lunedì 20 aprile 2026

Il sole tramonta a "Occidente"

Il paradosso delle religioni cosiddette "del Libro" - ovvero, in ordine di apparizione, ebraismo cristianesimo islam - consiste nel rivendicare l'assoluta trascendenza di Dio e nel restringerlo contemporaneamente alla rispettiva visione immanente del mondo.

Non a caso, le tre forme religiose da una parte affermano con forza il comandamento di "non nominare Dio e non farsene alcuna immagine", dall'altra pretendono non solo di esplicitare con parole la sua volontà, ma anche di affidare ad autorità del tutto umane (rabbini, sacerdoti, imam, ecc.) il compito di intepretarla nei diversi contesti del tempo e dello spazio.

In questo contesto ogni religione, in momenti e in modi diversi a seconda delle dinamiche di maggioranza o minoranza, in nomine Dei ha proposto sé stessa come "unica", ritenendo le altre "false" oppure "imperfette". Ognuna di esse inoltre, si è distinta nella capacità di inserirsi nelle dinamiche storiche dei diversi momenti, a volte identificandosi con il potere politico, a volte contestandolo, a volte ancora entrando in relazione di complementarietà.

Ci sono infatti Stati laici o teocratici, all'interno dei quali il ruolo dei responsabili religiosi si configura rispettivamente come forma di rispetto e adeguamento ai valori del pluralismo oppure, al contrario,  di guida suprema delle scelte e degli orientamenti. Molto particolare è il caso della Chiesa Cattolica che vanta il più teocratico degli Stati del Mondo, la Città del Vaticano e nello stesso tempo il suo "capo assoluto" utilizza la forza di tale autorità per farsi portatore di un'autorevolezza morale a partire dalla quale ritiene di verificare e giudicare ogni altra forma di esercizio del Potere.

In realtà questo sistema è in crisi. Non sono le diverse confessioni del cristianesimo a essere in crisi, ma il Mondo cosiddetto "occidentale" che per ben oltre un millennio ha riconosciuto in esse la fonte della propria anima e della  propria ispirazione. Tale parte del Pianeta, mai stata così forte finanziariamente e militarmente, vive un'evidente e probabilmente definitiva agonia. Sostenuta da un gigantesco sistema economico, manifesta tuttavia la propria mancanza di speranza nel pericolosissimo tentativo di salvare esclusivamente sé stessa. I cristianesimi se ne sono ben accorti e, in ordine sparso, cercano di svincolarsi dalla presa mortale del capitalismo liberista alla nascita del quale hanno in diversi modi contribuito oppure sostengono i laici pontefici dell'Apocalisse, riconoscendoli addirittura come i nuovi Messia e valorizzandoli come predicatori di nuove crociat e contro i presunti "infedeli" (il riferimento a Trump - e non solo a lui - è d'obbligo).

Possono le religioni sfuggire al destino finale che le accomuna alla e alle società delle quali sono state per tanti secoli parte ed espressione?

Sì, a condizione che recuperino il famoso comandamento e rinuncino alla pretesa di essere portatrici e interpreti di quel Dio che esse stesse raccomandano di non osar neppure nominare. In altre parole, dovrebbero riconoscersi come sistemi di culto, dottrine e orientamenti etici che sono soltanto umani e in questo modo offrire una temporanea, fragile e mutevole abitazione a tutti coloro che credono nell'esistenza di un Trascendente, ma non vogliono costringerlo negli angusti spazi di definizioni, concezioni del mondo, visioni culturali che sono esclusivamente umane.

In questo modo le religioni non esaurirebbero la potenza dell'esperienza della fede personale e forse potrebbero ridefinirsi come ambiti di autentica speranza per il futuro, senza il bisogno di strutture gerarchiche, di Stati religiosi e di organizzazioni diplomatiche, mediatiche e finanziarie.

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