martedì 30 giugno 2020
Slovenia 2020: El pueblo unido hamas sera vencido!
Tanto tuonò che piovve. O meglio, cominciò a piovere. In Slovenija le manifestazioni contro la corruzione del Potere, in particolare in merito a uno dei consueti scandali sulla compravendita delle mascherine anticovid, sono iniziate nel pieno delle "serrande chiuse", con figure di piedi disseminate ovunque. Appena possibile, la contestazione si è trasformata in tintinnante processione di migliaia di biciclette, sostituite, dopo il lockdown, da una gran folla di camminatori. Il Governo ha cercato di reprimere la protesta, arrivando fino a vietare l'accesso alla Piazza della Repubblica, il luogo per eccellenza dello Stato sloveno e ordinando alla polizia in tenuta antisommossa di portare fuori con la forza delle braccia i manifestanti rei di proclamare, davanti al Parlamento, il dettato della Costituzione. Ma i cortei sono continuati, governati non dalle tradizionali forze politiche d'opposizione, ma orientato dalla declamazione delle poesie e dalla realizzazione delle più svariate performance artistiche. E poi una parte della stampa, in particolare Mladina, già in prima fila ai tempi delle rivendicazioni dell'indipendenza negli anni 1988-1991, ha denunciato in modo puntuale e documentato tutto ciò che si era svolto nell'ombra, sotto il cappello autoritario e repressivo del Governo Janša. Risultato: oggi si sono dimessi il ministro dell'interno e il capo della polizia, mentre il ministro dell'economia è finito sotto inchiesta. Insomma, si tratta di una vera e propria valanga che potrebbe ulteriormente ingrandirsi e arrivare a travolgere anche il livelli più alti del Potere. I capitoli successivi di questa vicenda sono ancora tutti da scrivere, nel frattempo si fa strada una certezza, quella che il popolo non è più passivo destinatario delle politiche elaborate da altri, ma torna protagonista, nel cuore dello Stato. Almeno, così sembra stia accadendo in Slovenija, oggi, 30 giugno 2020.
domenica 28 giugno 2020
Un Profeta fra noi, Aboubakar Souhamoro
Un uomo sta percorrendo il Paese, mettendo in discussione il sistema di vita che provoca invisibilità e marginalizzazione. Si tratta di Aboubakar Souhamoro, sindacalista ivoriano da diversi anni in Italia. Come gli antichi profeti, denuncia e propone. Dichiara finito un modo di gestire il Potere che divide il Pianeta tra poveri e ricchi, tra coloro che sono realmente soggetto di diritti e quelli che invece ne sono sistematicamente privati, dimenticati dalle leggi e dalle regole. Non fa distinzioni tra governi gialli verdi o rosa. Distingue soltanto chi fa gli interessi di tutti, a cominciare dai più fragili e deboli e chi invece si fa in realtà portavoce degli interessi multinazionali dei più ricchi, anche se a parole sembra voler sostenere politiche di giustizia e di equità.
Se la Sinistra è la parte politica che si fa carico dei dolori dei dimenticati e della denuncia di ogni schiavitù, proclamando il diritto al lavoro per tutte e tutti e la realizzazione della giustizia sociale. allora Souhamoro è oggi il vero rappresentante della Sinistra in Italia. E' un difensore dei miseri, ma anche il sostenitore di una Cultura che deve essere espressione di ogni essere umano, valorizzare la realtà di ogni vivente. Per questo è anche un poeta e nei suoi discorsi - regolarmente pubblicati sui canali social - riesce finalmente a scaldare il cuore, a convincere, a trovare armoniose parole la cui forza deriva dalla sofferenza e dalla condivisione.
Come ogni profeta, vuole essere un segno di contraddizione e invita a riunirsi non intorno alla sua persona, ma aderendo e portando avanti le idee di coloro che finora non sono ascoltati, non trovano voce nel consesso della politica attuale. Per questo, ha contestato gli Stati Generali dei ricchi, dove ha potuto incontrare il Presidente Conte dopo essersi incatenato davanti a Villa Doria Pamphili richiamando l'attenzione sulle migliaia di esclusi dai benefici previsti dalle recenti leggi legate al coronavirus. E per questo, in antitesi, ha chiamato al raduno in Piazza san Giovanni a Roma, il "luogo" simbolico per eccellenza del I maggio, del Sindacato e delle lotte operaie, gli Stati Popolari, ovvero non i rappresentanti degli straricchi, ma quelli della gran parte della popolazione italiana e mondiale.
