Certo, esiste un diritto internazionale, ma di fatto non ha
alcuno strumento per poter regolare le relazioni tra gli Stati. Non c'è infatti
un'autorità in grado di far rispettare le leggi, i decreti e le risoluzioni
emanate dalle Nazioni Unite o da altre istituzioni sovranazionali. Uno dei
pochi momenti in cui si è effettivamente creduto possibile che ci potesse essere un
consesso al quale ogni Stato avrebbe ceduto una parte del suo potere, è stato il
primo conflitto mondiale. Davanti alle rovine umane e materiali di quel tragico
momento, era serpeggiata l'idea di un nuovo modo di gestire le relazioni
internazionali, con l'eliminazione degli armamenti e con una Società delle
Nazioni dotata dell'autentica possibilità di interferire nelle decisioni dei
singoli suoi »soci«.
E' andata male, perchè la conseguenza principale della guerra
è stata la nascita del fascsimo e del nazismo, prodromi della seconda guerra
mondiale. Anche l'ONU non ha avuto miglior sorte, già nella sua strutturazione
non è stata in grado di superare la questione degli Stati con diritto di veto
sulle risoluzioni e soprattutto il criterio decisionale »democratico« (fattore
peraltro assai complesso, partendo dalla domanda relativa al »peso« di ogni
voto: per esempio, uno Stato con 50.000 abitanti »conta« quanto un altro con un
miliardo e mezzo?). E così, senza un riferimento autorevole in grado di farle
osservare, le leggi restano importanti ma inefficaci raccomandazioni etiche.
E soprattutto, la conseguenza della mancanza di una
normativa condivisa, non può che riportare alla legge della giungla. Chi
stabilisce ciò che è giusto e cosa no? Semplicemente, il più forte
economicamente e militarmente. Io intervengo in Venezuela, in Iran e ovunque –
dice Trump – per l'unico motivo che sono il più forte. Netanyahu annichilisce
il popolo palestinese perchè è più forte, Putin invade in Donbass perché si
sente più forte, la Cina potrebbe riprendersi Taiwan perché è più forte e così
via… L'unica deterrenza o spinta all'accordo sta nel timore che un altro possa
risultare ancora più forte e su questo elemento – ahimé, assai debole - si regge
l'equilibrio che, provocando almeno una trentina di piccoli ma sanguinosi
conflitti, evita lo scoppio della terza guerra mondiale.
La novità, rispetto al recente passato, è che questa atroce
constatazione viene data per scontata dagli attuali capi di Stato, portavoce
dei veri padroni del mondo che sono gli interessi del capitalismo iperliberista
che sta soffocando – anche in senso letterale, con l'inarrestabile crisi climatica
- il Pianeta. E' giusto indignarsi e scendere in piazza contro chi esercita impunemente
la cavernicola legge della giungla. Ma è necessario anche un soprassalto
filosofico inteso alla ricomprensione di ciò – o meglio di chi – è l'uomo e di
cosa sia la società di cui fa parte. E da questa nuova indispensabile sintesi è urgente che
scaturisca una vera nuova forma di organizzazione internazionale, dotata di
autentici poteri di intervento e capace di dirimere autorevolmente le
controversie internazionali.

Sono assolutamente d'accordo Andrea, il tema è complesso e non privo di contraddizioni, ma resto dell'idea che l'unica soluzione sia un organismo sovranazionale con reale potere decisionale ed esecutivo, cui i singoli Stati devono essere disposti a cedere parte della propria sovranità in funzione di un'interesse e di un Bene collettivo superiori. Gli interventi armati e le deposizioni dei regimi dittatoriali e criminali non possono più rappresentare li metodo di soluzione dei conflitti interni e internazionali. Chi oggi si arroga questo diritto, in nome di una superiorità puramente militare, non ha certamente la caratura morale per ergersi a paladino della democrazia...
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