Come inizio d'anno, un bel caos! Per usare un eufemismo...
Gli USA rapiscono in Venezuela Presidente Maduro e moglie, con evidente violazione di ogni tacita ed esplicita regola del presunto esistente diritto internazionale. In Italia la maggior parte dei (tanti) venezuelani in esilio esulta per la cacciata del discusso personaggio, altri scendono in piazza per difendere il Venezuela umiliato dagli interessi USA. La nuova presidente consente la liberazione dei prigionieri politici stranieri - tra i quali alcuni italiani - e non si sa più se protestare per il violento cambio di regime o gioire per la di fatto conseguente libertà dei connazionali e degli altri detenuti ingiustamente.
In Iran si susseguono le manifestazioni contro il regime degli ayatollah, che a quanto pare rispondono con una repressione violenta e crudele. Non si sa se sostenere i cortei nel loro sincero anelito a un mondo migliore, sapendo però che dietro a essi c'è una precisa volontà degli USA e uno specifico interesse dell'erede di Rheza Palhevi. Oppure se scongiurare il ventilato intervento militare di Trump, dando di fatto man forte alle correnti più fondamentaliste dell'Islam iraniano.
In Ucraina continua una guerra assurda, nella quale c'è chi sostiene le "ragioni" di Zelensky, promuovendo un ininterrotto flusso di armi, anche dall'Unione europea che - come previsto - altro non fanno che alimentare un'inutile strage. Dall'altra parte c'è chi tutto sommato non disdegna enfatizzare le "ragioni" di Putin, che non sembra far nulla per accelerare i tempi di un accordo che sarebbe stato possibile fin dai primi momenti di questo orribile conflitto.
C'è chi innalza la bandiera arcobaleno della pace, proponendo agli uni e agli altri la strada della nonviolenza, cercando in questo modo di non portare sostegno a nessuno dei contendenti. Purtroppo tale posizione - per lo più portata avanti, o almeno comunicata, quasi solamente lontano dalle zone dove la terra brucia - finisce per essere del tutto minoritaria e spesso priva di un'articolata proposta alternativa.
Eppure, a pensarci bene, questa è l'unica soluzione possibile. Ma richiede studio, ricerca, impegno, relazioni umane e tanto tanto lavoro. Ci vuole anche una grande capacità di infomrarsi e di trovare le fonti autentiche per comprendere cosa stia veramente accadendo, sfuggendo alla tentazione venefica di fermarsi alla pura propaganda. Non si può prendere posizioni radicali, senza un'approfondita conoscenza delle diverse situazioni. E non basta affermare che l'unica strada possibile è quella della pace e della nonviolenza. Occorre precisare meglio cosa questo significhi, riempire queste parole di concretezza, di risposte autenticamente politiche alle questioni che attanagliano il Pianeta. Non c'è molto tempo a disposizione. Se a prevalere sarà la violenza militare, sotto qualsiasi bandiera essa venga agitata, l'umanità non avrà scampo.
Sostenitori della nonviolenza attiva di tutto il mondo, uniamoci!!!

Riempire la parola" pace" di concretezza.
RispondiEliminaQuesto è l' impegno che mi trova d'accordo.