E' giusto sostenere gli Stati popolari. Se daranno voce a cento o mille forme di lotta come quelle evocate da Souhamoro, forse davvero - fuori dalle asfittiche segreterie dei partiti, delle strategie organizzative e delle puntigliose teorie divisorie tra le mille correnti l'una contro l'altra armata - il 5 luglio sarà una data storica. Dall'assemblea di Piazza San Giovanni - e da molte altre piazze del Pianeta, riempite dal grido di chi non vuole sacrificare il futuro al dio denaro - potrà nascere finalmente una vera Sinistra, voce di chi non ha voce, forza autenticamente politica in grado di sovvertire gli attuali rapporti di forza, in Italia, in Europa e nel Mondo
Se la Sinistra è la parte politica che si fa carico dei dolori dei dimenticati e della denuncia di ogni schiavitù, proclamando il diritto al lavoro per tutte e tutti e la realizzazione della giustizia sociale. allora Souhamoro è oggi il vero rappresentante della Sinistra in Italia. E' un difensore dei miseri, ma anche il sostenitore di una Cultura che deve essere espressione di ogni essere umano, valorizzare la realtà di ogni vivente. Per questo è anche un poeta e nei suoi discorsi - regolarmente pubblicati sui canali social - riesce finalmente a scaldare il cuore, a convincere, a trovare armoniose parole la cui forza deriva dalla sofferenza e dalla condivisione.
Come ogni profeta, vuole essere un segno di contraddizione e invita a riunirsi non intorno alla sua persona, ma aderendo e portando avanti le idee di coloro che finora non sono ascoltati, non trovano voce nel consesso della politica attuale. Per questo, ha contestato gli Stati Generali dei ricchi, dove ha potuto incontrare il Presidente Conte dopo essersi incatenato davanti a Villa Doria Pamphili richiamando l'attenzione sulle migliaia di esclusi dai benefici previsti dalle recenti leggi legate al coronavirus. E per questo, in antitesi, ha chiamato al raduno in Piazza san Giovanni a Roma, il "luogo" simbolico per eccellenza del I maggio, del Sindacato e delle lotte operaie, gli Stati Popolari, ovvero non i rappresentanti degli straricchi, ma quelli della gran parte della popolazione italiana e mondiale.
E' giusto sostenere gli Stati popolari. Se daranno voce a cento o mille forme di lotta come quelle evocate da Souhamoro, forse davvero - fuori dalle asfittiche segreterie dei partiti, delle strategie organizzative e delle puntigliose teorie divisorie tra le mille correnti l'una contro l'altra armata - il 5 luglio sarà una data storica. Dall'assemblea di Piazza San Giovanni - e da molte altre piazze del Pianeta, riempite dal grido di chi non vuole sacrificare il futuro al dio denaro - potrà nascere finalmente una vera Sinistra, voce di chi non ha voce, forza autenticamente politica in grado di sovvertire gli attuali rapporti di forza, in Italia, in Europa e nel Mondo
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Coronavirus: dai ragazzi un invito all'attenzione
A volte, anzi spesso, i più giovani sono dei veri maestri di vita.
E' accaduto in questi giorni ad Aiello del Friuli, dove il sindaco e i consiglieri che fanno parte del Consiglio Comunale dei Ragazzi hanno proposto a se stessi e a tutti un bell'esercizio. Ispirandosi ai quattro segni delle carte da gioco, hanno ritenuto di proporre alcune domande relative al periodo - drammatico ed eccezionale - delle "serrande chiuse" nei mesi di marzo e aprile. Cosa ha significato quel rimanere chiusi in casa? Hanno individuato la tragicità degli avvenimenti che hanno portato alla malattia e alla morte migliaia di persone in Italia e centinaia di migliaia in tutto il mondo, hanno rilevato le preoccupazioni di chi ha perso il posto di lavoro. Hanno tuttavia anche sottolineato i tanti aspetti positivi, quali la riscoperta del silenzio e del valore della solitudine, il rispetto per la natura, la ricostruzione di relazioni familiari da molto tempo date troppo per ovvie e scontate. Si sono infine proiettati verso il futuro, domandandosi che cosa resterà di queste esperienze, che tutti auspichiamo rimanere uniche e irripetibili. Saremo migliori di come eravamo prima? Avremo fatto tesoro degli errori del passato? Ci riscopriremo più aperti alle sorprese della vita, più attenti alle necessità degli altri, più delicati nei confronti del creato?
