Tuttavia dirsi reciprocamente "buon anno" è un qualcosa che supera la pura formalità, quando non si limita a premere un bottoncino del telefonino per inviare il proprio saluto "urbi et orbi". Ma anche in questo caso, per quanto indebolite dalla genericità e impersonalità, valgono le successive argomentazioni.
Dal punto di vista filosofico, si può tradurre così: tu sei una persona importante per me, ti voglio bene e ti costituisco come un "altro da me" che voglio diventi sempre più - anche se mai definitivamente e totalmente - parte di me. In altre parole, voglio che in questo anno costruiamo vicendevolmente il nostro "essere ente", in una dimensione che si dilata dalla soggettività alla dualità e poi, in un delicato intreccio di enigmi individuali, determina l'esserci di una socialità caratterizzata da positive e generative energie. Per questo "voglio" che tu ci sia, che tu non muoia in sé e per me, che tu abbia salute, forza, buone potenzialità. Per questo, tentando di parafrasare Slavoj Žižek, "voglio" che io e te diventiamo insieme l'Altro, ovvero il nucleo fondante di ciò che lui chiama lo "Spirito santo", ovvero la comunità generata dal simbiotico riconoscimento della mia, della tua, della sua, della nostra, della vostra, della loro radicale e irriducibile, singolare alterità.
Dal punto di vista più immediato, preso atto dell'impossibilità di orientare in ogni caso verso il (presunto) bene l'intera società umana, dire "buon anno" significa almeno assumere e proporre un impegno esistenziale. E' vero, non posso determinare tout court le azioni altrui, ma posso trasformare l'aspetto puramente passivo - il tradizionale scambio di auguri - in qualcosa di molto attivo. Come a dire che sarà un buon anno, se io e te ci impegneremo perché lo sia, non soltanto per noi due ma per tutti. L'impegno per la pace e la giustizia - elementi da tutti invocati, anche da chi scatena genocidi, guerre, invasioni e violenze di ogni sorta - ha un senso non semplicemente se lo si nomina, ma se diventa azione concreta, in un progressivo allargamento di ambiti: dalla ricostruzioni di relazioni amicali e familiari per qualche motivo interrotte alla manifestazione collettiva per rivendicare i diritti dei popoli, fino a raggiungere le sfere dei palazzi dove siedono i decisori, nella speranza che vengano influenzati dalla massività della pubblica opinione.
Terminato questo sproloquio, non mi resta allora che augurare, a ciascuna e ciascuno di voi, un "buon anno", pieno di impegno per la giustizia, per l'accoglienza universale e per la pace in ogni ambito nel quale ci si troverà a vivere e operare.
E come dono di avvio, vi propongo una spettacolare immagine del Sole che scalda il gruppo dello Jof Fuart, scattata dalla cima del Monte Cacciatore nella creativa solitudine di una vigilia di Natale, una decina di anni fa.

Sempre incisivi e profondi i tuoi interventi, caro Andrea.. e doni per chi li riconosce tali! Buon Anno Nuovo con l'impegno personale di essere migliore..
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