Arrivano i giorni del "never again!", "mai più!", "nikoli več!"
E mai come quest'anno questo slogan - purtroppo da sempre vuoto di contenuto quanto gli auguri che ci si scambia all'inizio di ogni anno - manifesta l'ipocrisia intrinseca che lo caratterizza.
Il "mai più" stende un velo pietoso sui cadaveri dilaniati dei giovani ucraini e russi mandati al macello da presidenti incoscienti, con il sostegno della "civile" Europa, culla della civiltà. Oscura lo scandalo per il genocidio di Gaza, per i bombardamenti sui palestinesi del Libano e della Cisgiordania, per la tragedia della repressione nel sangue delle proteste in Iran, per le malefatte degli USA tornati al più tradizionale look di violenti padroni del mondo. Fa dimenticare gli assassinii perpetrati dai legionari di Trump per le strade di Minneapolis, massacratori in uniforme che sparano al primi malcapitato con la scusa di individuare e arrestare - proprio come faceva la Gestapo - i poveri immigrati irregolari.
Qual è il limite del "never again"? Perché lo si ascolta con sempre maggior fastidio? Non perché quando lo si afferma, si sa già che non sarà preso in considerazione da nessuno. O almeno, non solo per questo.
La questione è più profonda e riguarda l'atteggiamento dell'essere umano davanti al mistero del Male. Quando diciamo "mai più", ci riferiamo - la maggior parte delle volte inconsciamente - agli "altri". C'è sempre qualcuno - altro da me - che dovrebbe cambiare, affinché cessino le sofferenze del Pianeta. Il male assoluto è in Netanyahu, in Zelens'ky, nella von der Leyen, naturalmente in Trump e - perché no? - anche nella Meloni (o in Hamas, in Putin, in Maduro, negli Ayatollah, se si vuole ribaltare la medesima frittata). In altri tempi il male era rappresentato da Mussolini e da Hitler o da Stalin e da Pol Pot, riconosciuti osceni, schifosi e folli individui dagli stessi che li avevano idolatrati fino alla vigilia della loro ignominiosa caduta.
Il riconoscimento del male solo nell'"altro" è uno dei tanti modi per lasciare le cose esattamente come stanno. E' il rischio che spesso corrono coloro che suppongono di essere nel giusto perché "non fanno del male a nessuno", "stanno dalla parte giusta" o enunciano continuamente il rosario di orrori che - appunto a causa di "altri" - vengono sgranati ogni giorno nel mondo.
E se il Male non riguardasse soltanto "l'altro", ma anche l'"io"? Se lo squallore non abitasse solo le case degli altri, ma anche la propria? Se la violenza cieca e informe fosse dentro di me, rinchiusa nelle segrete del mio dostoevskjano sottosuolo? Se fosse confinata nel profondo e non emergesse soltanto perché non si sono create l'occasione e le condizioni?
La consapevolezza che il Male è anche in me - come nei film americani che raccontano i mostri brutali nascosti sotto le sembianze di amorevoli mariti e deliziosi padri di famiglia - non diminuisce lo scandalo per la violenza dell'altro, ma permette di conoscerla nella sua essenza e, proprio per questo, di essere preparati a combatterla. E consente, conoscendola, di rivelarne le autentiche dinamiche che per lo più sfuggono allo sguardo superficiale. Inoltre, l'ammissione della presenza del Male in me - quasi un'entità metafisica che permea di sé tutte le cose - consente di modificare istantaneamente l'unico "altro" sul quale si possa direttamente influire: sé stesso, nel proprio limitato o globale ambiente esistenziale.
Si torna così alla teoria della nonviolenza attiva che basa l'impegno per la costruzione del bene nel Mondo sulla trasformazione delle proprie relazioni quotidiane e sul riconoscimento dell'universale responsabilità: tutti e ciascuno si è responsabili di ciò che accade nello spazio e nel tempo. Esse determinano una condivisione che si dilata progressivamente e diventa concreta lotta contro il male anche attraverso la disponibilità all'esercizio del supremo atto nonviolento, l'accettazione del Dolore e la perdita anche della stessa vita per affermare la definitiva trasformazione di sé e del Mondo nell'orizzonte dell'Amore.

Il male, cioè il demonio, è sempre in agguato. Sta a noi scegliere la luce o le tenebre, il bene o il male, l'odio o l'amore. È tutto scritto nei comandamenti che ci hanno insegnato da piccoli, quando andavamo al catechismo. Semplice. Patrizia
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