Sono belle e importati domande che provengono dalla sensibilità del Pianeta Giovani, che troppo spesso gli adulti snobbano o comunque non conoscono. Sarebbe proprio bene che tutti ci ponessimo gli stessi importanti interrogativi, affinché le sensazioni e i pensieri di questo periodo non vengano subito dimenticati e tutto ciò che abbiamo vissuto possa tramutarsi in forza, coraggio e impegno, per essere protagonisti e non solo passivi spettatori, nella costruzione del prossimo futuro.
E' accaduto in questi giorni ad Aiello del Friuli, dove il sindaco e i consiglieri che fanno parte del Consiglio Comunale dei Ragazzi hanno proposto a se stessi e a tutti un bell'esercizio. Ispirandosi ai quattro segni delle carte da gioco, hanno ritenuto di proporre alcune domande relative al periodo - drammatico ed eccezionale - delle "serrande chiuse" nei mesi di marzo e aprile. Cosa ha significato quel rimanere chiusi in casa? Hanno individuato la tragicità degli avvenimenti che hanno portato alla malattia e alla morte migliaia di persone in Italia e centinaia di migliaia in tutto il mondo, hanno rilevato le preoccupazioni di chi ha perso il posto di lavoro. Hanno tuttavia anche sottolineato i tanti aspetti positivi, quali la riscoperta del silenzio e del valore della solitudine, il rispetto per la natura, la ricostruzione di relazioni familiari da molto tempo date troppo per ovvie e scontate. Si sono infine proiettati verso il futuro, domandandosi che cosa resterà di queste esperienze, che tutti auspichiamo rimanere uniche e irripetibili. Saremo migliori di come eravamo prima? Avremo fatto tesoro degli errori del passato? Ci riscopriremo più aperti alle sorprese della vita, più attenti alle necessità degli altri, più delicati nei confronti del creato?
Sono belle e importati domande che provengono dalla sensibilità del Pianeta Giovani, che troppo spesso gli adulti snobbano o comunque non conoscono. Sarebbe proprio bene che tutti ci ponessimo gli stessi importanti interrogativi, affinché le sensazioni e i pensieri di questo periodo non vengano subito dimenticati e tutto ciò che abbiamo vissuto possa tramutarsi in forza, coraggio e impegno, per essere protagonisti e non solo passivi spettatori, nella costruzione del prossimo futuro.
sabato 27 giugno 2020
I venerdì di Ljubljana: Svoboda je glagol, Libertà è Azione...
Ieri, 26 giugno, è stato il nono venerdì di protesta in Ljubljana e in Slovenija. Le migliaia di persone che si riversano ogni settimana nelle piazze e sulle strade, chiedono la fine dello janšismo, un approccio politico ritenuto dai manifestanti nazionalista, neoliberista e populista. Per i più giovani inoltre, questa visione incarnata dall'attuale Governo, guidato proprio da Janez Janša, rappresenta tutto ciò che fa parte di un passato ormai incapace di generare prospettive di speranza. Assenti per lo più i simboli e i volti dei partiti, anche di quelli d'opposizione, la contestazione trova i propri riferimenti soprattutto negli artisti. Le poche parole pronunciate sono delle vere poesie, i numerosi cartelli rivelano una straordinaria creatività nel sottolineare, accanto alla denunciata corruzione del sistema di potere, anche il razzismo, il trattamento inumano dei profughi, la rovina della Natura, la cancellazione dei diritti e la repressione poliziesca. Il punto di partenza sembra originale e interessante: la Cultura (con la C maiuscola) si propone come fondamento oggi di una protesta, domani di una nuova stagione politica. Non a caso è particolarmente significativa l'immagine del più importante poeta sloveno, France Prešeren, incatenato e triste. La grande statua si trova nella piazza a lui dedicata, nel luogo più centrale e visitato della capitale slovena. La scritta ordinariamente riporta correttamente il cognome Prešeren, che in sloveno significa anche "gioioso". Nella protesta si è visto cambiare il nome in Žalosten, che significa "triste". E' questo forse l'elemento innovativo e come tale pericoloso, forse la spiegazione del fatto che si parli così poco altrove di ciò che sta accadendo a Ljubljana. Non si tratta di congiure di palazzo, di sostituzione di governi variamente colorati. Si tratta di un popolo, o almeno di una parte di esso, che vuole partire dalla coscienza della propria autentica e profonda identità, per aprirsi a una visione nuova della Democrazia. Non si tratta di demolire il concetto di rappresentanza - anche se in Slovenia le percentuali dei votanti alle elezioni sono ordinariamente piuttosto basse - ma di ridare piena dignità alla partecipazione viva e attiva di tutti alla gestione del bene e dei beni comuni. La protesta può essere un modello per altri Paesi? Può nascere una nuova visione della Cultura e della Politica capace di unire rappresentatività e partecipazione assembleare? Si apre una strada verso un'Europa (e un Mondo...) non più dei mercati e delle lobby finanziarie, ma dell'ecologia, del lavoro e delle persone?
