualcosa è andato storto, forse - ed è qua il principale dubbio - si è pensato, a tutti i livelli, che l'unico antidoto al virus fosse appunto quello di chiudere tutti, più tempo possibile, nelle loro case. Sta di fatto che i grandi sacrifici - soprattutto, ma non solo, quello terribile delle persone anziane costrette alla malattia e spesso alla morte senza aver potuto abbracciare, e spesso addirittura vedere i loro cari - non hanno impedito all'Italia di essere ai vertici planetari per ciò che concerne percentuali di contagi e numero di morti per covid. 

Io non so come il Presidente del Consiglio o i Presidenti delle Regioni riescano ancora a mantenere una parvenza di sorriso nella loro comunicazione pubblica. Suppongo che anch'essi, come accade a tutte e tutti i sindaci, in particolare quelli di Comuni titolari di case di riposo, non dormano la notte nella constatazione della falcidia di vite umane che si verifica sotto i nostri occhi.

Ribadendo la necessità di rispettare le regole ma constatando che dall'estate la maggior parte della popolazione - salvo relativamente rare eccezioni naturalmente - ha osservato fedelmente l'obbligo di mantenere la mascherina indossata, il distanziamento e il divieto di assembramento, ci si può chiedere come mai la seconda ondata ci abbia colpito ugualmente così gravemente, soprattutto nei luoghi della maggior fragilità e debolezza?

Non sarà che forse i mille scienziati che pontificano ogni giorno sui media dicendo tutto e il contrario di tutto, come pure i politici gravati da più o meno grandi responsabilità, non sappiano in realtà che pesci pigliare, se non rinchiudendo tutti in casa, punto e basta? Se poi allarghiamo lo sguardo, ci si può chiedere che rapporti esistano tra i Paesi europei se sostanzialmente ciascuno va avanti per conto proprio, con evidenti differenze che non diventano mai patrimonio comune, né a livello scientifico, né di determinazione di norme giuridiche?

Ecco, quello che era da dire è stato detto. Spero soltanto di essermi fatto capire, non si tratta affatto di allentare la tensione, ma di immaginare - a tutti i livelli - che la vittoria sul virus non si possa realizzare soltanto votandosi ai santi Lockdown e Vaccino.

domenica 20 dicembre 2020

Auguri di buon solstizio

Il 21 dicembre 2020, alle ore 10.02, ci sarà il Solstizio. 

E' il giorno più breve dell'anno, e anche il più bello, perché impregnato di un'attesa pura, scevra da qualsiasi forma concreta di realizzazione! Da ora in poi, non potrà altro che andare meglio, la luce illuminerà di momento in momento di più la faccia della terra, il calore ricomincerà a riscaldare. C'è ancora un inverno da attraversare, per raggiungere il tempo dei tepori primaverili. Ma tutto è già iniziato e sotto la coltre della neve e del ghiaccio il miracolo della Vita, ancora una volta, ha incominciato a ripetersi, nel silenzio, nel nascondimento, nel gelo che custodisce lo splendore del Futuro. Quest'anno il tutto sarà accompagnato da uno spettacolo eccezionale, che aveva affascinato Galileo Galilei. Giove e Saturno appariranno nella notte talmente vicini da sembrare un unico astro, una specie di cometa natalizia. Da non perdere, davvero.

Sarà così anche per il Mondo? La pandemia avrà toccato il suo punto vertice e intraprenderà l'auspicata strada verso la sparizione? Il capitalismo, con tutto ciò che comporta, avrà iniziato il suo tramonto, a favore di un nuovo "Giorno", fondato sulla pace, la giustizia, la libertà, l'uguaglianza di diritto fra le persone, il rispetto della loro irriducibile dignità? Siamo arrivati al solstizio della civiltà planetaria e ci stiamo incamminando verso una nuova primavera?  

Fin dall'antichità questi giorni di fine anno hanno ospitato le principali festività sacrali, legate al culto della speranza e della rinascita dalla morte apparente. Gli stessi cristiani hanno collocato in questa posizione il Natale, sostituendo con la nascita di Gesù l'antico festeggiamento del Sol invictus. Lo sentiamo da millenni dentro di noi, il tempo è intriso di memoria di ciò che è irrimediabilmente perduto e di desiderio di un qualcosa di ancora sconosciuto, di un nuovo "inizio" capace di contenere in sé i germi di tutto ciò che accade.

Auguri allora di buon solstizio, che la pallida luce del più corto giorno invernale porti con sé la speranza ineffabile, la vittoria sulle tenebre, il superamento della morte. 

sabato 19 dicembre 2020

Čestitke Nova Gorica/Gorizia! La grande occasione...

Le Gorizia/Gorica dalla"O" del Sabotino
La notizia tanto attesa è arrivata. Ieri Nova Gorica è stata proclamata Capitale Europea della Cultura 2025. I sindaci della città, Klemen Miklavič per la parte slovena e Rodolfo Ziberna per quella in Italia, hanno creduto nell'impresa e l'hanno perseguita senza lasciare nulla di intentato.

Ora quella che sembrava una missione impossibile si è trasformata in un sogno che tutte e tutti dovranno contribuire a realizzare. La strada intrapresa, finalmente, sembra non finire in un vicolo cieco, come troppe in precedenza. Può far piacere o meno, ma la gioia sincera e l'abbraccio tra i primi cittadini nell'istante successivo all'annuncio aiutano a ben sperare. E' dalle concrete relazioni di simpatia e amicizia che si costruiscono le occasioni, non viceversa, partendo dalle sovrastrutture per giungere alla realtà di base, come dimostrato da tanti "carrozzoni" negli anni scorsi.

