venerdì 9 aprile 2021

Ancora qualche pensiero sul Sabotino, con un grazie a CAI e PZS

Il bivio, dove inizia il sentiero 97
E' stato ripristinato un nuovo sentiero, per salire sul Monte Sabotin. E' segnato con i bolli bianchi e rossi e porta il numero 97. In questo periodo di divieto generale di sconfinamento, anche se per fortuna non esiste alcun controllo sui percorsi escursionistici, la nuova via consente in ogni caso di raggiungere la cima rimanendo sempre in territorio italiano.

E' un po' ripido, soprattutto nel primo tratto che consente di "tagliare" un ampio tornante della mulattiera principale. Consente ampi e remunerativi sguardi sulle Gorizia e sul Collio. Attraversa anche una fascia di rocce carsiche friabili, offrendo la divertente sensazione di una piccola scalata. Niente di esposto o di difficile, intendiamoci, solo la necessità di utilizzare in qualche punto le mani.

La montagna è sempre più frequentata, in ogni occasione ormai si può scegliere una strada diversa e su tutte si moltiplicano gli incontri - buon giorno, dober dan, good morning, mandi - in una nuova testimonianza della bellezza e del miracolo del "cammino". Tutti si è accomunati dal desiderio di raggiungere la meta, di immergersi nella maestà della natura, di scoprire i segni commoventi dell'arte popolare, della spiritualità dei semplici, della tragicità della guerra e della bellezza della fraternità e della pace. Proprio in questi comuni obiettivi, ci si trova uniti nella celebrazione delle diversità, si realizzano nuove conoscenze, si avviano nuove amicizie e si consolidano quelle antiche.

Non lo si pensa sempre, quando si affrontano i sentieri, ma senza qualcuno che investe tempo e tante energie per tracciarli, ripulirli, mantenerli in ordine, sarebbe impossibile godere di queste straordinarie opportunità. Senza i volontari del Club Alpino Italiano (CAI) e quelli della Planinska Zveza Slovenije (PZS), ben poche persone avrebbero potuto trovare conforto da splendide passeggiate sportive nei tempi di "zona rossa", quando era possibile uscire soltanto per svolgere attività sportiva. Ogni volta che si sale o si scende, è giusto ricordare con gratitudine questi particolari lavoratori della montagna, mossi soltanto dalla loro passione ed entusiasmo.

Resti di scritte sotto la casermetta
Nel corso dell'ultima occasione, scendendo sotto la casermetta ormai da tanti anni disabitata, c'è stata una sorpresa. La zona, fino a un mese fa coperta da cespugli e arbusti, è stata completamente ripulita ed esposta al Sole. Si passa in mezzo a strane pietraie, disposte in modo regolare. Di che cosa si tratta? Della scritta W l'Italia che campeggiava candida ai tempi del confine con la Jugoslavja. Non la si era più vista perché la Natura aveva pietosamente nascosto quello che non era altro che un'anacronistica rivendicazione territoriale. Ora non la si riconosce bene perché le pietre sono annerite dallo scorrere del tempo. Mentre forse davvero si dovrebbe lasciare anche altrove alla vegetazione il compito di armonizzare i segni di appartenenza che appartengono al passato, si auspica che a qualcuno non venga in mente di ripristinare quella scritta nazionalista. Siamo tutti in Europa, Nova Gorica/Gorizia si appresta (il verbo al singolare è voluto) a essere capitale della Cultura. Forse sarebbe ora di ripensare anche le modalità e i segni della memoria. Si potrebbero anche spegnere le luci tricolori, sostituendole eventualmente con i colori dell'Unione Europea... o lasciare spazio alla misteriosa bellezza del buio e del silenzio, alle pietre bianche accese la notte dalla pallida luce della Luna.  


 

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