E' un po' troppo presto per dirlo, l'auspicio è certo quello che la forza poetica dei cortei sloveni non venga soffocata dal caldo dell'estate incipiente o ancor peggio da nuove restrizioni provocate da eventuali recrudescenze del coronavirus. E' un seme gettato, innaffiamolo affinché la pianta che da esso germoglia possa estendere la propria ombra ben al di là dei confini di una Nazione. Nel frattempo si accolga nel cuore uno degli slogano ricorrenti , "Svoboda je Glagol", la Libertà è Verbo, cioè parola che diventa gesto, azione...
E' un po' troppo presto per dirlo, l'auspicio è certo quello che la forza poetica dei cortei sloveni non venga soffocata dal caldo dell'estate incipiente o ancor peggio da nuove restrizioni provocate da eventuali recrudescenze del coronavirus. E' un seme gettato, innaffiamolo affinché la pianta che da esso germoglia possa estendere la propria ombra ben al di là dei confini di una Nazione. Nel frattempo si accolga nel cuore uno degli slogano ricorrenti , "Svoboda je Glagol", la Libertà è Verbo, cioè parola che diventa gesto, azione...
La democrazia rosicchiata
E così, sembra che ci sia il "Giorno delle elezioni", dove dovrebbero essere raggruppati appuntamenti regionali di grande importanza, scelte di enti locali e referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.
Che senso abbia il taglio dei parlamentari non si capisce tanto bene. O meglio, la motivazione superficiale è evidente ed è facile preda di posizioni populiste.Si fa per risparmiare, sottintendendo che un organo politico è di per sé un peso economico per lo Stato. La riduzione della rappresentanza in realtà è riduzione della forza della già in crisi democrazia rappresentativa. I territori saranno sempre più staccati da chi dovrebbe dare loro voce, le comunità numericamente minoritarie perderanno qualsiasi peso a livello nazionale e i pochi eletti (in tutti i sensi) saranno ancor più "casta" di quanto già non lo siano. "Ma in altri Paesi i Parlamenti funzionano in altro modo, con un rapporto più ampio tra elettori ed eletti". Sì, è vero, anche se non ovunque. ma ogni Paese ha caratteristiche molto diverse e il nostro sistema si è configurato così come è, per rispettare quella grande varietà di culture, lingue e dialetti, posizioni politiche che da sempre hanno reso originale e specifica la situazione italiana. "E i risparmi? Come contenere allora i costi della politica?" Semplicemente riducendo le paghe. Non si abbassi il numero dei parlamentari, si abbassino invece le loro paghe e si cancellino i loro assurdi e anacronistici privilegi. E, già che ci si è, si taglino anche le paghe e si cancellino i privilegi dei consiglieri regionali i quali, spesso senza alcuna responsabilità reale, guadagnano cifre mensili da capogiro, collezionando stipendio, diaria per il viaggio quotidiano (indipendentemente dal fatto che il viaggio si effettui o meno) e contributo secco esentasse per il pranzo. Dimezzando tutto ciò si otterrebbe senz'altro un ben maggiore beneficio senza per questo accelerare la distruzione del senso della rappresentanza.