Allora, quale è il sogno per questa due città (l'errore è volontario, per sottolineare l'unicità nella diversità) e per gli ampi territori che le circondano, le valli dell'Isonzo/Soča e del Vipacco/Vipava, l'agro aquileiese e la Laguna di Grado? E' quello di costruire e realizzare un progetto innovativo, che possa diventare un autentico "modello" in Europa, del quale la radice e il fondamento siano la Cultura.

In una zona nella quale a causa dei nazionalismi e dei fascismi si è sparso tanto sangue nelle due guerre mondiali, la Cultura della pace nella giustizia può trasformare le "Gorica" in un laboratorio straordinario di fraternità e convivenza, anche grazie al sostegno degli istituti di ricerca sociologici e accademici che potrebbero offrire un substrato scientifico alle azioni e alle iniziative. Realizzando un auspicio di quasi trenta anni fa, il territorio attorno all'ormai ex confine potrebbe essere il luogo delle trattative diplomatiche per le parti che nei vari Paesi del Mondo cercano di accordarsi per superare conflitti e scontri.

Tenendo presente la straordinaria bellezza del fiume Isonzo e dei suoi affluenti, ma anche dei paesaggi del Collio/Brda e dell'altopiano della Bainsizza, la "capitale della Cultura" potrebbe diventare un grande punto di riferimento per le azioni volte a salvaguardare l'ambiente naturale. Si potrebbero proporre importanti percorsi innovativi di riconversione delle minacciose realtà industriali minacciano l'equilibrio ecologico della zona, individuando e attuando i principi della green economy, in grado di salvaguardare contemporaneamente i diritti alla salute e al lavoro. Oltre alla prevista e in piccola parte già realizzata pista ciclabile sulle rive del fiume, dalla sorgente alla foce, si realizzeranno ulteriori percorsi - a piedi o in bicicletta - per conoscere la storia, la natura, la spiritualità delle affascinanti montagne sopra Gorizia.

La storia del Novecento "goriziano" è stata una vicenda di costruzione di muri e di loro abbattimenti. Una rilettura attenta delle relazioni tra le varie componenti, procedendo dal documento congiunto degli storici italiani e sloveni del 2000, potrebbe davvero consentire di radicare definitivamente il cambiamento completo di paradigma, dal soffocamento delle identità al dialogo costruttivo e simpatetico. Da non dimenticare sarà anche l'esperimento di Franco Basaglia, con la demolizione dei manicomi divenuta legge in Italia nel 1978. Le ottime forme di collaborazione tra realtà attente alle problematiche legate al disagio mentale, potrebbero essere considerate apripista di un nuovo modo di intendere la città "terapeutica", dove ogni abitante e responsabile della cura di tutti gli altri.

Naturalmente tutto ciò potrà avere grandi riflessi sul piano imprenditoriale e occupazionale. Accanto all'ambiente, le eccellenze enogastronomiche sono già e saranno sempre più un'attrattiva turistica di primo ordine, tenendo presente anche la collocazione baricentrica tra mete del turismo internazionale quali Venezia, Lubiana, Trieste, la costa istriana e dalmata. Oltre a ciò, la vocazione moderna e postmoderna di Nova Gorica potrà ben coniugarsi con quella più classica, austro-ungarica della Gorizia in Italia, offrendo originali forme di attività industriali e commerciali in grado di contemperare le esigenze smart del nuovo con quelle slow dell'antico.

E' solo l'inizio di un lungo elenco, che potrebbe essere sintetizzato nel concetto delle Gorizia/Gorica "città della cultura", ma anche dell'"accoglienza", immaginando che uno dei fiori all'occhiello del progetto verso il 2025 sia la risposta alle questioni riguardanti al povertà, soprattutto tenendo conto della crisi pandemica e post-pandemica. L'attenzione nei confronti dei più fragili e piccoli, dei senza tetto e dei migranti, dovrà essere al primo posto nella scelta delle azioni da portare avanti e da sostenere.

Il sogno si potrà realizzare non attraverso una generica omologazione, anche se sarà indispensabile, come minimo, cercare di armonizzare le relazioni se non altro rendendo possibile a tutti ciò che il Kulturni dom di Gorizia ha sempre proposto sotto il concetto di bilinguismo passivo. Una scelta che deve coinvolgere le scuole e gli istituti di cultura del territorio dovrebbe portare a un immediato cambio di passo, lo studio delle lingue dovrebbe consentire a ciascuno di parlare nella propria facendosi comprendere dall'altro, cioè tutti dovrebbero sapere l'italiano, lo sloveno e possibilmente anche l'inglese per l'incontro con coloro che raggiungono il territorio, per vari motivi, da tante parti del mondo.

Si potrà realizzare se ciascuno, consapevole della ricchezza della propria storia e della propria visone del mondo, saprà donarla gloriosamente, nella reciprocità, all'altro, realizzando così l'obiettivo politico che sta alla base della teoria dell'Unione Europea, la comunione nella ricchezza delle differenze. Buon viaggio Nova Gorica/Gorizia, per il prossimo quinquennio la grande Storia - quella di Pace con la P maiuscola - attraverserà questo lembo di terra, tremando e affascinante, come tutto ciò che è sacro"!