Anche per ciò che concerne la "Giornata delle elezioni" c'è da esprimere forte perplessità. Si sa che, a differenza degli altri tipi di referendum, quello costituzionale non richiede il raggiungimento del quorum e quindi paradossalmente anche un solo elettore potrebbe determinarne l'esito. Ora, la campagna elettorale in molte grandi Regioni italiane soffocherà qualsiasi altra tematica politica e c'è il concreto rischio che a un'indubbiamente crescita del corpo elettorale chiamato alle urne per le elezioni amministrative corrisponda una scarsa possibilità di adeguata informazione su un tema estremamente delicato e importante. Per questo sarebbe stato meglio distinguere i due momenti, anche in questo caso mettendo in primo piano la partecipazione consapevole del cittadino rispetto alla necessità di "fare presto", con la scusa di recuperare nel più breve tempo possibile gli appuntamenti già previsti e poi rinviati a causa delle "serrande chiuse" imposte dal coronavirus.
In ogni caso, che si tenga o non si tenga il 14 settembre, la mia personale proposta è di votare contro il taglio degli eletto alla camera dei Deputati e al Senato della Repubblica.
Che senso abbia il taglio dei parlamentari non si capisce tanto bene. O meglio, la motivazione superficiale è evidente ed è facile preda di posizioni populiste.Si fa per risparmiare, sottintendendo che un organo politico è di per sé un peso economico per lo Stato. La riduzione della rappresentanza in realtà è riduzione della forza della già in crisi democrazia rappresentativa. I territori saranno sempre più staccati da chi dovrebbe dare loro voce, le comunità numericamente minoritarie perderanno qualsiasi peso a livello nazionale e i pochi eletti (in tutti i sensi) saranno ancor più "casta" di quanto già non lo siano. "Ma in altri Paesi i Parlamenti funzionano in altro modo, con un rapporto più ampio tra elettori ed eletti". Sì, è vero, anche se non ovunque. ma ogni Paese ha caratteristiche molto diverse e il nostro sistema si è configurato così come è, per rispettare quella grande varietà di culture, lingue e dialetti, posizioni politiche che da sempre hanno reso originale e specifica la situazione italiana. "E i risparmi? Come contenere allora i costi della politica?" Semplicemente riducendo le paghe. Non si abbassi il numero dei parlamentari, si abbassino invece le loro paghe e si cancellino i loro assurdi e anacronistici privilegi. E, già che ci si è, si taglino anche le paghe e si cancellino i privilegi dei consiglieri regionali i quali, spesso senza alcuna responsabilità reale, guadagnano cifre mensili da capogiro, collezionando stipendio, diaria per il viaggio quotidiano (indipendentemente dal fatto che il viaggio si effettui o meno) e contributo secco esentasse per il pranzo. Dimezzando tutto ciò si otterrebbe senz'altro un ben maggiore beneficio senza per questo accelerare la distruzione del senso della rappresentanza.
Anche per ciò che concerne la "Giornata delle elezioni" c'è da esprimere forte perplessità. Si sa che, a differenza degli altri tipi di referendum, quello costituzionale non richiede il raggiungimento del quorum e quindi paradossalmente anche un solo elettore potrebbe determinarne l'esito. Ora, la campagna elettorale in molte grandi Regioni italiane soffocherà qualsiasi altra tematica politica e c'è il concreto rischio che a un'indubbiamente crescita del corpo elettorale chiamato alle urne per le elezioni amministrative corrisponda una scarsa possibilità di adeguata informazione su un tema estremamente delicato e importante. Per questo sarebbe stato meglio distinguere i due momenti, anche in questo caso mettendo in primo piano la partecipazione consapevole del cittadino rispetto alla necessità di "fare presto", con la scusa di recuperare nel più breve tempo possibile gli appuntamenti già previsti e poi rinviati a causa delle "serrande chiuse" imposte dal coronavirus.
In ogni caso, che si tenga o non si tenga il 14 settembre, la mia personale proposta è di votare contro il taglio degli eletto alla camera dei Deputati e al Senato della Repubblica.
mercoledì 24 giugno 2020
Il ritorno del Narodni dom
Mi permetto di dissentire. Trovo che l'"evento" storico più importante del 2020 in Friuli Venezia Giulia sia la restituzione del Narodni dom alla comunità slovena di Trieste. L'auspicio è che la presenza dei due Presidenti della Repubblica, di Slovenia Pahor e d'Italia Mattarella, sia un bel segno del desiderio di procedere con nuovo slancio nel cammino della comunione nella ricchezza delle diversità. L'incendio del Narodni è stato uno dei primi segni della violenza fascista, prodromo di quel razzismo sempre più evidente che condurrà la Nazione fino alle vergognose leggi razziali, proclamate da Mussolini proprio a Trieste nel 1938. La simbolica restituzione è un sacrosanto gesto di riconciliazione, anche se avvenuto quasi un secolo dopo quei tragici avvenimenti.
In questo contesto, la visita al discusso Monumento di Basovizza che ci azzecca? Ammesso e non concesso che quella sia davvero la tomba di tante vittime del periodo della presenza jugoslava in Trieste, in ogni caso ci si riferisce a eventi accaduti al termine della Seconda guerra mondiale, ultimo frutto velenoso di un conflitto voluto dai fascisti e dai nazisti. Che significato ha andare a Basovizza nello stesso giorno dell'inaugurazione del Narodni dom? Perché togliere anche la ribalta mediatica a un evento molto importante, supponendo che i media si scateneranno sulle immagini dei due presidenti che rendono omaggio nello stesso momento alle vittime delle foibe del 1945 e ai fucilati del gruppo TIGR del 1929? Cosa si vuol dire? Forse che l'inchino davanti alla presunta foiba in qualche modo "pareggi" a destra l'effetto della riconsegna del Narodni dom? L'incendio del centro culturale sloveno sarebbe posto sullo stesso piano degli eventi accaduti nel maggio del 1945? Che senso ha?
E anche la "par condicio" proposta da Pahor non ha molto senso, i morti ricordati nell'"altra" Basovizza sono stati fucilati dai tribunali fascisti perché essi volevano difendere i diritti del loro popolo, occupato dagli italiani dopo il Trattato di Rapallo. La visita congiunta ai due siti cosa vuol significare? Non tanto che la violenza è sempre violenza e che la dittatura è sempre dittatura, ma che è equivalente il giudizio storico sugli eventi provocati dal fascismo in venti anni di regime e quello sulle tragedie avvenute contestualmente alla definitiva liberazione dal nazi-fascismo. E questo è storicamente e moralmente inaccettabile, un ritorno alla teoria della riconciliazione delle memorie che si sperava superata dallo sguardo verso un comune futuro, come proposto dal quasi dimenticato Documento della "Commissione storica internazionale" che dal 2001 attende di essere valorizzato non certo come meta finale, ma come semplice punto di partenza per qualsiasi passo successivo.
In conclusione, cari Presidenti! Vivete in pienezza la festa del Narodni dom a Trieste. Al resto dedicate altri tempi e altre giornate...
In questo contesto, la visita al discusso Monumento di Basovizza che ci azzecca? Ammesso e non concesso che quella sia davvero la tomba di tante vittime del periodo della presenza jugoslava in Trieste, in ogni caso ci si riferisce a eventi accaduti al termine della Seconda guerra mondiale, ultimo frutto velenoso di un conflitto voluto dai fascisti e dai nazisti. Che significato ha andare a Basovizza nello stesso giorno dell'inaugurazione del Narodni dom? Perché togliere anche la ribalta mediatica a un evento molto importante, supponendo che i media si scateneranno sulle immagini dei due presidenti che rendono omaggio nello stesso momento alle vittime delle foibe del 1945 e ai fucilati del gruppo TIGR del 1929? Cosa si vuol dire? Forse che l'inchino davanti alla presunta foiba in qualche modo "pareggi" a destra l'effetto della riconsegna del Narodni dom? L'incendio del centro culturale sloveno sarebbe posto sullo stesso piano degli eventi accaduti nel maggio del 1945? Che senso ha?
E anche la "par condicio" proposta da Pahor non ha molto senso, i morti ricordati nell'"altra" Basovizza sono stati fucilati dai tribunali fascisti perché essi volevano difendere i diritti del loro popolo, occupato dagli italiani dopo il Trattato di Rapallo. La visita congiunta ai due siti cosa vuol significare? Non tanto che la violenza è sempre violenza e che la dittatura è sempre dittatura, ma che è equivalente il giudizio storico sugli eventi provocati dal fascismo in venti anni di regime e quello sulle tragedie avvenute contestualmente alla definitiva liberazione dal nazi-fascismo. E questo è storicamente e moralmente inaccettabile, un ritorno alla teoria della riconciliazione delle memorie che si sperava superata dallo sguardo verso un comune futuro, come proposto dal quasi dimenticato Documento della "Commissione storica internazionale" che dal 2001 attende di essere valorizzato non certo come meta finale, ma come semplice punto di partenza per qualsiasi passo successivo.
In conclusione, cari Presidenti! Vivete in pienezza la festa del Narodni dom a Trieste. Al resto dedicate altri tempi e altre giornate...
lunedì 22 giugno 2020
Rivoluzione culturale per una vera Demo-Crazia
"E meno male che non ci sono il capitone e la zucchina..." Questo ritornello ci accompagna da quasi un anno, evidenziando ancora una volta la debolezza di una sedicente sinistra incapace ancora di andare oltre la critica all'avversario. E' un film già visto con Berlusconi, cresciuto nei consensi proporzionalmente agli attacchi e alle derisioni ricevuti dai suoi avversari politici. anche ora c'è chi ritiene che il declino dell'impresentabile dipenda dall'efficacia delle critiche e non invece dai suoi clamorosi errori. Gli elettori che abbandonano il loro ex idolo sono delusi dal fatto che egli non abbia raggiunto alcuno dei suoi roboanti obiettivi, non convinti dall'intelligenza e dall'umanità dei discorsi che si sentono nell'entourage del Governo giallorosso. Infatti i sondaggi non rilevano uno spostamento verso il centro e il centro sinistra, ma la ricerca di un nuovo leader non tanto più a destra quanto meno fanfarone e più pratico del fu ministro dell'interno.
In questo contesto si salva perfino al mediocrità del presidente del consiglio Conte, che potrebbe essere un bravo vescovo dell'era pre-Francesco, capace di dire cose talmente ovvie da suscitare un moto di rabbia in chi l'ascolta con spirito critico e un irrazionale entusiasmo in chi sente nei suoi paroloni - inclusione, rilancio, rinnovamento, innovazione e così via - un accento in grado di suscitare ancora speranza, una specie di rivolo di fango umido nell'assoluto deserto.
Forse, se ci fossero stato al governo gli "all'inizio citati", ne avremmo viste di ben peggio, questo è vero, ma almeno avremmo avuto il coraggio di scendere in piazza per protestare contro tutto ciò che sta accadendo e che è insostenibile. Lasciamo perdere la reclusione assoluta di milioni di italiani, con una serie di misure a volte contraddittorie, a volte non troppo ben chiarite nel loro affidarsi agli umori mutevoli di scienziati da prima pagina, comunque - in presenza di non lodelvoli modalità diverse sperimentate senza successo in altre parti del mondo - dimostratesi nella loro essenza necessarie per superare un momento di crisi gravissimo.
Ma come accettare supinamente la non avvenuta cancellazione dei decreti (in)sicurezza? Come accettare la legge sulla "regolarizzazione", autentica montagna che partorisce il topolino? Come sopportare un Governo che a parole chiede verità per Giulio Regeni e poi non soltanto impone la liberazione di Patrick Zaky, ma addirittura vende grandi partite d'armi a uno Stato che usa la tortura come metodo di coercizione? Come avere ancora pazienza quando il tempo della proprietà pubblica dei beni comuni sempre allontanarsi sempre più? Come non dare voce al grido dei lavoratori che invocano il diritto al lavoro e alla sicurezza? Come evitare l'impennata dei prezzi, non imposti soltanto dalle pur iper-capitaliste regole europee, ma anche da un liberismo selvaggio e anacronistico? Solo per portare un esempio che è stato alla base delle controversie proteste dei gilet jaune in Francia, si veda il prezzo della benzina: il crollo del petrolio ha fatto sì che le pompe in Slovenia eroghino la "verde" a 1,000 euro al litro (sì, proprio 1,000, il contatore del prezzo e quello del contenuto corrono alla stessa velocità). In Italia, si va da un minimo di 1,350 a un maddimo (constatato oggi in autostrada, di 1,699, ovvero 35 centesimi in più che fuori dall'autostrada e 70 centesimi in più rispetto alla Slovenia). E' possibile speculare fino a questo punto sugli automobilisti che devono viaggiare per lavoro, soprattutto in questo periodo in cui ancora non sono disponibili che pochissimi treni, anche sulle tratte principali?
"Allora vorresti che tornino i suddetti"? Certo che no, ma vorrei anche che il dolore che alberga nel cuore delle masse non sia interpretato e gravemente strumentalizzato soltanto dalle destre e neppure da moti di piazza difficili da interpretare. Vorrei che ci fosse un'autentica rivoluzione sociale, che possa nascere da una completa rivisitazione della relazione tra la democrazia rappresentativa e la democrazia partecipata, tra la forza carismatica dell'assemblea e l'intelligenza creativa di chi è chiamato a rappresentarne le istanze. In altre parole, vorrei una vera Demo-Crazia.
In questo contesto si salva perfino al mediocrità del presidente del consiglio Conte, che potrebbe essere un bravo vescovo dell'era pre-Francesco, capace di dire cose talmente ovvie da suscitare un moto di rabbia in chi l'ascolta con spirito critico e un irrazionale entusiasmo in chi sente nei suoi paroloni - inclusione, rilancio, rinnovamento, innovazione e così via - un accento in grado di suscitare ancora speranza, una specie di rivolo di fango umido nell'assoluto deserto.
Forse, se ci fossero stato al governo gli "all'inizio citati", ne avremmo viste di ben peggio, questo è vero, ma almeno avremmo avuto il coraggio di scendere in piazza per protestare contro tutto ciò che sta accadendo e che è insostenibile. Lasciamo perdere la reclusione assoluta di milioni di italiani, con una serie di misure a volte contraddittorie, a volte non troppo ben chiarite nel loro affidarsi agli umori mutevoli di scienziati da prima pagina, comunque - in presenza di non lodelvoli modalità diverse sperimentate senza successo in altre parti del mondo - dimostratesi nella loro essenza necessarie per superare un momento di crisi gravissimo.
Ma come accettare supinamente la non avvenuta cancellazione dei decreti (in)sicurezza? Come accettare la legge sulla "regolarizzazione", autentica montagna che partorisce il topolino? Come sopportare un Governo che a parole chiede verità per Giulio Regeni e poi non soltanto impone la liberazione di Patrick Zaky, ma addirittura vende grandi partite d'armi a uno Stato che usa la tortura come metodo di coercizione? Come avere ancora pazienza quando il tempo della proprietà pubblica dei beni comuni sempre allontanarsi sempre più? Come non dare voce al grido dei lavoratori che invocano il diritto al lavoro e alla sicurezza? Come evitare l'impennata dei prezzi, non imposti soltanto dalle pur iper-capitaliste regole europee, ma anche da un liberismo selvaggio e anacronistico? Solo per portare un esempio che è stato alla base delle controversie proteste dei gilet jaune in Francia, si veda il prezzo della benzina: il crollo del petrolio ha fatto sì che le pompe in Slovenia eroghino la "verde" a 1,000 euro al litro (sì, proprio 1,000, il contatore del prezzo e quello del contenuto corrono alla stessa velocità). In Italia, si va da un minimo di 1,350 a un maddimo (constatato oggi in autostrada, di 1,699, ovvero 35 centesimi in più che fuori dall'autostrada e 70 centesimi in più rispetto alla Slovenia). E' possibile speculare fino a questo punto sugli automobilisti che devono viaggiare per lavoro, soprattutto in questo periodo in cui ancora non sono disponibili che pochissimi treni, anche sulle tratte principali?
"Allora vorresti che tornino i suddetti"? Certo che no, ma vorrei anche che il dolore che alberga nel cuore delle masse non sia interpretato e gravemente strumentalizzato soltanto dalle destre e neppure da moti di piazza difficili da interpretare. Vorrei che ci fosse un'autentica rivoluzione sociale, che possa nascere da una completa rivisitazione della relazione tra la democrazia rappresentativa e la democrazia partecipata, tra la forza carismatica dell'assemblea e l'intelligenza creativa di chi è chiamato a rappresentarne le istanze. In altre parole, vorrei una vera Demo-Crazia.
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